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MessaggioInviato: 31/07/2009, 13:48 
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"Philadelphia Experiment"
(Caso Philadelphia)



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Nel 1943, nel porto di Philadelphia, fu compiuto dalle autorità americane un esperimento di teletrasporto con il cacciatorpediniere "Eldrige" , che aveva in forza un equipaggio di 200 uomini, mettendo in atto la teoria dei campi unificati di Einstein.

Furono accesi dei campi di forza a prua, a poppa e di fianco alla nave che rapidamente scomparve dal porto di Philadelphia per ricomparire, rimaterializzandosi all'istante, nel porto di Norfolk , a 4.400 miglia di distanza .
L'esperimento, compiuto con conoscenza limitata sugli effetti del magnetismo, non realizzò il completo trasferimento della nave e del suo equipaggio. Ciò comportò il manifestarsi degli effetti negativi derivanti dalla vicenda. Il 20 aprile 1959 Jessup, giornalista affermato e studioso di successo, fu ritrovato morto nel garage della sua casa per avvelenamento da monossido di carbonio . Apparente sembrava un inspiegabile suicidio. Secondo molti dei suoi amici e colleghi era invece stato assassinato perchè sapeva troppo.



UN PERSONAGGIO CHIAVE: ALLENDE

Carlos Miguel Allende (o Carl Allen) nasce il 31 maggio 1925 a Springdale, Pennsylvania. Era il maggiore di cinque figli ed anche il più strano. Il 14 luglio 1942 viene arruolato nei marines ed il 21 maggio dell’anno successivo congedato; entra così nella Marina mercantile ed assegnato alla SS Andrei Furuseth. Ed è proprio a bordo di quest’ultima che Allende assisterebbe all’incredibile esperimento del ’43. A detta di Goerman, ricercatore ufo, i genitori di Carlos Allende erano suoi vicini di casa: essi gli avrebbero mostrato con orgoglio del materiale spedito loro dal figlio negli anni, vantandosi del “polverone” suscitato dalle sue affermazioni. In effetti l’indirizzo che Allende fornì a Jessup nelle prime fasi della loro corrispondenza, coincideva con quello dei presunti genitori: RD1 n°1, Box 223 di New Kensington (Pennsylvania). Pare però che uno dei fratelli, definisse Carlos come un uomo dotato di fervida immaginazione e di una mente fantastica, anche se in realtà “non l’ha mai veramente utilizzata…”. Sembra che nel ’69 lo stesso Allende si sia presentato presso gli uffici dell’APRO (Aerial Phenomena Research Organization) a Tucson (Arizona), per confessare che la sua storia era tutta una montatura, salvo poi però, ritrattare tutto poco tempo dopo. Nel ’78 prese casa nel Minnesota, a Benson, per trasferirsi l’anno successivo nella vicina Montevideo poco lontano da dove abitava William Moore. Il quotidiano locale, insisteva nel dire che Allende si recava ogni giorno per tre o quattro volte di seguito, presso i suoi uffici decantando le sue qualità di scrittore e uomo di scienza. Di lui esiste solamente un’immagine: una foto scattata nell’83 da Linda Strand, in Colorado, dove riuscì ad intervistarlo brevemente. Essa confermò di aver avuto davanti un tipo strano e confusionario; ma da allora se ne persero completamente le tracce.

Il presunto esperimento avvenuto nell’ottobre ’43, della sparizione della "Eldrige", ad eventuali spettatori esterni l’imbarcazione si presentava come “ una sagoma sott’acqua “. Ma perché da “spettatori esterni?” Per il semplice motivo che Allende sarebbe stato solamente uno spettatore: in quel periodo si sarebbe trovato a bordo della “S.S. Andrei Fureuseth” appartenuta alla Matson Lines Liberty, di Norfolk, nave addetta a seguire le operazioni dell’esperimento. E da lì egli avrebbe assistito a tutta l’incredibile scena. Allende fornisce anche i nomi di alcuni suoi compagni di navigazione: Richard Price (“Splicey”) della Virginia, il comandante in seconda Mowsely e “Conally” del New England. Assieme a loro, Allende avrebbe visto sparire il cacciatorpediniere davanti ai suoi occhi dal Molo di Philadelphia per apparire (questo lo avrebbe saputo tempo dopo…) sul molo di Potsmouth, Norfolk. A detta di Allende qui ci furono diversi testimoni che videro increduli apparire dinnanzi a loro la nave; ma pochi minuti dopo essa scomparve anche da lì. In altre parole ci fu una sparizione/riapparizione in pochi minuti della Eldridge! Il risultato dell’esperimento sembrava riuscito, ma stando al testimone la realtà era ben diversa e tragica; metà degli ufficiali e dell’equipaggio del cacciatorpediniere divennero pazzi od “internati in luoghi particolari atti a ricevere assistenza qualificata …” ed alcuni effetti collaterali che seguirono all’esperimento furono drammatici. Pare che alcuni marinai che vi avevano partecipato entrarono in un pub del porto quasi del tutto invisibili, terrorizzando le cameriere; sembra che fosse apparso pure un articolo sul giornale locale ma il giornalista scettico ironizzò sull’accaduto e le cose caddero nell’oblio. Altri uomini uscirono da casa attraversando i muri davanti agli occhi terrorizzati dei parenti senza essere rivisti; altri ancora presero fuoco finché camminavano, mentre ancor peggior sorte capitò ad alcuni marinai durante la riapparizione della nave. Allende assicura che in questa fase successe di tutto: a causa della “modificazione della struttura stessa delle cose” qualcuno dell’equipaggio si ritrovò “fuso” (od incastrato) con gli oggetti solidi della nave (lamiere, pavimento, ecc.) diventando un tutt’uno!

Realtà? Fantasia? O cos’altro? Sembra un racconto di fantascienza di un grande scrittore. Ed Allende cosa fece per dare un riscontro a tutto ciò?

In una delle due lettere spedite a Jessup, dopo aver posto la sua firma scrisse la sigla “Z416175”, che pare identificare il suo numero di matricola in servizio. Ma questo era tutto? Assolutamente no! La peggior cosa e l’aspetto più incredibile dell’esperimento fu il perdurare di un effetto noto come “GO BLANK”, che colpì tutto l’equipaggio a bordo.



COS’E’ IL “GO BLANK”

Pare che tale effetto sia provocato da una “sosta” prolungata all’interno del campo; si verificherebbe non immediatamente ma a distanza di tempo. Potremmo definirlo “controindicazione ritardata”! Sembra che la persona colpita diventi momentaneamente invisibile e si blocchi (“get stuk”) senza essere più in grado di muoversi di propria volontà; per liberarsi da questa situazione il malcapitato deve essere toccato da alcune persone all’interno del campo stesso. Solo in questo modo riesce a “scongelarsi” (Allende definisce l’intera operazione “imposizione delle mani”). Se un soggetto rimane “congelato” non riuscirà più a percepire la realtà esatta delle cose e del tempo, e se questo dura a lungo (un giorno o più), impazzisce. A detta di Allende una volta accadde qualcosa di incredibile: due uomini che corsero a toccare un compagno colpito da “go blank” presero fuoco. I due corpi bruciarono per ben diciotto giorni ininterrottamente senza che nessuno riuscisse a spegnere le fiamme! Da allora nessuno più si azzardò ad usare l’imposizione delle mani …

Personalmente mi chiedo se un corpo umano possa arrivare sino a questo punto: credo che in poche ore o al massimo in un giorno sia già carbonizzato. L’unica spiegazione possibile è che all’interno di questo campo magnetico, intervengano forze inusuali in grado di alterare tutte le leggi fisico-chimiche a noi conosciute. Difficile dire se la realtà possa essere questa: certo è che Allende affermò che da quel momento si dovettero costruire apparecchiature estremamente complicate per cercare di “scongelare” o “sbloccare” le persone colpite dal “go blank”.

Anche tale affermazione mi lascia perplesso. E’ possibile che la Marina USA, si sobbarchi enormi spese per curare le sue “cavie”? A meno che non lo faccia per secondi fini (ad ex. studiare gli effetti collaterali od altro) non credo proprio. Avrebbe avuto più senso (mi immedesimo nelle loro menti…) lasciare i marinai al loro destino, come “cani sciolti”. In fin dei conti chi avrebbe creduto ad un matto? Spendere cinque milioni di dollari per curare un centinaio di persone non mi pare faccia parte della politica militare. Teniamo inoltre presente che la cifra va riferita al 1943 e dunque il valore è ben diverso da oggi. Non dobbiamo poi dimenticare che si era in piena guerra; quella cifra sarebbe stata spesa ben meglio per altri investimenti bellici!
Dunque secondo Allende la Marina USA, quando eseguì l’esperimento sarebbe stata totalmente inconsapevole degli effetti causati dal campo magnetico sull’equipaggio a bordo. Dopo questi avvenimenti il congresso avrebbe dato ordine di smantellare tutto il progetto, ma in realtà sarebbe continuato col nome di “Mountauk Project” o “Phoenix Project”, diretto nientemeno che dal Dr. Von Neumann. Da qui poi sarebbero nati altri tipi di progetti volti al controllo mentale, viaggi interdimensionali, ecc.

La storia in questione pare avere inizio nel ’55 con la pubblicazione del libro “The case for the Ufo’s” (il primo di quattro volumi) ad opera di Morris K. Jessup. In questo volume si parlava di fenomeni misteriosi nel campo dell’astronomia, meteorologia e problematiche varie dei viaggi spaziali. Ma il 13 gennaio del ’56 al professor Jessup arrivò una lettera di un certo Carl M. Allen, spedita dal Texas. Egli commentava in modo confuso su vari argomenti che il professore aveva trattato nel suo libro, lasciando frasi interrotte a metà e scritte con un misto di minuscole e maiuscole. Ad un certo punto veniva menzionato un presunto esperimento segreto avvenuto nell’ottobre del 1943 ad opera della Marina militare Usa, durante il quale una nave ed il suo equipaggio sarebbe stata resa invisibile. Carl M. Allen (che si scoprì in seguito chiamarsi Carlos Miguel Allende) affermò di aver fatto parte di quello sfortunato equipaggio, ma in modo “indiretto e distaccato”. Jessup inviò una richiesta di maggior informazioni al mittente, che peraltro aveva fornito un indirizzo della Pensylvania; quattro mesi dopo arrivò una seconda lettera in cui Allende (o Allen) si diceva disposto a sottoporsi al siero della verità per garantire la genuinità delle sue affermazioni. Nel ?56 il professore, con sua grande meraviglia, venne convocato nientemeno che dall’ONR (Office of Naval Research), Ufficio delle Ricerche Navali; quest’ultimo è un centro di ricerca in cui vengono studiate e testate nuove tecnologie navali militari. Qui il dottor Jessup incontrò alcuni alti ufficiali, tra cui il capitano Sidney Sherby ed il comandante G. Hoover che gli mostrarono una copia del suo libro, in formato economico, che sarebbe stata inviata da persone anonime all’ammiraglio Furth.
Se la storia fin qui risultasse vera bisognerebbe chiedersi il motivo di tanto interesse della Marina Usa per un libro che tratta di argomenti dal contenuto alquanto spinosi. In effetti, sarebbe stato molto più normale venisse cestinato, o quantomeno apparentemente snobbato. Da una prima analisi veloce, Jessup si rese conto che il libro era passato attraverso le mani di tre persone diverse: ai margini delle pagine vi si trovavano molte annotazioni scritte con colori diversi, rivolte a particolari passi del libro. L’esterrefatto dottore, decise di approfondire il mistero collaborando con la Marina militare, fino ad arrivare alla conclusione che uno dei tre stili usati per le annotazioni era uguale a quello di Allende (Allen) nelle lettere speditegli l’anno precedente. Questa conclusione divenne certezza, quando ci si accorse che una delle note a margine accennava ad un presunto esperimento segreto effettuato dalla Marina Usa nel ’43. In altri riferimenti si affermava che la nave era stata resa invisibile per alcuni minuti, con effetti drastici per l’equipaggio a bordo. Jessup confidò così agli ufficiali di essere in possesso delle due lettere ricevute da Allende/Allen; questi ne richiesero immediatamente le copie.

Che dire? Se l’interesse della Marina militare Usa per questa storia aumentava di giorno in giorno, un motivo doveva pur esserci… Voleva tentare un esperimento simile? Oppure nascondere le tracce di un “errore storico”? Certo è che le spese sostenute per le indagini al caso, furono elevate e molti si chiesero il motivo. Evidentemente ne valeva la pena ….

Poco tempo dopo, Jessup spedì le due lettere all’ONR. D’accordo con la Marina militare, la “VARO Manufacturing Company” di Garland (TEXAS), riprodusse in tiratura limitata il libro “The Case for the Ufo’s” con le annotazioni e le due lettere come appendice, distribuendone le poche copie ( si dice circa 25, secondo altri 127) ciclostilate di 200 pagine agli alti ufficiali che si occupavano del caso. Da notare che la prima stesura, estremamente difficoltosa a causa del modo di scrivere dei tre individui, fece perdere molto tempo e portò ad una spesa di denaro non indifferente.

Ancora una volta l’ostinazione della Marina Usa lasciava sconcertati! E perché una tiratura limitata e distribuita ad una ristretta cerchia di ufficiali?

Una copia di esso fu consegnata anche al dottor Jessup. Nel 1958 egli si recò per un viaggio di lavoro a New York ed approfittò per andare a trovare il suo amico e scrittore I.T. Sanderson, un zoologo interessato di UFO. Qui Jessup volle consegnare il libro originale (quello con le annotazioni a margine …) al suo amico pregandolo di tenerlo al sicuro nel qual caso gli fosse accaduto qualche cosa. In quel periodo a detta degli amici a lui più vicini, Jessup appariva nervoso e stranamente preoccupato; ma proprio per questo il modo di fare del dottore appariva esagerato ed inutile. Ma a sentire Sanderson, dopo la lettura dell’originale, lui stesso si sentì sopraffatto da un sentimento piuttosto sgradevole. Poco tempo dopo, il 20 aprile 1952, il dottor Jessup venne trovato morto nella sua automobile, in Dade Conty Park, presso Coral Gaves, in Florida. Un tubo di gomma collegava lo scappamento con l’interno dell’abitacolo: morì per avvelenamento di monossido di carbonio. In poche parole, stando al certificato di morte, si trattò di suicidio! Secondo “persone ben informate”, il dottor Jessup avrebbe compiuto questo insano gesto a fronte di problemi famigliare e a causa del diminuito credito all’interno della comunità scientifica. Ma non tutti la pensano così, anzi la maggioranza crede che Jessup sia stato “eliminato” dal governo. Fra questi un certo G. Barker, che raccolse per primo gli scritti del dottore nel volume “The strange case of Dr. M.K.Jessup” (Lo strano caso del Dr. M.K.Jessup); egli cita Richard Ogden, il quale è convinto che in realtà il suicidio sia un omicidio. Jessup sarebbe stato ipnotizzato da onde sonore; gli sarebbe stato recapitato un nastro musicale che conteneva suggestioni ipnotiche, inducendolo così al suicidio.

Ma qui siamo oramai alle pure speculazioni …



L’EDIZIONE “VARO”

Ma che cosa rendeva particolare la ristampa del libro di M.K. Jessup ad opera della Varo? Le annotazioni a margine dei tre “anonimi” certo, ma anche una prefazione che forniva alcuni dettagli piuttosto ovvi. Gli autori, il comandante Gorge Hoover ed il capitano S. Sherby, originariamente rimasero anonimi. Un altro elemento particolare, è un paragrafo in cui si fanno ipotesi sulla reale identità degli autori delle annotazioni, e una spiegazione di come poter distinguere il testo e le annotazioni a margine. A questo proposito riporto il testo di queste particolarità dell’edizione “VARO”, dal libro di V. Gaddis, “Il triangolo maledetto e altri misteri del mare” ed. ARMENIA (pag.206,pag. 207-208, pag. 208).

Questo uno stralcio della prefazione:
“Le annotazioni presuppongono una notevole conoscenza dei problemi riguardanti gli UFO, dei loro sistemi di propulsione nonché della provenienza, storia e costumi dei loro equipaggi e costituiscono un interessante oggetto di ricerca.

Dette annotazioni furono trovate su una copia di una edizione economica del libro di M.K. Jessup “The case for the UFO's.”

Poiché riteniamo estremamente importante qualsiasi possibile scoperta che aiuti a spiegare la natura della gravità, pensiamo di non dover trascurare alcuno di questi argomenti, per quanto discutibili siano da un punto di vista strettamente scientifico.

La copia con le note, indirizzate all' Ammiraglio N. Furth, Capo dell'Ufficio Ricerche della Marina, Washington D.C., arrivò in una busta di canapa, con il timbro postale di Seminole, nel Texas, nel 1955. Per traverso, sulla busta, era stato scritto: "Buona Pasqua."

Verso luglio-agosto di quell'anno, il libro comparve tra la posta in arrivo del Maggiore Darrell L. Ritter, Ufficio USMC, Progetti Aeronautici dell'ONR.

In seguito il Capitano Sidney Sherby ebbe in consegna il libro dal Maggiore Ritter. Il Capitano Sherby e il Comandante George W. Hoover, ufficiale dell'ONR con compiti speciali, mostrarono particolare interesse per una parte del materiale contenuto nel libro.

La Società Varo di Garland, nel Texas, propose di ripubblicare il volume e relative annotazioni in una edizione particolare, con numero di copie limitato, come primo passo per lo studio ulteriore di questo inconsueto materiale.

La Signorina Michael Ann Dunn si assunse il compito di riscrivere il libro con tutte le note, interiezioni, sottolineature, ecc.

Si è cercato di riprodurre il più fedelmente possibile il colore, la forma delle annotazioni originali in relazione al testo. Non si è invece tentato di leggere con i raggi ultravioletti o altri metodi le note che erano state cancellate da uno dei tre "commentatori". Appare chiaro che queste note sono state scritte da tre persone diverse. A questa conclusione porta la differenza nella calligrafia e 1'uso di tre diversi tipi di inchiostro: blu, blu-viola e blu-verde.

D'ora in poi li chiameremo Mr. A, Mr. B, e Jemi. Si è ritenuto che la terza persona fosse Jemi in quanto questo nome appare ripetutamente nei saluti e Mr. A e Mr. B accennano a Jemi in tutto il libro.

Ad esempio, esso compare alle pagine 281, 122, 126 del libro originale. Naturalmente potrebbe trattarsi solo di un saluto.”

Ed ecco altri stralci della ristampa:
Nell'ultima pagina del libro Mr B scrive: ". . . solo uno Zingaro può parlare ad un altro di quella catastrofe. E noi siamo da secoli una razza screditata. Ah! Ancora c'è chi si chiede da dove "noi" veniamo. . ."

A pagina 130 Mr. A scrive ". . . il nostro è un modo di vivere, collaudato dal tempo e felice. Non abbiamo nulla, non possediamo niente al di fuori della nostra musica e della nostra filosofia e siamo felici."

A pagina 76 Mr. B dice: "Mostra questo a un Fratello Zingaro . . .."

A pagina 158 Mr. A scrive un "noi" che si direbbe riferito alla razza screditata".

Charles G. Leland nel suo libro Zingari Inglesi e il loro linguaggio afferma che gli Zingari si chiamano fra di loro fratello e sorella e non stringono amicizia con persone di sangue diverso o per le quali non provino simpatia. Questo potrebbe spiegare 1'uso dell'espressione "Miei cari Fratelli" nelle note di chiusura e il frequente riferimento alla "vana umanità".

Queste tre persone devono aver letto e annotato il volume parecchie volte consecutive. Infatti vi sono discussioni fra due o tutte e tre le persone, vi sono domande e risposte a punti nei quali parti di una annotazione sono state segnate, sottolineate o aggiunte da uno o da entrambi gli altri. Alcune note sono state cancellate con tratti di penna.

Poco dopo la pubblicazione del suo libro, il Dr. Jessup ricevette una lettera da un certo Carlos Miguel Mlende (copia di questa lettera e di una successiva sono state inserite dell'Appendice).

Il Dr. Jessup disse che egli "aveva subito avuto 1'impressione che quest'uomo fosse la stessa persona che aveva inviato il libro agli Uffici della Marina. . . "

Infatti 1'esame comparato della calligrafia, dello stile, del contenuto e della fraseologia delle annotazioni e della lettera dimostra con una certa sicurezza che Mr. A potrebbe aver scritto anche la lettera. A questa conclusione si può arrivare soprattutto leggendo le note di Mr. A alle pagine 130, 117 a 150 dove gli accenni a Faraday, alle scarpe chiodate o ferrate e al prender fuoco, corrispondono ad identiche espressioni usate nella lettera.

Jessup ricevette la lettera a Miami, venerdì 13 gennaio 1956. Portava un timbro postale di Gainesville, nel Texas, ed era stata spedita in una busta dal Turner Hotel di Gainesville.

È stata qui riportata il più fedelmente possibile.

Una seconda lettera giunse a Jessup da Allende con timbro postale di Du Bois, in Pennsylvania e con data 25 maggio 1956. L'ortografia e altre caratteristiche lasciano pochi dubbi circa il fatto che Mr. A e Carlos Allende siano la stessa persona.

"I "commentatori" del libro si sono ben poco curati dell'ortografia e dell'uso delle maiuscole, della punteggiatura e della sintassi; questo particolare si riscontra costantemente e forse indica una abitudine acquisita dal loro linguaggio originario. Anche le note sono state riprodotte il più fedelmente possibile.

Potrebbe anche darsi the le sottolineature nel testo siano in forma di codice o che-lette separatamente-le parti sottolineate possano avere un loro significato. Tuttavia ad un primo esame non si è riusciti a trovare la chiave di questo codice. In genere le sottolineature nel testo si riferiscono alle annotazioni fatte dalla stessa persona.”

“Può essere utile al lettore avere una generica descrizione delle annotazioni prima di iniziarne la lettura. Vi si fa spesso riferimento a due razze di individui che vivono nello spazio; in particolare gli "habitat" in cui vivono vengono chiamati "stasis neutral" (stasi neutra) e undersea (ambiente sommerso). Sembra che questi individui possano vivere indifferentemente in entrambi gli ambienti. Si accenna anche alla costruzione di città sommerse; i mezzi di trasporto consistono in vari tipi di veicoli diversi.

Questi due tipi o razze di individui sono menzionate di continuo. Vengono chiamati gli L-M a gli S-M.

Gli L-M sono esseri pacifici, non così gli S-M.

Si direbbe che nelle annotazioni si parli con maggior simpatia degli L-M che non degli S-M.

Sono molto frequenti e usate con naturalezza espressioni come queste: nostra flotta, grande arca, grande bombardamento, grande ritorno, grande guerra, piccolo uomo, campi di forza, surgelamenti, costruzioni sommerse, registratori di misure, aeronavi da ricognizione, campi magnetici e gravitazionali; lavoro d'intarsio, trasmissione telepatica, coperture ardenti, nodi, vortici, "rete" magnetica, e altre ancora.

Viene anche spiegato come, perché e che cosa accade alle persone, alle navi e agli aerei che scompaiono. Spiegano poi 1'origine di tempeste e nuvole anomale, oggetti che cadono dal cielo, strani segni ed impronte di passi ed altri fenomeni misteriosi per i quali non è mai stata trovata una spiegazione.

Queste persone sembra inoltre che siano convinte che è troppo tardi per 1'uomo realizzare voli nello spazio. Essi pensano che 1'umanità nulla può fare per eliminare "quegli elementi sconvolgenti collegati con mare e spazio", perché 1'uomo è troppo egoista, dà troppa importanza alla materia, combatte contro piccole cose su questo pianeta, è accecato dalla gelosia, manca di un senso di vera fratellanza.

Quante di queste affermazioni sono vere? Non possiamo rispondere. Una cosa è certa: queste persone, chiunque esse siano, danno delle spiegazioni veramente sconcertanti che meritano di essere considerate.”

Così si conclude la prefazione della edizione “VARO” del libro di Jessup.







IL “PROJECT PHILADELPHIA” PIU’ RECENTEMENTE

Nel 1970 l’ufologo Kevin Rande intervistò il capitano Sherby. Egli dichiarò che l’interesse dimostrato apparentemente dalla Marina militare USA era in realtà una ricerca personale compiuta assieme ad Hoover, spendendo in pratica il denaro di tasca loro.

Anche qui non sono d’accordo con queste affermazioni; le spese sostenute dai due ufficiali sarebbero state enormi e senza contare che alla fine non portarono a nulla. Non penso che con una storia simile ci potessero guadagnare qualcosa in seguito. Una piccola curiosità: a fine carriera Shelby è stato assunto come impiegato proprio dalla “VARO” …

Nel 1984, W. Moore pubblicò privatamente un libro in cui affermava che la “verità stava nel mezzo ed è un poco più terrestre”. A sua detta l’esperimento era riferito all’invisibilità radar e gli effetti raccontati da Allende non furono altro che allucinazioni causate dalla vicinanza al “campo di forze a bassa frequenza e di grande potenza utilizzato” (Paolo Toselli, in A.C.A.M.)

Ma penso che tutto sommato non si possa ricondurre il tutto a semplici allucinazioni; se la storia non è inventata ma semplicemente gonfiata, allora si tratta di qualcosa di ben diverso.

Sarebbe stato interessante rintracciare alcune cameriere del pub dove sarebbero entrati i marinai seminvisibili; una loro testimonianza avrebbe dato più luce alla vicenda. Se i testimoni che affermano di aver visto, prima apparire la Eldridge a Norfolk e poi scomparire, in pochi minuti, dicono la verità, bisogna fare alcune considerazioni. La prima riguarda senza dubbio il tempo impiegato per raggiungere il porto di Norfolk da Philadelphia (impossibile mediante navigazione); la seconda l’ondata gigantesca di acqua che avrebbe prodotto “qualcosa come 1900 tonnellate di acqua per colmare il vuoto creatosi” (P. Toselli) col risultato di un’inondazione sulla baia. E di quest’ultima ipotesi, non v’è menzione da nessuna parte, neanche a detta dei testimoni!

Ma anche qui bisogna vedere se all’interno di un campo magnetico gli effetti di una possibile ondata, risultino come “nella realtà da noi concepita” oppure siano “deviati o smorzati” da una qualche forza sconosciuta.

Ma ecco che nel ’92 entra in gioco anche J. J. Vallée. Nello stesso anno un certo Edward Dudgeon scrisse allo studioso di essere stato arruolato in Marina dal ’42 al ’45, e di aver assistito da un’altra nave agli accadimenti del cacciatorpediniere Eldridge. Due settimane dopo i due si incontrano: Dudgeon come prova delle sue affermazioni mostra a Vallée il foglio di congedo. Egli raccontò la sua versione dei fatti: l’esperimento coinvolse la Eldridge e la Engstrom (la nave in cui si trovava Dudgeon) e durò dai primi di luglio ai primi di agosto del 1943. Il tutto, tp-secret, voleva sperimentare un insieme di contromisure per rendere le navi invisibili alle torpedini magnetiche dei sommergibili tedeschi. L’attrezzatura consisteva in: radar bassa frequenza, sonar, rilascio di cariche a bassa profondità, eliche particolari. Tutto ciò fu confermato a Vallée anche dal vice-ammiraglio William D. Houser.

In poche parole si screditava Allende.

Ma allora, burla e mistificazione oppure disinformazione?

La verità è ancora molto lontana …


Più recentemente, e precisamente nel 1989 si è fatto vivo un certo Bielek, affermando di essere stato uno dei marinai a bordo dell’Eldridge durante l’esperimento del ’48. Affermò di essere stato nel futuro dove avrebbe subito un lavaggio del cervello da parte della Marina USA. Ma, guarda caso, guardando il film del 1988 “Philadelphia Experiment” con M. Parè, avrebbe riacquistato la memoria! In poche parole gli avrebbero fatto credere di essere Bielek, ma in realtà lui era Edward Cameron; suo fratello, all’epoca, sarebbe stato trasportato nel 1983 perdendo la cognizione del tempo ed invecchiando di un anno ogni ora sino a morire. Poco dopo sarebbe però rinato …

Inoltre, stando alle sue parole, la tecnologia per eseguire l’esperimento sarebbe stata fornita dagli Alieni! Nonostante Bielek (o Cameron) sia laureato in fisica ed ingegneria elettrica, mi risulta difficile credere ad una storia così incredibile …

A parte le recenti uscite di personaggi alquanto dubbi, non credo che la questione del “Philadelphia Experiment” si di facile soluzione e tanto meno di chiara lettura. Alla luce delle attuali informazioni non mi sembra che si siano fatti passi in avanti tali da giustificare una plausibile soddisfazione di molti ricercatori del settore. Come non condivido coloro che credono che il Governo o la Marina USA, prima o poi decidano di ammettere l’effettiva avvenuta dell’esperimento. Si pensi solamente a cosa potrebbe significare per il mondo intero, ammettere una simile eventualità; ammettere che qualcuno sia in grado di rendere cose (e, non necessariamente persone …) invisibili vorrebbe dire avere il dominio in campo bellico ed economico, gestendo in ogni situazione un effetto sorpresa dalle caratteristiche fantascientifiche nei confronti di un eventuale avversario.


BIBLIOGRAFIA:

a.. V. Gaddis, “Il triangolo maledetto e altri misteri del mare”, Armenia 1975
b.. I.T.Sanderson, “UFO, visitatori dal cosmo”, Mediterranee 1974
c.. W.L.Moore, “The Philadelphia experiment”, Sonzogno 1979
d.. http://digilander.libero.it/mirkopelleg ... lphia.html
e.. http://www.menphis75.com/esperimento_philadelphia.htm
f.. http://www.acam.it (Paolo Toselli, Philadelphia Experiment)
g.. C. Berlitz, “Senza traccia”, Club Editori 1978



Cita:
cagliari79 ha scritto:

ho appena finito di copiarlo... mezza giornata di lavoro. Spero lo apprezziate




Philadelphia Experiment


Notiziario Ufo N° 18 – Giugno 2008


Ottenuta da Philip J. Corso, l’unica testimonianza diretta dei fatti noti come “Philadelphia Experiment”, che coinvolse il dragamine IX97

di Robert W. Beckwith


L’episodio dell’”Esperimento Philadelphia” avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, ma riguardò una “battaglia sonar” durante la caccia ai sommergibili a largo delle nostre coste. Non fu quindi relativa alla battaglia di rilevamento radar sopra i cieli europei, come riportato nel film “The Philadelphia Story”. Inoltre, il battello interessato era il dragamine IX97, non il Destroyer (cacciatorpediniere) Eldridge della Marina statunitense, come nella versione del romanzo di fantascienza del 1984.
All’inizio del conflitto eravamo in condizioni di inferiorità radar, rispetto ai Tedeschi, per quanto concerneva il confronto aereo nei cieli d’Europa, e di inferiorità sonar contro le mine ed i sottomarini tedeschi al largo delle nostre coste. Ma dovevamo inviare truppe in Inghilterra in tempo. E ci riuscimmo! Dovevamo perfezionare la bomba atomica in tempo? L’abbiamo usata! Se avessimo vinto la guerra radar e sonar in tempo, avremmo evitato le due bombe atomiche? A questo non potremo mai dare risposta.
Nel vero “Esperimento Philadelphia”, il dragamine IX97 subì uno spostamento temporale da una posizione nel porto di Philadelphia a largo del cantiere navale della Marina, ad una posizione nella banchina di Newport News, nel Connecticut, dove l’IX97 aveva attraccato due settimane prima. Nel corso dell’esperimento, non successe nulla fino quando, improvvisamente, wham! Accadde qualcosa che provocò la morte dei marinai a bordo.
Il Colonnello Corso ha confermato l’esperimento in base al lavoro da lui svolto con l’Ammiraglio Burke, durante il suo incarico nello staff consultivo d’Intelligence del Presidente Eisenhower. Burke era all’oscuro dei particolari, salvo il fatto che l’Esperimento era avvenuto. La Marina per 55 anni è stata dunque al corrente della realtà del viaggio spazio-temporale!
L’Esperimento utilizzò e confermò il principio dello Spazio Diviso. Oggi sappiamo che, una volta oltrepassata la soglia dello spazio diviso, la levitazione, il teletrasporto ed il viaggio nel tempo diventano tutti possibili.
La capacità degli esseri umani più dotati di levitare, muoversi per mezzo di energie psicocinetiche e viaggiare nel tempo può essere supportata, duplicata e studiata nei laboratori universitari di Biologia e Psicologia. Allo stesso tempo, l’ostacolo alla levitazione a bassa energia, al teletrasporto ed al viaggio nel tempo può essere superato nei laboratori di Ingegneria e di Fisica. I risultati delle indagini con esseri umani e con le macchine è allora paragonabile al riconoscimento dello stesso principio basilare: Spazio Diviso!
Tuttavia, non possiamo progredire – utilizzando metodologie scientifiche conservatoristiche – nell’ambito della levitazione, del teletrasporto e del viaggio nel tempo, né più e né meno di quanto procedemmo lentamente nella realizzazione della bomba.


L’Esperimento di Tesla

La storia ha inizio con Nikola Tesla nel 1907. Secondo alcuni resoconti, egli condusse un esperimento che fu immediatamente classificato. Alla sua morte nel 1943, ci fu una vera e propria lotta per la proprietà delle sue numerose annotazioni. Alcune furono portate al N.T. Museum di Belgrado, mentre pare che altre venissero raccolte ed occultate dal nostro Governo. Si son fatte varie ipotesi circa la natura di questo suo esperimento. Perché non aggiungere quindi anche le nostre?
E’ possibile che Tesla abbia posto un oggetto in un punto A di un tavolo, spostandolo al punto B. Applicando dell’energia ad un circuito immaginario, egli sarebbe stato in grado di riportarlo al punto A, ed eliminando la corrente, di spostarlo nuovamente al punto B. Fin qui è abbastanza comprensibile. La nostra ipotesi è che il geniale scienziato mise delle bobine elettriche sotto il tavolo, creando un campo magnetico trifasico intorno all’oggetto che funzionava su una frequenza di circa 7.5 Hertz. Dando corrente alle bobine, l’oggetto si spostò visibilmente dal punto B al punto A e, togliendo la corrente, ritornò al punto B. Quello che Tesla in effetti realizzò fu utilizzare i campi per muovere l’oggetto nel tempo per poi riportarlo al punto A, dove si trovava prima, e quindi togliere la corrente per farlo ritornare nel tempo presente, al punto B.
Il principio dello spazio diviso deve espandersi all’interno di teorie che separino i fenomeni della levitazione, del teletrasporto e del viaggio nel tempo. Privi di tali teorie, sarebbero possibili esperimenti sicuri solo su scala ridotta e senza poterne prevedere il risultato. Si potrebbero ottenere informazioni da generatori di corrente elettrica sincrona, del tipo non del tutto ricoperto, laddove i rotori siano visibili almeno in una estremità. Così si presentano solitamente gli idrogeneratori. In realtà siamo venuti a conoscenza di storie concernenti roto-generatori che diventano difficilmente visibili nel momento in cui i generatori vengono accelerati mediante l’applicazione dei loro campi magnetici. Forse tale fenomeno è talmente frequente che gli operatori non vi prestano attenzione.
E’ verosimile che Tesla non stesse sfruttando i principi di Einstein, ma che li stesse mettendo in discussione. Il Governo forse lo convinse a mantenere segreto il viaggio nel tempo ed egli visse il resto della sua vita frustrato, nella percezione che la gente non lo ascoltava, e non fu mai in grado di parlare dei suoi esperimenti. O, forse, se lo fece, si rivolse in realtà a chi non gli credette, e che lo considerava un pò svitato. Le risposte si trovano forse nei suoi appunti, se saranno mai declassificati. L’esperimento di Tesla potrebbe aver rappresentato il punto di partenza segreto del Philadelphia Experiment.


Il Sonar e i codici cifrati

Dobbiamo ora entrare nell’ordine di idee degli Americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Intorno al mese di luglio del 1939, l’inserto domenicale “Hearst” del Cleveland Plain Dealer riportava un articolo riguardante il lavoro teorico di Fermi sulla fissione nucleare. Ricordo di avervi letto di una tanica d’acqua da porre negli scantinati, contenente dell’uranio, che avrebbe riscaldato le case per anni a bassissimo costo. Furono progettati treni nucleari, aeroplani, automobili e tutto il resto come anche la bomba. Se fosse possibile ritrovare una copia di questo articolo sarebbe di grande interesse storico!
Dopo aver conseguito una laure in ingegneria al Case School of Applied Science, fui assunto alla General Electric. Nel 1942, sviluppai con successo un’attrezzatura per realizzare un trasferimento di frequenza (FSK – Frequency Shift Keyed). L’FSK eliminava l’interruttore di un circuito ad alto voltaggio ad ogni sottostazione, dove il generatore elettrico si trasformava in alta tensione per trasmettere a distanza. Il lavoro aveva una priorità massima, come parte di un programma di rifornimento elettrico, coordinato su base nazionale, per mettere in comunicazione la generazione esistente allora e rifornire di energia le zone di Oak Ridge e di Hanford.
Il nostro impiego dell’FSK era avanzato di cinque anni rispetto ad un secondo utilizzo della telemetria FSK (da sempre chiamata telemisura), usata dopo la guerra nelle esercitazioni di tiro dei missili tedeschi V2 catturati, a White Sands. La telemetria FSK fu riprodotta da Walt Hausz e da scienziati del laboratorio della General Electric ad Ithaca, New York, che avevano un contratto per l’esercitazione di tiro. Da allora, la telemetria FSK ha trovato ampie applicazioni in tutto il mondo.
Memore dell’articolo su Hearst, non dubitai mai che il nostro lavoro fosse in qualche maniera collegato agli sviluppi del progetto Manhattan. Rimasi in silenzio, tuttavia, giacché mi sembrò che nessuno avesse letto, o minimamente considerato, l’articolo. Oppure, forse, alcuni stavano giocando al mio stesso gioco del silenzio…
Nell’aprile del 1945, il Presidente Roosvelt morì. Truman divenne Presidente e decise quasi subito di lanciare la bomba.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, furono tre i principali problemi degli ingegneri elettronici. Uno era la guerra radar. Lo sviluppo del radar fu attribuito all’inglese Sir Watson Watt, ma anche altri vi stavano lavorando. Me ne parlò del tutto confidenzialmente nel 1941, prima della mia laurea, il professor Jack Martin, all’Università di Case. Ricordo di aver incontrato Sir Watson Watt in inverno ad una riunione dell’AIEE a New York City, subito dopo la fine della guerra.
Un secondo problema era la realizzazione e la decifrazione dei codici criptati, soggetti sempre alla massima segretezza. Ormai però, per la maggior parte dei principi di decifrazione dei criptogrammi sussistono pochi segreti, come riscontrabile nella documentazione tecnica, accessibili a tutte le persone intelligenti in grado di comprenderli. Anche il codice più segreto può essere facilmente decifrato, a condizione che il ricevente porti un messaggio di decriptaggio. Il codice più elementare è un 1 o uno 0, che significano “si” o “no” – ma qual è la domanda? Oppure la domanda è sconosciuta, ma qual è il “si”, l’1 o lo 0?
Un terzo problema, anch’esso ben celato, era la caccia, con l’utilizzo del sonar, alle mine e ai sommergibili tedeschi. Il nostro sonar era stato fabbricato dalla Società Submarine Signal Co. Di Groton, Connecticut. Ricordo di aver lavorato con gli ingegneri di quella società, i quali si vantavano di aver rifornito tutti gli strumenti sonar alle navi tedesche e giapponesi. Quindi, sia i Giapponesi che i Tedeschi erano in possesso di una versione acustica precedente, su una frequenza più bassa rispetto a quella da noi usata. Nella Seconda Guerra Mondiale, nessun paese nemico aveva sviluppato una tecnologia sonar e non poteva mettersi al passo con la nostra. Il sistema meno progredito utilizzava essenzialmente la tecnologia elettromagnetica (EM), dotata di un “grosso altoparlante”, mentre le nostre testate sonar più avanzate erano dotate di trasduttore magnetico al bario titanato, un dispositivo molto segreto.
Tali sonar potevano estendersi al di sotto delle navi in superficie, proprio come un periscopio da sottomarino capovolto. Le testate EM operavano al massimo della frequenza di circa 15 chilohertz. Noi, invece, utilizzavamo degli amplificatori al bario titanato che operavano su enormi distanze, oltre alla banda di frequenza udibile, a circa 26 KHz. Noi, quindi, riuscivamo a sentirli e loro no!
Alla fine del 1942, il successo dell’attrezzatura dell’elemento portante della linea ad alta tensione dell’FSK attirò l’attenzione degli scienziati dei Murray Hill Laboratories, della Società Bell Telephone, nei pressi di Morristown, nel New Jersey. Durante una visita alla Bell Lab, con Ed Kenefake, mio supervisore alla General Electric, venimmo a conoscenza del problema delle mine tedesche ancora al fondo marino e dotate di un rilevatore magnetico. Se ricordo bene, ad una riunione era presente un insigne scienziato che prese in carico il problema delle mine, visto che avremmo potuto perdere la guerra, qualora non fossimo stati in grado di inviare delle truppe in Inghilterra, prima della realizzazione della bomba atomica.
Verso la fine della Prima Guerra Mondiale, i Tedeschi fabbricarono una mina che venne detonata senza contatto, tramite il rilevamento magneti dello scafo d’acciaio delle navi. Ci furono mostrati i magneto-detector, dotati di un solenoide caricato a molla, con un magnete permanente opposto alla molla. Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale avevamo costruito dei dragamine che le facevano esplodere, usando dei cavi appesi lungo le loro fiancate mentre erano in superficie, operativi. I cavi trasmettevano una corrente alternata a bassa frequenza, alla frequenza sonora del solenoide e della molla, su frequenze comprese fra 5 e 8 Hertz. Di conseguenza, le mine esplodevano lontano dal dragamine, in genere senza causare danni. In seguito, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i Tedeschi ci sorpresero con una mina da fondale che non esplodeva quando il detector veniva attivato dal dragamine, ma che risaliva in superficie giusto in tempo per colpirlo. Un’azione spesso fatale per le nostre unità, tanto che divenne molto difficile riuscire a mantenere libere le nostre tratte di navigazione. Non ricordo come i Tedeschi dislocassero tali mine, ma molto probabilmente impiegavano dei sottomarini proprio fuori la linea costiera statunitense, trasferiti lontano dalla guerra radar in Europa.
Disponevano di un fusibile altamente perfezionato, in grado di contare le navi prima di lanciare la mina in superficie, con l’intento sia di colpire il dragamine o le navi adibite al trasporto di truppe, un obiettivo ben più importante delle navi rifornimento.


Vannevar Bush: il grande Capo

Ed Kenefake ed io visitammo la Bell Laboratory alla fine del 1942. Analizzammo il nuovo problema delle mine tedesche ancorate al fondo, augurandoci che il sonar FSK le rilevasse ad una distanza sufficiente per distruggerle. Dopotutto, eravamo entusiasti degli ottimi risultati ottenuti con la nuova tecnologia FSK, applicata all’attrezzatura dei catalizzatori di linea ad alta tensione.
All’inizio del 1943 fu condotto un esperimento in un lago segreto, ma sfortunatamente si scoprì che il sonar FSK non funzionava perché la testata tracciò una traiettoria nel lago, rincorrendo e toccando una finta mina-bersaglio senza vederla!
Il lago fu scovato seguendo un percorso attraverso il bosco, oltre una strana cassetta delle poste lungo una stradina rurale nei pressi di Boonton, nel New Jersey. Un postino molto disponibile ci aiutò a trovare il lago dove si trovava la cassetta, recapito della posta indirizzata al laboratorio. Non c’era traccia di una qualunque strada. Seguimmo semplicemente l’unico possibile sentiero tra gli alberi dopo vaghe istruzioni del percorso.
Il laboratorio nel lago era della Bell Laboratories, sotto la conduzione del dottor Horton, nostro direttore tecnico. Ricordo che si parlava del dottor Vannevar Bush come del “grande capo”, e venivano fatti anche i nomi di Einstein e Tesla coinvolti nell’esperimento. La “bomba” non era pronta e si temeva che il problema delle mine dei sommergibili tedeschi potesse farci perdere la guerra prima che fossimo in grado di lanciare l’ordigno nucleare.
Nel corso della prima visita, si parlò del progetto di allontanare una dragamine al rilevamento sonar di una mina, mentre questa risaliva in superficie. Dopo il fallimento del sonar FSK, ricevemmo un contratto a tempo indeterminato per sviluppare un sonar su frequenza modulata a 26 KHz per comunicazioni superficie-superficie o superficie-sottomarino, un potenziale mezzo segreto di comunicazione, visto che i Tedeschi non riuscivano ad udire a 26 KHz e avrebbero potuto non sapere della sua esistenza. Comunque, non esisteva un’attrezzatura a 26KHz sui sommergibili tedeschi. Le comunicazioni in media frequenza dovevano essere testate in un laboratorio di una base della Marina statunitense a New London, nel Connecticut.
Per i nostri esperimenti di comunicaizone ci srvimmo del Sardonix, uno yatch di lusso convertito per il rilevamento sonar e del dragamine IX97.
Fra i documenti in mio possesso, una data di riferimento del 26 giugno , per una comunicazione fino a 15.000 yards tra la Sardonix e la IX97, usando la modulazione di frequenza, nonché note spese di viaggio e vitto sulla Sardonix in rada. Il dottor Horton ed io eravamo ospiti degli ufficiali della Sardonix. Il cibo a bordo era il massimo, i toast erano perfettamente imburrati. Non vidi altro burro durante tutta la Seconda Guerra Mondiale!
Il 27 giugno, Horton si presentò con un trasmettitore/ricevitore a banda laterale singola della Bell Lab, convertito sulla frequenza a 26 KHz che stavamo usando, dicendo: “oggi testeremo l’SSB (Single Sideband Transmitter)!”. L’esperimento funzionò meglio della modulazione di frequenza per un motivo incredibile. Su un oscilloscopio, la distorsione della FM e dell’SSB era lineare. Persino quando la voce si modulava tra “lo scroscio di pioggia” al “lamento del delfino” il significato dei messaggi era riconoscibile. Con la FM, la distorsione non era lineare e la qualità della voce si riduceva fino a diventare incomprensibile. Con fare accondiscendente, ammisi che il dottor Horton aveva avuto ragione ad optare per una banda laterale singola.
Discussi a lungo con il dottor Horton sui pregi tecnici della FM e dell’SSB per il lavoro assegnato.


La sparizione dell’IX97

Nel film Philadelphia Experiment si mostrava un esperimento mirante a rendere una nave invisibile ai radar. In realtà, il radar non costituiva un problema rilevante per la Marina, lo erano invece i sottomarini ed il nuovo modello di mina tedesca. Sembra che il vero “esperimento Philadelphia” sia stato programmato almeno in parte dal dottor Horton, da altri ricercatori della Bell Lab e dai tecnici del laboratorio di rilevazione sottomarina con mezzi acustici, nostri colleghi nell’esperimento di comunicazioni.
L’IX97 deve essere stato il dragamine coinvolto nell’operazione, infatti era un’unità dotata delle attrezzature prima descritte.
I fatti accaddero solo alcuni mesi prima del nostro esperimento: ne parlavamo durante le pause di lavoro mentre le nostre navi si muovevano nella rada di New London. La storia riguardava la sparizione e lo spostamento dello IX97 e i risultati negativi che ne derivarono, tant’è che sia il comandante che gli ingegneri decisero di terminare rapidamente la sperimentazione quando si accorsero improvvisamente di trovarsi nel porto di Newport News.
Gli operatori navali ed almeno un civile responsabile dell’esperimento dovrebbero essersi completamente rinchiusi nello spazio della cabine della nave e “essere partiti per il viaggio” senza riportare danni fisici. L’IX97 dovrebbe essere rimasto a Norfolk abbastanza a lungo, per gli atterriti sperimentatori, “chiusi nello spazio”, da renderli coscienti di dove si trovavano ed improvvisamente, al distacco dell’energia, di vedere la nave riportata nel bacino di Philadelphia. Gli sfortunati marinai che si trovavano sul ponte della nave o sulla banchina devono essere sati parzialmente trasportati nel tempo, subendo una separazione spazio-mentale molto grave. Uno dei più sfortunati cadde dal ponte in una posizione nella quale fu ritrovato pressoché fuso nelle infrastrutture d’acciaio della nave. Parte del suo corpo era all’interno e parte all’esterno del rivestimento di una cabina che dava sul porto. Il rivestimento, all’interno ed all’esterno della cabina, era stato riverniciato di fresco. La cabina principale formava la stanza di ricerca ed ospitava il principale congegno di sperimentazione. Il ponte si trovava sopra di noi. Un’altra piccola stanza verso la poppa ospitava tre generatori mossi dal motore stesso della nave. I controlli di questi generatori si trovavano sul retro della cabina principale. La struttura dello IX97 era piuttosto limitata mentre la Sardonix era di lusso, fornita di un salone, una cucina, una mensa ufficiali e camere per ospiti.
Probabilmente, fu usata un’attrezzatura più sofisticata di quella descritta nell’allestimento del dragamine. Ebbi la sensazione che si trattasse di un esperimento preparato rapidamente, nello spazio di pochi mesi e basato su una semplice modifica al dragamine standard. Dal momento che avevamo bisogno di tutti i dragamine operativi, sicuramente fu l’IX97 a fare il viaggio spazio-temporale e fu tenuto fuori servizio per alcuni mesi per il nostro esperimento con i mezzi di comunicazione FM/SSB.


Viaggiare nel tempo

Ritengo che furono poste delle correnti trifasiche attraverso i cavi elettrici a bassa frequenza. Questa frequenza potrebbe essere stata ad una delle risonanze terrestri, come sperimentato da Tesla e precedentemente misurato da Schulman. Le frequenze erano comprese fra 7.5, 14 e 21 Hz. Credo che i generatori operassero su queste bande di frequenza.
E’ ipotizzabile che sia nelle astronavi che nell’esperimento, questo campo magnetico rotante doveva essere necessario per spezzare il campo delle forti linee di forza energetiche e creare uno spazio interno, separato dallo spazio universale. Una volta separati, lo spazio interno contenente la nave – a quanto pare – ritornò indietro di due settimane, al momento in cui la nave era ormeggiata a Norfolk, in Virginia. Nell’aumentare gradualmente il livello di energia, gli sperimentatori scoprirono che i livelli energetici inferiori non avevano alcun effetto. Improvvisamente si oltrepassò un confine e – d’improvviso – viaggiarono indietro nel tempo di due settimane invece dei desiderati quindici minuti o giù di lì, necessari per allontanarsi da una mina. Probabilmente speravano solo di levitare o muoversi per mezzo di energie psicocinetiche e non si accorsero della possibilità di viaggiare nel tempo.
L’idea di una discontinuità del livello energetico, opposto alla funzione del viaggio, contribuisce perfettamente ad avallare l’ipotesi dello spazio diviso… Quanto si aumenta il livello d’energia corrente nei tre cavi, le linee di forza cominciano ad interrompersi tra la nave e lo spazio universale. Solo quando il livello raggiunse il punto di rottura di tutte le linee energetiche, l’IX97 si liberò dall’attrazione della terra e dal tempo. Una volta liberato, il battello poteva improvvisamente andare dovunque, all’interno di uno spazio diviso. Nel caso dell’IX97, quel luogo corrispose a Newport News, dove era all’ancora due settimane prima. Eliminando la corrente, quando lo skipper capì cosa era avvenuto, ricongiunse lo spazio diviso ad uno spazio universale, riportando la barca al porto del cantiere navale di Philadelphia. Il ritorno dell’IX97 avvenne nell’arco di secondi, rispetto al tempo in cui era partito, e non nel 1984, come nella versione del racconto di fantascienza divulgato alle case produttrici cinematografiche lo stesso anno. E’ probabile che il punto di balzo nel tempo utilizzi meno energia se la frequenza del campo magnetico rotante è in sincronia con la frequenza di risonanza terrestre di Schulman. Tesla forse conosceva il rapporto di risonanza terrestre, ma non così approfonditamente da predire i risultati dell’esperimento. Inoltre, Tesla morì nel 1943 e potrebbe non essere stato coinvolto personalmente nell’esperimento. La frequenza può essere stata modificata insieme al livello energetico. Con la corrente inserita e niente altro in funzione, un piccolo cambiamento di frequenza potrebbe aver portato ad una sorgente di elevata sensibilità, equivalente ad un’energia dieci volte superiore. Forse alcuni lettori sanno che il “Q” delle risonanze terrestri si può trovare tra 10 e 100.
I tre generatori dellIX97 disponevano di una potenza pari ad un motore da 60 Hz di circa 50 cavalli vapore. Scalando l’intensità fino a 7.5 Hz, l’energia utilizzata potrebbe essere stata di 15Kw. Presupponendo che il peso dell’IX97 fosse di 1500 tonnellate e che 1 Kw equivalesse ad un cavallo vapore, ne sarebbe conseguito un voltaggio di 15x10³x10 libbre = 5 milliwatts per libbra. Questo è esattamente l’ordine di grandezza necessario ad un essere umano per levitare ed essere teletrasportato senza “friggersi il cervello”! Un altro tassello del puzzle delle IPOTESI combacia!


Fu un errore di valutazione

Sembra chiaro che l’energia utilizzata fu di gran lunga superiore al necessario, al di là di quanto si capisse del fenomeno. L’intenzione era solo di spostare il dragamine, allontanandolo di circa un miglio da una mina, corrispondente ad uno spostamento temporale di pochi minuti, lasciandolo li fino all’affioramento e all’esplosione della mina. Naturalmente non avvenne così, visto che si doveva prima scoprire se era davvero possibile spostare la nave. E’ bene ricordare che, in quel momento, stavamo perdendo la guerra e soprattutto stavamo trasferendo tantissimo materiale e truppe in Inghilterra. Sulla base di tecnologia preesistente, e dato il prevedibile tasso di mortalità, c’era solo tempo per un veloce esperimento, visto che i dragamine erano di vitale necessità. Secondo i resoconti dell’”esperimento”, i marinai sulla banchina potrebbero essere stati evacuati dalla nave o fatti rientrare prima di togliere la corrente a Newport News. Ma non lo sappiamo. I marinai feriti nell’esperimento ebbero poca scelta per garantirsi maggiori probabilità di sopravvivenza.
Il Philadelphia Experiment fu molto simile alla bomba atomica: poteva sia esplodere con un’enorme detonazione o poteva concludersi con un nulla di fatto. Alcuni scienziati molto avanzati, a cominciare da Fermi, lo capirono. Di conseguenza, il progetto Manhattan fu organizzato su vasta scala sin dall’inizio. Il programma della bomba atomica non poteva procedere lentamente a livello di metodologia, usata ancora dalla scienza convenzionale, cominciando da una piccola detonazione in una conduttura sperimentale fino a crescere gradualmente al grado di detonazione desiderato. Verosimilmente, neanche il salto nello spazio diviso sarebbe stato possibile con un approccio scientifico conservatore.
L’”Esperimento Philadelphia” deve trasmettere un messaggio al mondo scientifico libero, convinto di come tutto il progresso proceda lentamente lungo un sentiero, un passo alla volta, con un’attenta approvazione dei colleghi ad ogni passo. Così non raggiungeranno mai il mondo della levitazione, del teletrasporto e del viaggio nel tempo!


Ipotesi: vortice nel campo neutrino

Il movimento di uno spazio, all’interno di un spazio diviso, si può ottenere creando un campo magnetico rotante nello spazio. La separazione dello spazio diviso avverrà improvvisamente, sopra una linea che è una funzione della forza e della frequenza del campo. La forma della linea sarà quella di una semplice risonanza di una cavità che – in questo caso – è la risonanza dell’atmosfera terrestre. Una volta che lo spazio è diviso, gli oggetti all’interno dello spazio possono levitare, essere teletrasportati o muoversi nel tempo. I parametri che controllano la miscela di questi effetti ci sono al momento ignoti.
Qui si suggerisce che l’effetto del campo magnetico rotante sia quello di creare un vortice nel campo neutrino. Prospettiamo la possibilità che gli esseri umani intelligenti producano il vortice, facendo si che le molecole del DNA nelle cellule del corpo formino una configurazione a spirale. I neutrini seguono questa configurazione, talmente numerosi da creare lo spazio separato.
Usando la nanotecnologia, è possibile creare una superficie ricurva di piccole superfici pesanti mobili in modo da generare uno spazio diviso, al quale si può trasmettere o interrompere la corrente, tramite il controllo delle superfici mobili.
Come ulteriore ipotesi, se due campi magnetici rotanti sono attivati sincronicamente, con un campo che si muove in senso orario e l’altro in senso anti-orario, gli oggetti all’interno di un certo spazio possono essere spostati altrove applicando energia elettrica.
Questo sarebbe il principio fondamentale dell’operazione delle stazioni di teletrasporto che – a quanto sembra – devono essere operative nella base aerea statunitense di Eglin e in una base in Australia.
Probabilmente i corpi dei marinai in coperta della IX97 si smaterializzarono in una quantità di spazi isolati come nella Figura. Immagine Le aree segnalate con % sono in una prima parte, quelle delimitate con il simbolo $ in una seconda, con # in una terza, con + in una quarta, con @ nella quinta e con * in una sesta. Se fosse stato così, il calore ed i segnalatori nervini non potevano riversarsi attraverso i confini di divisione. E’ facile visualizzare la scissione del funzionamento di un corpo così diviso.
Domanda: il drastico effetto subito dai marinai coinvolti nell’Esperimento Philadelphia si riferisce in genere alle condizioni mentali dei pazienti? Si potrebbe desumere qualcosa dai rapporti eventualmente declassificati dell’esperimento? Di certo questa informazione, risalente a 54 anni orsono, si potrebbe ora rendere disponibile, a richiesta, per le industrie impegnate nella farmacologia mentale e per un possibile impiego nella frangia indipendente della nostra comunità scientifica.


Non poté trattarsi di uno scherzo

Se un effetto simile a quello della figura Immagine può essere prodotto magneticamente, alcuni fisici possono sicuramente scoprire come riaccoppiare tutte le forti linee di forza all’interno del corpo umano. Intuitivamente non sembra più arduo di una tomografia assiale computerizzata. Se si scopre che si tratta di un elemento tipico di malattia mentale, la procedura sarebbe sicuramente benefica. Un procedimento dovrebbe essere possibile purché sia essenzialmente privo di rischi: e lo è senz’altro, se paragonato alla terapia dell’elettroshock. Ricordo chiaramente quanto si diceva fra noi, in servizio a New London, circa gli esperimenti e non avevo alcun motivo di non credere ai racconti su quegli uomini intrappolati nelle infrastrutture d’acciaio, e agli altri con seri squilibri mentali. Credo anche che il dottor Horton abbia partecipato alle conversazioni durante le pause pranzo e nel tempo libero. Per quanto riguarda la veridicità della diceria relativa all’esperimento di spostamento della nave, posso solo dire che non si facevano scherzi del genere durante la guerra. Inoltre, come si potrebbe scherzare su una storia coinvolgendo così tanta gente? L’Esperimento potrebbe essere stato programmato ed espletato da scienziati civili con un relativo interessamento della Marina, come con il lavoro da me svolto. Non sembrano correre voci della tecnica sviluppata ed utilizzata nel corso della Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, il Philadelphia Experiment non fu di certo dimenticato.
Dove ha portato questa nozione nei cinquant’anni successivi alla guerra? La mina magnetica è ormai obsoleta da tempo, oppure molto perfezionata. L’effetto evidente sulle menti dei marinai del dragamine, nel corso dell’esperimento, non può aver portato ad un’arma anti-uomo letale e che non lascia alcuna traccia del suo impiego.


Ultima modifica di Bastion il 05/11/2009, 08:55, modificato 1 volta in totale.


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sbaglio o quello di phoneix sembra un ufo enorme con luci sui bordi?



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Grazie Massimo per aver postato uno dei miei argomenti preferiti!!! [:)]


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Cita:
Area 51 ha scritto:

sbaglio o quello di phoneix sembra un ufo enorme con luci sui bordi?


Non sbagli. Infatti si presume fosse un UFO gigantesco.


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MessaggioInviato: 31/07/2009, 15:09 
Documento IAU: astronomi affermano “mini sonde” extraterrestri già tra noi

Articolo scritto da Antonio De Comite (Centro Ufologico Taranto)

Quando gli ufologi dichiarano che molti UFOs possono essere di origine extraterrestre ed essere qui da noi esce d’incanto, dalla bocca di molti, la risatina d’ironia oppure l’affermazione “ma va la, son tutte fuffole, gli UFOs sono invenzioni“, ma quando viene detto da qualche scienziato, magari un radioastronomo, ci pensano 100 volte (o anche più) prima di controbattere.

E’ questa la realtà nostrana, tutta italiana, che preferisce il gossip più becero, le veline e programmi di divulgazione misteriosofica decisamente “trash”. Ma tantè, siamo nel paese delle contraddizioni per antonomasia. Ma bisogna pur dire che anche le riviste a noi più vicine, che si occupano di Ufologia e fenomeni connessi, di correnti di pensiero e impostazione dell’argomento agli antipodi, non hanno mai parlato di un documento scientifico, portato alla ribalta a metà anni 2000, in un simposio di Bioastronomia.

Il testo è presente nei volumi dei simposi e convegni della IAU (International Astronomical Union), Volume 213, 2004 dal titolo “Bioastronomy 2002: Life Among the Stars“. Il capitolo di cui ci occupiamo si intitola “Searching for Extraterrestrial Technologies Within Our Solar System“, scritto da Allen Tough (University of Toronto) e Guillermo A. Lemarchand (Instituto Argentino de Radioastronomia CONICET).

Leggendolo sommariamente sembrerebbe un testo di ufologia, ma è scritto da scienziati. Vi si legge che è altamente probabile ipotizzare la presenza di civiltà extraterrestri, che utilizzano piccole sonde interstellari per l’esplorazione cosmica e del nostro sistema solare.

Dopo una introduzione che attesta l’elevata possibilità che esistono civiltà extraterrestri molto più vecchie e progredite della nostra, che utilizzano tecnologia più avanzata di noi di migliaia, se non milioni di anni rispetto alla nostra tecnologia “adoloscente”, i due scienziati illustrano la possibilità che queste civiltà mandino sonde per monitorare oppure dialogare con tutte le civiltà che incontrano.

I due studiosi, nella loro disamina, dichiarano che sulla Terra alcuni scienziati ed ingegneri spaziali stanno esplorando la possibilità teorica per la costruzione di sonde interstellari, che possono viaggiare ad un decimo della velocità della luce. La fattibilità di questi progetti è supportata dal lavoro d’avanguardia odierno nel campo della robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie e nuovi mezzi di propulsione.

Facendo il paragone con ciò che sta accadendo oggi sulla Terra è altamente probabile che qualche civiltà della nostra galassia abbia già iniziato, da migliaia di anni, l’invio di sonde intelligenti di controllo in vari sistemi planetari e quindi una sonda intelligente extraterrestre potrebbe aver raggiunto già da ora il nostro sistema solare.

Tra le altre cose auspicano un cambiamento radicale in seno al SETI (Search of Extraterrestrial Intelligence), che (secondo i due studiosi) è rimasto alle vecchie nozioni di oltre 40 anni fa.

Bisogna aggiornare la ricerca , basandosi su ciò che è riuscita a raggiungere la tecnologia e la scienza oggi e, soprattutto, incominciare ad accettare la presenza di sonde extraterrestri qui da noi. E, purtroppo, (affermano i due scienziati) la maggior parte dei programmi di ricerca SETI hanno ignorato oppure respinto la possibilità che sonde spaziali extraterrestri nel nostro sistema solare e sulle loro estrapolazioni di energia.

Quindi dove si potrebbero scovare queste sonde? Secondo i due scienziati un oggetto alieno potrebbe essere una sonda oppure una nave spaziale e la comunità scientifica mondiale può concentrare la ricerca sulla Luna, cintura degli asteroidi oppure nei punti di equilibrio di Lagrange. In alternativa, un oggetto alieno potrebbe essere un edificio, un monumento oppure altra struttura artificiale. Addirittura nel documento si afferma che questi artefatti potrebbero essere stati creati “deliberatamente” da queste civiltà direttamente per noi, conoscendo la curiosità umana nella conoscenza e nella scoperta e affinchè un giorno l’uomo possa scoprirle e ammirarle con reverenza e bellezza. Inoltre viene ipotizzato che questi artefatti potrebbero anche essere stati conservati al di sotto della superficie di alcuni corpi celesti (forse in fessure naturali o passaggi) per proteggerli da eventuali danni causati da micrometeroriti o dalle radiazioni cosmiche. Il documento poi si inoltra su un altro approccio di ricerca, ossia quello della tecnologia, sui mezzi di propulsione e da dove ricavare energia.

I due studiosi affermano che bisogna ricercare le prove di una estrazione mineraria, effettuata da queste sonde. Ciò potrebbe accadere nella cintura degli asteroidi e civiltà extraterrestri potrebbero far sistematicamente ciò, costruendo sonde autoreplicanti o le cosiddette “macchine di von Neumann”.
Questa idea è stata ampiamente discussa nella sede del SETI nel corso degli anni.

Un altra opzione, sempre secondo i due studiosi, è quella di ricercare prove fisiche di un oggetto artificiale extraterrestre sul pianeta Terra. Esso potrebbe essere in orbita, a terra o in un oceano. Forse (si legge nel documento) sono arrivati recentemente o milioni di anni fa.
Potrebbe essere una sonda super intelligente che ci monitorizza attivamente oppure, semplicemente, una parte di scarto di una antica sonda.

Davvero dichiarazioni sensazionale che se provenissero da un ufologo sarebbe stato addebitato, come minimo, un pazzo. Ma non finisce qui, vi si legge infatti che esiste la possibilità che una piccola sonda intelligente potrebbe essere nascosta tra i detriti spaziali che orbitano intorno alla Terra.

Facendo un piccolo appunto non inserito nel documento in esame, questa ultima teoria non è nuova, infatti a metà anni 80 del secolo scorso il CUN (Centro Ufologico Nazionale) formulò, per primo al mondo, l’ipotesi che gli UFOs avessero usato, e usino normalmente, il fenomeno degli “sciami” meteorici per “mascherare” il loro arrivo. Si parlò quindi di “mimesi celeste”. E quindi non è peregrino pensare che utilizzino anche la mimetizzazione, “nascondensosi”, tra la spazzatura spaziale.

Tornando al documento questa individuazione è estremamente difficile ma non impossibile, visto che esistono diverse agenzie di “intelligence” e di sicurezza mondiali che monitorano quitidianamente la Terra, gli oceani e lo spazio.
Lo studio si concentra poi sulle dimensioni di queste sonde. Innanzitutto se le civiltà extraterrestri sono di molti secoli più avanti rispetto a noi, potrebbero aver creato dei robot super intelligenti molto tempo fa. Ma non solo, è ipotizzabile pensare (affermano i due studiosi) che possano aver inviato mini sonde di manifattura molecolare (nanotecnologie) per esplorare altri sistemi planetari. Almeno una di queste piccole, intelligenti e autonome sonde interstellari può già aver raggiunto il nostro sistema solare. E per scovarla bisogna cambiare strategia. Anzichè rilevare questa sonda possiamo “invitarla” ad interagire con noi.

Ma non è tutto, i due scienziati ipotizzano che queste sonde super intelligenti, con una tecnologia di migliaia o di milioni di anni superiore alla nostra, possano facilmente monitorare le telecomunicazioni, possono imparare facilmente le principali lingue della Terra e imparare a navigare nel World Wide Web e motori di ricerca.

Una conclusione davvero inquietante e sconvolgente.
Che dirvi, questa è la dimostrazione che molti scienziati sono più “pazzi” e “matti” di noi ufologi e chi scrive si domanda: “se avvessimo scritto noi ciò, cosa ci avreste detto? Sono tutte bufale o ciarpame?”

Sotto il documento (in inglese) in questione (in Pdf)
http://www.iar.unlp.edu.ar/SETI/Tough-Lemarchand.pdf

Sotto curriculum (in inglese) del professor Emerito Allen Tough
http://en.wikipedia.org/wiki/Allen_Tough

Sotto curriculum (in inglese) del fisico Guillermo A. Lemarchand (in Pdf)
http://www.inespe.org/Lemarchand.pdf

Fonte: centroufologicotaranto.wordpress.com


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MessaggioInviato: 31/07/2009, 18:27 
Un Qualcosa in orbita fu segnalato anni fa (devo andarmelo a cercare tra le mie cose...); uno scienziato russo parlava di una sorta di "Astronave" che orbitava attorno alla Terra....
Comunque non scarterei come peregrina l'ipotesi di questi due scienziati: una sorta di "Monolite" che si attiva a seconda del grado di sviluppo della nostra Civiltà... E potrebbe stare anche sulla Luna!



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MessaggioInviato: 31/07/2009, 20:04 
Ricordate quelle famose immagini riprese da John Lenard Walson? Che fine hanno fatto?

http://www.menphis75.com/macchine_spaziali.htm



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MessaggioInviato: 31/07/2009, 20:44 
DATI E STATISTICHE

Casistica italiana raccolta dal Centro Ufologico Nazionale
dal 1947 al 2006

Immagine



Per le statistiche ed i dati dettagliati degli avvistamenti, visitate i siti delle sezioni locali del CUN

http://www.cun-italia.net/avvistamenti/avvufo.html



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MessaggioInviato: 01/08/2009, 18:36 
L'avvistamento di Norimberga

Data: 1561, 14 Aprile
Luogo: Norimberga

L'immagine riguarda un avvistamento attuale successo a Norimberga il 14 Aprile 1561. Esso apparve su un manifesto locale e fu una litografia di Hans Glasser. I globi, croci e cilindri iniziarono a combattersi l'un l'altro, e questo andò avanti per 1 ora. Poi essi caddero a terra, come infuocati, e sparirono via lentamente producendo un mucchio di vapore. In seguito fu avvistato un oggetto nero a forma di lancia, e lo stesso evento fu interpretato come un segnale divino. Si trova al Wickiana Collection, Zurich Central Library.
Non fu trovato nessun meteorite nei dintorni.

Immagine:
Immagine
46,92 KB


Ultima modifica di * Cesco * il 02/08/2009, 08:33, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 03/08/2009, 12:22 
ALCUNE PUNTUALIZZAZIONI RIGUARDO I "CROPS-CIRCLE"

Dell'utente "Wave")


Suoni e frequenze, in molti crop circles si captano suoni artificiali, di frequenza compresa fra i 5 ed i 5.2 khz. Le quali riproducono le stesse figure se riprodotte sull'acqua.



Immagine

Immagine

Queste frequenze a volte sono la causa di malfuzionamenti di apparecchi elettronici all'interno dei CC.

-Oggetti estranei, come microsfere di silice (SiO2) o addirittura in quello tedesco di Grasdorf, in Bassa Sassonia, grazie all'utilizzo di un metal detector, si scoprirono tre piastre metalliche uguali, di circa trenta centimetri di diametro e pesanti cinque kg. Si scoprì che:
a) erano composte da tre strati sovrapposti;
b) ogni strato portava impresso in miniatura, il disegno nel campo;
b) uno strato era costituito da oro purissimo.

-Insetti seccati all'improvviso, come le mosche, ancora attacchati alle spighe!

Immagine

-L'impronta di energia, o disegno delle formazioni, rimane anche dopo che è stato arato e fatto il raccolto e permane ancora nella stessa ubicazione molto tempo dopo che le sue tracce fisiche sono svanite.

Hanno questo potere i "Circles-maker" ! Non credo proprio...



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E se anche mille fossero falsi (e vorrei vederli) e pochi veri, basterebbe per studiarli, non per accantonarli...[:D]



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MessaggioInviato: 03/08/2009, 18:45 
LA STORIA DEI "FILES-UFO" DEL PERIODO FASCISTA

(Ricerche storiche a cura di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti)



Immagine

Immagine

Breve premessa
Le ricerche storiche (a cura di A. Lissoni)
Trovato l'hangar del disco volante (a cura di A. Lissoni)

Le fonti iconografiche, disegni e foto d'epoca
Le prime immagini dell'UFO presentate alla conferenza stampa di Milano
Le copie di alcuni documenti:
file 04009 file 04010 file 10041 file 00936
Le copie di alcuni telegrammi:
file 7009 file 7010 file 7011
Le copie di altri documenti:
file 6024 file 6025 file 6033

http://www.cun-italia.net/fasfile/fafil.htm



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MessaggioInviato: 03/08/2009, 19:35 
Vediamo un po... Per gli ... svogliati!

Una sezione segrata dell'OVRA (la polizia fascista) studiava gli UFO già negli anni trenta !!



COMUNEMENTE SI INDICA NEL 1947 IN USA IL PRIMO MANIFESTARSI DEL FENOMENO
DEGLI UFO (OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI) E DEL SUO STUDIO. MA E' UN
ERRORE. OGGI, IL CENTRO UFOLOGICO NAZIONALE (CUN), IL PIU' AUTOREVOLE
ORGANISMO CHE DA 35 ANNI SEGUE IN ITALIA IL PROBLEMA, HA INFATTI VERIFICATO
CHE GIA' NELL'ITALIA FASCISTA UN GRUPPO DI ESPERTI ERA INCARICATO DI
OCCUPARSI SEGRETAMENTE DELLA QUESTIONE DEI "VELIVOLI NON CONVENZIONALI"
SEGNALATI AL DUCE, CHE PAVENTAVA UNA RIVOLUZIONARIA AVIAZIONE STRANIERA IN
GRADO DI METTERE IN CRISI L'APPARATO MILITARE AERONAUTICO ITALIANO
DELL'EPOCA.

IL CUN, NELLA PERSONA DEL SUO PRESIDENTE - IL SOCIOLOGO E GIORNALISTA
ROBERTO PINOTTI - , HA DIFATTI RECUPERATO DIVERSI DOCUMENTI ORIGINALI
GRAZIE AI QUALI, EFFETTUATI RISCONTRI INCROCIATI E APPROFONDIMENTI DAL
SEGRETARIO DEL CENTRO UFOLOGICO NAZIONALE E PUBBLICISTA ALFREDO LISSONI,
SI E' RICOSTRUITA L'ESISTENZA REALE DI UNA COMMISSIONE TOP SECRET DENOMINATA
"GABINETTO RS/33". IL PRIMO TEAM UFOLOGICO GOVERNATIVO DELLA STORIA FU
VOLUTO DAL DUCE E DIRETTO DAL FISICO GUGLIELMO MARCONI, EBBE SEDE
ALL'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA; COMPOSTO DA UNO STAFF SCIENTIFICO -
SENATORIALE, RACCOLSE DOCUMENTI E SEGNALAZIONI SU AVVISTAMENTI UFO ITALIANI
DAL '33 AL '40, IL PIU' ECLATANTE DEI QUALI FU ADDIRITTURA IL RECUPERO DI
UNO DI QUESTI ORDIGNI NEL GIUGNO DEL '33 IN LOMBARDIA (CUI SEGUI' LA PRONTA
CENSURA SULLA STAMPA, L'ALLARME DELLE STRUTTURE OVRA, IL COINVOLGIMENTO
DELL'OSSERVATORIO DI BRERA). DOPO UN'INDAGINE DURATA DUE ANNI, AL CUN E'
INFINE RIMASTO SOLO DA FARE PERIZIARE I DOCUMENTI PERVENUTI, CHE FRA L'ALTRO
PARLANO DI SEGNALAZIONI COINVOLGENTI PILOTI DELLA REGIA AERONAUTICA. E LA
PERIZIA, ESEGUITA DA UN ESPERTO DEL TRIBUNALE DI COMO, HA INFINE DATO ESITO
TOTALMENTE POSITIVO, CONFERMANDO CHE LA DOCUMENTAZIONE IN QUESTIONE RISALE
AGLI ANNI TRENTA.



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MessaggioInviato: 03/08/2009, 19:39 
GABINETTO RS/33: dagli UFO arrivò il raggio della morte

Proseguono le ricerche sui files fascisti. Secondo questa documentazione, recentemente emersa ed inviata a più riviste di settore, fra il 1933 ed il 1940 presso l'università La Sapienza di Roma avrebbe segretamente operato un team di scienziati impegnati a capire la natura di strani velivoli non convenzionali (che oggi chiamiamo UFO), dopo che uno di essi sarebbe atterrato presumibilmente in Lombardia nel ‘33, recuperato in tutta fretta dalla polizia segreta fascista e fatto sparire nel nulla. Nel precedente numero di UFO Notiziario abbiamo sottolineato come tali documenti siano stati inviati in forma anonima sia al CUN che ad altre associazioni da un misterioso personaggio che abbiamo ribattezzato ‘Mister X’. É stato Mister X - il cui coraggio non possiamo non sottolineare - che ha fatto conoscere alla comunità ufologica italiana l’esistenza del team di studio UFO fascista, noto come 'Gabinetto RS/33, che avrebbe avuto come braccio armato la polizia politica segreta di Arturo Bocchini (l'O.V.R.A.), incaricata di bloccare qualsiasi fuga di notizie; che avrebbe operato con la copertura delle massime autorità del regime (Mussolini, Balbo e Ciano), delle prefetture, dell'Agenzia di stampa Stefani; che sarebbe stato fondato su proposta di Giovanni Gentile e capitanato nominalmente dal fisico Guglielmo Marconi (peraltro sempre assente volontario) e de facto da un certo dottor Ruggero Costanti Cavazzani (pseudonimo probabilmente ricavato dal cognome di un noto politico popolare filofascista) e dall’astronomo Gino Cecchini (in seguito direttore dell’Osservatorio di Pino Torinese).

Sempre secondo Mister X, nel 1940 il controllo pressoché totale sui dati raccolti dal Gabinetto, i cui membri erano più propensi a credere alla tesi delle armi segrete Alleate, sarebbe passato ai nazisti.

LA STORIA HA INIZIO

Nei limiti del possibile, abbiamo verificato tutti gli elementi fornitici col contagocce da Mister X. Impresa non facile, visto che l’anonimo dei componenti il Gabinetto aveva fornito soltanto i cognomi (due dei quali scritti in maniera errata, per di più). Ma ciò che abbiamo scoperto ci porta a ritenere le rivelazioni altamente credibili. Vera è la storia che Marconi non partecipò mai alle sedute del Gabinetto; il diario della figlia Degna (abbiamo cercato di contattarla, ma i parenti ci hanno detto che si è spenta tre anni fa) riferisce che nel ‘33 il fisico stava effettuando il giro del mondo, nel corso di una serie di test sulla radiotelegrafia; dunque, non poteva certo essere parte attiva nelle riunioni del Majestic 12 fascista.

Quanto al referente del Duce nel team supersegreto, il conte Cozza di cui parla Mister X, è esistito ed altri non era che il senatore Luigi Cozza, conte e presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Credibili anche gli altri membri del Gabinetto RS/33, senatori i burocrati dirigenti, scienziati non troppo in vista (e dunque con garanzia di maggiore riservatezza) i tecnici. Costoro, per come li ho identificati, erano: il chirurgo e biologo sperimentale Filippo Bottazzi dell'università di Napoli; l'ingegnere aeronautico Gaetano Arturo Crocco, fondatore della Società Italiana Razzi e teorizzatore della colonizzazione dello spazio; il botanico Romualdo Pirotta della Sapienza di Roma (intimo amico di quel professor Filippo Eredia che nel 1946 screditò un'ondata di avvistamenti di razzi fantasma sull'Europa); il genio matematico Francesco Severi, che fu insegnante alla Sapienza e, nel 1940, alla Pontificia Accademia delle Scienze; Giancarlo Vallauri (che Mister X chiama erroneamente 'Dallauri'), insegnante di elettrotecnica e ferromagnetismo ed Accademico dei Lincei; il chimico Francesco Giordani dell'Università di Napoli; un certo Debbasi, più probabilmente Dante De Blasi, medico igienista che insegnò alle università di Napoli e Roma e che nel '42 divenne un accademico pontificio (come Severi). Il fatto che Cecchini, l’unico astronomo, pare non fosse poi parte attiva, sembra confermare quanto sostenuto da Mister X, cioè che il team propendesse per una spiegazione convenzionale del fenomeno UFO. O quanto meno, una parte del team; non si spiegherebbe altrimenti la presenza di un chimico, un biologo ed un medico (ma forse nuovi documenti, magari riferiti ad IR-3, debbono ancora vedere la luce, riservando ulteriori sorprese).

Elemento interessante di questa UFO-connection è che il team presentasse esperti in campo spaziale, aeronautico, chimico-biologico ed elettrotecnico; sette su sette legati all'Accademia dei Lincei, tre in stretto rapporto col Vaticano, tre dipendenti de La Sapienza di Roma, tre in seguito facenti parte del CNR, quel Comitato Nazionale per le Ricerche fondato nel 1923 da Giovanni Gentile (membro del Gabinetto RS/33) e riorganizzato a Roma nel '33 su un progetto del conte Cozza (del Gabinetto RS) e diretto dal '27 al '37...da Guglielmo Marconi!

Il dato curioso è che a tutt’oggi il CNR, i cui vertici forse qualcosa sanno, ha sempre espresso pareri negativi sul fenomeno UFO (cover up?), sia quando dopo l’ondata del 1978 l’allora Ministro alla Difesa Spadolini cercò di incaricare il centro delle ricerche sui dischi volanti, sia all’epoca del flap belga, sulla cui genuinità il CNR espresse forti dubbi, nonostante l’accredito dei militari di Bruxelles.

L’insieme di coincidenze che legano tutti questi personaggi è troppo corposa per essere casuale e gioca a favore dell’autenticità dei fatti; in alternativa, avevo pensato ad un falso molto ingegnoso ideato da persona particolarmente addentro all’establishment citato, dunque membro egli stesso del CNR. Ma era un’ipotesi assai remota, che la perizia sui documenti originali ha allontanato definitivamente. In più, sapevo che di eventi UFO nel ‘33 ve ne furono effettivamente. Ne abbiamo trovato traccia in un libro di Pinotti (1), che ha scritto: "É il 14 agosto 1933. Il sig. Elvano Ferrini, allora sedicenne, osserva con molti altri testimoni un sigaro volante che attraversa, apparendo e scomparendo fra le nuvole, tutta la volta del cielo in una trentina di secondi, verso le 14.30, maestoso e velocissimo. ‘Né prima né dopo ho mai visto qualcosa di simile’, ci ha dichiarato il testimone nel 1991". Il luogo dell’avvistamento? La città di Forlì, curiosamente proprio uno dei luoghi da cui Mister X ha spedito parte dei documenti.

IPOTETICI SCENARI

Un elemento che mi ha fatto molto riflettere è stato il coinvolgimento di Marconi nel Gabinetto RS/33. Un elemento curioso, che qui presento a mero titolo speculativo, è che costui avrebbe - gli storici non sono concordi - costruito sul finire degli anni Trenta un misterioso raggio della morte in gradi di paralizzare all’istante i sistemi elettrici dei motori. Sarà solo un caso ma oggi sappiamo, col senno di poi, che questa è una prerogativa degli UFO! E trovare proprio lo scopritore del raggio della morte in una commissione di studio UFO inevitabilmente adombra il sospetto che i fascisti studiassero... retroingegneria aliena!

É solo un’ipotesi, per carità; ma in questa indagine le combinazioni che stanno sostenendo queste ipotesi diventano oggi giorno sempre più numerose.

Che dire, del raggio della morte? La maggior parte degli storici e degli scienziati pensano fosse una bufala propagandistica messa in giro da Mussolini; secondo lo storico Ugo Guspini dietro questa leggenda si sarebbe celato in realtà il progetto segreto di costruzione del radar (2); per Antonio Spinosa era invece un’arma in grado di carbonizzare le persone (3); parzialmente scettico si è detto un altro storico, Aurelio Lepre (4), ma un suo collega, Bruno Gatta (5) la pensa diversamente: "Negli ultimi mesi, negli ultimi anni della vita di Marconi ricorre più di una volta la voce della sua scoperta del cosiddetto raggio della morte. L'incredibile invenzione è respinta da alcuni, ma trova conferma in un ultimo documento mussoliniano del 20 marzo 1945, più che un'intervista un soliloquio alla presenza di un giornalista, Ivanoe Fossani, nell’isoletta di Trimefione, nel Garda, di fronte a Gargnano. Quella sera, fra tante cose, si parlò anche di Marconi e dei suoi ultimi esperimenti ai quali assistette il duce. ‘Sulla strada di Ostia, ad Acilia, ha fermato i motori delle automobili, delle motociclette e dei camion. Nessuno sapeva rendersi conto dell'improvviso guasto. L'esperimento venne ripetuto sulla strada di Anzio con i medesimi risultati. Ad Orbetello due apparecchi radiocomandati vennero incendiati ad oltre duemila metri di altezza. Marconi aveva scoperto il raggio della morte! Sennonché egli, che negli ultimi tempi era diventato religiosissimo, ebbe uno scrupolo di carattere umanitario e chiese consiglio al Papa ed il Papa lo sconsigliò di rivelare una scoperta così micidiale. Marconi, turbatissimo, venne a riferirmi sul suo caso di coscienza e sull’udienza papale. Io rimasi esterrefatto. Gli dissi che la scoperta poteva essere fatta da altri ed usata contro di noi, contro il suo popolo; per rasserenarlo lo assicurai che il raggio non sarebbe stato usato se non come estrema risoluzione, avevo fiducia di poterlo convincere gradatamente. Invece Marconi moriva improvvisamente. Da quel momento temetti che la mia stella incominciasse a spegnersi’, disse il Duce".

Questa versione è stata confermata ad un giornalista anche da Claretta Petacci, che del Duce fu amante e confidente.

IL RAGGIO DELLA MORTE

Vero o falso? La leggenda vuole che Marconi, in crisi esistenziale, rifiutò di cedere ai fascisti il brevetto di un'arma così pericolosa; aveva il Papa dalla sua (e che i due fossero amici è testimoniato dalla figlia, che ricorda una celebre udienza in Vaticano nel '33. Non dimentichiamoci poi che fu Marconi l’ideatore della Radio Vaticana. Con il Pontefice era dunque in strettissimo rapporto). Pochi mesi dopo, prosegue la storia, il fisico moriva improvvisamente, solo e dimenticato (in realtà non era affatto solo; al suo capezzale c'erano il medico e la figlia Degna), portandosi nella tomba i segreti di quest’ipotetica arma. In ogni caso, Mussolini qualcosa sapeva; ed anche i nazisti, in conseguenza: forse per volere dello stesso Duce o, peggio ancora, grazie ai maneggi della Gestapo. Solo l'anno scorso si è scoperto, difatti, che Claretta Petacci, l'amante di Mussolini, spiava il Duce e passava informazioni alla polizia segreta nazista (6); secondo uno studio dello storico Marino Viganò, la Petacci avrebbe passato al Reich documenti trafugati fra il 1944 ed il 1945, ma, aggiungiamo noi, non si può escludere che le azioni spionistiche andassero avanti da anni. Non si spiegherebbe altrimenti l'episodio che stiamo per raccontare.

Nel libro Situation red, the UFO siege! (7) Leonard Stringfield, il primo fra gli ufologi a dare credito, vent'anni fa, alle rivelazioni militari sugli UFO-crashes, cita en passant un episodio sbalorditivo. Scriveva Stringfield nel 1977: "Secondo una fonte piuttosto attendibile, il figlio di un ex membro del Ministero degli Interni degli Stati Uniti che lavorava per il servizio segreto in Germania nell'estate del '39, un avvenimento estremamente insolito avvenne nella città di Essen. Nell'ora di punta del traffico si fermò tutto ciò che era elettrico e meccanico: automobili, autobus, tram, motociclette, orologi. Il padre, che era ad Essen, ricordava che quando il momento di depressione fu al culmine, durante una decina di minuti, le automobili non erano nemmeno in grado di suonare il clacson". "A quei tempi", prosegue Stringfield, optando però per la tesi ufologica, "la risposta era scontata: una manovra sperimentale delle armi segrete di Hitler! I giornali tedeschi non parlarono dell'episodio, ma i dati informativi che descrivevano gli effetti dell'arma sospetta furono trasmessi a Washington agli enti competenti". Conclude Stringfield: "Naturalmente il tempo a dimostrato che i tedeschi non possedevano un'arma di tale potenza, altrimenti la guerra avrebbe avuto un esito disastroso per gli Alleati". Se questa storia non è una panzana, forse Stringfield si sbagliò: gli UFO centravano solo indirettamente; il black out di Essen era stato realmente causato dal raggio della morte che i nazisti avevano - forse - sottratto ai fascisti. Cronologicamente, tornerebbero i conti con la progressiva militarizzazione nazista del Gabinetto RS/33 sul finire del ‘39 e con certi esperimenti di radiodisturbo effettuati dai tedeschi, i più famosi dei quali videro la costruzione di dischi volanti infuocati e radiocomandati (le feuerball o palle di fuoco), che interferivano con i radar ed i motori degli aerei (8).

Certo, sappiamo che il raggio della morte, se mai è esistito, non venne portato a termine; forse, come per le V-7, ci volle troppo tempo per perfezionarlo, o fu impossibile gestire una simile tecnologia avanzata.

IL GIORNO DOPO LA ROSWELL ITALIANA

Molto probabilmente, lo abbiamo già detto nel precedente articolo, i files fascisti diedero un impulso alla costruzione dei dischi volanti nazisti, le V-7. Che i tedeschi iniziassero nel 1941 a costruire velivoli discoidali, in tutto e per tutto simili agli UFO, è un dato di fatto confermato pubblicamente, negli anni Cinquanta, da diversi personaggi che presero parte a questi esperimenti, dal pilota Rudolph Schriever, la cui V-7 venne testata a Praga il 14 febbraio 1945, all'ingegnere milanese Giuseppe Belluzzo, che ammise di avere costruito i velivoli discoidali, ad Andrea Epp, ingegnere del Reich che costruì un minidisco a Bremerhaven nel ‘43, con il quale sognava addirittura di colonizzare la Luna e che nel maggio del 1969 ne presentò la ricostruzione alla fiera di Padova (9).

I diversi autori, come pure gli storici che si sono occupati della vicenda quali Rudolf Lusar (10), concordano nel ritenere che lo sfondamento del fronte russo impedì al Reich di perfezionare quella che oggi definiremmo retroingegneria aliena; i dischi volanti nazisti vennero distrutti dai tedeschi o - in minima parte - recuperati ed occultati dai russi (che negli ultimi cinquant'anni, difatti, ne hanno costruito diverse versioni, dai modelli Rossyia all'Ekip, tutte scarsamente funzionanti).

Ma il ricordo delle ricerche nazi-fasciste in qualche modo rimase, presso i vertici militari Alleati. E certamente contribuì a diffondere, presso certi strati dell’Intelligence russo-americana, la credenza che gli UFO fossero in realtà prototipi di brevetti nazisti sviluppati dalla controparte, durante la Guerra Fredda. A cominciare dall’avvistamento di Kenneth Arnold.

Già perché nel 1933 due ufficiali nazisti, Walter e Reimar Horten, iniziavano a progettare degli ordigni triangolari. Costruirono i primi prototipi nel 1936 a Cologna e ne testarono i successivi sviluppi a Goettingen nel ‘44; erano degli UFO terrestri a forma di V, detti ali volanti o modelli Horten (11).

Alla fine del conflitto, l’Horten cadde nelle mani degli americani e venne nascosto nella base di Silver Hill, nel Maryland. Grazie a quel modello, gli USA realizzarono nel 1947 l'ala volante Northrop, e molti anni dopo lo Stealth. Quando, proprio nel 1947, esplose la mania dei dischi volanti, quei pochi ufficiali dell'Intelligence che erano al corrente di questi progetti, e fors’anche dei files fascisti, pensarono che gli UFO altro non fossero che armi segrete. Kenneth Arnold diceva di averne visti nove, di questi ordigni e, sebbene la stampa li raffigurasse circolari e a coda di rondine, avevano la forma di una mezzaluna (basti vedere i disegni originali del pilota americano). Erano probabilmente i nove Northrop Flying Wing Bombers costruiti nella celebre base (ritenuta "degli UFO") di Muroc. L'US Aire Force in seguito fece sparire ogni traccia di questo progetto (12). Ma c'è una prova, una rarissima fotografia che mostra i nove ordigni tutti in fila.

Tutto ciò nulla toglie all'ipotesi extraterrestre dei dischi, ma mi induce a riflettere su quanto poco si sappia, a distanza di oltre mezzo secolo, dei maneggi dei governi sui dischi volanti. Alieni e non.



TUTTI I MEMBRI, MINUTO PER MINUTO

Alfredo: misterioso personaggio cui è rivolta una lettera Stefani che fa riferimento al Gabinetto RS/33. Potrebbe trattarsi del giornalista milanese Alfredo Rizza, agente segreto dell’O.V.R.A. che agiva sotto uno pseudonimo numerico (203), come presumibilmente le persone implicate nei files fascisti.

De Santi: è probabilmente il più inafferrabile e sfuggente degli 007 fascisti, uomo di punta per i contatti con le spie naziste; per capire quanto fosse in gamba si pensi che, dopo la guerra, riuscì a spacciarsi per antifascista e venne persino premiato con una medaglia da De Gasperi in persona; per molti anni si pensò che non esistesse nemmeno; la sua esistenza venne poi provata al di là di ogni ragionevole dubbio solo l’anno scorso dallo storico Arrigo Petacco, che ha identificato in De Santis, Nostromo, Luigi Grassi, Grossi o David (tutti pseudonimi) un certo Tommaso David, colonnello di Frosinone fondatore del gruppo spionistico Volpi Argentate ed in seguito capo dei servizi segreti di Salò.

Marconi: credeva negli extraterrestri, ed ha rilasciato al riguardo diverse dichiarazioni; riteneva si potesse comunicare con loro via radio; inoltre, dopo i fatti del ‘33, ebbe un misterioso incontro in America con David Sarnoff, persona di spicco dell’Intelligence USA (coinvolto nell’ondata di razzi fantasmi del ‘46 e nello studio di un celebre avvistamento UFO filmato nel 1966).

L’O.V.R.A.: secondo Mister X il Gabinetto avrebbe avuto il pieno sostegno dell’O.V.R.A. Tutto ciò è plausibilissimo. Fra il 1931 ed il 1933 la polizia segreta di Mussolini visse la sua fase di massimo attivismo. Nucleo portante di tutta la struttura fu proprio la Lombardia, ove sarebbe stato recuperato il disco; la sola Milano coordinava con 24 agenti la rete lombarda, diretta da Francesco Nudi, dal commissario Tommaso Petrillo e dal commissario aggiunto Giovanni Di Salvia. Forse era di Di Salvia (e non di De Santi) la sigla ‘D.S.’ che appare in uno dei files fascisti.

Zerbino: è il nome che appare, per esteso ed in sigla, in calce ad alcuni documenti fascisti (la firma non è particolarmente leggibile e, paradossalmente, potrebbe invece corrispondere a Foschini, capo dei servizi segreti SID durante la Repubblica di Salò); ma è anche il nome di una villa ove Marconi era solito trovarsi con alcuni suoi amici altolocati, quella dei marchesi Gropallo di Genova. Zerbino era forse il nome in codice di Marconi? O il nome di un covo del Gabinetto RS/33?



L’INCHIESTA

D’ORDINE DEL DUCE: ‘TACITARE’ I TESTIMONI

Nuove ricerche d’archivio dimostrano in maniera inequivocabile la connection fra Guglielmo Marconi ed i professori del Gabinetto RS/33. Ed intanto si scopre che all’epoca degli avvistamenti UFO il Duce ordinò che sparissero tutti i testimoni. Con le buone o con le cattive...

Autore: Alfredo Lissoni

A seguito del clamore suscitato dai files fascisti su molti media nazionali, ai primi di maggio chi scrive riceveva una richiesta di incontro da un pilota militare di Milano, incuriosito dai carteggi del Gabinetto RS/33. Al colloquio partecipava anche il collega Gigi Barone, mio braccio destro nella gestione della sezione milanese del CUN. Il nostro interlocutore, del quale ovviamente rispettiamo la richiesta di anonimato, era non solo un esperto di Intelligence militare, ma anche un appassionato di storia contemporanea e collezionista di documenti del Ventennio. Era dunque in grado di poterci fornire utili indicazioni sui carteggi mussoliniani. Gli mostrammo i documenti e questi ci confermò l’esattezza di alcune procedure, come ad esempio la dizione lampo, realmente in vigore presso i militari, come indicazione d’urgenza di un documento; ma rimase scettico sul grado di segretazione dei telegrammi Stefani e della nota personale del Senato, etichettati riservatissimi e riferiti all’atterraggio di un UFO in Lombardia; il nostro interlocutore ci fece notare che per eventi di quel tipo sarebbe stato più appropriato un grado di copertura assai più severo, quali segreto o segretissimo, e ci fece presente che, a tutt’oggi, queste classifiche non sono che le più basse, in quanto ne seguono almeno altre dieci ancor più imperscrutabili.

LA RUOTA VOLANTE TEDESCA

Chi scrive, stimolato dalla considerazione, ha deciso di puntare parte delle proprie indagini in quella direzione.

Appariva difatti palese, sulla falsariga di quanto accadde molti anni dopo a Roswell, che le autorità governative inizialmente non avessero valutato appieno l’importanza dell’evento ufologico. E, pur operandone una pronta censura, non avevano adottato misure di segretezza ancor più rigorose, come sarebbe stato invece militarmente imponibile. In realtà questo atteggiamento un po’ contraddittorio, grazie al quale vi sono state le fughe di notizie che ci hanno permesso di ricostruire la faccenda seppure con 67 anni di ritardo, era stato confermato anche dal fantomatico Mister X. Egli, in una lettera inviata ad un’altra pubblicazione del settore, dichiaratasi scettica sui files, aveva sottolineato che solo occasionalmente il Gabinetto RS/33 aveva sposato l’oltremodo destabilizzante tesi degli UFO; la credenza dominante era che i misteriosi velivoli non convenzionali altro non fossero che armi segrete di qualche potenza straniera. Ma quale? Il fatto che nei telegrammi Stefani sul recupero di un disco in Lombardia comparisse la dicitura riservatissimo anziché segretissimo poteva essere spiegato solo con la credenza che l’UFO fosse stato scambiato per un’arma sconosciuta, italiana oppure tedesca. Per avvallare questa tesi avevo bisogno di prove, che, puntualmente, sono arrivate. Dopo una massacrante ricerca libraria chi scrive ha rinvenuto un tomo del 1930, a firma E. Roggiero ed edito per i tipi della milanese Hoepli, dal titolo "Enimmi della scienza moderna". Il volume, che si occupa della tecnologia all’epoca del Fascio, ad un certo momento accenna alla colonizzazione dello spazio, che sarebbe stata resa possibile grazie... ad un disco volante tedesco!

"Il tedesco Nordung propone in un suo libro di impiegare la forza motrice del sole, catturata per mezzo di specchi raccoglitori dei suoi raggi, per innalzare nelle regioni supreme una ruota volante che potrà contenere nel suo interno viaggiatori aerei", commentava brevemente il testo, che però presentava due disegni dell’ordigno, dalla forma inequivocabile. Essendo il libro del 1930 era chiaro che il prototipo tedesco, in tutto e per tutto simile ad un moderno UFO, fosse antecedente a quella data. La Regia Aeronautica Militare italiana, che della Germania era buona amica, era certamente al corrente dell’esistenza di questo ordigno; è lecito dedurne che quando l’UFO lombardo atterrò sul nostro suolo, le alte sfere del fascismo che ordinarono il recupero pensassero a qualche prototipo proveniente dalla vicina Germania (in linea d’aria nemmeno troppo distante dall’Alta Italia). Ciò spiegava le procedure di segretezza non particolarmente restrittive, come pure le fughe di notizie.

Non solo. Nello stesso periodo (per la precisione il giorno precedente l’atterraggio lombardo) la rivista "Il Balilla" aveva pubblicato le foto di un curioso prototipo nostrano, l’aeroplano tubolare di un certo ingegner Stipa, dalla forma assai dissimile dagli aerei tradizionali. Forse vi fu chi, trovandosi di fronte al disco della Lombardia, pensò a qualche nuova diavoleria nostrana.

FAR SPARIRE I TESTIMONI

La disillusione sarebbe però arrivata da lì a poco, quando i servizi segreti del Duce si sarebbero trovati dinanzi a qualcosa di veramente alieno alla nostra cultura (mai termine fu più appropriato). E lo si ricava dal violento cover up imposto subito dopo: rifusione di piombi giornalistici; completa censura della notizia sulla stampa nazionale; arresto dei testimoni, allerta di tutti gli uomini dell’OVRA lungo tutta la penisola. E soprattutto, pesanti sanzioni e procedimenti contro chi si fosse azzardato a spifferare qualcosa. E così il prefetto Bruno di Milano veniva tutt’a un tratto "promosso e spostato" e sostituito dal triestino Gaetano Laino; assai più sfortunato tale Moretti, al quale si accenna in una missiva Stefani rilasciata da Mister X ed indirizzata ad un certo Alfredo; Moretti presumibilmente fece una brutta fine (nel testo si accenna anche ad un "caso analogo precedente conclusosi col ricovero in manicomio"). Di quest’ultimo, possiamo dire di averlo identificato con buona approssimazione. Si chiamava Ugo Moretti, viveva a Roma, era un giornalista palesemente di regime (e questo spiega come potesse essere al corrente dell’esistenza del Majestic 12 fascista); scriveva per un giornale per ragazzi, intitolato "Anno XII" (poi "Anno XIII"). Evidentemente, pensando di non combinare nulla di male, ebbe a scrivere del Gabinetto RS/33 o degli avvistamenti UFO; che fine fece non lo sappiamo, ma la lettera divulgata da Mister X adombra i sospetti più cupi: se ne doleva, nella missiva, un cronista della Stefani (la cui firma è peraltro la stessa dei telegrammi dell’atterraggio del ‘33 e della lettera a Ciano circa gli avvistamenti veneti del ‘36) a quell’Alfredo, probabilmente un collega di Milano, forse pure egli collaboratore di "Anno XII".

Abbiamo controllato la lista degli "Alfredo" collaboratori di "Anno XII": ne esistevano solo due, uno a Milano, Alfredo Liotto; ed uno a Messina, Alfredo Occhio.

Una brutta fine deve aver fatto anche il pilota francese che sulle Alpi Marittime ebbe a filmare o fotografare un UFO (qui Mister X è stato evasivo). L’anonimo divulgatore dei files fascisti ha difatti inviato ad altra pubblicazione, a mo’ di sfida, un ritaglio di giornale senza data, che smentiva "ipotesi straniere sulla scomparsa di un aviatore". "In seguito alla scomparsa di un sergente aviatore francese, che non ha fatto ritorno da una gita sulle Alpi Marittime, alcuni giornali stranieri hanno avanzato l’ipotesi che egli, avendo sconfinato in territorio italiano, sia stato tratto in arresto dalle nostre autorità confinarie", riferiva il quotidiano. Aggiungendo: "Siamo in grado di smentire tali voci fantastiche, nessun arresto del genere essendo stato operato dai nostri reparti di frontiera". Mister X chiedeva all’ufologo di "dimostrare a sé qual è la sua stoffa di ricercatore. Dia un’occhiata alla fotocopia dell’articoletto che le invio. É dell’estate del 1933: riesce a scorgere l’anello che lo collega all’affaire del Gabinetto RS/33? La risposta sarà tanto sbalorditiva, inquietante ed intrigante che si complimenterà da solo per esserci riuscito (se ci sarà riuscito...)". Non ci risulta che il collega scettico ce l’abbia fatta. Ma noi del CUN, che siamo dei mastini, sì. Ed abbiamo trovato copia della notizia, che altro non è che (guarda caso!) un dispaccio Stefani, apparso sui giornali "L’Italia", "La sera" e "Regime fascista", rispettivamente del 13, 14 e 15 agosto 1933. Avendo scoperto poi che nel dossier che Mister X aveva inviato nel 1996 al "Resto del Carlino" erano elencati tutti gli avvistamenti fra il ‘33 ed il ‘40, compresi i casi fotografici sulle Alpi, era stato sin troppo facile capire quale fosse la colpa del misterioso gitante francese scomparso nel nulla: avere documentato il passaggio di un UFO.

A titolo di mera curiosità riporterò infine il fatto che quando Italo Balbo, uno dei vertici del Gabinetto RS/33, venne per sbaglio abbattuto dalla contraerea italiana durante un volo, vi fu chi insinuò che si fosse trattato di un evento premeditato ordinato segretamente dal Duce, in quanto il pilota italiano era palesemente antigermanico. Curiosamente nei files fascisti si accenna, con rammarico, proprio alla progressiva germanizzazione del Gabinetto RS, con tanto di esclusione degli italiani, a cominciare dai cronisti Stefani. Altra curiosità, Balbo, sin dal 1932, collaborava gomito a gomito con il professor Filippo Eredia, direttore dell’Ufficio Presagi della Regia Aeronautica (ovvero l’Ufficio Meteo); curiosamente quest’ultimo nel dopoguerra divenne uno dei classici UFOscettici d’ufficio...

LA CAMPAGNA STAMPA

Ma nelle mie ricerche d’archivio non ho trovato solo traccia delle sparizioni degli UFOtestimoni e dei giornalisti coinvolti negli eventi di quella travagliata epoca; ho trovato anche molte affermazioni che oggi si potrebbero rileggere come un ben preciso progetto di cover up portato avanti di pari passo con un apparentemente contraddittorio training ufologico, ovvero una progressiva acculturazione delle masse verso l’accettazione dell’idea dell’esistenza degli extraterrestri. Questo tentativo, messo in atto in questi ultimi anni dagli americani, era forse stato attuato a casa nostra già negli anni Trenta! Segno forse che la fazione extraterrestrialista del Gabinetto RS/33 premesse per una rivelazione diretta, pur se controllata e centellinata, mentre altri si opponevano. Non fu soltanto la "Cronaca prealpina" del 20 giugno del ‘33 a riferire, pochi giorni dopo il recupero del disco in Lombardia, dell’esistenza dei marziani (vedasi "UFO Notiziario" di marzo); la notizia era stata riportata, in maniera assai più circostanziata, anche sul quotidiano cattolico "L’Italia" del 21 giugno ed era palesemente un press release, un dispaccio stampa; dunque ripreso da più giornali per ordine del Duce! Nello stesso periodo diverse pubblicazioni allineate (e quali non lo erano?) avevano cominciato a bombardare i lettori con notizie astronomiche e di vita sugli altri pianeti, come la rivista "Il Balilla" che fra giugno e luglio del ‘33 dedicò all’argomento diversi servizi (e nel numero del 20-7-33 accennò chiaramente all’esistenza di "uomini su altri mondi"); o come "L’italiano", che nel settembre dello stesso anno pubblicò la notizia che Marte era abitato. Ma, quasi a voler creare a bell’apposta confusione, da altre parti fioccarono anche le smentite (la rivista "L’Illustrazione italiana" del 3-9-33 pubblicò un romanzo di Lucio D’Ambra, "Angioli della fine di giornata", che derideva la vita negli altri pianeti) e le insinuazioni sull’esistenza di armi segrete, custodite in hangar altrettanto occulti, come il pezzo apparso a pagina tre de "La Stampa" del 17 giugno del 1933 ed intitolato "I rifugi degli aerei, hangars nascosti". Questa era certamente la fazione militarista (Balbo in testa?) che propagandava il mantenimento della credenza della supremazia aerea dell’Italia fascista; ed esultava nel leggere titoli quali "L’ammirazione francese pel successo delle Ali fasciste", apparso su "La Stampa" due giorni dopo la scomparsa nel nulla del pilota UFOtestimone. Essi non potevano certo tollerare che si mettesse in discussione la nostra supremazia aerea. Qualsiasi evento contrario andava negato, i testimoni fatti scomparire.

Ma a sparire in quegli anni furono anche i carteggi.

OCCULTARE I DOCUMENTI

Nei diari di Ciano, che peraltro vanno dal 1939 al 1943, non vi è traccia del Gabinetto RS/33. Comprensibile, trattandosi di una commissione segreta. Più facile invece che ve ne fosse accenno in quelli della Petacci, che era solita annotare fedelmente il contenuto di tutte le conversazioni avute con il suo amante, Mussolini. Tale materiale (due scatoloni contenenti duecento lettere del Duce ed un diario comprendente eventi storici dal ‘33 al ‘45) è stato sequestrato nel 1950 dai carabinieri e tutti gli incartamenti sono stati segretati dal governo dell’epoca; nonostante le vibrate proteste degli storici (Luciano Garibaldi ed Alessandro Zanella in testa) nonché degli eredi della famiglia Petacci, su quelle carte è calato un incomprensibile velo di segretezza; una sentenza della Corte di Cassazione del 12 aprile 1956 ha attribuito le carte allo Stato "in quanto contengono riferimenti alla politica estera ed interna in Italia" (e dunque anche alla commissioni segrete!) ed un decreto (dpr) del Presidente della Repubblica, datato 30 settembre 1963, ha stabilito in 50 anni la durata dei "segreti di stato". In realtà quel lasso di tempo è già trascorso ed ora sarebbe possibile visionare queste carte interessantissime, che potrebbero forse fornire ulteriori indizi anche a questa intricata vicenda; ma sfortunatamente quando gli storici Garibaldi e Zanella il 18 aprile 1995 hanno rivolto istanze all’Archivio di Stato ed ai ministeri dei Beni Culturali e dell’Interno, si sono sentiti rispondere dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano (PDS) che "le carte contenevano situazioni puramente private di persone, per le quali il dpr stabilisce una segretazione ancor più severa: 70 anni" (avevo avuto conferma dell’esistenza di queste procedure all’epoca delle mie ricerche presso l’Archivio di Stato di Milano). Garibaldi e Zanella non si sono arresi ed hanno chiesto ripetutamente di visionare dunque i soli diari, rivolgendo ulteriori richieste ai ministri del governo Dini, ma la risposta è stata sempre negativa, l’ultima volta con il pretesto che, a seguito di un’istruttoria (condotta da chi? e quando?) "non erano state individuate notizie attinenti al campo di ricerca degli studiosi"! (Palese bugia. Fonti indipendenti quali lo storico Ricciotti Lazzero confermano che nei diari si trattava addirittura degli accordi segreti con Winston Churchill). L’esistenza del Gabinetto RS/33 è probabilmente documentata in quelle carte, la cui derubricazione in passato venne caldeggiata, invano, anche dal celebre Enzo Tortora. Garibaldi e Zanella, che peraltro non si occupano di UFO, hanno dichiarato che "Claretta Petacci era una meticolosa annotatrice di ogni frase, di ogni parola del suo uomo; confidava al suo diario ciò di cui via via veniva a conoscenza" (e lo passava alla Gestapo, si è poi scoperto...). Facile che si parlasse anche degli UFO. Sfortunatamente la ricerca di documenti dell’epoca, indipendenti dai files di Mister X, è oltremodo spinosa; molti carteggi sono stati confiscati dai vari governi (nazista, americano, italiano del Dopoguerra); il resto è andato distrutto nei bombardamenti aerei (come i registri della questura di Milano o dell’aeroporto milanese di Bresso, presumibilmente coinvolti nel recupero UFO del ‘33).

IL MAJESTIC FASCISTA

Ulteriori ricerche, più fortunatamente, mi hanno però permesso di provare in maniera inequivocabile il legame fra Marconi ed il clan dei professori che studiavano gli X-files fascisti. Di questa insolita connection, occorre dirlo, Mister X non ha sinora fornito prove, non ha esibito alcun carteggio dell’epoca; semplicemente, nel settembre dell’anno scorso, aveva inviato all’ufologo scettico - reo di averlo stroncato sulla stampa - una memoria battuta al computer, contenente i nomi dei membri del Gabinetto RS/33. Nel foglio si leggeva: "Altri componenti furono, nel corso del tempo, i professori Dallauri, Pirotta, Crocco, Debbasi, Severi, Bottazzi e Giordani". Bisognava credere alla parola dello scrivente, non esistendo veline dell’epoca. Nei numeri di marzo e aprile di "UFO Notiziario" avevo poi sottolineato il fatto che due di questi nomi fossero stati scritti in maniera errata: Dallauri per Vallauri e Debbasi per De Blasi (segno che la memoria storica di Mister X non era infallibile). Nuove scoperte mi hanno dato ragione, dimostrando in più che Marconi era effettivamente in relazione con questi personaggi. Vediamo cosa è emerso dalle ricerche sui giornali dell’epoca. Il 14 agosto 1933, subito dopo la misteriosa scomparsa dell’aviatore francese UFOtestimone, il Gabinetto RS/33 aveva convocato una riunione straordinaria a Roma. La versione ufficiale data alla stampa per quell’incontro al vertice fu di una riunione dei "membri dell’Accademia d’Italia per la divulgazione di una memoria sulla propagazione di microonde a notevole distanza" (ovvero, sulla radiotelegrafia). Ma si parlò, probabilmente, anche del caso fotografico delle Alpi Marittime (non si spiegherebbe altrimenti l’urgenza della riunione, proprio il giorno dopo il fatto). A riprova che Marconi fosse in stretto contatto con il clan dei professori c’erano gli articoli apparsi sui quotidiani "Il mattino" e "L’Italia" del 15 agosto, che titolavano: "Si è riunita in seduta straordinaria la classe di scienze fisiche, matematiche e naturali della Reale Accademia d’Italia. Erano presenti le LL. EE. Vallauri, vicepresidente, Pirotta, Bottazzi, Severi, De Blasi, Giordani e Crocco. Assistevano anche il vicepresidente anziano Formichi ed il segretario generale Volpe. Presiedeva S.E. Marconi...".

A quali conclusioni giunse, dopo sette anni di studi segreti, il Gabinetto RS/33 non ci è dato di saperlo. Se fosse ancora vivo il colonnello Corso forse ci parlerebbe di retroingegneria aliena del Ventennio; certo, un’esagerazione, ma comunque stupisce il fatto che uno dei Majestic fascisti, Gaetano Arturo Crocco, caldeggiasse in quegli anni e nell’immediato dopoguerra la possibilità fattiva e a suo dire dimostrata di volare nello spazio; come cosa fatta. Con un sin troppo sospetto ottimismo egli, secondo quanto riferisce lo storico della scienza Franco Fiorio, "dimostrò sin dal 1950 (!) come, mediante uno sfruttamento più efficiente della fusione nucleare, fosse possibile raggiungere velocità quasi-luce e varcare i confini del nostro sistema solare; fino a distanze equivalenti a 34 anni-luce, contenenti circa 480 stelle come il nostro sole, ciascuna delle quali rappresenta un sistema comprendente molti pianeti". Prima ancora che esplodesse il fenomeno dei dischi volanti, Crocco ne conosceva già un plausibile funzionamento. Solo per coincidenza? Ne dubito...



Ed i caccia del Regno inseguirono gli UFO

FILES FASCISTI: NUOVE EVIDENZE



La ricerca sui files fascisti non smette mai di stupire. Le indagini CUN stanno ancora andando avanti, ed i risultati che ogni giorno ricaviamo dimostrano come si sia appena scalfita la punta di un iceberg. In primo luogo, l’esame chimico degli unici originali in possesso degli ufologi - i files veneti del ‘36, recapitati anonimamente a Roberto Pinotti - ha dato esito positivo: i documenti sono autentici; abbiamo così lavorato molto anche in questa direzione, cercando di rintracciare i testimoni coinvolti. Non abbiamo avuto fortuna, in quanto, dai nominativi forniti nei carteggi del ‘36, non vi è più alcun Tolmini a Venezia-Mestre; quanto ai Venanzi (altro nome che appare citato nei files), delle uniche due famiglie rimaste, una non viveva in Veneto negli anni Trenta e l’altra non ha mai avuto a che fare con avvistamenti di alcun tipo. Un testimone indipendente, non citato cioè nei documenti, che aveva assistito a quell’evento pubblico e plateale - la comparsa di un sigaro e di due sfere nel cielo veneziano il 22 agosto 1936 - il nostro Pinotti lo ha comunque rintracciato; un secondo spettatore potrebbe essere il misterioso "C.H. di Mestre" che, nel dicembre del ‘43, scrisse alla rivista teosofica "Arcobaleno" (diretta dal gruppo contattista milanese che oggigiorno edita "Nuove albe, nuovi tramonti") chiedendo lumi sull’esistenza di forme di vita extraterrestre sugli altri pianeti. É solo un’illazione, ma il fatto che proprio un cittadino di Mestre - la città degli avvistamenti UFO del ‘36 - decidesse di ricorrere ad una rivista specialistica e così a circuito chiuso quale "Arcobaleno" (che era stata messa fuori legge dal Regime per certe tematiche che oggi definiremmo contattistiche), adombra più di un sospetto.

CERCANDO NUOVE PROVE

Ho poi indagato sui presunti "bollettini ufficiosi meteorologici" che il Gabinetto RS/33 inviava alla Stefani di Milano (secondo quanto scritto in uno degli ultimi documenti divulgati da Mister X), presumibilmente tra il 1933, anno dell’atterraggio lombardo, al 1940, periodo in cui tutta la documentazione sarebbe stata acquisita in toto dai nazisti. Nella "nota personale riservatissima" che riferiva dell’atterraggio del ‘33 si citava espressamente l’Osservatorio astronomico di Milano Brera; esso era incaricato della diffusione di versioni tranquillizzanti (passaggi di meteore), atte a coprire gli avvistamenti UFO. É stato là che chi scrive ha indirizzato parte delle proprie indagini. Presso la Biblioteca di Brera, una delle due più fornite di Milano, quel bollettino però non risultava. La possibilità di trovarlo era peraltro minima, trattandosi di documenti non ufficiali, quindi coperti dal segreto; certo, sarebbe stato un colpaccio. C’erano invece: il bollettino dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geotermica di Roma (nel ‘36 attivo come Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica); quello degli Atti Ufficiali Prefettura di Milano; il Bollettino parlamentare; quello dell’Aviazione Civile, quello della Specola Vaticana; il Bollettino Ufficiale del CNR. Parte di questi documenti non erano disponibili alla consultazione, parte si riferivano a periodi storici precedenti o posteriori la durata del Gabinetto fascista. Dopo questo buco nell’acqua indirizzai le ricerche presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico di Brera. Anche là non risultava alcun bollettino o bullettino, né astronomico né meteorico, riferibile ai files fascisti. C’erano invece gli "Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino", che documentavano le condizioni meteo del giorno dell’atterraggio del ‘33: una giornata piovosa, preceduta, il giorno prima, da un temporale. Un po’ poco per ipotizzare, come hanno fatto altri, un UFO-crash stile Roswell (che alcuni vogliono causato da un fulmine che avrebbe colpito l’UFO).

Non venivano riferiti eventi strani (passaggio di bolidi, sismi, globi nel cielo) nel "Bollettino Sismico Macrosismi" del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica di Roma; né, circa i fatti del ‘36, nell’Estratto del "Bollettino del Comitato per la Geodesia e la Geofisica del CNR" (contenente i risultati delle 164 osservazioni del cielo e del sole condotte da alcuni scienziati nel ‘36 sul Monte Rosa, durante i test per misurare la radiazione solare diretta, diffusa e globale). Insomma, sulle pubblicazioni interne di astronomia non vi era alcun riscontro circa i fatti del ‘33.

Maggior fortuna abbiamo avuto invece con Marconi, grazie al rinvenimento di un rarissimo volume, scritto durante il fascismo dal giornalista di regime Mario La Stella, che documenta dati alla mano la passione del premio Nobel per gli extraterrestri. Il testo in questione si intitola "Marconi - mago dell’invisibile, dominatore degli spazi" ed è stato pubblicato dalle edizioni sarde Aurora nel 1937, poco prima della scomparsa del fisico.

In realtà, la voce che Marconi credesse negli alieni circolò in Italia anche negli anni Sessanta (l’11 maggio 1966 il giornalista Pietro Cimatti ne accennò molto brevemente sulla "Settimana Incom"); La Stella riporta invece due dichiarazioni dello scienziato, apparse rispettivamente sul "Daily Mail" del 26-1-20 e sullo "Evening Standard" del 15-12-31, con cui si riferiva e della ricezione di radiomessaggi alieni, alcuni dei quali simili a lettere dell’alfabeto, dallo spazio esterno; e dell’effettiva possibilità di comunicare "tramite le onde hertziane" con altre intelligenze.

Alla luce di queste prese di posizione, non stupisce dunque che Mussolini pensasse proprio a Marconi, come vertice del Gabinetto RS/33.

Proseguendo nella ricerca storica, abbiamo avuto ulteriori conferme anche dell’interesse strategico dei servizi segreti fascisti per le misteriose aeronavi; non solo l’Italia rivestiva un ruolo prioritario nella conquista degli spazi aerei, all’epoca; era in realtà dal secolo precedente che il nostro Paese tentava di potenziare il proprio apparato aereo, come ribadiva la Domenica del Corriere del 29 gennaio 1899, inneggiando ad un siluro volante costruito dal tenente Giampietro Vialardi, dell’Università di Pavia, nel tentativo di "gettare le basi per una Società aeronautica italiana". Vialardi custodiva a Milano un prototipo in alluminio a metà strada tra un dirigibile ed un aereo; ideale continuatore delle sue opere fu, agli inizi del Ventennio, quel Gaetano Arturo Crocco della Società Italiana Razzi, scelto per merito come membro effettivo del Gabinetto RS/33.

E GLI ARCHIVI BRUCIATI

Riferimenti più precisi verso un’organizzazione così bene articolata ed efficiente, quale si andava configurando ogni giorno di più il Gabinetto RS/33, dovevano essere rimasti nei vari archivi storici. Decisi così di concentrare le mie ricerche sugli archivi delle strutture coinvolte

nel recupero lombardo del disco del ‘33. Copia dei documenti, o dei registri che annotavano la presenza degli stessi, dovevano esistere, per legge e per regolamento bibliotecario. La ricerca si restringeva così a tre strutture ben precise: gli archivi della Prefettura, dei Carabinieri, della Questura. In Prefettura, ove legalmente il segreto di Stato decade dopo cinquant’anni (settanta in caso di privacy) non trovai nulla, probabilmente perché i files fascisti (che presumibilmente avvisavano il prefetto del recupero del disco, come è riferito nella "nota personale riservatissima") erano stati spediti all’archivio ministeriale di Roma, da prassi. Quanto ai Carabinieri, un maresciallo, che ho agganciato casualmente durante le ricerche, per poco non mi è scoppiato a ridere in faccia quando gli ho chiesto come arrivare alla documentazione (prudentemente, avevo evitato di dire che si trattava di avvistamenti UFO, preferendo parlare di aerei spia Alleati...). "Su questi fatti c'è sempre il segreto militare", è stata la prevedibile risposta. Quanto alla Questura, una laconica nota sui registri prefettizi avvisava, stile X-files, che "tutti i carteggi dal 1900 al 1943 erano andati distrutti in un incendio". Ma alla fine la costanza è stata premiata e, sempre dagli archivi della Prefettura, sono emersi due dossier dalla dicitura assai intrigante: "Aeroplani sospetti - Segnalazioni 1931 - 1933 - 1934 - 1935" (ma si arrivava sino al 1938). Erano tutti documenti originali che, pur non menzionando in alcun modo i files milanesi del Gabinetto RS/33, riferivano di alcune centinaia di sorvoli anomali nell’arco di sette anni, in tutta Italia. La sigla UFO ovviamente all’epoca non esisteva; si parlava di "velivoli non identificati". Nei circa 500 telegrammi alla Prefettura da me visionati, riferibili ad altrettanti casi, vi erano "UFO" (nel senso lato del termine) di ogni genere: aerei di contrabbandieri, aerei spia o velivoli da turismo che sovente, a causa della quota, delle condizioni meteo o della velocità, non si riuscivano ad identificare; in molti casi, dunque, partiva l'allarme aereo, per le intrusione non autorizzate. Le violazioni del nostro spazio aereo venivano immediatamente segnalate ad una rete di sorveglianza ben precisa (che anticipò di anni quella del Project Twinkle americano); la stessa che, molto probabilmente, venne utilizzata dal Gabinetto RS/33, in quanto attiva ed operativa.

VELIVOLI NON IDENTIFICATI

Per quanto riguardava il capoluogo lombardo, venivano immediatamente allertati la Regia Prefettura (per "Intelligenza Milano", con coinvolgimento cioè dei servizi segreti), gli Uffici di milanesi di Cinisello, Piazza Napoli, Ghisolfa e Arena, il Comando Difesa, gli aeroporti di Taliedo (centro radiotelegrafico) e Bresso, la Questura. Talvolta i telegrammi venivano inoltrati in copia anche al Centro di Raccolta Notizie del Viminale a Roma (con la dicitura "cta precdnz asslt", consigliata precedenza assoluta). Ovviamente mi resi subito conto che in larga parte gli avvistamenti si riferivano a violazioni aeree ben terrestri (spesso gli aerei in seguito venivano identificati e bloccati; molti erano svizzeri), giudicate particolarmente allarmanti nel clima dittatoriale dell’epoca. Non tutti i telegrammi erano però identici, ed i toni e gli allarmi erano tali da lasciare supporre che la "mancata identificazione" dipendesse a volte da ben altro motivo. Una minima ma consistente parte dei telegrammi inviati ai servizi segreti descrivevano velivoli decisamente atipici (da qui, probabilmente, la richiesta formale dell’inoltro all'Intelligence). Facciamo alcuni esempi: "24 luglio del '34 - Precedenza assoluta su tutte le precedenze - Allarme aereo - Comando aeroporto presso prefetti Lombardia - Centro raccolta notizie Viminale Roma". Sondrio segnalava l’avvistamento di un "velivolo non potuto identificare", a quota altissima, apparso sopra la città alle 8.55; venivano allertati gli Uffici milanesi dell’Arena, gli aeroporti di Bresso e Taliedo e la Questura. Altro caso: 5 aprile 1934, telegramma urgente da Genova. Il Semaforo (cioè il punto di osservazione aerea) di Portofino segnalava alle 16.15, sulla rotta aerea di Genova tre ordigni sconosciuti diretti a nordovest. Un minuto dopo gli ordigni diventavano due e venivano avvistati da diversi punti d'osservazione della città: Punto Mesco e Semaforo Genova. 18 maggio 1933; era la volta di un ordigno a quota "altissima", che proveniva dalla Svizzera e si dirigeva verso Como e Milano. 3 giugno del '33: la camicia nera milanese Agosti inviava un fonogramma dal posto di osservazione Solferino chiedendo l'allarme aereo. 8 luglio 1933; erano le 10.55 e due "velivoli sconosciuti", che si differenziavano dai comuni aerei perché invertivano di botto la rotta, sorvolavano Valona. Il 17 agosto 1933 il console Pagani avvisava del sorvolo di un ordigno, su Milano. "Per misure precauzionali ho fatto alzare la pattuglia di allarme", concludeva il fonogramma.

Dall’esame dei files più propriamente ufologici (69 su 500) emergeva innanzitutto il fatto che a Milano, come del resto nelle prefetture di tutta Italia, arrivavano in copia i telegrammi contenenti gli avvistamenti; ciò significa che non esistono 500 telegrammi per la sola Milano, ma per tutta Italia. Di questi, sono una ridottissima parte poteva essere a sfondo ufologico, per un periodo compreso fra il 1933 ed il 1937. Non vi erano files degni di rilievo nell’annata 1931; non appariva dunque casuale che le prime schedature risalissero al 1933, anno della nascita del Gabinetto RS/33.

I punti di osservazione (i Semafori) da cui provenivano principalmente le segnalazioni erano Capo Noli, Capo Mele, Portofino, Genova per la Liguria; l’aeroporto Mirafiori di Torino; quello di Ghedi a Brescia; Campoformido (UD); altre segnalazioni provenivano da Imperia, La Spezia, Savona, Ravenna, Varese, Aosta, Cuneo, Chiasso, Sondrio, Chiavenna, Littoria, Napoli, Palermo, Trapani. Tutta l’Italia era dunque rappresentata, ma solo 69 volte gli allarmi aerei furono tali da essere considerati decisamente anomali (e solo 9, secondo questa ricerca, potrebbero essere definiti ufologici in senso stretto). Questi 69 documenti sono sostanzialmente ben diversi dalle centinaia di altri da me visionati (ove ad esempio seguiva il riconoscimento degli aerei; a volte Genova confermava l'identificazione di velivoli francesi, Ciampino-Torre Orlando dei tedeschi e olandesi, Varese-Porto Ceresio degli svizzeri, ecc...).

In ogni caso quando i velivoli erano chiaramente identificabili, veniva segnalato a chiare lettere. Tranne in 69 casi. L'indagine dunque prosegue...



NON POSSIBILE IDENTIFICARE

Qui di seguito abbiamo raccolto tutte le segnalazioni anomale indirizzate all’Intelligence fascista. Sono 68 fra telegrammi e fonogrammi, sugli oltre cinquecento inviati alla Prefettura di Milano (ed in alcuni casi anche ai servizi segreti) da tutta Italia. Alcuni di esse si riferiscono ad episodi decisamente anomali, per i quali è stato necessario il coinvolgimento di più enti; per altre è assai più semplice ipotizzare una spiegazione convenzionale (da noi proposta a margine, per dare la dimensione statistica della documentazione). Sfortunatamente l’abuso dei termini "velivolo" ed "aereo" (in mancanza dell’allora inesistente sigla UFO) non facilita l’identificazione di taluni episodi. Circa la documentazione raccolta, abbiamo indicato con la sigla "fon" i fonogrammi, con "tel" i telegrammi. I fonogrammi non risultano inviati ai servizi segreti. Le voci in corsivo si riferisco ai casi più anomali, presumibilmente ufologici in senso stretto.

16-4-33 ore 10.10 (fon). Apparecchio "non possibile identificare" fa scattare l’allarme aereo su Milano. Il fenomeno si ripete alle 16.20, facendo nuovamente alzare la pattuglia aerea d’allarme.

13-5-33 ore 18.20 (tel). Ordigno dallo Spluga verso Milano e Como. Il fenomeno si ripete esattamente alla stessa ora, cinque giorni dopo. Probabile aereo.

19-5-33 ore 10.20 (tel). "Aeroplano sospetto" dalla Svizzera a Brescia. Allertati Sondrio, Milano, Brescia e Bresso.

3-6-33. Raffica di telegrammi per un "velivolo sconosciuto" che sfreccia a grande velocità e a quota altissima, attraversando in pochi minuti lo spazio aereo che dalla Svizzera porta a Como e Milano, descrivendo una rotta alquanto anomala; viene intercettato da terra alle 10.00 (da Sondrio), alle 10.10 (da Montespluga), alle 10.22 (da Milano Termine), alle 10.30 (Portoceresio). Alle 11.50 lo stesso ordigno (o uno analogo) punta verso la Svizzera (tornando dunque indietro). Lo spiegamento di forze è notevole. Alle "ore 5" un fonogramma della camicia nera Agosti avvisa che è stato decretato l’allarme aereo dalla postazione milanese di via Solferino.

8-6-33 ore 12.27 (tel). Portofino segnala "aeroplano sconosciuto" diretto a nordovest.

13-6-33 (due diversi tel). In mattinata un velivolo proveniente dallo Spluga si dirige verso Milano.

23-6-33 ore 9.20 (tel). Il brigadiere CC Pleavano segnala velivolo proveniente dalla Svizzera e diretto verso Como e Milano. Alle 20.25 un altro telegramma segnala un velivolo da Pontechiasso a Milano.

28-6-33 (fon). Il Console Soati del Comando Legione Antiaerea di Milano smentisce il passaggio di velivoli sospetti sulla città, a seguito di due fonogrammi di allarme inviatigli alle 10.45 e alle 11.13. Dov’è finito il "velivolo" misterioso?

1-7-33 ore 3 (fon). La camicia nera Giovanni Erri avvisa di un "allarme aereo". Nessun altro dettaglio disponibile.

8-7-33 ore 10.55 (tel). Velivoli che invertono la rotta su Valona (Albania, sotto tutela italiana).

17-8-33 ore 17.25 (fon). Apparecchio "non ben identificato" su Milano. Alzata la pattuglia aerea.

8-9-33 ore 10.10 (tel). Velivolo ad alta quota sopra Varese e Luino.

23-9-33 ore 17.45 (fon). Velivolo su Milano, che viaggia da nord ad est. Il Console Pagani (IIº Legione Milano) ordina il decollo della pattuglia d’allarme.

3-4-34 ore 14.00 (ben sette telegrammi). Velivolo su Imperia. L’ordigno viene segnalato alle 14.12 su Savona, mentre inverte improvvisamente la rotta e sparisce alla vista dietro il monte Madonna del Rio. Alle 14.20 viene segnalato un ordigno che evoluisce sopra Genova e poi sparisce alla vista. Si apprende che alle 13.32 il Semaforo di Genova ha avvistato "tre idrovolanti sconosciuti". Altri apparecchi ignoti avevano sorvolato il capoluogo ligure alle 11.28. Ancora avvistamenti alle 9.29 e alle 18.58 da Capo Mele (IM). Allertati tutti gli Uffici milanesi.

4-4-34 ore 13.26 (tel). Ordigno su Savona che inverte la rotta e sparisce.

18-10-35 ore 10.45 (tel). Il "Distaccamento Boccio Pellice" segnala un aereo ad alta quota diretto al Colle della Gianna (TO).

5-4-34 ore 16.15 (tel). Tre aerei sconosciuti su Genova. Alle 16.30 su Imperia.

12-4-34 ore 17.52 (tel). Velivolo sconosciuto su Imperia.

16-4-34 ore 10.23 (tel). Velivolo su Capo Mele. Alle 16.40 i carabinieri di Milano segnalano un ordigno su Varese.

20-6-34 ore 16.49 (tel). Velivolo sconosciuto su Capo Mele.

24-7-34 ore 8.55 (tel). Ordigno "non potuto identificare" ad altissima quota su Sondrio. Non viene allertata l’Intelligenza ma direttamente il Centro Raccolta Notizie del Viminale a Roma.

16-5-36 ore 15.30 (ben cinque diversi telegrammi). Aereo sconosciuto su Savona, notato da Capo Mele. Improvvisamente inverte la rotta e sparisce alla vista. Lo stesso ordigno, o un altro, era stato segnalato alle 15.10 a Punto Mortola, alle 15.16 a Capo Arma e alle 15.18 a Bordighera. Il telegramma dell’avvistamento delle 15.30 viene inviato due volte dal prefetto savonese Oliveri alla prefettura di Milano, all’Intelligenza, agli aeroporti di Taliedo e Lonate Pozzuolo; quindi, a tutti i prefetti del Regno.

17-5-36 ore 9.09 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera; altro avvistamento alle 9.18 su Imperia. Prob. aerei.

22-6-36 ore 12.09 (tel). Ordigno a quota altissima sopra Varese. Intelligenza non allertata.

28-6-36 ore 8.43 (tel). Ben sei "aerei sconosciuti" da Punto Mortola (IM) diretti a est.

2-7-36 ore 22.43 (tel). Aereo sconosciuto su Monte Circello, Littoria (oggi Latina). Intelligenza non allertata; avvisato Ministero dell’Interno.

17-7-36 ore 15.20 (tel). Aereo sconosciuto su Punto Mortola (IM). Fenomeno analogo alle 15.50 su Capo Noli. Prob. aerei.

29-7-36 ore 15.00 (tel). Un "aereo" proveniente dalla Francia sorvola Ventimiglia a quota bassissima (600 metri); poi viola la zona militare di Gouta e Baiardo. Nonostante la bassa quota, nessuno degli osservatori militari riesce ad identificare l’ordigno; per una strana "mancanza mezzi di comunicazione" (per un black-out?) la Centuria della Milizia Confinaria può avvisare solo in notevole ritardo le prefetture di La Spezia ed Imperia. Scatta l’allarme aereo.

3-8-36 ore 18.34 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

10-8-36 ore 17.08 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

19-8-36 ore 16 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

27-8-36 ore 9.45 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

30-8-36 ore 12.34 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Noli. Prob. aereo.

31-8-36 ore 10.35 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Mele. Volo regolare. Altra segnalazione da Genova alle 11.08 (Intelligenza non allertata).

1-9-36 ore 8.25 (tel). Ordigno su Bordighera diretto a nordest. Volo regolare.

8-9-36 ore 11.19 (tel. cifrato). Oggetto su Portofino. Intelligenza non allertata.

22-9-36 ore 15.37 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Noli.

13-10-36 ore 8.17 (tel). Aereo "indistinto"; allertato il Ministero degli Interni e la Sicurezza di Roma.

30-10-36 ore 12.25 (tel). Ordigno su Capo Noli. Prob. aereo.

22-1-37 ore 10.45 (tel). Aeroplano sconosciuto sorvola Bordighera. Prob. aereo.

13-2-37 ore 13.03 (tel). "Aero (sic) sconosciuto" su Savona.

18-2-37 ore 12.42 (tel). "Idro sconosciuto" visto dall’Osservatorio di Capo Noli.

13-3-37 ore 10.16 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera. Prob. aereo.

1-5-37 ore 11.10 (tel). Misterioso "rumore aereo" sopra Torino.

10-5-37 ore 9.33 (tel). Misterioso "rumore aereo" sopra Capo Mele.

19-8-37 ore 15.55 (tel). Ordigno proveniente dalla Francia diretto verso Torino; volava a quota altissima.

12-11-37 ore 14.55 (tel). Ordigno su Nuoro. Vengono allertate tutte le prefetture d’Italia ed il Comando Aeroporto Mirafiori di Torino.



Le ricerche sugli X-files di Mussolini vanno avanti ed ogni giorno nuovi elementi confermano l’autenticità dei documenti, delineando parimenti un quadro sempre più completo ed intrigante, composto da insabbiamenti, azioni di guerriglia e trame tessute per mettere a tacere una scomoda verità. Oggi i mass media, brutalmente censurati negli anni Trenta, si sono presi una rivincita "morale" dando ampio risalto a questo giallo del Ventennio: i documenti fascisti sono stati mostrati dal nostro Roberto Pinotti nello Speciale Tg1 andato in onda sabato 30 settembre ed interamente dedicato agli UFO, durante il quale, fra l’altro, l’Aeronautica Militare ha aperto i propri dossier. E la rubrica Tentazioni de "Il Giorno" ai files fascisti ha dedicato un’intera pagina il 7 settembre scorso, con una dettagliata inchiesta del giornalista Gabriele Moroni.

L’UFO NASCOSTO A VERGIATE

É stato proprio "Il Giorno" il primo ad ipotizzare, su mia indicazione, che il disco volante recuperato dai fascisti all’alba del 13 giugno del ‘33 fosse stato nascosto negli stabilimenti della Siai Marchetti di Vergiate o Sesto Calende, due località confinanti in provincia di Varese. Sono giunto all’identificazione del posto grazie ad una serie di elementi combacianti. In primo luogo, la zona dell’atterraggio doveva essere nel milanese o in Lombardia; lo dimostrava il fatto che le veline Stefani che riferivano del recupero partissero dall’Ufficio Telegrafico di Milano e non, ad esempio, da Roma o da una sede giornalistica periferica; Vergiate si trova in provincia di Varese; a cinque minuti di macchina c’è Sesto Calende, sul fiume Ticino, al confine con Novara. A Sesto Calende e a Vergiate (e nella vicina S.Anna) la Siai Marchetti aveva i propri stabilimenti ove venivano costruiti gli aerei militari. A Sesto vi erano gli uffici dirigenziali, a Vergiate gli stabilimenti veri e propri, a S.Anna i cantieri che in seguito ospiteranno la Decima Mas. A Sesto e Vergiate erano di casa Italo Balbo e Filippo Eredia, suo braccio destro. Balbo, lo apprendiamo dai documenti fascisti, era uno dei vertici del Gabinetto RS/33 (ed era in stretto contatto con Marconi, come dimostra un articolo su "La Sera" del 15-7-33, circa alcuni telegrammi amichevoli fra i due personaggi). La storia ufficiale ci dice che Balbo "era solito partire per le sue imprese aviatorie proprio da Sesto Calende" (meglio ancora: dal campo di volo dell’adiacente Vergiate). Filippo Eredia, responsabile dell’Ufficio Meteorologico di Stato (forniva a Balbo le condizioni atmosferiche per le trasvolate oceaniche) era di casa negli stabilimenti della Marchetti (vi sono foto che lo ritraggono a S.Anna). Dopo la guerra quest’ultimo divenne, curiosamente, uno dei più strenui scettici d’ufficio del fenomeno UFO. Ancora, altre indicazioni spingevano la mia attenzione nella zona di Varese. In primo luogo, il fatto che, dopo il recupero del disco, era stato proprio un giornale varesino, la "Cronaca Prealpina" del 20 giugno, a dare notizia con enfasi dell’esistenza di forme di vita su Marte in contatto con uomini della Terra; in secondo luogo il fatto che negli anni immediatamente successivi il dopoguerra continuasse a circolare nella zona la voce che a Vergiate fossero custoditi dischi volanti terrestri. Ho personalmente reinchiestato il caso di Tradate di Varese. Nel 1950 l’operaio Bruno Facchini di Abbiate Guazzone s’imbatté, in un bosco, in un disco volante sceso al suolo e nei suoi occupanti. A ricordo di quell’esperienza, Facchini portò sempre sull’addome gli effetti (da scossa elettrica) provocatigli da un fascio di luce sparatogli contro dagli alieni; conservò inoltre frammenti del disco volante, lasciati a terra dagli extraterrestri, intenti ad effettuare sul disco un lavoro di saldatura. Ciò che pochi sanno è che quando Facchini si imbatté nel disco, pensò subito fosse un prototipo americano

custodito a Vergiate. Proprio gli americani, che durante la guerra bombardarono ben nove volte lo stabilimento Marchetti di Vergiate tentando di distruggere qualcosa a tutti i costi, risparmiarono Sesto Calende, sebbene sorgesse accanto ad uno strategico ponte in ferro sul Ticino. Forse gli americani, venuti a conoscenza del fatto che negli uffici della Marchetti vi erano preziosi incartamenti, decisero di risparmiare Sesto. E a guerra finita, negli anni Cinquanta, l’US Air Force si affrettò a mettere le mani sugli stabilimenti di Vergiate, improvvisamente adibiti ad hangar manutentivi per gli aerei americani.

Altri elementi ancora mi spingevano ad investigare in questa direzione. Va detto che negli ultimi mesi diverse teorie sui files fascisti sono state veicolate su pubblicazioni varie; riguardavano in parte il crash (sebbene nei documenti si parlasse solo di atterraggio) del disco volante del ‘33; veniva avanzata l’ipotesi di un guasto causato da un fulmine, chiaramente ispirandosi al crash di Roswell. Sin dall’inizio della mia indagine era bastato controllare il bollettino meteo dell’Osservatorio di Milano Brera per escludere a priori questa ipotesi: quel giorno il cielo era semicoperto, occasionalmente piovoso. Non vi erano stati furiosi temporali. Ma proprio per questo motivo saltava subito agli occhi come una forzatura, una bugia male orchestrata, la notizia che un misterioso lampo di luce schiantatosi nella notte sullo "stradale tra Magenta e Novara" fosse un banale fulmine. L’unica pubblicazione che si azzardava a riportare la notizia (con un certo ritardo) era la Domenica del Corriere del 9 luglio; riferiva assai stringatamente di ben cinque operai, uno dei quali ferito molto gravemente, colpiti... da un unico fulmine!. Non poteva sfuggirmi la connessione con il documento senatoriale del Gabinetto RS/33 che imponeva di ricondurre il "fenomeno" ad una spiegazione astronomica. Non ho mai scritto prima di questa scoperta perché volevo esserne sicuro (in fondo, nei giorni immediatamente precedenti o successivi l’atterraggio dell’UFO vi erano state diverse convenzionalissime cadute di fulmini).

IL CASO MORETTI

Solo qualche mese fa ho potuto finalmente avere le prove definitive che da tempo cercavo. Un amico militare mi aveva fornito una mappa dell’Aeronautica americana che



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FILES FASCISTI, TROVATO L'HANGAR DEL DISCO

da UFO Notiziario di novembre - 2000. Articolo di Alfredo Lissoni

Le ricerche sugli X-files di Mussolini vanno avanti ed ogni giorno nuovi elementi confermano l'autenticità dei documenti, delineando parimenti un quadro sempre più completo ed intrigante, composto da insabbiamenti, azioni di guerriglia e trame tessute per mettere a tacere una scomoda verità. Oggi i mass media, brutalmente censurati negli anni Trenta, si sono presi una rivincita "morale" dando ampio risalto a questo giallo del Ventennio: i documenti fascisti sono stati mostrati dal nostro Roberto Pinotti nello Speciale Tg1 andato in onda sabato 30 settembre ed interamente dedicato agli UFO, durante il quale, fra l'altro, l'Aeronautica Militare ha aperto i propri dossier. E la rubrica Tentazioni de "Il Giorno" ai files fascisti ha dedicato un'intera pagina il 7 settembre scorso, con una dettagliata inchiesta del giornalista Gabriele Moroni.
É stato proprio "Il Giorno" il primo ad ipotizzare, su mia indicazione, che il disco volante recuperato dai fascisti all'alba del 13 giugno del '33 fosse stato nascosto negli stabilimenti della Siai Marchetti di Vergiate o Sesto Calende, due località confinanti in provincia di Varese. Sono giunto all'identificazione del posto grazie ad una serie di elementi combacianti. In primo luogo, la zona dell'atterraggio doveva essere nel milanese o in Lombardia; lo dimostrava il fatto che le veline Stefani che riferivano del recupero partissero dall'Ufficio Telegrafico di Milano e non, ad esempio, da Roma o da una sede giornalistica periferica; Vergiate si trova in provincia di Varese; a cinque minuti di macchina c'è Sesto Calende, sul fiume Ticino, al confine con Novara. A Sesto Calende e a Vergiate (e nella vicina S.Anna) la Siai Marchetti aveva i propri stabilimenti ove venivano costruiti gli aerei militari. A Sesto vi erano gli uffici dirigenziali, a Vergiate gli stabilimenti veri e propri, a S.Anna i cantieri che in seguito ospiteranno la Decima Mas. A Sesto e Vergiate erano di casa Italo Balbo e Filippo Eredia, suo braccio destro. Balbo, lo apprendiamo dai documenti fascisti, era uno dei vertici del Gabinetto RS/33 (ed era in stretto contatto con Marconi, come dimostra un articolo su "La Sera" del 15-7-33, circa alcuni telegrammi amichevoli fra i due personaggi). La storia ufficiale ci dice che Balbo "era solito partire per le sue imprese aviatorie proprio da Sesto Calende" (meglio ancora: dal campo di volo dell'adiacente Vergiate). Filippo Eredia, responsabile dell'Ufficio Meteorologico di Stato (forniva a Balbo le condizioni atmosferiche per le trasvolate oceaniche) era di casa negli stabilimenti della Marchetti (vi sono foto che lo ritraggono a S.Anna). Dopo la guerra quest'ultimo divenne, curiosamente, uno dei più strenui scettici d'ufficio del fenomeno UFO. Ancora, altre indicazioni spingevano la mia attenzione nella zona di Varese. In primo luogo, il fatto che, dopo il recupero del disco, era stato proprio un giornale varesino, la "Cronaca Prealpina" del 20 giugno, a dare notizia con enfasi dell'esistenza di forme di vita su Marte in contatto con uomini della Terra; in secondo luogo il fatto che negli anni immediatamente successivi il dopoguerra continuasse a circolare nella zona la voce che a Vergiate fossero custoditi dischi volanti terrestri.
Ho personalmente reinchiestato il caso di Tradate di Varese. Nel 1950 l'operaio Bruno Facchini di Abbiate Guazzone s'imbatté, in un bosco, in un disco volante sceso al suolo e nei suoi occupanti. A ricordo di quell'esperienza, Facchini portò sempre sull'addome gli effetti (da scossa elettrica) provocatigli da un fascio di luce sparatogli contro dagli alieni; conservò inoltre frammenti del disco volante, lasciati a terra dagli extraterrestri, intenti ad effettuare sul disco un lavoro di saldatura. Ciò che pochi sanno è che quando Facchini si imbatté nel disco, pensò subito fosse un prototipo americano custodito a Vergiate. Proprio gli americani, che durante la guerra bombardarono ben nove volte lo stabilimento Marchetti di Vergiate tentando di distruggere qualcosa a tutti i costi, risparmiarono Sesto Calende, sebbene sorgesse accanto ad uno strategico ponte in ferro sul Ticino. Forse gli americani, venuti a conoscenza del fatto che negli uffici della Marchetti vi erano preziosi incartamenti, decisero di risparmiare Sesto. E a guerra finita, negli anni Cinquanta, l'US Air Force si affrettò a mettere le mani sugli stabilimenti di Vergiate, improvvisamente adibiti ad hangar manutentivi per gli aerei americani.
Altri elementi ancora mi spingevano ad investigare in questa direzione. Va detto che negli ultimi mesi diverse teorie sui files fascisti sono state veicolate su pubblicazioni varie; riguardavano in parte il crash (sebbene nei documenti si parlasse solo di atterraggio) del disco volante del '33; veniva avanzata l'ipotesi di un guasto causato da un fulmine, chiaramente ispirandosi al crash di Roswell. Sin dall'inizio della mia indagine era bastato controllare il bollettino meteo dell'Osservatorio di Milano Brera per escludere a priori questa ipotesi: quel giorno il cielo era semicoperto, occasionalmente piovoso. Non vi erano stati furiosi temporali. Ma proprio per questo motivo saltava subito agli occhi come una forzatura, una bugia male orchestrata, la notizia che un misterioso lampo di luce schiantatosi nella notte sullo "stradale tra Magenta e Novara" fosse un banale fulmine. L'unica pubblicazione che si azzardava a riportare la notizia (con un certo ritardo) era la Domenica del Corriere del 9 luglio; riferiva assai stringatamente di ben cinque operai, uno dei quali ferito molto gravemente, colpiti... da un unico fulmine!. Non poteva sfuggirmi la connessione con il documento senatoriale del Gabinetto RS/33 che imponeva di ricondurre il "fenomeno" ad una spiegazione astronomica. Non ho mai scritto prima di questa scoperta perché volevo esserne sicuro (in fondo, nei giorni immediatamente precedenti o successivi l'atterraggio dell'UFO vi erano state diverse convenzionalissime cadute di fulmini).
Solo qualche mese fa ho potuto finalmente avere le prove definitive che da tempo cercavo. Un amico militare mi aveva fornito una mappa dell'Aeronautica americana che indicava la dislocazione tattica dei principali aeroporti italiani negli anni Quaranta. Nel Nord Italia la più grande concentrazione era proprio attorno al milanese. Era evidente che qualunque ordigno fosse stato recuperato in zona, sarebbe stato occultato nel più vicino hangar aeronautico di fiducia. Vergiate era legato a doppio filo con il Gabinetto RS/33. Non solo. Grazie ad una preziosa collaborazione potei scoprire che negli uffici dirigenziali di Sesto Calende lavorava un funzionario a nome Aldo Moretti. Ricordate il misterioso "caso Moretti" del quale i carteggi fascisti dicevano che "non si poteva parlare se non a quattr'occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda"? Moretti veniva citato in una velina Stefani indirizzata ad un misterioso Alfredo (ipotizzai potesse essere un giornalista di "Anno XIII"). "Se mi chiedi un consiglio, eccolo: non dire a nessuno, ripeto a nessuno e ciò comprende i parenti più stretti, quanto hai visto", consigliava la missiva. Un Moretti è tra i funzionari della Siai Marchetti. Il suo nome viene indicato in un bollettino parasatirico del dopolavoro della Siai Marchetti, lo Zic (1). Viene indicato come "funzionario della D.O.", probabilmente della Direzione Operativa. Cosa aveva mai combinato questo Moretti per diventare un innominato? Aveva incendiato l'hangar che custodiva il disco volante (o quanto ne restava)! Negli archivi dei repubblichini il solerte e fedele funzionario veniva improvvisamente disegnato come un pericoloso partigiano; i carteggi che lo riguardavano erano però volutamente fumosi, quasi si stesse cercando di cancellarne per sempre l'identità (come consigliavano le veline Stefani). Lapidaria la citazione nei documenti della Guardia Nazionale Repubblicana di Varese, circa "alcuni elementi entrati nella clandestinità, certi Moretti e Tiferi da Sesto Calende".
La conversione di Moretti dovette avvenire dopo il 1940. Sino al 6 settembre di quell'anno Aldo Moretti era ancora uno stimato dirigente di regime; sembra collegato il fatto che proprio nel 1940 il Gabinetto RS/33 terminasse le investigazioni sugli UFO e passasse l'intera documentazione ai nazisti. Tre anni dopo Moretti decise di ribellarsi. L'incendio del capannone della Siai di Vergiate è datato 17 marzo 1943. Quanto danno fece quell'incendio doloso non è dato di saperlo. Non è detto, nei carteggi RS/33, quanta documentazione (o reperti) le avide mani dei nazisti ci abbiano lasciato dopo il 1940. Non possiamo quindi stabilire se a Vergiate, all'epoca dell'incendio, vi fosse ancora il disco, o semplici frammenti di UFO, o ancor più banalmente carteggi segreti, fotografie e schizzi del velivolo. Questo materiale è probabilmente andato distrutto per sempre, sebbene vi sia una speranza che ne possa esistere copia. Un nostro collaboratore ricorda una mostra di disegni del dopoguerra, realizzati (prima del 1947) da "malati di mente" d'Italia. Fra i tanti bizzarri schizzi, alcuni raffiguravano chiaramente lo spaccato di un disco volante, disegnato da un matto prima che si cominciasse a parlare di UFO. Li aveva realizzati il misterioso personaggio citato nei carteggi fascisti come "il caso analogo conclusosi con il ricovero in manicomio"?
Identificare nella zona di Sesto e Vergiate i luoghi del primo cover up UFO dell'età contemporanea ci spinge ad alcune riflessioni. In primo luogo, Sesto Calende si trova sul Ticino. Ed i nostri lettori sanno che da tempo immemorabile il "triangolo" che va dal Ticino pavese a quello novarese e comprendente la punta varesina è zona di intensissima attività ufologica. Il dossier al riguardo è voluminosissimo. É solo un caso? O c'è un legame con i fatti del 13 giugno del '33? Una teoria analoga è stata proposta per Hessdalen; anche in quell'occasione le ripetute e continuate apparizioni UFO sono state spiegate da alcuni con un incidente alieno. Siamo nel campo delle supposizioni; sappiamo però che nei giorni successivi il recupero la vita dei funzionari delle località coinvolte venne improvvisamente stravolta. I dirigenti della Macchi varesina, l'altra società che costruiva aerei militari assieme alla Marchetti, venivano spostati e sostituiti da tale ingegner Paolo Foresio, un fedelissimo che proveniva dal Genio Navale (2); a Milano il questore Pietro Bruno veniva rimosso e rimpiazzato dal questore di Trieste Gaetano Laino; il 26, "alla presenza di S.E il Prefetto, gr. uff. Fornaciari", il Segretario Federale del Fascio console Erminio Brusa (che evidentemente sapeva troppo) veniva trasferito e sostituito "dal nuovo segretario federale Rino Parenti (3)". Non solo. Probabilmente la milizia fascista aveva rastrellato tutta la zona incriminata; non si spiegherebbe altrimenti l'improvvisa mobilitazione di fedelissimi da Cuggiono (VA), da Como e dalla Brianza. Cercavano qualcosa? O nascondevano qualcosa? Fatto sta che la stampa dell'epoca riferisce che il 17 giugno venivano allertati "i Comandanti di Fascio, i Capi Centurie e gli aiutanti in seconda dei Fasci Giovanili di Combattimento" della cittadina di Cuggiono, che guarda caso è proprio tra Varese e Milano; e veniva messa in allarme la sede del Fascio di Carate in Brianza (4); la mobilitazione si estendeva sino a Como, ove il 23 giugno si approntava un imponente raduno di camice nere (5). E ancora, pochi giorni dopo l'atterraggio UFO, si precipitava a Milano, inaspettatamente, nientemeno che la Regina (6). La versione ufficiale fornita dalla stampa fu che intendesse all'improvviso semplicemente visitare l'Ospedale Maggiore di Milano. Forse per incontrare i cinque viandanti feriti dalla caduta del disco volante? Alla luce di questi nuovi elementi assume un diverso significato il martellante bombardamento mediatico con cui il Regime cercava, a mezzo stampa, di convincere e di convincersi che la propria Aeronautica fosse ancora la migliore del mondo. Ciò avveniva persino sulle riviste femminili, solitamente interessate a ben altri argomenti; anche là il lavaggio del cervello era continuo, da "Eva" alla cattolicissima "Alba" (che il 16 luglio '33 dedicava la copertina alle "Ali d'Italia") a "Lei" (con un pezzo sulle "aviatrici"). Il regime temeva chiaramente una perdita di autorità (7), tant'è che Mussolini in persona dovette ribadire, in prima pagina dalle colonne dal fedelissimo quotidiano "La Sera" pochi giorni dopo l'atterraggio, che lo Stato fascista non era soltanto "un guardiano notturno che si occupava della sicurezza personale dei cittadini..." (8). Eppure, proprio in quelle prime ore dell'alba la polizia segreta fascista aveva lavorato da guardiano notturno, non per la sicurezza dei cittadini, ma per la salvaguardia delle proprie istituzioni.
Sfortunatamente, hanno lavorato bene. La caccia ai documenti è un'impresa disperata. In primo luogo, questa ricerca è una lotta contro il tempo; i pochi testimoni che ricordano qualcosa si stanno spegnendo lentamente (e recentemente è deceduto, a 73 anni per un cancro al pancreas, il soldato italiano che collaborò con i servizi segreti inglesi nello studio delle foto di foo-fighters). Ancor più drammatica la ricerca di memoriali di membri del Gabinetto RS/33. Non è noto se Mussolini abbia mai parlato della commissione UFO ai suoi più stretti collaboratori o alle persone che gli furono vicine negli ultimi istanti di vita. La logica lo escluderebbe; in ogni caso, lo scorrere inclemente del tempo non ci favorisce: l'estate scorsa si è spento monsignor Salvatore Capula, per sessant'anni parroco della Maddalena a Cagliari, la persona che raccolse le ultime confessioni del Duce (9) e dal quale avrebbe avuto in custodia certi misteriosi diari, la cui esistenza continuò peraltro a negare. Ed è morto a Brescia, nel '96, forse l'unico partigiano che potesse saperne qualcosa, il professor Aldo Gamba di Gargnano (BS), che dopo la Liberazione fu responsabile della polizia militare per il Nord Italia. I giornalisti arrivavano a Gargnano da tutto il mondo per intervistarlo sulle casse segrete che Mussolini cercò di trarre in salvo prima della fucilazione. E Gamba rispondeva: "Non dirò niente a nessuno sull'impiego e sulla fine di quelle casse". Ma quando era assieme agli amici toccava spesso l'argomento. "Il 29 aprile del '45", diceva, "in qualità di capo della polizia militare feci sequestrare una delle casse con l'archivio segreto di Mussolini e la consegnai regolarmente alle autorità del nascente Stato Repubblicano". Fu forse grazie a ciò che fu possibile scoprire - come abbiamo già scritto nel numero di marzo di "UFO notiziario" - che la Repubblica Sociale Italiana aveva un suo RS (di cui parla lo scettico Marcello Coppetti nel volume "UFO arma segreta"). "C'erano altre quattro casse contenenti atti e scritture della segretaria Mussolini", confessava Gamba. "Due furono affondate nel lago di Garda. Per ottenere una sicura e rapida immersione, erano state zavorrate da grosse pietre. Le altre due, il 18 aprile a Gargnano, furono caricate su un camioncino con altro materiale della segreteria. Lo stesso giorno, di pomeriggio, anche Mussolini abbandonò Gargnano. Le due casse vennero abbandonate nella prefettura di Milano, ove si svolse l'ultimo breve Consiglio dei ministri. Il 29 aprile riuscii a far recuperare anche una di queste due casse. La seconda era sparita. Un giallo. Qualcosa era stato presumibilmente prelevato dal segretario particolare del Duce (10)". "Ma", informa lo storico Federico Pelizzari, "bisogna anche tenere presente che la sera del 26 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale aveva occupato la prefettura milanese di Corso Monforte, dove il 27 si era insediato Riccardo Lombardi, prefetto della Liberazione. Con lui arrivarono partigiani, patrioti improvvisati e guardie di finanza, che avranno rovistato nelle casse zincate aperte (11)". Le attuali veline del Gabinetto RS/33 finirono così nelle mani di un partigiano? "Abbandonati sul pavimento", continua Pelizzari, "furono trovati documenti di Mussolini degli anni '21, '25, '27, '36, '40. Dell'altra cassa neppure l'ombra. Aldo Gamba supponeva che il materiale fosse finito nelle mani dei servizi segreti americani o sovietici". É forse casuale che dopo la guerra proprio americani e russi iniziarono a costruite velivoli discoidali (l'Avro-car statunitense, il Galonska russo)? "Infine", conclude Pelizzari, "la cassa che era stata recuperata scomparve durante il trasferimento verso Roma. Ma non conteneva tuttavia rivelazioni storiche dirompenti, solo un pot-pourri di atti pubblici, di relazioni sui Consigli dei ministri, documenti su biografie fasciste...". Il 13 agosto scorso è morto anche Franco Campetti, l'artigiano che aveva ricevuto l'ordine dai fascisti di costruire le celebri casse. Fu lui che, nel 1993, smentì pubblicamente che le casse ritrovate nei fondali del lago di Gargnano (aperte con grande enfasi alla presenza dell'on. Alessandra Mussolini) fossero quelle contenenti i documenti più segreti del Duce (12). Tali casse non vanno confuse con l'oro di Dongo, che secondo il settimanale elvetico "L'Hebdo" sarebbero state nascoste non lontano dal lago di Ginevra, e non sarebbero invece finite nelle mani dei partigiani che fucilarono il Duce (13). Le casse di Dongo contenevano l'oro sottratto dai fascisti alla popolazione, e dovevano servire per la nascita di un piccolo feudo mussoliniano in Svizzera, in Spagna o in America; le casse di Gargnano custodivano invece i dossier top secret del Fascio. Facile dunque che vi fossero anche i files UFO (ma sul come Mister X abbia potuto mettere le mani sui carteggi originali ho una mia teoria assai precisa, che spero presto di avvalorare...). Quanto sopra riportato è ciò che ci dice la cronaca. Da fonti ufficiali non vi è modo di avere risposta alcuna (sebbene i files fascisti dovrebbero essere custoditi alla Farnesina); non è questa una novità, peraltro: ad esempio i carteggi fra Winston Churchill e Mussolini sono stati cercato invano a Palazzo Chigi e non vi è traccia del loro passaggio negli archivi riservati della Presidenza del Consiglio all'epoca dei governi de Gasperi (14). Nulla si sa anche dal fronte partigiano. Del Gabinetto RS/33 non vi è traccia negli archivi dell'Associazione Nazionale Resistenza Partigiana (15) e la Fondazione Marconi di Bologna neanche risponde. Qualche altro documento segreto sarà sfuggito alla censura? Mistero. Casa Feltrinelli, la villa di Gargnano da cui Mussolini governò la Repubblica Sociale e ove potrebbero essere stati occultati altri documenti, è stata improvvisamente acquistata da un magnate, guarda caso americano... (16).
Relativamente più semplice è stato indagare sui membri del Gabinetto RS/33. Ne sono emerse convinzioni folli! Nel 1973 nella sala della Caxton Hall di Londra l'astronomo scozzese Duncan Lunan presentava ai colleghi un diagramma di echi radio (LDE) captati nel 1928 dal professor C. Stoermer in Norvegia. Gli echi erano, secondo Lunan (e secondo l'astronomo Bracewell, che li aveva studiati nel 1960) delle radiofrequenze terrestri che erano state captate dagli alieni e reinviate sulla Terra con una serie precisa di pause ("ritardi") a mo' di messaggio intelligente, un po' come nel film "Contact".
Secondo Lunan gli echi erano stati rispediti ritardati sulla Terra da una sonda extraterrestre partita tredicimila anni fa da Epsilon di Boote. Al di là della bontà di queste conclusioni, ciò che mi ha molto meravigliato è stato scoprire che Marconi - capo del Gabinetto RS/33 e convinto assertore dell'esistenza di comunicazioni aliene - fosse assolutamente al corrente dell'esistenza di questi radiomessaggi! Ciò spiegherebbe perché proprio lui sarebbe stato incaricato di guidare il Gabinetto RS/33; e spiegherebbe perché assieme ad un altro membro del team fascista, Giancarlo Vallauri, studiasse il radar per intercettare gli intrusi dallo spazio (17)! E si chiarirebbe il ruolo del progettista Gaetano Arturo Crocco, altro membro del Gabinetto RS/33, il primo in Italia a studiare, sin dal 1906, l'autorotazione - mediante eliche - dei velivoli. Chi meglio di lui poteva capire il funzionamento di un disco volante?
Di lui il giornalista aeronautico Cesare Falessi, che fu suo grande amico, mi confermò l'improvvisa fissazione per i viaggi nello spazio. Tale affermazione è documentata anche dallo studioso Franco Fiorio: "Il grande scienziato e pioniere astronautico italiano Crocco ha dimostrato fin dal 1950 come, mediante uno sfruttamento più efficiente dell'energia di fusione nucleare, il raggiungimento di velocità quasi-luce sia possibile e come ciò consenta di varcare, entro i limiti di tempo della vita umana, i confini del nostro sistema solare fino a distanze equivalenti a 34 anni luce, contenenti circa 480 stelle fisse della classe del nostro sole, ciascuna delle quali rappresenta un sistema solare indipendente comprendente molti pianeti di svariate caratteristiche (18)".
Quanto a Marconi, citò gli echi di Stoermer in uno scritto inviato alla Reale Accademia d'Italia (di cui fecero in seguito parte i membri del Gabinetto RS/33) e letto a Trento il 7 settembre 1930. "Nel 1928", dichiarò il fisico, "il prof. Stoermer di Oslo annunziò di aver potuto confermare delle osservazioni fatte dall'ing. Hals, riguardo all'esistenza di radio-echi ricevuti parecchi secondi dopo la trasmissione di ciascun segnale. Dato che la velocità delle onde elettriche è di circa 300.000 km al secondo, è necessario supporre che le onde causanti l'eco percorrano in certi casi centinaia di migliaia di chilometri. Infatti, nel corso di una conferenza tenuta ad Edimburgo nel febbraio di questo anno, il prof. Stoermer espresse il dubbio che alcune onde adoperate nelle varie trasmissioni, fossero riflesse dall'orbita della luna (19)". Guarda caso, proprio Crocco insisteva in quegli che si dovesse colonizzare il nostro satellite. Il Majestic 12 fascista era convinto che vi fosse qualcun altro sulla Luna?

Note:
1. "Zic" del 6-9-40. Cfr anche E. Varalli - Sesto Calende porto di cielo, Gruppo Lavoratori Siai Marchetti, Varese 1979.
2. AA.VV - Ali a Varese, Provincia di Varese, Varese-Milano 1997.
3. "Il cambio della guardia alla Federazione" in "La Sera" 26-6-33. "Il nuovo Segretario Federale di Milano" ne "Il Sole" 25-6-33. "Il saluto del nuovo Segretario Federale" ne "Il Sole" 28-6-33.
4. "Convocazioni di zone" in "La Sera" 17-6-33 p.4.
5. "Raduni fascisti nel Comasco" in "La Sera" 23-6-33 p.2.
6. "Improvvisa visita di Sua Maestà la Regina" ne "Il Sole" 19-6-33.
7. Qualcosa di analogo accadde anche in occasione dei sorvoli UFO di Venezia e Mestre nel '36. Dopo che un sigaro volante e due dischi vennero invano inseguiti da un caccia la rivista "Il Politecnico", che evidentemente ne era al corrente, prese ad insistere sulla necessità dei rifugi antiaerei.
8. "La Sera" del 17-6-33.
9. "Morto monsignor Capula" in "Giorno" 25-7-00.
10. "Vi racconto che fine hanno fatto le casse del Duce", di F.Pelizzari in "Giorno" 22-8-00.
11. Id.
12. "Il falegname che nascose i segreti del Duce" in "Giorno" 17-8-00.
13. "Mussolini, in Svizzera l'oro di Dongo?" in "Giornale di Bergamo" 1-9-00.
14 "Carteggio Churchill-Mussolini: a Palazzo Chigi non c'è", in "Giorno" 29-7-00.
15. Comunicazione personale dell'ANRP all'autore in data 23-6-00.
16. "Stelle e strisce nella villa del Duce" in "Corriere della sera" 7-7-00.
17. A.Mondini - Storia della tecnica. L'epoca contemporanea, Editrice Torinese, Torino 1980.
18. F. Fiorio - L'aviazione moderna e il suo futuro spaziale, Vallardi Milano 1967.
19. Scritti di Guglielmo Marconi, a cura della R. Accademia d'Italia, Roma 1941.

Fra le tante leggende urbane veicolate dalla stampa in questi mesi, quella che del Gabinetto RS/33 fece parte un noto massone italiano, che ha lasciato ai suoi adepti carteggi contenenti alfabeti extraterrestri. ma è noto che i fascisti combattessero in tutti i modi la Massoneria (cfr. S.Bertoldi - Camicia nera, Rizzoli, Milano 1994); mai e poi mai un massone dichiarato avrebbe potuto far parte del Gabinetto RS/33.

Un particolare ringraziamento va al collega Antonio Manzoni del CUN Lecco, per il suo coinvolgimento nella perizia dei files fascisti, ed ai giornalisti Dario Angelibusi della Provincia di Lecco e Gabriele Moroni, per il grande aiuto fornito nell'opera di divulgazione del materiale fascista.



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Immagine Operatore Radar Difesa Aerea (1962 - 1996)
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