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 Oggetto del messaggio: Legame Biblioteca di Alessandria e Templari
MessaggioInviato: 06/02/2012, 22:57 
Tratto da: http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo ... a_2liv.htm

Alessandria d'Egitto fu fondata nel 332 avanti Cristo per volere d'Alessandro Magno.

Dopo la sua morte, il Regno d'Egitto, toccò in sorte ad una dinastia straniera, quella dei Tolomei, di Macedonia, i quali regnarono rispettando la religione, i costumi, gli usi, le tendenze e persino le classi egiziane. Essi, infatti, si comportarono come se fossero stati re nazionali e si preoccuparono di accrescere la prosperità e lo splendore del loro Stato.

Sotto il loro dominio, Alessandria, che era stata scelta a capitale del regno, diventò il centro del commercio internazionale. Gli scambi marittimi si svilupparono, a tal punto che Tolomeo I Sotere, fece erigere un enorme Faro, affinché le numerose navi presenti nel porto, non si urtassero violentemente l'uno contro l'altra.

Per suggerimento del filosofo greco Aristotele, inoltre, fece costruire ad Alessandria d'Egitto una biblioteca chiamata "Bruchium": questo luogo doveva contenere la linfa del Sapere, fu proprio da questo amore sconfinato per la conoscenza, che Tolomeo I mandò in giro per il mondo, i suoi uomini, alla ricerca di tutto ciò che capitava loro sotto mano, che ritenevano interessante.

Il "Bruchium", che rimase la maggiore biblioteca d'Egitto, ebbe sempre degli illustri bibliotecari: tra questi ricordiamo il grammatico Aristofane di Bisanzio e il suo discepolo Aristarco di Samotracia; conteneva più di settecentomila rotoli di papiro provenienti da tutto il mondo conosciuto (Mediterraneo e Medio Oriente) con una predominanza della cultura greca ed egiziana. Va ricordato poi, che Eratostene, "professore" in Alessandria d'Egitto, più di duemila anni fa, senza neppure uscire dai confini della propria patria, riusciva a misurare la circonferenza della Terra. Scrisse di filosofia, di teatro e di poesia.

Gli studi che lo resero celebre furono quelli di matematica e di geografia. Tracciò, con una discreta approssimazione, la prima carta geografica completa delle terre abitate e, poiché era convinto della sfericità della Terra, sostenne la possibilità di giungere dalla Spagna all'India navigando verso ovest.

Tratto da Wikipedia:

Fonti antiche e moderne identificano quattro possibili occasioni dove sarebbe potuta intervenire una distruzione parziale o totale della Biblioteca:
L'incendio del 48 a.C. di Giulio Cesare;
L'attacco di Aureliano intorno al 270 d.C.;
Il decreto di Teodosio I del 391 d.C.;
La conquista araba del 642 d.C.

Fonti più tarde narrano che nel 642 il generale Amr ibn al-As, comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l'Egitto, distrusse la biblioteca di Alessandria e i libri in essa contenuti su ordine del califfo Omar.

Abd al-Latif (1162–1231) afferma che la biblioteca fu distrutta da Amr, su ordine del terzo Califfo Omar. Il racconto è riportato anche da Al-Qifti (1172-1248) nella Storia degli Uomini Dotti: si ritiene che sia questo il testo su cui Bar Hebraeus basò la sua versione della storia.

La più lunga versione del racconto è rintracciabile nella Historia Compendiosa Dynastiarum, opera dell'autore Siriano di religione Cristiana Bar-Hebraeus (1226-1286), anche noto come Abu'l Faraj. L'opera fu tradotta in arabo e fu integrata da materiale proveniente da fonti arabe, come si è specificato precedentemente.

Nel testo racconta che un non meglio identificato "Ioannes Grammaticus" chiese a Amr che fare con i "libri nella biblioteca reale". Amr scrisse a Omar per averne istruzione, e "Il califfo rispose: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte». Gli Arabi perciò bruciarono i libri per alimentare le caldaie dei bagni per i soldati ed essi bastarono per sostenere il fuoco per sei mesi"

Al-Maqrizi (1364 – 1442) menziona brevemente il racconto, parlando del Serapeo. In analogia con questo racconto, Ibn Khaldun (1332 - 1406) riporta che Omar ordinò la distruzione dei libri delle biblioteche dell'impero persiano appena conquistato.

Nel 1713 il monaco Eusèbe Renaudot giudicò il racconto della distruzione della biblioteca ad opera degli arabi falso; nei secoli, altri studiosi condivisero le conclusioni di Renaudot: Edward Gibbon nel XVIII secolo, Alfred J. Butler nel 1902, Victor Chauvin nel 1911, Paul Casanova e Eugenio Griffini nel 1923.

Se Renaudot ha ragione significa che molti documenti che fino ad ora erano stati ritenuti persi per sempre in realtà sono stati tratti in salvo da e probabilmente conservati dagli Arabi. Questo implica a mio parere notevoli implicazioni che vorrei approfondire con voi:

1) quali segrete conoscenze erano contenute nei documenti archiviati nella Biblioteca?
2) se i testi non sono andati perduti chi li ha preservati e dove?
3) è possibile che ci sia un legame tra i documenti della Biblioteca e i rotoli del Mar morto e altri testi legati agli ambienti gnostici?
4) è possibile che si sia una relazione con la setta degli Assassini, i Templari e l'ipotetico ritrovamento presso le rovine del Tempio di Salomone di incredibili tesori?

http://www.instoria.it/home/storia_templari_II.htm



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MessaggioInviato: 11/03/2012, 22:03 
Ho letto in questo forum la seguente affermazione (datata Maggio 2009) che riporto integralmente evidenziando in grassetto alcuni passaggi che vorrei verificare con le vostre conoscenze

http://forum.cosenascoste.com/antiche-c ... ritto.html

Cita:
Bene, quando ci fu l'ultimo incendio scaturito dalla furia purificatrice dei califfi omayyadi c'erano due ale della biblioteca: quella aperta a tutti e quella privata riservata ai gran sacerdoti discendenti di Tolomeo. In quest'area erano stipati tutti gli scritti che trattavano di esoterismo, cronache antidiluviane e poemi epici considerati "potenti". Benissimo, quando ci fu l'incendio gran parte di questi testi fu salvata dalla fuga anzitempo dei sacerdoti che fondarono poi sotto il falso nome di Hermes Trismegisto la Massoneria Egizia (Egizia proprio in riferimento alla biblioteca alessandrina) da cui poi discesero (dalla Massoneria Egizia, dagli Ashashin e dai Crociati) le più terribili e irritanti società Massoniche del mondo. Quelle di cui fanno insomma parte i potenti banchieri che tengono in scacco il potere mondiale e erigono dappertutto monumenti che sono riferimenti proprio a saperi oggi scomparsi. Riferimenti che noi non capiremo mai pienamente.


1)
Ci sono prove concrete dell'esistenza di due sezioni della biblioteca di cui una a esclusivo accesso di una classe elitaria?

2)
Ci sono prove della messa in salvo di diversi testi da parte di coloro che fondarono successivamente quella che viene definita massoneria egizia?

Sui contenuti dei testi penso anche io che si riferissero a conoscenze esoteriche e cronache antidiluviane, ma ovviamente relativamente a questo non abbiamo nessuna prova.



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MessaggioInviato: 06/05/2012, 23:58 
La ricerca sulla Biblioteca di Alessandria ci porta necessariamente ad approfondire il legame tra il sapere classico proprio dell'antica grecia e le sue origini esoteriche provenienti dalle conoscenze occulte dei sacerdoti egiziani, molto probabilmente contenute nei testi e nei documenti presenti nella Biblioteca.

Vi propongo di seguito un articolo dove viene appunto descritta l'origine egiziana del sapere ellenico dei grandi filosofi classici dell'antica grecia.

L'articolo mi ha inoltre colpito per la grande attinenza con quanto sostenuto nelle teorie e nelle ricerche del Progetto Atlanticus, del quale rappresenta una buona sintesi (seppur con alcune divergenze)

http://www.misteria.org/index_file/Copi ... gistos.htm

Cita:
Ermete Trismegisto/Thot

Immagine

I Greci conglobavano le religioni dei popoli con cui entravano in contatto, per poi modificarle mano a mano e farle proprie; forse avevano capito che gli dèi erano sempre gli stessi per tutti, e che si spostavano in lungo e in largo sulla terra a loro piacimento.

Così pensavano, dando loro un nome diverso, di appropriarsene legittimando la sacralità della Grecia e, per i propri eroi (che godevano generalmente della protezione di una divinità), l'origine divina. Alcuni dèi apparivano all'improvviso assumendo sembianze diverse per non essere riconosciuti, altri si manifestavano direttamente, e uno in particolare solcava i cieli: Ermes, il messaggero degli dèi.

Un'allegoria del volo intesa certo a descrivere un fenomeno impossibile da spiegare razionalmente per l'uomo di allora, lo rappresentava con elmo e piedi "alati". E' interessante anche come Ermes riuscisse a far innamorare chi veniva colpito da una delle sue frecce... come se Amore, Conoscenza e Divinità formassero una trinità.

Ermete Trismegisto (Ermete tre volte grande) ha tramandato fino al giorno d'oggi una serie di rivelazioni riguardo grandi "misteri" come l'antropogonia, la teosofia, l'escatologia, la cosmogonia, senza tralasciare la medicina, la matematica, l'astronomia e altre scienze fondamentali per l'evoluzione di una razza intelligente. Attraverso una serie di trattati, dialoghi e riferimenti a scritti di eruditi famosi, il retaggio ermetico viene raccolto e diffuso sotto il nome di "Corpus Hermeticum", attribuendo a Ermete la paternità dello stesso.

Non si tratterebbe tuttavia di Ermete/Thot, ma di un suo nipote, cui era stato dato il nome del famoso nonno.

E poiché l'opera è ambientata in Egitto e viene proposta in forma di "dialoghi", ecco che vengono citati personaggi come Iside (Isi/Sothis), lo sposo-fratello Agathos Daimon (Osiride/Kneph), il loro unico figlio Horus (Aurus/Oro), Asclepio (Esculapio/Imhotep/Imouthes), Ammone (Amon/Khnun) e molti altri. E naturalmente lo stesso Ermete, essendo l'interlocutore principale. Spiccano anche alcuni personaggi mai citati altrove come Poimandres, il sacerdote Bitys e un figlio di Ermete/Thot di nome Tat.

Si ritiene comunemente che il testo geroglifico originale sia stato tradotto in greco dai sacerdoti egizi, una volta resisi conto, con l'arrivo dei Tolomei, che il greco stava diventando la lingua di uso diplomatico, destinata a far scomparire quella autoctona. Con questa ipotesi sembra possibile che per una traduzione di tale importanza si fossero avvalsi della collaborazione di qualche erudito greco ospite in Egitto.

Dovendo tradurre un codice antico, in parte sicuramente criptato, in modo che mantenesse le caratteristiche della consueta dualità, il testo egizio avrebbe dovuto dire cose comprensibili a tutti gli eruditi (specialmente quelli greci), ma avrebbe dovuto rivelare il "vero" contenuto solo a chi sarebbe stato in grado di comprenderlo e di usarlo. E questo sarebbe fatalmente avvenuto al momento opportuno, quando l'umanità sarebbe stata pronta.

La figura di Thot - "il grandissimo" - è strettamente legata all'Ermetismo, essendo Thot il dio egizio legato alla "Conoscenza Nascosta". Associato alla Luna (con cui aveva barato al gioco del senet per strapparle i famosi cinque giorni epagomeni), alla scrittura (inventore dei geroglifici), alle scienze in generale, Thot era anche il dio della medicina e dell'astronomia (misuratore dei cieli e conoscitore delle stelle); collegato all'aldilà, presiedeva al rito della pesatura dell'anima del defunto (la bilancia era una sua invenzione).

In alcune regioni dell'antico Kemet, Thot era colui che aveva dato origine alla vita sulla terra... la divinità suprema. Aveva dimostrato di essere intelligente, furbo e, se necessario, capace di imbrogliare...

Ci sono inoltre molte similitudini tra il mito di Ermete e quello di Enoch. E tra il "Corpus Hermeticum" e il "Libro di Enoch". L'unica differenza sostanziale sembra essere il fatto che Ermete tradusse gli scritti del suo omonimo nonno, mentre Enoch li scrisse di suo pugno al ritorno dal cielo.

In comune entrambi attribuiscono alle informazioni scritte o riportate la stessa origine divina. Non è la prima volta che un mortale riceve informazioni o scrive sotto dettatura da una divinità: basta pensare a Mosè e a Maometto. Se poi ci dedichiamo alla ricerca di analogie del genere, le troviamo anche in altre antiche culture, compresa quella vedica. Da qualunque parte venga esaminata la serie di coincidenze, spicca un collegamento egizio/greco/giudaico/vedico...

Viaggiatori

Studiosi, viaggiatori e storici del passato, come Erodoto, Manetone, Solone, Laerzio, Diodoro Siculo, Eraclito, Platone, Socrate, e molti altri, vissero lunghi periodi in Egitto dove si recavano per apprendere dai sacerdoti egizi quanto più "scibile" possibile: al tempo di Platone era quasi una consuetudine, per gli eruditi greci, affrontare questo viaggio "sapienziale".

Eraclito fu influenzato da quanto appreso in Egitto soprattutto circa la religione, influenzando a sua volta con il suo pensiero la corrente degli Stoici... e del resto anche Aristotele subì il fascino della dottrina di Platone, suo maestro. Fu l'Ellenismo a mettere fine gradualmente alla civiltà egizia, e questo incombente quanto inarrestabile pericolo non era sfuggito ai sacerdoti egizi, che vollero garantire alle generazioni successive i preziosi codici - già retaggio millenario -, traducendoli in una lingua destinata a sopravvivere alla loro. Ma allo stesso tempo sigillarono in un luogo inaccessibile i "Libri di Thot" originali, o quello che essi rappresentavano, assieme alle tecnologie "proibite" che oggi definiremmo di "retro-ingegneria" Platone parla di Thot in varie occasioni, ad esempio nel "Cratilo" e nel "Fedro" (dove narra il mito di Theut).

Non bisogna dimenticare, comunque, che Erodoto di Alicarnasso visitò l’Egitto nel 450 a.C. - quindi in epoca relativamente recente - e dunque (in relazione ai Libri di Thot) egli si limitò a riferire solo quanto gli era stato raccontato. Come farebbe oggi qualunque cronista, raccolse molte testimonianze dai sacerdoti, dagli eruditi che lo ospitarono, ma spesso anche dal popolo, e per questo non è escluso che qualcuno gli abbia raccontato anche qualche fantasia…

Erodoto

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Nel V secolo a.C. Erodoto visita l’Egitto, assiste ai riti e parla con i sacerdoti. Nei suoi racconti evoca i Misteri di Osiride che si celebrano a Saïs. [città legata a doppio filo con il mito di Atlantide ndr]

Nel secondo volume delle "Storie", racconta: "Dall'Egitto vennero in Grecia quasi tutte le divinità." E ancora: "Gli Egiziani residenti nella parte seminata dell'Egitto sono i più dotti fra tutti coloro con cui io abbia mai avuto a che fare, perché coltivano memoria dell'umanità intera."

Per Erodoto i Misteri della Grecia dovevano tutto all’Egitto. I saggi greci erano venuti a cercare la conoscenza presso i saggi egiziani, e molti di loro erano stati iniziati ai Misteri assicurando in tal modo il trasferimento della conoscenza egiziana al mondo ellenico.

Talete

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Il primo dei sette saggi, Talete di Mileto (~624-~548) frequentava i sacerdoti egizi e misura le piramidi con Solone.

Plutarco

Secondo Plutarco è stato Talete a portare in Grecia la geometria egiziana. Solone (~640-~558) era stato svariate volte in Egitto e qui discuteva di filosofia con i sacerdoti. Fu lui il primo a riferire i racconti su Atlantide ai Greci, che Platone riprenderà nel “Timeo” e nel “Crizia”. Pitagora si recò a sua volta in Egitto, esortato da Platone.

Pitagora

Secondo Giamblico, Pitagora aveva studiato nei templi egiziani per oltre vent'anni, prima di far vela verso l'Italia e stabilirsi a Crotone, dove fonderà una scuola nella quale insegnerà le dottrine apprese alle Scuole Misteriche egiziane.

Secondo Apollo di Rodi, Ermete, tramite suo figlio Aithalides è il diretto antenato di Pitagora. Raccontava anche che Ermete/Thot sapeva come gli uomini potessero trasformarsi in dèi. Questo risultato, ottenuto con il controllo della respirazione, avverrebbe attraverso una tecnica insegnata nel cosiddetto Libro del Respiro… scritto su rotoli di papiro nascosti all’interno di due colonne, una a Tebe, e l’altra a Eliopoli.

Afferma anche che una era d’oro e l’altra di una pietra verde come smeraldo, luminosa e brillante anche di notte! Secondo lui, proprio da queste colonne veniva tutta l’antica Conoscenza egiziana.

Solone azzardò ancora di più, arrivando a dire che su una delle due colonne c’era incisa tutta la storia di Atlantide. Di queste colonne e del loro contenuto parlarono anche Laerzio e altri, tutti concordi nel confermare che esse custodivano la storia dell’umanità antidiluviana.

Diodoro Siculo

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Diodoro Siculo riporta che gli Ateniesi osservano a Eleusi dei riti simili a quelli degli Egiziani. Nel primo libro della "Biblioteca storica" parla di Ermete/Thot come del braccio destro di Osiride, colui la cui intelligenza era senza pari, l'inventore del linguaggio umano, della scrittura e dell'attribuzione di nome a tutte le cose che prima non lo avevano; fu dunque il primo scriba.

Riuscì a definire la posizione delle stelle nel cielo e quella dei suoni musicali secondo l'origine di ognuno. Continua Diodoro affermando che inventò la lira a tre toni (acuto, grave e medio), utilizzando nervi animali per le tre corde che dovevano riproporre in chiave armonica le stagioni dell'anno: estate, inverno e primavera.

Nella ricerca della perfezione armonica, inventò anche la palestra (per l'armonia del corpo) e l'arte dell'espressione e dell'interpretazione, ossia dell'ermeneutica (da qui il nome Ermes), due arti queste nelle quali i greci avrebbero eccelso.

Fu sempre Ermete/Thot ad instaurare l'usanza di celebrare riti sacri per venerare l'artefice divino (il demiurgo platonico), e così assurse al grado di primo sacerdote, con potere anche sul regno dei morti.

Inoltre, sfatando un altro mito, sembra sia stato lui a scoprire la pianta dell'ulivo... e non Atena! E se gli egizi celebravano i riti "misterici" per tramandare i segreti relativi a Osiride e alla moglie/sorella Iside, lo si doveva certo a Thot, che presiedeva all'insegnamento di rituali magici, simboli esoterici, oggetti e parole archetipe.

Diodoro Siculo riferisce che Orfeo ha viaggiato in Egitto ed è stato iniziato ai Misteri di Osiride. Di ritorno nel suo paese istituisce nuovi riti, i Misteri orfici (verso il VI secolo a.C.).

Orfeo e Euridice

Cita:
http://www.misteria.org/index_file/Copia%20di%20index_file/misteria/Orfeo.gif


Plutarco precisa che i Misteri orfici e bacchici sono in realtà d’origine egiziana e pitagorica e il filosofo greco Democrito di Abdère (~460-~370), scopritore dell’atomo, è stato iniziato nei templi egiziani e diventa allievo dei geometri del Faraone. Platone (~427-~347) sarebbe rimasto tre anni in Egitto e iniziato dai sacerdoti. Anche uno dei suoi discepoli, Eudossio di Cnido (~405-~355), matematico e geometra, ha viaggiato attraverso le terre del Nilo ed è stato iniziato sia sul piano scientifico sia su quello spirituale. Strabone ha frequentato i sacerdoti di Heliopolis per 13 anni.


Una ristretta cerchia di filosofi post-platonici rinascimentali, custodiva dunque le chiavi della Conoscenza Nascosta? Secondo gli storici, l'ermetismo era nato solo dopo il Medioevo e viene descritto come un movimento gnostico dedito a varie tecniche iniziatiche di derivazione magica, occulta e alchemica, influenzando alcuni grandi pensatori rinascimentali tra cui Giordano Bruno, prima di evolvere in massoneria - verso la metà del XVIII secolo - con Cagliostro...

Cagliostro

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La massoneria si basa direttamente sulle antiche conoscenze misteriche egizie; dunque il negromante Cagliostro sapeva di dover scavare ancora più indietro nel tempo (di quanto avevano fatto i suoi predecessori) per riuscire a trovare i Libri della Conoscenza Nascosta di Thot, o quello che erano.

Aveva capito che i Greci ne avevano posseduto una traduzione ritenuta "fedele", e forse questa, o una sua copia, o un'altra collezione di scritti "ermetici" era stata conservata nella biblioteca di Alessandria, dove gli eruditi avevano potuto consultarla.

Prendendo in esame un'ipotesi del genere, la sètta dei sacerdoti egiziani, dopo aver volutamente criptato la traduzione, la lascia cadere nelle mani dei Greci; e questo ci porta alla conclusione che ci sia stato un depistaggio. Tuttavia rimane un punto focale: in quale epoca erano stati scritti i codici originali di Thot, quelli che i Greci non hanno mai visto?

Il mito di Thot era già leggendario ai tempi di Cheope. Come si apprende dal Papiro Westcar, un giorno il Faraone venne a sapere di un vecchio mago in grado di riattaccare una testa mozzata e che conosceva il numero segreto delle stanze nel santuario di Thot, il mago degli dei.

Sembra che Cheope fosse molto interessato a tentare esperimenti magici nella Piramide, e volle convocare l’uomo, che aveva più di cent’anni. L’esperimento fu fatto su di un’anatra, e riuscì perfettamente. A quel punto il Faraone volle sapere dov’erano le stanze dei segreti di Thot, ma gli fu risposto che non si poteva saper nulla fino al rinvenimento di un'indicazione conservata nel tempio di Ra a Eliopoli.

Disse anche che dopo il parto trigemino della moglie di un sacerdote di quel tempio, questa l'avrebbe trovata e sarebbe stata la madre del futuro primo re della V dinastia…

Un altro papiro racconta che Setna, figlio di Ramses II, volesse recuperare i Libri di Thot che si trovavano nella tomba di Neferkaptah.
Avuto il permesso dal padre, Setna apre la tomba e trova i libri, ma viene messo in guardia sulle sciagure che i libri gli avrebbero procurato, da una donna con un bambino che si trovava vicino al sarcofago di Neferkaptah; incurante del presagio nefausto, Setna prende i libri e inizia per lui una tale serie di disgrazie che si convince a riportare i libri nella tomba dove li aveva presi...

Vorremmo ricordare che Thot era giunto sulla terra sulla navicella spaziale i cui resti, compreso il benben (la punta), furono per millenni venerati nel tempio dedicato a Ra costruito a tale scopo e custodito dai sacerdoti. La località dove si trovava il tempio fu denominata dai greci Eliopoli, che associarono il culto di Ra con quello di Elios, accettando per scontato che Ra fosse il Sole.

D'altronde ci sembra l'unica interpretazione logica, tenuto conto dell'epoca e del fatto innegabile che la cultura greca fosse di gran lunga inferiore a quella egizia, che vantava decine di millenni di retaggio. Proprio a proposito di questo retaggio si parla di "Conoscenza Nascosta", e crediamo che il termine sia da interpretare in senso molto lato...

Atlantide

E' difficile dare un senso logico alla "mitologia" senza andare incontro alla derisione della scienza ufficiale e senza offendere il clero, tuttavia i ricercatori che da sempre rincorrono le risposte non esitano un attimo a prendere in considerazione un qualche riferimento esoterico, allo stesso modo in cui accettano la possibilità di una razza precedente e fortemente progredita. Atlantide?

Ci sono abbastanza testimonianze e riferimenti per credere che non si tratti di un mito, ma di una civiltà molto avanzata, le cui conoscenze tecnologiche, con ogni probabilità, erano di gran lunga superiori a quelle attuali. Prendendo atto di questa possibilità, i cosiddetti "Libri di Thot" o "Libri della Conoscenza Nascosta" non possono essere degli scritti, ma una ben diversa forma di documentazione, in grado di resistere millenni dopo millenni, fino al giorno in cui ci fossero persone in grado di capirla e usarla.

Atlantide è molto più che una leggenda: è la sopravvivenza mnemonica dei nostri antenati, così evoluti e così "grandi" da riuscire a lasciare traccia di sé anche dopo l'evento catastrofico (qualunque esso sia stato) che distrusse gran parte della civiltà che ci ha preceduti e dei cui superstiti siamo i discendenti ingrati.

Esiste anche l'ipotesi, sempre più realistica, di visitatori venuti in vari momenti da altri mondi: e dato che l'ipotesi atlantidea non esclude quest'ultima, sia chiaro che per "mondi" non si intendono esclusivamente i pianeti...

Se una parte dei superstiti di Atlantide avesse trovato scampo approdando in quella loro colonia che ancora non si chiamava Egitto, è ragionevole pensare che questo sia avvenuto intorno al 10.400 a.C. ; se la Grande Piramide di Giza e la Sfinge (che si trovavano già sul posto) erano sopravvissute (insieme al loro contenuto) alla catastrofe, significava che quello doveva essere il luogo più sicuro dove mettere al riparo le cose più importanti che avevano portato da Atlantide.

Osiride a capo del gruppo di superstiti, la moglie Iside, il figlio Horus erano accompagnati da Thot e da pochi altri: i seguaci di Horus.

E' logico pensare che per arrivare abbiano usato mezzi aerei, o comunque in grado di spostarsi nel cielo. Dopo essere rimasti per mesi e forse per anni a bordo di un'astronave in orbita intorno alla Terra, non appena le condizioni atmosferiche lo avessero reso possibile, sarebbero atterrati per ricominciare.

Oppure, dopo una partenza strategica - in vista dell'imminente sciagura globale - verso il pianeta d'origine, Zeta Orionis nella Cintura di Orione, ritornarono appena ristabilita la quasi-normalità. Poco importa quale delle due ipotesi sia quella giusta, restando il fatto innegabile dell'arrivo degli dèi dal cielo, la partenza a bordo della "barca solare"... la stessa che poi fa ritorno con Osiride e tutto l'equipaggio. La memoria di questi avvenimenti straordinari è narrata con ingenuità quasi disarmante sulle pareti delle tombe e dei templi.

E nel "Per-em-Ra", tradotto assurdamente con "Libro dei Morti", mentre la giusta traduzione sarebbe "Libro dell'uscita verso la luce"... o meglio ancora "Uscita di Ra dalla Piramide"... Dunque, la domanda è: chi o cosa è Ra? Poteva trattarsi del nome di un velivolo spaziale che veniva "posteggiato" e alimentato nella parte superiore della Grande Piramide?

Ed è proprio attraverso le loro cronache, che abbiamo la certezza che il "Corpus Hermeticum" latino, prima ancora di essere tradotto " dal" greco, fu tradotto "in" greco. Questo perché gli egiziani erano semplicemente in possesso degli scritti antecedenti. In ogni caso, il fatto di possedere la copia in greco di un testo scritto da un dio, faceva di esso un testo sacro dai poteri demiurgici come il suo autore, e quindi il greci, associando Ermete con Thot, ne fecero un testo sacro greco.

Sètte

La parola sètta, che viene erroneamente e tanto spesso interpretata in senso dispregiativo, è il termine con cui viene definita una cerchia di persone con il comune interesse di mantenere viva una tradizione, un culto, o anche la conoscenza di una verità.

A questo proposito, merita ricordare che lo stesso Gesù faceva parte della sètta degli Essèni; quegli stessi Essèni che nascosero i famosi rotoli di papiro nelle giare ritrovate casualmente a Qmram e noti come i "Rotoli del Mar Morto". Se dunque le sètte erano custodi di grandi segreti misterici, doveva assolutamente esisterne una all'interno della casta sacerdotale egiziana, con il compito di preservare i Libri della Conoscenza nascosta, noti anche come Libri di Thot. Non sappiamo se il "Corpus Hermeticum" originale - quello tradotto dal nipote di Ermete, rappresenti davvero la traduzione dei Libri di Thot, ma è verosimile l'ipotesi che la sètta di sacerdoti preposti alla salvaguardia della Conoscenza Nascosta avessero deciso di tradurre i "Libri di Thot" per farli giungere integri alle generazioni successive.

Con questa ipotesi, come ho spiegato nel libro "Alla Ricerca dei Libri di Thot", a capo di questa sètta ci doveva essere un Gran Sacerdote in possesso di grandi conoscenze, e tutte le piste investigate mi hanno portato a ipotizzare che si trattasse proprio di Imhotep...

Corpus Hermeticum e Asclepius

Verosimilmente una sètta egiziana si tramandò - generazione dopo generazione - il segreto di un nascondiglio che stiamo ancora cercando, e che si trova quasi certamente nella Grande Piramide, in una delle stanze ancora da individuare.

Contemporaneamente, un'altra sètta greca fece altrettanto con il materiale affidatole, che riteneva la traduzione fedele di Ermete dei codici segreti di Thot.

Con il passare dei secoli e dei millenni, mentre la prima era riuscita a far perdere le proprie tracce, la seconda aveva continuato in sordina a diffondere il contenuto del manoscritto, che era composto da vari logoi (trattati) e che, opportunamente raccolti e classificati, hanno preso il nome di "Corpus Hermeticum", dopo la traduzione parziale dal greco al latino del manoscritto di Asclepio che Marsilio Ficino eseguì nel 1463 per commissione di Cosimo de' Medici che l'aveva acquistato per la sua biblioteca da un monaco macedone. Ficino (1433-1499), filosofo e letterato italiano, è considerato il massimo esponente dell’Umanesimo; tradusse moltissimi testi classici, alcuni dei quali in particolare (i "Dialoghi" di Platone, gli inni attribuiti a Orfeo e a Omero, la "Teogonia" di Esiodo, tanto per citarne alcuni) lo portarono a coniugare la filosofia classica con la religione cristiana in una visuale "armonica" di un Universo in cui l'uomo è il centro assoluto e allo stesso tempo funge da intermediario tra l’Uno (Dio) e la pluralità delle Sue manifestazioni.

Il manoscritto greco arrivò dunque in Italia dopo la caduta di Costantinopoli, e attualmente esiste solo la parziale traduzione latina, essendo andato perso l'originale. Il Corpus Hermeticum entrò così a far parte della filosofia occidentale durante il Rinascimento, influenzandola moltissimo, e secondo la versione ufficiale impiegò cinque secoli (durante i quali prese spessore sotto l'influenza di alcune correnti filosofiche tra cui il platonismo, l'aristotelismo, lo stoicismo e altre tra cui anche il giudaismo) prima di prendere la forma definita con un proprio spessore intorno al 200 d.C. Una data così relativamente "recente" ha ben poco a che fare con le conoscenze tardo-elleniche dell'epoca, visto che la figura di Ermete si verrebbe a collocare temporalmente a prima dell'arrivo in Egitto di Alessandro il Macedone.

Una certa confusione, del resto prevedibile, deve averla creata lo spuntare di molti altri scritti ermetici, talvolta conglobati con il corpus che veniva così nuovamente rimaneggiato.

Dopo i riferimenti, nei loro scritti, alla letteratura ermetica, resi da molti filosofi e perfino dai Padri della Chiesa, nell'ambito filosofico-religioso si venne a creare uno scalpore tale che alla fine il Cristianesimo definì l'ermetismo una dottrina eretica, mettendo al bando definitivamente ogni tipo di trattato di matrice ermetica.

Passò quindi molto tempo prima che si sentisse ancora parlare di ermetismo, tanto più essendo sparito tutto il corpus dei trattati. Fu Michele Psello, uno studioso bizantino vissuto a cavallo del XI secolo, a dare nuova vita alla dottrina ermetica e al Corpus Hermeticum; lo stesso corpus che Leonardo di Macedonia consegnò a Cosimo de' Medici nel 1460.

La raccolta dei 17 trattati (logoi) che formano il "Corpus Hermeticum" rimase così fino al momento in cui alcuni editori del XVI secolo decisero di metterci mano; il primo, nel 1554, fu Turnèbe che pensò di aggiungere alla fine del XIV logos altri tre brani (in realtà si trattava solo di frammenti) ermetici scritti da Stobeo. Vent'anni dopo fu la volta di Flussas che aggiunse a sua volta un brano tratto dalla "Suda"; per staccare questi ultimi quattro logoi del corpus originale, ne fece un logos a parte ordinando il Corpus Ermeticum in 18 trattati - da a I a XVIII - dei quali l'aggiunta era il XIV. In seguito i logoi tornarono a essere 17, ma senza che fosse rimaneggiato il contenuto: fu semplicemente deciso di escludere dalle successive pubblicazioni il XIV, così da passare direttamente dal XIII al XV. Esistono tuttavia molti altri trattati ermetici che non fanno parte del Corpus; col passare del tempo, infatti, prese corpo una raccolta di testi e riferimenti a opere note agli eruditi, scritti in varie epoche.

Si venne così a delineare una vera e propria raccolta secondaria di trattati ermetici, la cui origine affondava nelle radici nel medioevo, lasciando traccia di sé ferfino negli scritti dell'imperatore Giuliano "L'Apostata" e di S. Agostino. Tra le opere ermetiche di Giovanni Stobeo vanno ricordate "La Vergine del Mondo" e il "Florilegium" (un'antologia dove Stobeo aveva inserito ben 27 brani ermetici raccolti negli anni). L"Asclepius" - tra tutti - è considerato di grande rilevanza, secondo solo al Corpus Hermeticum, tanto da venire considerato una sua appendice letteraria.

Sparito in Occidente dopo la morte di Sant'Agostino, l'Asclepius riapparve solo verso il XII secolo; ma durante questo lungo periodo la sua esistenza era fuori discussione, essendo documentata da tutti gli autori che ne parlavano nei loro trattati (alimentando la corrente ermetica durante il Medioevo). Inoltre, essendo stato aggiunto alla raccolta di scritti del III secolo d.C. di Lucio Apuleio - il "Corpus Apuleianum" - l'Asclepius veniva considerato - alla stessa stregua - una letteratura fondamentale della tradizione ermetica.



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MessaggioInviato: 19/07/2012, 14:38 
La Biblioteca di Alessandria probabilmente conteneva documenti di rilevanza storica riferiti a un periodo che la tradizionale lettura degli accadimenti umani valuta ancora come 'pre-istorica' ovvero all'intervallo di tempo che va dalla fine della glaciazione di Wurm alla nascita delle prime società urbane umane, Sumeri in primis.

Un periodo che comprende l'approdo dell'"Arca", la concessione della sovranità del pianeta all'umanità, la costruzione della Torre di Babele e il trasferimento di determinate conoscenze (l'eredità degli antichi dei) a una elite di uomini da parte di personaggi collegati al pensiero Enkilita, quali Horus, Nimrod, Semiramide/Ishtar, ricordati nei miti dei nostri antenati come divinità.

Concentriamoci un attimo sul culto di Semiramide/Ishtar, tenendo a mente la possibilità che i Templari fossero già a conoscenza di tutto ciò, se prendiamo per buona l'ipotesi che gli stessi fossero entrati in possesso di documentazione storica proibita proveniente dalla Biblioteca di Alessandria.

Il culto di Semiramide/Ishtar all'alba del genere umano, diffuso poi in tutte le terre coinvolte nel percorso di Rinascita Enkilita, si ricollega al culto pagano della grande madre trasformato successivamente nel culto della madonna (specialmente delle madonne nere) in epoca cristiana.

I primi missionari cristiani scoprirono in Gallia un gruppo di Celti intenti a venerare una figura femminile nell'atto di dare alla luce un bambino e spiegarono agli indigeni che, senza saperlo, stavano adorando un'immagine della Madonna e loro erano già cristiani. Sul luogo sacro venne costruita una chiesa, e l'idolo pagano, trasferito al suo interno, si trasformava automaticamente in una rappresentazione cristiana; per giustificare la presenza di figurazioni mariane che, a volte, precedevano la stessa nascita di Maria, i teologi coniarono un termine "Prefigurazione della Vergine".

I luoghi di culto della Grande Madre nel nostro continente sono molteplici; le rappresentazioni della Dea si trovano quasi tutti in superficie ma, gran parte di esse, erano poste originariamente nel sottosuolo, dove la presenza delle correnti terrestri si fa maggiormente sentire.

Proprio dalla Grande Madre derivano probabilmente le celebri "Vergini Nere", le Madonne dal volto scuro venerate in tanti santuari. Con un'operazione nota come "sincretismo", la stessa per cui agli dèi del voodoo di Haiti sono stati associate le immagine dei Santi cattolici importate dai missionari, la Grande Madre pagana avrebbe assunto il volto di Maria, colorato però in nero, come quello delle sue prime raffigurazioni. Le immagini delle Vergini Nere contraddistinguerebbero dunque i luoghi particolarmente legati alla Grande Madre, gli stessi su cui, da sempre, gli uomini costruiscono i loro edifici sacri.

Vergini nere sono disseminate nelle chiese di tutta Europa; in Italia se ne trovano a Cagliari, Crea del Monferrato, Crotone, Loreto, Lucca, Oropa, Pescasseroli, Rivoli, Roma, San Severo, Tindari, Venezia; in Francia addirittura novantasei. Le più famose sono quelle della cattedrale gotica di Chartres, chiamate Notre-Dame-sous-Terre e Notre-Dame-du-Pilier.

Si dice che alcuni individui particolarmente sensibili, avvicinandosi alle cappelle in cui sono collocate, provino una sensazione di mancamento: sono le correnti terrestri che, in quei punti, raggiungono il massimo della loro potenza, e che percorrono la colonna vertebrale del visitatore, non di rado provocando in lui un'improvvisa "illuminazione" mistica. Inoltre, nel culto della Madonna rivive in modo concreto il culto pagano di Iside, che fu per due secoli la "Santa Madre" del mondo antico. Iside "che tutto vede e tutto può, stella del mare, diadema della vita, donatrice di legge e redentrice" era la donna divinizzata (culto ripetuto anche in altre mitologie). La si rappresentava come una giovane donna, inghirlandata dal loto azzurro della luna crescente, col figlioletto Horus tra le braccia. Non poche statue di Iside furono trasformate più tardi in immagini della Madonna. Anche i Druidi (sacerdoti pagani) onoravano la statua in legno di una donna, rappresentante la fecondità.

Immagine

La Dea è spesso indicata come la "divinita’ dai mille nomi", infatti Cerere, Epona, Amaterasu, Ishtar, Artemide, Diana, Demetra sono solo alcuni dei tanti nomi con i quali Dea Myrionyme (la dea dai mille nome appunto) e’ conosciuta. La stessa parola Myrionyme ricorda da vicino Myrion , il nome di "Maria" , la vergine cristiana creando così strani e non del tutto ingiustificati accostamenti.

Per ben comprenderne l'intensità e l’importanza del culto della Vergine Madre presso i Cavalieri Templari, basta leggere gli antichi regolamenti dell' Ordine, in cui è scritto: "le orazioni a Nostra Signora si devono recitare ogni giorno, per prime, nella Magione, salvo la compieta di Nostra Signora che si recita tutti i giorni, nella Magione, per ultima, poiché nel Nome di Nostra Signora ebbe inizio il nostro Ordine, e in Suo onore, se Dio vuole, sarà la fine della nostra vita e dell'Ordine stesso, quando a Dio piacerà che ciò accada".

Narra la leggenda che un giorno, quando era bambino a Fontaine, Bernardo da Chiaravalle era stato il protagonista di un evento miracoloso: aveva bevuto tre gocce di latte scaturite dal petto della Vergine Nera di Chatillon....

Per Rudolf Steiner il simbolismo è una chiave che può essere letta fino a nove livelli, a seconda della condizione iniziatica del soggetto e il caso delle Madonne Nere rientra in questo tipo di interpretazione complessa. Ad un livello più semplice (quello exoterico) la Madonna è la madre di Gesù; al secondo livello Maria assisa in trono è simbolo della sapienza.

In termini esoterici questo stesso simbolo rappresenta la Maddalena che tiene in grembo il figlio di Gesù; a un livello più profondo, come nella tradizione egizia, il nero è l'emblema del sapere e della saggezza (questo fa capire perché preti e sacerdoti l'abbiano adottato).

Troviamo ancora un'altra antica tradizione che fa risalire le Madonne Nere all'Egitto nel culto della Maddalena D'Orléans, dove la Vergine Nera è meglio conosciuta come Santa Maria Egiziaca. Il re Luigi IX di Francia, illustre membro della schiatta dei Rex Deus, era uno dei più ferventi devoti del culto della Madonna Nera; inoltre egli considerava Maria Maddalena come una delle illustri antenate della casa regale di Francia. Per questo i cavalieri Templari veneravano Maddalena come simbolo della sapienza divina, la Sophia, incarnata nell'immagine della dea Iside che porta in braccio Horus il suo figlioletto, paludando questi personaggi sotto le apparenze di una Vergine Nera e del suo bambino.

Immagine

per questo Bernardo quando aveva stilato la Regola dell'Ordine dei Templari, aveva stabilito un preciso requisito cui i Cavalieri non avrebbero dovuto sottrarsi da: “Obbedienza a Betania e alla Casa di Maria e Marta”. Praticamente dovevano riconoscere obbedienza alla dinastia fondata da Maria Maddalena e Gesù.
Da qui la conseguente e successiva venerazione dei Templari della Maddalena sotto le vesti di Madonna Nera; un culto così diffuso che Ean Egg ha rintracciato oltre cinquanta chiese dedicate a Maria Maddalena, ove guarda caso, si trovano statue o icone di Vergini Nere.

I primi gnostici cristiani accordavano a Maddalena una reverenza speciale, perché ritenevano che il vero discepolo prediletto di Gesù fosse proprio lei, la compagna alla quale egli avrebbe trasmesso il più elevato e alto sapere segreto.

Nella tradizione esoterica occidentale, Maddalena è il simbolo della saggezza divina; in quella nazorea, viene figurata in abiti scuri o neri proprio come la dea egiziana Iside, con sul capo la corona di stelle di Sofia, mentre il suo bambino indossa quella della regalità suprema.

Immagine

A un altro livello esoterico, ancora, Iside era venerata come “colei che introduce alla Luce”o, meglio ancora, l'emblema concreto dell'illuminazione. La Vergine Nera in realtà rappresenta anche la Madre Terra o la dea egizia Anna, da sempre raffigurata nella mitologia egizia vestita di nero. Siamo al cospetto, con questa dea, di una anticipazione della tarda raffigurazione cristiana della sant'Anna dalla pelle scura, così come l'abbiamo vista raffigurata nella vetrata della cattedrale di Chartres.

Immagine

Ean Begg, che ha dedicato molti anni della sua vita allo studio del mistero delle Madonne Nere nell'Europa cristiana, afferma che questa ricerca porta in sé un seme eretico, in grado di stupire i più smaliziati degli inquisitori cristiani.


Fonte:
http://www.templaricavalieri.it/grande_ ... e_nere.htm
http://astronavepegasus.forumattivo.com ... -maddalena



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MessaggioInviato: 19/07/2012, 14:56 
Nella grande biblioteca secondo me c'era anche scritta e documentata la storia della protoumanità, colonie di altrove sulla Terra in Atlantide e Mu.
Statene tranquilli e sicuri...come non escludo che esista un team di appositi archeologi, scienziati ecc. deputato ad individuare, possibilmente trafugare o nel caso non sia possibile, distruggere in loco prove troppo provanti.
Chiedetevi perché di questo tipo di comportamenti.
La mia risposta è una sola...c'è una ristretta parte di umanità che si tramanda per iniziazione la Verità...che oggi significa potere e controllo attraverso anche tutta l'opera di mistificazione perpetrata nei e suoi testi scolastici ed accademici.
E possibilmente questa parte di iniziati detiene anche la Verità sulla tecnologia e scienza ante litteram...di quella lontana protoumanità.
Se Ridley Scott legge queste pagine...il sequel di Prometheus è sicuro.

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Cita:
MarcoFranceschini ha scritto:

Nella grande biblioteca secondo me c'era anche scritta e documentata la storia della protoumanità, colonie di altrove sulla Terra in Atlantide e Mu.
Statene tranquilli e sicuri...come non escludo che esista un team di appositi archeologi, scienziati ecc. deputato ad individuare, possibilmente trafugare o nel caso non sia possibile, distruggere in loco prove troppo provanti.
Chiedetevi perché di questo tipo di comportamenti.
La mia risposta è una sola...c'è una ristretta parte di umanità che si tramanda per iniziazione la Verità...che oggi significa potere e controllo attraverso anche tutta l'opera di mistificazione perpetrata nei e suoi testi scolastici ed accademici.
E possibilmente questa parte di iniziati detiene anche la Verità sulla tecnologia e scienza ante litteram...di quella lontana protoumanità.


Quoto tutto e dico di più!

Per quanto mi riguarda la soppressione delle prove dell'esistenza di Atlantide e/o di Mu è finalizzata anche all'autotutela delle forme di Potere
occulto e non attualmente operanti sull'umanità.

Se venisse storicamente e concretamente provata la realizzazione in un lontano passato di una società utopica, o comunque molto migliore della nostra attuale, quale poteva essere l'Atlantide o rivelati i meccanismi socio-economici per la creazione di questa, il Potere più o meno occulto perderebbe di colpo giustificazione di esistere.

Se i testi della Biblioteca di Alessandria fornissero le spiegazioni per liberare l'umanità da tutti i mali che la affliggono... perchè non farlo immediatamente?!


Ultima modifica di Atlanticus81 il 19/07/2012, 20:13, modificato 1 volta in totale.


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Exactlyy...Atlanticus81...
Proprio una "civiltà" che dal punto di vista della regredita attuale umanità verrebbe da definire "utopica"...come ad esempio nelle rappresentazioni pseudoclassiche di Lloyd K. Townsend

http://uncertaintimes.tumblr.com/post/2 ... nd-of-19th

Sono anche convinto e strasicuro che tutte le società segrete, massonerie e fratellanze oscure hanno origine proprio nell'epoca d'oro...quindi molto ma molto ma stra molto più antiche di quanto anche i più informati ritengano.
Prima di tutto un dato importantissimo...
La protoumanità che colonizzò la Terra fino all'epoca dell'ultima grande distruzione (che io ritengo dovuta ad un conflitto "mondiale" ante litteram) sicuramente era caratterizzata da pochissime "unità"...molto ma molto lontani di ordini di grandezza dagli attuali 7 e più milairdi di esseri viventi.
Sai chi potrebbe "dirci" di Atlantide e di come magari "gli fa visita" tutti i giorni ?
Dei mammiferi acquatici estremamente intelligenti che sono sicuro esistevano già all'epoca...
Già li vedo in branchi organizzati accedere in passaggi che solo loro conoscono nei ghiacci della Terra dei pinguini.
Se hai voglia e tempo leggi Atlantis di Clive Cussler...

Marco71.



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Cita:
MarcoFranceschini ha scritto:

Sono anche convinto e strasicuro che tutte le società segrete, massonerie e fratellanze oscure hanno origine proprio nell'epoca d'oro...


Mi aggiungo a questa tua per dire che, al fine di preservare il segreto e celare la verità sull'età dell'oro, alimentando il mito di una utopia impossibile, il Potere è sempre stato disposto a tutto, pur di cancellare ogni traccia della nostra storia remota.

Storia che appunto sarebbe rivelatrice della vero volto del Potere... e a tal fine porto all'attenzione di tutti il seguente scritto, tratto da

http://it.scribd.com/doc/37841591/I-Cat ... pe-Di-Enki

Quando pensiamo alla parola “olocausto” ci viene subito in mente una pagina molto triste della nostra storia: il massacro degli Ebrei ordinato dai nazisti.

Tuttavia in pochi ricordano un precedente forse ancora più cruento: il primo olocausto mai avvenuto in Europa, che ebbe luogo fra il 1208 e il 1244 allorché la Chiesa Romana attaccò selvaggiamente i Catari, i pacifici “eretici della Linguadoca” nella Francia meridionale con una violenza ed un’arroganza paragonabile soltanto alle atrocità naziste durante la seconda guerra mondiale.

I Catari, letteralmente “i Puri”, seguivano il culto della dèa madre Mari (che significa“amore”). Il motivo per cui la Chiesa ordinò il loro massacro risiede nella differentevisione di Cristo che i Catari avevano rispetto ai Cattolici. Essi sostenevano infatti dipossedere un segretissimo Libro dell’Amore, un misterioso manoscritto attribuito a Gesù e da lui affidato a Giovanni.

Tale libro venne tramandato nei secoli e fu adottato sia dai Templari che dai Catari, e costituiva il fondamento della Chiesa Catara dell’Amore.

Questo documento condusse alla fine sia dei Catari che dei Templari. Esso conteneva conoscenze segrete come l’abilità di controllare le forze della natura. Secondo le credenze dei Catari un oggetto sulla Terra era un veicolo per la luce dello Spirito Santo (l’amore). Il Graal non era una coppa ma un processo.

Gesù impartiva i suoi insegnamenti nella lingua precedente al Diluvio, la lingua Oc (da cui Linguadoca, il luogo dove dimorarono i Catari). Oc è anche la radice di occhio e deriva dal termine egizio Ak, che significa ‘luce’. Illuminismo deriva da esso. Il geroglifico egizio per “fenice” , l’uccello di luce, (akh), somiglia tantissimo al simbolo stilizzato di Gesù, ed entrambi sono strutturalmente identici al simbolo matematico dell’infinito che però appare scritto come OC.

Quando la Chiesa Romana consolidò il proprio potere nel IV secolo d.C. fece in modo che la gente non aderisse a questa corrente, che si rifiutava di pagare let asse e non prevedeva figure sacerdotali.

Nacque così la Criptocrazia, vale a dire ilgoverno basato sui segreti o dogmi. Roma assimilò in quel periodo il pantheon degli antichi dèi e dèe (Greci, Egizi, Sumeri, Ariani ed Asiatici) in un unico essere demoniaco.

Tutte le nazioni straniere furono considerate adoratrici del Diavolo.

Lucifero (“portatore di luce”) divenne sinonimo di Diavolo. Da un prospettiva mitologica, la differenza tra Cattolici e Catari è perfettamente codificata nella differenza fra le parole ol e ar o ari.

Ol significa “tutto”. É il desiderio dei Catt-OL-ici di essere la religione universale. Ar significa “prima”.

È la radice di Arian, la dottrina cristiana gnostica votata durante il concilio di Nicea, indetto nel 325 dall’imperatore Costantino per formulare ufficialmente la dottrina cristiana.

Gli Ariani affermavano che Gesù era per metà divino e per metà uomo. I Niceani che egli era Dio. Vinsero questi ultimi. Gli Ariani furono dichiarati eretici. Questo spiega anche il profondo interesse di Hitler ed Himmler verso i Catari. Essi erano Ariani. Ciò non vuol dire che fossero biondi con gli occhi azzurri, ma che portavano dentro di se il sangue nobile della razza divina. Hitler sognava di creare una super razza mediante l’eugenetica: i segreti del sangue dei Catari erano come oro per lui.

Secondo il Budge’s Egyptian Hieroglyphic Dictionary, Ar significa, “fare, creare, formare, forgiare.” È la radice di Ari, la forza creatrice divina.

Nel 1934 l’archeologo Walter Andrea scoprì una magnifica statua di Mari vecchia di 3200 anni presso un suo tempio in Siria. Chiamata “La Dèa con il Vaso,” Mari tiene in mano una coppa ed indossa un casco cheZecharia Sitchin afferma le servisse per viaggiare nello spazio. Indossa anche una collana con pietre blu. Suo marito era raffigurato come un serpente saggio chiamato EA.

Mari ed EA sono i prototipi di Eva ed il Serpente, gli antagonisti di Yahweh nel giardino dell’Eden. Fu dunque il legame con Mari ed Enki e la loro connessioneAriana che portò allo sterminio dei Catari. Essi erano gli ultimi discendenti dell’antico sangue divino. [gruppo zero rh negativo? ndr]

Enki era il grande scienziato Anunnaki di cui abbiamo traccia nei racconti Sumeri. Gli Gnostici lo chiamavano “Grande Luce”.

Egli scese sulla Terra in cerca di minerali grezzi insieme ad un gruppo di dèi chiamati Anunnaki, “Coloro che dal Cielo discesero sulla Terra”. Come sappiamo, Enki modificò geneticamente la razza umana. Contrapposto a luiera il suo fratellastro Enlil, che voleva cancellare la razza creata da Enki grazie al Diluvio.

Enki ed Enlil erano rivali ben prima di mettere piede sulla Terra. L’umanità divenne la loro arma. Enki ed i suoi sacerdoti, cercando di innalzare l’umanità alrango di divinità grazie ad un’istruzione globale e alla rivelazione dei segreti di cui era custode. Enlil cercando di mantenere gli uomini al livello di schiavi grazie aduna politica criptocratica.

I racconti Sumeri chiariscono che Enki diede la conoscenza all’umanità.

I discendenti di quella razza pura precedente al Diluvio creata da Enki esistono ancora in rifugi sacri, fra i quali la Linguadoca.



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MessaggioInviato: 27/04/2013, 16:59 
Ecco quali potrebbero essere le implicazioni storiche delle conoscenze acquisite dai Templari durante la permanenza in Terra Santa durante la quale probabilmente sono entrati in contatto con comunità che preservavano i saperi contenuti nella Biblioteca di Alessandria.

http://www.ufoforum.it/topic.asp?whichp ... _ID=280374

Personalmente sono fermamente convinto che quanto descritto nel suddetto post abbia consentito durante i secoli delle grandi esplorazioni la redazione di talune mappe (p.es. Piri Reis) e soprattutto l'esecuzione di spedizioni come quella di Cristoforo Colombo.



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MessaggioInviato: 03/02/2014, 15:05 
I segreti dei Templari, i Cavalieri di Dio.

Tutto ha inizio nel 1096 con la prima crociata. Nel 1099 i crociati presero Gerusalemme. Nel 1118-1119 fu creato l’ordine dei Cavalieri Templari da Hugues de Payns, un nobile cavaliere originario della regione francese della champagne e veterano della prima crociata.

Immagine

La missione dei 9 templari era di proteggere i pellegrini diretti in terra santa. Vivevano come Monaci, ma erano anche abili soldati. I Templari arrivati a Gerusalemme intorno al 1118-1119 si presentarono a Baldovino II sovrano di Gerusalemme e si offrirono di proteggere i pellegrini che visitavano la città. Re Baldovino II di Gerusalemme lasciò ai Templari il luogo che fino ad allora era stato adibito a sua reggia, la moschea di Al-Aqsa nel lato meridionale dell’antico Tempio di Salomone (conosciuto come il “nobile recinto” o “Haram esh-Sharif“), dove si stabilirono per 75 anni. La regia di Baldovino sorgeva sulle rovine dell’antico Tempio di Salomone. La sua costruzione risaliva al primo millennio avanti cristo, secondo il racconto biblico venne eretto per ospitare l’Arca dell’Alleanza, dove erano custodite le Tavole della Legge. Il tempio venne distrutto dai babilonesi nel 1586 avanti cristo, nello stesso luogo furono eletti nel corso dei secoli altri edifici, come la chiesa del santo sepolcro, e la cupola della roccia.

I Templari scavarono attraverso la dura roccia per oltre 90 metri. Sapevano esattamente dove cercare. Quello che fecero nei successivi 8 9 anni è sconosciuto. In una lettera scritta da un crociato nel 1187 si afferma che i templari custodivano un frammento della croce di cristo. I primi capi massoni nel 1800 scrissero di documenti segreti che dovrebbero collegare i Templari all’Arca dell’Alleanza o a un tesoro seppellito nel tempio di Salomone. Altri affermano che i templari fossero alla ricerca di reliquie che la chiesa cattolica desiderava a tutti i costi possedere o distruggere. Nel XII XIII secolo si era diffusa la voce
che i Templari avessero trovato l’Arca dell’Alleanza. In un opera di un poeta tedesco del tredicesimo secolo Wolfram von Eschenbach si parla dei Templaise, guerrieri invincibili custodi del Santo Graal il calice utilizzato da Gesù durante l’ultima cena (o una ampolla col sangue di cristo o il vangelo di Giovanni). I Templari una forza militare e al tempo stesso un ordine religioso. I Templari pronunciavano i voti di povertà, castità e obbedienza come i monaci tradizionali. L’Ordine dei Templari venne ufficializzato nel 1129, assumendo una regola monastica, con l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle nipote di uno dei 9 fondatori. I primi cavalieri erano uniti da vincoli familiari, erano consanguinei o comunque imparentati. Il loro nome completo era: “Ordine dei poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone“. I simboli dei Templari rappresentano le umili origini di cavalieri del tempio, il famoso sigillo dei templari mostra due cavalieri su un unico cavallo.

sigillo-templare

Nel 1129 i templari iniziarono una massiccia campagna di reclutamento e di raccolta fondi, si rivolsero alle famiglie nobili di tutta europa. Il Re di Aragona alla sua morte intorno al 1130 decise di lasciare all’ordine grandi possedimenti nell’attuale Spagna. All’improvviso i Templari si ritrovarono padroni di immensi territori. L’ordine vantava tra le sue fila i migliori soldati i più preparati. Per diventare un Templare era necessario avere un titolo ossia essere nobile di nascita, inoltre era d’obbligo essere già un cavaliere, una volta pronunciati i voti, si dovevano lasciare tutti i propri averi all’ordine. Nel 1177 i templari dimostrarono il loro valore nella battaglia di Montgisard contro Saladino il famoso condottiero musulmano. Per farne parte bisognava essere militari esperti addestrati sin dall’età di 7 8 anni ai combattimenti a cavallo con armature pesanti. I templari divennero di fatto il primo esercito permanente dopo la caduta dell’impero romano.

Immagine

Erano armati di una lunga spada a doppio taglio in grado di tagliare in due una persona con un solo colpo. Avevano una regola fondamentale fino a che non veniva abbassata la bandiera Templare non potevano lasciare il campo di battaglia, quindi combattevano fino alla morte. Nel 1300 erano diventati decine di migliaia, le loro comunità chiamate Commende si diffusero in tutta europa e divennero banchieri di alto livello, in pratica i fondatori del primo sistema bancario globalizzato della storia, esenti dalle tasse, rispondevano solo all’autorità del Papa. Infatti l’ordine fu ufficializzato il 29 marzo 1139 con la bolla pontificia ‘Omne datum optimum’ nella quale Papa Innocenzo II garantiva ai cavalieri dell’ordine una serie di privilegi senza precedenti.

Cosa spinse la chiesa a concedere tanti privilegi.

Alcuni sospettano che l’autonomia concessa ai Templari non fosse un premio, ma il prezzo per il loro silenzio. C’è chi pensa che la chiesa volesse tenere nascoste delle informazioni trovate dai templari sotto il tempio di Salomone, delle reliquie e delle pergamene di straordinaria importanza documenti che non erano in linea con l’ortodossia cattolica, avrebbero contenuto infatti testimonianze di una relazione più stretta tra Gesù e Maria Maddalena e un diverso resoconto della storia di Gesù, un testo che presentava discordanze con i vangeli canonici.

http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/2290



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E se fosse stato questo il segreto contenuto nella Biblioteca di Alessandria? ... Ovvero l'inesistenza di "dio" inteso come viene descritto nelle tre grandi religione monoteistiche?

E se fosse stato per questo motivo che quei testi furono distrutti e chi ne conosceva il loro contenuto perseguitato e sterminato al fine di preservare il segreto, o meglio la menzogna, sulla quale si fondava il potere e il controllo sull'uomo?

Cita:
L'OMBRA DI DIO,DIVERSE INTERPRETAZIONI DELLA COMUNE ORIGINE

In 5.500 anni di storia sono scoppiate più di 14.000 guerre. Molte guerre hanno avuto uno sfondo religioso in particolare in Medio Oriente dove gli interessi politi ed economici si legano a quelli religiosi in uno sconto che dura da millenni. Le tre religioni monoteistiche principali: Cristianesimo, Ebraismo e Islam, si assomigliano moltissimo eppure non esisto al mondo altre religioni così in conflitto tra loro. I testi antichi ci forniscono le descrizioni di un Dio belligerante ed incline alla violenza e difronte alle immagini del Medio Oriente insanguinato viene da chiedersi se è Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza o piuttosto sono gli uomini che hanno creato un Dio che riflettesse la loro vera natura.

[BBvideo]http://www.youtube.com/watch?v=J8Pv4XRC1bo[/BBvideo]

http://civiltaanticheantichimisteri.blo ... zioni.html



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MessaggioInviato: 22/01/2015, 15:12 
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I testi antichi ci forniscono le descrizioni di un Dio belligerante ed incline alla violenza e di fronte alle immagini del Medio Oriente insanguinato viene da chiedersi se è Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza o piuttosto sono gli uomini che hanno creato un Dio che riflettesse la loro vera natura.



La seconda io penso.


Concordo con Atlanticus e MarcoF nel ritenere che la biblioteca di Alessadria dovesse per forza conservare tra gli altri anche documenti che parlassero di Atlantide molto più estensivamente di quanto non ci abbia lasciato Platone.

Ciò in base al fatto che lo stesso Platone indica come fonte originale gli stessi egizi per mezzo di Solone e che aveva materiale per scrivere un terzo libro, dopo il Timeo e il Crizia, sull' argomento, opera inizialmente commissionata da un ricco ateniese morto prematuramente.


Senza altro tra i testi ci doveva essere anche il Corpus Hermeticum tradotto in greco, e verosimilmente anche una copia dell' "originale" (se si escludono dal conto i libri di Thot) egizio.

In generale, gli scritti di carattere esoterico custoditi nella bilbioteca dovevano essere numerosi e di qualità e ci permetterebbero di gettare luce su molte questioni.


Così come nel corso dei secoli avrebbe raccolto una immensa mole di documenti sulle origini delle religioni cristiane e musulmane.

Ora sapendo quali problemi danno all' ortodossia i numerosi vangeli apocrifi e il potenziale esplosivo della recente scoperta dei Rotoli del Mar Morto, ciascuno di questi testi era motivo sufficiente per i contemporanei per dare fuoco al tutto come avvenne più volte.


Questo per non parlare della raccolta completa delle opere del periodo greco-romano che subirono pesanti tagli e censure durante il medioevo, periodo in cui negli ormai mitologici monasteri gli amanuensi operavano una scelta su cosa tramandare e cosa invece nascondere o distruggere (io credo la prima, come bene illustrato nella celebre scena de Il nome della Rosa).


In definitiva se tutte o anche una sola di queste conoscenze fossero pubbliche oggi, ce ne sarebbe abbastanza da sconvolgere la società moderna.

Io sono convinto che almeno buona parte di questi documenti siano invece sopravvissuti e tenuti segretamente custoditi in luoghi quali la Biblioteca Segreta Vaticana e da organizzazioni quale la Massoneria

- ovviamente tutta roba cui hanno accesso in tutto pochissime persone.


Concordo con quanto detto da voi in precedenza.



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Si ma Atlantide per quanto mitologica non è che dovesse essere così tanto superiore visto che i Greci riuscirono a sconfiggerla in battaglia...



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Penso che quella parte del mito sia un' aggiunta di Platone.

Atene basava la propria influenza sul resto delle poleis greche sulla vittoria contro i Persiani, come i salvatori della Grecia.

La "scena" in cui Atene sconfigge gli Atlantidi ricorda tanto da vicino il topos degli americani che salvano la Terra dall' invasione aliena.



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Penso che la "grecia" a cui si riferisce platone non sia la stessa atene del periodo classico ellenico.

Sono due periodi storici completamente diversi nel contesto antidiluviano in cui collochiamo atlantide e di cui i testi di alessandria probabilmente parlavano



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