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Stellare
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 Oggetto del messaggio: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 25/08/2013, 16:36 
L'ORGOGLIO DI UN ERETICO

Una delle prerogative dell’essere umano attraverso le quali egli manifesta la propria intelligenza è la curiosità. Come diceva Samuel Johnson: “La curiosità è una delle caratteristiche più certe e sicure di un intelletto attivo”.

Senza essere curioso l’uomo non avrebbe scoperto come coltivare piante commestibili, come lavorare i metalli o come imbrigliare l’energia dell’atomo. La curiosità è sempre stata la molla di tutti i tipi di progressi ed evoluzioni che l’umanità è stata in grado di realizzare, sia nel bene come nel male, sia a livello tecnologico come anche culturale, verso una migliore comprensione di sé stesso, dell’universo e di Dio.

Non meraviglia pertanto come questa caratteristica che è forse uno dei maggiori punti di forza del nostro essere sia stata vista come un pericolo da quelle millenarie elìte che avevano compreso il Potere derivante dalla Conoscenza, fin dal peccato originale di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, rei di volere nutrirsi del Frutto della Conoscenza tentati dal serpente. Tentazione che non avrebbe avuto esito positivo se non avesse fatto leva sulla curiosità e sulla volontà dell’Uomo di apprendere.

Un peccato talmente radicato nella cultura popolare (o meglio, popolana) che possiamo ritrovare in diversi proverbi della tradizione.

Chi è curioso, è matto. Il curioso è sempre ciarlone. La consorteria dei curiosi porta la malignità nello stemma. La troppa curiosità spinge l'uccello nella rete. Né occhi in lettere, né mani in tasca, né orecchi in segreti d'altri. Non domandare quello che fanno gli altri, e bada piuttosto ai fatti tuoi. Non metter bocca, dove non ti tocca.

Ma come? L’uomo starebbe dunque meglio se non avesse avuto la curiosità? Vivrebbe meglio nell’ incuria? E in questo caso, sarebbe mai fuoriuscito dall’ animalità? Non credo. Se Newton non fosse stato curioso nei confronti di una mela che cade da un albero non avrebbe ‘scoperto’ la forza di gravità. Se Leonardo da Vinci non fosse stato curioso le sue invenzioni e le sue opere non sarebbero mai nato.

Se i filosofi non fossero stati curiosi ci sarebbero mancati quei profondi pensieri che hanno ispirato generazioni e condizionato la società con concetti quali libertà, democrazia… e così via. Senza la curiosità cosa ci rimarrebbe? La “fede”.

Se non “Conosci” sei costretto a “Credere”, ma mentre il “Conoscere” è personale (io conosco una cosa/persona), l’intransitività del verbo “Credere” esige la presenza di un intermediario (io credo a una cosa/persona).

Indiscutibilmente la curiosità, il desiderio di sapere, di conoscere, è la molla potente che, scattando, proietta lo spirito di ogni ricercatore, studioso, libero pensatore nel campo di indagine.

Senza la curiosità, probabilmente, non esisterebbe l’uomo come noi lo conosciamo: l’uomo pensante e agente, rivolto all’indagine e all’esperienza, ugualmente capace di bene e di male, di peccato e di riscatto.

La necessità di individuare nuove chiavi di lettura per interpretare ed analizzare determinati fenomeni non altrimenti comprensibili attraverso i canoni tradizionali, porta il ricercatore ‘alternativo’ a doversi confrontare con piani di lettura differenti affinando il proprio senso critico e mettendo in discussione tutto quello che fino all’istante prima era abituato a credere sulla base di secoli di storia, cultura e credenze consolidate.
Soprattutto quando ci si trova dinanzi a paradossi logici o storici cui la scienza accademica non è in grado di dare risposte soddisfacenti.

Alcuni esempi su tutti, la costruzione delle grandi piramidi di Giza, i numerosi Ooparts come le lampade di Dendera o la pila di Baghdad, i misteri sulle origini del genere umano, fino ad Atlantide e all’età dell’oro antidiluviana, troppo spesso archiviati come miti, leggende, e pertanto esclusi dalla storiografia ufficiale poiché senza spiegazione razionale secondo quanto già pre-definito dagli studiosi a cui, in virtù della loro esperienza e presunta conoscenza, siamo propensi a credere.

Chi non è abbastanza curioso per voler conoscere questi fenomeni, distratto dalle quotidiane cose, tende ad adagiarsi su quanto viene insegnato dagli intermediari della verità, cui crediamo secondo un processo mentale psicologico molto vicino a quello della fede: scienziati, storici, archeologici, dottori.

Molto più facile e comodo ascoltare i programmi di divulgazione cultural-scientifici attraverso la televisione che informarsi autonomamente attraverso un notevole sforzo intellettivo.

Più semplice vedere Superquark che leggere decine di libri sull’argomento.

Non conosciamo la Verità, non siamo curiosi per cercarla da soli e troppo spesso ci accontentiamo di credere a quanto ci viene raccontato dai dotti senza accorgerci che, come diceva Orwell in “1984”, se ne restiamo convinti, questa loro versione diventa l’unica verità ufficiale conoscibile.
E allora mi viene in mente una bellissima frase di Nietzsche.

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Non so a quali illusioni e a quali verità si riferisse Nietzsche, ma personalmente, ogni volta che leggo questo pensiero la mia mente va a tutti coloro che, per “fede”, per tradizione socio-culturale seguono un particolare culto religioso piuttosto che un altro, spesso, senza per nulla conoscerne in profondità il significato e l’insegnamento presente in essa. Facile allora che gli ‘intermediari’ prendano il sopravvento ed esercitino il Potere derivante dalla Conoscenza.

Prendiamo per familiarità e vicinanza culturale il caso della bimillenaria storia della Chiesa Cattolica alla cui istituzione e alle cui parole miliardi di persone si rivolgono quale depositaria del messaggio di salvezza vangelico di Gesù Cristo alla quale i fedeli sono chiamati a credere per fede riassunto in poche parole in:

- Ama il prossimo tuo come te stesso

- Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te

Dinanzi ad alcuni evidenti paradossi come ci si può accontentare di accettare per fede una verità che presenta più elementi di dubbio che certezze?

Da cristiano come posso essere sicuro che quanto raccontato nella liturgia, nella catechesi cattolica, nella definizione di cosa è bene e cosa è male da parte di una istituzione temporale fatta da uomini e quindi per definizione potenzialmente fallace come peraltro ha dimostrato, possa realmente corrispondere a quanto voleva insegnarci Gesù Cristo?

La mia curiosità mi impedisce di accettare tutto “per fede”, poiché è palese che “per fede” si può essere disposti a fare e a credere a tutto.

Ci si schianta contro un grattacielo con un aereo per fede. Si sterminano interi villaggi, donne e bambini durante le crociate al grido di “Dio lo vuole”, si impongono burqa e si lapidano donne, si accetta il fatto che la terra sia piatta, si condannano donne come streghe, si mettono al rogo gli eretici solo per la colpa di mettere in discussione una idea.

Già durante l’Impero Romano, appena ammesso ufficialmente il culto cristiano con decreto imperiale del 315, si cominciò a demolire i luoghi del culto pagano e a sopprimere i sacerdoti pagani. Tra il 315 e il sesto secolo furono perseguitati ed eliminati un numero incalcolabile di fedeli pagani.

Esempi celebri di templi distrutti: il santuario di Esculapio nell’Egea, il tempio di Afrodite a Golgota, i templi di Afaca nel Libano, il santuario di Eliopoli. Sacerdoti cristiani, come Marco di Aretusa o Cirillo di Eliopoli, vennero persino celebrati come benemeriti «distruttori di templi»..

Dall’anno 356 venne sancita la pena di morte per chi praticava i riti pagani. L’imperatore cristiano Teodosio (408-450) fece giustiziare perfino dei bambini per aver giocato coi resti delle statue pagane. Eppure, stando al giudizio di cronisti cristiani, Teodosio «ottemperava coscienziosamente a ogni cristiano insegnamento»

Nel 415, la celeberrima scienziata e filosofa Ipazia di Alessandria venne letteralmente squartata da una plebaglia guidata e aizzata da un predicatore di nome Pietro, e i suoi resti dispersi in un letamaio.

Ma come? Non fu Dio stesso già nei dieci comandamenti a sancire il “Non uccidere”?

Il meglio fu dato durante le opere di evangelizzazione.

Nel 782, Carlo Magno fece tagliare la testa a 4.500 Sassoni che non volevano farsi convertire al cristianesimo. I contadini di Steding, nella Germania settentrionale, ribellatisi per non poter più sopportare l’esosa pressione fiscale, vengono massacrati il 27 maggio 1234 da un esercito crociato, e le loro fattorie occupate da devoti cattolici. Vi persero la vita tra 5.000 e 11.000 uomini, donne e bambini. Durante l’assedio di Belgrado nel 1456: nell’espugnazione della città vennero uccisi non meno di 80.000 musulmani.

XV secolo in Polonia: ordini cavallereschi cristiani saccheggiano 1.019 chiese e circa 18.000 villaggi. Quante persone cadessero vittime di tali gesta, non s’è mai certificato. Secoli XVI e XVII. Truppe inglesi “pacificano e civilizzano” l’Irlanda.

Colà vivevano solo dei«selvaggi gaelici», «animali irragionevoli senza alcuna idea di dio o di buone maniere, che addirittura dividevano in comunità di beni il loro bestiame, le loro donne, bambini e altri averi». Uno dei più importanti condottieri, certo Humphrey Gilbert, fratellastro di Sir Walter Raleigh, fece «staccare dai corpi le teste di tutti quelli (chiunque fossero) che erano stati uccisi quel giorno, facendoli spargere dappertutto lungo la strada»

Siamo così certi che Gesù Cristo volesse questo quando chiese agli apostoli di portare il vangelo e spargere il verbo nel mondo?

L’anno 1095, per ordine del papa Urbano II, ha inizio la Prima Crociata. Tra il 12/6/1096 e il 24/6/1096, nelle stragi avvenute in Ungheria, presso Wieselburg e Semlin, perdono la vita migliaia di persone (tutti cristiani, ivi comprese le schiere crociate). Dal 9/9 al 16/9/1096, durante l’assedio della città residenziale turca Nikaia, cavalieri francesi cristiani massacrano migliaia di abitanti, facendo a pezzi e bruciando vivi vecchi e bambini.

A consimili azioni belliche partecipano, il 26/9/1096, durante la conquista della fortezza di Xerigordon, cavalieri crociati tedeschi. In complesso, fino al gennaio 1098, vengono espugnate e saccheggiate 40 capitali e 200 fortezze. Non si conosce il numero delle vittime.

Il 3 giugno 1098 le armate crociate conquistano Antiochia. In quell’assedio vengono uccisi tra 10.000 e 60.000 musulmani. Dalla cronaca di Raimondo di Aguilers, cappellano di campo del conte di Tolosa, si legge: «Sulle piazze si accumulano i cadaveri a tal punto che, per il tremendo fetore, nessuno poteva resistere a restare: non v’era nessuna via, in città, che fosse sgombra di corpi in decomposizione».

Il 28 giugno 1098 furono ammazzati altri centomila turchi musulmani, donne e bambini compresi. Negli accampamenti turchi - narra il cronista cristiano - i crociati trovarono non solamente ricco bottino, tra cui «moltissimi libri in cui erano descritti con esecrandi segni i riti blasfemi di turchi e saraceni», ma bensì anche «donne, bambini, lattanti, parte dei quali trafissero subito, e parte schiacciarono sotto gli zoccoli dei loro cavalli, riempiendo i campi di cadaveri orribilmente lacerati». Proprio come il loro Dio comandava.

Il 12 dicembre 1098, nella conquista della città di Marra (Maraat an-numan), furono ammazzate altre migliaia di “infedeli”. A causa della carestia che ne seguì, «i corpi già maleodoranti dei nemici vennero mangiati dalle schiere cristiane», come testimonia il cronista cristiano Albert Aquensis.

Finalmente, il 15 luglio 1098, venne espugnata Gerusalemme, dove vennero ammazzati più di 60.000 persone, tra ebrei e musulmani, uomini, donne e bambini.

Da una testimonianza oculare: «e là [davanti al tempio di Salomone] si svolse una tale mischia cruenta che i cristiani si trascinavano nel sangue dei nemici fino alle nocche dei piedi», tanto che Albert scrive: «Le donne, che avevano cercato scampo negli edifici alti e nei palazzi turriti, furono buttate giù a fil di spada; i bambini, anche i neonati, li tiravano a pedate dal petto delle madri, o li strappavano dalle culle, per poi sbatterli contri i muri o le soglie».

L’arcivescovo Guglielmo di Tiro aggiunge: «Felici, piangenti per l’immensa gioia, i nostri si radunarono quindi dinanzi alla tomba del nostro salvatore Gesù, per rendergli omaggio e offrirgli il loro ringraziamento…

E non fu soltanto lo spettacolo dei cadaveri smembrati, sfigurati, irriconoscibili, a lasciar sbigottito l’osservatore; in realtà, incuteva sgomento anche l’immagine stessa dei vincitori, grondanti di sangue dalla testa ai piedi, sicché l’orrore s’impadroniva di tutti quelli che li incontravano»

Il cronista cristiano Eckehard di Aura testimonia che, ancora durante l’estate successiva dell’anno 1100, «in tutta la Palestina l’aria era appestata del lezzo dei cadaveri. Di stragi siffatte nessuno aveva mai visto o udito l’uguale tra i pagani…».

Alla resa dei conti, la Prima Crociata era costata la vita a oltre un milione di persone: «Grazie e lode a Dio!». Nella battaglia di Ascalon, il 12 agosto 1099, vennero abbattuti 200.000 infedeli «in nome del nostro Signore Gesù Cristo»

Gesù Cristo è morto in croce per questo?! Proprio lui che diceva “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Ma la lunga mano della Chiesa Cattolica non si erge solo contro i nemici esterni, ma anche quelli interni forse ancora più pericolosi in quanto in grado di mettere in discussione l’enorme potere temporale acquisito in pochi secoli di storia.

Già nell’anno 385 i primi cristiani vengono giustiziati quali eretici per mano di altri cristiani: così lo spagnolo Priscilliano, insieme con sei dei suoi seguaci, decapitati a Treviri (Germania). Tra il 372 e il 444 i Manichei - una setta quasi cristiana, presso i quali si praticava il controllo delle nascite, e che perciò mostravano più senso di responsabilità dei devoti cattolici - vennero totalmente annientati nel corso di diverse grandi campagne sferrate contro di loro in tutto l’Impero romano. Molte migliaia le vittime.

Nel secolo XIII, gli Albigesi cadono vittime della prima crociata proclamata contro altri cristiani. Questi, noti anche col nome di Catari, si consideravano buoni cristiani, ma non riconoscevano né il papa né il divieto romano-cattolico delle tecniche anticoncezionali, rifiutandosi inoltre di pagare le tasse chiesastiche.

Nel 1208, per ordine del papa Innocenzo III - il massimo genocida prima di Hitler - incominciò la crociata contro gli eretici albigesi. La città di Beziérs (nel sud della Francia) venne rasa al suolo il 22 luglio 1209, tutti gli abitanti massacrati, compresi i cattolici, che avevano rifiutato l’estradizione degli eretici. Il numero dei morti viene stimato tra 20.000 e 70.000.

Nella stessa crociata, dopo la presa di Carcassonne (15 agosto 1209), caddero ancora migliaia di ribelli, e la stessa sorte toccò a molte altre città. Nei successivi vent’anni di guerra, tutta la regione fu devastata, quasi tutti i Catari (quasi la metà della popolazione della Linguadoca, nella Francia meridionale) vennero sconfitti, lapidati, annegati, messi al rogo.

Finita la crociata contro gli Albigesi (1229), venne istituita la Santa Inquisizione (1232) al fine di stanare dai loro nascondigli gli eretici sopravvissuti e di annientarli. L’ultimo dei Catari, Guillaume de Belibaste, fu dato alle fiamme del rogo nel 1324. Solo tra i Catari, la stima delle vittime si aggira intorno al milione.

Altri gruppi di eretici: Valdesi, Pauliciani, Runcarii o Poveri Lombardi, Giuseppini, e molti altri. La maggior parte di queste sette vennero sgominate; un certo numero di Valdesi esiste tuttora, sebbene siano stati perseguitati per oltre 600 anni.

Secondo le mie stime, diverse centinaia di migliaia di vittime non sono calcolate in eccesso (comprese le vittime dell’Inquisizione spagnola, ma escludendo quelle del Nuovo Mondo).
Nel XV secolo, l’inquisitore spagnolo Tomas de Torquemada condanna personalmente a morte sul rogo 10.220 sospettati di eresia.

Il predicatore e teologo boemo Jan Hus, per aver criticato il commercio delle indulgenze, viene bruciato nel 1415 a Praga. Nel 1538, a Vienna, il professore universitario B. Hubmaier viene pubblicamente condannato al rogo. Il 17 febbraio 1600, dopo una settennale prigionia, il filosofo Giordano Bruno, monaco domenicano processato per eresia, viene bruciato vivo sul rogo eretto in Campo de’ Fiori a Roma.

Contrasti così evidenti con i pilastri dell’insegnamento di Gesù sono presenti non solo nel passato oscuro della Chiesa Cattolica, ma anche in recenti dichiarazioni quanto meno discutibili, ma che, badate bene, senza il periodo dei Lumi, probabilmente sarebbe stato più facile per tutti accettare come “parola di dio” solo sulla base di una pericolosa cieca fede.

Erano forse queste le verità che le persone non vogliono conoscere onde evitare di vedere distrutte le illusioni su cui si fonda la propria esistenza cui Nietzsche si riferiva?

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Ora ditemi perché dovrei affidarmi a costoro per conoscere e comprendere ciò che Gesù Cristo voleva dirci 2000 anni fa.

Ecco perchè secondo me la salvezza non proviene dalla Fede, ma dalla Conoscenza.

Compito della Chiesa se mai, ma di tutte le religioni in sostanza, sarebbe quello di fornire adeguata "Conoscenza" alle persone non in grado di giungervi da sole. Ma chi lo fa? Nessuno! Poichè è evidente come tale azione toglierebbe loro il potere assoluto che possono esercitare su persone ignoranti.

Meglio la fede... un bel "Dio lo vuole" e tutti pronti a chinare il capo per 'timor di dio', per la promessa di un paradiso, o di sette vergini se martirizzato nel nome dell’Islam…

Tutta la storia contemporanea è condizionata da queste decisioni e da quelle prese durante il Concilio di Nicea, ovvero della strumentalizzazione in chiave temporale e non spirituale del messaggio cristico.

Per questo motivo io, ma si tratta solo di me, preferisco basarmi esclusivamente sui Vangeli, sul corpo completo dei vangeli, apocrifi e gnostici compresi, nel desiderio di conoscere e comprendere autonomamente il messaggio di salvezza che Gesù voleva insegnarci. L’intermediazione è troppo pericolosa.

I vangeli gnostici sono un insieme di opere, che ha origine nel colto ambiente intellettuale di Alessandria d'Egitto, circa nel II secolo, nell'ambito di quella corrente mistico-filosofica nota come gnosticismo, in particolare dello gnosticismo cristiano. Dal punto di vista confessionale, nessuno dei vangeli gnostici è incluso nel canone della Bibbia di alcuna confessione cristiana, e dunque sono considerati vangeli apocrifi.

La conoscenza dello gnosticismo e dei suoi testi è rimasta per lunghi secoli legata alle citazioni e ai commenti, molto spesso ostili, di cui si trova traccia principalmente nelle opere della patristica cristiana. La assoluta mancanza di documenti, che non fossero frammenti riportati in altre opere, spesso anche alterati, ha reso in genere difficile la collocazione e la comprensione dello gnosticismo.

Tuttavia la scoperta, avvenuta nel 1945 presso il villaggio di Nag Hammâdi, nell'Alto Egitto, di una biblioteca di testi gnostici, scritti su papiro in lingua copta, ha dato un nuovo impulso agli studi relativi allo gnosticismo.

Il grosso di questa documentazione è stato scoperto nel 1946 in alcune grotte presso Nag Hammadi, terminato il secondo conflitto mondiale, da soldati inglesi.

In realtà, complicate questioni riguardo ai diritti di possesso e di acquisto dei testi rinvenuti, hanno, di fatto, ritardato l'inizio regolare degli studi fino al 1956 (salvo per un piccolo gruppo di manoscritti, acquistati subito dalla Fondazione Jung di Zurigo). Seguì poi un'altra interruzione, risolta nel 1962 da una serie di accordi tra UNESCO e governo della Repubblica Araba Unita, e di nuovo nel 1967, a causa dei conflitti arabo-israeliani. Attualmente i tredici rotoli in papiro, che contengono complessivamente 53 scritti gnostici, sono catalogati, e in parte trascritti e studiati.

Non possiamo, come generalmente si fa, confondere i due termini. Essi, in quanto si riferiscono a contenuti e periodi storici molto diversi, devono restare ben distinti.

Per gnosticismo si intende generalmente un movimento eretico sorto e fiorito nell'ambito del Cristianesimo delle origini (I-IV secolo). Tale definizione, che risente della scarsità delle fonti storiche, appare oggi riduttiva e inesatta: il ritrovamento dei testi di Nag-Hammadi (1945) ha permesso di aggiungere nuovi documenti a quelli finora esistenti (essi sono per lo più frammenti di scritti gnostici riportati dai cosiddetti "polemisti", cioè Padri della Chiesa confutatori dello Gnosticismo) e di rendere più chiaro il profilo del fenomeno.

In senso più moderno, lo Gnosticismo va quindi definito come un movimento spirituale complesso collegato alla predicazione di Gesù di Nazareth, che ebbe origine nel primo secolo dopo la sua morte.

Per comprendere tale movimento, bisogna aver chiaro il contesto politico, storico, sociale, filosofico e religioso in cui la predicazione di Gesù si svolse e che è rappresentato dal particolare assetto culturale del bacino del Mediterraneo dell'epoca, in cui confluivano le spinte più disparate.

Il fenomeno "colto" dell' Ellenismo, già di per sè di difficile comprensione, e del Neoplatonismo si scontrava con gli aspetti folklorici e popolari della tradizione asiatica, ebraica ed egiziana nella ricerca di una risposta a quattro quesiti fondamentali, sempre relativi al problema della conoscenza (in lingua greca, gli gnostici venivano definiti "coloro che perseguono la conoscenza") : quello "ontologico" (chi siamo), quello "soteriologico" (come ci salviamo), quello "escatologico" (chi è Dio), quello "cosmologico" (struttura e significato dell'universo).

Il messaggio di Gesù ebbe quindi una comprensione anche molto diversificata che, per quanto riguarda lo Gnosticismo, portò alla formulazione di alcuni temi fondamentali e alla realizzazione di una caratteristica organizzazione sociale. Aspetti che si trovano tutti, con maggior o minor sottolineatura, nei diversi sistemi gnostici del Cristianesimo nascente.

Per quanto riguarda i temi specifici dello Gnosticismo, a parte quelli comuni a tutta la tradizione cristiana, essi, come risulta dall' analisi delle fonti a noi pervenute (vedi in: a cura di Manlio Simonetti, "TESTI GNOSTICI IN LINGUA GRECA E LATINA", Mondadori, Fondazione Valla), possono essere riassunti in:

- interpretazione dualistica e antonimica della realtà, divisa tra bene e male (influenza asiatica della dialettica degli opposti);

- affermazione delle origini divine dell' uomo, visto come emanazione dell' Assoluto (dottrina delle "nobili origini", di influsso neoplatonico);

- percezione di vivere in un mondo estraneo alla propria vera natura e dominato dal male (tema dell'esilio di origine ebraica);

- centralità del concetto di salvezza come compito, nel senso che il ritorno al Bene originario è concepito come supremo obiettivo dell'esistenza (dottrina del "ritorno al Padre", di influenza cristiana);

- affidamento del ruolo specifico di salvezza alla Conoscenza ("Gnosi"), o alla sapienza ("Sophia") (influsso ellenistico) attraverso un lavoro di perfezionamento interiore basato sull'eliminazione dei difetti e sulla semplificazione della propria vita (Plotino);

- valorizzazione della cosmologia, del magico, del meraviglioso (influsso medio-orientale);

- concezione della circolarità del tempo e dell' eterno ritorno in un mondo percepito come fallace ed illusorio (influsso indostano).

Da tali temi discendono poi conseguenze non irrilevanti tanto sul piano dottrinale quanto su quello dell'organizzazione sociale. Caratteristici dello Gnosticismo sono, per esempio:

- la concezione dualistica dell'Assoluto, distinto in Padre e Madre;

- l'abolizione delle persone intermediarie nel processo di salvezza, che, nello Gnosticismo, dipende solo dagli sforzi del singolo e dal potere diretto del Cristo;

- la valorizzazione della donna, del ruolo femminile (anche nell'amministrazione dei riti) e della sessualità;

- la forte spinta alla vita comunitaria basata sulla solidarietà e sulla condivisione dei beni.

A fronte di tematiche semplici e chiare, sta la talvolta incomprensibile complessità dei sistemi. Non dobbiamo dimenticare che nello Gnosticismo convivono due anime in un certo senso antitetiche: quella "colta", che predilige la speculazione intellettuale, e quella "popolare" che, anche volendo trascurare gli aspetti "sotterranei", si esprime attraverso la cultura del mito. Arconti, demiurghi, eoni, personaggi fantastici, personificazioni simboliche affollano il mondo dello Gnosticismo che, con estrema semplificazione, può venir ricondotto a quattro grandi sistemi:

1. quello di Simon Mago (I secolo);
2. quello di Valentino (II secolo, siriaco-egiziano);
3. quello di Mani (III secolo, iranico);
4. quello di Marcione, che più di tutti influì nella scissione della Chiesa Ortodossa e che resistette fino al IV-V secolo.

Non analizzeremo qui il contenuto dei diversi sistemi, che possiedono per noi, oggi, solo un'importanza storica e filologica (per un approfondimento in tal senso vedi: Hans Jonas, "LO GNOSTICISMO", ed. Società Editrice Internazionale).

E' più importante comprendere quali dinamiche il movimento dello Gnosticismo comportò all'interno del Cristianesimo nascente e quali furono le possibili cause della sua scomparsa.

Dall'analisi delle fonti recentemente acquisite e tuttora al lo studio, emergono ipotesi nuove che, stravolgendo le vecchie teorie e le vecchie definizioni, affidano allo Gnosticismo un ruolo di primo piano all'interno delle diverse correnti che pare siano esistite nell'ambito del Cristianesimo delle origini.

Al di là dei complicati sistemi (non tutti, in verità, sono complicati come quello valentiniano; il sistema marcionita è così semplificato che molti studiosi stentano perfino a definirlo "gnostico"), nessun'altra forma di pensiero, infatti, appare più adatta ad esprimere il messaggio di anelito spirituale, di tensione alla salvezza, di integrità morale, di condivisione fraterna, di perdono e di perfezionamento interiore contenuto nella predicazione di Gesù di Nazareth.

In questo senso lo Gnosticismo rappresenta il tentativo di intendere il messaggio cristiano in modo totale ed assoluto.

Tuttavia, la sua progressiva emarginazione fa di esso una verità perdente. La necessità del compromesso, creatasi fin da subito all'interno del Cristianesimo che iniziava il processo di penetrazione nei ceti elevati e di potere, selezionò e favorì ben presto le correnti di impronta non troppo popolare, ma anche, nel contempo, non troppo dotta e integralista.

La nuova ortodossia, trasformandosi da realtà spirituale in religione di compromesso con il potere politico ed economico, non esitò a combattere con ogni mezzo lo Gnosticismo e il suo profondo senso di estraneità, fino al punto da distruggerne le fonti.

Il potere, infatti, non si addice allo Gnostico, la cui cultura resta sempre una "cultura dell'estromissione e dell'alterità" (vedi in Gian Carlo Benelli: "LA GNOSI, IL VOLTO OSCURO DELLA STORIA", Mondadori) bandita dal razionalismo classico.

Piuttosto quindi che una semplice eresia sorta nell'ambito del Cristianesimo delle origini, lo Gnosticismo, più opportunamente, può essere inteso come un complesso movimento di pensiero religioso organizzato in diversi sistemi dottrinali nel contesto del Cristianesimo storico, destinato ad essere emarginato per il predominio di altri movimenti, più funzionali per ragioni di opportunità politica, che poi diedero luogo alla cosiddetta "ortodossia".

Il termine gnosi non dev'essere confuso con quello di gnosticismo.

Mentre per quest'ultimo ci si riferisce ad un movimento filosofico/spirituale collocato in un ben preciso periodo storico, per gnosi si deve invece intendere una forma di pensiero, non delimitabile nel tempo, centrata sulla conoscenza (in greco, "g'nosis").

Per cercare di comprendere in modo sufficiente il complesso spirito della Gnosi, è necessario approfondire i seguenti punti:

1) la Gnosi deve essere vista come la sintesi delle diverse espressioni dell'uomo alla ricerca della Verità, quindi come l'espressione di una "cultura" (la "cultura della Gnosi"). Le radici di tale cultura si perdono nella notte dei tempi.

(Ecco perchè Tertulliano si riferiva ai suoi avversari chiamandoli "gnostici", termine che per lui assumeva significato spregiativo: ravvisava in essi i detentori di una cultura, per lui pericolosa, ricapitolatrice di verità assolute, capiva che la "salvezza", per costoro, più che attraverso l'opera redentrice del Cristo, era l'effetto di una ricerca interiore).

Si dice, a questo proposito, che la Gnosi si regge su quattro pilastri:

SCIENZA, nel senso, che preciseremo tra poco, di scienza oggettiva;

FILOSOFIA, cioè amore per la sapienza e la saggezza;

RELIGIONE, cioè sforzo di unire (dal latino "religare" ciò che appare separato (cioè il mondo sensibile a quello trascendente);

ARTE, cioè la bellezza, l'armonia delle forme e dell'espressione, come rappresentazione dell'armonia dell'Essere;

2) la conoscenza intesa nel senso corrente, basata cioè sull'intelletto, quella che forma i suoi concetti regolandosi sulle informazioni che le giungono dai cinque sensi, rivela solo gli aspetti logici e più superficiali della vita. La Gnosi afferma che esiste un altro tipo di conoscenza, del tutto particolare, che potremmo definire "interiore" o "intuitiva", che non ha bisogno dei sensi e travalica la mente.

(Come fa notare la Pagels ("Vangeli gnostici" ed. Mondadori) la ligua greca possiede due termini per indicare il concetto di "conoscenza": "manzano", "conosco perchè ho imparato" e "ghig'nosco", "conosco perchè so").

Ciò, nella convinzione che la vera scienza, cioè il vero sapere, non può fondarsi sulla provvisorietà di una qualsiasi teoria e sulla fallace conoscenza legata all'esperienza sensoriale, generatrice di ideologie e di tecnologie, ma unicamente sull'oggettività dell'esperienza diretta, ottenuta attraverso la percezione autentica della Verità. La vera conoscenza non è dunque raggiungibile con la mente, ma solo con "facoltà dell'anima" che l'essere umano pur possedendo, non sa usare e che sono riunite nel concetto di "Coscienza".

Quando la Coscienza si risveglia, permette all'uomo di ottenere la saggezza del cuore e l'autorealizzazione del proprio Essere.

3) la conoscenza della Gnosi è innanzitutto "conoscenza di se stessi" e fa proprio il motto scolpito sul frontone del tempio di Apollo in Delfi:

CONOSCI TE STESSO E CONOSCERAI L'UNIVERSO E GLI DEI


Essa è la chiave di accesso al destino dell'uomo che si incrocia, secondo il concetto ben noto della filosofia ermetica, con il destino ed il significato dell'Universo. Macrocosmo e Microcosmo sono espressioni diverse di un'unica Realtà.

Da quanto esposto finora, si può comprendere come la Gnosi, costante compagna dell'uomo fin dalle sue origini, non si esaurisca nei temi dello Gnosticismo storico, ma li preceda, li comprenda e li sviluppi nei suoi contenuti, accogliendo i contributi delle diverse civiltà nel corso dei tempo.

Ben prima del Cristianesimo, essa si organizzò nel pensiero degli Egizi, dei Babilonesi, dei Persiani di Zoroastro, dei seguaci del Buddha e nelle scuole iniziatiche greche e alessandrine (Pitagora, Socrate, Platone, Plotino e i Neopiatonici). Dopo l'avvento dei Cristianesimo, si arricchì e si diffuse nell'ambito della civiltà romana con i Padri della Chiesa (Origene e Agostino) e, successivamente, con il monachesimo e la predicazione medioevale, con i Bogomili e i Catari, con le culture precolombiane, con la filosofia ermetica del Rinascimento, con gli alchimisti dei '600, con certi aspetti della filosofia del '700 e dell'800 (Kant, Schopenhauer, Nietzsche ecc.).

Nel nostro secolo, fino agli anni '50, la cultura della Gnosi, se da un lato poteva essere confusa con movimenti occultisti per 'adepti' in cerca di emozioni nuove e di riti stravaganti, dall'altro si esprimeva, adeguatamente ai tempi, in complessi e importanti sistemi di pensiero riservati a circoli ristretti di iniziati (H. P. Blavatsky, Ouspensky, Steiner ecc.).

Dall’approfondimento del pensiero gnostico nei secoli di cui abbiamo qui presentato una rapida ma non esaustiva introduzione grazie alla sintesi del Dott.Carlo Casasola e dallo studio di quei testi come il “Vangelo di Giuda” esclusi dai canoni ecclesiastici possiamo trovare quelle risposte a quei paradossi che la catechesi cattolica invitano ad accettare per fede.
Non è difficile comprendere il motivo della condanna del mondo cattolico al pensiero gnostico in quanto esso è, da solo, in grado di mettere in discussione l’intera architettura demiurgica dell’istituzione temporale del Vaticano.

Certamente se avessi vissuto secoli fa questo articolo sarebbe stato messo all’indice e bruciato come probabilmente sarebbe finito il sottoscritto la cui sorte si sarebbe accomunata a quella di migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di vittime innocenti dell’Inquisizione.

E’ recentissima infatti l’ultima condanna da parte del Vaticano verso gli gnostici di ogni epoca, attraverso le parole di Papa Bergoglio pronunciate nell’omelia della Messa del 27 Giugno 2013.

C’è bisogno di cristiani la cui vita «sia fondata sulla roccia di Gesù», non di «cristiani di parole», intellettuali come gli gnostici o rigidi come i pelagiani. Così Papa Francesco nella Messa del 27 giugno in Casa Santa Marta che ha parlato del «fondamento della vita cristiana», che è Gesù, la roccia sulla quale è edificata la Chiesa e la vita dei fedeli. «Il Signore – ha proseguito il Pontefice, commentando il Vangelo del giorno – ci invita a costruire la nostra vita cristiana su Lui, la roccia, quello che ci dà la libertà, quello che ci invia lo Spirito, quello che ti fa andare avanti con la gioia, nel suo cammino, nelle sue proposte».

Il vescovo di Roma ha individuato «nella storia della Chiesa due classi di cristiani: i cristiani di parole – quelli “Signore, Signore, Signore” – e i cristiani [...] in verità. Sempre c’è stata la tentazione di vivere il nostro cristianesimo fuori della roccia che è Cristo. L’unico che ci dà la libertà per dire ‘Padre’ a Dio è Cristo o la roccia. E’ l’unico che ci sostiene nei momenti difficili, no? Come dice Gesù: cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti, ma quando è la roccia è sicurezza, quando sono le parole, le parole volano, non servono. Ma è la tentazione di questi cristiani di parole, di un cristianesimo senza Gesù, un cristianesimo senza Cristo. E questo è accaduto e accade oggi nella Chiesa». Tra le varie categorie di «cristiani senza Cristo» vi sono quella degli «gnostici moderni», ossia «cristiani superficiali che credono sì in Dio», ma in un «“dio personale”», e non in Gesù Cristo «quello che ti dà fondamento»; e quella dei «pelagiani», ovvero coloro che sono convinti che «la salvezza è nel modo in cui io faccio le cose».

Due categorie, queste, che «non conoscono Gesù, non sanno chi sia il Signore [...], non hanno la libertà dei cristiani».

L’ennesimo paradosso, se vogliamo, che il credente accetta per fede e che invece il curioso mette in discussione.

E se essere gnostico fa di me un eretico, sono fiero di potermi considerare tale. Un Cristiano certamente, come lo erano i Catari, che crede in Gesù Cristo e desidera conoscere lui, senza bisogno di intermediari e quindi non Cattolico, accomunando il mio nome a quello di storici filosofi e pensatori come il fu Giordano Bruno che desideravano ardentemente scoprire la Verità.

Perché è proprio Gesù ad affermare nel Vangelo di Tommaso (apocrifo per la Chiesa Cattolica, scritto dagli eretici per Eusebio di Cesarea):

"Il Regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te. Non è negli edifici di pietra e cemento. Spezza un legno e io ci sarò, alza una pietra e lì mi troverai. Colui che trova il senso segreto di queste parole non assaggerà la morte."

"Quando voi vi conoscerete, allora sarete consci e saprete chi siete voi.
Il figlio del Padre Vivente. Ma se vi capita di non conoscere voi stessi, allora restate poveri e siete la povertà stessa!"

Fonti:
- http://urly.it/26cd
- http://nero-vaticano.blogspot.it/2009/1 ... hiesa.html
- http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=15092
- http://it.wikipedia.org/wiki/Vangeli_gnostici
- http://www.gnosi.it/GNOSI.IT_2
- http://www.riflessioni.it/enciclopedia/gnosticismo.htm

http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines/ ... O_ID=10037



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MessaggioInviato: 26/08/2013, 09:17 
Sul Vangelo di Tommaso, starei attento a dire che sono state pronunciate da Gesù (eri presente a quel tempo?)

Il 4° Vangelo, è sicuramente molto interessante perchè rivela un aspetto importante delle prime comunità cristiano-essene.

Credo che una parte del contenuto originale, sia stato incapsulato nel testo canonico... ma qui è un argomento più complesso.

Il linea di massima, Gesù (la persona fisica) non avrebbe mai pronuciato quelle parole, forse gli ideatori di Cristo (tra il I e gli inizi del II sec) hanno preso spunto da questo Vangelo.



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MessaggioInviato: 26/08/2013, 09:39 
Cita:
dresda99 ha scritto:

Sul Vangelo di Tommaso, starei attento a dire che sono state pronunciate da Gesù (eri presente a quel tempo?)


Giusta osservazione.

Diciamo che sono state pronunciate da Gesù nella stessa misura in cui sono state pronunciate da Gesù le frasi e le parabole contenute nei 4 vangeli canonici inseriti nell'ortodossia cristiana cattolica.

[;)]

Volevo evidenziare il fatto che o sono vere tutte, o sono false tutte.

Quale discriminante consente di poter scegliere tra uno o l'altro vangelo quale sia la vera parola di Cristo?

La decisione di uomini durante il Concilio di Nicea? Un po' poco. Avrebbero potuto scegliere il Vangelo di Tommaso, ma nel caso l'avessero fatto tutto il potere temporale della Chiesa sarebbe venuto meno.

Forse è per questo che l'hanno escluso dal "canone"?

[}:)]



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Ulteriore precisazione.

La maggior parte dei versetti in Tommaso sono ribaltati nei testi canonici con una storiella per contorno, cioè per arricchirne il contenuto.

Chi conosce l'argomento lo sa benissimo.



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MessaggioInviato: 14/09/2013, 23:33 
Nel dicembre del 1945, a Nag Hammadi, nell'Alto Egitto, furono scoperti decine di manoscritti di sconvolgente importanza perché rivelarono un cristianesimo profondamente diverso da quello che conosciamo.

In essi vi è riportata una visione di Gesù molto differente da quella determinata dalla chiesa, visione che la stessa chiesa face in modo di oscurare.

Un Gesù venuto sulla terra non per spiegare ma per illuminare, è un uomo buono che vuole riaccendere la scintilla che ciascuno ha dentro di se perché ogniuno possa essere luce di se stesso e prendere piena coscienza di Sè, quel Sè che è la vera Chiesa e non una istituzione.



Sono esistiti, all'inizio, non uno ma diversi cristianesimi. Una delle sue versioni ha preso il sopravvento sulle altre; ha stabilito, secondo il proprio punto di vista, il canone delle Sacre Scritture e si è imposta come ortodossia, relegando le altre al rango di eresie e cancellandone il ricordo. Noi possiamo però oggi, grazie a nuove scoperte di testi e a una rigorosa applicazione del metodo storico, ristabilire la verità e presentare finalmente Gesù di Nazareth per quello che fu veramente e che egli stesso intese essere, cioè una cosa totalmente diversa da quello che le varie Chiese cristiane hanno finora preteso che fosse.














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MessaggioInviato: 22/09/2013, 01:08 
Suggerisco la consultazione del materiale presente in questo sito.

http://movimentognostico.org/

Vorrei sapere cosa ne pensate...

[:I]



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MessaggioInviato: 06/10/2013, 23:07 
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Semplice e incisivo...

[^]



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MessaggioInviato: 20/10/2013, 19:07 
La Gnosi è l’essenza e il midollo della Massoneria, il nome deriva dalla parola greca Gnosis che significa conoscenza.

Gli adepti sono convinti di possedere in se una scintilla divina, imprigionata nel carcere del corpo o più in generale nel mondo materiale, mondo pesante e tenebroso, creato da un Dio inferiore indentificato nel Dio Creatore del Vecchio Testamento e dei Cristiani.

Secondo gli gnostici, la scintilla divina non sarebbe presente in tutti gli uomini, ma solo in pochissimi, gli gnostici appunto. Costoro si autodefiniscono Pneumatici (ossia portatori dello spirito divino, pneuma in greco =spirito); Il resto dell’umanità invece apparterrebbe alla creazione del Dio demiurgo (Dio dei Cristiani), e si suddivide in due categorie: gli psichici (persone dotate di anima ma non di spirito), e gli Ilici (cioè esseri puramente materiali).

Superfluo rivelare che gli Pneumatici governino di diritto sugli psichici, mentre la categoria a cui appartiene la maggioranza delle persone ovvero gli Ilici o trascurabili, non viene neppure considerata.

Il Dio buono (satana) degli gnostici, di cui le anime degli pneumatici sarebbero scintille in esilio viene identificato con un Principio ingenerato, chiamato anche Abisso, Padre Supremo, Pleroma (che significa pienezza) ecc.. di cui nulla si conosce e di cui nulla si può dire.
Il vero gnostico in realtà è colui che ha accolto in pieno l’eco del <Non serviam> di Lucifero che sussurrava ad Adamo ed Eva <”Mangiate dall’albero della conoscenza>”

Gli Stessi adepti delle sette gnostiche degli Ofiti o Nasseni ammettevano: Noi veneriamo il serpente perchè Dio lo ha posto al centro della Gnosi per l’umanità, egli ha insegnato all’uomo e alla donna la conoscenza degli alti misteri.

I maestri gnostici attribuivano grande importanza alla cosiddetta “conoscenza intuitiva diretta”, metodo di ispirazione che ricerca il contatto con entità “superiori” attraverso la magia e l’astrologia per ottenere personali rivelazioni “sovraumane”. Per i Cristiani non v’è alcun dubbio che negli ambienti gnostici si praticasse invece il culto dei demoni.

Nei primi secoli gli gnostici si adoperarono per infiltrare il giudaismo della Diaspora in modo da staccare i rabbini dal Vecchio Testamento, introducento le dottrine panteiste ed emanatiste, il risultato fu nel corso del medioevo della Cabala.

Nella Cabala il Pleroma, il Principio, Abisso della dottrina gnostica, diventa L’<En-Sof> L’In-Se.

L’En-Sof dei cabalisti fonda una serie di emanazioni chiamate “Sephirot”, disposte a formare un simbolo composto chiamato Albero Della Vita.
L’antropologia cabalistica vede lo spirito umano (in senso lato) articolato in tre parti: Nefesh= materiale Ru’Ah= anima e Neshamah= spirito. Circa le attribuzioni gli ilici ossia i trascurabili contengono solo il Nefesh, gli psichici anche il Ru’ha e solo gli pneumatici il Neshamah, cui origine è nel mondo delle Sephirot.

Il serpente viene indicato dai cabalisti come l’ispiratore e protettore dell’uomo, contro i soprusi del Dio cattivo (dei cristiani), e presenta Lucifero Beelzebubh e Astaroth come veri angeli.

Nel cinquecento, gli umanisti, influenzati dal pensiero cabalistico talmudico accreditarono la tesi secondo cui ciascuna religione dipenderebbe dagli astri e pertanto erano tutte vere, data la comune origine astrologica, ma di verità relativa e complementare, in realtà forme particolari e rispettabili di un’unica indefinita “Religione Universale”

Una delle più potenti società esoteriche del mondo è la Società Teosofica.

La teosofia è semplicemente una gnosi che intende divinizzare l’Umanità con pretese di vera e propria religione di massa, la sua sede risiede oggi nel “Lucis Trust” fondato a Londra nel 1924.)

Dal 1922 al 1924, il gruppo era noto come “Lucifer Trust”; il nome fu poi cambiato per evitare di imbarazzare un pubblico non preparato e per rendere meno evidente la natura dell’organizzazione. «Il “Lucis Trust” gestisce l’unica cappella nel palazzo dell’ONU a New York, chiamato “Temple of Understanding” (Tempio della Comprensione)» dove esponenti di tutte le religioni mondiali si riuniscono inneggiando un’unificazione dei credi riunendo le divergenze in un “culto comune.

L’uomo diventa cosi cittadino di una società all’insegna della libertà religiosa, che alla fine dei fatti, si sostanzia in libertà da Dio e la sua legge.

Il fondamento del “Lucis Trust” si rifà agli insegnamenti di espliciti adoratori di Lucifero come E.P. Blawatsky A.Besant, A. Bailey e Albet Pike
Secondo la stessa Blawatsky: «Satana (o Lucifero) rappresenta l’Energia attiva dell’Universo… Egli è il Fuoco, la Luce, la Vita, la Lotta, lo Sforzo, il Pensiero, la Coscienza, il Progresso, la Civiltà, la Libertà, l’Indipendenza, Satana è il Dio, il solo Dio del nostro pianeta.

Affermato che Satana è Dio, la Blawatsky scrive: «Esiste in Natura una Legge Eterna, una legge che tende sempre a conciliare gli opposti e are l’armonia finale. E’ grazie a tale Legge di sviluppo spirituale che l’umanità verrà liberata dagli dèi falsi e bugiardi e otterrà, alla fine, la sua auto-redenzione»

Chi dice di credere profondamente nel principio filosofico del satanismo afferma che la Divinità risiede all’interno dell’uomo e della donna, non in un’ entità astratta. Proprio come aveva preannunciato il serpente: Eritis Dei (sarete Dei)

La visione teosofica tende a identificare l’Anticristo (colui che porta l’acqua o Cristo teosofico), che introdurrà l’umanità nella nuova era, era in cui entreremo nella costellazzione dell’acquario, uscendo ora da quella dei pesci, un’ era in cui gli uomini dovranno “liberarsi” di tutti i vecchi dogmi delle vecchie credenze religiose, e essere cosi iniziati alla grande Gnosi per essere condotti sul sentiero del risveglio e ricongiungersi così al Principio ingenerato, al Dio tutto che comprende ogni chi e ogni cosa.

Bene precisare come la Blawatsky volle sottolineare nelle sue opere: <Il nostro scopo, non è quello di riaffermare l’induismo, ma quello di cancellare il cristianesimo dalla faccia della terra>.

E ancora affermando: «Il Male è una necessità ed è anche uno dei principali sostegni del Mondo Manifestato. E’ una necessità per il Progresso e l’Evoluzione, come la notte è necessaria per produrre il giorno e la morte per avere la vita, affinché l’uomo possa vivere eternamente»

Così, precisato che il “Mondo Manifestato” è l’abisso di Satana, tutto è chiaro: l’auto-redenzione, ossia la vita eterna per l’uomo, si otterrà attraverso il Male e con la distruzione della civiltà cristiana.

L’uomo moderno è così iniziato alla gnosi senza che se ne renda conto, favorevole all’ affermazione e alla glorificazione del male, della distruzione, della perversione, dell’ irrazionale in quanto tale e ostile a ogni forma di bene, di azione costruttiva, di virtù, di razionalità e di buon senso.

Facendo leva sul conformismo, sullo spirito di emulazione e sull’istinto gregario dell’ uomo (del giovane in particolare), gli artefici della grande opera attuano tecniche di manipolazione della coscienza, servendosi dei personaggi che si susseguono sulla ribalta dell’ attualità, divi dello spettacolo, della musica rock, della T.V., dello sport, della politica, del mondo scientifico e letterario, funzionali a questa o quella parte della commedia, ne siano essi consapevoli o inconsapevoli.

Il Baphomet è la rappresentazione simbolica del principio panteista della coincidenza del vero e del falso, del bene e del male, di ogni contrario, che nell'ottica degli alti gradi massonici si incontrano nella “coincidentia oppositorum” generando l’armonia universale attraverso il ritorno alla “unità perduta” degli gnostici.

Satana-Baphomet, l’androgino ideale in cui due sessi si fondano, il dio che nelle sue forme mostruose, testa di becco, seno di donna, ali di corvo e piedi caprini dovrebbe conciliare l’inconciliabile.

Ma cosa significa Baphomet? La parola dev’essere letta cabalisticamente, cioè in senso inverso del normale, e si compone in tre abbreviazioni:
“TEM-OHP-AB” che significa: templi omnium hominum pacis abbas=il Padre del Tempio della Pace universale fra gli uomini. Infatti AB= abbas (al contrario ba); OHP= omnium hominum pacis (al contrario pho); TEM= templi (al contrario met)

FONTI: Epiphanius Massoneria e sette segrete la faccia occulta della storia

http://www.losai.eu/la-gnosi-il-satanis ... Su7nU.dpuf

Questo è lo scenario... la "Scacchiera"!

[:D]



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MessaggioInviato: 20/10/2013, 19:53 
E' tratto da questo libro...

http://www.scribd.com/doc/121159655/Mas ... Epiphanius



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MessaggioInviato: 20/10/2013, 20:42 
ottimo angel! così abbiamo la fonte completa.

[:264]

Io avevo trovato solo l'estratto di cui sopra.

[:(]



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cari amici,
se scribd non lo fa scaricare, qua si:
https://app.box.com/s/5zob5rgfkj5ia9teki2a
ciao
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Cita:
mauro ha scritto:

cari amici,
se scribd non lo fa scaricare, qua si:
https://app.box.com/s/5zob5rgfkj5ia9teki2a
ciao
mauro

Grande Mauro, prezioso come sempre! [:264]



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MessaggioInviato: 29/10/2013, 17:05 
Cita:
Messaggio di Atlanticus81

L'ORGOGLIO DI UN ERETICO


E se essere gnostico fa di me un eretico, sono fiero di potermi considerare tale.


"Il Regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te. Non è negli edifici di pietra e cemento. Spezza un legno e io ci sarò, alza una pietra e lì mi troverai. Colui che trova il senso segreto di queste parole non assaggerà la morte."

"Quando voi vi conoscerete, allora sarete consci e saprete chi siete voi.
Il figlio del Padre Vivente. Ma se vi capita di non conoscere voi stessi, allora restate poveri e siete la povertà stessa!"






Condivido quanto da te scritto. Eresia " dottrina che si oppone a una verità rivelata"questa è la definizione che si dà a chi mette in dubbio quanto affermato ma se ricerchiamo la "verità"allora siamo tutti eretici.La "religione"dovrebbe far progredire l'uomo,portarlo a contatto con il divino,fargli prendere coscienza di quello che realmente è,invece da che è mondo,è stato tutto il contrario,intere generazioni vissute nella paura e ignoranza,prima dagli dei,poi da un dio "unico diviso in 3 ",ancora oggi la chiesa ci dice che appena nati siamo già peccatori e che senza il battesimo in paradiso non ci andiamo.
Tutte le "idee" politiche,religiose etcc..in origine sono perfette,poi altri uomini nel corso del tempo le trasformano,inquinano,reinterpretando il concetto originario,arrivando al paradosso che alla fine sono l'esatto contrario del principio originario, quindi possiamo dire che è l'uomo a combinare il disastro..
C'è un racconto che "spiega"la condizione dell'uomo.In origine l'anima vagava liberamente attraverso lo spazio,arrivata in prossimità della terra incontrò un essere che era posto a custode di essa,propose all'anima un patto,gli disse dato che sei eterea non riesci ne "sentire ne vedere" io posso fare in modo che tu "veda e senta",l'anima "ingenua"rispose di si,il custode opera una "magia" fornisce un corpo e invita l'anima a entrarci promettendo che se non fosse stato di suo gradimento sarebbe stata libera di uscirne,l'anima accettò,una volta nel corpo inizio a "vedere e sentire",il custode la portò in riva a un lago,e le disse "guardati"l'anima chinò il capo e si "specchiò"rimase affascinata da quello che vide,finalmente poteva "vedere e sentire" accettò di rimanere sulla terra.Ma il tempo passava e reincarnandosi dimenticò che poteva rompere il patto e ritornare libera,essere"divina"
Questo è un racconto (sintetizzato)sulla condizione umana,ben venga la gnosi a risvegliare in noi il ricordo di quel patto,fare in modo di liberarci dalle catene che ci tengono prigionieri in questa realtà


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Cita:
rew63 ha scritto:

Questo è un racconto (sintetizzato) sulla condizione umana,ben venga la gnosi a risvegliare in noi il ricordo di quel patto, fare in modo di liberarci dalle catene che ci tengono prigionieri in questa realtà.


Davvero una bella e poetica sintesi della condizione umana!

[:264]

E per approfondire il tema...

Pistis Sophia

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Prima di analizzare alcuni elementi del testo gnostico denominato Pistis Sophia, presentiamo al lettore una premessa introduttiva sulla storia e la composizione dell'opera.

Pistis Sophia è solo uno dei testi gnostici, benché certamente uno dei più rilevanti; altri testi di datazione più giovane del Pistis Sophia, sono: il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Mattia, il Vangelo di Tommaso, il Libro di Tommaso l’Atleta, l’Apocrifo di Giovanni, la Natura degli Arconti, l’Origine del Mondo, le Tre Stele di Seth, il Vangelo degli Egiziani, il Secondo Discorso del Grande Seth, il Trattato Bipartito, Eugnosto il Beato e La Sofia di Gesù Cristo.

A differenza degli altri testi citati, il Pistis Sophia non fa parte dei manoscritti scoperti a Nag Hammâdi. Tuttavia secondo gli studi ci sono ottimi motivi per ritenere che provenga dalla stessa regione, appartenendo quindi alle stesse comunità gnostiche cristiane. Infatti Pistis Sophia, al pari delle altre opere, è stato scritto in lingua copta e usa riferimenti temporali copti (1) nonché diversi riferimenti a nomi di demoni o divinità ricorrenti in testi magici egiziani.

Il manoscritto appare per la prima volta a Londra nel 1772 e viene acquistato dal bibliofilo A. Askew, per questo è conosciuto anche come Codex Askewianus. Il nome Pistis Sophia fu dato al manoscritto da un certo C.G. Woide incaricato da Askew affinché lo studiasse e lo trascrivesse. Alla morte di Askew lo scritto fu acquistato dal British Museum dove tutt'oggi si trova con la designazione AD 5114.

Il Pistis Sophia nel suo insieme risulta essere un collage di quattro manoscritti; diverse infatti risultano le datazioni delle varie parti di cui è composto. Lo studioso che per primo si cimentò nella traduzione e analisi del testo fu il tedesco C. Schmidt, il quale ancora oggi è considerato il principale punto di riferimento per lo studio del manoscritto. Schmidt data il quarto libro alla prima metà del III secolo; gli altri tre libri alla seconda metà del III secolo....

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La storia, fino ai ritrovamenti di Nag Hammâdi, era quasi completamente all'oscuro del pensiero e della letteratura gnostica anche a seguito della capillare e rigida opera di distruzione dei documenti gnostici da parte della Chiesa Cattolica dopo il concilio di Nicea.

Il testo del Pistis Sophia fu uno dei rari elementi a disposizione degli studiosi per la ricostruzione del pensiero gnostico cristiano, oltre agli scritti di Ireneo (2), Tertulliano (3) e degli altri eresiologi del tempo. Questi, comunque, più che documentare il pensiero gnostico al fine di comprenderlo, erano impeganti nella confutazione dello stesso, pertanto non possono essere considerati una fonte storica esatta, come d'altra parte è stato dimostrato dai manoscritti di Nag Hammâdi. Infatti il contenuto di tali scritti ci riporta una prospettiva delle dottrine gnostiche cristiane spesso contrastante con le affermazioni degli eresiologi.

La cosmogonia.

La struttura cosmogonica e lo stile letterario fanno ricondurre il testo alla comunità gnostica degli Ofiti, detti anche Naasseni (dal greco òphis e dall'ebraico nâhâsh, serpente). Qui di seguito riporterò un sunto tratto dagli studi effettuati da C. Schmidt e dall'analisi del testo.

All'apice dell'universo vi è un Dio ineffabile, infinito, inaccessibile, che costituisce il grado supremo dell'essere, luce e potere dal quale emana ogni cosa: “[...] luce delle luci, luoghi della verità e del bene, luogo del santo di tutti i santi, luogo nel quale non c’è né donna né uomo, luogo (nel quale) non vi sono forme, ma solo una continua e indescrivibile luce” (cap. 143). Attorno a lui vi sono tre spazi nei quali si trovano i più grandi misteri ai quali l'uomo possa accedere: il I° spazio è lo spazio dell'ineffabile; il II° spazio è il primo spazio del primo mistero; il III° spazio è il secondo spazio del primo mistero.

Dal primo mistero trasse origine ogni emanazione, egli è immagine perfetta dell'ineffabile, egli governa l'universo, egli decretò le peripezie di Sophia, egli salva l'umanità dal potere degli arconti, egli è il padre di Gesù, egli è il mistero che guarda dentro (verso l'assoluto), mentre Gesù è il mistero che guarda fuori (verso il contingente). Dal primo mistero provengono i senza padre, i dotati di triplice forza, ecc. ecc.

Al di sotto del mondo dell'ineffabile e inaccessibile si trova il mondo della luce pura, la terra della luce pura, con tre immense regioni:

1) la regione del tesoro della luce ove sono raccolte le anime che ricevettero i misteri; quivi si trovano le emanazioni e gli ordini con i sette amen, le sette voci, i cinque alberi, i tre amen, il fanciullo del fanciullo, i dodici salvatori preposti ai dodici ordini, i nove custodi delle tre porte del tesoro della luce;

2) vi è poi la regione di destra o luogo della destra con sei grandi principi aventi il compito di estrarre dagli eoni e dal cosmo inferiore le particelle di luce e ricondurle nel tesoro; grande messaggero è Jeu, detto pure primo uomo, vescovo della luce,provveditore del cosmo inferiore;

3) la terza è la regione di mezzo nella quale troviamo sei grandi entità di maggiore spicco: 1) Melchisedec il grande ricevitore della luce; 2) il grande Sabaoth detto anche padre di Gesù in quanto prese la sua anima e la gettò nel grembo di Maria; 3) il grande Jao avente al suo servizio 12 diaconi dai quali Gesù trasse le anime dei 12 apostoli; 4) il piccolo Jao, dal quale Gesù prese una forza luminosa e la gettò nel grembo di Elisabetta per la nascita di Giovanni Battista, suo precursore; 5) il piccoloSabaoth; 6) al di sopra di questa entità eccelle la vergine luce giudicatrice delle anime e quindi dispensatrice di felicità eterna e di tormenti: al suo servizio vi sono i ricevitori, sette vergini luminose con quindici assistenti.

Al di sotto del mondo della luce pura abbiamo il mondo degli eoni o mondo della miscela di materia e luce: è caratterizzato dalla commistione tra luce e materia, effetto della rottura dell'originaria integrità; qui dunque è necessaria l'operazione purificatrice e raffinatrice, affinché la luce ritorni alla sua origine (nel tesoro della luce) e la materia sia accantonata in attesa della sua distruzione. È il mondo del drammatico scontro tra luce e tenebre, tra bene e male.

Come i due precedenti, anche il mondo degli eoni consta di tre regioni: la regione di sinistra, la regione degli uomini, la regione inferiore (inferi, caos, tenebre).

La regione di sinistra era, nei primordi - all'epoca della integrità - la regione di 12 eoni: sei per Sabaoth Adamas, e sei per suo fratello Jabraoth; i loro arconti erano uniti rispettivamente in tre sizigie e coppie; ma i fratelli furono cattivati dalla brama sessuale nell'intento di crearsi un regno di esseri inferiori dipendenti: interruppero così il mistero della luce con la pratica dell'unione sessuale; per comando del primo mistero, Jeu li vincolò nelle loro immutabili sfere terrestri; davanti alla vendetta, Jabraoth si pentì e con lui i suoi: perciò fu creato un tredicesimo eone (che in altri scritti gnostici, è detto ogdoade) sovrastante infinitamente gli altri dodici; e in questo eone fu trasferito Jabraoth, i suoi e, in seguito, da Gesù, furono posti Abramo, Isacco, Giacobbe. Gli abitanti del tredicesimo Eone dominano i dodici eoni e, vicini al mondo della luce pura, aspirano a essa.

Ma in questo tredicesimo eone è già entrata la miscela cioè luce e materia, perciò è detto pure luogo della giustizia. In esso si trovano: il padre primordiale, i tre dotati di triplice forza, i ricevitori o ricevitori vendicativi che strappano le anime giuste che ancora non ricevettero i misteri e le conducono alla vergine di luce (uno di questi tre èl'Arrogante che vedremo in seguito), e ancora i 24 invisibili, emanati dall'invisibile padre primordiale, fratelli e compagni di Pistis Sophia tra i quali c'è pure il suo compagno (una figura, quest'ultima, non meglio definita).

A enorme distanza si trovano i 12 eoni, regno di Sabaoth Adamas, grande tiranno, il re Adamas, che seguita la sua azione procreatrice ed una moltitudine di arconti, angeli, arcangeli, ecc… e di esseri inferiori. Nell'ambito della prima regione e sotto il dominio dei 12 eoni si trovano ancora il destino, la prima e la seconda sfera, gli arconti di mezzo e il firmamento.

Andiamo ora ad analizzare alcuni punti chiave del testo.

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La permanenza di Gesù.

È interessante notare come il Pistis Sophia sia il testo più generoso in termini di tempo nell’indicare la permanenza di Gesù sulla terra dopo la resurrezione, allo scopo di istruire gli apostoli sui misteri. Infatti nel primo capitolo afferma: «Dopo che Gesù risorse dai morti trascorse undici anni con i suoi discepoli durante i quali si intrattenne con essi istruendoli soltanto fino ai luoghi del primo comandamento e fino ai luoghi del primo mistero al di là della cortina, all’interno del primo comandamento, cioè il ventiquattresimo mistero esterno e inferiore; questi (ventiquattro misteri) si trovano nel secondo spazio del primo mistero, anteriore a tutti i misteri: il padre dall’aspetto di colomba».

Quindi Gesù istruisce i propri discepoli per 11 (4) anni dopo la resurrezione fino ad un certo livello di conoscenza; in seguito li istruì a gradi di conoscenza superiori. Il Pistis Sophia, infatti vuole trasmettere una conoscenza (gnosi) di tale livello di profondità da richiedere a Gesù una ascesa al cielo e relativa trasfigurazione descritte nei capitoli successivi (5).

A titolo di confronto con altri testi riguardo la permanenza di Gesù riportiamo che nel libro di Luca “Gli atti degli apostoli” vengono indicati 40 giorni (I, 3); nell’Ascensione di Isaia si narra di 545 giorni (9, 16); ne la “notizia di Ireneo sugli Ofiti” si dice: “Gesù poi dopo la resurrezione è rimasto (in terra) per 18 mesi” (I, 30); ne la “Lettera degli apostoli” la dimora del risorto si protrasse per 7 giorni durante i quali Gesù fa loro “vedere tutto, come aveva promesso” (3, 9 e ss.).

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Il ruolo delle donne.

«Detto questo ai suoi discepoli, soggiunse: - Chi ha orecchie da intendere, intenda! Udite queste parole del salvatore, Maria rimase un’ora (con gli occhi) fissi nell’aria; poi disse: - Signore, comandami di parlare apertamente. Gesù, misericordioso, rispose a Maria: - Tu beata, Maria. Ti renderò perfetta in tutti i misteri di quelli dell’alto. Parla apertamente tu il cui cuore è rivolto al regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli» (cap. 17).

Al di là dell’interpretazione letterale del capitolo 17, che risulta di agevole e comprensibile lettura, bisogna sottolineare come lo stesso introduca per la prima volta nel Pistis Sophia (e rimanga come caso isolato anche relativamente agli altri testi gnostici di Nag Hammâdi) il ruolo di una donna che si erge a protagonista.

Nei capitoli precedenti al diciassettesimo ci sono solo due riferimenti, indiretti, a figure di donne, nel cap. 7, quando viene citata Elisabetta, a cui depone in grembo lo spirito di Elia poi divenuto Giovanni Battista (6), e nel cap. 8, quando Gesù racconta come, nei panni dell’Angelo Gabriele, infonde nella sua madre terrena la prima forza e cioè il Padre.

La comparsa di Maria Maddalena in una veste così centrale ed importante apre le porte ad una riflessione più approfondita del ruolo delle donne sia nel contesto dell’analisi del Pistis Sophia sia, più in generale, nel contesto dello gnosticismo cristiano dell’epoca.

Di fatto nel Pistis Sophia alle donne è riconosciuta un’autorità e una dignità che non si incontrano in alcun altro scritto così antico.

Non è difficile ipotizzare, in conseguenza, l’esistenza di una tacita o aperta contrapposizione della comunità gnostica dalla quale proviene il Pistis Sophia, nei confronti della Chiesa di Roma circa la posizione della donna nell’ambito della comunità e del culto cristiano che, all’epoca, erano retti dal monito di San Paolo: mulieres in ecclesia taceant (le donne tacciano durante l'assemblea).

Nell’opera che stiamo analizzando, in tutti e quattro i libri gli interlocutori di Gesù sono i discepoli; ma con loro sono anche presenti ben quattro discepole: Maria, madre di Gesù, Salomè, Marta e Maria Maddalena.

La Madre di Gesù interviene tre volte (cap. 59, 61, 62); di lei è detto che ha già «ricevuto una somiglianza con la vergine luce» che tutta la terra la proclamerà beata «poiché in te dimorò il deposito del primo mistero e per opera di quel mistero saranno liberati tutti quelli della terra». Anche Salome è presente tre volte (cap. 54, 58 e 145) e Marta quattro (cap. 38, 57, 73 e 80) ma ambedue risultano tutto sommato, nell’ambito della immensa profondità dell’intera opera, presenze di non eccelso significato.

La parte invece di gran lunga più preponderante (e non solo nel raffronto con le altre donne ma anche con i discepoli), è assegnata a Maria Maddalena che interviene, e in contesti sempre importanti, per ben sessantasette volte.

Di lei sono fatte da Gesù le più ampie lodi ed essa arriva persino ad intercedere per i discepoli stessi quando i medesimi non riescono a seguire le parole del maestro (cap. 94).

Essa viene definita la più eletta («tu il cui cuore è rivolto al regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli»). Notiamo che Maria Maddalena, sposa sacerdotessa di Gesù (7), simbolizza la conoscenza (gnosi); quindi il processo di salvezza avviene nella camera nuziale, ossia il matrimonio simbolico con la divina gnosi, che ha anche un riflesso nella sacralità del rapporto intimo sessuale tra l'uomo e la donna nella più totale parità.
Maria Maddalena pertanto, è la più eletta perché contemporaneamente tentazione e salvezza, salvata e salvante, perché approfonditamente a conoscenza del peccato e contemporaneamente redenta e redentrice.

Pistis Sophia e l'Arrogante.

Ci occuperemo ora di una analisi esoterica della figura principe di questo capitolo, figura sulla cui centralità ruotano i capitoli dal 29 sino alla fine del libro I ed anche oltre: Pistis Sophia.

Come tutte le figure allegoriche di una descrizione trascendentale Pistis Sophia non può venire rappresentata da un’unica definizione. Solo un attento e prolungato studio dell’opera ci consente di aspirare a coglierne tutte le possibili classificazioni.

Di sicuro, a livello puramente intellettuale si intuisce come Pistis Sophia rappresenti il devoto, l’iniziato, l’adepto, ed in questo modo anche tutta la promanazione eonica della creazione nella quale l’anima umana, caduta dalla sua regione (il tredicesimo eone) nel caos della materia, trova l’opportunità di risalire per tornare nel seno dell’omnimisericordioso.

È evidente anche il significato puramente letterale di Pistis Sophia, dove non si parla di Iniziati in senso stretto, ma si fa riferimento alle due virtù che Pistis Sophia richiama e cioè al Potere (8) (pistis) ed alla Saggezza (sophia). Saggezza-Potere non è qualcosa di definito in senso assoluto in quanto è sia l'Iniziato che tutti i suoi attributi, tra cui appunto la saggezza che è la gnosi stessa ed il potere che è la resurrezione. È in ogni caso chiaro che tutta la vicenda di Pistis Sophia non è altro che quella di tutto il genere umano. Il mito della creazione, della caduta e della salvezza trattati unitariamente (9).

All'inizio Gesù trova Pistis Sophia al di sotto del tredicesimo eone, cioè nel dodicesimo perché così costretta (10). Ella è triste a motivo delle sofferenze che le aveva arrecato l’Arrogante. Costui è un arconte del tredicesimo eone che, agendo per ordine del primo comandamento, non fa altro che compiere la Legge. Infatti mostra a Pistis Sophia una luce dal volto di leone (11) che inganna Pistis Sophia inducendola a seguirla verso gli eoni inferiori, fino farla scivolare nel caos della materia. Egli è dotato di triplice forza che il Maestro Samael Aun Weor (12) identifica nel Cap. 31 comemente, desiderio e sesso.

Si noti che Pistis Sophia segue la menzognera luce dell'Arrogante perché la scambia per una luce superiore, che lei sempre anela di ammirare. Questo anelito alle sfere superiori che poi fa ricadere Pistis Sophia nella materia ricorda il mito valentiniano della Sophia promanata dal Padre, la quale, desiderosa del Padre stesso, si inganna credendo di essere autonoma e indipendente; quindi trasforma in seguito l'anelito in desiderio egoista. Così cade negli abissi delle acque e da Sophia prende il nome di Prunico (lascivia).

Ma, tornando all'interpretazione samaeliana dell'Arrogante, ci domandiamo perché questo triplice potere di cui esso è dotato siano proprio la mente, il desiderio ed il sesso?

Pensando ai centri di cognizione fondamentali dell'essere umano (13), possiamo identificare proprio la mente, ossia il centro cognitivo intellettuale (lo posizioniamo in corrispondenza con la testa), i sentimenti puri che in ultima istanza esprimono la forza del desiderio in senso ontologico (posizioniamo il centro cognitivo emozionale nel cuore), ed infine i sensi quali centri cognitivi istintuali e animali, necessariamente connessi con la base della nostra istintualità: la sessualità (posizioniamo il centro istintivo-sessuale all'altezza degli organi genitali).

Pertanto la mente, il desidero ed il sesso, visti come centri generali di cognizione ed elaborazione della realtà circostante, diventano i cardini qualificanti dell'essere umano come tale.

Risulta immediato comprendere come, pertanto, sia la modalità di funzionamento di questi centri a determinare la discesa e la salita di Pistis Sophia lungo le sfere eoniche.

La mente, il desiderio ed il sesso di per sé sono costituenti neutri dell'uomo: gli Arconti, l'Arrogante, Pistis Sophia ecc. sono tutte parti dell'uomo nella sua globalità previste dal primo mistero e operanti sotto la volontà del primo comandamento (14). Ma il dramma cosmico dell'uomo si attua proprio partendo da sé stesso e in se stesso deve trovare il suo compimento.

L'inquinamento o la purificazione dei centri collocati nella testa, nel cuore e negli organi genitali determina il percorso di Pistis Sophia.

Conclusioni.

Questo breve articolo di studio sulla Pistis Sophia non vuole essere considerato come esaustivo: di fatto sono stati commentati solo pochi punti interessanti del testo ed in maniera non troppo approfondita.

L'autore rimada a possibili prossime pubblicazioni di approfondimento, ma in primis consiglia al lettore di approcciarsi al testo della Pistis Sophia (qualora fosse interessato) col doveroso rispetto verso un testo sacro, cercando la fonte di comprensione non tanto nello studio intellettuale (che comunque deve essere attuato onde evitare incomprensioni banali) quanto nella meditazione e nella ricerca interiore.

Articolo pubblicato sul sito Fuoco Sacro
Link diretto:
http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosti ... sophia.htm

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Bibliografia
Samael Aun Weor, Pistis Sophia Svelata, edizione privata.
Marcello Craveri, I Vangeli apocrifi, Einaudi tascabili – Classici.
Luigi Moraldi, Testi Gnostici, Classici U.T.E.T. editore.
Appunti privati, incontri di studio sul testo gnostico della Pistis Sophia.
Internet, http://art.supereva.it/filo3000/tertulliano.htm?p
Internet, http://kerigma.firenze.net/testi/ireneo.htm
1Ad esempio, nel primo capitolo è indicato il 15 del mese di tibi come data dell’ascensione di Gesù, che appartiene al calendario copto e corrisponde all’11 di Gennaio.
2Cfr. Adversus hæreses. Ireneo nacque fra il 135 e il 140 e divenne vescovo di Lione nel 178, succedendo a Fotino.
3Cfr. De præscriptione hæreticorum. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano nacque a Cartagine tra il 150 e il 160 da genitori pagani. Verso il 195 si convertì al cristianesimo e tornò in Africa, ove compose numerosi scritti in lingua latina in difesa della Chiesa contro pagani ed eretici. Verso il 207 aderì al montanismo.
4Per chi avesse confidenza con i tarocchi egiziani, ricordiamo che l'assioma trascendentale relativo all'Arcano 11 recita: «Gioioso nella speranza, sofferente nella tribolazione, sii costante nella preghiera».
5Ad esempio, nel capitolo 2: «Ma [...] in quel giorno, dunque, allorché il sole uscì per il suo corso, fu seguito da una grande forza luminosa, molto splendente, la cui luce era al di là di ogni misura. Era uscita, infatti, dalla luce delle luci, era uscita dall’ultimo mistero, che è il ventiquattresimo mistero, dall’interno verso l’esterno: questi (misteri) si trovano negli ordini del secondo spazio del primo mistero. Quella forza luminosa scese su Gesù e lo avvolse interamente, mentre era seduto discosto dai suoi discepoli: divenne tutto splendente, e la luce riversatasi su di lui era al di là di ogni misura». Si noti il fatto che Gesù rimane discosto dai discepoli, ad indicare una distanza, un abisso di conoscenza tra lui e gli astanti.
6Questo passo viene spesso preso a riferimerimento, da vari autori, come esempio per sottolineare l'adesione del pensiero gnostico al concetto di reincarnazione.
7Cfr. Vangelo di Filippo: «Erano tre, che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte» (Vangelo di Filippo, logion 32, a cura di Marcello Craveri).
8Pistis (pistiV), sostantivo femminile, in greco significa credenza, convinzione, fede. In senso samaeliano qui la traduciamo come potere, in quanto la fede, quale volontà creativa, è potere plasmante.
9Si noti che nel cap. 29 Gesù dice: «Pistis Sophia, il suo compagno e le altre ventidue emanazioni formano le ventiquattro emanazioni emanate dal grande e invisibile padre primordiale e dai due grandi dotati di triplice potenza». Da un punto di vista cabalistico sappiamo che il 24 indica il 6, ossia il sesto mistero, che nei tarocchi egiziani è l'Indecisione oppure l'Innamorato, ossia l'uomo conteso tra l'amore profano e quello divino, tra materia e luce.
10Vedi cap. 30 parte finale: «Per ordine del primo comandamento, il grande dotato di triplice forza, l’arrogante, uno dei tre dotati di triplice forza, perseguitava Sophia nel tredicesimo Eone affinché guardasse verso le parti inferiori […] e le fosse così tolta la sua luce». Vedi anche cap. 31: «con questo pensiero uscì dal suo luogo, cioè dal tredicesimo Eone e discese al dodicesimo Eone».
11Esotericamente il leone simbolizza la Legge divina.
12Vedi bibliografia.
13Si ricordi che il tredicesimo eone è il luogo della giustizia, luogo di miscela tra luce e materia.
14Citando Samael Aun Weor: «L'Anima, il sesso, la tentazione, la caduta, la rigenerazione, sono nascosti nel sesto Mistero» (vedi bibliografia). Il sesto mistero, come abbiamo visto, è l'uomo.


http://crepanelmuro.blogspot.it/2013/10 ... ophia.html


Ultima modifica di Atlanticus81 il 30/10/2013, 09:01, modificato 1 volta in totale.


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