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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 28/02/2019, 00:34 
Da tempo ci sarebbe da dire molto ogni volta ma, la tua prima frase nel post precedente al mio, basta e avanza. [:D] [:290]


Aggiungo a ciò che ha detto Argla:

La nuova Ilva di ArcelorMittal inquina più di prima: i dati dell'Arpa
'talli loro



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ILVA (ora ArcelorMittal) = MORTE!



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 03/03/2019, 01:24 
ArcelorMittal, “squarci negli impianti che dovrebbero catturare le diossine”: la denuncia nelle foto dell’Usb di Taranto


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Le foto dei delegati del sindacato immortalano lo stato in cui versano gli "stessi impianti" dai quali "uscì la diossina che ha contaminato i terreni vicini e le capre che vi pascolavano", scrive Veraleaks. Che aggiunge: "Perché le diossine non si sprigionino gli elettrofiltri devono essere coibentati". Fonti aziendali a Ilfatto.it: "C'è problema di coibentazione, ma incide solo su temperature. Non sulla diossina"
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Squarci, buchi, crepe, materiali impregnati di polveri sottili. Fotografati e allegati a un esposto presentato dall’Usb alla procura di Taranto, ad Arpa, Ispra, Regione Puglia, Noe e Spesal. “Ecco in quali condizioni sono gli impianti che dovrebbero catturare le diossine” dell’acciaieria ex Ilva, ora gestita da ArcelorMittal, prima che le polveri vengano immesse nell’aria dal camino E312. È questo il contenuto della denuncia del sindacato che negli scorsi giorni ha catturato le immagini, poi diffuse dal portale per la pubblicazione di materiale riservato su tematiche ambientali Veraleaks.

Per funzionare, infatti, quell’impianto dovrebbe essere “coibentato e sigillato”, sostengono gli ambientalisti. Così, invece, mette “a serio rischio la salute di operai e dei cittadini”. Una ricostruzione “non corretta” secondo l’azienda. Ma le foto dei delegati del sindacato sono lì a immortalate lo stato di ‘salute’ degli “stessi impianti” dai quali “uscì la diossina che ha contaminato i terreni vicini e le pecore che vi pascolavano”, denuncia Veraleaks ricordando che gli animali “furono abbattuti e smaltiti nel 2008 come rifiuto speciale”.

Si tratta delle strutture del reparto agglomerato dello stabilimento ArcelorMittal, in particolare le strutture degli elettrofitri che dovrebbero assicurare la “captazione delle diossine” dalle polveri prima di essere immesse in aria dal camino E312. Se l’impianto non funziona, insomma, secondo Veraleaks, il composto cancerogeno viene espulso dai camini del siderurgico di Taranto diffondendosi nell’ambiente circostante. Invece “la storia non insegna nulla” e oggi, a undici anni di distanza, le condizioni “sono ancora queste” e “da quegli impianti esce diossina”.

Mentre nell’esposto dell’Usb si parla di “squarci profondi in più punti delle pareti perimetrali degli elettrofiltri”, nonché di “lamiere divelte e usurate con pericolo di caduta, materiali FAV esposti non incapsulati ed impregnati di polveri sottili”. E ancora di “portelli di contenimento non chiusi ermeticamente a causa del precario stato, materiali di risulta sparsi a rischio di inciampo e di caduta in quanto posti ad altezze notevoli”.

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Per assicurare che le diossine “non si sprigionino in maniera diffusa all’esterno delle strutture che contengono gli elettrofiltri primari e secondari, questi devono essere necessariamente coibentati e sigillati“, prosegue Veraleaks. “In questo stato – conclude l’organo fondato dall’ambientalista Luciano Manna – non si assicura nessuna delle condizioni e gli impianti mettono a serio rischio la salute degli operai e dei cittadini”. “C’è un problema legato alla coibentazione – spiegano fonti di ArcelorMittal a Ilfattoquotidiano.it – Ma questa influisce solo sul mantenimento della temperatura, mentre non ha nulla a che fare con la dispersione delle diossine, parametro per il quale siamo costantemente monitorati”.

Nelle prossime settimane, dopo una raccolta firme durata oltre un mese, alla denuncia dell’Usb si aggiungerà quello di Taranto Libera. Ad oggi sono più di 5mila le persone che hanno firmato l’esposto nel quale sono raccolte tutte le presunte violazioni ambientali della società che si è aggiudicata l’ex Ilva e ha preso possesso degli impianti in autunno, dopo l’intesa raggiunta tra ArcelorMittal e i sindacati al tavolo del ministero dello Sviluppo Economico. Mentre il sindaco Rinaldo Melucci, dopo la diffusione da parte di Peacelink dei dati Arpa Puglia sull’incremento di benzene e altri inquinanti nei primi due mesi del 2019, ha spiegato di aver rivolto un quesito formale all’Agenzia regionale protezione ambiente per “ricevere opportune valutazioni di merito”.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 19/03/2019, 01:08 
Taranto, bimba muore di cancro a 5 anni: al cugino di 16 toccò la stessa sorte. Associazione dei genitori: ‘Una mattanza’


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Si chiamava Marzia Rebuzzi ed è deceduta al Bambin Gesù di Roma. Il cugino Alessandro, negli anni scorsi, diventò suo malgrado uno dei simboli della lotta di Taranto contro l'inquinamento. In giornata vertice in tra il capo degli inquirenti, gli organi di controllo ambientale e l'azienda. Il procuratore capo: "Riunioni saranno a cadenza mensile". L'azienda: "Produzione non aumenta e i valori degli inquinanti sono nella norma"
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Si chiamava Marzia Rebuzzi e aveva cinque anni. È l’ultima bambina di Taranto uccisa da un tumore. Un cognome, purtroppo, tristemente noto alla cronaca: Alessandro Rebuzzi, suo cugino, è morto alcuni anni fa per fibrosi cistica, di cui l’inquinamento è una concausa, ed è diventato uno dei simboli della lotta per una Taranto migliore. Il nome di Marzia e la sua storia sono stati raccontati dall’associazione Genitori Tarantini nella pagina Facebook che raccoglie le testimonianze di famiglie che hanno perso un bambino a causa dell’inquinamento o che lottano perché i propri figli non debbano essere colpiti dallo stesso problema.

“E volata in cielo un’altra bimba tarantina, aveva cinque anni. Marzia Rebuzzi – ha scritto l’associazione sul social network – era ricoverata al Bambin Gesù di Roma ed era la nipotina di Aurelio (papà di Alessandro Rebuzzi, ndr). Oggi la città dovrebbe essere coperta da un velo nero, non quello dei fumi che ci stanno ammazzando, un velo nero per un lutto inaccettabile”. Un altro nome che si aggiunge a quelli scritti sui cartelloni che hanno aperto la manifestazione che qualche settimana fa ha portato migliaia di persone in piazza. “Io dovevo vivere”, era scritto accanto al nome e alla foto di alcuni piccoli uccisi da un cancro. Un macabro elenco a cui si aggiunge anche il nome e la foto di Marzia. Per Genitori Tarantini si tratta di “un velo nero come l’anima colpevole di chi aveva il potere di fermare questa mattanza e non l’ha fatto, quelli dei decreti, quelli del ‘delitto perfetto’ che hanno continuato a perpetuare sulla nostra comunità, tutti quelli che non conoscono la vergogna”.

Un duro atto di accusa che si chiude con una sorta di anatema: “Non riuscirete a guardare negli occhi i vostri figli. Scusate i toni, ma questa notizia ci ha sconvolto. Ad Aurelio e Loredana, come al papà e alla mamma di questo nuovo angelo, le nostre sentire condoglianze”. Parole che racchiudono tutta la disperazione e la paura che ormai serpeggiano nel Tarantino: gli ultimi dati sull’aumento delle emissioni nocive dall’ex Ilva, hanno contribuito a elevare la tensione.

Una situazione delicata che ha spinto la procura di Taranto a convocare un tavolo sulla questione ambientale. È stato il capo degli inquirenti ionici, il procuratore Carlo Maria Capristo, a riunire intorno al tavolo questa mattina l’amministratore delegato di ArcelorMittal, nuovo gestore dell’acciaieria ionica, i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria, il custode giudiziario Barbara Valenzano, il commissario per le bonifiche Vera Corbelli e gli organi tecnici di controllo Ispra, Arpa e Asl. “D’ora in poi – ha dichiarato Capristo al termine dell’incontro – c’è un nuovo metodo di lavoro, ci saranno incontri periodici in Procura. Ognuno rappresenterà i lavori che vengono eseguiti e vengono programmati sotto la supervisione del nostro ufficio. Soprattutto in ragione delle ultime notizie apparse su alcuni quotidiani, piuttosto sconcertanti, ho sentito insieme ai magistrati del gruppo Ambiente l’obbligo morale di chiamare un po’ tutti a rendere conto di quanto sta accadendo”.

Per Capristo è stata “una riunione estremamente costruttiva” e sui nuovi dati diffusi da Peacelink e altri ambientalisti di Taranto, il procuratore ha precisato di essere in attesa delle relazioni complete: “Le risposte ci saranno, non abbiamo una sfera di cristallo per prevedere il futuro”. E ha poi rassicurato la comunità sul fatto che “è nato, lo ripeto, un nuovo metodo di lavoro dove lo Stato c’è e oggi era presente in tutte le sue componenti essenziali di verifica e di validazione dei dati. I controlli sono in corso d’opera, e saranno verificati anche da noi”.

A quel tavolo, come detto, anche Mattheiu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia: l’azienda in una nota ha spiegato di aver fatto presente “che la produzione non è aumentata, che tutte le emissioni sono sotto controllo, dentro le norme, che tutti gli investimenti che dobbiamo fare e abbiamo già fatto sono entro le scadenze giuste” e “ArcelorMittal vuole essere trasparente per la tranquillità di tutti i cittadini di Taranto e della provincia. È stato un incontro molto positivo”. “Vogliamo lavorare con tutti – ha concluso Jehl – ancora di più in trasparenza per il futuro”. Ma sui social non sono mancate le reazioni: per alcuni l’iniziativa del procuratore Capristo è anomala, poiché alla procura, secondo i critici, è affidato il compito di reprimere i reati e non di guidare gli organi impegnati nella vicenda.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 27/03/2019, 04:05 
Taranto, la video-denuncia del consigliere comunale Massimo Battista: “Qui si respira veleno” e mostra la nube di polvere


Formato file: mp4



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La polvere di minerale che si solleva dai parchi minerari dell’ex Ilva e svolazza in aria. È il contenuto della video-denuncia del consigliere comunale di Taranto, Massimo Battista, ex M5s transitato nel gruppo Misto dopo la scelta del governo di lasciare aperta l’acciaieria affidandola ad ArcelorMittal. “Ecco cosa succede in Ilva il giorno dopo che la maggioranza (del consiglio comunale di Taranto, ndr) ha bocciato la mozione presentata da me, sottoscritta e condivisa da altri 7 consiglieri nel consiglio monotematico su salute e ambiente”, scrive Battista, ex operaio Ilva ora in cassa integrazione. “Così mentre il sindaco, gli assessori e i consiglieri aspettano ulteriori dati – aggiunge spiegando di aver ricevuto il video in maniera anonima – la popolazione del quartiere Tamburi e dell’intera città è costretta a respirare veleno. Non c’è più tempo, quella fabbrica produce acciaio e morte, il sindaco lo sa ma continua a perdere tempo”.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 31/03/2019, 00:43 
Taranto, il sindaco chiude le scuole nel rione Tamburi fino a giugno: “Troppi rischi”. Rabbia dei genitori dei 700 alunni


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Lo ha stabilito il sindaco perché i plessi sono vicini alle collinette ecologiche che avrebbero dovuto proteggere il quartiere dalle polveri e che invece sono state sequestrate perché realizzate con scarti di produzione. L'esasperazione dei genitori: "Andrà come con l'Ilva: decreti su decreti, fino a quando la scuola al pomeriggio diventerà normalità"
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Le scuole Deledda e De Carolis del quartiere Tamburi di Taranto restano chiuse fino alla fine dell’anno scolastico. Lo ha stabilito il sindaco Rinaldo Melucci che ha firmato l’ordinanza prorogando lo stop alle attività, stabilito per 30 giorni dallo scorso 2 marzo, nei due plessi scolastici situati pochi metri dalle cosiddette collinette ecologiche dell’ex Ilva: aree verdi che avrebbero dovuto proteggere il quartiere dalle polveri che si sollevavano dal parco minerali dell’acciaieria e che invece pochi mesi fa sono state sequestrate dalla procura di Lecce perché realizzate con scarti di produzione della fabbrica.

Tra i genitori dei circa 700 alunni, intanto, è cresciuta la tensione. “Lo sapevamo da tempo che sarebbe andata a finire così”, ha affermato una mamma. Dal 2 marzo scorso, per lei e tante altre famiglie dei Tamburi, sono cominciati i disagi: gli alunni delle scuole chiuse sono infatti stati costretti a frequentare di pomeriggio altri istituti scolastici del quartiere, ma con non poche difficoltà. La prima proposta del Comune era stata quella di mettere a disposizione delle famiglie le navette che avrebbero condotto i bambini negli istituti di altri quartieri di Taranto, ma in tanti si sono fortemente opposti: “Non è giusto – ha spiegato Marika, madre di uno degli alunni – che i nostri figli vengano portati troppo lontani da noi: non è che non vogliamo spostarci, ma alcuni di noi non ha la possibilità di farlo. Alcune famiglie qui on hanno nemmeno l’auto per raggiungere i bambini in casi di emergenza. Se uno di loro non sta bene che facciamo?”.

La questione insomma è molto complicata: la misura di chiusura delle scuole è stato un atto che il Comune ha emanato per proteggere i bambini dai rischi di contaminazioni, ma nel rione avvelenato dall’ex Ilva, ora gestito da ArcelorMittal, ormai qualunque atto istituzionale è diventato quasi una provocazione. L’esasperazione e la rabbia, qui al quartiere Tamburi, sono diventate nuovi veleni. “Adesso per la scuola – ha aggiunto Marika – finirà come hanno fatto con i decreti per l’Ilva: faranno ordinanze su ordinanze fino a quando la scuola di pomeriggio non diventerà la normalità”.

Il primo cittadino di Taranto nella sua ordinanza ha spiegato che è necessario “continuare il monitoraggio della qualità dell’aria” da parte di Arpa Puglia e che dal giorno della chiusura non vi sono nuovi elementi che possano eliminare il rischio per gli alunni e quindi ha ordinato “la chiusura del plesso Deledda e De Carolis fino alla conclusione dell’anno scolastico, salvo il ristabilirsi delle condizioni che hanno portato all’emissione del provvedimento sindacale”. Nello stesso provvedimento il sindaco Melucci ha ordinato all’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale di “continuare le indagini analitiche volte al monitoraggio della qualità dell’aria indoor/outdoor nel plesso Deledda e De Carolis, i cui risultati dovranno immediatamente e continuamente essere messi a conoscenza del sottoscritto”.

Poche ore dopo è giunta la risposta di Arpa che ha ribadito di aver svolto e di svolgere ancora “numerose attività di monitoraggio riguardanti, in particolare, l’area oggetto dell’ordinanza” i cui risultati saranno trasmessi a breve: su questi dati, si legge nella lettera a firma di Maria Spartera, direttore del dipartimento ionico di Arpa, “appaiono soddisfare ampiamente la richiesta di dati ambientali”. Nella missiva la dirigente Arpa ha inoltre chiarito che l’agenzia ha predisposto, oltre al campionatore fisso attraverso il quale sono prelevati giornalmente filtri di polveri sottili sui quali vengono effettuate, da vari anni, le analisi di metalli e idrocarburi policiclici aromatici, anche “la collocazione di un mezzo mobile nella stessa scuola il che permetterà di conoscere le concentrazioni degli inquinanti con maggiore tempestività rispetto all’apparecchiatura già presente”. Insomma i tecnici sono già al lavoro, ma per avere una lettura scientifica dei dati serve tempo. Ed è principalmente per questo che Melucci ha voluto prorogare la chiusura dei due plessi scolastici.
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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 19/04/2019, 07:22 
Ex Ilva, ecco la copertura dei parchi minerali: “Nel 2020 non ci saranno più polveri su Taranto” – FOTOGALLERY


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Che fosse una costruzione gigantesca era immaginabile: sulla carta le dimensioni descrivevano chiaramente l’imponenza dell’opera, ma solo osservare da diversi punti della città la sua realizzazione può rendere chiare le dimensioni del progetto che dovrebbe salvare il quartiere Tamburi e l’intero territorio ionico dalla diffusione delle polveri che il vento trasportava dalla fabbrica nelle strade, nelle case e nelle vite dei tarantini. L’obiettivo, quindi, è quello di eliminare lo spolverio che ha segnato la vita di un'intera comunità ed è stato l’argomento centrale dell’inchiesta Ambiente svenduto, che dopo il sequestro dell’area a caldo nel 2012, ha portato alla sbarra la proprietà dell’ex Ilva, i dirigenti aziendali e la politica fino ai tecnici del ministero dell’Ambiente
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Eccolo il nuovo skyline di Taranto. Un profilo modificato dalla ciclopica opera di copertura dei parchi minerali dell’ex Ilva in grado di offuscare persino le imponenti ciminiere dello stabilimento siderurgico. Che fosse una costruzione gigantesca era immaginabile: sulla carta le dimensioni descrivevano chiaramente l’imponenza dell’opera, ma solo osservare da diversi punti della città la sua realizzazione può rendere chiare le dimensioni del progetto che dovrebbe salvare il quartiere Tamburi e l’intero territorio ionico dalla diffusione delle polveri che il vento trasportava dalla fabbrica nelle strade, nelle case e nelle vite dei tarantini. L’obiettivo, quindi, è quello di eliminare lo spolverio che ha segnato la vita di un’intera comunità ed è stato l’argomento centrale dell’inchiesta Ambiente svenduto, che dopo il sequestro dell’area a caldo nel 2012, ha portato alla sbarra la proprietà dell’ex Ilva, i dirigenti aziendali e la politica fino ai tecnici del ministero dell’Ambiente.

La maxiperizia ambientale ordinata dal gip Patrizia Todisco spiegò che ogni anno dai parchi minerali si sollevavano verso la città circa 700 tonnellate di polveri di ferro e carbone. L’Arpa Puglia aveva sempre denunciato che l’unica possibile soluzione al problema fosse la copertura, ma la famiglia Riva si era sempre opposta. Le intercettazioni dell’inchiesta lo raccontano in modo efficace: è proprio Fabio Riva, ignaro di essere ascoltato dai finanzieri, a spiegare la strategia di sostituire l’ipotesi di copertura con la costruzione di un “rete di barrieramento”. “Siccome noi – spiega Riva al suo interlocutore – non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile… tanto vale rischiarla così”. Ed effettivamente i Riva riuscirono a raggiungere il loro obiettivo costruendo una “rete antiveleni” che durante la sua costruzione mostrava la sua totale inefficacia.

La rete dei Riva non ha nulla a che fare con la grandezza dell’opera affidata da Ilva in Amministrazione Straordinaria al Gruppo Cimolai per 300 milioni di euro. Nella sua presentazione il gruppo ha dettagliato che le strutture saranno due: entrambe lunghe 700 metri e larghe 254 metri e con una altezza tra i 67 e i 77 metri dovrebbero coprire quasi 200mila metri quadrati di superficie. Anche i numeri dei materiali utilizzati sono impressionanti: 60mila tonnellate di acciaio, 200mila metri cubi di calcestruzzo, 10mila tonnellate di armature, 24mila metri di pali di fondazione. Ogni giorno 200 operai lavorano per portare a termine la più importante ed emblematica prescrizione imposta dall’autorizzazione integrata ambientale. Lo scorso 5 aprile Arcelor Mittal, in una nota, ha annunciato la costruzione “con 10 giorni di anticipo” del terzo arco della copertura del Parco minerale: “Un’opera che – a lavori completati – avrà un ruolo decisivo nel limitare la dispersione di polveri verso la città, in particolare nel quartiere Tamburi. I minerali presenti nei parchi primari saranno infatti messi sotto copertura entro la fine del 2019, quasi 19 mesi prima della scadenza stabilita dal Decreto del Presidente del Consiglio del settembre 2017. Entro maggio 2020 verrà invece completata la copertura dei fossili: e anche in questo caso saremo in anticipo rispetto al termine di scadenza previsto dallo stesso Decreto. La prossima scadenza è per il 30 aprile, quando sarà completato il 50% della struttura superiore della copertura che accoglierà tutto il materiale presente nel parco minerale. Le attività sono in corso nella parte più vicina al quartiere Tamburi. La copertura dei parchi non è solo uno degli interventi più importanti richiesti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma anche parte del Piano Ambientale più ambizioso di sempre: un totale di 1.15 miliardi di euro di investimenti entro il 2023 per un obiettivo, fare di Taranto lo stabilimento più avanzato d’Europa”.
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Fonte



Però dai,
Che gran soluzione quella copertura.

Come se l'inquinamento a Taranto dipendesse solo dai parchi minerali.

Ricordarsi che nei due seni del Mar Piccolo, tanto per fare un'esempio, non é più possibile allevare le cozze.
Per via dei parchi minerali?

Nel latte materno diossine e Pcb.
Per via dei parchi minerali?

L'inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico in tanti anni è esagerato.

Per chi vive nella città dei due mari, acqua terra e aria, non c'è da stare tranquilli. Immagine

Chi ha avuto l'idea di quel “sarcofago” è veramente un genio (Lex Luthor, un cialtrone dilettante a confronto).
Un pò come pulire con la scopa il pavimento di casa e nascondere il lerciume sotto lo zerbino.

Battuta di Bebbe Grillo di qualche anno fa: “È come non cambiarsi le mutande per settimane, poi una bella verniciata di bianco e sembra tutto pulito. Però sotto.... TOPI MORTI!„. Immagine

Non so se ho riportato fedelmente la battuta. [:p]


Ad ogni modo i tarantini, osservando quella boiata, possono crepare più serenamante. [:264] Immagine Immagine Immagine



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 01/06/2019, 15:17 
Cita:

"600 bambini nati malformati a Taranto"


"La notizia che non fa notizia: 600 bambini nati con malformazioni congenite tra il 2002 e il 2015 a Taranto come riportato nella Valutazione del danno sanitario: è la storia che si ripete e come accaduto nel 2012 non si rendono pubblici i dati dell’indagine epidemiologica Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità su Taranto che analizza fino all’anno 2018". A denunciarlo è il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.

"Il governo nazionale -avverte- ha deciso di non presentare nel mese di maggio scorso l’indagine epidemiologica. Rinviando la presentazione al mese di luglio ovvero dopo le elezioni europee, l’attuale governo pentastellato sta facendo esattamente la stessa cosa che fece il governo con ministro dell’Ambiente Clini quando attese sei mesi prima di presentare l’indagine aspettando la forma dell’autorizzazione aberrante all’Ilva. Da uno stralcio dell’indagine epidemiologica- continua Bonelli- si legge che a Taranto si continua a morire e i rischi di morte legati all’inquinamento sono aumentati nonostante le rassicurazioni del governo che tutto va bene e le accuse di allarmismo fatte contro gli ambientalisti".

"Il dato di 600 bambini nati malformati -assicura Bonelli- è presente nella valutazione del danno sanitario dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal, perché non è stata resa pubblica questa notizia considerato che il rapporto era stato presentato nel 2108? Perché 600 bambini nati malformati non diventano una notizia? Perché i ministri dell’Ambiente, della Salute, e dello Sviluppo economico Costa, Grillo e Di Maio non hanno reso pubblica questa notizia, perché hanno rinviato la presentazione dell’indagine epidemiologica?". "Se ci trovassimo in un altro paese europeo -sottolinea- questo sarebbe uno scandalo che porterebbe alle dimissioni di membri del governo e non solo. Ripeto ancora la domanda: perché 600 bambini nati malformati non fanno notizia e il governo si trincera dietro un’indecente silenzio?'', si chiede Bonelli.




https://www.adnkronos.com/fatti/politic ... SmqAO.html


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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 01/06/2019, 19:31 
vimana131 ha scritto:
Cita:

"600 bambini nati malformati a Taranto"


"La notizia che non fa notizia: 600 bambini nati con malformazioni congenite tra il 2002 e il 2015 a Taranto come riportato nella Valutazione del danno sanitario: è la storia che si ripete e come accaduto nel 2012 non si rendono pubblici i dati dell’indagine epidemiologica Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità su Taranto che analizza fino all’anno 2018". A denunciarlo è il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.

I politici che nel corso di questi anni sono rimasti con le mani in mano, o che non hanno mosso un solo dito per CHIUDERE & BONIFICARE la EX ILVA, andrebbero processati per direttissima. E consegnati alle patrie galere sino alla fine dei loro giorni.



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
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I politici? E chi ha gestito l'ILVA? Dove sono perchè non li vanno a prendere con le forche e li ammazzano in piazza? Se non si comincia a fare così c'è poco da lamentarsi.



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 Oggetto del messaggio: Re: ILVA e l'incuria nel Golfo di Taranto
MessaggioInviato: 17/11/2019, 10:35 
ArTisAll ha scritto:
Ex Ilva, ecco la copertura dei parchi minerali: “Nel 2020 non ci saranno più polveri su Taranto” – FOTOGALLERY


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Che fosse una costruzione gigantesca era immaginabile: sulla carta le dimensioni descrivevano chiaramente l’imponenza dell’opera, ma solo osservare da diversi punti della città la sua realizzazione può rendere chiare le dimensioni del progetto che dovrebbe salvare il quartiere Tamburi e l’intero territorio ionico dalla diffusione delle polveri che il vento trasportava dalla fabbrica nelle strade, nelle case e nelle vite dei tarantini. L’obiettivo, quindi, è quello di eliminare lo spolverio che ha segnato la vita di un'intera comunità ed è stato l’argomento centrale dell’inchiesta Ambiente svenduto, che dopo il sequestro dell’area a caldo nel 2012, ha portato alla sbarra la proprietà dell’ex Ilva, i dirigenti aziendali e la politica fino ai tecnici del ministero dell’Ambiente
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Eccolo il nuovo skyline di Taranto. Un profilo modificato dalla ciclopica opera di copertura dei parchi minerali dell’ex Ilva in grado di offuscare persino le imponenti ciminiere dello stabilimento siderurgico. Che fosse una costruzione gigantesca era immaginabile: sulla carta le dimensioni descrivevano chiaramente l’imponenza dell’opera, ma solo osservare da diversi punti della città la sua realizzazione può rendere chiare le dimensioni del progetto che dovrebbe salvare il quartiere Tamburi e l’intero territorio ionico dalla diffusione delle polveri che il vento trasportava dalla fabbrica nelle strade, nelle case e nelle vite dei tarantini. L’obiettivo, quindi, è quello di eliminare lo spolverio che ha segnato la vita di un’intera comunità ed è stato l’argomento centrale dell’inchiesta Ambiente svenduto, che dopo il sequestro dell’area a caldo nel 2012, ha portato alla sbarra la proprietà dell’ex Ilva, i dirigenti aziendali e la politica fino ai tecnici del ministero dell’Ambiente.

La maxiperizia ambientale ordinata dal gip Patrizia Todisco spiegò che ogni anno dai parchi minerali si sollevavano verso la città circa 700 tonnellate di polveri di ferro e carbone. L’Arpa Puglia aveva sempre denunciato che l’unica possibile soluzione al problema fosse la copertura, ma la famiglia Riva si era sempre opposta. Le intercettazioni dell’inchiesta lo raccontano in modo efficace: è proprio Fabio Riva, ignaro di essere ascoltato dai finanzieri, a spiegare la strategia di sostituire l’ipotesi di copertura con la costruzione di un “rete di barrieramento”. “Siccome noi – spiega Riva al suo interlocutore – non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile… tanto vale rischiarla così”. Ed effettivamente i Riva riuscirono a raggiungere il loro obiettivo costruendo una “rete antiveleni” che durante la sua costruzione mostrava la sua totale inefficacia.

La rete dei Riva non ha nulla a che fare con la grandezza dell’opera affidata da Ilva in Amministrazione Straordinaria al Gruppo Cimolai per 300 milioni di euro. Nella sua presentazione il gruppo ha dettagliato che le strutture saranno due: entrambe lunghe 700 metri e larghe 254 metri e con una altezza tra i 67 e i 77 metri dovrebbero coprire quasi 200mila metri quadrati di superficie. Anche i numeri dei materiali utilizzati sono impressionanti: 60mila tonnellate di acciaio, 200mila metri cubi di calcestruzzo, 10mila tonnellate di armature, 24mila metri di pali di fondazione. Ogni giorno 200 operai lavorano per portare a termine la più importante ed emblematica prescrizione imposta dall’autorizzazione integrata ambientale. Lo scorso 5 aprile Arcelor Mittal, in una nota, ha annunciato la costruzione “con 10 giorni di anticipo” del terzo arco della copertura del Parco minerale: “Un’opera che – a lavori completati – avrà un ruolo decisivo nel limitare la dispersione di polveri verso la città, in particolare nel quartiere Tamburi. I minerali presenti nei parchi primari saranno infatti messi sotto copertura entro la fine del 2019, quasi 19 mesi prima della scadenza stabilita dal Decreto del Presidente del Consiglio del settembre 2017. Entro maggio 2020 verrà invece completata la copertura dei fossili: e anche in questo caso saremo in anticipo rispetto al termine di scadenza previsto dallo stesso Decreto. La prossima scadenza è per il 30 aprile, quando sarà completato il 50% della struttura superiore della copertura che accoglierà tutto il materiale presente nel parco minerale. Le attività sono in corso nella parte più vicina al quartiere Tamburi. La copertura dei parchi non è solo uno degli interventi più importanti richiesti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma anche parte del Piano Ambientale più ambizioso di sempre: un totale di 1.15 miliardi di euro di investimenti entro il 2023 per un obiettivo, fare di Taranto lo stabilimento più avanzato d’Europa”.
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Fonte



Però dai,
Che gran soluzione quella copertura.

Come se l'inquinamento a Taranto dipendesse solo dai parchi minerali.

Ricordarsi che nei due seni del Mar Piccolo, tanto per fare un'esempio, non é più possibile allevare le cozze.
Per via dei parchi minerali?

Nel latte materno diossine e Pcb.
Per via dei parchi minerali?

L'inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico in tanti anni è esagerato.

Per chi vive nella città dei due mari, acqua terra e aria, non c'è da stare tranquilli. Immagine

Chi ha avuto l'idea di quel “sarcofago” è veramente un genio (Lex Luthor, un cialtrone dilettante a confronto).
Un pò come pulire con la scopa il pavimento di casa e nascondere il lerciume sotto lo zerbino.

Battuta di Bebbe Grillo di qualche anno fa: “È come non cambiarsi le mutande per settimane, poi una bella verniciata di bianco e sembra tutto pulito. Però sotto.... TOPI MORTI!„. Immagine

Non so se ho riportato fedelmente la battuta. [:p]


Ad ogni modo i tarantini, osservando quella boiata, possono crepare più serenamante. [:264] Immagine Immagine Immagine


qualche genio mitomane
per il "sarcofago"
si sarà ispirato a chernobyl..



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml
Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no”perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable. Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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