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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 10/02/2018, 15:24 
Di Maio: Ilva di Taranto, riconversione e bonifiche per avere più posti di lavoro


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“L’Ilva è una realtà che deve continuare a dare posti di lavoro e deve darne più di quello che fa ora. Per questo noi crediamo in un piano di riconversione industriale e di bonifiche”. Firmato Luigi Di Maio, presidente del Movimento 5 stelle e futuro premier in caso di vittoria alle prossime elezioni del 4 marzo. Di Maio è arrivato a Taranto alle 20 circa. Prima di entrare nel teatro Orfeo gremito di gente, si è fermato a rispondere alle domande dei giornalisti. L’inviato delle “Iene” lo ha incalzato sul caso rimborsi del sen. Martelli e dell’on. Cecconi. Poi si è passati al tema che più interessa i tarantini: l’Ilva.

“Il vero tema – ha detto Di Maio – è che se l’Ilva continua ad operare alle condizioni attuali ci sarà sempre meno lavoro e sarà forte il ricatto tra salute e lavoro che noi non vogliamo”. Ma non eravate per la chiusura del siderurgico? “Io vi ho parlato sempre di riconversione e di bonifiche per dare 13mila posti di lavoro – ha risposto il leader del M5S – questo è il nostro piano ed è di questo che dobbiamo parlare. Invece in questi anni si è provato a passare la patata bollente a qualcun altro. Anche l’operazione Calenda non fa altro che scaricare il problema a qualcun altro, non risolve nè i problemi degli operai di Taranto, nè della città e dei quartieri in cui non si può più respirare”.


Ma come si attua concretamente la riconversione? “Nessuno shock – ha tranquillizzato Di Maio – serve un cronoprogramma. I nostri interventi partono dal presupposto che se servono 5 o 10 anni per la riconversione e le bonifiche, pianifichiamo tutto senza perdere posti di lavoro, ma allo stesso tempo senza attentare alla salute dei tarantini e degli italiani”. Il capo politico del M5S ha concluso l’incontro pubblico al quale sono intervenuti i candidati del movimento alle prossime politiche: De Giorgi, Turco, Cassese e i portavoce regionale Laricchia e di Taranto Nevoli. Guarda il video della diretta Facebook
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 19/03/2018, 02:57 
Ilva? “Chiudiamola qua”: domani in piazza medici, imprenditori e genitori tarantini


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17 marzo 2018
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Tutto confermato per domani. I Genitori Tarantini danno appuntamento in piazza Garibaldi, a Taranto, per le 10. “Chiudiamola qua!” si terrà in pieno centro, infatti, e coinvolgerà medici, impernditori e liberi cittadini che intenderanno raggiungere i manifestanti.

Al momento, hanno già aderito 42 tra gruppi e associazioni del territorio. La manifestazione si dividerà in due parti: la prima prevede interventi di tecnici e medici. La seconda parte sarà invece dedicata a imprenditori locali “che hanno trovato la forza di investire sul territorio con attività alternative alle industrie inquinanti, per dimostrare, laddove ce ne fosse ancora bisogno, che le prerogative dell’intera provincia tarantina sono ben altre rispetto alle industrie che, oltre a produrre insopportabili danni alla salute delle persone e dell’ambiente, ne soffocano lo sviluppo naturale, creando anche percentuali di disoccupazione difficilmente recuperabili allo stato attuale delle cose” spiegano gli organizzatori. Una parte della piazza verrà attrezzata per accogliere i bambini con attività creative.
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Nella Taranto dell'ILVA vince il M5s

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Intervista agli operai che hanno votato 5 Stelle nonostante il programma del Movimento preveda la chiusura degli impianti. (Paola Moscardino)



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 09/04/2018, 04:54 
Taranto, nuovo wind day. M5S: “La città soffoca, sindaco inadempiente”


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“Al quartiere Tamburi, durante i wind days, si continua a vivere barricati in casa. Consideriamo assolutamente inefficace ed inefficiente l’azione del sindaco Melucci. Non basta emanare ordinanze, assicurandosi un forte impatto mediatico, per poi disattenderne l’applicazione. Ci chiediamo se esista un organo di controllo per verificare che l’Ilva attui tutte le prescrizioni del Comune e, in caso di inadempienza, se siano previste sanzioni”.

A chiederlo sono i due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Taranto, Francesco Nevoli e Massimo Battista. “Ciò che possiamo affermare con certezza – scrivono – che, nonostante l’ordinanza sindacale obblighi Ilva alla pulizia del quartiere Tamburi, questo non avviene. Ad oggi non ci risulta che a carico di Ilva siano state previste misure sanzionatorie per la mancata ottemperanza delle prescrizioni comunali”.


Il M5S tarantino boccia l’amministrazione Melucci. “A quasi un anno dalla sua elezione – affermano Nevoli e Battista – l’operato del sindaco e dell’intera giunta, dimostra quanto sia sottovalutata, ancora oggi, la gravità dell’emergenza sanitaria e ambientale. Al quartiere Tamburi, e in tutta la città, si respirano sostanze inquinanti ogni giorno. Oggi che è wind day se ne respira un po’ di più”.

“Ci chiediamo – continua la nota – se da parte dell’Amministrazione ci sia la reale volontà di tutelare la salute dei cittadini di Taranto: la cittadinanza non ha più a disposizione tempo da perdere dietro inutili ordinanze. Qui si muore ed è giunta l’ora di intervenire. Se il sindaco Melucci non ritiene che la salute pubblica costituisca una priorità o non dispone degli strumenti idonei per affrontare questa emergenza, si dimetta e si torni alle urne”.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 22/04/2018, 03:49 
Taranto, il petrolio vince ancora


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Alla fine il petrolio di Tempa Rossa arriverà a Taranto. A nulla sono servite proteste popolari, ricorsi e pareri contrari. Le ragioni dell’oro nero hanno prevalso. Anche il Comune di Taranto si è adeguato e oggi pomeriggio firmerà un protocollo d’intesa con la joint venture Tempa Rossa ed Eni. Palazzo di città sul petrolio si ritrova in piena sintonia con quanto deciso dal governo Gentiloni che “rilancia l’infrastruttura logistica asservita alla filiera del giacimento lucano di Tempa Rossa – scrive il Comune – con ricadute positive per il traffico portuale dello scalo ionico”.

Con queste premesse l’amministrazione Melucci sostiene di aver recuperato “una equilibrata relazione con gli investitori, desiderosi di contribuire attivamente allo sviluppo socio-economico del nostro territorio, nel rispetto delle migliori previsioni in materia ambientale e per l’intera durata del ciclo vitale del giacimento”. Nelle poche righe della nota stampa che annuncia la firma del’intesa non si fa alcun riferimento all’impatto ambientale sulla città e sui lavoratori. Sicuramente i volumi del greggio raffinato aumenteranno. A regìme da Tempa Rossa saranno estratti quasi 50mila barili al giorno che arriveranno a Taranto attraverso l’oleodotto già utilizzato per i giacimenti della Val d’Agri.


Gli impianti ionici reggeranno questo ulteriore carico di attività? Ricordiamo che non sono rari i casi di blocco degli impianti con inquietante fuoriuscita di alte e dense colonne di fumo nero. Ci auguriamo che questi aspetti siano stati considerati “nell’equilibrata relazione con gli investitori” e che le compensazioni previste siano adeguate. Consentiteci, però, di mantenere qualche dubbio. Non abbiamo pregiudizi, anzi il nostro ragionamento si rifà a precedenti decisioni governative come ad esempio quella che negli anni ’90 dichiarò Taranto, Statte, Massafra, Crispiano e Montemesola, area ad elevato rischio di crisi ambientale.

Su questo territorio l’azione delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti economici, deve essere ispirata da due principi, molto semplici: evitare di aggravare il già tragico impatto ambientale e bonificare le zone contaminate. Siamo curiosi di capire come raffinando a Taranto il petrolio di Tempa Rossa si terrà fede a queste due semplici linee guida.

Guardandoci intorno, inoltre, scopriamo che strade diverse sono possibili e in altre aree del paese si lavora in tal senso. Anche a Gela, in Sicilia, nel 2014 è stato firmato un protocollo d’intesa tra Eni e istituzioni locali, ma prevede la trasformazione della vecchia raffineria in una Green Refinery che da quest’anno produrrà fino a 600 mila tonnellate di green diesel. Dal 2019 utilizzerà al 100% materie prime come oli vegetali usati, grassi animali e sottoprodotti della lavorazione dell’olio di palma. Ad analoga riconversione è stata sottoposta la raffineria Eni di Venezia.


Il mondo cambia, si evolve, utilizza le nuove tecnologie, si riconverte. Taranto, però, sembra condannata a restare ancorata al passato, ad un modello di sviluppo ottocentesco che ha devastato il territorio, che ha esaurito la sua “spinta propulsiva” in termini di crescita economica e nuova occupazione, che è finito pure sotto processo. Ma Taranto è Taranto. Purtroppo!
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 26/04/2018, 01:43 
Ilva, Cassazione conferma la condanna per Fabio Riva: 6 anni e 3 mesi per associazione a delinquere e truffa


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I giudici hanno stabilito che il figlio dello scomparso proprietario dell'Ilva, Emilio Riva, aveva incamerato illecitamente circa 100 milioni di euro dal 2008 al 2013 come contributi per le imprese che esportano. Tre anni e 6 mesi per Alfredo Lo Monaco, ex presidente della finanziaria svizzera Eufintrade dove transitavano i soldi
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Fabio Riva è stato condannato in via definitiva a 6 anni e 3 mesi per associazione a delinquere e truffa ai danni dello Stato. La Cassazione ha confermato la sentenza d’appello, negando le attenuanti generiche per la gravità dei fatti commessi e l’intensità del dolo. I giudici hanno stabilito che il figlio dello scomparso proprietario dell’Ilva, Emilio Riva, aveva incamerato illecitamente circa 100 milioni di euro dal 2008 al 2013 come contributi per le imprese che esportano.

L’ex presidente del Gruppo Riva aveva provato a ottenere uno sconto di pena – come condotta ‘riparatoria’ – ricordando agli ermellini la transazione per un miliardo e 300 milioni avvenuta il 24 maggio dello scorso anno tra la famiglia Riva e l’amministrazione straordinaria di Ilva e Riva spa per pagare i debiti con il fisco e finanziare il piano di risanamento dell’acciaieria di Taranto. Ma la Cassazione ha sottolineato come l’accordo sia raggiunto quando ormai la sua responsabilità era già stata riconosciuta in giudicato.

I giudici hanno confermato anche la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Alfredo Lo Monaco, ex presidente della finanziaria svizzera Eufintrade dove transitavano i soldi. I due avevano ottenuto uno sconto di pena nell’appello bis, pronunciato dalla Corte di Appello di Milano il 29 giugno 2017 e disposto dalla stessa Cassazione che aveva dichiarato la prescrizione di un episodio di truffa ordinando al giudici di merito di ricalcolare le pene: Riva aveva ottenuto tre mesi di sconto e Lo Monaco una riduzione più consistente, passando da 5 a tre anni e sei mesi di reclusione perché oltre alla prescrizione, su indicazione della Cassazione, non era stato più riconosciuto promotore dell’associazione a delinquere ma solo partecipe.

Senza successo, Riva – che per un periodo è stato latitante all’estero – e Lo Monaco hanno chiesto un trattamento sanzionatorio più morbido. Ma la Cassazione ha ritenuto ben motivata la decisione di negare ai due imputati le attenuanti generiche come deciso fin dal primo grado dal Tribunale di Milano nel 2014. Ad avviso dei giudici, con “puntuale giustificazione” sia in primo grado che in appello si è fatto riferimento “alla gravità delle condotte poste in essere per un numero rilevante di anni, all’intensità del dolo, all’assenza di resipiscenza” mostrata da Riva e Lo Monaco, “all’entità del danno, alla durata dell’associazione criminale”. Inoltre Riva, ha sottolineato la Cassazione, “si era volontariamente sottratto al processo” e anche successivamente non ci sono stati “elementi positivi di valutazione” della sua condotta.
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MessaggioInviato: 26/04/2018, 12:28 
L'Ilva nuoce gravemente alla salute, ma non può essere riconvertita. Parola di Parlamento europeo


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di Rosa D'amato, EFDD - M5S Europa
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Al Parlamento europeo ieri è mancato il coraggio. Nonostante venga finalmente riconosciuto il rischio alla salute umana rappresentato dall'Ilva di Taranto, con un voto beffa è stata bocciata la riconversione industriale immediata dello stabilimento. A Taranto i livelli di inquinamento sono sempre altissimi e si continua a morire, non si deve perdere tempo. Questo voto rappresenta una sconfitta per tutti quelli che guardano al futuro con ottimismo.

Tra il 17 e il 19 luglio, infatti, la visita ispettiva della Commissione PETI, con la collega Eleonora Evi, aveva ancora una volta alzato il velo sul problema. Ma, come detto, gli stessi europarlamentari di PETI hanno bocciato gli emendamenti che avevamo presentato. Quest'ultimi prevedevano il blocco dell'attività industriale inquinante.

Avevamo anche proposto un piano dettagliato con la riconversione industriale immediata, incentrato esclusivamente sulla produzione e l'uso delle energie rinnovabili e sulla valorizzazione culturale e turistica dell'area di Taranto. Questo è l'avvenire che vogliono i cittadini. Continueremo la nostra battaglia per trasformare Taranto in una città che scommette sul futuro e che non si ripiega sulle logiche del passato.
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Cita:
...con un voto beffa è stata bocciata la riconversione industriale immediata dello stabilimento. A Taranto i livelli di inquinamento sono sempre altissimi e si continua a morire, non si deve perdere tempo.
Questo voto rappresenta una sconfitta per tutti quelli che guardano al futuro con ottimismo.


Praticamente al Parlamento europeo frega 'na fava (ma complimentoni):

Formato file: php



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 23/05/2018, 02:04 
Contratto di governo, a che serve parlare di Ambiente se non lo si tutela


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Gianfranco Amendola (Ex magistrato, esperto in normativa ambientale)
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Non voglio sparare sulla Croce Rossa ma francamente, in attesa del nuovo governo, mi sembra il momento giusto per chiedersi se realmente sia utile per gli interessi collettivi continuare a mantenere in vita un ministero dell’Ambiente quale l’attuale. Intendiamoci, non voglio offendere la suscettibilità di alcuno ma, con il massimo rispetto per tutti, mi sembra innegabile che, a partire dal “governo dei professori”, ormai questo ministero, più che difendere l’ambiente, privilegia scelte coincidenti con quelle dei grandi gruppi industriali pudicamente nascoste sotto la cortina fumogena delle “esigenze di produttività” e della “crescita” ovvero con la “tutela dei posti di lavoro“.

Trattasi di un percorso, peraltro, largamente coincidente con l’atteggiamento verso il binomio “ecologia-economia” assunto dal Pd di governo (l’apice è il periodo renziano) e da alcune associazioni ambientaliste ad esso satelliti. Ho già detto che non voglio sparare sulla Croce Rossa, e pertanto tralascio argomenti che tutti conosciamo, dalle trivelle alla rete nazionale di inceneritori, dall’Ilva alla depenalizzazione per le violazioni connesse all’Aia (cioè delle maggiori aziende inquinanti) ecc..

Mi limito, quindi, ad alcuni cenni su quattro recenti argomenti poco conosciuti che evidenziano con grande chiarezza il ruolo del ministero dell’Ambiente, avvertendo da subito che, ovviamente, chi vuole approfondimenti tecnici può trovarli in rete attraverso articoli (anche a mia firma) pubblicati in varie riviste specializzate.

1. Il primo riguarda le terre e rocce da scavo anche pesantemente contaminate (si pensi ai lavori per la Tav). Ebbene, attraverso un Regolamento (Dpr 120 del 2017) di 31 articoli (con 10 allegati) ed una “circolare interpretativa”, il ministero dell’Ambiente è riuscito a liberalizzarne l’uso, giungendo addirittura a dichiarare ex lege “non contaminate” – e, quindi, escluse dalla disciplina sui rifiuti – anche terre da scavo non allo stato naturale ma contenenti rifiuti di origine antropica con materiali artificiali di ogni tipo, dal calcestruzzo alla vetroresina. E così tante discariche scompaiono per miracolo ministeriale.

2. Il secondo riguarda la problematica dei rifiuti con “voci a specchio” di quei rifiuti che, a seconda della composizione e delle loro caratteristiche, possono essere pericolosi o non; accertamento che, ovviamente, in prima battuta spetta al produttore, dato che conosce la composizione del rifiuto. Principio sancito, dopo accese polemiche, da una legge italiana del 2014 la quale aveva stabilito la procedura di accertamento che il produttore del rifiuto doveva seguire, a partire dalla sua composizione, concludendo che, per il principio di precauzione, in caso di dubbio, il rifiuto doveva essere considerato pericoloso.

Ebbene, in concomitanza con alcuni delicati processi a carico di noti industriali, il nostro governo, riprendendo una tesi già adombrata in una nota “interpretativa” della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del ministero Ambiente del 28 settembre 2015, infilava nel decreto legge n. 91 del 2017, intitolato a “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno“, un art. 9 che, evidentemente per il bene del Mezzogiorno, abrogava la legge “garantista” del 2014, dicendo che si applicano solo le disposizioni comunitarie.

Provocando, a questo punto, notevole confusione, perché, in mancanza di una procedura certa, ciascun produttore può fare quello che vuole per accertare la pericolosità di un rifiuto. Tanto è vero che la Cassazione ha chiesto, in proposito, l’intervento della Corte europea di giustizia.

3. Il terzo riguarda il momento importantissimo di quando un rifiuto, dopo il recupero, cessa di essere tale (Eow, fine rifiuto); momento che una legge italiana del 2010 fa dipendere dal rispetto di alcune condizioni fissate, per le singole categorie di rifiuti, dal ministero dell’Ambiente. Ebbene, a tutt’oggi il ministero, tranne un caso, non ha fatto niente e nel 2015 ha tentato di lavarsene le mani demandando, con la solita “circolare interpretativa”, alle regioni la competenza a lui attribuita per legge. Circolare che, ovviamente, pochi giorni fa è stata pesantemente sconfessata dal Consiglio di Stato il quale, tra l’altro, ha evidenziato giustamente che in proposito occorre una disciplina uniforme per tutto il territorio nazionale. Con conseguenze (per colpa del ministero) pesanti per le aziende che vi avevano fatto affidamento.

4. Il quarto riguarda la gravissima questione dei numerosissimi “incendi” liberatori in impianti di rifiuti, oggetto di una completa e recentissima relazione da parte della Commissione bicamerale “ecomafia”, dove il Ministero, invece di affrontare il nodo della qualità della raccolta differenziata e del recupero di rifiuti, ha tentato di uscirsene con la solita “circolare” del tutto generica che non fornisce alcuna indicazione operativa su come eseguire i controlli, come coordinarli nonché sui provvedimenti da adottare in caso di inadempienza. Potrei continuare ma mi sembra sufficiente. Un ministero dell’ambiente ha un senso se tutela l’ambiente ed adempie ai suoi obblighi, lasciando alla magistratura il compito di interpretare le leggi. Altrimenti, meglio abolirlo e lasciare tutto al ministero dell’industria.
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MessaggioInviato: 07/06/2018, 00:07 
Liberi e Pensanti: ministro Di Maio, venga all’Ilva di Taranto


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“Il neo Ministro dello Sviluppo Economico e Vice Premier, Luigi Di Maio, venerdì sarà a Brindisi e Barletta per chiudere la campagna elettorale delle prossime elezioni comunali. Quale occasione migliore per dimostrare con i fatti che questo governo vuole un futuro differente per Taranto, venendo in città e toccando con mano il problema Ilva?”


Questo l’invito del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti che, alle elezioni politiche di marzo ha sostenuto proprio il movimento 5 stelle. “Negli ultimi giorni – scrive il Comitato – sono state diverse le dichiarazioni rilasciate da esponenti della maggioranza, spesso in contrasto tra loro. Una serie infinita di interviste con relative rettifiche e smentite che ci lasciano quantomeno perplessi. A questo punto, visto la vicinanza tra Taranto e Brindisi, invitiamo Ministro Di Maio a visitare lo stabilimento e, naturalmente, come operai di questo comitato, siamo pronti a fargli da guida all’interno di quei reparti – molti dei quali sotto sequestro – che continuano a marciare per i decreti scellerati dei governi precedenti, inquinando e uccidendo cittadini e lavoratori”.


“Anche in passato – continua l’appello – ci siamo offerti come Ciceroni, ma i ministri e capi di governo precedenti non hanno voluto cogliere l’occasione di rendersi conto realmente delle condizioni dello stabilimento, accampando mille scuse e pretesti. Dai rappresentanti del Governo del cambiamento, che ha posto nel contratto la volontà di riconvertire l’intera area di Taranto, pretendiamo un comportamento diverso: una ispezione minuziosa all’interno di Ilva, in cui mai nessun ministro è stato portato durante i tour telecomandati, è certamente opportuna oltre che indispensabile. Noi siamo disponibili e siamo pronti. Per venerdì o qualsiasi altro giorno ma, certamente, prima che ArcelorMittal prenda possesso della gestione dello stabilimento e, quindi, prima del 1 luglio 2018”.

Secondo il Comitato liberi e pensanti “la riconversione ha bisogno di tempo e non va improvvisata, ma progettata nei minimi particolari. Ciò che può partire immediatamente è il fermo degli impianti fatiscenti, iniziando proprio da quelli in cui è presente l’amianto. Inoltre crediamo che il Governo debba rendere pubbliche le parti del contratto di vendita tutt’oggi secretate perché Taranto merita rispetto”.
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MessaggioInviato: 08/06/2018, 01:30 
Salvini: Ilva non si chiude, la renderemo ecocompatibile


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Parole chiare, parole nette. Parole del ministro dell’Interno che detto così sembra fuori tema.. ma se si tratta di Salvini, uno dei due leader politici del governo gialloverde, le cose cambiano.

Lo dice chiaramente, Matteo Salvini, negli studi di Canale 85. Ieri a Brindisi ha tenuto un comizio elettorale. Ecco cosa dice in tv su Ilva e Cerano (dal minuto 5.30…).


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‘Nessuno ha mai pensato di chiudere l’Ilva ma bonificare e riconvertire si può’


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Nel giorno in cui Salvini dice una cosa e M5S un’altra, sul tema Ilva irrompe Beppe Grillo.


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Che il cielo sopra l’Ilva diventi sempre più blu


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BACINO DEL RUHR: un esempio da emulare


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4.432 kmq di superficie, oltre 6 milioni di abitanti, 142 miniere di carbone, 31 porti industriali fluviali; 1.400 km di autostrade e tangenziali). E’ la carta d’identità del “Bacino della Ruhr”, in Germania, l’area finita di bonificare in dieci anni (1990-2000) a tutt’oggi un esempio seguito da tutti gli architetti, i bio-architetti e gli ingegneri del mondo industrializzato. All’inizio l’obiettivo era quello di contrastare i fenomeni di progressivo declino economico e di fortissimo inquinamento ambientale. Nel 1989 alcuni comuni si consorziarono per dar vita a un’importante operazione di risanamento del territorio. Negli anni si è trasformata nella più colossale riconversione industriale del mondo. L’esempio più rilevante consiste nel Parco Paesistico di 320 kmq, distribuito lungo gli 800 kmq del territorio fluviale dell’Emscher. L’Emscher era in origine un fiume canalizzato e usato come fogna a cielo aperto per la zona industriale. Il costo totale è stato di due miliardi e mezzo di euro.
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MessaggioInviato: 12/07/2018, 12:57 
Peacelink: Non vogliamo due verità sull’Ilva


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PeaceLink ha inviato al ministro Luigi Di Maio e ai sindacati il Position Paper Ilva 2018, chiedendo anche un incontro con il Prefetto di Taranto, Giovanni Donato Cafagna. Lo spirito è quello di giungere, pur nel rispetto del pluralismo delle posizioni, ad una posizione il più possibile convergente e condivisa sulle criticità ambientali, sanitarie ed economiche dell’Ilva.


“Ci auguriamo – scrive Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink – che finisca il tempo in cui esistevano due verità sull’Ilva, una scientifica e una politica. Sull’attuale impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento occorre massima chiarezza. Qualora qualcuno sia convinto che l’emergenza ambientale e sanitaria sia finita, occorre che venga allo scoperto e che porti la documentazione in suo possesso, chiedendo al contempo – per onestà intellettuale – l’abrogazione delle norme che concedono l’immunità penale a chi gestisce l’Ilva. Non è corretto che si dica che l’emergenza è finita e che al tempo stesso si concendano ancora scudi penali per fronteggiare quell’emergenza che si nega a parole. Chiediamo agli attori coinvolti che vengano poste sul tavolo, a carte scoperte, tutte le informazioni disponibili affinché il confronto sia veritiero, onesto, sincero e non inquinato dal linguaggio politichese. Con questo spirito abbiamo scritto al Ministro Di Maio, al Prefetto Cafagna, ai sindacati.


Il Position Paper Ilva 2018 inviato al Ministro, ai sindacati e al Prefetto è un documento di riferimento che ancora saldamente le richieste della società civile ad evidenze scientifiche, tecniche e giuridiche.
Ci auguriamo che tutti gli attori coinvolti esprimano un documento equivalente che ponga sul tavolo in modo organico, chiaro e documentato la loro posizione, con scrupolo e con il massimo rispetto della verità”.

Questo il testo della lettera inviata al vicepremier Lugi Di Maio.

“Gentile Ministro, le vogliamo inviare il Position Paper 2018 di PeaceLink sull’ILVA. Il link è https://www.peacelink.it/ecologia/docs/5228.pdf
E’ il documento che abbiamo illustrato al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il 4 luglio 2018. Il Position Paper tocca varie questioni relative all’Ilva, in particolare si sofferma sulle emissioni inquinanti, sugli impianti, sull’Aia, sugli aspetti sanitari, sui lavoratori, sull’immunità pemale, sulle norme europee, sui diritti umani, sulle questioni etiche, sugli aspetti squisitamente economici e sulla possibile riconversione.


Il Position Paper è integrato con un approfondimento sugli aspetti sanitari realizzato dalla dott.ssa Annamaria Moschetti, Presidente della Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Taranto (https://www.peacelink.it/ecologia/docs/5229.pdf). Il Position Paper serve a comunicare la nostra posizione sulla complessa vertenza ILVA e le nostre proposte. La nostra posizione è frutto di una attenta analisi tecnica e giuridica ed è nostra intenzione entrare nel dettaglio tecnico-giuridico della vertenza Ilva. Siamo disponibili ad ogni approfondimento e ad ogni ulteriore scambio con il suo Ministero. A tal fine abbiamo richiesto un incontro al Prefetto di Taranto, in modo da stabilire un filo diretto con il Governo sulla questione ILVA. Stiamo operando allo stesso mondo con i sindacati, che in queste ore riceveranno il Position Paper ILVA 2018. La via del dialogo e della condivisione di ogni informazione è la strada maestra per prendere decisioni basate sull’evidenza dei dati e sull’interesse generale”.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 20/07/2018, 12:57 
Quel pasticciaccio brutto della procedura di gara dell'Ilva


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di Luigi Di Maio
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Ieri sera l’Anac ha consegnato al ministero dello Sviluppo Economico una lettera in cui rispondeva ai rilievi segnalati. Ricordo che c’era chi ci prendeva in giro dicendo che stavamo perdendo tempo a studiare 23.000 pagine. Beh, abbiamo fatto bene: l’Anac ha confermato che tutte le criticità che avevamo segnalato erano fondate. E meno male che quelli di prima erano i competenti! Vi espongo in breve le criticità che avevamo segnalato e che Anac ha confermato.

1) La procedura di gara è stata un pasticcio. Lo rileva l’Anac nella lettera che ci ha mandato. Il primo rilievo riguarda il fatto che le regole del gioco sono state cambiate in corsa. Quando è stata bandita la gara, il 5 gennaio 2016, chi voleva partecipare alla procedura di gara per l’Ilva doveva fare un’offerta che prevedeva di attuare il piano ambientale entro il 31 dicembre dello stesso anno. Capirete bene che risanare il territorio attorno all’Ilva in meno di 12 mesi sarebbe stata un’impresa titanica e quindi poche imprese hanno potuto partecipare. Il punto è che dopo che sono scaduti i termini, il 30 giugno 2016, il termine di attuazione del piano ambientale è stato postiticipato. Prima di 2 anni e poi di ulteriori 5. Quindi alla fine c’era tempo per risanare il territorio fino al 2023: 7 anni. Se questo fosse stato previsto dal bando iniziale avrebbero potuto partecipare molte più imprese e proponendo offerte molto più pertinenti e di livello più alto. Infatti in base alla lettera dell’Anac si deduce che in questo modo è stato leso il principio di concorrenza e anche la qualità delle offerte proposte ne ha risentito in termini ambientali, occupazionali ed economici. In sintesi: avremmo potuto avere molte più offerte e tutte migliori, compresa quella di Mittal. Questo avrebbe significato
- Più Salute per i cittadini di Taranto
- Più tutela per l’ambiente
- Maggiori garanzie occupazionali per i lavoratori

2) A causa di questo primo pasticcio l’azienda che ha vinto, ossia Mittal, sembrerebbe non abbia rispettato alcuni termini ambientali intermedi inizialmente previsti. Questo, se confermato, di per sé sarebbe bastato a escludere l’azienda dalla procedura di gara, come rilevato dall’Anac.

3) I pasticci non finiscono qua. L’Anac ha rilevato che nella procedura di gara il tema dei rilanci era scritto male, in maniera confusa: da una parte era scritto che si poteva fare, ma dall’altra non si spiegava come. Insomma non si capiva nulla di come si sarebbero dovuti fare questi rilanci e in che maniera dovessero essere valutati. Ed è inspiegabile che nessuno se ne sia accorto e che sia rimasto tutto sotto silenzio.
Le due offerte che sono state presentate erano una di 1 miliardo 800 milioni (MITTAL) e l’altra di 1 miliardo 350 milioni (ACCIAI ITALIA). La seconda anche se più bassa era migliore in termini ambientali e occupazionali, ma si dava un punteggio maggiore all’offerta economica, piuttosto che a quella ambientale e occupazionale. Solo l’offerta economica pesava per la metà del punteggio complessivo e quindi ha vinto la prima. Acciai Italia allora ha rilanciato aumentando l’investimento economico a 1 miliardo 850 milioni, ma in maniera incomprensibile questo rilancio non è stato nemmeno considerato e alla fine la procedura è stata chiusa accettando la prima offerta di Mittal, evitando la presentazione di altre offerte migliorative in termini ambientali e occupazionali. Un comportamento inspiegabile.

Queste criticità sono molto gravi. Questo governo e io in primis non possiamo continuare a fare finta di niente come è stato fatto per troppo tempo.
Chiederò quindi immediatamente:
1) chiarimenti ai commissari dell'Ilva
2) l'avvio di un'indagine interna al ministero
3) Un parere all'avvocatura di Stato

Qui si sta giocando con la salute delle persone. Queste criticità riguardano la salute di tanti cittadini della provincia di Taranto. Se si è fatta una procedura di gara che non ha messo al centro il massimo delle tutele ambientali, delle tutele per la salute, allora politicamente, chi ha fatto ciò ne dovrà rispondere.
Vorrei ricordare che le segnalazioni fatte non vengono solo da questo ministero, ma anche da un governatore che non è certo vicino a questo governo (il governatore della Puglia, Michele Emiliano), da tante associazioni.

Quando guardo questa procedura di gara e guardo la lettera dell’Anac che è arrivata ieri penso a tante persone che in questi anni hanno segnalato queste cose.
Riuscire a decifrare questi atti non è stato semplice, ma ne è valsa la pena. Adesso, per me sul tavolo rimangono sempre le questioni occupazionali e ambientali, e come governo ho detto ad Arcelor Mittal che il loro piano di attuazione ambientale e il loro piano occupazione non è soddisfacente, e devono farci una controproposta che pare arrivi nelle prossime ore. Ma prima della tutela ambientale, prima della tutela occupazione, viene la legalità. E andremo fino in fondo per capire chi non ha sorvegliato su queste criticità e chi si ostina a dire che è tutto in regola.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 20/07/2018, 15:44 
Cita:
Diego Fusaro: 'Bisogna nazionalizzare Alitalia, Fiat e Ilva'

http://www.la7.it/coffee-break/video/di ... 018-246979


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MessaggioInviato: 20/07/2018, 23:36 
uhhusdsduhudsh perchè la fiat dovrebbe essere nazionalizzata?



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 24/07/2018, 02:19 
Sull'ILVA la decisione migliore possibile


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di Luigi Di Maio
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Guardate questa immagine. È stata scatta fuori dall’Ilva a Taranto, nei pressi dei parchi minerali. Vi sembra normale vivere in condizioni del genere?

È arrivato il tempo di sistemare questa faccenda e l’onere spetta a noi. Se siamo arrivati a dover gestire un disastro di queste proporzioni, soprattutto in termini di danni ambientali e per la salute dei cittadini, è perché le cose in passato sono state fatte in fretta e male. Spero che un giorno capiremo anche il perché. È necessario valutare tutte le criticità emerse anche dai rilievi dell’Anac, in particolare quelle relative alla legalità.

Per questo abbiamo letto 23.000 pagine e per questo abbiamo già fatto partire gli accertamenti e vi terrò aggiornati come sempre. Il mio obbiettivo è prendere la decisione migliore possibile pensando all’occupazione, all’ambiente e alla salute dei cittadini, perché di questa renderò conto alla mia coscienza e ai cittadini.

E solo a loro.
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Cita:
Se siamo arrivati a dover gestire un disastro di queste proporzioni, soprattutto in termini di danni ambientali e per la salute dei cittadini, è perché le cose in passato sono state fatte in fretta e male.



Soprattutto MALE!

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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 13/08/2018, 01:51 
ILVA: c'è un conflitto di interesse tra l'avvocatura dello Stato e Arcelor Mittal?


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di Giovanni Vianello, Alessandra Ermellino, Rosalba De Giorgi, Gianpaolo Cassese, Mario Turco - portavoce del MoVimento 5 Stelle
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Sulla vicenda Ilva si è perso troppo tempo, adesso basta: c’è la necessità di fare chiarezza, immediatamente! Le ultime indiscrezioni relative a un potenziale conflitto di interessi tra l’Avvocatura dello Stato e il colosso ArcelorMittal, ci spingono a intervenire celermente anche con azioni parlamentari. Per tale motivo presenteremo una interpellanza presso la Camera dei Deputati. Un atto dovuto a tutela dei cittadini che attendono risposte concrete sul caso Ilva da troppo tempo. Cittadini che meritano di sapere la verità!

Come più volte ribadito, il Ministro Luigi Di Maio sta attenzionando con grande minuzia il dossier Ilva. Una questione delicata, resa poco chiara dall’inefficace azione del precedente governo, che non ha mai pensato a tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori, svendendo al primo offerente un impianto che crea eventi di malattia e morte. Una situazione che si è aggravata dopo che l’Anac ha rilevato delle anomalie nella procedura con cui le acciaierie sono finite al colosso ArcelorMittal. E in attesa di ricevere il parere dall’Avvocatura dello Stato, scopriamo che tale parere potrebbe essere “annacquato” da un potenziale conflitto d’interessi: Bernardo Massella Ducci Teri - figlio di Massimo Massella Ducci Teri, Avvocato generale dello Stato - lavorerebbe in un studio legale che assiste Mittal nell’affare Ilva. I dubbi, a questo punto, sono più che legittimi: la situazione continua a nascondere troppi “misteri”.

Attendiamo, dunque, risposte dai diretti interessati. Sarebbe un atto dovuto per una totale trasparenza sulla delicata vicenda.

Che sia chiaro: saremo sempre accanto ai cittadini per difendere i loro diritti!
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