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MessaggioInviato: 04/06/2010, 21:56 
Provano che in passato scorreva su pianeta rosso

(ANSA) - ROMA, 3 GIU -Sono state scoperte nel cratere di un vulcano spento di Marte le firme dell'acqua, prova che in passato questa scorreva sul pianeta rosso. Sono rocce ricche di carbonati individuate dal rover della Nasa Spirit e descritte su Science da uno studio coordinato da Richard Morris del Johnson Space Center della Nasa. I carbonati, spiegano gli esperti, si formano in presenza di acqua e anidride carbonica in atmosfera.

Gli scienziati cercavano rocce ricche di carbonati su Marte da molto tempo.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 83979.html




NASA Rover Finds Clue to Mars' Past and Environment for Life

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Lengthy detective work with data NASA's Mars Exploration Rover Spirit collected in late 2005 has confirmed that an outcrop called "Comanche" contains a mineral indicating that a past environment was wet and non-acidic, possibly favorable to life. Image credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell University

Rocks examined by NASA's Spirit Mars Rover hold evidence of a wet, non-acidic ancient environment that may have been favorable for life. Confirming this mineral clue took four years of analysis by several scientists.

An outcrop that Spirit examined in late 2005 revealed high concentrations of carbonate, which originates in wet, near-neutral conditions, but dissolves in acid. The ancient water indicated by this find was not acidic.

NASA's rovers have found other evidence of formerly wet Martian environments. However the data for those environments indicate conditions that may have been acidic. In other cases, the conditions were definitely acidic, and therefore less favorable as habitats for life.

Laboratory tests helped confirm the carbonate identification. The findings were published online Thursday, June 3 by the journal Science.

"This is one of the most significant findings by the rovers," said Steve Squyres of Cornell University in Ithaca, N.Y. Squyres is principal investigator for the Mars twin rovers, Spirit and Opportunity, and a co-author of the new report. "A substantial carbonate deposit in a Mars outcrop tells us that conditions that could have been quite favorable for life were present at one time in that place. "

Spirit inspected rock outcrops, including one scientists called Comanche, along the rover's route from the top of Husband Hill to the vicinity of the Home Plate plateau which Spirit has studied since 2006. Magnesium iron carbonate makes up about one-fourth of the measured volume in Comanche. That is a tenfold higher concentration than any previously identified for carbonate in a Martian rock.

"We used detective work combining results from three spectrometers to lock this down," said Dick Morris, lead author of the report and a member of a rover science team at NASA's Johnson Space Center in Houston."The instruments gave us multiple, interlocking ways of confirming the magnesium iron carbonate, with a good handle on how much there is."

Massive carbonate deposits on Mars have been sought for years without much success. Numerous channels apparently carved by flows of liquid water on ancient Mars suggest the planet was formerly warmer, thanks to greenhouse warming from a thicker atmosphere than exists now. The ancient, dense Martian atmosphere was probably rich in carbon dioxide, because that gas makes up nearly all the modern, very thin atmosphere.

It is important to determine where most of the carbon dioxide went. Some theorize it departed to space. Others hypothesize that it left the atmosphere by the mixing of carbon dioxide with water under conditions that led to forming carbonate minerals. That possibility, plus finding small amounts of carbonate in meteorites that originated from Mars, led to expectations in the 1990s that carbonate would be abundant on Mars. However, mineral-mapping spectrometers on orbiters since then have found evidence of localized carbonate deposits in only one area, plus small amounts distributed globally in Martian dust.

Morris suspected iron-bearing carbonate at Comanche years ago from inspection of the rock with Spirit's Moessbauerpectrometer, which provides information about iron-containing minerals. Confirming evidence from other instruments emerged slowly. The instrument with the best capability for detecting carbonates, the Miniature Thermal Emission Spectrometer, had its mirror contaminated with dust earlier in 2005, during a wind event that also cleaned Spirit's solar panels.

"It was like looking through dirty glasses," said Steve Ruff of Arizona State University in Tempe, Ariz., another co-author of the report. "We could tell there was something very different about Comanche compared with other outcrops we had seen, but we couldn't tell what it was until we developed a correction method to account for the dust on the mirror."

Spirit's Alpha Particle X-ray Spectrometer instrument detected a high concentration of light elements, a group including carbon and oxygen, that helped quantify the carbonate content.

The rovers landed on Mars in January 2004 for missions originally planned to last three months. Spirit has been out of communication since March 22 and is in a low-power hibernation status during Martian winter. Opportunity is making steady progress toward a large crater, Endeavour, which is about seven miles away.

Source: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-189


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MessaggioInviato: 05/06/2010, 15:13 
Marte, altra pesantissima prova per la presenza di acqua

Nuove prove sono emerse a testimoniare che in passato la superficie di Marte era ricoperta dalle acque. Ma questa volta la probabilità è davvero molto alta

Uno strumento minerale sviluppato presso l'Arizona State University ha scoperto un affioramento di rocce ricche di carbonati, nelle colline Columbia presso il Gusev Crater su Marte. Il rapporto è stato pubblicato online il 3 giugno sulla rivista Science in base ai dai raccolti a bordo del NASA Mars Exploration Rover Spirit.

Ciò che rende la scoperta insolita è che lo Spirit ha visitato l'affioramento, chiamato Comanche, nel lontano dicembre 2005. Eppure uno degli strumenti che aveva individuato i minerali di carbonato è stato in parte accecato dalla polvere.

Lo strumento Thermal Emission Spectrometer, o Mini-TES, è stato sviluppato presso l'Arizona State University ed entrambi i rover su Marte ne portano uno a bordo per identificare i minerali nelle rocce vicine. Lo strumento è stato progettato dal Principal Investigator Philip Christensen, docente nella Scuola di Terra e di esplorazione dello spazio.

"Il Mini-TES era stato spolverato mesi prima che lo Spirit raggiungesse la collina Comanche e non abbiamo un buon modo per correggere gli effetti di polvere, al momento," afferma Steve Ruff, ricercatore presso ASU Mars Space Flight Facility. Ruff è della squadra di scienziati del rapporto di cui l'autore è Richard V.
Morris del NASA Johnson Space Center a Houston.

"Sapevamo che c'era qualcosa di strano riguardo all'affioramento dello spettro, così come appare dal Mini-TES, ma non potevamo dire cosa l'avesse provocata".
A segnare la differenza è stato lo sviluppo di una taratura che ha eliminato gli effetti spettrali della polvere sullo strumento. In combinazione con i dati di Mössbauer e i dati chimici e da un terzo spettrometro, gli spettri del Mini-TES sono stati finalmente ripuliti.

Gli scienziati hanno cercato rocce carbonatiche per decenni, perché tali minerali sono essenziali per comprendere la storia del clima iniziale di Marte e se sul pianeta fosse sorta la vita.
"Piccole quantità di minerali carbonati erano giá stati rilevati in passato su Marte, ma la differenza questa volta, è che stiamo assistendo a un paio di grandi affioramenti di roccia frugando attraverso il suolo delle colline Columbia. Le rocce sono per circa il 25% composte da carbonato, di gran lunga la più alta ricchezza che abbiamo visto su Marte"

Comanche e un piccolo affioramento vicino, il Comanche Spur, hanno la stessa conposizione granulare e lo stesso spettro. Ruff dice che sono parte di una pila di rocce sedimentarie vulcaniche, drappeggiate sul terreno sottostante.
"Sono sicuramente un mistero da capire, questi affioramenti infatti sono molto ricchi di olivina, un minerale di origine vulcanica, ma sembrano essere stati immersi nell'acqua", dice Ruff. Egli spiega che è come se il materiale granulare fosse stato costantemente inondato di acqua ricca di carbonato, probabilmente da una fonte idrotermale.

Altri rover della NASA su Marte, come l'Opportunity, avevano scoperto numerose prove di alterazione delle rocce, da parte dell'acqua nella Meridiani Planum, sul lato opposto di Marte in cui ora sta lo Spirit. Ma l'acqua delle Meridiani doveva essere fortemente acida. Mentre la vita si evolve per sopravvivere in condizioni di acidità, come in alcuni dei geyser di Yellowstone National Park e nelle sorgenti d'acqua calda, alcuni scienziati pensano che possa iniziare anche in queste condizioni.
Inoltre, l'acqua acida distrugge rapidamente i minerali carbonati, come ad esempio l'aceto dissolve i depositi di acqua dura. Così trovare affioramenti di rocce carbonatiche dimostra che l'acqua idrotermale di Comanche è stato liquida, chimicamente neutra e abbondante.
Anche non ci sono prove per la vita, le condizioni sarebbero state qui più favorevoli per essa.

Per ironia della sorte, questa scoperta complica la storia delle colline Columbia. "Questo rende la loro geologia più difficile da capire.
"Guardando il quadro generale", osserva Ruff, "i dati di Comanche sono stati a disposizione di scienziati e il pubblico per circa quattro anni e questo insieme di dati potrebbe fornire ancora scoperte potenzialmente più importanti.
Quali altre sorprese ci attendono? Chi lo sa? Ma secondo le mie previsioni nuove importanti scoperte saranno effettuate ancora grazie ai dati vecchi".


A cura di Arthur McPaul

Fonte: http://nemsisprojectresearch.blogspot.c ... er-la.html - http://www.sciencedaily.com/releases/20 ... 140959.htm


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MessaggioInviato: 05/06/2010, 21:49 
Ancora con questa storia dell'acqua "passata" su marte...saranno 30 anni che ci dicono che ci sono prove della presenza in un lontano passato di acqua sul npianeta rosso...ora basta ne...



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MessaggioInviato: 05/06/2010, 22:42 
probabilmente anke ai giorni d'oggi in certe anfratti a determinate condizioni x un certo periodo di tempo cmq breve e'possibile che l'acqua possa apparire sul pianeta rosso,se ben ricordo vi erano foto inviateci dalle viking in cui si notava lo scioglimento dei ghiacci polari con la formazioni "pozzanghere"tanto x intenderci


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MessaggioInviato: 06/06/2010, 18:53 
Se ben ricordo, non so quanti anni fa, forse anche nel secolo scorso, già si parlava di tracce di torrenti sui bordi dei canyons.... perché ogni volta che parlano di Marte annunciando "nuove scoperte" mi sembra di sentire sempre le stesse identiche cose da 40 ANNI A QUESTA PARTE?


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MessaggioInviato: 06/06/2010, 23:14 
Cita:
Enkidu ha scritto:

Se ben ricordo, non so quanti anni fa, forse anche nel secolo scorso, già si parlava di tracce di torrenti sui bordi dei canyons.... perché ogni volta che parlano di Marte annunciando "nuove scoperte" mi sembra di sentire sempre le stesse identiche cose da 40 ANNI A QUESTA PARTE?

in effetti e dai tempi dei viking che si parla con certezze di possibilita'della presenza di acqua su marte


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MessaggioInviato: 08/06/2010, 09:10 
Nuova Mappa di Marte Mostra Prove dell’Esistenza di Antichi Laghi

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La Hellas Planitia si estende per circa 50° in longitudine e più di 20° in latitudine.La mappa è dai dati del Mars Orbiter Laser Altimeter(MOLA)

E se l’enorme bacino Hellas su Marte fosse un tempo stato un gigantesco lago? Una nuova mappa geologica mostra prove di depositi sedimentari consistenti con l’idea della presenza di grandi masse d’acqua sopra. Affioramenti finemente stratificati intorno al margine del bacino Hellas sono stati interpretati come una serie di depositi sedimentari risultati dall’erosione e dal trasporto di materiali presenti più in alto in un bacino enorme di acqua. “Questa mappa rende le interpretazioni geologiche consistenti con i precedenti studi, e colloca questi laghi nel periodo iniziale del Noachiano, tra i 4.5 ed i 3.5 miliardi di anni fa.” ha spiegato Leslie Bleamaster, scienziata e ricercatrice del Istituto per le Scienze Planetarie.

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Il bacino Hellas, largo più di 2000 km e profondo più di 8 km, è la più grande e facilmente riconoscibile struttura a cratere sulla superficie di Marte.

Usando dati da diverse sonde spaziali, partendo dai Viking, passando per il Mars Global Surveyor e Mars Odyssey, i ricercatori sono riusciti a definire con una buona precisione i materiali geologici ed i processi che hanno formato la Hellas Planetia, nel emisfero sud di Marte.

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parte della mappa della Hellas Planitia, sviluppata dal team

Il team di scienziati ha cercato attraverso immagini ad alta risoluzione e ha trovato alcune caratteristiche interessanti nella parte est della Hellas Planitia, dove poi sono stati trovati i depositi sul fondale finemente stratificato. “E’ una cosa unica in natura”.
“Le nostre mappe e analisi dei materiali e della geologia della regione Hellas,dal suo bordo fino al fondale, ci da l’opportunità di avere dei dati importanti riguardo al clima nella storia del pianeta rosso, e ci da un idea dell’abbondanza e la distribuzione di elementi volatili nella sua storia” ha spiegato Bleamaster.

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strutture sul fondale della Hellas Planitia

Il progetto della mappatura ha rinforzato delle inziali ricerche proposte per l’esistenza di laghi nella regione Hellas, ma dove venivano mostrate prove nella parte ovest della regione.

http://pubs.usgs.gov/sim/3096/sim3096_map.pdf

http://pubs.usgs.gov/sim/3096/sim3096_pamphlet.pdf


Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010 ... chi-laghi/


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MessaggioInviato: 14/06/2010, 16:50 
Spazio: Marte aveva gigantesco oceano e 40.000 fiumi

A ricostruirne l'aspetto è stato l'italiano Gaetano Di Achille, che ha lasciato l'Italia per l'università del Colorado


Marte era un pianeta blu: circa 3,5 miliardi di anni fa, quando aveva "appena" un miliardo di anni, era occupato per un terzo da un gigantesco oceano e la sua terraferma era attraversata da almeno 40.000 fiumi e costellata di laghi. A ricostruirne l'aspetto, in un articolo pubblicato su Nature Geoscience, è l'italiano Gaetano Di Achille, che ha lasciato l'Italia per l'università del Colorado, dove ha lavorato con il geologo planetario Brian Hynek.

Analizzandole valli scavate dai 40.000 antichissimi fiumi marziani e i depositi fluviali dei delta di 52 di essi i ricercatori hanno trovato la conferma che "il ciclo dell'acqua su Marte era molto simile a quello della Terra, con piogge, acqua che scorreva sulla superficie e andava ad accumularsi in laghi e in un grande oceano, formava ghiacciai ed evaporava", spiega Di Achille, che è tornato in Italia per un breve periodo.

Ha ripreso la collaborazione con l'Università di Pescara 'Gabriele D'Annunziò, in attesa di lasciare di nuovo "un Paese in cui non c'é la possibilità materiale di fare il ricercatore" per trasferirsi in Olanda, nel Centro di ricerca dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 73078.html




3,5 miliardi di anni fa
Marte ospitava un grande oceano

I delta di antichi fiumi che ne disegnano i confini rappresentano i siti ideali per cercare tracce di una eventuale vita passata

Tre miliardi e mezzo di anni fa un vasto oceano copriva un terzo della superficie di Marte: è quanto risulta da una ricerca condotta dall'italiano Gaetano Di Achille e con i colleghi dell'Università della California Boulder, che illustrano come sono riusciti a giungere a questa conclusione in un articolo pubblicato su Nature Geoscience http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop ... eo891.html.

Negli ultimi vent'anni l'ipotesi di un antico oceano marziano è stata più volte avanzata e contestata, ma questo è il primo lavoro che fornisce un solido supporto alla tesi.

Lo studio è infatti il primo che integra differenti tipi di dati ottenuti nel corso delle missioni NASA ed ESA, e in particolare una dettagliata analisi topografica del suolo.

Più della metà dei 52 depositi dei delta degli antichi fiumi identificati dai ricercatori si trovano alla stessa altezza, disegnando i confini del presumibile antico oceano. L'oceano avrebbe ricoperto all'incirca il 36 per cento della superficie del pianeta, con una massa d'acqua corrispondente a un volume di 124 milioni di chilometri cubi, ossia circa un decimo di quello occupato dagli oceani terrestri.

Oltre all'oceano doveva esserci anche una serie di grandi laghi, formatisi per lo più all'interno di crateri da impatto. Un secondo studio dello stesso gruppo di ricerca, illustrato in un articolo sul Journal of Geophysical Research http://www.agu.org/pubs/crossref/2010/2 ... 3485.shtml - Planets, a prima firma Brian Hynek, ha inoltre identificato 40.000 valli scavate da fiumi, il quadruplo di quelle precedentemente trovate.

"Complessivamente, questi dati corroborano le attuali teorie sulla formazione di un antico oceano su Marte e implicano che le condizioni della sua superficie abbiano permesso la formazione di una idrosfera globale e attiva, in cui reti di valli, delta e il grande oceano erano componenti di un ciclo idrogeologico integrato simile a quello terrestre", hanno osservato Di Achille e Hynek.

"Sulla Terra i delta e i laghi sono eccellenti collettori e preservatori dei segni della vita passata", ha concluso Di Achille. "Se mai la vita è sorta su Marte, i delta possono essere la chiave per svelare il passato biologico di Marte."

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it ... lo/1343693


Ultima modifica di 2di7 il 14/06/2010, 16:55, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 14/06/2010, 17:35 
Scusate se intervengo così in maniera da 5€...

Riporto una vecchia discussione di qualche mese fa dove si parlava di acqua in tempi attuali.

Saluti

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=775



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MessaggioInviato: 24/06/2010, 20:12 
Scoperte Diffuse Valli di Acqua Sciolta su Marte

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Fiumi ghiacciati. Quest'immagine mostra un fiume che nasce dal ghiaccio sciolto da un cratere su Marte

Una ricerca condotta dalla Brown University ha documentato decine di canali scavati dall’acqua sciolta da ghiacciai che si trovano nelle regioni a latitudini medie su Marte. Le valli glacio-fluviali sono state scavate nell’epoca più recente di Marte ha spiegato il team, supportando cosi l’idea che il Pianeta Rosso aveva ancora tanti depositi di acqua liquida anche nel suo passato recente. I risultati sono stati pubblicati su “Icarus”.

Le prove a favore della tesi di un passato molto umido per Marte diventano sempre più consistenti. In particolare, recentemente riguardo alle prove di acqua dopo il Noachiano, che è un epoca marziana finita circa 3.5 miliardi di anni fa.
I geologi della Brown University hanno documentato acqua liquida che, sciolta dai ghiacciai, ha percorso la superficie Marziana in epoche molto recenti, come l’epoca Amazzoniana, che risale a solo qualche centinaio di milioni di anni fa.
Queste valli, in essenza, sono tributarie del arrivo di abbastanza calore dal Sole da far sciogliere un sottile strato di ghiaccio dei ghiacciai. Questo a sua volta, ha portato alla formazione di canali che si espandevano per diversi km, larghi qualcosa come 45m.

Questa scoperta è più che dire “Si, abbiamo scoperto acqua” ha spiegato Caleb Fassed, un ricercatore geologo associato, e autore principale della ricerca. “Quello che vediamo ora, è che c’era una complessa storia di diversi ambienti dove l’acqua si è venuta a formare.”

Caleb Fassett, insieme al ricercatore della Brown, James Dickson, e geologi della Boston University e della Portland State University, hanno analizzato 15.000 immagini scattate dalla Context Camera(CTX) a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter per compilare una prima indagine completa delle vali glacio-fluviali di Marte.

L’indagine è iniziata con la scoperta di una simile vale nel Cratere Lyot, che si trova nelle latitudini medie di Marte. Nel “Geophysical Research Letters” pubblicarono l’anno scorso la datazione di questa vale, e la facevano risalire all’epoca Amazzoniana.

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particolare dei canali nel Cratere Lyot su Marte

In questa ricerca, Fassett ha scoperto dozzine di depositi ricchi di ghiaccio della stessa epoca, che hanno dato vita a loro volta a valli, di cui la maggior parte collocate nell’interno ed esterno di crateri che si trovano su latitudini medie di Marte. “La giovinezza di questa strutture ci ha sorpreso molto” ha spiegato, “Pensiamo a Marte dopo il Noachiano come un posto molto molto freddo e molto molto asciutto, quindi il fatto che queste strutture esistessero in quelle condizioni, sta cambiano il nostro modo di guardare la storia dell’acqua su Marte.”

Quello che rende questa scoperta ancora più intrigante è il fatto che i scienziati planetari della Brown University possono studiare quelle che loro chiamano, le condizioni simili sulla Terra. Team da varie università hanno visitato per anni le Valli Asciutte dell’Antartica, dove la superficie dei ghiacciai si scioglie durante l’estate australe,rilasciando cosi abbastanza acqua liquida da scavare un canale. Il team ritornerà alle Dry Valleys più tardi quest’anno per continuare lo studio di questi microambienti.

“E’ pazzesco” dichiara Dickson, uno dei membri del team, che per tanto tempo è rimasto nelle Dry Valleys in Antartica. “Si ghiaccia dal freddo è che ghiaccio glaciale ovunque intorno a te, ma poi diventa quel poco di caldo che serve, per ritrovarsi con un fiume ! “

Fassett ha intenzione di continuare la ricerca di valli glacio-fluviali, man mano che più immagini arrivano dalla CTX, che finora ha mappato soltanto il 40% circa di Marte.

http://news.brown.edu/pressreleases/2010/06/mars

http://www.sciencedirect.com/science?_o ... cd92a395eb


Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010/06/24/1352/


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Nel sottosuole esiste ancora e a volte sgorga in superficie per poi quasi immediatamente evaporare.



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L’Acqua Era Diffusa Su Marte, ma Niente Oceani

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La posizione di 9 esposizioni di silicati idrati nei crateri nel nord, mostrati su una mappa del Mars Orbiter Laser Altimeter. i quadratini neri indicano i siti investigati con il CRISM che non hanno mostrato rilevanze. Credito: Science/AAAS

Esaminando la mineralogia dei crateri che si trovano nell’emisfero nord di Marte, e comparandoli con la struttura e composizione delle regioni del emisfero sud, gli scienziati hanno scoperto che l’acqua liquida aveva probabilmente alterato la maggior parte della crosta del Pianeta Rosso, circa 4 miliardi di anni fa. Tuttavia, le nuove scoperte non sopportano altri recenti studi che parlavano di un oceano gigantesco su tutto l’emisfero nord. Usando lo strumento OMEGA del Mars Express, insieme allo strumento CRISM, del Mars Recconnaissance Orbiter, John Carter di Bibring all’Université Paris in Orsay, in Francia, insieme ad un ampio gruppo di scienziati dalla Francia e USA, hanno investigato vari larghi crateri scoprendo minerali che si sarebbero potuti formare soltanto con la presenza dell’acqua. “Abbiamo rilevato minerali idrati in circa 10 di questi crateri,” ha spiegato Carter, ” e abbiamo concluso che la crosta antica fu alterata in maniera simile sia nel sud che nel nord, durante un periodo iniziale in cui Marte era più calda e umida di quanto è oggi.”

Carter ha aggiunto che in termini di storia dell’acqua Marziana, questo significa che l’acqua liquida esiste vicino a sulla superficie della giovane Marte su scala planetaria, e non era ristretta a solo alcune zone.

Marte è strutturata come una dicotomia tra nord e sud, quindi mentre il sud è molto antico, pieno di crateri e alto, il nord è più liscio, con lunghe basse vallate. Inoltre il nord è anche più giovane e meno caratterizzato del sud. Questo è dovuto ai grandi processi vulcanici che hanno coperto grandi distese,riempiendo crateri e uniformando vallate, cancellando molte delle strutture presenti prima.

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Le osservazioni con il HRSC del Cratere Kunowsky, centrato a 350.3°E, 56.8°N. Nella figura B, c'è un zoom dal CTX. Dal CRISM le mappe dei minerali sono sovrapposti in rosso(clorite e prehnite) e verde(olivina). Le linee bianche indicano i confini tra due osservazioni adiacenti. Mentre la figura C, è un zoom con HiRISE con sopra i dati del CRISM. Credito: Science/AAAS

Carte ed il suo team hanno studiato centinaia di siti nell’emisfero sud di Marte, dove si erano scoperti dei minerali idrati che si erano formati su o vicino alla superficie circa 4 miliardi di anni fa, in un ambiente caldo e umido.
Mentre oggi non ha e non può sostenere l’acqua sulla sua superficie, gli scienziati sapevano che un sistema idrologico,anche se molto debole, esisteva nel passato nell’emisfero sud, basato su precedenti prove geologiche e morfologiche.

Se i minerali nell’emisfero nord di Marte si fossero formati in presenza dell’acqua, quei minerali sarebbero comunque coperti dalla diffusa ed intensa attività vulcanica che ha coperto tutto sotto un velo di lava, circa 3 miliardi di anni fa. Ma guardando i crateri di impatto fornisce una finestra verso il passato lontano di Marte penetrando sotto il guscio di lava formato allora, e buttando a giro pezzi di crosta antica.

Carter ha dichiarato che i dati dal OMEGA e dal CRISM mostrano che l’assemblaggio mineralogico entro e intorno a questi crateri del nord sono molto simili a quello che abbiamo visto nelle zone alte del sud, tra cui ci sono anche fillosilicati e altri silicati idrati.

“La nostra ricerca espande le nostre visioni riguardo alla presenza dell’acqua liquida sul pianeta Marte antico. ” ha spiegato Carter, “allargando la sua presenza all’intero pianeta, e potrebbe anche fornire un sistema migliore per determinare con più precisione il periodo dell’alterazione del emisfero nordico rispetto alla sua formazione.”

Un’altra conclusione, ha spiegato Carter, è che queste rilevazioni potrebbero essere un indicatore anche del periodo in cui Marte potrebbe aver sviluppato le condizioni necessarie alla vita. “Lo scenario migliore che spiegherebbe la dicotomia osservata è un impatto obliquo tra Marte e un corpo piuttosto grande,che cosi ha obliterato e sciolto gran parte del emisfero nord del Pianeta Rosso.
Questo tipo di impatto avrebbe sicuramente distrutto qualsiasi minerale idrato pre-esistente alle profondità a cui le vediamo noi, o da dove pensiamo che vengano. Quindi l’era della stabilità dell’acqua è avvenuta probabilmente dopo questo gigantesco impatto, e non è durata molto(solo qualche centinaio di milioni di anni al massimo). Cosi, la ricerca che abbiamo presentato potrebbe fornire un limite inferiore a quest’era.”

Immagine
Mosaico dei dati del CTX e HRSC, del Cratere Stokes, centro a 171.35°E, 55.56°N. nella figura (B) zoom del CRISM con relativa mappa di minerali. Le linee bianche sono per indicare i confini tra le osservazioni del CRISM. Nella sezione C, zoom di HiRISE dei fillosilicati. Le fondi del materiale sono le zone vicino alla cima, a destra, dove il materiale più chiaro viene trasportato in basso a sinistra. In D invece zoom di HiRISE, che mostra zone ricche di olivina, e minerali Femici(ferro-magnetici), come anche fillosilicati in stretta associazione spaziale. Credito: Science /AAAS

Riguardo allo scenario dell’oceano gigantesco nei emisferi nordici, Carter ha detto che le scoperte che ha fatto con il suo team mostrano prove contro quest’ipotesi in quelle circostanze. “Lavori precedenti di un buon numero di team hanno in realtà mostrato l’improbabilità di un gigantesco oceano nordico su Marte, più giovane di 3 miliardi di anni fa come ipotizzato da diversi autori.” ha detto. “Non c’è alcuna prova morfologica o mineralogica per l’esistenza di un simile oceano. Nei 10 crateri da noi analizzati nell’emisfero nord di Marte dove abbiamo trovato i minerali, abbiamo anche scoperto minerali femici come l’olivina. Quest’olivina si trova esclusivamente nei crateri del nord, e la gran parte di essa è inalterata. L’olivina è molto facilmente alterabile dall’acqua liquida, quindi un oceano gigantesco che avrebbe sommerso tutti questi crateri avrebbe dovuto alterare quest’olivina, ma questo non è ovviamente il caso.”

Carter ha spiegato che studiare i crateri dall’orbita è una grande sfida. “E’ difficile, per esempio, distinguere dall’orbita le rocce che sono state scavate dall’impatto o che si sono formate dopo quando il calore rilasciato insieme all’acqua esistente e/o il ghiaccio hanno interagito con la roccia per formare nuovi minerali, creando ambienti idrotermali. Nella nostra ricerca abbiamo descritto le diverse prove riguardo al perché lo scenario di escavazione è favorito rispetto allo scenario idrotermale post-impatto.”

Comunque i crateri su Marte sono di gran lunga migliori per lo studio dei crateri sulla Terra, dato che i crateri su Marte possono esistere per miliardi di anni senza molto degrado, mentre sulla Terra, l’acqua la tettonica, e la crescita delle pianete cambiano radicalmente il loro aspetto. Carter ha spiegato che i materiali escavati su Marte non sarebbero alterati dal clima ultra secco, e freddo del Pianeta Rosso.

La ricerca è pubblicata nel numero uscito il 25 giugno 2010 di “Science”.

http://www.universetoday.com/2010/06/24/water-was-widespread-across-early-mars/

Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010 ... #more-1378


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(Immagine, credit NASA/ESA/JPL-Caltech/JHU-APL/IAS)

Esistevano condizioni favorevoli alla vita in tutto il pianeta Marte?
Pare di sì, sulla base delle nuove scoperte ad opera delle sonde europea Mars Express ed americana Mars Reconnaissance Orbiter (MRO).

Per la prima volta infatti sono stati scoperti minerali silicati idrati nell’emisfero nord, fino ad ora individuati solamente nelle pianure dell’emisfero sud. Si tratta di una chiara indicazione che una volta fluiva acqua.

Nel corso delle loro missioni le sonde terrestri hanno infatti identificato migliaia di affioramenti nell’emisfero sud in cui le rocce sono state alterate dall’acqua. La maggior parte di questi si trovano nella forma di minerali argillosi idrati conosciuti come fillosilicati, che testimoniano che una volta l’emisfero sud del Pianeta Rosso era molto più caldo ed umido di adesso.

Nell’emisfero nord invece non erano mai stati trovati minerali silicati idrati. Spessi strati di lava e sedimenti di vari chilometri avevano sempre vanificato gli sforzi per sondare le rocce sottostanti.

Almeno fino alla scorsa settimana! Il primo indizio in tal senso è stato fornito dallo strumento OMEGA, il Visible and Infrared Mineralogical Mapping Spectrometer a bordo di Mars Express. Tuttavia erano necessarie osservazioni più dettagliate, fornite dai dati di MRO.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata su 91 crateri da impatto abbastanza grandi, dove gli asteroidi che avevano causato tali impatti avevano anche esposto vari chilometri di suolo, portando alla luce gli antichi materiali della crosta marziana. Tra questi sono stati trovati almeno 9 crateri contenenti fillosilicati o altri silicati idrati, che sono risultati essere identici a quelli ritrovati nell’emisfero sud.

Il report della ricerca condotta da studiosi americani ed europei è pubblicato sulla rivista Science. Ecco le parole di John Carter dell’Università di Parigi ed autore principale del report: "Possiamo affermare adesso che il pianeta è stato alterato su scala globale da acqua liquida più di 4 miliardi di anni fa".

Fonte: http://newsspazio.blogspot.com/2010/06/ ... -alla.html

Articolo originale: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-209


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MessaggioInviato: 21/10/2010, 07:52 
Falde Acquifere Hanno Nutrito Per Molto Tempo Oceani e Laghi Su Marte

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Impressione artistica dell'acqua presente sotto la superficie di Marte. Se gli acquiferi sotterranei esistono davvero, allora le implicazioni per l'esplorazione spaziale umana e l'eventuale colonizzazione del Pianeta Rosso sarebbero enormi. Illustrazione della ESA

Immagini ottenute della superficie di Marte indicano che nel passato erano presenti oceani e laghi ed i ricercatori stanno ancora cercando di capire esattamente come questi corpi d’acqua si possono essere sviluppati. Una nuova spiegazione è che le falde acquifere sotterranee, nutrivano di acqua la superficie, formando il fondale di antichi bacini di dimensioni continentali su Marte. L’acqua sotterranea è emersa attraverso fratture estese e diffuse sulla superficie, che hanno portato alla formazione del sistema di fiumi, all’erosione su larga scala, ai depositi sedimentari e all’acqua che fuoriesce e si diffonde, nutrendo cosi le grandi distese di acqua nelle pianure dell’emisfero nord di Marte.

J. Alexis Palmero Rodriguez, ricercatore e scienziato del Planetary Science Institute PSI, ha studiato in dettaglio le basse regioni dell’emisfero nord di Marte, scoprendo diffusi depositi sedimentari che somigliano alle pianure abissali presenti sui fondali oceanici terrestri. Somigliano anche ai fondali di altri bacini su Marte dove si pensa che si siano sviluppati oceani.

L’origine di questi depositi e la formazione di laghi e mari su Marte è stato per anni un soggetto controverso. Una teoria è che c’è stato un improvviso rilascio di enormi volumi di acqua e sedimenti da zone di apparente collasso della crosta conosciuto come “terreno caotico”. Comunque, queste zone di collasso sono molto rare su Marte, mentre i depositi in pianura sono molto più diffusi, ha spiegato Rodirguez.

Sulla base di alcune prove nelle pianure dell’emisfero Nord( a sud di Gemini Scopuli nella Planum Boreum), Rodriguez ha sviluppato un nuovo modello che non richiede improvvise gigantesche fuori uscite di acqua. Invece, parla della presenza di falde acquifere sotterranee presenti in tutte le regioni di queste distese dell’emisfero nord di Marte, e che sono vissute per molto tempo,sostenendo gli oceani e mari e laghi.

Immagine
Profondi solchi visti dal MRO sulla superficie di Marte. Il blu è materiale ghiacciato(colori falsati per aumentare il contrasto). Credit: HiRISE/MRO/NASA

“Con la perdita nel tempo dell’acqua delle falde acquifere sotto la superficie, le aree delle pianure nel nord sono infine collassate, creano la superficie,grossomodo, che vediamo oggi. Alcuni plateau potrebbero aver evitato questo destino e potrebbero aver preservato le proprie pianure sedimentari che contengono un gigantesco registro dell’attività idrologica”. Ha spiegato Rodriguez. “I registri geologici nelle regioni montuose collassate invece si sarebbero con il tempo in gran parte perse.”

“Questo modello implica che la falde acquifere su Marte potevano anche essere molto frequenti e possono aver portato alla formazione di laghi e oceani. Inoltre, il nostro modello indica che sarebbe potuto succedere in qualsiasi momento della storia del pianeta” ha spiegato lo scienziato. “Potrebbero esserci stati tanti oceani nel tempo su Marte.”

Se la vita è esistita su Marte, magari nei sistemi sotterranei, diverse forme di vita potrebbero essere state portate verso la superficie attraverso queste falde. Organismi ed i loro fossili potrebbero quindi essere reperibili nei strati sedimentari, ha spiegato Rodriguez.

http://icarus.cornell.edu/

http://www.psi.edu/news/releases/

Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2010 ... -su-marte/


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MessaggioInviato: 28/10/2010, 10:52 
probabilmente a certe condizioni x brevi periodi di tempo l'acqua puo' scorrere sulla superfice marziana,in effetti vi erano foto delle calote polari fatte dai viking confermavano la cosa,questo articolo e'visibile su le scienze
"Un gruppo di ricercatori ha misurato i tassi di evaporazione dell?acqua in condizioni simili a quelle di Marte: i risultati sembrano essere a favore della presenza di acqua superficiale sul pianeta. L?acqua in superficie renderebbe l?esistenza di vita, passata o presente, su Marte un po? più probabile. Derek Sears, direttore dell?Arkansas-Oklahoma Center for Space and Planetary Sciences, ha presentato i risultati insieme con i colleghi Shauntae Moore e Mikhail Kareev al convegno della divisione di scienze planetarie dell?American Astronomical Society. I ricercatori hanno costruito una grande camera ambientale dove possono essere riprodotte temperatura, pressione, atmosfera, luce del sole e condizioni del terreno. Grazie a questa camera, Sears e colleghi hanno studiato la persistenza di acqua e la sua evaporazione in una gran varietà di ambienti fisici. ?Gli scienziati - ha spiegato Sears - hanno spesso sostenuto che Marte è attualmente un deserto sterile, completamente inadatto alla vita. Questa conclusione si basa sull?ipotesi che l?acqua evapori molto velocemente, non appena si presenta sulla superficie?. Lo studio degli effetti delle condizioni atmosferiche del pianeta - temperatura e vento - sul tasso di evaporazione ha invece mostrato che i movimenti dell?atmosfera vicino alla superficie sono fondamentali per la persistenza dell?acqua. L?acqua evapora più lentamente quando le molecole evaporate si accumulano al di sopra della superficie, ma i venti che spazzano via queste molecole fanno crescere la velocità di evaporazione. ?I nostri risultati - conferma Sears - suggeriscono che anche nei casi peggiori, quando il vento massimizza l?evaporazione, questa non è rapida come si pensava?. Dunque, l?acqua potrebbe esistere sulla superficie di Marte, o essere esistita di recente".


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