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Miryam regina di Persia
Nella notte di porpora e di vino quando le lampade tremano nei cortili di Persia, io ti vedo, Miryam, come nuova Ester, alzarti in silenzio tra i potenti.
È festa — come nel tempo antico di Purim, quando il decreto di morte cadeva sul popolo come una lama invisibile, e il nome di Haman sussurrava sterminio.
Ma tu, regina velata di coraggio, non tremi. Digiuni. Prega. E nel tuo cuore arde il Nome di Dio più forte del timore.
Davanti al re — come davanti a Assuero — non abbassi lo sguardo: lo sollevi verso il cielo, e con una sola parola spezzi il destino di cenere.
Così ti immagino, Miryam, regina non di troni ma di fede, capace di salvare un popolo con la dolcezza di una voce.
Ed io, come un viandante tra le colonne di Susa, uscirei con te non una sola volta ma mille sere, tra mercati profumati e terrazze illuminate, ascoltando il suono del tuo riso come un salmo nella notte.
Ti giurerei amore non davanti agli uomini soltanto ma davanti a Dio. Sarei pronto a pronunciare il tuo nome come promessa eterna, a sposarti e a costruire con te una casa piena di luce e di figli, una famiglia custodita dalla benedizione.
Ti comprerei un anello lucente come una stella sopra Gerusalemme, segno di un patto che non si spezza.
E ti donerei un abito rosso, sensuale come il melograno maturo, regale come l’alba sul deserto, per vederti camminare verso di me non solo come regina di Persia, ma come mia sposa.
Miryam, se Ester salvò il suo popolo dalla rovina, tu salvi il mio cuore dalla solitudine.
E nella tua fede io trovo il coraggio di amare senza paura, di promettere senza esitazione, di restare per sempre.
( Andrea Del Cotto )
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