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 Oggetto del messaggio: Cristoforo Colombo, il Templare
MessaggioInviato: 12/08/2012, 01:31 
Questa storia inizia un paio di secoli prima di quel fatidico 1492.

Come sappiamo, dopo l’esecuzione di Jacques de Molay, avvenuta nel 1314, alcuni templari si rifugiarono in Scozia, dove diedero origine alla massoneria, altri in Portogallo dove diedero vita ai Cavalieri di Cristo, un ordine dedito alla navigazione e allo studio delle carte geografiche.

La storia ufficiale della scoperta dell’America sostiene che Cristoforo Colombo sbarca il 12 Ottobre 1492 a San Salvador, un'isola dei caraibi, nel tentativo di 'buscar el levante por el ponente' ossia al fine di aprire una nuova via per le Indie a vantaggio della corona spagnola rappresentata all’epoca da Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia.

Sempre la storia ufficiale dichiara che tutta la spedizione nasce da un banale errore di calcolo relativamente alla circonferenza della Terra, notevolmente sottostimato da Colombo, la cui determinazione permette, secondo la teoria di Colombo, di potere raggiungere le Indie attraversando l'Atlantico.

Ed ecco il primo interrogativo: come è possibile che Colombo, con tutti gli studi fatti sul tema, abbia dimenticato di consultare gli studi di Eratostene che già in epoca classica aveva determinato con una certa esattezza la circonferenza della Terra?

E' comunque citato anche nella storia ufficiale che Cristoforo Colombo sposò la figlia, o la nipote, di uno dei fondatori dell'Ordine di Cristo, e che alla sua morte quest' ultimo lasciò in eredità a Colombo tutte le carte e le mappe in suo possesso.

Ciò che la storia ufficiale dimentica di evidenziare è che: questo matrimonio collega Cristoforo Colombo all'ambiente esoterico dei templari poiché la moglie era figlia di un membro influente dei Cavalieri di Cristo: le stesse 3 caravelle furono presumibilmente cedute dall'Ordine come comprovato dalla croce patente impressa sulle vele.

Ciò permise lui di venire a conoscenza di mappe e segreti relativi al nuovo mondo (p.es. la mappa di Piri Reis)

Quindi Cristoforo Colombo sapeva benissimo dove si stava recando e perché, anche se doveva mantenere il segreto in modo fino paranoico. La leggenda narra infatti che sostenne fino alla morte di essere sempre convinto di essere sbarcato in India.

A Colombo fu detto che il vero scopo della missione era portare il Cristianesimo nel nuovo mondo; Colombo fu ingannato poiché anche se certamente esisteva una funzione 'missionaria', altrettanto gli obiettivi della Chiesa erano completamente diversi.

E' possibile allora che mentre la Corona Spagnola sfruttava le risorse del nuovo mondo, la Chiesa organizzava il genocidio dei nativi al fine di cancellare le prove scritte dell'esistenza di Atlantide nei testi sacri maya, inca e aztechi che avrebbero insidiato il suo potere descrivendo chiaramente le origini extraterrestri dell'Uomo?

Inoltre sembrerebbe che lo stesso Piri Reis, parlando di Cristoforo Colombo, affermasse fosse in possesso di carte del “Mare Occidentale” ovvero dell’Oceano Atlantico, e dell’estremo occidente. La notizia sembra confermata anche dal Las Casas, uno dei principali biografi di Colombo.

Piri Reis, che cercò di conoscere l’origine di tali mappe, venne a sapere che quelle utilizzate da Colombo erano trascrizioni spagnole di esemplari dei tempi di Alessandro Magno. Mappe che Alessandro Magno a sua volta recuperò in medio-oriente, probabilmente da fonti della Biblioteca di Alessandria, mappe pertanto prodotte dalla civiltà Atlantidea, secondo le teorie seguite dal Progetto Atlanticus.

Colombo avrebbe davvero posseduto dunque mappe antichissime ereditate dal suocero, a sua volta ottenute dai templari, che la tradizione vuole opera di navigatori atlantidei, scampate alla distruzione della biblioteca di Alessandria e di cui la mappa di Piri Reis sarebbe soltanto una delle tante trascrizioni e copie?

La mappa di Piri Reis

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In ogni caso, già a partire dalla cronaca del viaggio osserviamo alcuni fenomeni inspiegabili che invece non sembrano essere altrettanto per Colombo:

- Colombo sembra conoscere molto bene l'itinerario oceanico e certamente conosce la tipicità dei venti oceanici, gli alisei; come poteva se era la prima volta in assoluto che l'uomo solcava quei mari?

- Giorno 17 settembre, gli aghi delle bussole impazziscono, ma Cristoforo non sembra dargli troppo peso anche se decide di cambiare rotta.

- Giorno 10 Ottobre, i marinai si ammutinano ma Colombo li tranquillizza dicendo con totale sicurezza che, se entro tre giorni non avessero avvistato terra, sarebbero tornati indietro.

- Quella stessa notte Colombo segna sul diario di bordo di vedere strane luci che lui associa a luci costiere, ma in realtà la flotta era ancora troppo distante; erano invece all'interno del triangolo delle Bermuda.

- Due giorni dopo Rodrigo de Triana a bordo della Pinta avvista Terra; come faceva Colombo già il giorno 10 a sapere dove si trovavano e di quanto tempo avrebbe avuto bisogno per raggiungere l'america?

- Spesso si evidenzia come Colombo, con la sua capacità, evitò che le navi si arenassero sulla barriera corallina; come faceva a sapere dell'esistenza della barriera corallina e la rotta necessaria rotta per aggirarla?

I viaggi di Colombo (si noti come Colombo eviti accuratamente le acque del Triangolo delle Bermuda)

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Sono interrogativi ai quali non è possibile fornire spiegazione senza presumere la consultazione di documenti segreti da parte di Colombo che testimonierebbero passate esperienze di navigazione o addirittura di sorvolo dell’Oceano Atlantico.

La firma esoterica di Colombo dove egli stesso si definisce "portatore di Cristo" rivela le intenzioni evangelizzatrici di Colombo quale missionario destinato a portare il cristianesimo nel nuovo mondo.

Secondo Colombo gli obiettivi del viaggio in america erano quelli di evangelizzare gli indios portando avanti la missione dei Cavalieri di Cristo e fornire nuova gloria a Cristo. Inoltre poteva fornire nuovi territori e commerci alla corona spagnola e ciò non era certamente un male per lui.

Peccato che gli obiettivi della Chiesa erano esattamente all’opposto di quanto credette Colombo in quanto con la scoperta dell’america ci si prefiggeva di ampliare l’area di influenza del potere temporale della chiesa e impossessarsi delle ricchezze degli indios da utilizzare per finanziare la guerra all’islam. Nel 1492 si era infatti appena conclusa la cacciata degli arabi dalla penisola iberica.

Inoltre l’invasione del continente americano da parte dei conquistadores nei primi decenni del 1500, successivamente alla scoperta dell’america, permetteva alla Chiesa di cancellare dalla storia ogni riferimento alle origini extraterrestri dell’uomo ancora note ai maya e tramandate nei loro testi sacri e nei loro riti.

Non dimentichiamo poi che la Chiesa aveva ancora un conto aperto con i Templari e attraverso l’invasione del continente sudamericano sperava di poter annientare del tutto la presenza Templare nel mondo e assicurare per sempre la scomparsa del pericoloso segreto da essi posseduto.

Dietro tutto ciò noi di Atlanticus vediamo ancora una volta una mano ispiratrice di matrice Rettiliana (Player C) i cui obiettivi occulti dietro la conquista dell’america furono quelli di conquistare quelle ex colonie atlantidee rimaste estranee alla Riconquista attraverso i popoli indoeuropei, di estendere il proprio dominio oltre oceano, distruggere tutte quelle popolazioni indigene di origine atlantidea, fino ai nativi americani del nord america e impossessarsi così della tecnologia atlantidea di cui il maggiore reperto, l’Arca dell’Alleanza, si dice fosse stata fortunatamente portata in salvo dai Templari, e ancora oggi al sicuro in un posto segreto, probabilmente Oak Island.

http://mmmgroup2.altervista.org/i-oak.html



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MessaggioInviato: 12/08/2012, 01:32 
Colombo segreto: mago ebreo, ladro genovese, maestro templare
LA SCOPERTA DELL'AMERICA, UN COMPLOTTO GIUDEO TEMPLARE


E se Colombo l'America l'avesse solo riscoperta, grazie a certe carte geografiche segrete e rubate? Dietro l'esplorazione del Nuovo Mondo si cela un complotto ebraico o templare?

di Romano Bassoli

...

La storia di Cristoforo Colombo, alla scoperta dell'America, è vicenda assai nota. Essa aprì la strada alle orde distruttrici dei Conquistadores, alla ricerca di fantastici tesori. Meno conosciuto è invece il fatto che esista una nutrita letteratura sotterranea che rilegge in chiave esoterica e cospirazionista molti degli eventi che portarono alla scoperta del Nuovo Mondo.

Uno di questi libri, pressoché introvabile, è l'opera dello spagnolo Salvador de Madariaga, "Christophe Colombe", pubblicata nel 1968. Secondo questo studioso Cristoforo Colombo, o meglio Cristoforo Colon, era un ebreo deciso a ricostruire lo Stato di Israele in America, una terra della cui esistenza Colombo aveva già da tempo le prove.

IL PRESCELTO DI DIO

La prima prova giunge da uno scritto di un certo Fra' Juan Perez, un religioso che sosteneva che Colombo gli avrebbe detto di essere già stato nelle Indie Occidentali prima della scoperta ufficiale dell'America (1492), seguendo una rotta marittima rivelatagli da un marinaio sconosciuto. Secondo questi documenti Colombo, che la gente chiamava "Segnor Fabuloso" o "Signore Fantasioso", era un bizzarro sognatore, con fissazioni a sfondo sessuale e pagano. Il navigatore genovese era sicuro che il Paradiso terrestre, che le credenze dell'epoca situavano in Egitto o in Irlanda, si trovasse in realtà oltre oceano. "Colombo era convinto", ha dichiarato il saggista francese Robert Charroux, "che la Terra non era rotonda, ma a forma di pera con una protuberanza, su di un lato, somigliante ad un seno di donna. La punta di questo seno, situata nella zona equatoriale, era la parte del globo più vicina al cielo e Colombo pensava che là doveva trovarsi il Paradiso descritto nella Genesi. E credeva che esso potesse essere raggiunto solo per volontà divina". E Colombo riteneva di essere il prescelto di Dio!

LE MAPPE IMPOSSIBILI

Un'altra versione sostiene che Colombo avesse saputo dell'esistenza di un continente, oltre le mitiche colonne d'Ercole in Spagna, da alcune mappe geografiche "impossibili". simili alla carta di Piri Re'is, una mappa che rappresenta un vero controsenso storico in quanto, pur se risalente al 1500, mostra dettagliatamente le coste dell'Antartide, cartografate con precisione solo in questo secolo. Colombo avrebbe posseduto queste mappe, che la tradizione vuole opera di navigatori atlantidei e reperti scampato alla distruzione della biblioteca di Alessandria. Altri studiosi pensano invece che Colombo avesse intrapreso il proprio viaggio dopo essersi appropriato della carta del fisico e geografo fiorentino Paolo del Pezzo Toscanelli. Quest'ultimo, il 25 giugno 1474, aveva inviato al canonico portoghese Fernando Martins Roritz una carta geografica in cui aveva tracciato la rotta "per l'India, passando per l'Oceano Occidentale", con l'indicazione delle località, dei poli, della linea dell'equatore e delle distanze. "Potete intraprendere il viaggio verso Ovest", aveva scritto Toscanelli, "e giungere in queste regioni, che sono le più ricche di spezie, di gioielli e di pietre preziose". Carta e annotazioni erano destinate al re del Portogallo; secondo quanto riferisce lo studioso Victor Forbin ne "L'or dans le monde" Toscanelli aveva scoperto il Brasile, una terra effettivamente ricca, all'epoca, di oro e di preziosi.

LA SPEDIZIONE SEGRETA

Toscanelli ed i suoi colleghi marinai avrebbero dunque esplorato il Brasile prima di Colombo. Si erano poi ritirati a Madera, località ove, dal 1474, si trovava anche Colombo. Quest'ultimo, nel 1479, aveva convolato a giuste nozze con una certa Felipa Perestrello, figlia di uno dei timonieri di Toscanelli. Scoperte le carte nautiche segrete destinate al re, Colombo le avrebbe sottratte e, abbandonata la moglie, sarebbe fuggito da Madera con il figlio Diego. Il furto venne in seguito scoperto e denunciato e, come scrive Madariaga, "Colombo, costretto alla fuga, falsificò delle carte, in cui inventava una corrispondenza con Toscanelli. Quest'ultimo lo avrebbe autorizzato ad utilizzare le carte nautiche delle Americhe. Non era vero. Ma Toscanelli, essendo nel frattempo morto, non poteva smentire. Sono sicuro di quanto sostengo avendo rintracciato una lettera di re Giovanni II "al suo carissimo amico Christouon Colon", al quale assicura l'immunità qualora avesse deciso di tornare in Portogallo. Era chiaro che Colombo fosse un ladro. S'impossessò della mappa per andare nel Nuovo Mondo".

COLOMBO, L'EBREO

Charroux sostiene che Colombo fosse perfettamente a conoscenza delle terre impossibili raffigurate su alcune mappe eretiche: "Nel libro "Esmeraldo de Situ Orbio" aveva letto le teorie sulle Indie Occidentali di Duarte Pacheco Pereira, e poi la "Cosmologia" di Tolomeo, "Il libro delle meraviglie" di John Mandeville, gli scritti di Philippe de Beauvais in cui si affermava l'esistenza, al di là dell'oceano, di un nuovo mondo ancora sconosciuto. Ma soprattutto si era basato, essendo un ebreo, sul libro biblico di Ezdra per calcolare la larghezza del mare e sulle profezie del "Libro degli Ebrei" per prevedere la fine del mondo, che riteneva fissata per il 1656". Si trattava di teorie considerate altamente eretiche e molto pericolose dalla Chiesa, specie per un navigatore che intendeva ottenere l'appoggio di sovrani cattolici. Ricorderete senz'altro il processo che Colombo subì dall'Inquisizione nel celebre film "1492", ove il suo interprete Gérard Depardieu viene interrogato da un feroce religioso sulle validità delle mappe da lui studiate, validità basata sul fatto che i navigatori fossero cristiani e non ebrei o musulmani. Si tratta di un dato di fatto. Le opere di studiosi non cristiani non erano tollerate dalla Chiesa, che pertanto non avrebbe mai autorizzato una spedizione cattolica impostata su credenze "eretiche". Il Colombo ebreo è una figura assai poco conosciuta. "Si riteneva uno strumento del Signore", ha scritto Madariaga, "prescelto non soltanto per conquistare un mondo nuovo, fino a quel momento esistente solo nella sua fantasia, ma anche per contrapporsi a quel re e a quella regina che perseguitavano metà del suo popolo e si preparavano ad inviare l'altra metà in un disumano esilio. Rivolto ai suoi sovrani, scrisse un giorno: Con l'espulsione dei Giudei mi avete inviato in India, facendomi grande ammiraglio. Umiliando la mia razza, mi avete innalzato".

LA RISCOSSA DEL TEMPLARE

Dubito che Colombo giustificasse la propria impresa con i cattolicissimi re del Portogallo come riscatto per gli ebrei oppressi dalla Chiesa. In tal caso non solo non avrebbe mai avuto i finanziamenti, ma avrebbe rischiato di finire davanti al tribunale dell'Inquisizione. Ed ecco giungerci in aiuto Charroux, che, basandosi su un "Libro di profezie" scritto da Colombo e andato perduto, sostiene che questi avrebbe motivato il viaggio per le ricchezze delle Indie, che sarebbero servite per finanziare una nuova crociata e per ricostruire il Tempio di Gerusalemme. Intimamente, lo scopo di Colombo sarebbe stato "il riscatto della gente di Sion e la costituzione di uno stato di Israele in Palestina"; il possesso di Gerusalemme faceva però gola anche alla cristianità. Si trattava dunque di un ottimo pretesto per convincere i recalcitranti finanziatori. Ma secondo lo studioso francese Louis Charpentier c'era dell'altro. Dietro Colombo vi erano i templari. Questi avrebbero saputo dell'esistenza del Nuovo Mondo da alcuni missionari groenlandesi, sin dal XIIº secolo. Ciò non escluderebbe che dietro la riscoperta dell'America vi fosse dunque una congiura templare, per la rifondazione dell'Ordine, dopo la sua distruzione ufficiale nel 1307, a causa del re di Francia e della Chiesa. A favore di questa tesi esistono oggi molti testi che sostengono che il Congresso degli Stati Uniti d'America sia segretamente gestito da un governo ombra di origine templare, noto come gli Illuminati.
Quanto ci sia di vero in tutte queste storie è difficile stabilirlo. Per lo studioso francese Pierre Margry, Colombo sapeva dell'esistenza dell'America semplicemente perché Vincente Pinzon, uno dei suoi luogotenenti al comando di una caravella, sarebbe stato il secondo del vascello dell'esploratore Jean Cousin che nel 1488 - quattro anni prima del viaggio di Colombo - aveva scoperto il Brasile e doppiato il Capo di Buona Speranza. Martin, fratello di Vincente, avrebbe poi consultato nella biblioteca pontificia le carte geografiche dei missionari groenlandesi. E proprio a Roma avrebbe conosciuto Colombo.

COLOMBO, IL MAGO

Fra i molti misteri che si riferiscono a Cristoforo Colombo, uno riguarda la sua firma, che il navigatore era solito apporre entro un triangolo, circondata da strane sigle e scritte. Esse hanno acceso la fantasia degli studiosi di esoterismo. Secondo alcuni, le misteriose lettere all'interno del triangolo sarebbero una sorta di patto diabolico, un'invocazione al demonio Samael, protettore dei viaggi; per altri, l'intera figura rappresenta il sigillo di Salomone, un potentissimo pentacolo ebraico (e Colombo era un ebreo); secondo altri studiosi ancora, come l'ebraista americano J.R. Marcus e lo scrittore Don Armando Alvarez Pedros, si tratterebbe di un talismano a carattere religioso, di stampo cristiano. Cosa significhino quelle sigle è però un mistero. Gli esoteristi Maurice Privat e Joseph Hariz considerano Colombo un mago, e la sua firma sarebbe la prova della sua appartenenza all'Ordine del Tempio, di cui sarebbe stato il Gran Maestro. Lo proverebbero i due triangoli appuntiti, iscritti uno dentro l'altro. L'ultima riga, "xro ferens" sta per Christoferens, cioè "portatore di Cristo", ovvero Cristoforo. X, M e Y starebbero per Cristo, Maria e Gesù-Yussuf, parole di riconoscimento segrete dei terziari francescani. Secondo Privat Colombo avrebbe combattuto contro i mori a Grenada vestito col saio francescano (ma si tratta di un evento non documentato). I triangoli rappresenterebbero poi le piramidi egizie. Utilizzando la cabala, Privat osserva che la lettera S è ripetuta tre volte.
15 X 3 = 45, cioè 4 + 5 = 9, numero divino astratto. In aritmosofia, 45 esprime l'eredità, il mandato divino. "La missione templare", scrive Privat, "gli è stata assicurata per via ereditaria e Colombo esprime i suoi titoli con la lettera A, cioè "Io sono il primo del mio ordine". "Questa è l'opinione un po' stravagante di Privat", ha commentato Charroux, "tuttavia non priva di qualche curiosità. Non è impossibile che i templari siano estranei a questa storia, come pure gli ebrei. Non si può dimenticare che Colombo era un converso; egli "scoprì" l'America, divenuta la nuova terra di Sion". Hariz sostiene poi - ma qui inventa - che Colombo, durante il suo viaggio, "operò esorcismi e scongiuri. A seguito di una grande burrasca, sulle coste del Venezuela, indossò il mantello, cinse la spada, accese dei ceri benedetti e fendette l'aria ai quattro angoli. Forse grazie a questa cerimonia una gigantesca tromba d'aria passò tra le caravelle senza distruggerle".

COLOMBO IN LIBRERIA

Su Cristoforo Colombo e sugli aspetti storici ed esoterici di questo personaggio potete leggere:

J.J. Brody - Anasazi, Jaca Book.

R. Charroux - Civiltà perdute e misteriose, Mediterranee.

V. Forbin - L'or dans le monde, Edizioni Payot, Parigi.

S. de Madariaga - Christophe Colombe, Calmann-Lévy, Parigi.

LA TERRA OLTRE L'OCEANO

Non è proprio esatto che prima di Colombo non si sapesse dell'esistenza dell'America. Sembra ormai provato che spedizioni egiziane, fenice, vikinghe e groenlandesi abbiano raggiunto il Mondo Nuovo molto prima di Colombo. Il ricordo di questi viaggi era però andato in larga parte perduto, e i rari libri che ne accennavano lo facevano in termini oltremodo fantasiosi e ben poco credibili. C'erano poi molti sospetti sull'esistenza di terre a ovest dell'Atlantico. Non è sicuro se queste venissero identificate nelle Indie o in altre terre inesplorate. Di sicuro sappiamo che quando Colombo si trasferì con la moglie a Porto Santo, isoletta in prossimità di Madera, venne a sapere del ritrovamento di tronchi d'albero di specie sconosciute trasportate dalla corrente e persino di cadaveri di strani esseri umani "dal volto largo", presumibilmente peruviani.

Fonte: http://ufocun.tripod.com/colom4.htm



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MessaggioInviato: 14/08/2012, 14:51 
UN LIBRO ANTICO E IL MILIONE GUIDANO COLOMBO IN AMERICA
Tra Cristoforo Colombo e Marco Polo vi è più di un ideale legame. Il navigatore genovese trasse le sue informazioni anche grazie al "Milione" scritto dal noto viaggiatore veneziano.
di Ruggero Marino

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Non c'era solo una carta geografica. C'era anche un libro, anzi più di un libro, all'origine del progetto di Cristoforo Colombo. Ma soprattutto un vecchio libro, un libro antico.

Lo si dichiara nei "Pleitos colombinos", il lungo processo che i discendenti di Colombo avranno con la corte spagnola. Lo conferma, ripetutamente, Piri Reis, l'ammiraglio turco.

Un testo che risaliva a quale tempo? Ancora una volta potrebbe provenire dalla biblioteca di Alessandria. O era stato redatto in epoca anteriore? Colombo leggeva, si informava. Prendeva appunti e annotava. Postillava con pazienza monacale e maniacale le pagine. Della sua biblioteca è rimasto poco.

Abbastanza, tuttavia, per comprendere chi poteva effettivamente essere questo singolare uomo di mare. Soprattutto se si riflette che, ai suoi tempi, i testi avevano un costo molto alto (sarà il caso di rammentare a qualcuno che non esistevano i pocket) e la loro diffusione era estremamente circoscritta. Il che non si concilia con le possibilità e le inclinazioni di un modesto marinaio.

Il sapere era custodito dagli uomini di Chiesa. Si apriva non alle masse, con l'invenzione di Gutemberg, ma solo ai ricchi. Eppure il navigatore, a dispetto dell'ignoranza che gli si vuole attribuire, scriveva nel 1501: "Nostro Signore mi fece conoscere quanto bastava di astrologia (l'astronomia attuale, n.d.a.) e così di geometria e aritmetica nonché ingegno dell'anima e attitudine per disegnare le carte e in esse le città i fiumi e le montagne tutti collocati al posto giusto. In questo tempo io posi cura nello studiare i libri di cosmografia, storia, cronaca e filosofia e di altre scienze".

Se si aggiunge, come lui stesso ci informa, che il suo sapere deriva da testi greci, latini ebrei e di qualsiasi altra setta, è evidente che ci troviamo di fronte ad uno studioso e non ad un dilettante. Tanto più che il giudizio sulla cultura di Colombo si basa sui suoi libri sopravvissuti. Il molto è sparito, cancellato.

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SCIENZIATO O SOLO MARINAIO?

Il Colombo estroso fai-da-te è più aderente, strumentale alla tradizione passivamente accettata dell'uomo di scarsa di cultura. Ma è una contraffazione. Nonostante tutto, dal quasi niente che si conserva in una bacheca della Biblioteca Colombina, custodita nella cattedrale di Siviglia, emerge un intellettuale attento, puntiglioso, avveduto e avido di conoscenza.

Sono ben 2500 le postille, che accompagnano quelle letture. Due persino in lingua italiana, unica traccia nei suoi scritti, alternata al latino e al castigliano. La ricerca si perde in una serie di elucubrazioni sterili e vanesie. Molte delle postille sarebbero del fratello Bartolomeo, la cui grafia era simile a quella di Cristoforo. Ma Don Fernando, il figlio di Colombo, scrive che lo zio Bartolomeo "non aveva lettere latine". Si rinnova il tentativo consueto e vano di ridurre il ruolo dello "scopritore", di separare i meriti.

Anche se i Colombo si dimostrano sempre graniticamente uniti, come un corpo unico, nel perseguimento dei loro obiettivi. E Cristoforo rappresenta il "leader" riconosciuto del clan familiare, impegnato sul fronte dell'operazione America. Poiché i volumi hanno naturalmente una data, ne scaturisce che gli studi di Colombo debbano avere inizio da quell'anno; poiché alcune note fanno riferimento ad episodi accaduti, in un certo periodo storico, il ragionamento è analogo. Poiché non abbiamo niente di postillato, in testi di epoche precedenti, ne deriva che Colombo ha iniziato ad approfondire le sue cognizioni nel periodo del suo soggiorno spagnolo.

Si sorvola sul fatto che la gioventù di Colombo, la sua maturazione, la sua formazione sono un "buco nero". Che la frequentazione dei francescani, le cui biblioteche erano fra le più ricche e attualizzate circa i misteri dell'Oriente, grazie ai viaggi dei missionari, ha permesso a Colombo di avere accesso, già da molto tempo, alle loro fonti. Che i codici miniati non potevano certo essere postillati. Che la ricerca è fatta di uno studio continuo su di uno stesso testo, in epoche completamente diverse, per cui un riferimento temporale preciso non può essere preso a giustificazione dell'intero lavoro.

Che gli impacci linguistici di Colombo (la sua sintassi e la sua ortografia lascerebbero a desiderare) sono naturali in una persona senza più patria e senza più lingua. Che dal dialetto, presumibilmente ligure, e un italiano stento è passato al gergo cosmopolita della marineria, al portoghese prima ed al castigliano dopo. Che la conoscenza del latino, la lingua sacra, era prerogativa degli uomini di chiesa (specie in un mondo analfabeta, dove pare che persino la regina Isabella non sapesse né leggere né scrivere). Che la grafia di Colombo (come del fratello) è quella tipica dei chierici.

Nel magma di un Rinascimento, che sconvolgeva e rimescolava la sapienza del mondo, Platone era un "profeta" risorgente. La sua Atlantide si confondeva con Antilia: l'approdo perduto nell'oceano dei secoli. Verso il quale il fisico fiorentino Pier Paolo Toscanelli (una delle menti più eccelse del tempo), nella Firenze novella Atene dei Medici e dell'Accademia platonica di Marsilio Ficino, incitava Colombo ad andare. Per fondarvi un mondo nuovo, dopo avere sconfitto le tenebre dello smisurato continente liquido, oltre le colonne d'Ercole. Il nuovo avrebbe raccolto l'eredità di un passato aureo, per rifondarvi un presente, che avrebbe condotto l'umanità, soprattutto la cristianità, al nuovo tempo dell'oro. Platone, dunque. Aveva parlato di Atlantide.

Da millenni quel nome è entrato nell'immaginario, ad individuare un primigenio paradiso terrestre creato, dall'uomo sulla terra. Una mitica Shangrila, un mitico Avalon, un mitico Wahalla, un mitico Eden. Per Platone ""la fede" significa essere presi da una cosa tanto che si assume fede nell'esistenza di essa".

Per Platone "anima" "significa "forza vitale", "vento", "spirito" non a sé, ma come ciò senza di cui non esistono gli esseri viventi".(1) Concetti che fanno parte del bagaglio culturale di Colombo. Fede nel "buscar" il levante per la via di ponente, fede nell'anima-spirito, che soffia negli esseri viventi di tutte le fedi. Vale la pena, ai fini del valore di ogni ricerca e della validità presunta di molte teorie acriticamente accettate, citare ancora il filosofo greco, che visitò l'Egitto e per qualche tempo soggiornò a Taranto (nella Puglia che avrebbe visto il passaggio dei crociati), dove entrò in contatto con la scuola pitagorica di Archita, fiorente in Magna Grecia.

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In una Epistula Platone avverte: "… sono persone che hanno soltanto una coloritura di opinioni, come la gente abbronzata al sole, che vedendo quante cose si devono imparare, quante fatiche si deve sopportare, come si convenga a seguire tale studio, la vita regolata di ogni giorno giudicano che sia una cosa difficile e impossibile per loro; sono quindi incapaci di continuare a esercitarsi, ed alcuni si convincono di conoscere sufficientemente il tutto, e di non avere più bisogno di affaticarsi". I Dialoghi dove viene menzionata Atlantide sono due: il "Timeo" e il "Crizia". Nel primo si parla di un'età dell'oro, risalente a novemila anni prima, delle origini di Atene, della sconfitta militare subita ad opera di un lontano popolo, di una memoria perduta, in seguito ad una serie di spaventose calamità naturali, che cancellarono una lontana civiltà. Siamo ai tempi del diluvio. Platone ricorda: "… quanto grande fu quella potenza che vostra città sconfisse, la quale invadeva tutta l'Europa e l'Asia nel contempo, procedendo da di fuori dell'oceano Atlantico.

Allora infatti quel mare era navigabile e davanti a quell'imboccatura che, come dite, voi chiamate colonne d'Ercole, aveva un'isola, e quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme: partendo da quella era possibile raggiungere le altre isole per coloro che allora compivano le traversate e dalle isole a tutto il continente opposto che si trovava intorno a quel vero mare… quell'altro mare invece puoi effettivamente chiamarlo mare e quella terra che interamente lo circonda puoi veramente e assai giustamente chiamarla continente.

In quest'isola di Atlantide… Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l'isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare: perciò anche adesso quella parte di mare è impraticabile e inesplorata, poiché lo impedisce l'enorme deposito di fango che vi è sul fondo formato dall'isola quando si adagiò sul fondale". (2)

Il tema del "Timeo" è ripreso nel "Crizia". Gli interlocutori sono gli stessi, identico il giorno tra il 410 e il 407 avanti Cristo. Il Dialogo è incompiuto: ha come argomento la genesi dello stato e l'ipotesi di un'utopia politica. Sono le chimere del Rinascimento. Sono il sogno di Colombo. Si ritorna a novemila anni prima, alla guerra fra popoli al di qua e al di là delle colonne d'Ercole:"A capo degli uni dunque, si diceva, era questa città, che sostenne la guerra per tutto il tempo, gli altri invece erano sotto il comando dei re dell'isola di Atlantide, la quale come dicemmo, era a quel tempo più grande della Libia e dell'Asia, mentre adesso, sommersa da terremoti, è una melma insormontabile che impedisce il passo a coloro che navigano da qui per raggiungere il mare aperto, per cui il viaggio non va oltre". (3)

Tempo dell'oro, stato utopico, società smarrite da rifondare.

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1) Platone, Tutte le opere, Newton & Compton editori, Roma 1997, pag. 14-15
2) Platone, op. cit., pag. 549-551.
3) Platone, op. cit., pag. 667.

Fonte: http://www.romaoggi.com/ColomboMarino.htm


Ultima modifica di Atlanticus81 il 14/08/2012, 14:51, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 14/08/2012, 16:53 
Mi sono letto un paio di volte il libro di Ruggero Marino del 2010.
Argomenti più che mai interessanti che ci fanno comprendere come noi della storia sappiamo bene poco.
Affascinante la figura del Cristo Ferens (Cristoforo - portatore di Cristo), come si firmava lo stesso Colombo.



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MessaggioInviato: 14/08/2012, 17:33 
Cristo Ferens che suggerisce ulteriori livelli di indagine sui reali scopi del "buscar el levante por el ponente"...

Sbaglierò, ma resto convinto che Cristoforo Colombo sapesse benissimo dove stava andando quando partì la prima volta da Palos... [8]

Piuttosto è il motivo che l'ha mosso (e che mosse la corona Spagnola e la Chiesa) che mi sfugge.


Cristoforo Colombo e Innocenzo VIII: un'investitura divina?

La scoperta dell’America è un evento che ha nel suo artefice un simbolo scelto per impersonare in terra lo Spirito santo, in un disegno che ha radici antiche e sinora mai svelate.Che ruolo ebbe in quest’impresa Innocenzo VIII, il papa tradito? Fu Colombo un erede della conoscenza templare?


Negli ultimi dieci anni alcuni preconcetti sono stati rimossi, figure di primo piano dell’avventura colombiana sono riemerse, in un assemblaggio certosino di tasselli, che vengono a completare un affresco del tutto inedito.D’altronde le vicende si sono tramandate e sono state studiate attraverso le cronache dei vincitori di quella partita, che furono i re di Spagna. I loro cortigiani hanno abilmente provveduto a camuffare la verità.Verità che fu occultata anche a Roma con il papato di Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia, spagnolo, che venne eletto, come scrive Chaunu, con “gli intrighi” degli stessi re spagnoli.Spagna-Vaticano rappresentano “l’asse della menzogna” della storia colombiana.



Il Papa occultato


Innocenzo VIII, nato Giovanni Battista Cybo (Genova, 1432 – Roma, 25 luglio 1492), fu il 213° papa della Chiesa cattolica dal 1484 alla morte.Sulla tomba di papa Innocenzo VIII c'è scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Tuttavia, la partenza di Cristoforo Colombo, da Palos de la Frontera (Spagna), avvenne il 3 agosto 1492, alcuni giorni dopo la morte del Pontefice.Nel libro “Cristoforo Colombo e il papa tradito” emergeva dal passato sopratutto la figura di quello che chiamavamo il “papa desaparecido”: Innocenzo VIII, genovese, della famiglia dei Cybo proveniente dall’Oriente ed in particolare da Rodi, l’isola di quei cavalieri, oggi di Malta, che avevano ereditato i beni (forse non solo quelli) dei Templari.

Innocenzo VIII rimane sulla cattedra di Pietro dal 1484 al 1492. Muore esattamente sette giorni prima della partenza di Colombo, che chiaramente salpa da Palos senza essere a conoscenza che il “suo” papa è morto. Forse non proprio secondo natura, visto che il papa successivo è il Borgia, tristemente noto per l’uso della “cantarella”, un veleno che gli consentiva di accelerare i suoi scellerati disegni.

Ma questa è una storia già scritta. Veniamo piuttosto ad un versante dell’indagine, che si fa sempre più intrigante e che apre prospettive ancora una volta mai percorse lungo l’ampio spettro che si dilata in una ricerca più approfondita del viaggio alle Americhe. Laddove l’Ammiraglio delle Indie viene a perdere la prospettiva di un solitario sognatore, per diventare il terminale di un piano a lungo coltivato e programmato, nell’attesa del tempo migliore. Un piano che fa capo ad una cerchia di persone dalle mire universalistiche, se vogliamo di “illuminati”. In un’operazione che parte almeno 50 anni prima e che fa capo soprattutto alla Chiesa di Roma. Ma quale Chiesa? Quale corrente di pensiero all’interno della stessa Chiesa, dove, come è notorio, si scontrano posizioni spesso opposte e inconciliabili?

Da tempo andiamo sottolineando il fatto che la “radiografia” di Colombo e del suo pensiero si svela in alcune frasi che compaiono nei suoi scritti. In particolare quando afferma che “lo Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani ed ebrei” e che il “suo sapere” deriva dall’aver studiato testi cristiani, musulmani, ebrei e di qualsiasi altra setta.Non è il corso di studi di un semplice marinaio.Colombo era uno scienziato, esperto nelle cosiddette arti del “quadrivio”, un uomo predestinato (“nato facto” scrive papa Borgia) all’impresa per la quale viene preparato. Anche papa Innocenzo VIII, papa cristiano, cattolico, romano ha a che vedere con musulmani ed ebrei. Il padre si chiamava Aronne, un nome ebreo, la nonna Saracina, un nome di derivazione musulmana.

Il padre diventa viceré di Napoli in quella città dove, come è detto in tutte le biografie, Innocenzo VIII ebbe molti figli. Nel sangue del pontefice si concentravano le tre religioni monoteiste: ancora una volta la riconciliazione degli opposti. Colombo e Innocenzo si muovono in sintonia, al punto da ipotizzare una consanguineità. Due testi dei primi anni del Cinquecento parlano di un “Columbus nepos” (il primo trovato dal professor Baldacci a Roma, il secondo dal professor Finzi a Perugna). Nipote nel costume dei pontefici del tempo voleva dire anche “figlio”. Ma quanto meno nipote. In un elemento dell’indagine suggestivo e di facile presa, che abbiamo volutamente tenuto basso per molto tempo per evitare, da giornalista, la facile e strumentale accusa di voler cercare lo “scoop” quando puntavamo invece a raggiungere una base di credibilità a tutto campo. Raggiunto l’obiettivo si può anche alzare il tiro su questo e su altri aspetti del mistero colombiano.

Fonte: http://www.tuttigliscandalidelvaticano. ... -viii.html


Troppi interrogativi restano aperti. Trovare le risposte ad essi potrebbe fornirci una interpretazione diversa della nostra storia...



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MessaggioInviato: 11/10/2012, 00:13 
La vera identità di Cristoforo Colombo - Osservazioni e congetture
(Umberto Bartocci)

Immagine

Illustrazione dalla Lettera (di Colombo) a Santangelo del 1493 (ripresa poi quasi tale e quale nella lettera di Amerigo Vespucci
a Piero Soderini, "delle isole nuovamente trovate in quattro suoi viaggi", 1504); a detta di alcuni commentatori (cfr. Nota 30) in essa è celato un messaggio ebraico, il Nuovo Mondo è stato scoperto per essere la nuova Terra Promessa...

Fonte: http://itis.volta.alessandria.it/episte ... p6-col.htm

La ricerca ivi presentata ha infatti il merito logico di:

1 - spiegare come mai a un certo punto ritroviamo improvvisamente sia Cristoforo che il fratello Bartolomeo proprio in Portogallo, il centro delle grandi esplorazioni geografiche del XV secolo (semplicemente per cercare aiuto presso dei parenti);

2 - fornire una possibile spiegazione per il matrimonio di Cristoforo con la nobile Donna Felipa, che resterebbe altrimenti inspiegabile (cioè, se Colombo fosse stato davvero un "plebeo"), dati i tempi e i luoghi;

3 - indicare uno dei motivi (oltre all'ovvio cruccio personale per la condizione di illegittimo non riconosciuto), vale a dire l'impedimento nel salire di grado nell'Ordine templare, che fu probabilmente una delle cause non minori del suo abbandono del Portogallo;

4 - raccordarsi perfettamente con la tesi purista;

5 - permettere di comprendere le ragioni per una "confusione" che serviva il duplice scopo di celare tanto la circostanza dell'illegittimità della nascita, quanto (e forse soprattutto) l'ascendenza ebraica, caratteristica poco apprezzabile sia nella penisola iberica che in Italia in tempi di grande zelo cristiano, in cui veniva ritenuta elemento essenziale per l'ascesa a talune posizioni di rilievo la cosiddetta limpieza de sangre;

6 - dare in ultima analisi conto dell'elemento chiave più significativo dell'intera vicenda, per certi versi ancora incompresa, ovvero la presenza in essa, in ruoli di assoluto rilievo, di ebrei e templari.



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Templari ed Ebrei

Non bisogna invero faticare molto, una volta che si intuisca in quale direzione andare a cercare, per venire a sapere che il principe Enrico, il fondatore del Centro di Sagres, era Gran Maestro del ricco e potente Ordine dei Cavalieri di Cristo, e che aveva anzi utilizzato per il suo disegno il prestigio ed i beni dell'Ordine che dirigeva. A tale Ordine appartenevano anche Bartolomeo Perestrello, il padre della moglie di Colombo, e poi Vasco de Gama e (tutti?) i grandi esploratori portoghesi [Vedi ad esempio Quadros 1987, Vol. II, pp. 151 e segg.; de Freitas Treen 1989, pp. 8 e segg.; Ambrosoli 1973, p. 181. Altre informazioni e conferme interessanti si trovano in Baigent, Leigh 1989, p. 88.]. Ci imbattiamo cosi' in quel particolare della nostra storia che puo' forse fungere da elemento unificatore, tanto da far diventare la nostra narrazione una parte della storia del famoso Ordine dei Cavalieri Templari.

Questo Ordine, la cui storia e la cui tragica scomparsa sono cosi' no te che le ricorderemo appena, era stato in effetti dichiarato disciolto dal Papa Clemente V durante il Concilio di Vienne nel 1312, e quindi un secolo prima del periodo che stiamo studiando. Esso era stato fondato nel 1118, ai tempi della prima Crociata, con lo scopo dichiarato di difendere i pellegrini che si recavano nella Terra Santa, e l'origine della sua finale sventura fu una serie di accuse formulategli contro dal Re di Francia Filippo il Bello, 'grande elettore' del menzionato Papa 'avignonese', e francese di nazionalita', Clemente V. Come effetto della condanna che fu pronunciata contro i Templari, l'ultimo (almeno 'ufficialmente') loro Gran Maestro, Jacques De Molay, mori' sul rogo nel 1314. Dopo questo periodo non si hanno piu' informazioni 'certe' su un'eventuale sopravvivenza dell'Ordine, escludendo pero', come presto vedremo, il caso appunto del Portogallo. Tanto per dare qualche indicazione bibliografica, citiamo Partner 1987 e Lo Mastro 1990. Per quanto riguarda in particolare la storia dei Templari in Italia, si puo' consultare utilmente Bramato 1991.

Come abbiamo accennato, si afferma di solito [Vedi ad esempio Eco 1992.] che dopo la prima meta' del XIV secolo si perde ogni traccia 'materialmente documentabile' di una sopravvivenza dell'Ordine, fino al momento della nascita del 'mito templare' tra il '600 e il '700, quando molte societa' segrete (tra cui la Massoneria) proclamano una loro 'discendenza' piu' o meno diretta dai cavalieri medievali la cui triste sorte ha colpito e continua a colpire la fantasia romanticheggiante di molte persone. Ma le cose non stanno esattamente cosi', e, guarda caso, e' proprio in Portogallo, che abbiamo appena visto essere uno degli scenari piu' importanti, se non il piu' importante, dell'impresa colombiana (e poi anche di quella di Amerigo Vespucci), che i Templari sopravvissero come Ordine ufficialmente riconosciuto ed organizzato. Invero, l'Ordine di Cristo precedentemente nominato ed i Templari debbono essere considerati sostanzialmente come la stessa cosa, dal momento che i Cavalieri del Tempio portoghesi, aiutati dal Re dell'epoca, il famoso Don Dionigi citato anche nel Paradiso di Dante [Dante Alighieri, Paradiso, Canto XIX, v. 139. Sul problema delle relazioni tra Dante e i Templari, e sulla possibilita' che Dante fosse egli stesso un templare, vedi ad esempio John 1991. Bisognerebbe forse avvertire che i Templari, come peraltro i Francescani, possedevano un loro Ordine secolare, analogo appunto al Terzo Ordine Francescano, l'attuale Terzo Ordine Regolare, e che con l'espressione "templare" potrebbe essere indicato anche un appartenente a questo Ordine.], riuscirono a resistere alla persecuzione del Re francese Filippo il Bello e del Papa Clemente V utilizzando semplicemente l'espediente di cambiare il nome dell'Ordine, o piu' esattamente di riprenderne la denominazione originaria, che era appunto quella di (poveri) Cavalieri di Cristo. Con questo semplice escamotage l'Ordine conservo' in quel paese tutti i suoi possedimenti e le sue ricchezze, continuando a ricoprire un ruolo estremamente influente nella politica portoghese. Ci sarebbe molto da dire sulla storia dei Templari in Portogallo, e notare come essi non rappresentassero in quei luoghi cosi' lontani da Roma un Ordine qualsiasi: il regno portoghese era stata fondato proprio da cavalieri templari al tempo delle guerre contro i Saraceni, e in mano templare, o comunque in stretta connessione con l'Ordine, si trovava da sempre il governo del Portogallo. Dobbiamo pero' andare avanti con la nostra ricostruzione, rinviando il lettore interessato ad approfondire maggiormente questo aspetto della storia a qualche testo specializzato [Cfr. ad esempio il gia' citato Quadros 1987.], non senza avere pero' almeno osservato che in mano templare troviamo un secolo dopo lo scioglimento ufficiale dell'Ordine l'organizzazione del grande progetto di esplorazione del mondo e di rinnovamento scientifico, e lasciato al lettore il compito di valutare se, con riferimento alla famosa ipotesi del pronunciamento di una 'vendetta templare' contro la Chiesa di Roma, che aveva distrutto l'Ordine in modo cosi' spettacolarmente drammatico, non appaia quanto meno verosimile che una tale impresa fosse animata anche dalla motivazione ideologica di demolire (cosa che poi di fatto avvenne) quella visione sacra del mondo su cui la Chiesa romana fondava la sua autorita' e la sua dottrina. Ed in effetti, anche se e' usuale alla gran parte dei commentatori ascrivere tutta la 'colpa' della distruzione dei Templari alla cupidigia di Filippo il Bello, del quale Clemente V sarebbe stato soltanto un semplice succube, sembra difficile credere davvero che il Papa fosse del tutto estraneo alla vicenda. Anzi, si sa ad esempio che al termine di un processo contro i Templari, tenutosi a Ravenna nel 1311, e conclusosi con l'assoluzione degli imputati da parte dell'Arcivescovo di quella citta', Rinaldo da Concorezzo, il Papa scrisse una durissima lettera a quel prelato intimandogli di riaprire il processo e di fare uso della tortura fino ad ottenere piena confessione da parte degli sventurati inquisiti. Del resto, come nel caso della persecuzione contro gli 'umanisti' nel XV Secolo di cui abbiamo parlato nel paragrafo prece dente, anche nel caso dei Templari le accuse di 'eresia' e di 'collusione con il nemico' non appaiono completamente infondate, ed e' di solito poco messo in evidenza il fatto che piu' o meno le stesse accuse di Filippo il Bello erano state gia' mosse contro l'Ordine dall'Imperatore Federico II [Vedi ad esempio Regine Pernoud, Les Templiers, Presses Universitaires de France, 1974, p. 120.].

Tornando a Colombo, questi ebbe dunque l'occasione di conoscere i Templari, la loro attivita' e la loro scienza. C'e' qualche altro indizio che possa ricollegare lui, o gli altri protagonisti della storia fin qui citati, agli ex-Templari, ora Cavalieri dell'Ordine di Cristo? Per quanto riguarda Colombo, abbiamo gia' detto che c'e' nelle sue parole un ricorrente riferimento al simbolo del 'Tempio' di cui si propone la 'ricostruzione', e sono certo interessanti anche le raffigurazioni che mostrano la "croce templare" nelle vele delle sue caravelle in tutta l'iconografia, anche coeva, che si riferisce alla vicenda. Un altro importante collegamento iconografico fra Colombo, Firenze e i Templari si puo' rintracciare in un affresco (XVI secolo) di Palazzo Pitti, nel quale il navigatore e' raffigurato, contornato da vari strumenti scientifici, mentre fa misurazioni rivolto ad un notturno cielo stellato. In alto, tra le varie costellazioni, e' dipinta una croce templare [Una riproduzione dell'affresco costituisce la copertina di Bartocci 1995, e si puo' trovare anche alla p. 43 di Lequenne 1992]. Corre l'obbligo di segnalare che c'e' chi sostiene possa trattarsi di Vespucci anziche' di Colombo, il che nulla toglierebbe alla nostra ricostruzione, anzi aggiungerebbe, mostrando in tal caso come anche Vespucci potrebbe eventualmente essere ricollegato alle vicende dei cavalieri templari successive allo scioglimento dell'Ordine.

Per quanto riguarda i Medici ed Innocenzo VIII, e' ben noto che a Firenze nella prima meta' del XIV secolo erano particolarmente attive le societa' segrete con un programma anticattolico [Si vedano ad esempio Valli 1928 e Ricolfi 1939.], e che la fortuna dei Medici inizia proprio in quel periodo ed in quella citta', guarda caso sfruttando il sistema delle banche che troviamo profondamente collegato alla storia ed alle origini del successo dei Templari. E' del tutto inusuale trovare enunciati precisi collegamenti tra origine della Massoneria e Firenze (anche se non tra Massoneria e Templari), ma almeno in Lensi Orlandi Cardini 1988 (p. 57) si possono leggere le seguenti ispirate parole:

"La Massoneria 'figlia primogenita dell'intellettualismo settecentesco' non nacque in Inghilterra durante l'anelito preromantico al mistero che affonda le radici nella Tradizione e nello spirito medievale, com'e' stato scritto, ma testimone il cinquecentesco Studiolo di Francesco de' Medici, in Italia s'affermo' vari secoli prima di quel che fino ad oggi s'e' detto"

[Il lettore potra' essere interessato a sapere che nella reggia di Caserta, in una sala della Biblioteca, sono esposti dei quadri del XVIII Secolo, di chiara ispirazione massonica. In uno di essi un angelo alato impugna una fiaccola ardente con la quale scaccia delle figure con lunghe orecchie asinine: ai piedi dell'angelo, un vecchio e' sdraiato a terra, con un otre da cui fuoriesce un getto d'acqua chiaro riferimento simbolico ad una 'sorgente' e presso il vecchio un angelo scrive con il dito un nome su una pietra: Cosimo de' Medici. L'autore deve questa informazione alla Prof.ssa Rosanna Cioffi, dell'Universita' di Napoli.].

Sull'importante questione dei Templari banchieri, tesorieri ed esattori di imposte si possono consultare ad esempio i gia' citati Partner 1987 (p. 18) e Pernoud 1974 (pp. 74 e segg.), o Bordonove 1973 (p. 185).

Tra gli altri indizi che sentiamo di non minore suggestione e' il fatto che si tramanda che il principe Enrico il Navigatore non avesse mai toccato donna, come si conviene ad un Cavaliere del rango supremo dell'Ordine che abbia pronunciato il voto di castita', e che ritroviamo curiosamente tale circostanza riferita anche a quel Paolo del Pozzo Toscanelli, il geografo fiorentino vicino alla corte dei Medici di cui abbiamo gia' parlato [Secondo Pernoud 1974, p. 122, si tratta di chiari indizi di "catarismo]; oppure che, con riferimento al commercio del l'allume di cui abbiamo detto a proposito dei rapporti d'affari tra Lorenzo il Magnifico ed Innocenzo VIII, le miniere di allume sui monti della Tolfa, a nord di Roma, furono scoperte e sfruttate per la prima volta proprio dai Templari [Vedi Valentini 1993, in particolare l'appendice a questo studio: "I templari e l'allume romano".]!

Ma la circostanza forse piu' interessante e' che l'attenzione posta sulla storia dei Templari, o se preferite dei Cavalieri di Cristo, ci porta a notare una coincidenza che puo' forse spiegare in altro modo il per certi versi misterioso allontanamento di Colombo dal Portogallo nel 1484. Abbiamo detto che il governo del Portogallo e' stato sempre in qualche modo 'vicino' all'Ordine Templare, ma naturalmente questo stato di cose dipendeva anche dalla disponibilita' personale del Re. Ora sembra invece che Giovanni II avesse un carattere abbastanza autoritario ed accentratore, fatto sta che le cronache ci raccontano che proprio nel 1484 uccise personalmente a pugnalate (ne' era nuovo a prodezze del genere), un certo Don Diego, l'allora Governatore in carica dell'Ordine di Cristo [Cfr. Quadros 1987, Vol. II, p. 269.]. Forse proprio questo episodio potrebbe essere piu' di tanti altri una delle cause del fatto che furono gli spagnoli i primi europei ad arrivare e colonizzare il Nuovo Mondo! Resta il fatto che Colombo, pur da lontano in Spagna, sembra continuare ad 'avere le mani in pasta' in relazione alle esplorazioni portoghesi. Raccontando del ritorno di Bartolomeo Diaz a Lisbona nel dicembre del 1488, scrive: "in quibus omnibus interfui" [Tale postilla e' riportata in Varela 1991, p. 6.]. Molti studiosi interpretano queste parole pensando che Colombo si trovasse a Lisbona, e che ivi assistette personalmente al ritorno delle navi di Diaz. Altri, ipotizzando piu' verosimilmente che Colombo a Lisbona non fece mai ritorno durante il suo periodo spagnolo a causa dei precedenti contrasti con Giovanni II, sono costretti a pensare invece che questa nota non sia di mano del navigatore, ma del di lui fratello Bartolomeo, il quale avrebbe avuto una calligrafia assai simile alla sua. Sarebbe stato Bartolomeo, rimasto a Lisbona, ad assistere al ritorno di Diaz, e non Cristoforo. Nessuno dei commentatori sembra pero' porre particolare attenzione al fatto che Colombo scrive interfui, che piu' che ad una presenza di fatto (avrebbe forse usato adfui), potrebbe far pensare invece ad una partecipazione, ad una sovrintendenza all'intero affare che poteva avvenire anche da lontano pur se bisogna riconoscere, per la verita', che quest'espressione appartiene al comune gergo notarile medievale, e che quindi come tale avrebbe potuto essere utilizzata da Colombo, o da chi per lui, senza che l'uso di un verbo anziche' di un altro possa assumere un particolare significato.

Sempre sulla stessa lunghezza d'onda, e' forse piu' interessare notare che, ormai trionfatore, Colombo fa ritorno dal suo primo viaggio in America, e dove approda? In Spagna a raccogliere subito il meritato alloro? No, se ne va a Lisbona, e si giustifica poi con i Re spagnoli parlando di un forte vento contrario quando gia' si trovava nel mare di Castiglia. Ma come, dopo tanti mesi di navigazione intelligente e precisa, quasi miracolosa, in pieno Oceano, proprio alla fine incontra l'ostacolo a cui non sa resistere?! Lo sbarco in Portogallo non poteva non essere interpretato come assai poco gradevole presso la corte spagnola, e Colombo ricorda in effetti i pericoli che corse in quella circostanza: "Io credo che la signoria vostra ricordera' come, ormai privo di vele, la tempesta m'avesse sospinto fino a Lisbona, e come fossi falsamente accusato d'esser riparato cola' per regalare le Indie a quel Re" (corsivi aggiunti) [Vedi Varela 1991, p. 279.]. Diventa buffo notare che questa storia di dare colpa di tutto al vento non fosse del tutto originale, come abbiamo gia' accennato. Un rischio calcolato piuttosto, una mossa che doveva pur prevedere qualche 'ricompensa', fosse pure di natura esclusivamente psicologica. Fatto sta che a Lisbona Colombo incontra da vincitore, oltre a chi non sappiamo, il suo vecchio avversario, Giovanni, e sara' soltanto dopo la morte di questi, avvenuta nel 1495, che avra' luogo la spedizione portoghese di cui faceva parte Amerigo Vespucci, quel diretto dipendente dei Medici a cui Colombo per sua stessa ammissione ha raccontato 'tutto' [Vedi ancora Varela 1991, p. 376. Per quanto attiene in generale ai rapporti tra Colombo e Vespucci vedi ad esempio Luzzana Caraci 1988.].

Molto ci sarebbe ancora da dire su tutta questa faccenda, mostrando come tanti altri dettagli possano diventare piu' comprensibili alla luce delle considerazioni sopra esposte quale ad esempio la strana insistenza dei portoghesi affinche', subito dopo il ritorno di Colombo dal primo viaggio, venisse spostata un po' ad Ovest (fino ad incontrare le terre del Brasile, per pura loro fortuna?!) la famosa linea che il Papa spagnolo Alessandro VI si era affrettato a tracciare per dividere il mondo in due parti (Maggio 1493) e per la prima volta nella storia in 'verticale', ovvero lungo un meridiano, anziche' in 'orizzontale' lungo un parallelo, con riferimento allora al Nord ed al Sud! Il Papa Borgia assegno' in tal modo le terre ad Occidente di tale linea alla Spagna, ed il confine cosi' stabilito, con qualche modificazione, verra' poi sancito nel susseguente trattato di Tordesillas (Giugno 1494). Ma vogliamo continuare a rimanere nella dimensione dell'accenno, e rivolgere quindi piuttosto l'attenzione ad un'altra importante questione. Come si possono raccordare la 'pista ebraica' di cui abbiamo precedentemente parlato ed il legame di Colombo con i Templari? Ebrei e Templari erano in qualche modo collegati, al di la' del fatto, d'altronde non trascurabile, che subirono la stessa persecuzione da parte del medesimo avversario?

Il secondo interrogativo apre spazi di riflessione immensi, una volta che si ricordi che i Templari avevano introdotto e fatto prosperare il sistema delle banche vero elemento unificatore internazionale e super nazionale ancora oggi, formidabile spina dorsale di ogni possibile pro getto 'mondialista' e che queste venivano gestite soprattutto da ebrei, visto che i cattolici trovavano non conforme alle indicazioni evangeliche occuparsi direttamente di affari di denaro. Inoltre, Templari ed Ebrei erano stati lungamente vicini in Terra Santa, e c'e' da pensare che tra i due gruppi si fossero creati legami di solidarieta' ed affinita' ideologica particolari [La letteratura pullula naturalmente di supposizioni piu' o meno fantastiche sul come mai un Ordine rigorosamente cristiano e cattolico possa poi essere eventualmente diventato cosi' spregiudicatamente 'aperto'. Ci sembra di far cosa utile al lettore citando almeno R. Ambelain, Jesus ou le mortel secret des Templiers, Ed. Robert Laffont, 1970 del quale circola una versione italiana a cura di G. de Turris e S. Fusco e, nella stessa direzione, l'inquietante Il ricatto della croce, di Andrea Frezza, Biblioteca del Vascello, Roma, 1995. Piu' storicamente documentato infine Fabio Giovanni Giannini, Templari La luce e l'ombra del Tempio, New Style Limited, Milano, 1997.]. Vale la pena di sottolineare che alla pagina 221 di Lo Mastro 1990 si trova un interessante articolo intitolato "Judios y musulmanes en relacion con los Templarios de Zaragoza", e che c'e' chi ha visto nel famoso crittogramma con cui Colombo usava far precedere la sua firma (di sapore decisamente iniziatico), e precisamente nelle tre lettere X M Y , un riferimento a Cristiani, Mori, Giudei, ovvero ad una sorta di unificazione ideale delle tre grandi religioni monoteiste, passo essenziale di una concezione 'mondialista' [Cfr. l'ampio Pistarino 1990, p. 78. Colombo firmava con le tre lettere greche Chi, Ro, Omicron seguite dalla parola latina Ferens, sicche' tutta questa parte starebbe per Christo Ferens, e disegnava al di sopra di queste parole una strana piramide composta da tre lettere .S. con una A al centro, subito al di sotto della quale venivano le tre lettere X M Y . Si puo' forse aggiungere che Colombo teneva molto a questo suo modo di firmare, tanto e' vero che ne prescrive l'adozione ai suoi eredi nel testamento del 22 Febbraio 1498, conosciuto come "Istituzione del Maggiorasco" (cfr. Varela 1991, p. 197).]. Questa ipotesi appare tra le tante particolarmente sensata, viepiu' alla luce di altre precise affinita' ideologiche (ad esempio con Nicola Cusano ed il gruppo degli 'umanisti' romani di cui abbiamo detto nel precedente paragrafo 5) che costituiscono un altro importante filo di Arianna nell'intricato labirinto delle congetture al quale non possiamo pero' qui neanche accennare, rinviando ancora una volta il lettore interessato ad ulteriori approfondimenti a Bartocci 1995.

Prima di ritornare specificatamente alla questione colombiana, osserviamo che, nello scenario che abbiamo costruito, l'obiezione relativa al perche' tutta questa vicenda non sarebbe entrata a fare parte esplicita della storiografia ufficiale, sembra naturalmente dissolversi. In effetti, chi da una parte dello steccato capi' la vera posta del gioco che si stava svolgendo, cerco' di dissimulare il piu' possibile le vittorie degli avversari, anzi di impadronirsene. Quelli che stavano dall'altra parte invece, non avevano ancora sufficiente potere per contrastare apertamente i loro antagonisti, e non avevano interesse a scoprirsi e ad andare incontro a dei 'guai' (come Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei ancora cento anni dopo); e questo tanto piu' che avevano ormai sperimentato che restando in segretezza potevano agire con grande disinvoltura e maggiori probabilita' di successo. A questo riguardo, c'e' chi pensa ancora oggi ad esempio che la Massoneria non voglia rinunciare ad una sua certa 'riservatezza' non tanto per mantenere il silenzio su certi suoi particolari iniziatici 'segreti', quanto piuttosto per una sorta di tradizione storica che risale, secondo queste nostre supposizioni, a tempi abbastanza vecchi, ma neanche poi troppo. E' chiaro che cosi' dicendo suggeriamo che sia corretta l'interpretazione di quegli storici di solito dileggiati dai colleghi piu' 'prudenti' i quali sostengono che le origini di questa 'moderna' societa' segreta sia no da ricercarsi proprio nell'Ordine Templare e nelle sue vicissitudini.

Torniamo ad occuparci di Colombo, chiedendoci se e' possibile formulare un'ipotesi sulla sua persona che renda coerente tutto quello che abbiamo detto finora: in che modo egli potrebbe essere collegato tanto agli Ebrei quanto ai Templari? Naturalmente, trovare questo collegamento non e' strettamente necessario, pero' esso costituirebbe indubitabilmente un altro indizio della fondatezza del quadro generale che abbiamo qui edificato. Per risolvere tale questione, affrontiamo un problema finora rimandato: quale valore assegnare ai famosi 'documenti' genovesi, che danno a detta di alcuni tutte le informazioni biografiche che si possono desiderare? Si tratta di fonti che si possono in qualche modo conte stare, o il "giallo" colombiano ha una possibile soluzione, piu' nascosta e raffinata, ma comunque compatibile con tutta questa documentazione? Bene, abbiamo gia' detto che Colombo risulta da queste carte figlio di una certa Susanna, il cui padre si chiamava Giacobbe, e che tali nomi bastano da soli a mettere sulla pista dell'ebraicita' del nostro eroe. Ma la cosa piu' interessante e' che la famiglia di Susanna viene detta originaria del Piacentino [Vedi ad esempio Taviani 1982, p. 232.], e che guarda caso proprio da Piacenza, nel 1385, un tal nobile Filippo Pallastrelli si era trasferito in Portogallo con la moglie Caterina Visconti [Vedi ad esempio de Freitas Treen 1989, p. 30.], e li' il cognome della sua famiglia era diventato, ormai e' facile indovinarlo, Perestrello!

Bene, non si puo' forse ipotizzare che Colombo, e Bartolomeo, fossero figli, probabilmente illegittimi, nati da questa Susanna e da qualcuno della famiglia Pallastrelli che era rimasta a Piacenza? Ecco allora che Colombo si troverebbe ad essere per circostanze di nascita tanto ebreo quanto 'templare'. E se si nota che pure un fratello di Filippo Pallastrelli rimasto a Piacenza si chiamava Bartolomeo, non viene da osservare che ci sono in effetti un po' troppi Bartolomei in questa storia?! Sta di fatto che il nome Giovanni del padre del preteso padre di Colombo (che si chiamerebbe Domenico, secondo i detti documenti genovesi), appare dato a un figlio di Domenico nato (dopo?) Cristoforo (forse non un figlio di Susanna, ma un figlio di Domenico nato da un precedente matrimonio di questi?), mentre quello del nonno materno, nella forma Giacomo, viene attribuito non a colui che risulterebbe il terzo figlio della coppia, Bartolomeo, ma al quarto, nato intorno al 1470. Non si puo' allora pensare che Cristoforo e Bartolomeo, ebrei per parte di madre, si rechino a Lisbona a cercare qualche forma di appoggio presso dei parenti? Il matrimonio con la figlia di Bartolomeo Perestrello diventerebbe di conseguenza molto piu' comprensibile, uno di quei matrimoni 'in famiglia' ai quali si assiste spesso ancora oggi. Ed il povero Domenico Colombo, con il quale peraltro Cristoforo non ebbe mai particolari rapporti di affetto, pur essendo questi sopravvissuto fin quasi alla fine del secolo, mentre ne ebbe sia con Bartolomeo che con il nominato Giacomo, colui che viene citato nei documenti genovesi come marito di Susanna, sotto che ruolo dobbiamo considerarlo? Il primo atto notarile che si riferisce insieme a Domenico e a Cristoforo, redatto nel 1470, quando Colombo aveva 19 anni (secondo le cronologie piu' accreditate) prova sol tanto che lui era il marito di Susanna in quell'anno, ma forse solo da poco tempo, tanto e' vero che dispone con quell'atto di una parte della dote della moglie, e Colombo e' chiamato appunto a controfirmare per approvarne l'azione. Ci sembra estremamente interessante sotto quest'ottica citare un passo del poema in lingua latina che Lorenzo Gambara dedico' a Cristoforo Colombo nel 1581 [De navigatione Christophori Columbi libri quattuor; vedi Baldacci 1992, p. 32. Come dice bene questo autore, "Il poema merita di essere considerato con una certa serieta'", e del resto il Gambara dice di seguire quel Pietro Martire d'Anghiera di cui parleremo nel prossimo paragrafo (p. 117 della Editio Copiosior, 1585, dell'opera in parola, Romae, Ex Typographia Bartholomei Bonfadini).]: "Colombo che ha preso origine dai Pellestrelli di Piacenza, che e' nobile famiglia, ed e' nato a Cugureo, che e' castello in territorio genovese ha condotto a termine impresa tanto insigne" (corsivo aggiunto).

E' interessante forse osservare che l'indicazione relativa al collegamento tra Colombo e la famiglia Pellestrelli sopra riportata si trova nella lettera di dedica al Cardinale Antonio Perenotto premessa all'edizione del poema del 1583, ma che essa e' stata soppressa, chissa' per quale motivo!, nella edizione del 1585, che pure e' detta copiosior (in essa e' del resto ancora presente la lettera di dedica) [Si puo' informare che una recente riedizione del poema con traduzione in italiano a fronte (Gagliardi 1993) riproduce l'edizione del 1583, ma alla lettera dedicatoria si presta cosi' poca attenzione che essa non e' stata neppure tradotta!].

In definitiva, ecco che molti particolari troverebbero una collocazione piu' razionale senza dover rivoluzionare quasi nulla dal punto di vista documentario, come gli storici di professione pretenderebbero, senza pero' valutare appieno, a quanto pare, l'enorme distanza che corre tra i 'documenti' e la loro interpretazione, che il passaggio dai primi alla seconda e' di solito tutto fuorche' univoco, ed infine che e' presso che' impossibile parlare in qualsiasi modo di storia senza intrecciare indissolubilmente ed inevitabilmente gli uni con l'altra (ne' appare sempre infondato il rimprovero che viene mosso agli 'storici' nel loro complesso di non riuscire a sfuggire al conformismo delle interpretazioni interessate della loro epoca).

http://www.geraldini.com/new/la_storia_ ... mplari.asp



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MessaggioInviato: 05/02/2013, 14:09 
ATLAN !


I tuoi topic bellissimi è meglio che li apri a Spiritualità e arte ( dove sono già molti altri topic a carattere storico )

A Non solo ufo rischiano di cadere in oblio ....



zio ot [;)]



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http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=57
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MessaggioInviato: 05/02/2013, 14:24 
[:D]

Grazie Barionu... è sempre un onore ricevere i tuoi complimenti.

Se anche i moderatori sono d'accordo possiamo spostare tranquillamente la discussione in oggetto sotto "Spiritualità ed Arte" come da te suggerito. Ben venga se ciò consentirà maggior visibilità e quindi maggiore occasione di confronto tra gli utenti!

[;)]



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Ecco quali potrebbero essere i presupposti da cui sono sorte quelle informazioni forse utilizzate da Cristoforo Colombo per la pianificazione del suo viaggio. Le stesse potrebbero avere contribuito alla redazioni di quelle mappe ritenute 'impossibili' come la nota mappa di Piri Reis.

http://www.ufoforum.it/topic.asp?whichp ... _ID=280374

Personalmente sono fermamente convinto che quanto descritto nel suddetto post abbia consentito durante i secoli delle grandi esplorazioni la redazione di talune mappe (p.es. Piri Reis) e soprattutto l'esecuzione di spedizioni come quella di Cristoforo Colombo - conoscenze acquisite dai Templari durante la permanenza in Terra Santa durante la quale probabilmente sono entrati in contatto con comunità che preservavano i saperi contenuti nella Biblioteca di Alessandria.



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MessaggioInviato: 11/08/2013, 18:19 
Curiose coincidenze...

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MessaggioInviato: 12/08/2013, 15:09 
uhm davvero curiosa, che i templari abbiano adottato quel simbolo per rendersi riconoscibili a chi di dovere?



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LA VERA STORIA DELLA SCOPERTA DELL'AMERICA

Ci sono ragionevoli motivi per pensare che la scoperta dell'america da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 non fu affatto un fortunato imprevisto capitato durante il tentativo di raggiungere le Indie e che la scoperta, quanto la conquista del nuovo mondo, sono state programmate.

Devo ammettere che io non ho mai creduto alla favoletta di Cristoforo Colombo

che scoprì un nuovo mondo nel tentativo di arrivare in oriente navigando nella direzione opposta. Questa è una storiella per i bambini delle elementari. E' molto probabile invece, che Colombo (o chi lo finanziava) abbia avuto la notizia dell'esistenza di ampie terre nel mezzo dell'oceano tra le Indie e l'Europa ed abbia organizzato una spedizione per esplorarle. Ovviamente queste informazioni dovevano rimanere riservate, per evitare che tutti i paesi d'Europa si organizzassero a loro volta per partire e rivendicare i territori e le materie prime presenti. Per questo motivo è stata usata una copertura, la scusa di tracciare una nuova rotta commerciale per le Indie.

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Per raccontavi la storia nascosta della conquista del nuovo mondo voglio partire da Tulum, un luogo davvero straordinario per la suggestiva bellezza del suo paesaggio (ho avuto il piacere di visitarlo poco tempo fa). La sua particolare posizione, sulla costa a picco sul mare, ha fatto sì che fosse la prima città Maya ad essere avvistata dagli spagnoli il 3 marzo 1517 (24 anni dopo il ritorno di Colombo in Europa). Facendomi trascinare un po' dalla fantasia indietro nel tempo, immagino i nativi nascosti dietro la fitta vegetazione intenti ad osservare quegli uomini che venivano dal mare con le loro monumentali navi di legno,uomini con la pelle bianca e le folte barbe. Dopo l'impresa di Colombo, dal vecchio mondo partirono diverse esplorazioni che in breve tempo raggiunsero ogni tratto delle coste americane. Probabilmente agli occhi dei nativi quegli uomini che venivano dal mare saranno apparsi nello stesso identico modo con cui noi oggi osserveremo omini verdi scendere dalla loro navicella, a metà tra paura e stupore.

[BBvideo]http://www.youtube.com/watch?v=pOqe5p2M3X0[/BBvideo]

Il periodo della conquista spagnola del nuovo mondo è stato un momento importantissimo nella storia dell'uomo moderno dunque mi sembra doveroso fare luce sui reali eventi che si celano dietro alla conquista. Come abbiamo anticipato è ragionevole pensare che Colombo sapeva perfettamente dove stava andando in base a precise informazioni. Ma Colombo dove reperì queste informazioni? Cominciamo... Indagando, sono parecchie le prove che fanno pensare che già molti secoli prima di Colombo qualcuno si fosse spinto fino alle Americhe. Persino la storiografia ufficiale ormai ha praticamente ammesso che i Vichinghi arrivarono nel Labrador (odierna regione atlantica del Canada) già prima dell'anno mille, stabilendo punti d'appoggio anche in Groenlandia e questo è un fatto documentato da un'enorme quantità di prove archeologiche. La conoscenza dell'esistenza di ampie terre al di là dell'oceano era rimasta nell'immaginario popolare sotto forma di miti e leggende.

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Tra i navigatori e gli uomini di mare del medioevo circolavano racconti su terre misteriose ancora da esplorare. Chiaramente senza un'interesse economico nessuno era disposto ad affrontare un viaggio verso l'ignoto solo per vedere soddisfatta la sete di curiosità. Il viaggio era lungo, difficile, pericoloso e costoso, non solo bisognava arrivarci ma pure essere in grado di fare ritorno. Un viaggio del genere necessitava di uno sponsor importante, non poteva essere intrapreso da improvvisati avventurieri. Colombo ebbe il sostegno del Re di Spagna Ferdinando d’Aragona e della regina Isabella di Castiglia che a loro volta avevano stretto un'alleanza con la chiesa cattolica. Questa alleanza durò fino al secolo scorso ed è ben noto che le alleanze durano quando c'è un interesse comune.

La croce dell'evangelizzazione fu presente nella conquista del Nuovo Mondo sin dall'inizio. Furono una croce e una bandiera spagnola che Cristoforo Colombo piantò sulla terra americana come segno di conquista materiale e spirituale in nome della Spagna e della Chiesa cattolica.

Cercando altri elementi per sostenere la teoria che i viaggi nelle Americhe erano già stati intrapresi molto prima di Colombo mi viene in mente che che nella mitologia dei popoli precolombiani compaiono figure rappresentate da misteriosi uomini venuti dal mare. Vennero raffigurati con i capelli lunghi e le barbe folte, di alta statura e con la carnagione ed occhi chiari. Erano Vichinghi che si erano spinti fino al Sud America? Oppure era qualcun'altro, ancora prima? Difficile saperlo, a questo riguardo le congetture si sprecano arrivando ad ipotizzare anche l'arrivo sulle coste americane, in un remoto passato, dei profughi scampati alla catastrofe che ha messo fine alla civiltà atlantidea, come narrano alcune leggende degli indiani del nord america.Cronisti spagnoli del XVI secolo hanno scritto nei loro resoconti che quando i conquistadores guidati da Francisco Pizarro incontrarono per la prima volta gli Incas furono accolti come Dei, "Viracochas", perchè la loro pelle chiara e le folte barbe li facevano assomigliare all'aspetto del Dio Viracocha.

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statuette moche (popolo preincaico) raffiguranti uomini barbuti

I nativi credettero che i loro Dei stessero facendo ritorno come prevedevano alcuni racconti presenti nella loro mitologia. Presso i Toltechi in Messico Quetzalcoatl, il serpente piumato, veniva impersonificato in un'individuo con carnagione chiara, gli occhi azzurri e barba e capelli rossi. Siccome i nativi maschi avevano il viso glabro, dove avevano preso l'immagine di questa figura mitologica? La leggenda di Quetzalcoalt prevedeva che il Dio e sui discepoli dopo aver lasciato il Messico, in futuro avrebbero fatto ritorno.

Questa credenza insieme ai tratti somatici dei conquistadores fu la causa della facile sottomissione del popolo azteco agli spagnoli.

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una statuetta Azteca del barbuto quetzalcoatl e una statuetta Maya raffigurante la medesima divinità

Queste circostanze che per la storiografia ufficiale rappresentano un elemento di disturbo sono per noi dei preziosi indizi.

Torniamo a fatti più documentati (anche se non confermati dalla storiografia ufficiale). Recentemente, la letteratura scientifica è giunta alle conclusioni che la maggior fonte di rame che alimentò l’Età del Bronzo europea dopo il 2500 a.C. è ignota. Sappiamo per certo che in Europa improvvisamente furono disponibili grandi quantità di rame. Mettendo insieme un paio di indizi si può far risalire la provenienza di questo rame alla regione dei grandi laghi americani, nello specifico al giacimento del lago Michigan sull'isola Royale, sfruttato da piu' di 5000 anni. Nel nord-est del continente americano sono state trovate diverse incisioni con simboli di origine fenicia e un petroglifo che rappresenta una nave del tutto simile a quelle usate dai Fenici. E' vero che petroglifo potrebbe rappresentare anche una nave vichinga visto la notevole somiglianza con quelle fenicie dunque non è una prova determinate per dimostrare con certezza che ci fu una presenza fenicia sul continente, tuttavia nel New England americano sono state trovate diverse incisioni sia celtiche che fenice che testimoniano la presenza e l'attività commerciale di questi popoli lungo le coste del nord-est. (qui un'approfondimento a questo riguardo http://planetvermont.com/pvq/v9n2/megaliths.html.)

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petroglifo ritrovato nel nord-est degli stati uniti mostra un'imbarcazione di origine Fenicia o Vichinga

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"la Stonehenge americana", Salem, New hampshire

A Salem nel New Hampshire (nord-est degli stati uniti) si trova un sito archeologico definito "la stonehenge americana" per via della somiglianza con i siti megalitici in pietra presenti in Europa. Qui sono state trovate chiare impronte della presenza celtica e fenicia. Puntatori astronomici e simboli incisi nella roccia sono associati al culto di Baal (lo stesso Dio a cui è dedicata la citta' di Baalbek occupata dai fenici in Libano). E' possibile che i fenici abbiano esplorato il continente americano e commercializzato il rame estratto dal giacimento del lago Michigan 2000 anni prima di Cristo (migliaia di anni prima di Colombo)? Sembra proprio di si dato che davanti alle coste Turche ad Uluburun è stato individuato un tratto di mare in cui sono stati recuperati i resti di una nave fenicia naufragata risalente al 1300 a.C.. L'imbarcazione tra le sue merci trasportava anche

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Lingotti di rame a forma di pelle di bue recuperati dal relitto di una nave fenicia a Ulburun, Turchia

10 tonnellate di rame con un grado di purezza pari 99,5%. Per via della sua origine geologica unica, solo il rame del Michigan ha un grado di purezza cosi' elevato. La maggior parte del rame estratto dalle miniere europee e mediorientali raramente aveva un grado di purezza superiore al 15 %. Presentava molti elementi contaminati come il piombo e nikel. Questi dati sono il risultato dell'indagine sui campioni di rame recuperati dal relitto pubblicati nel 2002 da Hauptmann, A., Maddin, R., Prange, M., nelle 30 pagine della loro pubblicazione "On the structure and Composition of Copper and Tin Ingots Excavated from the Shipwreck ofUluburun". Dunque si può asserire con un ragionevole grado di sicurezza che il rame trovato tra i resti della nave fenicia naufragata in prossimità delle coste turche proveniva dal Nord America. I fenici erano un popolo di grandi navigatori e probabilmente avevano tracciato rotte marittime verso il nuovo mondo e non solo.

A Colombo erano state fornite le mappe con le rotte da seguire? Sembra di sì, giudicando le annotazioni lasciate dal navigatore sul suo diario di bordo. Ricostruendo le rotte seguite dalle caravelle di Colombo si può notare che tale percorso era anche il migliore possibile. Guarda caso Colombo intraprese la rotta migliore sia all'andata che al ritorno. Come faceva a sapere che gli alisei di stagione avrebbero soffiato fino all’altro capo dell’oceano? Come sapeva che la corrente del golfo proveniva dal Centro America? E che i venti occidentali lo avrebbero riportato a casa senza problemi? I casi sono due: o Colombo fu incredibilmente fortunato, oppure qualcun'altro aveva già navigato in quelle acque e Colombo sfruttava l'esperienza maturata dai quei viaggi .

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rotte di andata e di ritorno seguite dalle tre caravelle di colombo

Dalle annotazioni di bordo emerge che durante il viaggio a un certo punto Colombo rischiò l'ammutinamento dei suoi marinai in quanto volevano invertire la rotta e tornare indietro, impauriti dall'idea d'andare incontro a un viaggio senza ritorno. Colombo offrì la sua testa in cambio di altri tre giorni di navigazione e allo scadere dei tre giorni fu avvistata la terra ferma. Come faceva Colombo a sapere che mancavano tre giorni di navigazione? Sulla base di quali carte basava i suoi calcoli?

Come abbiamo detto in precedenza è forte il sospetto che i Fenici, popolo originario dall'odierna zona del Libano e Israele, abbiano intrapreso viaggi verso l'America, se cosi' fosse ovviamente avevano disegnato diverse mappe ed avevano annotato una gran quantità di dati su cui basare le loro rotte. In effetti esistono realmente delle mappe precedenti alla conquista che rappresentano il profilo delle coste americane (ma ne parleremo in un'altra occasione). E' possibile che durante le crociate nella Terra Santa l'ordine dei Templari sia entrato in possesso delle mappe che mostravano la presenza di ampie terre oltre l'oceano Atlantico e delle informazioni necessarie ad una sicura navigazione. Queste sono congetture, ma non credo che si allontanino molto dalla realtà dei fatti.

Colombo usò stendardi bianchi con una croce rossa al centro proprio come lo stemma dell'ordine templare, forse è solo una coincidenza, ma francamente le prove che abbiamo messo sul tavolo iniziano ad essere un po' troppe. Alcuni ricercatori ipotizzano addirittura che i templari si fossero recati in america ancora prima della spedizione di Colombo, ma ne parleremo in altra occasione. In ogni caso la conquista fu segretamente organizzata ma la storiografia ufficiale continua a raccontare la favoletta del navigatore fortunato.

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http://civiltaanticheantichimisteri.blo ... perta.html



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MessaggioInviato: 05/06/2014, 08:59 
I Templari, la massoneria, il Portogallo e la scoperta dell'America - Esiste un filo sottile che unisce la flotta templare all'epopea delle grandi scoperte marittime e a Colombo

Esiste un filo sottile, ma visibile, che lega i templari alla scoperta dell’America e, più in generale ancora, delle grandi scoperte marittime. Il 13 ottobre 1307 salpò, dal porto di La Rochelle, la flotta templare per sfuggire alla persecuzione. Per dove? Nessuno è in grado di dirlo con esattezza. Possiamo basarci su effetti indiretti. Di certo esistono documenti che certuni templari trovarono riparo e quartiere in quella che noi adesso chiamiamo Scozia ed ebbero gran parte nel favorire l’ascesa di Robert The Bruce. In tale terra furono protetti dalla famiglia St.Clair (o Sinclair). Di certo si orientarono anche verso la terra che chiamiamo Portogallo. In tale terra i templari, accettati e protetti, cambiarono nome fondando un nuovo ordine: l’Ordine dei cavalieri di Cristo, e non di rado i regnanti, come Enrico il navigatore, ne furono gran maestri.

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Qualcuno fa notare che il nome Portogallo sia qualcosa del tipo Port-O- Graal, il porto del Graal, e si possono riscontrare anche le analogie che la massoneria ebbe nella formazione degli Stati Uniti d’America e nell’indipendenza del Brasile, colonia portoghese. Un certo Henry Sinclair intorno al 1398 partì verso occidente seguendo le indicazioni di una misteriosa mappa, la mappa di Zeno. Gli Zeno, Antonio e Nicolò, erano marinai veneziani che furono al servizio di Henry Sinclair. Chi ha visto, e studiato, la mappa nutre forte dubbi in proposito; in primis è precisa, troppo precisa nel tratteggio dell’Islanda e della Groenlandia grazie alla tecnica delle proiezioni coniche, tecnica scoperta tre secoli dopo. Qualcuno si azzarda a dire che quella mappa sia stata ricavata da altre, molto più antiche, tratteggiate da antiche popolazioni del nord, in alcuni casi anche mitologiche, come Thule, Iperborea, etc..queste sono solo speculazioni. Quella delle mappe più o meno ucroniche, cioè impossibili per i tempi, è un argomento che andrebbe sviluppato a parte.

Pigafetta, marinaio al servizio di Magellano, portoghese, afferma che egli si serviva di una mappa, copiata da una più antica, in possesso del re del Portogallo, legato ai templari. Sulla base di tale mappa, Pigafetta c’informa della sicurezza, mostrata dal comandante, sull’esistenza dello stretto che poi sarà detto di Magellano. La mappa era stata copiata da uno dei cartografi corte, Martino di Boemia. In modo analogo si parla di una misteriosa mappa in possesso di Colombo, e sulla base della quale riuscì a rabbonire i marinai che volevano fare marcia indietro. Colombo sapeva e predisse con esattezza il tempo e la distanza per recedere dalla sua decisione. Torniamo ai Sinclair, le origini della famiglia sembrano avere la genesi nella Norvegia e nelle Orcadi, un membro della famiglia fu cugino primo di Guglielmo il conquistatore.

Intorno al 1057 un William Sinclair ricevette, permanentemente, il possedimento di Rosslyn; la famosa cappella di Rosslyn fu eretta tra il 1446 e il 1450; ed è straordinaria la somiglianza con il Tempio di Salomone a Gerusalemme. La cappella è un inno di pietra alla massoneria e all’esoterismo. La famiglia Sinclair è sempre stata importante nella storia della massoneria e della Scozia; in realtà ha avuto gran parte anche in quella americana. Arthur Sinclair, discendente di Henry, combattè per l’indipendenza e fu anche presidente degli Stati Uniti, prima di Washington. Urge una spiegazione. Prima di George Washington si succedettero alla presidenza del congresso otto reggenti provvisori: Arthur Sinclair ne fu il settimo. Poi fu eletto governatore dei territori del Nordovest. Torniamo agli Zeno e ad Henry Sinclair.

In un carteggio degli Zeno con un altro fratello, Carlo, a Venezia, si parla di 4 navi dei Sinclair salpate nel 1371 e tornate nel 1392, al tempo del primo contatto degli Zeno con Henry. Zeno parla di un viaggio, intrapreso con Henry, con sbarco in quella che noi chiamiamo Nuova Scozia. Qui Sinclair sbarcò e, gli Zeno possono solo intuirlo, esplorò per circa due anni l’entroterra. Esiste nella regione una leggenda dei micmac, nativi americani sui quali andrebbero sprecate due parole sulla somiglianza in alcuni usi con gli egizi, ma non è questo il momento, che narra di un dio, Glooscap, che come Sinclair sbarca con tre figlie e salpa dopo un paio d’anni. La zona esplorata è ricca di riferimenti a templari, massoneria e tesori. Il tesoro dei templari? Henry venne assassinato, alle orcadi, appena tornato da quel viaggio. Spero non vi siate persi in questo periplo tra templari, Scozia, Portogallo e Nuovo Mondo. Alcune cose sono indubbie.

È indubbio che i templari trovarono quartiere e accoglienza in Scozia e, dai re, in Portogallo.

È indubbio che i portoghesi hanno contribuito più di tutti all’epopea delle grandi scoperte marittime. Forse perché erano in possesso delle migliori mappe? E da chi le avevano avute? E se prendiamo per buona l’ipotesi di un Colombo nobile ebreo portoghese alcuni cerchi sembrano chiudersi ed altre ipotesi farsi largo. E se i templari erano in possesso di mappe ucroniche, da chi le avevano avute? O dove le avevano copiate? A Gerusalemme? Sono il retaggio della biblioteca di Alessandria?

http://www.sullanotizia.com/rubriche/mi ... merica.asp



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MessaggioInviato: 18/08/2014, 11:56 
Templari in America prima di Colombo

Dal 1314 ad oggi numerose, diremmo quasi infinite, sono state le storie e leggende che hanno pervaso i Templari quasi a tracciarne una continuazione prima storica e poi massonica.

Non abbiamo qui la presunzione di verificare il vero, il verosimile o il falso, possiamo però citare alcune questioni che sono ancora oggi al centro di interesse di numerosi storici, i quali sono (come sempre) divisi in due fazioni : quelli che asseriscono una continuazione storica dell’Ordine e coloro che la negano.

Il porto di La Rochelle:

il mare costituisce una interessante voce nel grande capitolo dei misteri del Tempio: il porto di La Rochelle viene spesso chiamato in causa a tale proposito. Nell’evidenziare come la scarsità di precisi riferimenti sia spesso il viatico inevitabile di ricostruzioni non sempre suffragate dall’obiettività richiesta allo storico, diamo di seguito un breve cenno di tali interessanti interpretazioni, con particolare riferimento all’opera di L. Charpentier “I misteri dei Templari”.

L’autore individua in La Rochelle un luogo determinante nell’economia dell’Occidente templare e evidenzia come almeno sei strade partano dal predetto porto per arrivare nelle principali località della Francia.

Non si può non condividere la valutazione di Charpentier allorquando afferma che La Rochelle era il centro principale per la gestione delle commende e delle balie templari del versante ovest francese. Vero è che sulla costa atlantica i Templari possiedono porti in Inghilterra, in Portogallo, in Spagna. Se si considera la funzione delle commende d’Occidente nell’economia del mondo templare (sussidio alla Terra Santa templare) paiono più funzionali i porti italiani, oppure Marsiglia o Collioure (porto ubicato nei pressi della Catalogna). Eppure i Templari investono fortemente su La Rochelle e fruiscono di un passaggio privato che congiunge direttamente, come anzidetto, il recinto del Tempio con le acque del porto.

Quale è il motivo?.

Charpentier risponde facendo appello a Jean de la Varende, che nel suo libro “I gentiluomini” racconta che i Templari andavano regolarmente in America, riportando argento dalle miniere che sfruttavano nel “nuovo” continente. Questo è il motivo per cui il “popolino”, parlando dei templari, era solito dire ils avaient de l’argent, hanno dell’argento; per traslazione del significato della parola argent, del denaro; dunque, ricchezza.

Stando a Charpentier la chiave di tutto è proprio l’argento. La Rochelle sarebbe dunque il porto da cui i Templari si imbarcano per sfruttare le proprie miniere dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. A conferma di tali osservazioni, Charpentier enumera sei punti giustificativi:

i templari avevano una propria flotta e quindi marinai legati all’ordine;
alcuni di questi marinai erano normanni e dunque discendenti di quei vichingi che partendo dalla Groenlandia hanno presumibilmente raggiunto la Terra Nova, la Wineland, l’odierna America;

tra i predetti marinai c’erano dei bretoni di cui sono attestate alcune testimonianze nella zona di Filadelfia;

i Templari avevano conoscenze geografiche tali da consentire di concludere per una forma sferica della Terra (e qui viene citato il maestro della Cattedrale di Chartres, oggetto di un’altra opera di Charpentier);

i Templari avevano visitato numerosi porti fenici, i quali, secondo alcune fonti, avrebbero intrapreso i medesimi itinerari marini;

al momento dello scioglimento dell’ordine gli uomini del Tempio si trasferiranno in quegli ordini iberici che così rapidamente e fruttuosamente saranno in grado di realizzare la scoperta “ufficiale” del nuovo mondo.

Non solo: nel timpano del nartece di Vezelay viene effigiato, tra i popoli della terra, un “indiano dalle lunghe orecchie”, non un Indiano delle Indie ma un Indiano d’America; al tempo della costruzione, 1150 circa, non si dovrebbero trovare testimonianze in tal senso.

Alcuni studiosi asseriscono che la notte del 13 Ottobre 1307, prima dell’arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov’era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose.

Secondo questa versione la flotta templare si divise in due direzioni: una diretta in Portogallo ed una in Scozia.

Portogallo e Scozia

In Portogallo, i templari non furono sciolti, ma cambiarono il loro nome in Cavalieri di Cristo. Nel 1492, questo gruppo avrebbe fornito uomini per la spedizione di Cristoforo Colombo, e la croce dell’ordine sarebbe comparsa sulle vele delle sue navi.

L’altra parte della flotta approdò in Scozia e i Templari nascosero il loro tesori sotto la protezione di Sir William St. Clair terzo conte di Orkney. Il quartier generale dei Templari sarebbe dovuto essere poche miglia a sud di Edimburgo. In questa zona St.Clair fece costruire la famosa cappella di Rosslyn ricca di in ogni dove di simbologie templari. Ancor oggi a visitando la Chiesa di Torphichen si notano i resti della precettoria dei Cavalieri Ospitalieri; a Temple, 8 km a sud di Glasgow ancora visibili sono i resti di una comanderia Templare.

Rosslyn Chapel

Nel 1314, Edoardo II d’Inghilterra , affrontò gli scozzesi nella battaglia di Bannockburn. Secondo alcuni pare che i scozzesi vinsero questa determinante battaglia per la loro indipendenza grazie al tempestivo intervento della cavalleria templare. Lo scontro fu decisivo per le sorti del conflitto e produsse, come conseguenza, la restaurazione dell’indipendenza della Scozia dall’Inghilterra, proclamata poi nel 1328, con la firma del trattato di Edimburgo-Northampton.

L’archeologo Jacques de Mahieu sostiene di aver trovato tracce di insediamenti dei Cavalieri nel continente americano e c’è chi sostiene che il famoso tesoro dei Templari, mai più ritrovato, sia stato nascosto in Nuova Scozia in Nordamerica. Qui si trova una enigmatica torre a base ottagonale di cui nessuno sa spiegare l’origine.

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Si parla insistentemente di un viaggio intrapreso dallo scozzese Lord Sinclair, erede dei Templari riparati in Scozia, verso il continente amaricano con 12 navi nel 1398. Pare che le navi raggiunsero la Nuova Scozia e li l’equipaggio passò l’inverno. Con l’inizio della primavera, Sinclair divise in due la flotta, inviando in Scozia il suo luogotenente, il veneziano Antonio Zeno, al quale dichiarò di voler creare una colonia nella terra appena scoperta.

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Con l’altra metà della flotta, Sinclair iniziò una spedizione esplorativa interna, prima attraverso la Nuova Scozia e poi il New England, lasciando una serie di tracce riscontrabili tutt’oggi.

Tra queste tracce segnaliamo:

- La stele di Westford nel Massachusetts che rappresenta un Cavaliere in armatura sul cui cimiero e stemma araldico sono riconoscibili gli attributi di Sir James Gunn, altro luogotenente di Sinclair;

- La stele Sinclair con incisa la scritta: “Nel 1398 il principe Henry First Sinclair di Orkney partì dalla Scozia per fare un viaggio alla scoperta dell’America del nord. Dopo aver trascorso l’inverno in Nuova Scozia, ha navigato verso il Massachusetts e durante una spedizione interna nel 1399 si fermò su questa collina per osservare la campagna circostante, e poco dopo morì. La lapide commemorativa che adorna questa sporgenza è un memoriale a questo cavaliere.”;

- I due primitivi cannoni ritrovati al largo di Rhode Island, di quelli che per primi furono usati a bordo delle navi (Carlo Zeno, fratello di Antonio, fu il primo a introdurli nell’armamentario di bordo per salvare Venezia, la sua città, in una battaglia navale);

-Lo scheletro, completamente vestito con l’armatura, rinvenuto nel fiume Fall River, sempre nel Massachusetts;

- Il cosiddetto “Muro del Mistero” (Mystery Walls) vicino a Halifax, in Nuova Scozia;

- Le imbarazzanti rovine di un rifugio vicino alla leggendaria scoperta di Oak Island.

Come è noto, le vele delle tre caravelle di Colombo portavano la croce rossa in campo bianco simbolo dei Templari. Forse per farsi riconoscere dagli indigeni che poi lo accolsero con tutti gli onori?

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Altri cavalieri superstiti migrarono in Scozia ed in Portogallo portando seco i loro segreti e le loro conoscenze, tra cui mappe copiate da mappe molto più antiche trovate in Terrasanta e scampate all’incendio della biblioteca di Alessandria. In particolare in Portogallo fondarono l’Ordine del Cristo che fu promotore di grandi viaggi e scoperte geografiche.

Dopo il processo ai Templari, pare che anche il Vaticano venne in possesso di queste carte e caravella

questo spiegherebbe il fatto che il luogotenente di Colombo, Pinzon, prima di salpare, si recò a Roma a consultare gli archivi segreti del Vaticano.

Ritornando a Colombo, c’è da chiedersi: come faceva ad essere così sicuro di trovare terra? Come ha fatto su una rotta mai percorsa ad indovinare i venti, sia all’andata che al ritorno? Come ha fatto a non finire sulle barriere coralline? Sapeva certamente di non essere nelle indie, e continuando, l’equipaggio stanco ed impaurito cercò di rivoltarsi al proprio comandante, Colombo offri la sua testa in cambio di tre giorni di navigazione, ebbene il terzo giorno apparvero le terre di San Salvador..

Sembra proprio che la scoperta dell’America sia dunque avvenuta almeno un secolo prima del viaggio di Colombo, ma che sia stata tenuta segreta per non far scoprire l’ultimo rifugio dei Templari ed il loro tesoro.

Si può aggiungere:

1] Nel 1524, 32 anni dopo il primo viaggio di Colombo, il Re di Francia Francesco I° dette l’incarico al navigatore Giovanni da Verrazzano di entrare in contatto con una antica colonia americana dell’Ordine Templare fondata alla fine del quattordicesimo secolo dal nobile scozzese Henry Sinclair a Newport, nel Rhode Island nella cui baia, nei pressi di una misteriosa grande torre sarebbero state nascoste tesori e ricchezze. Verrazzano avrebbe trovato il punto di riferimento della torre, ma della colonia templare non avrebbe rinvenuto alcuna traccia: i Templari si sarebbero trasferiti da tempo altrove.

2] L’esistenza di una colonia di Cavalieri Templari rifugiatisi in America prima del viaggio di Colombo sarebbe stata tenuta nascosta perché dal nuovo continente giungevano l’oro e l’argento che permettevano il finanziamento della costruzione delle cattedrali da parte dei discendenti dei Templari rimasti in Europa. Questi ultimi si stavano aggregando nelle confraternite di “Frati Muratori” dai quali poi derivò la Massoneria. Sulle facciate di queste cattedrali si troverebbero i simboli di tutta la scienza esoterica dei Templari.

3] La Duchessa Isabel Medina Sidonia da Toledo ha passato l’intera vita a studiare e catalogare ogni scritto conservato, in spagnolo antico e latino, conducendo approfondite ricerche. Il suo archivio racconta di patate e pomodori introdotti in Spagna all’inizio del ‘400, di dame spagnole con pappagalli, di popolazioni nere dette Indios. E così risulta che l’America era già conosciuta prima di Colombo ed era il posto dove si andava a prendere l’oro. In questi documenti si parla di viaggi di venticinque giorni durante i quali le navi facevano la traversata e si recavano in quei luoghi dove c’erano fiumi con grandi pesci, uomini di colore e grandi distese di terra. Era semplicemente vietato farne menzione, vietato da chi su di queste terre aveva un’ipoteca.

4] Nella famosa Cappella di Rosslyn in Scozia ricca di simboli templari una scultura riproduce la pannocchia di mais, una pianta americana sconosciuta in Europa. Questa scultura fu compiuta 50 anni prima che Colombo arrivasse in America.

5] Sulla tomba di Innocenzo VIII vi è la seguente incisione: “Durante il suo pontificato ebbe la gloria della scoperta del Nuovo Mondo”. Ma il Papa morì nel luglio del 1492, cioè, tre mesi prima della data fissata dagli storici fino ad ora della scoperta dell’America.

Il tesoro celato

Tutto parte dagli scavi eseguiti dai Templari sotto il Tempio di Salomone. E’ da qui che inizia quello che viene indicato come “Il grande segreto Templare”. Nel 1118 quando Ugo di Payns ed altri 8 cavalieri decidono di fondare l’Ordine, con l’accordo di Bernardo di Chiaravalle, le crociate erano in atto da oltre 20 anni, e cioè sin da quando nel 1096, Goffredo di Buglione, con le sue truppe, partì per l’Oriente, conquistando Gerusalemme nel 1099.

Perché la costituzione dell’ordine avviene solamente dopo 20 anni e con il riconoscimento ufficiale altri undici anni dopo ? Qual è stato il motivo che ha indotto i Cavalieri, con l’intermediazione di Bernardo e la Chiesa Romana a darsi un regolamento? Perché anche Baldovino II, re di Gerusalemme premeva affinché l’Ordine fosse ufficializzato? C’è da dire che Baldovino già alcuni anni prima del 1118, aveva messo a disposizione di alcuni Cavalieri francesi della Champagne, fra i quali Ugo di Payns, una parte del suo palazzo: il Tempio di Salomone.

Il Tempio nel 1110 d.C. aveva già una lunga storia, poiché era stato costruito 2.000 anni prima, distrutto più volte, ricostruito e trasformato. I cavalieri francesi scoprirono che i sotterranei del palazzo rappresentavano un altro palazzo pieno di cunicoli, camere, corridoi e labirinti che in minima parte, fino ad allora, erano stati esplorati, anche perché molti ingressi erano rimasti celati da pareti.

Ottennero il permesso di Baldovino per esplorare i sotterranei ed aprire i cunicoli che fino ad allora erano rimasti segreti.

Dopo circa 3-4 anni di “scavi”, scoprirono, sotto il luogo indicato come Sancta Sanctorum, un qualcosa che indicava IESUS NAZOREUS. L’abate Sauniere troverà poi a Rennes le Château non quel “qualcosa” rinvenuto dai Templari (che nel momento del ritrovamento non si chiamavano ancora così), ma la documentazione che dimostrava il ritrovamento e l’esistenza di quel “qualcosa”. Ugo di Payns, alla fine del 1117, rientra in Francia, rende edotto di ciò che è stato ritrovato, Bernardo di Chiaravalle ed assieme, in gran segreto, incontrano Papa Pasquale II, per riferire della loro scoperta. Il 21 gennaio del 1118 Pasquale II muore.

Pochi giorni dopo, il 24 gennaio 1118, è eletto Papa, Gelasio II. Bernardo ed Ugo riferiscono quindi a papa Gelasio, quanto ritrovato. Assieme viene deciso di portare, in gran segreto, il rinvenimento, in terra europea, per non farlo cadere nelle mani degli infedeli. Nasce così il “grande segreto” dei Templari.

http://www.somt.it/templari/biblioteca/ ... a-colombo/


Ultima modifica di Atlanticus81 il 18/08/2014, 11:59, modificato 1 volta in totale.


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