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Essere Interdimensionale
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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 21/10/2016, 20:27 
Salta fuori una terza pista da seguire, Max Spiers potrebbe essere stato ucciso da alcuni pedofili.


Salta fuori una terza pista da seguire per fare luce sulla morte di Max Spiers, un cacciatore di UFO di fama mondiale, scaturita da un video girato pochi giorni prima della sua dipartita. Dopo le ipotesi formulate dalla mamma Vanessa, che vedevano il figlio Max assassinato da Servizi Segreti perché troppo vicino alla scoperta di scomode verità e quelle avanzate dalla fidanzata Sarah, che imputavano la colpa dell'assassinio ad un gruppo di satanisti che avrebbero sacrificato l'esperto in ufologia al diavolo, la polizia è appena entrata in possesso di prove, che aprirebbero la strada ad una terza pista da seguire, che vedrebbe Max nientemeno che un eroe. Infatti il ragazzo avrebbe collaborato con la polizia per arrestare un gruppo di pedofili.

La morte dell'ufologo

Le circostanze della morte dell'esperto di UFO sono sembrate da subito molto sospette e la madre ha immediatamente affermato che Max Spiers non sarebbe morto per cause naturali, poiché in ottima salute, né tantomeno si sarebbe suicidato. Il corpo del ragazzo è stato ritrovato sul divano del suo appartamento in Polonia, città in cui pochi giorni dopo avrebbe dovuto tenere un'importante conferenza sull'ufologia. L'ipotesi dell'avvelenamento è molto quotata poiché gli amici hanno affermato che prima di morire, Max abbia vomitato del liquido nero. 



Sulle tracce dei pedofili

Molto probabilmente Max Spiers era sulle tracce, collaborando con la polizia, di un giro di pedofili attivo da parecchi anni in tutto il mondo, che conta fra le sue fila uomini molto importanti. Questo spiegherebbe anche il perché del messaggio inviato alla madre poco prima della morte, dove l'ufologo chiedeva alla signora, qualora fosse morto, di continuare ad indagare per fare luce sull'accaduto. L'autopsia chiesta dalla madre di Max non è stata accordata dal governo, motivo per cui ella non ha potuto avere neanche i risultati di un'accurata analisi tossicologia, per chiarire se il figlio è stato avvelenato o meno. Tutto quello che possiede Vanessa, la madre dell'esperto di UFO, è unicamente un certificato di morte, che imputa le cause del decesso a motivi del tutto naturali.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/10/ufo-spunta-un-intervista-di-max-spiers-girata-pochi-giorni-prima-della-morte-001192461.html



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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 21/10/2016, 21:23 
Quella della pedofilia è una lobby molto potente che racchiude figure molto importanti in tutto il mondo. Se stava per scoprire qualcosa di grosso è normale lo abbiano terminato e nulla si saprà :)



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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 29/12/2016, 11:23 
vimana131 ha scritto:
Cita:


parla IL rettore di trieste
Caso Regeni, l’inspiegabile silenzio dei docenti di Cambridge

Dalla teoria cospirativa dei servizi segreti al “guai a chi tocca l’Accademia”. Il no dei professori di Cambridge alla richiesta degli inquirenti italiani di avere informazioni sulla loro corrispondenza con Giulio Regeni, ha sollevato molte reazioni. Forse la più chiara è quella costernata, di fronte a un silenzio inspiegabile, del rettore di Trieste, Maurizio Fermeglia, che ogni anno manda all’estero decine di studenti.

Perché il silenzio? Perché non contribuire concretamente a quella richiesta che non è solo uno slogan, invocata dagli stessi professori di Cambridge: verità per Giulio Regeni. Mandanti e assassini sono nascosti nel regime egiziano, quello sì omertoso. Ma chiunque sappia qualcosa di possibilmente utile ha il dovere di aiutare. «Quando mandiamo all’estero un nostro dottorando in ricerca abbiamo sempre una procedura da rispettare: ci deve essere un accordo fra il supervisore che ha mandato lo studente e quello che lo ospita», dice il professor Maurizio Fermeglia, dal 2013 Magnifico rettore dell’Università di Trieste. «Io ancora non ho ben capito se per Giulio ci fosse un riferimento scientifico che si occupasse di lui all’American University del Cairo».

Fermeglia è un ingegnere chimico e insegna nanotecnologia. Ma da rettore ha mandato centinaia di studenti di discipline diverse in giro per il mondo. E comunque la disciplina non fa differenza. «Se mando in Germania uno studente in nanotecnologie – spiega Fermeglia – mi aspetto che in laboratorio il supervisor di quel paese gli spieghi dov’è la nitroglicerina e gli chiarisca i casi estremi in cui può essere usata. Il laboratorio di Giulio era il Cairo: gli è stato spiegato con cura dov’era la nitroglicerina al Cairo? Se non lo hanno fatto, perché?»

Lei ha una risposta?
Forse a qualcuno conveniva che Giulio sapesse poco dei pericoli della sua indagine. Hanno cercato di utilizzare la curiosità che ha sempre uno studente di quell’età sul campo. Hanno abusato dell’esuberanza giovanile. Conosco bene questa esuberanza fra i miei studenti: Giulio era di questi luoghi e aveva fatto il Liceo a Trieste.

Forse nessuno poteva immaginare che Giulio potesse fare quella fine
No, ma era noto che il Cairo fosse un luogo pericoloso. Non sono tornato in Egitto nell’epoca del presidente al Sisi, ma ci sono stato negli anni di Mubarak e dei Fratelli musulmani. Tutti mi dicevano di stare attento con chi parlavo per strada perché la città era piena d’informatori. Il compito di Giulio era proprio di andare a intervistare la gente per strada, ovunque.

Secondo lei per quale ragione un’università prestigiosa come Cambridge si è rifiutata di aiutare i nostri inquirenti?
Non c’è nessuna ragione plausibile nel non rispondere al procuratore di un paese amico che chiede informazioni su un caso di questo tipo.
Io come rettore non avrei esitazioni. A meno che non sia il mio ministro degli Interni che mi chiede di non farlo, invocando il segreto di Stato. Ma non mi sembra questo il caso.

I dinieghi dei professori inglesi di Giulio sollevano fatalmente inquietanti sospetti. È possibile che Giulio conducesse indagini segrete?
Per quella che è la mia competenza no: i dottorandi hanno bisogno dell’evidenza pubblica della loro ricerca, questo è fondamentale. A meno che non ci siano di mezzo segreti industriali. Ma Giulio non si occupava di nanotecnologia.

E dunque?
Torniamo alla leggerezza dei supervisori inglesi di Giulio. L’aveva un interlocutore al Cairo come prevede ogni parametro universitario o era abbandonato a se stesso? È questo che non ho ancora capito dopo tanti mesi. Temo che in modo molto opportunistico sia stata creata una zona grigia per utilizzare le curiosità di Giulio.

Dopo la morte di Giulio le due docenti che lo seguivano da Cambridge avevano diffuso una petizione. Lei l’ha firmata?
No,
come tanti altri docenti italiani.

Perché?
C’erano solo cinque o sei righe dedicate a Giulio. Tutto il resto era un documento politico contro al Sisi.
Personalmente lo condividevo anche, ma mi è sembrato che non fosse quello il caso, che occorresse concentrarsi su ciò che era accaduto a Giulio. Anche in quell’occasione avevano pensato più alla loro causa politica che alla tragedia del loro studente.




http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... id=ADgkocY


http://www.corriere.it/cronache/16_dice ... 806c.shtml

caso Regeni, il leader degli ambulanti: «Ho denunciato io Giulio, faceva troppe domande»
Cairo, il leader degli ambulanti: ho registrato e spedito la sua telefonata del 22 gennaio. La dichiarazione di Abdallah all’edizione araba dell’«Huffington Post»: l’ho consegnato io alla polizia


Il capo del sindacato degli ambulanti lo afferma in un’intervista all’edizione araba dell’ Huffington Post (ripresa su L’Espresso da Brahim Maarad, giornalista bilingue), nella quale ammette di essere un informatore dei servizi segreti e di aver consegnato Regeni agli uomini che rispondono al presidente Al Sisi perché, secondo lui, sarebbero state anomale le ricerche e le richieste del ricercatore italiano.


«Illogico che si occupasse degli ambulanti»

Mohamed Abdallah non racconta che cosa si diceva in quella telefonata, ma aggiunge che trova «illogico» e strano che uno studente di Cambridge, che conduce una ricerca sui sindacati autonomi egiziani, rivolga domande agli ambulanti sugli stessi sindacati.
«È illogico che un ricercatore straniero si occupi dei problemi degli ambulanti se non lo fa il ministero degli Interni» afferma Abdallah nell’intervista all’ Huffington Post . Quindi azzarda una sibillina ipotesi su chi possa essere il responsabile dell’omicidio di Giulio Regeni. «Quando io l’ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura - immagina - lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua».



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 29/12/2016, 13:26 
mik.300 ha scritto:
«Quando io l’ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura - immagina - lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua». [/b]


In fondo è ciò che tutti noi pensiamo\sappiamo ma che nessuno osa dire. E' uno dei tanti modi per punire chi ha OSATO avvicinarsi alla Russia. L'egitto lo ha fatto ed hanno fatto di tutto per far deteriorare i suoi rapporti con gli stati "occidentali".
Il caso Regeni è solo il pretesto per "allontanare" l'Italia dall'Egitto :) Almeno io la penso così -.-



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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 08/10/2018, 22:11 
Cita:


Bulgaria: giornalista stuprata e uccisa in un parco
La donna stava investigando su presunti abusi sui fondi Ue

Immagine

Una giornalista bulgara, Viktoria Marinova, è stata violentata e uccisa a Russe, nel nord della Bulgaria. Secondo i media di Sofia, il delitto è avvenuto ieri in un parco alla periferia della città dove la donna faceva jogging. Secondo il ministro dell'interno bulgaro Mladen Marinov l'uccisione non sarebbe da collegare all'attività professionale della giornalista, che era direttore amministrativo del canale televisivo privato Tvn di Russe. Secondo altri media europei la donna stava investigando su presunti abusi sui fondi Ue.


http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2 ... 1b8e5.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 16/04/2019, 22:21 
Cita:

"Pantani non era solo, cadavere fu spostato"

La morte del ciclista Marco Pantani, trovato senza vita in un residence a Rimini il 14 febbraio 2004, arriva in Commissione parlamentare Antimafia. L'audizione di Umberto Rapetto, già generale di brigata della Guardia di Finanza, getta ombre sulle circostanze del decesso del 'Pirata'. E ora la famiglia del campione, che da sempre avanza dubbi sul fatto che il decesso sia stato causato da un mix di droga e farmaci, spera si facciano passi in avanti: "Riteniamo che la Commissione Antimafia saprà ricercare e approfondire i tanti elementi emersi in questi anni, che rendono ormai non più sostenibile la tesi ufficiale sulla morte del campione", ha detto all'AdnKronos l'avvocato Antonio de Rensis, legale della famiglia del ciclista.

Secondo quanto sostenuto dall'ex generale Rapetto in quella stanza, al momento della morte, Pantani non era solo: "Affianco al corpo c’erano macchie di sangue sul pavimento e il segno evidente che il corpo è stato spostato. Si vede il segno del braccio" ha sottolineato l'ex generale spiegando che dagli esami è emerso che "non si può pensare che prima di esalare l'ultimo respiro sia stato lui a strisciare il braccio". Per Rapetto è il segno che "qualcuno era con lui quando questo si è verificato".

Non solo. Nel residence in cui alloggiava si accedeva attraverso la reception, ma anche dal garage. "Pantani la mattina del decesso – ha ricordato Rapetto – chiede più volte alla reception di chiamare i carabinieri perché ci stava qualcuno che lo stava disturbando". Qualcuno che, secondo Rapetto, potrebbe essere passato dal garage visto che alla reception nessuno aveva chiesto di lui.

L’ex generale di brigata ha ricordato un servizio fatto dalle 'Iene' poco tempo fa dove sono state raccolte anche delle testimonianze. "Nessuno ricorda nulla e perché non si sia stato dato luogo alla richiesta di aiuto, reiterata e fatta con presumibile insistenza", ha detto Rapetto.

Nell'audizione si è anche fatto riferimento ai possibili interessi della criminalità organizzata sulle scommesse e i possibili collegamenti con la morte del ciclista. L'ex generale di brigata della Guardia di finanza ha proposto di proseguire con future audizioni.

Il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, non si è sbilanciato: "Sono convinto che chi di dovere, avvertendo l'obbligo, possa rappresentare presso le procure locali queste nuove acquisizioni". "Sono convinto che il merito della questione relativamente a tutto il fenomeno complesso e articolato dell'azzardo - ha aggiunto - possa costituire motivo di analisi da parte del Comitato perché sempre più sul quel versante le mafie hanno investito e investono". "Se dovessero esserci ulteriori elementi - ha concluso - valuteremo in ufficio di presidenza l'eventualità di adunarci nuovamente e continuare questa audizione".

Ma i familiari del campione sperano in una svolta. "L'audizione di Rapetto davanti alla Commissione antimafia rappresenta un momento molto importante, fondamentale per cercare finalmente, con la giusta determinazione, la verità sulla morte di Marco Pantani", ha commentato l'avvocato de Rensis. "Ringraziamo, unitamente alla famiglia, la Commissione Antimafia per l'impegno che sta dimostrando in questo senso", ha sottolineato il legale della famiglia. "Riteniamo che la figura del generale Rapetto parli da sola in merito all'attendibilità di quanto da lui affermato".




https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca ... C2R5K.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Omicidi e Morti misteriose
MessaggioInviato: 12/05/2019, 15:31 
Egitto: gli anni in carcere di Shawkan, giornalista accusato di terrorismo. “Ai genitori di Regeni dico: non mollate mai


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Mahmoud Abu Zeid e il ricercatore italiano ucciso sono accomunati dall'età e dalla passione per il proprio lavoro. È stato condannato a cinque anni e otto mesi di carcere perché accusato di essere dei Fratelli Musulmani ed è in semilibertà. "Quando è morto, non si parlava d'altro. Vivere in questo paese è un inferno"
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“Ai genitori di Giulio dico di andare avanti per cercare la verità e ottenere giustizia, di non mollare, mai. Sono con loro, con la loro battaglia, senza esitazione. Giulio era un uomo di pace”. Giulio Regeni e Mahmoud Abu Zeid, meglio conosciuto col nomignolo di ‘Shawkan’, hanno diversi punti in comune, tra cui l’età, 31 anni e una differenza di pochi mesi, e una sconfinata passione per il proprio lavoro. Giulio, ricercatore universitario, è stato rapito il 25 gennaio del 2016 e fatto ritrovare cadavere nove giorni dopo, il 3 febbraio, lungo il ciglio dell’autostrada verso Alessandria d’Egitto. Addosso i segni di sevizie e torture – recentemente rivelate anche da un supertestimone ritenuto attendibile dalla procura di Roma – al punto da renderlo irriconoscibile anche per mamma Paola, il cui primo commento è stato ‘Sul corpo di mio figlio tutto il male del mondo’.

Il destino di Mahmoud, fotogiornalista egiziano, è stato diverso. Lui è ancora vivo, ma addosso porta i segni di cinque anni e otto mesi di carcere e l’accusa infamante di essere un terrorista. Il 14 agosto del 2013 il giovane fotoreporter si trovava in piazza Raba’a, ad est del centro del Cairo, per raccontare la manifestazione dei Fratelli Musulmani; protestavano contro il golpe messo in atto pochi mesi prima da Abdel Fattah al-Sisi, ex ministro della difesa. Il servizio gli era stato commissionato da un’agenzia inglese, la Demotix, e quel giorno fu testimone di un’immane mattanza (secondo fonti ufficiali oltre 800 vittime) da parte di esercito e polizia agli ordini dell’attuale presidente dell’Egitto. Oltre ai morti, il regime mise in carcere centinaia di presunti affiliati alla Fratellanza Musulmana, compreso il giovane fotografo, accusato di essere un terrorista. Le sue macchine fotografiche requisite, rullini e memorie spariti, lui a marcire nel carcere di Tora, tristemente noto per la sua durezza, alla periferia sud della capitale. Da allora il suo processo è stato rinviato oltre cinquanta volte, fino al settembre scorso, quando è arrivata la sentenza: cinque anni, da scontare in regime di semilibertà. Dopo un’appendice di altri sette mesi di carcere, come pegno per i danni provocati dai manifestanti nel 2013, il 4 marzo è arrivata la libertà parziale.

Giulio è morto mentre Shawkan (il re dello show) scontava la pena, ma l’eco mediatica della tragedia di Regeni è arrivata fino alla sua cella: “Certo, ho saputo della sua morte all’epoca, in carcere non si è parlato d’altro per giorni. Un giovane non deve morire così, ammazzato perché stava facendo il suo lavoro. Oltre che criminale è stato un atto stupido, ma vivere in Egitto ormai è diventato un inferno. Mi dispiace davvero per lui e per la sua famiglia, sono loro vicino”. La voce di Shawkan è profonda, ma segnata per sempre, come segnata è la sua vita futura. In fondo lui ha riavuto indietro la libertà, ma solo a mezzo servizio: “Ogni pomeriggio, alle 6 e per i prossimi cinque anni, dovrò rientrare nella stazione di polizia nel quartiere di Giza e lì passare la notte, fino alle 6 del mattino successivo. Questa non è libertà. Non posso trovarmi un lavoro effettivo, non posso uscire dal Paese e il continuo distacco dalla mia famiglia a ferirmi”.

Da giovane spensierato e amante della fotografia e dell’azione a un uomo quasi maturo, cresciuto troppo in fretta dentro una prigione, additato come terrorista e considerato un membro dei Fratelli Musulmani, alla stregua dell’ex presidente, Mohamed Morsi (salito al potere dopo le elezioni del 2012, le prime dopo la rivolta di piazza Tahrir e della Primavera Araba egiziana, una volta finito il lungo regno di Hosni Mubarak), recluso nella stessa prigione: “Io non ho mai fatto politica nella mia vita e non intendo iniziare adesso – precisa Mahmoud Abu Zeid -. Adesso davanti ho solo l’obiettivo di tornare a fare il fotoreporter, ma qui in Egitto è impossibile. Vorrei lasciare il mio Paese, anche se lo amo, per migliorare la mia abilità tecnica, occuparmi delle mie passioni, la fotografia, il giornalismo. Purtroppo sono incatenato qui al Cairo, almeno per altri cinque anni. A proposito di giornalisti, vorrei ringraziare tutti voi per il sostegno arrivato a me e alla mia famiglia durante questi anni”.

Sono le 5 del pomeriggio ed è tempo di prepararsi per rientrare nella prigione a tempo. Sua madre, Zeda, prepara le ultime sue cose per la sera. Presto lui, suo padre, Abdel Shakur, e suo fratello maggiore Mohamed, archeologo, si avvieranno verso la stazione di polizia. L’umore non è dei migliori, non può esserlo, così come non è delle migliori la sua salute: “Quasi sei anni in quel buco non sono facili da superare. Ci sono stati tempi durissimi, ho superato malattie, ho perso peso. Adesso, fuori, seppure in regime di semilibertà, le cose non vanno molto meglio. Fisicamente sono esausto, a livello psicologico è in corso un deterioramento, mi sento giù, la depressione non mi abbandona. Sento addosso una debolezza generale mai provata prima. Mi sto lentamente perdendo, provo a resistere, provo a sopravvivere. Ecco come sto, non credo tornerò ad essere mai più quello di prima, prima dell’arresto”.

Un sesto della sua vita Shawkan l’ha vissuto all’interno di una prigione, difficile non tornare al ricordo di quell’esperienza terribile: “Non riesco a descrivere appieno l’inferno che ho vissuto lì dentro. È un luogo di oscurità umana e sociale, dove si perdono le speranze, i sogni. Il problema è che devi scendere a patti con questa situazione, non ci sono alternative, scappatoie, devi solo sopravvivere. Stare lì dentro, giorno dopo giorno è stato durissimo, un incubo infinito perché non riuscivo a capire il motivo per cui mi avessero chiuso lì dentro, cosa c’entrassi io con la politica. Nei momenti di crisi continuavo a dirmi ‘resisti’ e così ho fatto, così ho resistito fino all’ultimo. Ora però, tutte questi traumi vissuti là dentro me li sto portando dietro nella vita fuori da Tora. Quando sono entrato in carcere, nell’agosto del 2013 stavo bene, ero una persona normale, adesso non è più così, non sono più così forte. Il tempo passa e passerà e io devo tenere duro e andare avanti. Una cosa è certa, il carcere mi ha cambiato, non credo in meglio”.
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Fonte



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Tutto l'acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino.

Se rovini i giovani cambi il futuro del mondo.【Argla di UfoForum】
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