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 Oggetto del messaggio: Drake Rettificato. Le b-log di C.Maccone
MessaggioInviato: 13/10/2013, 22:10 
Mathematical SETI, non solo radiotelescopi

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Sul finire dell’agosto 2012, appare per la prima volta, in lingua inglese ad opera dell’editore Springer, il volume “Mathematical SETI”, dove Claudio Maccone raccoglie e aggiorna il suo ventennale lavoro sull’algoritmo per le telecomunicazioni KLT, la missione FOCAL, il progetto PAC, e finalmente la sua ultima fatica, la completa revisione delle basi matematiche del SETI e la conseguente rivalutazione degli aspetti sociologici della nuova Formula di Drake.

Un libro difficile, a detta dell’autore stesso, diretto agli scienziati, ai ricercatori, difficilmente reperibile al di fuori dell’ambito accademico. Forse per fare ammenda col vasto pubblico degli space enthusiast, Maccone ha voluto scrivere una lunga prefazione, dove, con un linguaggio non specialistico, tenta di spiegare i concetti più importanti del suo lavoro.

Vi presentiamo qui la traduzione della prima parte, dedicata agli aspetti matematico-sociologici del SETI.

(RF)

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SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence), la moderna ricerca di un’intelligenza extraterrestre, iniziò nel 1959 con la pubblicazione dell’articolo pionieristico “Searching for Interstellar Communications”, di Giuseppe Cocconi (1914-2008) e Philip Morrison (1915-2005), pubblicato su Nature, Vol. 184, n° 4690, pp. 844-846, 19 settembre 1959.

Appena un anno dopo, nel 1960, Frank Drake iniziò il radio SETI sperimentale con il progetto Ozma, in cui per la prima volta cercò di captare possibili segnali extraterrestri vicino alla frequenza radio di 1420 megahertz, la riga di emissione dell’idrogeno neutro. Vide così la luce il moderno radio SETI, tuttora in piena attività grazie agli enormi progressi compiuti nel settore delle strumentazioni elettroniche e degli algoritmi matematici elaborati dai computer per rilevare i segnali alieni.

Solo qualche anno dopo, nell’incontro su SETI presso L’Osservatorio Nazionale di Radio Astronomia di Green Bank, West Virginia, Frank Drake offrì un altro contributo fondamentale, conosciuto attualmente sotto il nome di “equazione di Drake”. Tale equazione viene descritta nel Capitolo 1 del libro, insieme alla sua estensione per l’equazione che comprende probabilità e statistiche, scoperta da questo autore nel 2007 e presentata per la prima volta nel 2008. Quest’analisi occupa i primi 11 capitoli di questo libro.

PARTE I – STATISTICHE SETI. Questa prima parte del libro è composta da 11 capitoli.

Capitolo 1 – L’equazione statistica di Drake. Questo capitolo mostra come la classica equazione di Drake, il prodotto di sette numeri positivi, possa essere sostituita dal prodotto di sette variabili positive casuali, che prende il nome di “equazione statistica di Drake”.

Questa modalità è scientificamente più consistente in quanto ogni valore in entrata (input) della classica equazione di Drake è accompagnato ora dal segno che contraddistingue l’approssimazione (~)In altre parole, gli input puramente numerici della classica equazione di Drake diventano ora i valori medi delle corrispondenti variabili casuali, ai quali dovrà essere addizionata o sottratta una certa deviazione standard (che dovrà essere trovata sperimentalmente), come è d’uso in ogni serio articolo scientifico.

Le conseguenze matematiche di questa trasformazione vengono spiegate, dimostrando che la nuova variabile casuale N, relativa al numero di civilizzazioni della Galassia in grado di comunicare, deve seguire la distribuzione di probabilità lognormale qualora si permetta che il numero dei fattori nell’equazione di Drake aumenti a piacere.

Questo risultato offre la possibilità di inserire nell’equazione di Drake un numero sempre maggiore di fattori, consentendole di essere più rappresentativa della realtà fisica: per esempio, la fine di una civiltà in seguito all’impatto di un asteroide era assente nella formulazione di Drake del 1961, probabilmente perché fu solamente nel 1980 che la scomparsa dei dinosauri come conseguenza dell’impatto di un asteroide fu accettata dalla comunità scientifica.

Il Capitolo 1 ricava anche un’altra distribuzione di probabilità chiamata “distribuzione di Maccone” da Paul Davies e altri), che fornisce la funzione di densità di probabilità (pdf) della distanza tra due qualsiasi civiltà vicine nella Galassia.

Questo è di importanza capitale per SETI, in quanto spiega come difficilmente si possa sperare di localizzare forme di civiltà aliene a una distanza inferiore a 500 anni luce. La spiegazione più naturale per l’apparente fallimento di 50 anni di ricerca SETI (1960-2010) è che il motivo per cui non le abbiamo individuate dipende semplicemente dal fatto che i nostri attuali radiotelescopi non arrivano a una distanza sufficiente, poiché si possono spingere al massimo a distanze di 100-200 anni luce.

Capitolo 2 – Lasciare che sia Maxima a fare i calcoli. Questo capitolo introduce gli studenti e i giovani ricercatori al piacere di poter fare a meno dei calcoli scritti ricorrendo a Maxima, un programma di algebra liberamente scaricabile. In pratica il lettore troverà in appendice ai vari capitoli tutti quei codici Maxima che l’autore ha dovuto ricavare da solo per dimostrare le diverse equazioni fornite per la prima volta nel libro.

Si tratta di un’assoluta novità per il genere di libri fortemente matematici come questo: non soltanto non ci vergogniamo di dimostrare ai nostri lettori la bellezza di SETI, dell’astrofisica e dell’elaborazione dei segnali, ma insegniamo loro come ricavare importanti nuovi risultati grazie a Maxima e Mathcad. Un paio di esempi come dimostrazione: nelle Appendici 2.A e 2.B deriviamo le proprietà statistiche della distribuzione lognormale, di importanza centrale per l’equazione statistica di Drake illustrata nel Capitolo 1, e, come dimostrazione delle notevoli capacità di Maxima nel calcolo tensoriale, ricaviamo l’universo chiuso di Einstein del 1917 (fondamentale per la cosmologia), le equazioni di Friedman del 1924, e il conseguente numero di protoni dell’universo, il famoso 1080 ricavato da Dirac nel 1937 (cosmologia di Dirac).

Capitolo 3 – Quanti pianeti per l’uomo e per gli alieni? Questo capitolo presenta al lettore l’equazione di Dole (1964). Da un punto di vista matematico quest’equazione è uguale a quella di Drake, ma si applica al numero di pianeti abitabili della Galassia, piuttosto che al numero di civiltà della Galassia in grado di comunicare.

Estendendo dunque il nostro studio alla classica equazione di Dole del 1964 arriviamo alla conclusione che nella Galassia dovrebbero esistere all’incirca 100 milioni di pianeti abitabili dall’uomo, più una deviazione standard di 200 milioni. Non male per la futura espansione del genere umano nella Galassia, sempre che si sopravviva ai molti pericoli che dovremo affrontare nei secoli a venire, quali le avversità fisiche e l’opposizione da parte degli alieni. Avendo trovato nel Capitolo 1 la distribuzione di probabilità della distanza fra due civiltà aliene, nel Capitolo 3 scopriamo che la stessa distribuzione di probabilità si applica alla distanza tra due pianeti vicini abitabili – dopo aver cambiato i numeri (ma non le equazioni), ovviamente.

Capitolo 4 – Paradosso statistico di Fermi e viaggi intergalattici. Questo capitolo affronta il tema della possibile espansione nella Galassia di una civiltà, umana o aliena che sia. L’idea centrale è che la quantità di tempo richiesta per l’espansione nello spazio sia determinata sostanzialmente da due fattori: (1) la velocità dei veicoli spaziali utilizzati per saltare da un pianeta abitabile al successivo; (2) il tempo necessario per colonizzare un nuovo pianeta da zero trasformandolo in una base da cui partire per i successivi viaggi spaziali.

Assumiamo che la prima variabile (la velocità della nave spaziale) sia essenzialmente deterministica, e non richieda un’elaborazione statistica. Assumiamo anche, però, che la seconda variabile (il tempo di colonizzazione) segua la distribuzione lognormale, di nuovo come conseguenza del fatto che il numero dei fattori sconosciuti è così grande da avvicinarsi all’infinito. Viene qui usato il Teorema Centrale del Limite della statistica, come si è fatto rispettivamente nel Capitolo 1 per trovare la distribuzione di N e nel Capitolo 3 quella di NHab.

Partendo da questi presupposti, il modello statistico per la crescita dei coralli nel mare applicato all’espansione di una civiltà nella Galassia ci permette di determinare la distribuzione di probabilità del tempo complessivo necessario a una data civiltà per espandersi attraverso l’intera Galassia. I calcoli diventano piuttosto complicati, e soltanto un uso assennato di Maxima ci ha permesso di trovare le distribuzioni di probabilità pertinenti. Si tratta ovviamente di un ampliamento statistico del famoso paradosso di Fermi, fino ad ora affrontato dagli altri autori in contesti banalmente deterministici.

Capitolo 5 – Quanto a lungo può vivere una civiltà? Questo capitolo cerca di affrontare il valore totalmente sconosciuto dell’ultimo termine dell’equazione di Drake: quanto a lungo potrebbe sopravvivere una civiltà tecnologica? Poiché nessuno lo sa – dato che siamo noi stessi siamo l’unico esempio a disposizione – in questo capitolo la discussione si limita alle variazioni del numero N a seconda che si tratti di civiltà di lunga piuttosto che di breve durata. Gli esempi numerici offerti in questo capitolo sono l’estensione statistica dei corrispondenti valori deterministici dati da Carl Sagan nel suo libro (e serie TV) Cosmos (1980).

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Prefazione foto 3

Capitolo 6 – Modelli matematici che abbracciano tutta la vita, tramite funzioni b-lognormali finite. Questo capitolo contiene del materiale profondamente innovativo, considerato dall’autore uno dei migliori modelli matematici concepiti da lui fino ad ora, nei suoi 64 anni di vita. L’idea è la seguente. Tutti gli esseri viventi sono nati, ciascuno al suo momento (t = b = birth (nascita)), poi sono cresciuti durante l’adolescenza (t = a = adolescenza), poi hanno raggiunto il loro punto più alto nel picco (t = p = picco), seguito dalla senilità (t = s = senilità), e infine dal decesso (t = d = death (morte)). Esiste una funzione finita della densità di probabilità che ha un simile comportamento nel tempo?

Sì, esiste, e si chiama b-lognormale. Cos’è una b-lognormale?

E’ semplicemente una ordinaria lognormale (#956;, #948;) che comincia per un valore positivo del tempo, cioè t = b > 0 piuttosto che t = 0. La sua equazione richiede lo scivolamento del valore d’inizio verso un nuovo istante positivo t = b > 0, che noi chiamiamo b-lognormale, perché questa funzione della densità di probabilità sembra non avere ancora un nome.

Ma gli altri quattro punti nel tempo menzionati sopra hanno invece un immediato significato matematico: (1) il tempo dell’adolescenza (t = a) è l’ascissa del punto di flessione ascendente; (2) il picco (t = P) è ovviamente l’ascissa del punto massimo; (3) il tempo della senilità (t = s) è l’ascissa del punto di flessione discendente; (4) il tempo della morte (t = d) è l’ascissa del punto in cui la tangente alla senilità incrocia l’asse del tempo, e questo trucchetto matematico ci permette di sbarazzarci dell’estremità finita a destra, rimpiazzandola con un ovvio punto finito. Tali sono, quindi, le b-lognormali.

Ora, il Capitolo 6 è interamente dedicato a scoprire nuove equazioni matematiche che esprimano i due parametri sconosciuti (#956;, #948;) come funzioni di qualcuno dei valori di input noti, come il momento della nascita (t = b), più due delle quattro variabili di input rimanenti (a, p, s, d). L’autore è stato in grado di scoprire alcune equazioni finite di questo tipo, e probabilmente ne esistono ancora altre sconosciute, ma quello che è stato in grado di scoprire è stato sufficiente per scrivere i Capitoli 7 e 8, di centrale importanza rispettivamente per la “storia matematica” e per la “evoluzione matematica darwiniana”.

In chiusura l’autore deriva un’espressione per la funzione di densità di probabilità finita delle b-lognormali per normalizzare di nuovo a 1, invece della costante ordinaria di normalizzazione delle lognomrali ordinarie.L’insieme di questi nuovi risultati è un importante passo in avanti che ci permette di rimpiazzare la montagna di parole utilizzate al giorno d’oggi per descrivere l’evoluzione darwiniana e la storia matematica con un semplice insieme di distribuzioni statistiche in accordo con l’equazione statistica di Drake e SETI.

Capitolo 7 – Civiltà storiche come b-lognormali finite. Applichiamo i risultati del Capitolo 6 alla storia matematica. Calcoliamo e confrontiamo le b-lognormali finite di otto civiltà che hanno influito maggiormente sulla storia del mondo negli ultimi 3.000 anni: la Grecia antica (600 a.C.-30. a.C.), la Roma antica (753 a. C.–476 d. C.), l’Italia rinascimentale (1250–1600), il Portogallo (1419–1974), la Spagna (1492–1898), la Francia (1524–1962), la Gran Bretagna (1588–1974), e gli Stati Uniti (1898–c. 2050).

Si potrà obiettare che tutte queste civiltà appartengono al cosiddetto mondo occidentale, ciò nonostante è in Occidente che negli ultimi 3.000 anni troviamo le civiltà più avanzate. È altamente probabile che in futuro l’Asia sostituisca l’Occidente alla guida dell’umanità, ma allo stato attuale, nel 2012, si tratta di un’eventualità ancora incerta.

Così queste otto [funzioni] b-lognormali sono confrontate sullo stesso grafico dove emerge chiaramente una sorta di “inviluppo superiore”: si tratta di una curva esponenziale che, più o meno, abbraccia tutte le b-lognormali come luogo geometrico dei loro picchi! Il risultato principale è in questo caso il fatto che nel b-lognormali diventano sempre più strette con il passare del tempo (cioè, i loro picchi diventano sempre più elevati) e questo rivela il progresso (cioè, un crescente grado di civilizzazione).

Per rendere questo risultato quantitativo, piuttosto che solamente qualitativo, abbiamo bisogno di una nuova unità di misura per la “quantità di evoluzione” raggiunta da una data civiltà in un dato momento, proprio come i metri misurano la lunghezza, i secondi misurano il tempo, i coulomb misurano la carica elettrica, eccetera. Chiamiamo questa nuova unità di evoluzione “darwin”, e la introduciamo nel capitolo successivo, che si occupa dell’evoluzione darwiniana. Il motivo per cui lo facciamo è perché nella scienza “misurare vuol dire capire”.

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Capitolo 8 – Un modello matematico per l’evoluzione e SETI. L’“inviluppo esponenziale” che era appena accennato nel precedente capitolo, ora si delinea chiaramente come il collegamento tra l’evoluzione darwiniana e la famiglia di b-lognormali vincolata tra l’esponenziale e l’asse temporale.

Innanzitutto definiamo l’evoluzione darwiniana semplicemente come la crescita esponenziale del numero di specie viventi sulla Terra che ha caratterizzato gli ultimi 3.5 miliardi di anni di vita sulla terra. In altre parole, presumiamo che 3.5 miliardi di anni fa apparve il primo e unico organismo vivente (RNA?) e tracciamo una curva esponenziale che collega quel punto alle attuali circa 500.000 specie viventi. Questa curva esponenziale è dunque il luogo geometrico dei massimi della famiglia, con un solo parametro, di b-lognormali (il parametro variabile della famiglia è il tempo b di nascita di una qualsiasi nuova specie) tenendo conto della cladistica (cioè la moderna teoria dell’evoluzione che si basa rigorosamente su quando una nuova specie appare nel corso dell’evoluzione, e non su asserzioni tassonomiche rudimentali e semplicistiche).

Detto ancora in altro modo, ogni nuova specie è una curva esponenziale, in leggero aumento o diminuzione nel tempo, che si diparte dall’ “esponenziale principale” (l’inviluppo complessivo) quando una nuova specie ha origine. Come ulteriore nuovo risultato, ricaviamo anche la distribuzione di probabilità “NoEv” o “Non Evoluzione” per una data specie, vale a dire la funzione della densità di probabilità (pdf) che si applica quando una data specie non subisce alcun cambiamento per un lunghissimo tempo (cioè quando i suoi membri nascono, crescono, si accoppiano, invecchiano e muoiono per milioni o miliardi di anni senza che il loro numero aumenti o diminuisca in modo significativo). Stranamente questa nuovissima distribuzione di probabilità risultante dalla nostra teoria non è più un lognormale o un b-lognormale. È qualcosa di nuovo, come una legge statica dell’evoluzione, e il fatto che l’articolo che affronta appunto la tematica “NoEv” sia stato pubblicato in una rivista come OLEB (Origine della Vita ed Evoluzione delle Biosfere) significa che non stiamo parlando di assurdità.

Capitolo 9 – Statistiche sociali secondo l’equazione statistica di Drake. Questo capitolo si occupa di una nuova possibilità risultante dall’equazione statistica di Drake, ovverossia come derivare matematicamente nuovi risultati statistici relativi ad argomenti precedentemente sconosciuti da dati statistici già noti. L’argomento sconosciuto in questo caso è la “componente sociale” dell’equazione di Drake (cioè il prodotto dei suoi ultimi tre termini fi#903;fc#903;fL).

Questi tre termini corrispondono rispettivamente a: (1) fi la probabilità che su un pianeta già brulicante di vita possa nascere la vita intelligente (cioè superiore alle scimmie), come è accaduto nel caso della storica evoluzione dell’umanità sin dalla sua apparizione sulla Terra circa 7 milioni di anni fa fino alla scoperta delle onde radio, le quali rendono possibile la comunicazione tra civiltà aliene diverse nella Galassia (l’esistenza delle onde radio fu compresa matematicamente per la prima volta nel 1864 da James Clerk Maxwell come soluzioni sinusoidali per le sue appena scoperte equazioni di Maxwell); (2) fc corrisponde alla fase in cui una civiltà è in grado di comunicare utilizzando strumenti radio, laser o persino neutrini, fase che per gli esseri umani è storicamente iniziata nel 1864 e continua tutt’oggi; (3) fL corrisponde alla durata di vita complessiva di una civiltà, dal suo inizio fino alla sua fine (ad esempio come risultato dell’impatto di un asteroide, della vicina esplosione di una supernova, di una stella o di un pianeta vaganti che alterano la stabilità gravitazionale del sistema stellare interessato, o anche a causa di guerre nucleari tra gli alieni), di cui non sappiamo assolutamente nulla. Detto questo, il Capitolo 9 suggerisce che potremmo sapere qualcosa (vale a dire una distribuzione statistica) relativa alla “componente sociale” fi . fc . fL riscrivendola come il rapporto fi .fc . fL = N/(Ns . fp . ne . fl) = N/NHab Poiché le distribuzioni di probabilità di N e NHab sono entrambe note (lognormali rispettivamente delle equazioni di Drake e di Dole) tutto si riduce a calcolare la nuova distribuzione di probabilità del rapporto fra due lognormali, che non è un lognormale ma un’altra distribuzione più generale ricavata da noi nel Capitolo 9.

Capitolo 10 – Equazioni cubiche di ripresa storica. Carl Sagan nel suo libro (e serie TV) Cosmos illustra con chiarezza i mille anni di progresso perduti dall’umanità tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.) e la fase di ripresa del Rinascimento Italiano (circa 1400 d. C.). Nel Capitolo 10 trasformiamo tutto ciò in una semplice (forse semplicistica) curva matematica: una cubica (cioè un’equazione algebrica di terzo grado come funzione del tempo).

Mostriamo come i suoi valori numerici corrispondano abbastanza bene al progresso storico nei seguenti campi: (1) astronomia dal 1000 a. C. al 2000 d. C., (2) SETI tra il 1450 e il 2000, (3) ricerca di esopianeti tra il 1950 e il 2010, (4) unificazione dell’Europa tra il 1750 e il 2010, (5) aspettativa di vita umana tra il 10000 a. C. e il 2000 d. C. estrapolata fino al 3000 d. C. e il 10000 d. C. Tutti questi risultati sono presentati come semplici modelli matematici di ciò che appare essere una “legge della ripresa storica” delle civiltà umane, che si potrebbe forse estendere anche ad altre civiltà aliene… naturalmente solo se SETI ha successo.

Capitolo 11- L’evoluzione esponenziale nel tempo come moto geometrico browniano. L’equazione statistica di Drake, descritta nel capitolo 1 e successivi, è statica (non cambia nel tempo).

Fu solo l’8 gennaio 2012 che questo autore si rese conto che la sua equazione di Drake statistica statica altro non era che una istantanea di un processo probabilistico molto importante chiamato “moto geometrico browniano” (GBM), che assomigliava piuttosto a un film che a una istantanea. Ma GBM è un processo probabilistico molto importante, probabilmente il più importante di tutti: in effetti è stato dimostrato nel 1973 che si tratta dell’equazione chiave nel modello matematico “Black-Scholes”, oggi usato quotidianamente nella matematica finanziaria. Robert C.Merton fu il primo a pubblicare una relazione scientifica che espandeva la comprensione matematica del modello “option-pricing” e coniò il termine “modello Black-Scholes di option-pricing”.

Merton e Scholes ricevettero il premio Nobel per l’economia nel 1997 e per quanto non designabile per il premio perchè deceduto nel 1995, Black fu menzionato dall’Accademia Svedese per il suo contributo. Detto questo, noi dimostriamo nel capitolo 11 che il GBM è in realtà lo stesso numero N(t), che aumenta esponenzialmente, delle civiltà in grado di comunicare nella Galassia, soggetto comunque all’incertezza. In altre parole: come l’intelligenza e la tecnologia continuano a evolvere, il sopracitato numero N(t) di civiltà exterrestri nella Galassia aumenta esponenzialmente, ma col rischio che alcune civiltà possano sparire improvvisamente a causa di un impatto asteroidale, l’esplosione di una supernova vicina, pianeti o stelle vagabondi che distruggono la stabilità gravitazionale del sistema stellare al quale si avvicinano, o perfino a causa di guerre nucleari tra extraterrestri. Perciò, il valor medio di N(t) cresce esponenzialmente nel come N(t) = N0eµt , ma N(t) stesso è un processo casuale con massimi e minimi, dato in sostanza da:

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cioè un GBN, essendo B(t) il moto Browniano standard (0, 1). Fin qui tutto bene, ma dopo questa scoperta siamo andati avanti: abbiamo scoperto la funzione della densità di probabilità (pdf) del processo stocastico della distanza (“processo Maccone”?) data da:

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Questa ovviamente si riduce alla distribuzione di distanza “Maccone” tra due qualsiasi civiltà ET discussa nel Capitolo 1 per il caso statico, il che è anche la distribuzione della distanza tra due pianeti abitabili vicini (con quantità diverse) come dimostrato nel Capitolo 3. Perciò, in conclusione, crediamo che il Capitolo 11 sia il capitolo più importante di questo libro perché apre la strada a future considerazioni statistiche riguardo agli ET e le loro distanze nella Galassia.

Traduzione DONATELLA LEVI

Editing FABRIZIO BERNARDINI

http://iltredicesimocavaliere.wordpress ... telescopi/



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Avesse avuto due vite, una l’avrebbe dedicata alla matematica, l’altra all’astrofisica. Dovendo accontentarsi, s’è votato a entrambe con tantissima passione e, ça va sans dire, pochissimo tempo libero.

Il dott. Claudio Maccone, nel corso del Congresso Internazionale di Astronautica svoltosi recentemente a Napoli, è stato eletto Presidente del Comitato Permanente SETI in seno alla IAA. Sostituisce Seth Shostak, presidente per due mandati, ed è il primo italiano, anzi il primo non-americano a ricoprire tale carica.

Laureato in fisica e matematica col massimo dei voti, Maccone nel 1980 ha ottenuto un dottorato in matematica al King’s College di Londra, con una tesi sulla Trasformata di Karhunen-Loeve (KLT). Si tratta di un algoritmo in uso nelle telecomunicazioni, estremamente utile in ambito SETI, perché rende possibile evidenziare con grande accuratezza eventuali segnali captati da un radiotelescopio, isolandoli dal rumore cosmico di fondo e da qualsiasi disturbo elettromagnetico. Ancora oggi, però, la quasi totalità dei ricercatori SETI sta utilizzando, per l’analisi dei dati, l’antiquata Trasformata Veloce di Fourier (FFT), che prende in esame solo dati in banda stretta e a grande velocità. KLT invece garantisce maggior sensibilità e lavora in banda larga, ma richiede tempi di elaborazione molto più lunghi. Maccone è oggi uno dei più convinti sostenitori dell’implementazione della KLT ovunqe si faccia SETI.

A partire dal 1985, Maccone ha lavorato a lungo presso l’azienda aerospaziale Aeritalia (oggi Thales Alenia Space) alla progettazione di satelliti artificiali, come il QUASAT e il Tethered Satellite. Nel 1993 propone provocatoriamente all’ESA di realizzare la cosidetta missione FOCAL, ambizioso progetto per lo studio e l’utilizzo della cosidetta Lente Gravitazionale del Sole, un fenomeno naturale di grande potenza. In pratica, la gravità solare deflette e mette a fuoco la luce dei corpi celesti occultati dal Sole, ottenendo, nel fuoco, magnificazioni di enorme entità. Il fuoco si trova però alla distanza di 550 Unità Astronomiche (UA), ben oltre i confini del Sistema Solare. Si tratta quindi di un’impresa lunga e rischiosa, ai limiti dell’attuale tecnologia, che però darebbe all’Uomo il controllo su uno strumento di straordinaria potenza.

Nel 2010 la IAA lo chiama a ricoprire l’incarico di Direttore Tecnico per l’Esplorazione Scientifica dello Spazio. Inoltre è responsabile del progetto “Lunar Farside Radio Lab/PAC Project”, e in questa veste nel giugno 2010 ha elevato formale richiesta all’ONU, perchè un’area situata sulla faccia nascosta della Luna, denominata Cerchio Antipodale Protetto (PAC), venga permanentemente mantenuta nello stato di radio-quiete in cui si trova attualmente. Infatti il corpo stesso della Luna esercita un effetto schermante contro l’inquinamento elettromagnetico proveniene dalla Terra, e in futuro ciò permetterà di disporre del PAC come località ideale dove costruire grandi radiotelescopi.

Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra cui il prestigioso “Giordano Bruno Award” con la suggestiva e significativa menzione: “ […] Dr. Maccone is, significantly, the first Italian to win the Bruno award, which was established in 1995 and is dedicated to the memory of Giordano Bruno, the Italian monk burned at the stake in 1600 for postulating the multiplicity of inhabited worlds”.

Instancabile anche nella sua attività divulgativa, il nostro ha scritto oltre 70 articoli tecnici e scientifici, perlopiù pubblicati nella rivista “Acta Astronautica”, nonché quattro libri in lingua inglese, due per IPI Press: Telecommunications, KLT and Relativity e The Sun as a Gravitational Lens: Proposed Space Missions, e due per Springer: Deep Space Flight and Communications (2009), e Mathematical SETI (2012).
Nel suo ultimo libro, in uscita proprio in questi giorni, Maccone riprende e aggiorna i suoi temi più conosciuti, ossia la missione FOCAL e l’algoritmo KLT, ma sopratutto presenta un progetto molto ambizioso al quale sta lavorando da anni, cioè la revisione dell’intero impianto matematico del SETI. Maccone ha riformulato in chiave statistica sia la famosa equazione di Drake, che fornisce il numero di civiltà extraterrestri presenti nella Galassia, sia quella di Dole, che fornisce il numero dei pianeti abitabili.

Un primo, importante risultato è la scoperta di una nuova curva di distribuzione che il noto fisico Paul Davies ha battezzato “La distribuzione di Maccone”, dalla quale si evince che la probabilità di trovare una civiltà aliena a una distanza dal Sole inferiore a 500 anni-luce è virtualmente pari a zero. Ma i nostri attuali radiotelescopi sono in grado di rilevare eventuali segnali d’origine artificiale a una distanza massima di 200 anni-luce: ecco perché il SETI non ha potuto registrare, fino a oggi, alcun risultato positivo.

“Si tratta di un libro dedicato a un pubblico di esperti, non è assolutamene un’opera a carattere divulgativo – dice lo stesso Maccone – ma è qualcosa di cui la comunità scientifica internazionale ha davvero bisogno. E’ un tentativo di connettere discipline scientifiche considerate fino a oggi indipendenti tra di loro: l’astronomia, l’evoluzione della vita sulla Terra e altrove nell’Universo, l’astronautica (sopratutto per quanto riguarda i viaggi interstellari a velocità relativistiche), e la storia matematica. Combinare tutto questo in una sorta di descrizione matematica unificata, era qualcosa che andava fatto.”

Claudio Maccone viene considerato oggi uno dei più importanti scienziati SETI a livello mondiale. In suo onore, l’International Astronomical Union (IAU) ha battezzato col suo nome l’asteroide 11264.

ROBERTO FLAIBANI

http://iltredicesimocavaliere.wordpress ... isionario/

Ho avuto l'occasione di conoscerlo personalmente oggi al 3°Memorial Carlo Sabadin che si è tenuto presso l'hotel Alga a Milano nell'ambito di un convegno sulla esobiologia ed è stato affascinante sentirlo parlare e interagire con lui!

[:p]



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dall'osservazione delle lognormali di maccone applicate alle società umane osserviamo un aumento dell'altezza del picco e un accorciamento nella durata di ciascuna 'civiltà'... Come a dire che nel passato esse duravano molto di più, ma con un livello di progresso minore.

Questo a mio avviso rappresenta il preludio della fine della nostra. Organizzazioni e modelli sociali sempre più brevi matematicamente all'ennesima potenza rappresenta il collasso della funzione matematica.

Il sostentamento della curva se tendente a infinito il modello può realizzarsi solo con l'introduzione di altre variabili. Forse quelle variabili che il player b sta appunto cercando di introdurre prima dell'inevitabile apocalisse.

Il che spiegherebbe la ciclicità delle "umanità" che si sono susseguite in terra. L'ultima finita 12000 anni fa con atlantide.

Riguardo al fatto che nel raggio di 500 anni luce sia prossima a zero la probabilità di individuare forme di vita aliene intelligenti ci posso anche credere... Gli extraterrestri esisitono sicuramente nella galassia, ma probabilmente con la terra non ci hanno avuto niente a che fare.

Questo dovrebbe portare a pensare che, se di extraterrestri vogliamo parlare dovremmo guardare molto ma molto più vicino a noi... Marte, da dove forse proviene la razza umana come oggi la conosciamo.

Più che di extraterrestri forse dovremmo pensare agli avvistamenti come ad esseri extradimensionali provenienti dal metafisico, ovvero quel 90% dell'universo di cui non sappiamo assolutamente nulla!



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MessaggioInviato: 31/05/2014, 00:47 
“La vita complessa possibile in 100 milioni di pianeti”

Cento milioni di possibilità. A tanto ammonterebbe il numero di pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita in forma complessa nella nostra galassia. In base ad un preciso calcolo, elaborato da un gruppo di scienziati e al centro di una ricerca accettata dalla rivista Challenges, saremmo letteralmente circondati da mondi simili al nostro.

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A firmare lo studio, sono astrobiologi ed astronomi, come Louis Irwin, dell’Università del Texas, Alberto Fairèn della Cornell University, Abel Mendez del Laboratorio di Abitabilità Planetaria dell’Università di Porto Rico e Dirk Schulze-Makuch , professore dell’Università dello Stato di Washington. Per la prima volta, emerge una stima quantitativa dei pianeti della Via Lattea che potrebbero essere abitati da qualcosa di più evoluto di un microrganismo. Il computo si è basato su dati oggettivi, come lo stesso Schulze-Makuch ha spiegato in un articolo pubblicato da Air&Space.

“Innanzi tutto, abbiamo esaminato la lista crescente di oltre un migliaio di esopianeti finora conosciuti. Usando una formula che prende in considerazione la densità, la temperatura, il substrato (liquido, solido e gassoso), la chimica, la distanza dalla stella di riferimento e l’età, abbiamo calcolato un “Indice di Complessità Biologica” (in inglese, Biological Complexity Index o BCI) che valuta i pianeti in una scala da 0,1 a 1 in base al numero e al tipo di caratteristiche ritenute importanti per supportare varie forme di vita multicellulare”.

La formula, applicata ai mondi alieni scoperti fino ad oggi, ha mostrato che l’ 1-2% di essi presenta un Indice di Complessità Biologica superiore a quello di Europa, la luna gioviana dalla superficie ghiacciata considerata uno dei luoghi del sistema solare dove è più probabile trovare vita extraterrestre. Stimando che nella Via Lattea esistono 10 miliardi di stelle ed ipotizzando che ognuna di esse possieda un solo pianeta, quell’uno per cento applicato in scala si traduce in 100 milioni di potenziali candidati ad ospitare la vita. Numero che potrebbe ulteriormente moltiplicarsi- fino a 10 volte- immaginando che i pianeti in orbita attorno alle stelle siano di più.

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“Lo studio non sostiene, tuttavia, che forme di vita complessa esistano su così tanti pianeti, ma solo che ci potrebbero essere le condizioni”, spiega il ricercatore. “Inoltre, vita complessa non significa vita intelligente (anche se non lo esclude) e neppure vita animale. Vuol semplicemente dire organismi più grandi e complicati rispetto ai microbi, che potrebbero esistere in un numero di forme differenti, e probabilmente formerebbero catene alimentari stabili come quelle presenti nell’ecosistema della Terra. Non di meno, questo è il primo studio che si basa su dati osservabili di corpi planetari reali al di là del nostro sistema solare, piuttosto che su congetture plausibili riguardo la frequenza della vita su altri mondi partendo da supposizioni ipotetiche.”

La vita, nelle sue molteplici forme forse neppure contemplabili dalla nostra mente, brulica ovunque attorno a noi. Ma dove esattamente? Per il docente dell’ Università dello Stato di Washington, potrebbe essere irraggiungibile. “Nonostante la quantità assolutamente rilevante di pianeti che potrebbero ospitare forme di vita complessa, la Via Lattea è così vasta che, da un punto di vista statistico, i mondi con un più alto BCI potrebbero essere assai lontani”, sostiene infatti nel suo articolo. “Uno dei sistemi extrasolari più vicini a noi e più promettenti, noto come Gliese 581, ha probabilmente due pianeti con l’apparente capacità di ospitare biosfere complesse, ma Gliese 581 è circa 20 anni luce da noi.

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Molti pianeti con un Indice di Complessità Biologica più alto potrebbero essere ancora più lontani. Se i 100 milioni fossero distribuiti uniformemente per tutta la galassia, sarebbero in media a 24 anni luce di distanza. Ovviamente, la distanza di quelli con vita intelligente potrebbe essere ben più grande. Quindi da un lato appare altamente improbabile che siamo soli. Dall’altro, però, sembriamo così lontani dalle altre forme di vita con la nostra stessa complessità che incontrare gli alieni potrebbe essere inverosimile nel prossimo futuro.”

http://www.extremamente.it/2014/05/30/l ... i-pianeti/

Dove ho già sentito Gliese 581?!

[;)]



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MessaggioInviato: 31/05/2014, 13:32 
Cita:
Si potrà obiettare che tutte queste civiltà appartengono al cosiddetto mondo occidentale, ciò nonostante è in Occidente che negli ultimi 3.000 anni troviamo le civiltà più avanzate. È altamente probabile che in futuro l’Asia sostituisca l’Occidente alla guida dell’umanità, ma allo stato attuale, nel 2012, si tratta di un’eventualità ancora incerta.


secondo me questa è una grossa scemenza -_-

Cita:
Per rendere questo risultato quantitativo, piuttosto che solamente qualitativo, abbiamo bisogno di una nuova unità di misura per la “quantità di evoluzione” raggiunta da una data civiltà in un dato momento, proprio come i metri misurano la lunghezza, i secondi misurano il tempo, i coulomb misurano la carica elettrica, eccetera. Chiamiamo questa nuova unità di evoluzione “darwin”, e la introduciamo nel capitolo successivo, che si occupa dell’evoluzione darwiniana. Il motivo per cui lo facciamo è perché nella scienza “misurare vuol dire capire”.


Questo mi sembra un altro errore non da poco, considerare la "storia moderna" l'unica che abbia espresso livelli tecnologici elevati considerando quindi l'evoluzione lineare.

Cita:
Atlanticus scrive:
dall'osservazione delle lognormali di maccone applicate alle società umane osserviamo un aumento dell'altezza del picco e un accorciamento nella durata di ciascuna 'civiltà'... Come a dire che nel passato esse duravano molto di più, ma con un livello di progresso minore.

Questo a mio avviso rappresenta il preludio della fine della nostra. Organizzazioni e modelli sociali sempre più brevi matematicamente all'ennesima potenza rappresenta il collasso della funzione matematica.

Il sostentamento della curva se tendente a infinito il modello può realizzarsi solo con l'introduzione di altre variabili. Forse quelle variabili che il player b sta appunto cercando di introdurre prima dell'inevitabile apocalisse.


Un modello basato sulla crescita infinita dei suoi parametri non può che collassare su se stesso. Nulla in natura è infinitamente crescente e quindi richiede infinite risorse per la sua crescita. Infatti se per quelle curve proietti il picco all'infinito l'ampiezza si riduce a 0 ^_^


p.s.: secondo me il seti continua ad essere una inutile perdita di tempo. Se quelle menti si concentrassero a cercare le tracce qui sulla terra probabilmente avremmo già molte più risposte anche considerando come alcuni parametri vengono valutati nell'equazione nuova di drake. Meglio di niente certo...


Ultima modifica di MaxpoweR il 31/05/2014, 13:35, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 31/05/2014, 18:37 
Cita:
MaxpoweR ha scritto:

Cita:
Si potrà obiettare che tutte queste civiltà appartengono al cosiddetto mondo occidentale, ciò nonostante è in Occidente che negli ultimi 3.000 anni troviamo le civiltà più avanzate. È altamente probabile che in futuro l’Asia sostituisca l’Occidente alla guida dell’umanità, ma allo stato attuale, nel 2012, si tratta di un’eventualità ancora incerta.


secondo me questa è una grossa scemenza -_-

[quote]

già !!infatti mette in evidenza la conoscenza, non dico scarsa, ma addirittura nulla della storia antica [8D]

Tuttavia, una certa giustificazione può starci se teniamo conto che nelle scuole ,anche superiori, si danno solo brevi cenni, di ciò che sono state ,civilà come l'Indiana la Cinese e Giapponese e se qualcuno vuole approfondire deve farlo come autodidatta [V] [xx(]

ciao
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L'Equazione di Drake guida ancora la ricerca della vita oltre la Terra.

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Frank Drake, astronomo e astrofisico riconosciuto come uno dei pionieri nella ricerca di intelligenza extraterrestre.
Foto: Mark Thiessen, NATIONAL GEOGRAPHIC CREATIVE


Pochi giorni prima di Halloween nel 1961, un giovane astronomo è stato a rimuginare su un problema abbastanza serio.

Presto l'astronomo Frank Drake, sarebbe stato convocato ad un incontro presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, West Virginia, per discutere di ciò che era ancora un tema marginale: la ricerca di vita extraterrestre intelligente. Drake aveva invitato alla riunione tutti quelli che pensava avessero un interesse per la ricerca scientifica degli ET.

Si prometteva di essere un grande raduno, sulla scia del Progetto Ozma, che nel 1960 aveva cercato segnali radio intorno a due stelle vicine.

Il problema era che l'agenda scientifica del meeting era in disordine. Drake, che all'epoca aveva 31 anni, era stato impegnato da solo nell'organizzazione e nell'accoglienza all'evento, ed era stato distratto dalla logistica della riunione. Si diceva che uno dei partecipanti, il biochimico Melvin Calvin della UC Berkeley, fosse sulla short list per il Premio Nobel per la chimica, che sarebbe stato annunciato durante la conferenza. Così Drake aveva trascorso un pezzo dei giorni precedenti a risolvere il pressante problema di dove acquistare champagne (che sarebbe stato chiaramente necessario se Calvin avesse vinto) in una contea altrimenti asciutta.

Un giorno prima dell'arrivo dei partecipanti, Drake delineò un modo di concentrare la discussione scientifica sulla probabilità di rilevare civiltà aliene nella Via Lattea. Usò il termine N per descrivere il numero di tali mondi.

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L'equazione di Drake, formulata nel 1961, stima il numero di civiltà aliene
che potremmo rilevare. Recenti scoperte di numerosi pianeti nella
Via Lattea hanno aumentato le probabilità.


Poi scrisse sette fattori che riteneva rilevanti per N: il tasso di formazione stellare simile al sole nella Via Lattea (che Drake ha chiamato R*), la frazione di quelle stelle che hanno pianeti (fp), il numero di pianeti, per ogni stella , che potrebbe sostenere la vita (ne), la frazione di questi pianeti sui quali si evolve la vita (fl) , la frazione della vita che si evolve in forma intelligente (fi), la frazione di quelle civiltà intelligenti che sviluppano tecnologie rilevabili (fc), e la quantità media di tempo nel quale quelle civiltà sono rilevabili (L).

Se inserisco i numeri e moltiplico i termini insieme, ragionava Drake, dovrei trovare il valore di N. (Non importava che, al momento, l'unico fattore con un valore ragionevolmente ben conosciuto era R*).

Fantastico, pensò. Dovrebbe funzionare.

Il 1° novembre, Drake ha dato il via alla conferenza di Green Bank scarabocchiando la sua equazione su una lavagna nella sala conferenze dell'Osservatorio.

Non poteva sapere che quello che aveva appena scritto sarebbe stato conosciuto, mezzo secolo più tardi, come l'equazione di Drake .

"Ci sono stati pochi di libri scritti su equazioni importanti nella storia della scienza, e di solito vi è inclusa", dice Drake, che ora ha 84 anni. "Il che mi stupisce sempre."

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Frank Drake (a destra) e colleghi visitano il telescopio del
National Radio Astronomy Observatory nel 1962.
FOTOGRAFIA DI NRAO / AUI / NSF


Una moltitudine di pianeti

Più di 50 anni dopo la sua formulazione, l'equazione di Drake guida ancora i modi di pensare su come trovare ET. Col passare degli anni e l'affinarsi degli strumenti, gli astronomi hanno iniziato a raffinare e inserire i numeri per le variabili dell'equazione. Ma le variabili sono rimaste le stesse. A Drake viene chiesto ripetutamente se tutti i fattori sono mancanti, egli risponde: "per quanto ne so, non lo sono". Dice che anche quando i fattori mancanti suggeriti sembrano "ragionevoli", si possono già trovare in uno dei sette fattori che elaborò nel 1961.

Negli anni successivi, però, il valore di R* è cambiato, aumentando, da un prima stima di una o due stelle come il Sole ogni anno a un massimo di cinque o dieci stelle all'anno. Questo è in parte dovuto al fatto che gli astronomi non contano più solo le stelle simili al sole. Stelle più piccole, più rosse, e più fredde conosciute come nane-M sono emerse negli ultimi dieci anni come ospiti potenziali per i pianeti portatori di vita.

"Dobbiamo includere le nane-M", dice Drake. "Hanno pianeti, e li hanno in luoghi dove la temperatura è adatta per la vita." Sono anche il tipo più comune di stelle nella galassia.

Il valore di fp - la frazione di stelle con pianeti - era completamente sconosciuto nel 1961. "Non c'erano dati allora. Non era stato scoperto alcun pianeta al di fuori del nostro sistema solare", afferma Steve Dick, astrobiologa presso la Biblioteca del Congresso ed ex capo storico della NASA. "Questo incontro a Green Bank è stata la prima riunione del suo genere. Era una cosa molto audace da fare."

Ora, dopo molte migliaia di ore passate a scrutare i cieli alla ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare, e solo due decenni dopo che sono stati trovati i primi pianeti extrasolari, sappiamo che praticamente ogni stella ha pianeti. In altre parole, il valore di fp è vicino a uno. Ma quanti di questi pianeti sono adatti per la vita?

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I mondi di Goldilocks adatti per la vita,
quanti ne ospitano forme intelligenti?


La ricerca di esopianeti si sta avvicinando a determinare la frequenza dei pianeti simili alla Terra. Una recente stima, sulla base dei dati prodotti da Kepler della NASA, suggerisce che circa il 20% di stelle come il Sole hanno almeno un pianeta delle dimensioni della Terra, un pianeta abitabile. Ma la zona abitabile è scivolosa e difficile da definire, ed è troppo presto per dire se i pianeti simili alla Terra sono comuni come noi sospettiamo.

L'equazione di Drake originariamente definiva il termine n e il numero di pianeti in un sistema in grado di sostenere la vita. Ma Drake ha modificato la definizione di n e per usare le parole "oggetti" o "corpi" piuttosto che "pianeti". Gli scienziati pensano che i "corpi" del nostro sistema solare più adatti per la (potenziale) vita siano tre (Venere, Terra e Marte) e tre lune: Europa satellite di Giove, con il suo profondo oceano ricoperto di ghiaccio, e due lune di Saturno, il Titano ed Encelado con i suoi geyser.

Se c'è una cosa che abbiamo imparato a conoscere della vita sulla Terra, è che gli organismi si sviluppano in luoghi sorprendenti. Nel più arido dei deserti, sepolto sotto il ghiaccio antartico, o nelle profondità estreme del mare, è difficile trovare un posto dove la vita non ha preso piede. "La vita è molto più robusta di quello che siamo abituati a pensare," afferma Steve Dick.

Ma gli scienziati non sanno ancora come la vita sia cominciata sulla Terra e se processi simili sono comuni nel cosmo. Fl, la frazione di mondi che potenzialmente sostengono la vita e dove la vita si sia effettivamente evoluta, è ancora una questione aperta.

Nei prossimi decenni, gli scienziati continueranno a scrutare più da vicino le eso-Terre nella galassia e cercaranno di segni di vita nelle eso-atmosfere, finché un giorno faranno finalmente pollice verso compilando il valore di fl.

Ma il vero punto di tutto questo calcolo, ovviamente, è quello di trovare pianeti o satelliti dove le condizioni sono mature non solo per l'evoluzione dei microbi extraterrestri, ma per l'evoluzione della vita intelligente come noi stessi, o di più.

"Se guardo indietro agli ultimi 50 anni, penso ci fosse inizialmente un certo senso, soprattutto tra gli astronomi, che una volta sviluppata la vita, sarebbe stato quasi inevitabile che diventasse intelligente", spiega Doug Vakoch del SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) Institute di Mountain View, in California. "E come stiamo prendendo in considerazione le vicissitudini dell'evoluzione, che non è affatto ovvio".

Gli ultimi termini dell'equazione, quelli che incorniciano la più grande questione se gli esseri umani sono soli nella loro curiosità cosciente, sarà impossibile da definire fino al rilevamento di una intelligenza extraterrestre. Fino a quando sentiremo quei mormorii alieni, tutto ciò che possiamo fare è stimare il valore di N inserendo i numeri che conosciamo e fare ipotesi plausibili sui numeri che non conosciamo.

E' questo tipo di congetture che tende ad infiammare i critici dell'Equazione di Drake, chi si lamenta che l'equazione non è predittiva, è troppo aperto, e non fornisce alcuna risposta. Ma "predittiva" non è davvero quello per cui Drake l'aveva pensata.

"E' un modo per inquadrare il problema", dice l'astrofico del MIT Sara Seager, circa l'equazione. "Nella scienza, è sempre necessaria un'equazione, ma questo non è quello che si sta andando a risolvere. Aiuta appena a sezionare tutto".

Seager ha scritto la propria versione dell'equazione di Drake applicandola ad una domanda astrobiologica diversa. Utilizzando lo stesso quadro, l'equazione Seager stima quante biosfere aliene respirabili potrebbero essere rilevate con i telescopi satellitari in questo decennio.

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Osservatorio di Arecibo a Puerto Rico è uno dei più grandi
radiotelescopi a singolo piatto del mondo.
Foto STEPHEN ALVAREZ, NATIONAL GEOGRAPHIC CREATIVE


Il futuro: parlare ad alta voce alle Stelle

All'interno dell'equazione di Seager si trova una delle condizioni meno note dell'Equazione di Drake: In definitiva, la risposta dipende dalla capacità tecnologica della civiltà che fa la ricerca. Nella versione di Drake, tale limite si nasconde in un luogo inaspettato: l'ultima variabile, L. Questa è la più bestiale delle variabili, quello che non possiamo sapere fino a quando troviamo ET, è la durata media del tempo per il quale le civiltà aliene sono rilevabili.

Questo lasso di tempo dipende non solo dalla rumorosità della tecnologia aliena (in altre parole, quanto sia facile intercettare una civiltà), ma anche sulla sensibilità della tecnologia che stiamo usando per cercare i nostri cugini cosmici. Anche se tutte le altre variabili sono uguali, "un'altra civiltà, con una sensibilità diversa, si finisce con un diverso N", afferma Frank Drake.

Con il divenire più efficienti delle tecnologie di comunicazione, la Terra diventa silenziosa. Il pianeta sta perdendo meno segnali radio forti, rilevabili nello spazio. Per una civiltà con le nostre stesse funzionalità di rilevamento, la Terra potrebbe essere rilevabile solo per il tempo di un secolo. Ma le civiltà con rilevatori di gran lunga più potenti saranno in grado di individuare i nostri segnali molto di più; il contributo della Terra al fattore L, dal loro punto di vista, è più grande.

Tredici anni dopo la conferenza di Green Bank, Drake si è sforzato di fornire il cosmo con segni intenzionali della presenza dell'umanità e rendere la Terra più facile da trovare per i programmi SETI alieni. Ciò ha portato, nel 1974, alla creazione di un messaggio che Drake ha progettato e trasmesso dell'Osservatorio di Arecibo a Puerto Rico. Includendo informazioni sugli elementi chimici, la struttura del DNA, e l'indirizzo della Terra nella galassia. Attraversando lo spazio alla velocità della luce, il messaggio deve essere rilevabile da una civiltà con un ricevitore simile a quello di Arecibo.

Che cosa succederebbe se inviassimo ancora intenzionalmente segnali nel cosmo?

Cosa succederebbe se altre civiltà stessero già facendo lo stesso, e altruisticamente segnalassero la loro presenza nella galassia con lo scopo di aiutare le persone con una curiosità in comune?

Tali radiofari nel cosmo, i mondi rumorosi che intenzionalmente parlano alle stelle, sarebbero una manna per ricercatori SETI. E a causa del modo in cui la matematica dell'equazione di Drake lavora, quei mondi potrebbero aumentare il valore di N di molto.

"Mentre andiamo avanti con il SETI, è importante mantenere aperta la possibilità di un SETI attivo, decidendo di prendere l'iniziativa per la trasmissione", dice Vakoch. "Nei primi giorni del SETI abbiamo sempre pensato che sarebbero stati gli extraterrestri a prendere l'iniziativa."

Se dovessimo inviare un altro messaggio e fosse ricevuto, potremmo ancora non sentire quel "Ciao" alieno, tornare indietro da un mare di stelle. I primi coraggiosi, tentativi di Drake fuori dai sentieri battuti hanno contribuito ad orientare un nuovo campo di indagine, che le sue idee hanno sfidato generazioni di scienziati a guardare le stelle con la mente aperta. Dopo tutto, l'unico modo per scoprire un altro pianeta pieno di esseri curiosi che si fanno le stesse domande è di rimanere curiosi noi stessi, e cercare di trovarli.

http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/07/l ... ra-la.html



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