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 Oggetto del messaggio: 2012, l'anno del cambiamento
MessaggioInviato: 30/03/2012, 09:12 
Il 2012 viene ritenuto da molti come l'inizio di un periodo di grande cambiamento.

Ma non voglio qui stare a discutere su profezie maya, fine del mondo, catastrofismi e quant'altro.

Vorrei che focalizzassimo l'attenzione sulla parola "cambiamento" - I recenti sviluppi socio-economici fanno intendere che effettivamente un cambiamento sia in atto e che una nuova consapevolezza sia alle porte.

Ma ciò che chiamo "cambiamento" è oggi pilotato in occidente da una forma di potere in cui non riconosco il perseguimento di quel bene comune che in una società democratica dovrebbe essere il ruolo del governo e delle istituzioni democratiche.

In un sistema democratico il voto degli elettori è una delega affinchè gli eletti operino per il bene comune... non per il bene privato loro e/o delle banche padrone. Quando e se il valore del voto viene depauperato da questa funzione è necessario che la collettività percorra altre strade per vedere riconosciuto il proprio diritto al perseguimento del bene comune

Le società organizzate nascono proprio in virtù di questo: non essendo possibile per l'uomo autogestirsi secondo il modello di anarchia reale la collettività stessa conferisce ai sistemi di governo (monarchie, dittature, oligarchie) le deleghe a governare e a definire sistemi socio-economici governati da leggi. In millenni di sviluppo civile siamo giunti alle democrazie, forse non il sistema perfetto, sicuramente uno dei migliori, ma con il limite di vedere le proprie deleghe (il voto) utilizzate come carta igienica dai potenti.

Facciamo allora che il 2012 sia un cambiamento positivo: liberiamoci dei vincoli di lor signori, riprendiamoci la nostra sovranità e iniziamo a percorrere un percorso di rinascita spirituale della società che ci condurrà a una nuova età dell'oro... se aspettiamo che sia il potere a promuovere ciò siamo solo degli illusi. Poichè esso auspica l'esatto contrario.

E come disse Giordano Bruno secoli fa non puoi chiedere al potere di riformare se stesso.



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MessaggioInviato: 30/03/2012, 09:52 
Cita:
Messaggio di Atlanticus81

In un sistema democratico il voto degli elettori è una delega affinchè gli eletti operino per il bene comune... non per il bene privato loro e/o delle banche padrone. Quando e se il valore del voto viene depauperato da questa funzione è necessario che la collettività percorra altre strade per vedere riconosciuto il proprio diritto al perseguimento del bene comune



Perfetto. Mi permetto allora di inserire nel tuo topic alcuni riferimenti che potrebbero essere utili a chi non ha ancora preso coscienza di ciò che, dati alla mano, ci ha trascinato (consapevolmente o meno) nell'attuale situazione di "democrazia sempre più rarefatta"......

Tratto da:
http://www.altrainformazione.it/wp/2012 ... in-italia/

Come dicevamo questo processo di progressiva espropriazione della democrazia è iniziato già da un bel pezzo e in questi ultimi mesi è stato solo apposto qualche nuovo tassello per arrivare a definitivo compimento. Gli emissari dei nuovi detentori del potere sovrano, Mario Monti (Goldman Sachs), Elsa Fornero (Banca Intesa), Corrado Passera (Banca Intesa), sono persone molto ricche, addestrate a dovere e foraggiate nel corso della loro carriera a forza di parcelle milionarie, a cui è stato chiesto solo un piccolo gesto di riconoscenza per mettere in pratica rapidamente ciò che i politici di professione stavano attuando con troppa lentezza.

Il parlamento stesso ormai è un’istituzione inutile, ridondante, poco efficiente perchè di fatto non ha più alcun potere decisionale e può solo vidimare a valle ciò che è stato stabilito a monte dai nuovi reggenti. Il parlamento verrà sfoltito (cosa giusta e sacrosanta, ma se la finalità è quella di delegittimare un fondamentale organo costituzionale del paese allora è sbagliata), i dipendenti pubblici dovranno adeguarsi alla mobilità e ai licenziamenti (come sta già accadendo in Grecia) e i funzionari pubblici avranno soltanto il compito di mettere timbri sulle concessioni da assegnare ai nuovi proprietari privati del patrimonio pubblico. Tutto qui, lo stato sarà solo un piazzista di beni pubblici e un semplice intermediario fra la manovalanza e i padroni. Dimenticativi quindi termini aulici come giustizia, uguaglianza, libertà, diritto costituzionale perché tutto ciò che è giusto ed equo lo decide soltanto il mercato in base a semplici calcoli di utilità e profitto.

Per avere un’idea di quali sono state le tappe più importanti e i nomi che hanno contribuito alla realizzazione del progetto di espropriazione della democrazia, teniamo sempre a mente queste date e questi eventi:

- 1979: l’Italia decide di entrare nello SME (Sistema Monetario Europeo) dove la lira non può più svalutarsi liberamente secondo le leggi del mercato e i flussi commerciali con l’estero, ma è costretta ad essere agganciata in una rigida banda di oscillazione (±6%) chiamata “serpente monetario” ad altre dieci monete europee. In questo modo la politica monetaria italiana viene condizionata e limitata dall’obbligo di mantenere la lira all’interno di questo stretto corridoio (Giulio Andreotti, presidente del consiglio, poi sostituito da Francesco Cossiga, Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia, travolto da un’inchiesta giudiziaria e costretto a dimettersi per lasciare la carica a Carlo Azeglio Ciampi)

- 1981: viene sancito il cosiddetto “divorzio” fra Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro, perché la banca centrale non può più acquistare titoli di stato nelle aste primarie di collocamento come acquirente residuale per mantenere basso il rendimento dei titoli. Da quel momento l’Italia perde parte della sua sovranità monetaria, dato che mantiene ancora un conto di deposito presso la banca centrale con facoltà di scoperto ma può vendere i suoi titoli di stato soltanto alle banche commerciali. A causa dell’aumento incontrollato del rendimento e dell’interesse dei titoli, il debito pubblico comincia la sua cavalcata inarrestabile (Beniamino Andreatta, ministro delle finanze, Carlo Azeglio Ciampi, governatore di Banca d’Italia)

- 1990: Carlo Azeglio Ciampi decide di restringere la banda di oscillazione della lira rispetto alle altre monete europee dentro un corridoio più stretto del ±2,25%, iniziando una politica monetaria di contrazione della liquidità che favorì un ulteriore innalzamento dell’interesse sui titoli e del debito pubblico. Questa estrema rigidità di cambio della lira impedisce quei necessari e spontanei processi di aggiustamento e svalutazione della moneta nazionale che favoriscono la produttività e le esportazioni senza intaccare i salari dei lavoratori e i profitti delle imprese

- 1992: l’Italia aderisce al Trattato di Maastricht e la Banca d’Italia è costretta l’anno successivo a congelare il conto di deposito detenuto dallo stato, senza potere più concedere anticipazioni o scoperti di conto allo stato. Fine della sovranità monetaria. Lo spazio di manovra politica e democratica dello stato viene di fatto azzerato, perché uno stato che non può più spendere i suoi soldi per il benessere dei cittadini non ha più senso di esistere, il contratto sociale che prima rendeva a tutti conveniente l’aggregazione sotto un’unica nazione e l’osservanza di una costituzione non ha più alcun valore. La convivenza civile si baserà adesso su altre regole basate sulla libera concorrenza, la competitività, l’efficienza muscolare, la ricerca del profitto ad ogni costo, la subordinazione e ogni cittadino è solo, senza più diritti e tutele, a confrontarsi in questo immenso mercato degli schiavi

Nel grafico sotto, tratto dal giornale on-line Linkiesta, possiamo vedere che ad ogni tappa del processo di espropriazione e spoliazione della democrazia sia corrisposto un relativo incremento del debito pubblico italiano, che al contrario di quello che si crede non è dovuto tanto ad un eccesso di spesa pubblica ma a un aumento incontrollato degli interessi sul debito e a un sempre maggiore indebitamento con l’estero causato principalmente dalla rigidità del tasso di cambio della valuta nazionale.

Immagine

Come ho spesso già detto in questo blog, non c’è nessun complotto dietro il progetto anti-democratico in corso perché è tutto scritto a chiare lettere nelle nuove carte del potere (vedi Trattati di Funzionamento dell’Unione Europea) e solo le volontarie omissioni e reticenze di una certa classe politica dirigente e dei mezzi di informazione schierati con questo regime, hanno impedito ai cittadini di conoscere e capire cosa stava accadendo intorno a loro e come la nuova oligarchia stava eliminando ad uno ad uno gran parte dei loro precedenti diritti, primo fra tutti quello di appartenere ad uno stato democratico.

Molti penseranno che i politici verranno pure penalizzati prima o dopo in questo processo di esautorazione del loro potere, ma dimenticano invece i grandi vantaggi acquisiti dalla classe politica: saranno sempre di meno a spartirsi quel che rimane della torta e soprattutto non dovranno più impegnarsi nel duro e gravoso lavoro di governo di uno stato, perché tutto si reggerà da solo secondo le leggi del mercato e i politici dovranno soltanto avallare dietro lauti compensi gli ordini ricevuti da uno o dall’altro grande gruppo o settore industriale, secondo le consuete procedure di ingaggio delle consorterie, delle corporazioni, delle lobby.

Inoltre non bisogna neppure trascurare la circostanza che i politici e le classi dominanti potranno avere a disposizione una moneta forte come l’euro (che come sappiamo non ha più alcun legame con il territorio e il tessuto produttivo italiano, ma è una moneta straniera agganciata alla pari al marco tedesco), con la quale potranno fare acquisti liberi e sfrenati in tutto il mondo: ville in Florida, appartamenti a New York, rette universitarie per i figli ad Harvard e Yale. Se i politici venissero costretti da un’improbabile sommossa popolare ad abbandonare l’euro e a tornare alla lira, si ritroverebbero in mano, almeno per i primi anni, una moneta debole svalutata con la quale non potrebbero più permettersi molti vizi in giro per il mondo.

La ritrovata sovranità monetaria costringerebbe poi i politici a lavorare sul serio per rilanciare l’economia italiana e dare valore alla nuova moneta nazionale, tramite un costante apprezzamento sui mercati e un rilancio delle esportazioni: l’euro invece è per loro una moneta già pronta, si paga da sola, la forza la mettono i tedeschi, e i sacrifici e i costi per bilanciare questa forza assolutamente squilibrata rispetto alle potenzialità produttive italiane vengono pagati soltanto dai cittadini e dai lavoratori. Comodo no? Noi paghiamo le tasse, le privazioni, le umiliazioni, le assurde condizioni contrattuali e retributive per tenere in piedi questa mostruosità chiamata euro, mentre i nostri politici spendono e spandono in ogni dove con la loro bella moneta forte.

Pur essendo ampiamente complici, a volte però i politici rimangono spiazzati di fronte all’autorità di questo nuovo potere reggente e non capiscono di essere soltanto delle marionette, azionate da una macchina che è molto più grande di loro (qualcuno ricorda l’espressione smarrita di Berlusconi quando fu gentilmente cacciato via dal governo? Eppure lui credeva di essere uno tosto, uno potente). Sono molto interessanti a tal proposito le dichiarazioni di alcuni funzionari pubblici che dopo essere stati spodestati dalle loro cariche hanno cominciato a svelare certi retroscena del processo di espropriazione della democrazia (vedi per esempio il video sotto in cui Nino Galloni, funzionario del ministero delle finanze negli anni 80-90, spiega come Ciampi teneva sotto scacco i politici, in questo caso il segretario del partito comunista Enrico Berlinguer, per costringerli alla rinuncia della sovranità monetaria, oppure con quale prepotenza il cancelliere tedesco Kohl faceva pressioni su Andreotti per accelerare il processo di unificazione europea).

Oppure, basta leggere con attenzione il libro “La politica nel cuore” scritto da Paolo Cirino Pomicino, sotto lo pseudonimo di Geronimo, in cui il deputato ed ex-ministro democristiano rivela rammaricato come la politica abbia ormai ceduto il passo ad una nuova forza di potere costituta da un intreccio inestricabile di finanza-affari-informazione, che come dice lui stesso rappresenta “il nuovo grande potere che tenta di governare il paese senza averne la legittimità democratica". Questi politici che hanno attraversato il periodo d’oro della Prima e della Seconda Repubblica non possono considerarsi immuni da complicità e sono tutti colpevoli di non avere denunciato i fatti per tempo, tuttavia le loro testimonianze risultano molto utili per capire quale è stata la reale evoluzione dei fatti.

Riporto sotto un estratto del libro in cui Pomicino rivela le circostanze sciagurate che portarono l’allora governatore della Banca d’Italia Ciampi (sempre lui, il simpatico e rispettabile nonetto dipinto dalla stampa italiana, che invece è stato senza dubbio l’anima nera, l’uomo ombra chiave del grande Colpo di Stato Bianco alla democrazia) alla decisione di far rientrare la lira nella banda stretta di oscillazione di cambio:

“Pochi ricordano pero’ che a quell’epoca il debito pubblico era tutto interno. Quando si diceva che ogni italiano nasceva con venti milioni di lire di debito ci si dimenticava di aggiungere che aveva diciannove milioni di credito perchè’ i titoli di stato erano per il oltre il 90% nelle mani delle famiglie italiane. Insomma era il debito che non cedeva alcuna sovranita’ alla finanza internazionale e che avrebbe richiesto almeno dieci anni per ricondurlo entro limiti accettabili. Purtroppo nel 1990 una scelta scellerata di Carlo Azeglio Ciampi colloco’ la lira nella banda stretta di oscillazione del sistema monetario europeo. Quella decisione impose una politica monetaria di alti tassi d’interesse che scarico’ sul bilancio dello stato 20mila miliardi annui di maggior spesa, aumentando cosi’ il debito pubblico vertiginosamente e portando dritto alla svalutazione del settembre 1992 e alla fine del sistema monetario europeo. Era la tesi del vincolo esterno che avrebbe dovuto spingere il governo e parlamento a comportamenti piu’ virtuosi. In realta’ era solo l’alibi per mettere in ginocchio il paese e prepararlo alla stagione di tangentopoli”.

Ma, nonostante tutto, la frase che sentirete dire più spesso in questi giorni dai nuovi emissari del potere è “indietro non si torna”. Come avrete già notato, questo messaggio laconico e perentorio viene ossessivamente ripetuto da Monti, dalla Fornero, da Passera ogni volta che viene messo sul piatto della non trattativa un altro nuovo decreto coatto di espropriazione della democrazia e riduzione in schiavitù del popolo italiano (salva Italia, liberalizzazioni, riforma del lavoro, No TAV). Tuttavia questo autoritario avvertimento, quasi una minaccia, è soltanto una calcolata dimostrazione di forza che nasconde in realtà la più grande paura del nuovo potere: indietro si può tornare in qualsiasi momento, perché la storia non è un processo lineare ma spesso procede per cicli, emicicli e percorsi circolari. Non è scritto da nessuna parte che la storia debba continuare secondo le direttive imposte da loro, perchè il popolo, gli uomini, la storia stessa sono stati spesso capaci di cambiare più volte il corso degli eventi con la forza e con una buona dose di volontà e autodeterminazione.

Immaginate il re francese Luigi XVI che il 14 luglio del 1789 davanti al popolo inferocito che aveva iniziato la rivoluzione democratica con la presa della Bastiglia, si fosse affacciato dai balconi della reggia di Versailles per dire al popolo: “Indietro non si torna!”; nel vano tentativo di convincere i rivoltosi che la monarchia fosse la migliore forma di governo. Oppure sempre il buon vecchio Luigi XVI che inginocchiato davanti alla ghigliottina il 21 gennaio del 1793, rivolto al boia, avesse ancora sussurrato con un filo di voce: “Indietro non si torna…”. E invece si è tornato indietro, avanti, di lato a destra, di lato a sinistra, in alto, in basso, perché la storia ha questo tipo di evoluzione non razionalmente prevedibile e segue di pari passo quelle che sono la volontà, la determinazione, l’intelligenza, le energie e le forze messe in campo. E la gente, il popolo, i nostri antenati non avevano scelto a caso la democrazia come forma di governo, dato che è senza dubbio la modalità di convivenza in assoluto più civile, giusta, equa, solidale; quella stessa democrazia che oggi i nuovi adoratori della monarchia stanno cercando con l’inganno di defraudare ai loro discendenti.

Quindi i mandanti Monti, Fornero e compagnia bella che non senza riluttanza hanno dovuto assumersi il compito sgradevole di recidere gli ultimi legacci della democrazia italiana possono andare avanti quanto vogliono, ma devono aver ben chiaro che indietro si può tornare in qualsiasi momento. E’ difficile per carità, ma non impossibile. I cittadini, il popolo, i nuovi schiavi devono imparare soltanto a cambiare l’obiettivo delle loro rivendicazioni: non più solo lavoro, lavoro, lavoro, ma democrazia, democrazia, democrazia. Perché senza democrazia il lavoro non ha più senso, è pura sussistenza, mentre lavorare in una nazione democratica significa partecipare, equiparare i diritti, redistribuire le risorse e aprire la strada a quelli che verranno. Dalla democrazia discende il lavoro come naturale conseguenza, mentre dal lavoro fine a se stesso può derivare soltanto qualche nuova forma di schiavitù. E per riprendersi la democrazia rubata, la gente deve innanzitutto riprendersi la prima cosa che la nuova oligarchia europea ha scelto 10 anni fa di togliere al popolo: la moneta.

Non è un caso che i tecnocrati europei abbiano cominciato il loro percorso proprio imponendo una nuova moneta privata agli stati, perché solo in virtù di una piena sovranità monetaria e della proprietà pubblica della banca centrale uno stato può dirsi veramente democratico, mentre in mancanza non si va da nessuna parte e si apre inesorabilmente la strada a qualche nuova forma di dittatura. Gli oligarchi del nuovo ancient regime franco-prussiano avevano molto chiaro in mente quale fosse il loro primo obiettivo: prima ancora di scrivere gli articoli dei trattati europei, avevano già deciso che la moneta doveva essere privatizzata. Anzi quei trattati, dove sono stati descritti confusamente i principi di un’unificazione impossibile, sono stati inventati di sana pianta, con l’unico scopo di togliere le rispettive monete nazionali agli stati, perchè privato della sua moneta lo stato viene messo al muro, è inerme, è privo di qualsiasi capacità di reazione e può essere spogliato lentamente senza lasciare alcuna traccia.

Ma per capire ancora meglio quale legame stretto esista fra la democrazia e la sovranità monetaria, riporto di seguito per intero un articolo dell’economista Sergio Cesaratto, pubblicato qualche mese addietro sul sito Economia&Politica. Il professore Cesaratto è ordinario di economia politica pressò l’Università di Siena.

Link:
http://tempesta-perfetta.blogspot.it/20 ... ERFETTA%29



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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MessaggioInviato: 30/03/2012, 16:10 
E pensa a quale forza dirompente si avrebbe nel paese se questi discorsi avessero la stessa visibilità e capacità di penetrazione nelle "case degli italiani" delle trasmissioni pseudo-giornalistiche quali "Porta a Porta", "Servizio Pubblico", telegiornali in generale, invece di rimanere confinati su siti on-line e/o testate di sicuro prestigio e affidabilità, ma di scarsa visibilità.

Magari i vari Santoro, Vespa, facessero partecipare gli economisti diciamo 'controcorrente' o altri personaggi di spicco invece di quegli sterili dibattiti con i soliti pagliacci politicanti che non giungono mai a qualcosa di concreto.

Appena si prova a ipotizzare l'uscita dall'euro si viene bollati come pazzoidi. Ma se gli italiani sapessero, in un dibattito serio, che tale eventualità viene sostenuta anche da economisti di un certo livello e che esempi positivi di tale politica da utilizzare come benchmark esistono, voglio vedere se i nostri politicoidi avrebbero il coraggio di bollare tutti come pazzoidi.

D'altronde vorrei dire ai nostri politicucoli e anche a chi ci governa sia a livello nazionale che in europa che:
1. se hanno agito in buona fede relativamente a euro, europa e politiche economiche degli ultimi 30 anni, i risultati dimostrano oggettivamente che hanno sbagliato tutto (e da entrambe le parti) e per cui sarebbe il caso che si facessero da parte
2. se hanno agito in mala fede, peggio ancora, andrebbero tutti cacciati via a pedate
in entrambi i casi non possono più avere diritto di parola relativamente alla gestione della exit-strategy da questa crisi considerata la loro incapacità di gestirla ( o peggio)

In entrambi i casi è doveroso un cambiamento. E magari sono proprio i pazzoidi ad avere ragione in merito.

Ma come riuscire a divulgare queste informazioni e queste teorie in una realtà dove i mass-media sono controllati sempre dall'oligarchia a capo del sistema?

Finchè le persone non si renderanno conto di non essere libere... nulla potrà realmente accadere.



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MessaggioInviato: 03/04/2012, 03:54 
Cita:
Atlanticus81 ha scritto:

In entrambi i casi è doveroso un cambiamento.
E magari sono proprio i pazzoidi ad avere ragione in merito.


Concordo...... [:)]

Cita:
Ma come riuscire a divulgare queste informazioni e queste teorie in una realtà dove i mass-media sono controllati sempre dall'oligarchia a capo del sistema?


"Bisogna cominciare a andare nelle scuole, nelle scuole è molto tardi, nei licei è tardi, all'università è tardissimo, bisogna andare alle scuole elementari, è tardi anche alle scuole elementari, bisogna cominciare a andare negli asili nido, anche negli asili nido è tardi, bisogna andare durante il rapporto proprio a dire: ascolta". (Alessandro Bergonzoni)





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MessaggioInviato: 26/04/2012, 01:03 
Vorrei collegare questo topic con quanto discusso nel topic relativo alla Rinascita Sociale Globale

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12607

specialmente su quanto riportato a pagina 4 sui collegamenti tra gli omicidi di Moro, Kennedy e Lincoln.

Togliere l'arma dell'emissione a debito di moneta alle banche significherebbe per le banche perdere il controllo e il dominio sul mondo: ovvio che sono pronte a uccidere per questo.

Togliere l'arma dell'emissione a debito di moneta alle banche significherebbe anche liberare l'umanità dalla schiavitù del debito.

Sarebbe un cambiamento di dimensioni epocali, una innovazione sul piano socio-economico forse senza precedenti nella storia moderna dell'uomo.

Se il 2012 deve essere l'anno del cambiamento, così come profetizzato dai Maya, divulgare queste informazioni aumentando il livello di consapevolezza di queste teorie e delle possibili soluzioni diventa un dovere morale da compiere nei confronti dell'umanità...



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MessaggioInviato: 26/04/2012, 08:24 
Cita:
Atlanticus81 ha scritto:

Vorrei collegare questo topic con quanto discusso nel topic relativo alla Rinascita Sociale Globale

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12607

specialmente su quanto riportato a pagina 4 sui collegamenti tra gli omicidi di Moro, Kennedy e Lincoln.

Togliere l'arma dell'emissione a debito di moneta alle banche significherebbe per le banche perdere il controllo e il dominio sul mondo: ovvio che sono pronte a uccidere per questo.



Con la differenza che prima non sapevamo che erano loro i mandanti delle stragi,oggi si.[;)]


Ultima modifica di bleffort il 26/04/2012, 08:25, modificato 1 volta in totale.


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Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.
Si distruggono i loro libri,la loro cultura,la loro storia.
E qualcun'altro scrive loro altri libri,li fornisce un'altra cultura,inventa per loro una storia.
Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato.
E il mondo attorno a lui lo dimentica.
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MessaggioInviato: 01/05/2012, 15:27 
Se non succederà nulla entro la fine del 2012, non succederà mai nulla e il mondo non cambierà mai.

Il tempo stringe.. potrebbe essere l'ultima occasione che ci viene concessa.



PS:
Grazie ad AlessioLGB che ha proposto il video in un'altra discussione.. spero non ne avrà a male se la ripropongo anche qui e (ovviamente) sulle pagine del Progetto Atlanticus - come non farlo?!



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http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

Cita:
Capitolo I: Epigrafe

“Il mio ottimismo si basa sulla certezza che questa civiltà sta per crollare. Il mio pessimismo su tutto quello che fa per trascinarci nel suo vortice.”


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Capitolo II: La servitù moderna

“Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi.”
William Shakespeare


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La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.

Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo.
Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.

Questo è il brutto sogno degli schiavi moderni che non chiedono, in definitiva, che di lasciarsi andare nella danza macabra del sistema dell’alienazione.

L’oppressione si modernizza estendendo ovunque forme di mistificazione che consentono di occultare la nostra condizione di schiavi.

Mostrare la realtà così com’è veramente, e non come viene presentata dal potere, costituisce la sovversione più autentica.

Solo la verità è rivoluzionaria.



Capitolo III: La pianificazione del territorio e l’ambiente


“L’urbanistica è la presa di possesso dell’ambiente naturale e umano
da parte del capitalismo che, sviluppandosi logicamente come dominazione assoluta, può e deve ora rifare la totalità dello spazio a propria immagine.”

La Società dello Spettacolo, Guy Debord



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Man mano che costruiscono il loro mondo con la forza del loro lavoro alienato, l’ambiente circostante diventa la prigione nella quale devono vivere. Un mondo squallido, senza odore né sapore, un mondo che porta in sé la miseria del modo di produzione dominante.

Questo scenario è in perpetua costruzione. Niente è stabile. Il rifacimento permanente dello spazio circostante trova la propria giustificazione nell’amnesia generalizzata e nell’insicurezza nelle quali devono vivere gli abitanti. Si tratta di rifare tutto ad immagine del sistema: il mondo diventa sempre più sporco e rumoroso, come una fabbrica.

Ogni frammento di questo mondo è proprietà di uno Stato o di un privato. Questo furto sociale che è l’appropriazione esclusiva del suolo si materializza nell’onnipresenza dei muri, delle sbarre, delle recinzioni, dei cancelli e delle frontiere... sono il segno tangibile di questa separazione che invade tutto.

Ma parallelamente, l’unificazione dello spazio secondo gli interessi della cultura mercantile è il grande obiettivo di questa triste epoca. Il mondo deve diventare un’immensa autostrada, razionalizzata all’estremo, per facilitare il trasporto delle merci. Ogni ostacolo, naturale o umano, deve essere rimosso.

Gli insediamenti nei quali si ammucchia questa massa servile somigliano alla loro vita: sembrano delle gabbie, delle prigioni, delle caverne. Ma contrariamente agli schiavi o ai prigionieri, gli oppressi moderni devono pagare la loro gabbia.

“Perché non è l’uomo ma il mondo che è diventato anormale”.
Antonin Artaud


Capitolo IV: La merce

“Una merce sembra a prima vista qualcosa di triviale e che si risolve in se stessa. La nostra analisi ha dimostrato invece che è una cosa molto complessa, piena di sottigliezze metafisiche e di arguzie teologiche.”
Il Capitale, Karl Marx



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È dentro abitazioni anguste e lugubri che accumula le nuove merci che dovrebbero, secondo i messaggi pubblicitari onnipresenti, portargli la felicità perfetta. Ma più accumula merci e più si allontana la possibilità di essere felice.

“A che serve ad un uomo di possedere tutto se perde la sua anima.”
Marco 8;36


La merce, ideologica per essenza, spoglia dal proprio lavoro chi la produce e dalla propria vita chi la consuma. Nel sistema economico dominante, non è più la domanda a condizionare l’offerta ma è l’offerta che determina la domanda. È così che nuovi bisogni sono creati periodicamente e vengono rapidamente considerati vitali dall’immensa maggioranza della popolazione: così per la radio, poi la macchina, la televisione, il computer e ora il telefonino.

Tutte queste merci, distribuite in massa in un lasso di tempo molto limitato, modificano profondamente le relazioni umane: servono, da una parte, a isolare un po’ di più gli uomini dai loro simili, e dall’altra, a diffondere i messaggi dominanti del sistema. Gli oggetti che possediamo finiscono per possederci.


Capitolo V: L’alimentazione

“Quel che è un nutrimento per uno è un veleno per l’altro”
Paracelso


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Ma è proprio quando si alimenta che lo schiavo moderno illustra al meglio lo stato di decadenza nel quale si trova. Avendo a disposizione un tempo sempre più limitato per preparare il cibo che ingurgita, è ridotto a consumare alla svelta quello che produce l’industria agro-chimica.

Vaga nei supermercati alla ricerca dei surrogati che la società della falsa abbondanza gli concede. Anche in questo caso, ha solo l’illusione della scelta. L’abbondanza dei prodotti alimentari nasconde in realtà il loro degrado e falsificazione. Si tratta notoriamente di organismi geneticamente modificati, di un miscuglio di coloranti e conservanti, di pesticidi, di ormoni e altre invenzioni della modernità. Il piacere immediato è la regola del modo di alimentazione dominante, così com’è la regola di tutte le forme di consumo. E le conseguenze si vedono e illustrano questo modo di alimentarsi.

Ma è di fronte all’indigenza dei più che l’uomo occidentale si rallegra della sua posizione e del suo consumo frenetico. Eppure, la miseria è ovunque laddove regna la società totalitaria mercantile. La scarsità è il rovescio della medaglia della falsa abbondanza. E in un sistema che erige la disuguaglianza a criterio di progresso, anche se la produzione agro-chimica è sufficiente per nutrire la totalità della popolazione mondiale, la fame non dovrà mai scomparire.

“Si sono convinti che l’uomo, specie peccatrice per eccellenza, domini la creazione. Tutte le altre creature non sarebbero state create che per procurargli del cibo, delle pellicce, per essere martoriate, sterminate.”
Isaac Bashevis Singer


L’altra conseguenza della falsa abbondanza alimentare è la generalizzazione delle fabbriche concentrazionarie e lo sterminio massiccio e barbaro delle specie che servono a nutrire gli schiavi. Qui sta l’essenza stessa del modo di produzione dominante. La vita e l’umanità non resistono di fronte alla sete di profitto di pochi.


Capitolo VI: La devastazione dell’ambiente

“È triste pensare che la natura parli e che il genere umano non la ascolti.”
Victor Hugo



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Il saccheggio delle risorse del pianeta, l’abbondante produzione di energia e merci, gli scarti e altri rifiuti del consumo ostentato ipotecano gravemente le possibilità di sopravvivenza della terra e delle specie che la popolano. Ma per lasciar libero corso al capitalismo selvaggio, la crescita non deve fermarsi mai. Bisogna produrre, produrre e riprodurre ancora.

È sono proprio quelli che inquinano che si presentano oggi come i salvatori potenziali del pianeta. Questi imbecilli dello spettacolo, sponsorizzati dalle multinazionali, cercano di convincerci che un semplice cambiamento delle nostre abitudini di vita basterebbe a salvare il pianeta dal disastro. E mentre ci colpevolizzano, continuano senza tregua ad inquinare l’ambiente e la nostra mente. Queste povere tesi pseudo-ecologiche sono riprese all’unisono da tutti i politici corrotti a corto di slogan pubblicitario. Ma si guardano bene dal proporre un cambiamento radicale nel sistema di produzione. Si tratta, come sempre, di cambiare qualche dettaglio perché tutto rimanga come prima.


Capitolo VII: Il lavoro

Lavoro, dal latino Tri Palium, tre pali, strumento di tortura.

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Ma per salire sulla giostra del consumo frenetico, servono soldi e per avere soldi bisogna lavorare, cioè vendersi. Il sistema dominante ha fatto del lavoro il suo principale valore. E gli schiavi devono lavorare sempre di più per pagare a credito la loro vita miserabile. Si sfiancano al lavoro, perdono la maggior parte della loro forza vitale e subiscono le peggiori umiliazioni. Dedicano tutta la vita ad un’attività faticosa e noiosa per il profitto di pochi.

L’invenzione della disoccupazione moderna è lì per spaventarli e farli ringraziare la generosità del potere. Che cosa farebbero senza la tortura del lavoro? E sono queste attività alienanti che sono presentate come una liberazione. Che decadenza e che miseria!

Sempre pressati dal cronometro o dalla frusta, ogni gesto degli schiavi è calcolato per aumentare la produttività. L’organizzazione scientifica del lavoro costituisce l’essenza stessa dell’espropriazione dei lavoratori sia dal frutto del proprio lavoro sia dal tempo che dedicano alla produzione automatizzata di merce e servizi. Il ruolo del lavoratore si confonde con quello della macchina nelle fabbriche, con quello del computer negli uffici. Il tempo retribuito non torna più.

Così, ogni lavoratore è assegnato ad un compito ripetitivo, intellettuale o fisico che sia. Egli è specialista nel proprio campo di produzione. Questa specializzazione si riscontra su scala planetaria nel quadro della divisione internazionale del lavoro. Si concepisce in occidente, si produce in Asia e si muore in Africa.



Capitolo VIII: La colonizzazione di tutti i settori della vita

“È l’uomo in sé che è condizionato al comportamento produttivo attraverso l’organizzazione del lavoro, e fuori dalla fabbrica tiene la stessa pelle e la stessa testa.”
Christophe Dejours



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Lo schiavo moderno avrebbe potuto accontentarsi della propria servitù al lavoro, ma nella misura in cui il sistema di produzione colonizza tutti i settori della vita, il dominato perde il proprio tempo nelle distrazioni, nei divertimenti e nelle vacanze organizzate. Nessun momento del suo quotidiano sfugge alla morsa del sistema. Ogni attimo della sua vita è stato sequestrato. È uno schiavo a tempo pieno.


Capitolo IX: La medicina mercantile

“La medicina fa morire più a lungo."
Plutarco


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Il degrado generalizzato del suo ambiente, dell’aria che respira e del cibo che consuma; lo stress delle sue condizioni lavorative e dell’insieme della sua vita sociale sono all’origine delle nuove malattie dello schiavo moderno. È malato della sua condizione servile e nessuna medicina potrà mai curarlo da questo male. Soltanto la liberazione più completa dalla condizione nella quale si trova prigioniero può liberare lo schiavo moderno dalle proprie sofferenze.

La medicina occidentale conosce un solo rimedio di fronte ai mali di cui soffrono gli schiavi moderni: la mutilazione. È con la chirurgia, gli antibiotici o la chemioterapia che sono trattati i pazienti della medicina mercantile. Ci si accanisce contro le conseguenze del male senza mai cercarne la causa. Le ragioni di questo accanimento sono ovvie: cercare la vera causa ci condurrebbe inevitabilmente a condannare senza appello l’organizzazione sociale nel suo complesso.

Così come ha trasformato in semplice merce ogni dettaglio del nostro mondo, il sistema attuale ha fatto del nostro corpo una merce, un oggetto di studio e sperimentazione consegnato agli apprendisti-stregoni della medicina mercantile e della biologia molecolare. E i padroni del mondo sono già pronti a brevettare la vita. Il sequenziamento completo del DNA del genoma umano è il punto di partenza di una nuova strategia messa in atto dal potere. La decodificazione genetica non ha altro scopo che amplificare considerevolmente le forme di dominazione e di controllo.

Anche il nostro corpo, come tante altre cose, ci è sfuggito.



Capitolo X: L’obbedienza come seconda natura


“A forza di obbedire si sviluppano riflessi di sottomissione.”

Anonimo



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Il meglio della vita gli sfugge, ma lui continua perché è abituato ad obbedire da sempre. L’obbedienza è diventata una seconda natura. Obbedisce senza sapere il perché, semplicemente perché sa di dover obbedire. Obbedire, produrre e consumare, questo è il trittico che domina la sua vita. Obbedisce ai genitori, ai professori, ai datori di lavoro, ai padroni di casa, ai mercanti. Obbedisce alla legge e alle forze dell’ordine. Obbedisce a tutti i poteri perché non sa fare altro. La disobbedienza lo spaventa più di ogni altra cosa perché la disobbedienza significa rischio, avventura, cambiamento. Così come il bambino si spaventa quando perde di vista i genitori, lo schiavo moderno si sente smarrito senza il potere che lo ha creato. Quindi continua ad obbedire.

È la paura che ha fatto di noi degli schiavi e che ci mantiene in questa condizione. È per paura che ci inchiniamo davanti ai padroni del mondo e accettiamo questa vita di umiliazione e di miseria.

Abbiamo però la forza numerica in confronto alla minoranza che governa. La forza non la traggono dalla loro polizia ma proprio dal nostro consenso. Giustifichiamo la nostra vigliaccheria davanti al legittimo scontro con le forze che ci opprimono con un discorso pieno di umanesimo moralizzatore. Il rifiuto della violenza rivoluzionaria è ancorato nelle menti di quelli che si oppongono al sistema nel nome di valori che questo sistema stesso ci ha insegnato.

Il potere invece non esita mai a ricorrere alla violenza quando si tratta di conservare la propria egemonia.




Capitolo XI: La repressione e la sorveglianza

“Sotto un governo che imprigiona ingiustamente, anche il posto dell’uomo giusto è in prigione.”
La disobbedienza civile, Henry David Thoreau



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Tuttavia, ci sono ancora individui che sfuggono al controllo delle coscienze. Ma sono sotto sorveglianza. Ogni forma di ribellione o di resistenza è di fatto assimilata ad un’attività deviante o terrorista. La libertà esiste soltanto per coloro che difendono gli imperativi mercantili. L’opposizione reale al sistema dominante è ormai totalmente clandestina. Per questi oppositori, la repressione è la regola in uso. E di fronte a questa repressione, il silenzio della maggioranza degli schiavi trova la propria giustificazione nell’aspirazione mediatica e politica a negare il conflitto che esiste nella società reale.



Capitolo XII: Il denaro

“E quello che una volta si faceva per l’amore di Dio, ora si fa per l’amore del denaro, vale a dire per l’amore di quello che oggi dona il senso di potere più elevato e la coscienza tranquilla.”
Nietzsche



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Come tutti gli esseri oppressi della Storia, lo schiavo moderno ha bisogno della sua mistica e del suo dio per anestetizzare il male che lo tormenta e la sofferenza che lo opprime. Ma questo nuovo dio, al quale ha consegnato l’anima, non è altro che il Nulla. Un pezzo di carta, un numero che ha significato soltanto perché tutti hanno deciso di conferirgliene. È per questo nuovo dio che studia, lavora, si batte e si vende.

È per questo nuovo dio che ha abbandonato ogni valore ed è pronto a fare qualsiasi cosa. Crede che possedendo molti soldi si libererà dagli obblighi di cui è prigioniero. Come se il possesso andasse di pari passi con la libertà. La liberazione è un’ascesi che deriva dal controllo di sé. È un desiderio e una volontà in atto. Sta nell’essere, non nell’avere. Ma allo stesso tempo bisogna essere risoluti a non servire più, a non obbedire più. Bisogna essere capaci di rompere con un’abitudine che nessuno, sembra, osa mettere in discussione.



Capitolo XIII: Nessuna alternativa all’organizzazione sociale dominante

Acta est fabula
I giochi sono fatti



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Invece lo schiavo moderno è convinto che non c’è alternativa all’organizzazione del mondo attuale. Si è rassegnato a questa vita perché pensa di non poterne avere una diversa. Proprio qui sta la forza della dominazione presente: alimentare l’illusione che questo sistema, che ha colonizzato l’intero pianeta, è la fine della Storia. Ha fatto credere alla classe dominata che adattarsi alla sua ideologia significa adattarsi al mondo così com’è e com’è sempre stato. Sognare un altro mondo è diventato un crimine condannato all’unanimità da tutti i media e da tutti i poteri. Il criminale in realtà è chi contribuisce, consapevolmente o no, alla demenza dell’organizzazione sociale dominante. Non c’è follia più grande di quella del sistema attuale.



Capitolo XIV: L’immagine

“Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto."
Vecchio Testamento, Daniel 3 :18



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Davanti alla desolazione del mondo reale, si tratta, per il sistema, di colonizzare l’insieme della coscienza degli schiavi. È così che nel sistema dominante, le forze di repressione sono precedute dalla dissuasione che, sin dalla prima infanzia, compie la sua opera di formazione degli schiavi. Devono dimenticare la loro condizione servile, la loro prigione e la loro vita misera. Basta vedere la folla ipnotica connessa davanti a tutti i monitor che accompagnano la loro vita quotidiana. Ingannano la loro insoddisfazione permanente nel riflesso manipolato di una vita sognata, fatta di denaro, di gloria e di avventura. Ma i loro sogni sono tutti penosi, quanto la loro vita miserabile.

Esistono immagini ovunque e per tutti. Portano in sé il messaggio ideologico della società moderna e servono da strumento di unificazione e di propaganda. Crescono man mano che l’uomo viene espropriato dal proprio mondo e dalla propria vita. I bambini sono il primo bersaglio di queste immagini perché si tratta di soffocare la libertà nella culla. Bisogna abbruttirli e sradicare ogni forma di riflessione e di senso critico. Questo accade ovviamente con la complicità sconcertante dei genitori, che non provano neanche più a resistere alla forza d’urto cumulata di tutti i mezzi moderni di comunicazione. Comprano loro stessi tutte le merci utili all’asservimento dei propri figli. Si dissociano dalla loro educazione e la consegnano al sistema dell’abbrutimento e della mediocrità.

Ci sono immagini per tutte le età e per tutte le classi sociali. E gli schiavi moderni confondono queste immagini con la cultura e, talvolta, anche con l’arte. Si richiamano gli istinti più sordidi per smaltire le scorte di merci. Ed è di nuovo la donna, doppiamente schiava nella società odierna, che paga il prezzo più alto. È ridotta ad essere un semplice oggetto di consumo. La rivolta stessa è diventata un’immagine che viene venduta per meglio distruggere il suo potenziale sovversivo. Oggi l’immagine è sempre la forma di comunicazione più semplice ed efficace. Si costruiscono modelli, si abbrutiscono le masse, si divulgano menzogne, si creano frustrazioni. Si diffonde con l’immagine l’ideologia mercantile perché l’obiettivo è sempre lo stesso: vendere, modelli di vita o prodotti, comportamenti o merci, poco importa, ma bisogna vendere.



Capitolo XV : I divertimenti

“La televisione rende idioti quelli che la guardano, non chi la fa”.
Patrick Poivre d’Arvor



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Questi poveri uomini si divertono, ma il divertimento serve soltanto a distrarli dal vero male che li soffoca. Hanno acconsentito che la loro vita fosse priva di ogni significato e fingono di esserne fieri. Provano ad ostentare la loro soddisfazione ma nessuno si lascia ingannare. Non riescono nemmeno più ad ingannare loro stessi quando si ritrovano davanti al riflesso impietoso dello specchio. Così perdono il loro tempo davanti ad imbecilli assennati a farli ridere o cantare, sognare o piangere.

Si mimano, attraverso lo sport mediatizzato, i successi e gli insuccessi, le forze e le vittorie che gli schiavi moderni hanno smesso di vivere nel proprio quotidiano. La loro insoddisfazione li incita a vivere per delega davanti al televisore. Mentre gli imperatori della Roma antica compravano la sottomissione del popolo con il pane e i giochi del circo, oggi è con i divertimenti e il consumo del vuoto che viene comprato il silenzio degli schiavi.



Capitolo XVI: Il linguaggio

“Si pensa che controlliamo le parole, ma sono le parole che ci controllano.”
Alain Rey


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La dominazione sulle coscienze passa principalmente attraverso l’utilizzo viziato del linguaggio della classe economicamente e socialmente dominante. Con il monopolio dei mezzi di comunicazione, il potere diffonde l’ideologia mercantile attraverso la definizione rigida, parziale e faziosa, che dà alle parole.

Le parole sono presentate come neutre e come se la loro definizione andasse da sé. Ma sotto il controllo del potere, il linguaggio indica sempre una cosa diversa dalla vita reale.
È innanzitutto un linguaggio della rassegnazione e dell’impotenza, il linguaggio dell’accettazione passiva delle cose così come sono e come devono rimanere. Le parole lavorano per conto dell’organizzazione dominante della vita e il solo fatto di utilizzare il linguaggio del potere ci condanna all’impotenza.

Il problema del linguaggio è al centro della lotta per l’emancipazione umana. Non è una forma di dominazione che si aggiunge alle altre, è il cuore stesso del progetto di asservimento del sistema totalitario mercantile.

È con la riappropriazione del linguaggio e quindi della comunicazione reale tra le persone che emerge nuovamente la possibilità di un cambiamento radicale. È così che il progetto rivoluzionario si congiunge con il progetto poetico. Nell’effervescenza popolare, la parola è presa e reinventata da gruppi numerosi. La spontaneità creatrice s’impadronisce di ognuno e ci unisce tutti.



Capitolo XVII: L’illusione del voto e della democrazia parlamentare

“Votare, è abdicare.”
Élisée Reclus



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Tuttavia, gli schiavi moderni si sentono pur sempre cittadini. Credono di votare e decidere liberamente chi condurrà i loro affari. Come se potessero ancora scegliere. Ne hanno soltanto l’illusione. Pensate che ci sia ancora una differenza fondamentale per quanto riguarda il tipo di società nella quale vogliamo vivere tra la destra e i socialisti in Francia, tra i democratici e i repubblicani negli Stati Uniti, tra i laburisti e i conservatori nel Regno Unito? Non esiste opposizione perché i partiti politici dominanti sono d’accordo sull’essenziale e cioè sul mantenimento della società mercantile. Non esistono partiti politici che rimettono in discussione il dogma del mercato in grado di accedere al potere.

E con la complicità mediatica, questi partiti monopolizzano l’apparenza. Bisticciano su dei particolari purché tutto rimanga come prima. Litigano per sapere chi occuperà i posti offerti dal parlamentarismo mercantile.

Questi patetici battibecchi sono ripresi dai media per occultare un vero dibattito sulla scelta di società nella quale vogliamo vivere. L’apparenza e la futilità dominano sulla profondità del conflitto delle idee. Tutto questo non somiglia in nessun modo ad una democrazia.

La democrazia reale si definisce prima di tutto con la partecipazione massiccia dei cittadini alla gestione degli affari della città. È diretta e partecipativa. La sua espressione più autentica è l’assemblea popolare e il dialogo permanente sull’organizzazione della vita in comune. La forma rappresentativa e parlamentare che usurpa il nome di democrazia limita il potere dei cittadini al solo diritto di voto, vale a dire al Nulla, tant’è vero che la scelta tra il grigio chiaro e il grigio scuro non è una scelta reale. La stragrande maggioranza dei seggi parlamentari sono occupati dalla classe economica dominante, che sia di destra o della cosiddetta sinistra social-democratica.

Il potere non è da conquistare, è da distruggere. È dispotico per natura, che sia esercitato da un re, un dittatore o un presidente eletto. L’unica differenza nel caso della “democrazia” parlamentare, è che gli schiavi hanno l’illusione di scegliere liberamente il padrone che dovranno servire. Il voto ha fatto di loro i complici della tirannia che li opprime. Non sono schiavi perché esistono padroni, ma esistono padroni perché hanno scelto di rimanere schiavi.



Capitolo XVIII: Il sistema totalitario mercantile

“La natura non ha creato né padroni né schiavi, non voglio né consegnare né ricevere leggi.”
Denis Diderot


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Il sistema dominante si definisce quindi con l’onnipresenza della sua ideologia mercantile. Occupa tutto lo spazio e tutti i settori della vita. Non dice altro che: “Producete, vendete, consumate, accumulate!”. Ha ridotto l’insieme dei rapporti umani a rapporti commerciali e considera il nostro pianeta una semplice merce. Il dovere che ci impone è il lavoro servile. L’unico diritto che riconosce è la proprietà privata. L’unico dio che ostenta è il denaro.

Il monopolio dell’apparenza è totale. Si vedono e si sentono soltanto uomini e discorsi favorevoli all’ideologia dominante. La critica a questo mondo è affogata nell’onda mediatica che decide ciò che è bene e ciò che è male, ciò che si può vedere e ciò che non si può vedere.

Onnipresenza dell’ideologia, culto del denaro, monopolio dell’apparenza, partito unico sotto le spoglie del pluralismo parlamentare, assenza di un’opposizione visibile, repressione in ogni forma, volontà di trasformare l’uomo e il mondo. Questa è la vera faccia del totalitarismo moderno chiamato “democrazia liberale” ma che bisogna chiamare ora con il suo vero nome: il sistema totalitario mercantile.

L’uomo, la società e tutto il pianeta sono al servizio di questa ideologia. Il sistema totalitario mercantile è quindi riuscito a compiere ciò che nessun totalitarismo era riuscito a fare prima: unificare il mondo a sua immagine. Oggi non c’è più esilio possibile.




Capitolo XIX: Prospettive


Man mano che la repressione si estende a tutti i settori della vita, la ribellione prende il volto di una guerra sociale. Le sommosse rinascono e annunciano la rivoluzione che verrà.

La distruzione della società totalitaria mercantile non è questione di opinione. È una necessità assoluta in un mondo che sappiamo condannato. Il potere è ovunque, ovunque e in ogni momento va combattuto.

La reinvenzione del linguaggio, lo sconvolgimento permanente della vita quotidiana, la disobbedienza e la resistenza sono le parole chiave di questa ribellione contro l’ordine stabilito. Ma per fare in modo che da questa rivolta nasca una rivoluzione, bisogna radunare le soggettività in un fronte comune.

Bisogna adoperarsi per unire tutte le forze rivoluzionarie. Questo si può fare soltanto partendo dalla consapevolezza degli insuccessi passati: né il riformismo sterile, né la burocrazia totalitaria può essere una soluzione alla nostra insoddisfazione. Si tratta di inventare nuove forme di organizzazione e di lotta.

L’autogestione nelle imprese e la democrazia diretta a livello comunale sono le basi di questa nuova organizzazione anti-gerarchica nella forma e nel contenuto.

Il potere non è da conquistare, è da distruggere.


Capitolo XX : Epilogo

“O Gentiluomini, la vita è breve…
Se noi viviamo, viviamo per camminare sulle teste dei re.”
William Shakespeare


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Jean-François Brient
traduzione : Giorgio-Andreas Del Valentino


E' questo il mondo che vogliamo? E' il 2012: è l'anno del cambiamento.

Cambiare si può!
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12607



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MessaggioInviato: 12/05/2012, 13:24 
Cita:


Questo articolo è strepitoso.... [^]



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"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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MessaggioInviato: 12/05/2012, 14:09 
Sulla servitù moderna è un libro e un film documentario di 52 minuti prodotti in modo del tutto indipendente; il libro (e il DVD che contiene) è distribuito gratuitamente in alcune piazze alternative in Francia e in America Latina.

Il testo è stato scritto in Giamaica nell'ottobre 2007 e il documentario è stato ultimato in Colombia nel maggio 2009.

Esiste in versione francese, inglese spagnola e italiana.

Il film è stato elaborato a partire da immagini sottratte, principalmente da film di fiction e documentari.

L'obiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile.

È stato realizzato con l'unico scopo di attaccare frontalmente l'organizzazione dominante del mondo.



Ultima modifica di Atlanticus81 il 12/05/2012, 14:12, modificato 1 volta in totale.


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Da quando è cominciato tutto sto marasma politico/manovre/ecc. a livello mondiale, ho avuto la forte sensazione che lo storia, da sempre pilotata, continuasse a fare il suo corso. E che la rivolta dei popoli facesse parte del piano. Un popolo che guarda e paga per risanare il buco creato era la prima parte, il popolo che non ha soldi e si suicida la seconda fase, il popolo che insorge e quindi subentrano le forze dell'ordine, il marziale, ed ogni cosa brutta che "solo i film"... la terza ed ultima fase. Sarò complottista, ma a me sembra che o di riffa o di raffa, sempre il "loro" gioco stiamo giocando. E che così era scritto.
Edit: da quando la penso così riguardo a questa storia, anche la mia firma ha poco senso per me :P


Ultima modifica di Adama il 12/05/2012, 19:32, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 19/05/2012, 16:20 
Il 2012 è davvero l'anno del cambiamento. Più passano i giorni e più ne sono convinto, guardando a ciò che avviene nel mondo.

O forse indica l'ultima possibilità che abbiamo di cambiare il sistema in cui viviamo prima che sia troppo tardi e che il controllo globale prenda definitivamente possesso del mondo dando 'scacco matto' (utilizzando una metafora da me spesso utilizzata del gioco degli scacchi).

La repressione e le bombe fanno parte del loro gioco o sono uno strumento che adottano perché hanno paura che la consapevolezza delle persone possa aumentare mettendo in pericolo i loro piani di 'conquista'?

Allora diventa sempre più importante diffondere informazioni e realizzare quel cambiamento necessario a ridare la libertà al genere umano tutto.

Ripeto quanto detto qualche giorno fa: non sarà con le armi che vinceremo il nuovo ordine mondiale - saranno la consapevolezza e la verità gli strumenti con le quali conquisteremo la nostra libertà. Ma ricordiamo sempre che sarà con le armi che cercheranno di ricondurci laddove vogliono loro: nel gregge, guidati dai lupi.


"Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle"
Denis Waitley

"Le persone che per qualche motivo sono angosciate a volte preferiscono un problema che è loro familiare piuttosto di una soluzione che non lo è per nulla"
Neil Postman (sociologo statunitense)

"L'unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare"
Walt Disney (animatore, autore di fumetti, cineasta)



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MessaggioInviato: 02/06/2012, 23:05 
Cita:
Atlanticus81 ha scritto:
Allora diventa sempre più importante diffondere informazioni e realizzare quel cambiamento necessario a ridare la libertà al genere umano tutto.


C'è una ragazzina di 12 anni che sta spopolando sul web....
(a proposito di messaggi che devono arrivare, in un modo o nell'altro...)

Victoria Grant
Una bambina di 12 anni spiega la frode del sistema bancario





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MessaggioInviato: 05/06/2012, 22:05 
Se il 2012 segna la fine della nostra era, auspico che la prossima possa basarsi su questo modello economico.

L'economia del dono: non è una pazzia, ma un nuovo paradigma socio-economico, totalmente rivoluzionario.

E io credo che l'età dell'oro degli antichi dei e di Atlantide fu caratterizzata proprio da questo modello socio-economico.

Ascoltate attentamente quanto viene detto nel seguente video


Se parliamo di "cambiamento" esso deve essere TOTALE!

http://occupylove.org/


Ultima modifica di Atlanticus81 il 05/06/2012, 22:11, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 05/06/2012, 23:12 
Cita:
Atlanticus81 ha scritto:


Ascoltate attentamente quanto viene detto nel seguente video



Ma l'occhio al minuto 0:12 ? come lo vedi?
saluti!


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