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Quando l'eredità degli antichi dei è qualcosa di tangibile e tecnologico.

Il mistero del fuoco sacro di Gerusalemme

Una fiamma che non brucia nel Santo Sepolcro. Un fenomeno già apparso ai primi cavalieri crociati che conquistarono Gerusalemme. La ricerca degli scienziati russi mette in campo sconosciute frequenze di onde radio. Una antica tecnologia di una civiltà scomparsa utilizzata a scopi religiosi?

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L’interno della basilica del “Santo Sepolcro” di Gerusalemme durante il rito della cerimonia pasquale. Al centro c’è la cripta ritenuta la tomba del Cristo. Al suo interno avviene il fenomeno della manifestazione del “Fuoco Sacro”

Il mistero del "Santo Sepolcro"

Dopo la conversione al cristianesimo dell'imperatore Costantino, l'Impero romano venne totalmente cristianizzato. Di conseguenza i templi pagani su tutto il territorio dell’Impero vennero distrutti e i loro sacerdoti incarcerati e mandati al confino a Skytopolis in Siria per essere rieducati.

Nel 325, il Vescovo di Gerusalemme durante il Concilio di Nicea chiese all'Imperatore di abbattere i templi pagani che esistevano nella “Città Santa” e di edificare nuovi templi che mettessero in evidenza i luoghi che erano stati il teatro delle vicende attribuite alla nascita e alla morte del Cristo.
La prima opera urbanistica, seguita personalmente da Elena, la madre di Costantino, fu quindi la costruzione, nel 335, della basilica costantiniana conosciuta poi come il "Santo Sepolcro".

Sebbene la narrazione dei Vangeli ponesse il luogo della sepoltura del Cristo ben fuori delle mura vecchie di Gerusalemme, come è anche oggi convinzione delle Chiese protestanti, la basilica venne realizzata all'interno della città prendendo il posto di un importante tempio pagano preesistente, dedicato alla dea Venere, fatto costruire dal precedente imperatore Adriano nel 135.

Abbattuto il tempio pagano, per edificare il nuovo edificio vennero apportate radicali modifiche all'ambiente, demolendo parte di una collina e asportando cospicuo materiale roccioso. La basilica una volta ultimata risultò costituita da tre chiese collegate tra di loro e comprendeva al suo interno, come in un diorama, i principali luoghi dello scenario descritto dal Vangelo, come il monte Golgota della crocifissione e la cripta dove sarebbe stato sepolto, per poi risorgere, il Cristo.

A seguito delle crociate in Terra Santa, iniziate intorno all’anno Mille, la basilica venne gestita per qualche tempo dai cattolici, per ultimi dai frati dell'Ordine francescano. Nei secoli seguenti Gerusalemme fu riconquistata dall’Impero Ottomano che tuttavia concesse ai pellegrini cristiani l'accesso alla basilica che intanto aveva subito numerose modifiche strutturali e di stili.

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La fiamma che i fedeli ricevono dal Patriarca ortodosso ha la caratteristica di non bruciare chi la tocca per circa trenta minuti

Dal 1852 le autorità ottomane che dominavano il territorio, a fronte delle cruente dispute tra le varie confessioni cristiane che vantavano, ciascuna, il possesso esclusivo della basilica, la diedero in concessione al Patriarcato ortodosso con il decreto conosciuto con il nome di "Statu quo". Oggi la basilica del Santo Sepolcro, detta anche "Chiesa della Resurrezione”, è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme che regola indiscusso le celebrazioni dei cattolici e degli armeni all’interno della basilica.

Proprio questo edificio, che rappresenta la meta di migliaia di pellegrinaggi di fede cristiana, è al centro di un particolare e misterioso fenomeno conosciuto come il “Fuoco Sacro” di Gerusalemme.

Accade infatti che da secoli, in occasione della Pasqua ortodossa, nel corso della cerimonia religiosa del Sabato Santo, all’interno della cripta deputata ad essere la tomba del Cristo si manifesti una fantasmagorica pioggia di fuoco che scende dalle pareti fino al piccolo altare.

C’è da aggiungere che il fenomeno si mostra solamente quando nella cripta officia il Patriarca ortodosso o un Vescovo da lui delegato. Quando altri religiosi hanno provato a sostituire gli ortodossi, non sono mai riusciti ad ottenere alcun risultato. Il che induce a pensare che evidentemente le gerarchie ortodosse possiedano qualche particolare conoscenza che porta ad attivare il misterioso fenomeno.

Un evento impressionante che per il suo impatto mediatico ricorda per molti versi quello della liquefazione del “sangue di San Gennaro” a Napoli. Inutile dire, in questo caso, che San Gennaro non è mai esistito e che persino la Chiesa cattolica ha preso le dovute distanze dall’evento.

Il fenomeno della fiamma fredda

La cerimonia del “Sacro Fuoco” segue una accurata prassi. La mattina del Sabato Santo avvengono accurati e minuziosi controlli, da parte della polizia israeliana, all’interno della cripta deputata a tomba del Cristo al fine di escludere categoricamente la presenza di qualche oggetto in grado di produrre il “Sacro Fuoco”. Quindi la cripta viene sigillata.

Verso sera il Patriarca ortodosso di Gerusalemme, dopo essersi tolto tutti i paramenti sacri ad eccezione della tunica rituale ed essere stato accuratamente perquisito dalle autorità civili, entra nel Sepolcro, a candele spente, e si inginocchia a pregare.

Ed è qui, immediatamente oppure dopo qualche ora di preghiera, che sul marmo che ricopre la lastra della tomba cominciano ad apparire scintille di fuoco come gocce luminose.

I testimoni che hanno avuto modo di osservare il fenomeno raccontano di aver sentito un forte schiocco precedere la loro formazione. Altri raccontano di aver sentito un forte e prolungato sibilo, accompagnato quasi simultaneamente da lampi di luce blu e bianchi che iniziano a serpeggiare sulle pareti come dei flash impazziti.

Il Patriarca raccoglie le gocce di fiamma con l’aiuto di batuffoli di cotone e con questi accende le torce e le candele che sono all’interno della cripta. C’è chi dice che alle volte le torce si accendono addirittura da sole, spontaneamente, mentre il Patriarca è intento a pregare.
Poi il Patriarca esce dalla cripta e porge la fiamma delle sue torce alle torce dei fedeli in attesa che si distribuiscano tra di loro il “Sacro Fuoco”.

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Un fedele fa scorrere le mani sulla fiamma fredda. Già i crociati che conquistarono per primi Gerusalemme poterono osservare il misterioso fenomeno

E qui avviene un altro fenomeno inspiegabile. Stando al racconto di testimoni diretti, il fuoco che arde sulle torce, benché abbia l’aspetto di una fiamma ordinaria, per diversi minuti non manda calore. Si può porre la mano sulla fiamma senza bruciarsi. E’ consuetudine che i fedeli passino la fiamma delle torce sul viso, sulle folte barbe e sugli abiti senza che si incendi nulla. C’è stato anche chi ha tentato di respirare questo fuoco senza subire alcun danno.

Dopo circa una trentina di minuti, il fuoco prende a scottare e c’è chi ha notato che esso inizia a far male solo dopo che la fiamma delle torce ha cambiato colore, divenendo da azzurrina a rossa.

Alcuni cenni storici sul fenomeno

Secondo la convinzione dell’Archimandrite ortodosso Leonide, le più antiche notizie relative al «Fuoco Sacro» di Gerusalemme avrebbero origine nella più profonda antichità.

Del fenomeno ne parlano già San Gregorio di Nissa, nel 350, San Giovanni di Damasco, nel 750, e lo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea del IV secolo.

Il cronista della chiesa romano Baronius nel 1500 citava che: "I cristiani occidentali, avendo ripreso Gerusalemme ai Saraceni parlano di aver visto un miracolo quando, il Sabato Santo, le candele si accesero spontaneamente vicino alla tomba del Signore. Sembra che questo miracolo si produca laggiù abitualmente”.

Un aneddoto raccolto tra le cronache dell’intensa storia della basilica del Santo Sepolcro riguarda un episodio accaduto nel 1549, quando gli Armeni, nel tentativo di sostituirsi agli ortodossi, nella conduzione della cerimonia del “Fuoco Sacro” corruppero il sultano Mourat per ottenere il permesso di recarsi nella Chiesa del Santo Sepolcro per presenziare la cerimonia. Estromesso il Patriarca ortodosso fuori dalla cripta, i loro dignitari presero il suo posto all’interno e iniziarono la cerimonia pasquale. In merito a questo episodio, l’arabo Huri Fosi scrisse nel 1910: "Invano gli Armeni invocavano Dio, il Fuoco non voleva discendere. All'improvviso s'udì un rimbombo del tuono e dalla colonna di marmo, presso la quale attendeva il Patriarca ortodosso, apparve il Fuoco". Colonna che ancora oggi si può vedere, squarciata, nei pressi della cripta della tomba del Cristo.

Tutto farebbe pensare che la dinamica del fenomeno del “Sacro Fuoco” sia un segreto ben custodito dal Patriarcato ortodosso attraverso i secoli.
Del resto, ancora oggi non si riesce a dare una spiegazione scientifica al fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro che si manifesta a Napoli e che palesemente, non essendo mai esistito il Santo in questione, deve rappresentare probabilmente il frutto dell’ingegno di qualche alchimista cristiano del passato in vena di vendere reliquie religiose.

Le rilevazioni dei ricercatori russi

Il fenomeno del “Fuoco Sacro” di Gerusalemme è stato sempre al centro dell’attenzione di vari ricercatori che hanno cercato di spiegarlo da un punto di vista razionale, negando ogni possibile apporto trascendente.

La convinzione di questi ricercatori era che il fenomeno non poteva, per principio, avere nulla di divino poiché l’ubicazione della cripta, deputata ad essere la tomba del Cristo, non rispondeva a quella che avrebbe dovuto essere. Ovvero avrebbe dovuto trovarsi all’esterno delle mura antiche di Gerusalemme, insieme alle tante altre realizzate secondo la consuetudine millenaria.

Nel 2008, in occasione del rito pasquale, il fisico russo Andrey Volkov, introducendosi come uno dei tanti pellegrini nella basilica del Santo Sepolcro, condusse in gran segreto delle misurazioni scientifiche del fenomeno allo scopo di dare una spiegazione.

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Una delle misteriose sfere luminose che vengono viste transitare all’interno della basilica durante la cerimonia pasquale del “Fuoco Sacro”

La sua apparecchiatura permise di constatare la presenza di un forte spettro di radiazione elettromagnetica all’interno della cripta e rilevò un inspiegabile impulso sulla frequenza delle onde lunghe proprio al comparire del “Sacro Fuoco”. Volkov ebbe l’impressione di trovarsi di fronte ad una scarica elettrica a bassissimo amperaggio. Ovvero una scarica elettrica di grande effetto psicologico, ma che non poteva essere in grado di produrre danni alle persone.

Volkov, a conferma di questa ipotesi, osservò che la discesa del “Fuoco Sacro” nella cripta si legava ad una inconsueta energia azzurrina che fluiva lungo i muri fino a raggiungere la pietra su cui pregava il Patriarca ortodosso. Fenomeno che oggi, a causa del bombardamento dei flash dei fedeli, risulta difficile da vedere.

Andrey Volkov ha portato a valutare che il plasma elettrico a bassa temperatura può assomigliare ad una fiamma, ma non brucia. Su questa constatazione ha ipotizzato che, se alla base del fenomeno del “Fuoco Sacro” ci fosse il principio di una tecnologia basata sull’elettricità, tutto farebbe pensare che nei batuffoli usati dal Patriarca ortodosso per raccogliere il fuoco e nelle stesse candele, che si accendono da sole, potrebbe esserci qualche sostanza in grado di mantenere la carica elettrica del plasma che poi, dopo un po’ di minuti, si trasformerebbe in una vera e propria fiamma.
Questo potrebbe spiegare perché all’inizio il “Fuoco Sacro” delle candele non scotta ad avvicinarlo, ma solo dopo, a seguito della prolungata azione del plasma elettrico, la fiamma si attiva veramente.

L’eredità di antiche conoscenze dell’Impero romano?

A fronte delle ipotesi avanzate dal ricercatore russo sulla base delle rilevazioni scientifiche effettuate all’interno della cripta è inevitabile chiedersi se il “Fuoco Sacro” non possa trattarsi in effetti della manifestazione di una qualche tecnologia sconosciuta utilizzata dagli ortodossi a scopi religiosi.

Del resto la stessa Chiesa cattolica, che ha disconosciuto il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nonostante il nutrito seguito di fedeli, non ha mai avuto l’idea di provare a ricevere il “Fuoco Sacro” nel Santo Sepolcro. Anzi non ha mai voluto neppure farne parola.

Potrebbe essere che la Chiesa cattolica sappia che cosa ci sia effettivamente all’origine del fenomeno del “Fuoco Sacro” e possa immaginare l’impatto mediatico negativo che potrebbe avere, prima o poi, sulla sua credibilità dottrinale se utilizzasse anch’essa questo fenomeno.

Vista l’ubicazione della cripta, ricavata sul luogo dove sorgeva una importante e imponente basilica pagana dell’era precristiana, si potrebbe pensare che il fenomeno del “Fuoco Sacro” possa essere in relazione alle conoscenze tecnologiche dell’antico Impero romano cooptate da Costantino per sostenere il nuovo corso della cristianizzazione dell’Impero.

Del resto le scoperte, effettuate recentemente presso la “Domus Aurea” dell’imperatore Nerone, hanno portato a ritenere che gli antichi romani possedessero una avanzata tecnologia in molti campi, che tuttavia non usavano al fine di mantenere un sistema sociale fondato sulla forza lavoro degli schiavi che rappresentavano una testimonianza della grandezza militare e espansionistica dell’Impero.

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Lo squarcio in una delle colonne della basilica prodotto nel 1549 dal “Fuoco Sacro”. Il Patriarca ortodosso era stato allontanato dalla cripta dagli armeni che volevano impossessarsi del fenomeno. Ma non ci riuscirono: il “Fuoco Sacro” si manifestò, contrariamente alla consuetudine, fuori dalla cripta, al fianco del Patriarca ortodosso in attesa

Non è fantasia affermare che i popoli antichi avessero familiarità con l’elettricità. Si ha notizia ad esempio, attraverso la lettura di testi minoici, che le sacerdotesse dell’isola di Creta avevano la capacità di attirare dal cielo le scariche elettriche e di immagazzinare la loro forza per restituirla durante le cerimonie sacre allo scopo di impressionare i fedeli dei loro culti.

E proprio nell’antica Roma l’elettricità doveva essere un fenomeno ben conosciuto. Gli storici romani Plinio e Tito Livio riportano ad esempio che il re Numa Pompilio conosceva il segreto di portare a terra il fulmine di Giove Tonante ed era in grado di immagazzinare la sua forza per scagliarlo a suo piacere verso i suoi nemici o a quant’altro gli piacesse avere come bersaglio.

Il romano Servio Tullio era della convinzione che già i primi abitanti della Terra non avevano mai portato il fuoco ai loro altari, in quanto riuscivano attraverso la preghiera a portare giù dal cielo il “Fuoco celeste”.

Inoltre, nell’ambito delle conoscenze oggi misconosciute dell’Antica Roma, c’è il mistero delle cosiddette “lampade eterne” che illuminavano le notti degli Imperatori romani e che non erano alimentate da olio o da altro combustibile noto.

Agostino, dottore e santo della Chiesa cattolica, è un testimone involontario e degno di considerazione circa l’esistenza di una di queste lampade. E guarda caso cita questa “lampada eterna” proprio in relazione con un tempio dell’Egitto romanizzato dedicato a Venere. La stessa divinità pagana a cui era stata dedicata la basilica di Gerusalemme, fatta edificare dall’imperatore Adriano e sulle cui fondamenta venne fatta costruire da Costantino la basilica del Santo Sepolcro.

Sfere luminose e altri misteri

Un altro fenomeno legato alla cerimonia pasquale del “Fuoco Sacro” è l’occasionale presenza di piccoli globi luminosi che vengono visti transitare sulle teste dei fedeli.

Molti testimoni affermano di averli visti e fotografati. Altri dicono che questi globi alle volte sono in grado di fermarsi per scendere sui fedeli ad accendere le loro torce.

Un fenomeno che ricorda inevitabilmente quello delle sfere luminose che vengono di tanto in tanto osservate sui “crop circles”, i grandi disegni ricavati nei campi di grano, anch’essi realizzati con l’emissione di onde elettromagnetiche.

Le stesse misteriose onde elettromagnetiche che, sempre in relazione ai crop circles, hanno prodotto, dal 2003 in poi, piccoli incendi inspiegabili nelle case della cittadina di Caronìa, in Sicilia, lasciando senza una spiegazione sulla loro origine la Commissione del Governo italiano che se n'era occupata nel 2007. In questo caso la Procura di Palermo avviò un’inchiesta su ignoti che si riteneva possedessero l’idonea tecnologia per attivare i fasci di onde elettromagnetiche rilevate in occasione dei fuochi spontanei.

http://www.shan-newspaper.com/web/miste ... lemme.html


Ultima modifica di Atlanticus81 il 01/04/2013, 01:51, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 11/04/2013, 20:12 
Nella penombra della stanza la misteriosa figura si muove in gesti misurati fra le ampolle e gli alambicchi allineati sul vecchio tavolo di legno, pieni di misteriose sostanze e strani infusi mescolando e riscaldando elementi nell’impresa della trasmutazione. Il fuoco della piccola fornace rischiara l’ambiente con bagliori rossastri. Le fiamme avvolgono i crogioli dove il metallo si tramuta in liquido rovente. I vapori acri irritano gli occhi e le narici; i fumi invadono i polmoni rendendo affannoso il respiro. L’aria è satura di odori pungenti. Un nuovo sguardo agli appunti poggiati sul leggio illuminato dalla luce di una candela.

L’uomo prende dal tavolo una misteriosa polvere scura e la deposita sul pezzo di metallo posto sui carboni ardenti; poi usando lunghe pinze toglie la piccola forma circolare dal fuoco e la deposita sulla pietra vicina. Un’altra moneta d’oro si aggiunge alle altre contenute in un piccolo forziere, nel quale fanno bella mostra di se pietre preziose d’ogni tipo e forma. La trasmutazione è riuscita, l’alchimia è compiuta…

Può sembrare l’inizio di un racconto d’altri tempi invece è quanto emergerebbe dalle storie che circondano l’antica arte di fabbricare l’oro: l’alchimia.

Una scienza considerata l’antenata della chimica moderna praticata per trasformare in oro vili metalli, ritenuta per secoli una raccolta di fandonie, una pratica di maghi e ciarlatani; risalente ai tempi della creazione nell'officina del biblico fabbro Tubalcain, figlio di Lamec, vissuto nella prima età del bronzo 4500 anni fa, personaggio al quale la Bibbia attribuisce l’invenzione degli utensili in bronzo e l’abilità di forgiare tale metallo.

Era ritenuta l’arte dell’antico Egitto, la Khemeja, dal vocabolo siriano Kimija, che abbinato all’arabo "El" divenne alchimia, la "scienza della terra nera".

Nel tempio di Ptah si trovavano fornaci per praticare l’alchimia. Antichi testi cinesi citano varie possibilità di trasmutazione dei metalli e riportano la storia di un certo Chen che trasformava in argento cocci o mattoni strofinandoli con una pietra nera.

Fondamenti dell’alchimia erano conosciuti in India 5000 anni fa. In Grecia famosi cultori furono Omero, Pindaro e lo stesso Pitagora, acquisendo un ruolo fondamentale nella diffusione dell’alchimia nell’Occidente medievale.

Gli alchimisti arabi ereditarono tutti gli insegnamenti delle scuole ermetiche egizie e greche e svilupparono le tecniche di distillazione che permisero di scoprire acidi e alcali, sali e liquori usati in medicina. La loro non era solo un’arte di laboratorio, ma si proponeva anche di svelare le leggi nascoste della creazione e comportava una dimensione mistica e filosofica.

Il primo a parlare della possibilità di trasformare il rame in oro fu Djabir Ibn Hayyan grande alchimista arabo, noto come "Geber", vissuto nell’VIII secolo, discepolo di un grande maestro dell’Islam, Imam Djafar. Nei suoi libri troviamo la descrizione del cloruro d’ammonio, della distillazione dell’aceto per ottenere l’acido acetico, le norme per la preparazione dell’acido nitrico diluito, dell’acqua regia.

Geber considerava il mercurio e lo zolfo come gli elementi fondamentali per produrre l’oro; sosteneva che attraverso le loro manipolazioni con altre sostanze si otteneva una polvere secca, chiamata "xerion" dai greci, "al-iksir" dagli arabi ed "elisir" dagli europei, con la quale era possibile trasmutare i metalli in oro.

Dopo Geber comparve un alchimista persiano, conosciuto in seguito con il nome di Avicenna, che s’interessò più degli aspetti legati alla medicina. Nei suoi studi descrisse l’uso del gesso per le fratture, dell’antimonio metallico.

Vari termini alchemici arabi fanno ancora oggi parte del linguaggio scientifico, come alcool, elisir, alambicco.

Esistono documenti che testimoniano come i regnanti considerassero gli alchimisti un pericolo per l’economia del paese e per le proprie sostanze. Diocleziano ne proibì la pratica e ordinò fossero bruciati tutti gli scritti esistenti.

In Cina vi erano leggi che proibivano la produzione di oro attraverso l’utilizzo di procedimenti alchemici.
Giovanni XXII nel 1317 e Enrico IV nel 1404 proibirono la pratica dell’alchimia e la produzione di metalli. Successivamente con un altro decreto il sovrano inglese decretò che l’oro e l’argento prodotto con procedimenti alchemici doveva essere versato alla zecca. Un ulteriore prova che tale produzione era avvertita dall’economia statale.

La Chiesa, per ragioni politiche e religiose, considerava errato praticare le arti dei nemici, inoltre ritenne impossibile realizzare la trasmutazione dei metalli in oro; quindi coloro che affermavano di trasmutare e non ottenevano alcun risultato erano truffatori, o se vi riuscivano avevano praticato opere di magia. L’Inquisizione perseguì molte persone che vi si dedicavano.

Eppure le immagini di Ermes hanno adornato le cattedrali europee per oltre tre secoli, tuttora si ammira un affresco di Ermes negli appartamenti dei Borgia in Vaticano, fino al 1614 quando sono stati condannati dalla chiesa e ignorati per i duecento anni successivi.

L’alchimia cadde in disgrazia e gli alchimisti considerati stregoni dediti alle arti occulte e perseguiti; di conseguenza fu praticata da personaggi d’alto rango appartenenti alla nobiltà o alla sfera ecclesiastica, come Alberto Magno, Ruggero Bacone, Tommaso d’Aquino, Raimondo Lullo.

Sembra in definitiva che nel passato qualcuno sia realmente riuscito a produrre oro "alchemico".

Vi sarebbero alcune prove a conferma. Una si trova nella sessione Monete e Medaglie al British Museum; l’oggetto che somiglia ad una pallottola è classificato come "oro fabbricato da un alchimista con una pallottola alla presenza del colonnello Mac Donald e del dottor Colquhoun nel 1814".

Johann Helvetius, medico del principe d’Orange, era noto per la sue trasmutazioni alchemiche avvenute nella seconda metà del 1600 ed accertate dall’Ispettore della Zecca olandese che si avvalse dell’aiuto del gioielliere Brechtel.

Per ricavare l’oro si partiva dal mercurio o dal piombo. I numeri atomici dell’oro, mercurio e piombo sono rispettivamente 79 - 80 e 82; quindi molto prossimi. Dobbiamo registrare però che la tabella degli elementi fu proposta da Mendelev nel 1879; gli alchimisti erano in possesso di tale tabella secoli prima? Conoscevano che il mercurio scioglie l’oro e l’argento formando dei miscugli liquidi, con il fuoco allontanavano il mercurio ottenendo oro e argento puro. Sapevano che il mercurio scioglie lo zolfo giallo originando il cinabro rosso. Solo nel 1919 atomi di azoto furono trasformati in atomi di ossigeno e idrogeno dopo averli bombardati con atomi di elio.

Un documento conservato a Malta parla di un versamento di centomila sterline annue a favore dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme da parte di un certo Gorge Ripley; una somma ingente che getta il sospetto della produzione di oro alchemico.

Nel Kunsthistorisches Museum di Vienna è conservato un ovale di metallo di 40 per 37 centimetri di sette chilogrammi per un terzo d’argento e per due d’oro. La sua storia è, a dir poco, stupefacente.

Nel cinquecento certo Johann Wenzel Seiler aveva pronunciato i voti, ma non sopportava la vita da monaco; un vecchio frate gli rivelò che nel monastero si trovava, sepolto da qualche parte, un tesoro favoloso. Dopo lunghe e accurate ricerche condotte in ogni luogo trovarono una cassetta di rame che conteneva una strana pergamena con lettere indecifrabili e quattro vasi ricolmi di polvere rossa. Seiler che sperava di trovare dell’oro, rimasto deluso voleva gettare via tutto, ma il vecchio lo convinse a non farlo. Il frate anziano studiò a lungo la pergamena e scoprì che la polvere serviva a compiere le trasmutazioni. I due riuscirono a tramutare in oro un vecchio piatto di stagno coprendolo con la polvere rossa prima di scaldarlo sul fuoco e a venderlo per venti ducati. Progettarono di fuggire dal convento, ma il vecchio morì. Ideò la fuga con un altro monaco al quale confidò tutta la storia. Felice per l’idea di abbandonare quel luogo festeggiò invitando una giovane donna fatta passare per un suo cugino; ma scoperto in intimità con la ragazza finì frustato e imprigionato. L’amico riuscì a farlo evadere ed a realizzare il progetto di fuga. Giunti a Vienna conquistarono la protezione del conte Peter Von Par, amico dell’imperatore Leopoldo I. Alla presenza del sovrano tramutarono un’oncia di stagno in oro. Von Par derubò Wenzel della metà dei vasi. La fortuna era dalla loro parte perché poco tempo dopo il conte morì e i due rientrarono in possesso della polvere. L’imperatore divenne loro protettore, e alla sua presenza e quella del capitano della Guardia erano condotti gli esperimenti.

Nel 1675 fu coniato un ducato con l’effigie del sovrano; sul retro si legge: "con la polvere di Wenzel sono stato trasformato da stagno in oro". Wenzel divenne cavaliere e assunse il nome della madre divenendo Von Reinsburg. La polvere rossa stava per finire e nel 1677 fu forgiato un gran medaglione con le effigi di Leopoldo e tutti i predecessori. Immersa nel composto divenne d’oro nella parte inferiore, ma forse la polvere non bastò per completare la trasformazione e il medaglione rimase composto da due metalli.

Nel 1883 il medaglione è stato analizzato appurando che si tratta di oro pieno. In pratica è la miglior prova che nel passato la trasmutazione alchemica è stata effettuata.

Attraverso le crociate gli europei s’impadronirono delle conoscenze arabe e le introdussero in Europa.

L'alchimia venne inizialmente recepita in Occidente come l'arte di fare l'oro dai metalli vili. Ne sono prove una ricetta per fare l'"oro spagnolo", un cenno all'alchimia come falsificazione dei metalli preziosi.
Solo attorno alla metà del '200 Alberto Magno e Ruggero Bacone riuscirono a cogliere il principio dell'alchimia, ossia trasformare i prodotti naturali modificandone le proprietà in modo da renderli perfetti.

Il primo alchimista europeo fu Alberto Magno nato a Lauingen, Germania, nel 1193; il filosofo svolse i suoi studi a Padova dove prese contatti con l’ordine dei Domenicani. Fu in seguito nominato Vescovo di Ratisbona e ottenne una cattedra di teologia a Colonia, dove ebbe per discepolo Tommaso d'Aquino. Morì il 15 novembre del 1280 nella stessa città di Colonia. Fu beatificato nel 1622; proclamato santo da papa Pio XI nel 1931. Commentò tutte le opere di Aristotele e introdusse una netta distinzione tra filosofia e teologia in quanto quest’ultima è fondata sulla rivelazione mentre la prima sulla ragione; quindi è impossibile in filosofia discutere di questioni teologiche. Il suo metodo di ricerca scientifica si fonda sull'esperienza comune anticipando il metodo del confronto e della collaborazione operato dalla scienza moderna.

Teologo e filosofo autorevole, illuminò di nuova luce la filosofia Aristotelica. I suoi scritti spaziano su vari argomenti dalla letteratura religiosa, alla fisica, all’astronomia, alle scienze naturali, all’alchimia e all’ermetismo. Tentò di trovare un compromesso tra la teologia e la magia operando un distinguo tra i tipi di quest’ultima evidenziando che oltre alla "magia nera" e alla "magia bianca" ne esiste anche un terzo tipo: l’alchimia.

Alberto era un domenicano e doveva essere molto prudente per non essere accusato di eretismo o stregoneria. Celebre la sua raccomandazione agli alchimisti di essere discreti e attenersi alla regola della segretezza mantenendo il più assoluto riserbo riguardo ai risultati conseguiti, di seguire le regole delle operazioni alchemiche servendosi solo di vasi di vetro per evitare contaminazioni; infine mantenersi abbastanza ricco per affrontare le spese che la disciplina richiede.

Suo contemporaneo fu Ruggero Bacone fautore della applicazione matematica agli studi scientifici. La descrizione dell’acido solforico e la preparazione dell’acido nitrico concentrato, fu il più importante progresso della chimica; si apriva così agli alchimisti la possibilità di effettuare reazioni chimiche.

Uno dei principali centri Alchemici fu Firenze per opera di Cosimo I dei Medici che creò l’Accademia platonica di Firenze e chiese a Marsilio Ficino di tradurre la prima copia del "Corpus Hermeticum" di Ermete Trismegisto, donatagli da un monaco nel 1460. La prima traduzione fu redatta e divulgata nel 1471. Con questo gesto liberò la Toscana dalle influenze della Chiesa e contribuì a rendere rinomata la produttività artigianale della fusione dei metalli, della preparazione dei coloranti per le stoffe e per gli arazzi, della preparazione dei medicinali farmaceutici. Dell’epoca la potente corporazione degli Speziali.

A Firenze si vennero a creare le Arti e i Mestieri che favorirono in Toscana il nascere di una scuola di artigiani famosi nel saper adoperare il fuoco per la fabbricazione dei vetri, per fondere i metalli, per la produzione dei coloranti e dei medicinali.

Allievo di Marsilio Ficino fu Pico della Mirandola; a 23 anni aveva già studiato tutto ciò che al tempo era conosciuto; egli riteneva utile rinforzare la magia naturale con la magia cabalistica, che invoca gli angeli e gli arcangeli con i loro nomi in ebraico. Per tali idee dovette fuggire dall’Italia. Fu riammesso nel giugno 1493 da Alessandro VI, un papa favorevole alla magia e all’astrologia. Ma non solo i medici utilizzarono la quintessenza alchemica.

Negli anni '20 del XV secolo l'orafo fiorentino Lorenzo da Bisticci, cominciò a guarire i malati con la medicina alchemica, quell’oro potabile, che Giovanni da Rupescissa, vissuto in pieno XIV secolo, aveva insegnato a produrre "sciogliendo lamine d'oro nel distillato di vino", la quinta essenza alchemica distillata in un vaso sigillato provvisto di volute circolari affinché il prodotto iniziale muti l’aspetto diventando sottile e cristallino.

L'immagine più rappresentativa del Rinascimento fu il medico svizzero Philipp Theophrast Bombast von Hohenheim, che assunse il nome di Paracelso, al quale si attribuisce la scoperta dello zinco e dell’idrogeno e secondo il quale tutto ciò che la natura produce deve essere giudicato più o meno perfetto a seconda dell’utilizzazione più o meno diretta che l’uomo può trarne: è necessario perfezionare l’opera della natura e portare tutte le cose allo stato in cui possono essere utilizzate dall'uomo. A questo perfezionamento, deve essere dato il nome di alchimia.

Quindi è l’uomo che deve perfezionare le cose "imperfette" che la natura offre; un concetto simile a quello di Cartesio che considera Dio colui che contempla il mondo come un gigantesco orologio che ha caricato all'inizio dei tempi, ma non può intervenire in quanto il meccanismo procede secondo leggi che non hanno bisogno del suo intervento.

Paracelso nacque il 14 novembre del 1493 a Einsiedeln, un villaggio vicino alla città di Zurigo, in Svizzera; è ricordato come un uomo alto un metro e cinquanta dal corpo tozzo e dall'aspetto malaticcio che spesso girava munito di una grossa spada provvista di un elsa ove si dice fosse incastonata la Pietra Filosofale e celasse pillole di laudano.

Si racconta che Paracelso sia stato evirato da giovane in seguito ad un incidente, la cosa non è certa ma il suo cranio, ancora esistente, presenta una conformazione femminile. Apprese da suo padre, il medico Guglielmo Bombast di Hohenheim, i rudimenti dell'Alchimia, della chirurgia e della medicina. Continuò gli studi sotto la guida dei monaci del convento di Sant'Andrea; ebbe come maestro Johann Trithemius di Spanheim, uno dei maggiori adepti della Magia, dell'Alchimia e dell'Astrologia del tempo.

Paracelso viaggiò molto. Nel 1521, secondo la relazione di Van Helmont, giunse a Costantinopoli e ricevette la Pietra Filosofale da un certo Solomone Trismosinus, segnalato ancora in vita alla fine del diciassettesimo secolo. Nel 1526 fu a Basilea dove riuscì a salvare la gamba di un libraio noto in tutta Europa, Johnann Froben, che era stato considerato inguaribile dalla medicina ufficiale. Lo curò con terapie naturali e conservative che erano alla base di quella che chiamò "medicina spagirica". La guarigione della gamba, considerata eccezionale, gli procurò la nomina a docente universitario alla facoltà di Medicina e chirurgia a Basilea. Per aver bruciato pubblicamente in piazza gli scritti di Galeno e di Avicenna, e alla crescente ostilità dei medici accademici fu costretto ad abbandonare la città.

I suoi nemici, invidiosi dei suoi successi in medicina, gli resero la vita impossibile; lo attaccarono senza ritegno accusandolo di essere solo un fanatico millantatore; lo descrissero come un ubriacone, un imbroglione, dedito a pratiche diaboliche. Le sue teorie hanno ispirato i testi rosacrociani, la "Fama Fraternitatis" e la "Confessio Fraternitatis", il fondatore dell'omeopatia Hahnemann e filosofi come Francesco Bacone. Aprì la via alla ricerca scientifica e ottenne un’autonomia nei confronti dell'autorità storica; innescando però il conflitto fra religione e scienza.

Cercò di rappresentare il medico perfetto, dedicandosi alla ricerca della medicina idonea a guarire tutti i mali, che lui basava su quattro pilastri: la filosofia per la conoscenza della natura di ogni cosa, l’astronomia per determinare l'effetto degli astri sulla salute del corpo, l’alchimia ed l’etica nell'arte di preparare i medicamenti.

In pratica la chiave della guarigione è la natura psicosomatica dell'uomo perché l'uomo è l'unica medicina di se stesso. Vide l'alchimia come l’anticipazione della chimica. Paracelso si occupò anche di psicologia, di malattie mentali, del ballo di San Vito, dell’epilessia, dell’isteria, di psicoterapia. Resta il precursore della chimica medica basata essenzialmente sulla distillazione e l'analisi dei minerali dai quali estraevano le sostanze che servivano a preparare i medicamenti. La sua opera si basò sull’applicazione dell’alchimia e dell’astrologia all'arte medica dato che, secondo lui, lo scopo dell’alchimia non era fabbricare oro o argento, ma fornire medicine contro le malattie.

Per Paracelso il corpo si ammala solo quando non è più in grado di espellere perfettamente le parti grossolane del nutrimento, compresa l’aria respirata. La cura consiste perciò nell’eliminazione di questi elementi estranei. Per ottenere questo risultato, dato che il corpo umano ha già in sé la capacità di curarsi liberandosi del male espellendo le parti grossolane estranee, si deve trovare il modo di dargli vigore rafforzando il sistema immunitario affinché provveda da solo alla completa guarigione.

Mori all'età di quarantotto anni il 24 settembre del 1541; il suo corpo fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Sebastiano; sulla tomba fu eretta una piramide con al centro il suo ritratto.

La sua morte è ancora un mistero perché per molti biografi fu oggetto di morte violenta, in seguito a ferite o a somministrazione di veleno. Non esistono prove in merito ma il cranio, ripetutamente esaminato, presentava una frattura lungo l'osso temporale. Non riposò in pace nemmeno nella tomba, fu dissepolto più volte e le sue ossa trafugate. Di lui rimane il suo motto: "Non sia di altri chi può esser di se stesso".

Nel 1556 comparve un libro di mineralogia, "De Re Metallica", di Agricola (1494-1555) che fu fino al 1700 il più importante testo sulla metallurgia.

Successivamente l’alchimista Andreas Libavius descrisse la preparazione dell’acido cloridrico, del tetracloruro di stagno e del solfato d’ammonio e la preparazione dell’acqua regia in grado di attaccare l’oro.

Nella storia dell’alchimia emerge una figura avvolta nel mistero: il Conte di San Germain; definito un avventuriero, considerato uno sconosciuto giunto dalla Germania, molto ricco, con la fama di essere un grande alchimista capace di trasmutazioni. Era in possesso di favolosi tesori che attiravano molti osservatori. Testimonianze concrete sulle sue vicende giungono da Casanova che ebbe l’occasione di frequentarlo e che raccontò di averlo visto trasformare una moneta d’argento in oro. San Germain posò la moneta sul carbone ardente, vi pose della polvere nera e quando si raffreddò la rese a Giacomo Casanova che esterrefatto guardava la moneta trasformata in oro.

Madame Hausset, dama della Pompadour, testimonia che il conte poteva produrre anche perle. Per dovere di cronaca la Cina produceva perle coltivate fin dal tredicesimo secolo quindi Germain poteva conoscere il procedimento; ma rimane difficile spiegare come potesse ricavare diamanti e altre pietre preziose in quanto per la loro produzione occorrono pressione e temperature molto elevate e il conte non disponeva certo di un laboratorio attrezzato in tal senso. Inoltre madame Hausset affermò che le pietre erano senza imperfezioni e che molte pietre della corona furono migliorate. Si narra che ai membri della corte durante un banchetto fece servire alla fine una pietra preziosa per tenerla come ricordo.

Fu visto in molti luoghi in tempi diversi e dato che non è conosciuta la data della sua nascita gli si è attribuito la scoperta dell’elisir di lunga vita. Nel 1710 fu incontrato a Venezia da Rameau compositore vissuto dal 1683 al 1764; secondo il musicista il conte poteva avere circa cinquanta anni. Le memorie di Madame Hausset ci raccontano che la Pompadour avrebbe chiesto al Conte se era in possesso dell’elisir, perché alcune persone definite fidate le avevano narrato che lo avevano visto a Venezia cinquant’anni prima.

"Ditemi quanti anni avete!" chiese la Pompadour " Quanti ne avete voi, signora - rispose il conte - ma è vero che ho conosciuto madame De Gergy, consorte dell’ambasciatore presso la Serenissima."

"Ma non scherzate, dovreste avere cento anni" replicò la Pompadour.

"Potrebbe essere - replicò Germani - ma forse madame de Gergy si sbaglia sull’età che allora dimostravo."

Dal 1737 al 1742 fu ospite alla corte dello Scià di Persia; nel 1745 fu visto a Londra; nel 1746 a Vienna, nel 1749 a Versailles; nel 1756 a Bombay; nel 1762 in Russia e prese parte al colpo di stato; nel 1763 a Chambord dove aveva il suo laboratorio; nel 1768 a Berlino, nel 1769 in Italia. Nel 1770 in Germania, protetto dal principe Karl von Kassel. Nel 1780 viene pubblicato a Londra una sua raccolta di studi per violino, nel 1785 lo si indica in una riunione massonica e, infine, la contessa di Genlis scrive di averlo incontrato a Vienna nel 1821. Secondo i registri ecclesiastici tedeschi sarebbe deceduto il 27 febbraio del 1784. L’età, secondo la testimonianza di Rameau, sarebbe di 125 anni.

Sembra che il Conte di Saint Germain abbia detto: "Parto domani sera. Non mi si vedrà più in Europa andrò sulle montagne dell’Himalaya".

Quanto ha scritto nella sua sola opera, "La Très Sainte Trinosophie", è alquanto sconcertante e intrigante: "La velocità con cui si muovevano nello spazio era tanto grande che, in breve tempo perdemmo di vista le regioni sotto di noi. La Terra sembrava solo una piccola palla avvolta nelle nuvole sotto di me. Ho visto globi ruotare intorno a me e terre gravitare intorno ad un sol punto."

"So che hanno bisogno di me a Costantinopoli, poi in Inghilterra dove devo occuparmi di due invenzioni di cui potrete disporre nel prossimo secolo: il treno e il battello a vapore".

Questo è quanto scritto e detto a Franz Graffer; il Conte possedeva una macchina del tempo?

Nel 1939 tale Nicholas Roerich balzò sulla scena parigina per aver ideato le scene e i costumi delle Danze Polinesiane rappresentate presso il teatro di Chetelet. Era un artista che nelle sue opere usava colori violenti. I suoi quadri erano presagi. Nell’opera "L’infausto presagio" del 1901 anticipò le guerre del secolo; nelle "Opere dell’uomo" del 1913 e "La città domata" preannunciò catastrofi; nelle "Tre corone" previde la fine delle dinastie degli Hohenzollern, dei Romanov e degli Asburgo; nel 1914 nell’"Orribile Splendore", l’entrata dei tedeschi in Belgio. Anche Roerich, come Apollonio e Saint Germain, compì il viaggio verso l’Himalaya.

La moglie, Helena Roerich, nel libro "Leggenda della pietra" scrive: "Porto il calice con dentro il dono d’Orione. Una pietra grande come il mio mignolo, grigia, simile ad un frutto avvizzito, sopra si distinguono quattro lettere sconosciute. La pietra emette radiazioni e può influenzare gli eventi del mondo."

Sicuramente era un frammento di una pietra più grande che fu affidata a Roerich per portarla a Shambalà.

Un lama interrogò Roerich: "Che cosa sapete, voi occidentali della pietra? Sapete da quale pianeta proviene?" Il riferimento ad Orione porta a pensare che l’oggetto provenga dal compagno oscuro di Sirio; secondo una leggenda "può insegnare agli uomini tutto quanto devono ancora scoprire".
Dal cinquecento le teorie chimiche emersero dai campi di ricerca medica, farmacologica, mineralogica, filosofica, botanica e alchemica, per questo si può affermare che il chimico moderno ha come progenitori maghi e alchimisti.

La chimica nasce come scienza nel XVIII secolo, quando registrarono quantitativamente il verificarsi dei fenomeni.

La legge di Lavoisier è la versione chimica del più famoso "nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma". Questo è il primo pilastro della nuova scienza, l’uomo comprese che, prima e dopo una reazione chimica, gli atomi presenti devono essere gli stessi e nello stesso numero.

Ai tempi di Keplero, Newton e Descartes esistevano numerosi testi alchemici; sembra che lo stesso Newton abbia attinto da questi documenti per elaborare le sue teorie.

Gli alchimisti, sostenevano che era stato Ermete Trismegisto il vero padre dell’alchimia, qui l’origine di "Scienza ermetica".

Alessandro Magno e i suoi successori abbinarono al culto di Thoth quello di Ermes di Ermopoli Magna, l’antico sito di Akenaton; perciò Ermes rappresenta il viaggiatore Akenaton il cui culto solare è partito da Ermontis, in Grecia per ritornare ad Amarna, in Egitto.

Ermes, chiamato Mercurio dai romani, figlio di Zeus e Maia figlia di Atlante; nato sul Monte Cilene in Arcadia è noto come Dio della fertilità, dei sogni, protettore dei greggi e della natura, messaggero degli Dei, accompagnatore dei morti nell’Ade. Colui che aiutò le tre Moire a comporre l’alfabeto, che inventò l’astronomia, la scala musicale, la cetra a sette corde, l’arte del pugilato e della ginnastica, la bilancia e le misure di capacità, la coltivazione dell’ulivo.

Secondo la dottrina Indù Ermes e Budda erano la stessa persona; nell’ordine genealogico egizio Ermes è il figlio del grande Thoth, Dio di tutta la conoscenza nascosta.

Il sacro numero abbinato ad Ermes è il quattro con il quale si indica la materia, la sostanza delle cose. Quattro sono gli elementi, i punti cardinali, le regioni celesti egizie, i figli di Horus, i vasi canopi, i figli della terra, i bracci della croce.

Ermes è anche il Trickster, l’imbroglione, in mitologia è l’essere immaginario, spesso identificato in un animale, che gioca burle colossali. Il Trickster rappresenta la dualità, il buono contro il malvagio, il saggio e lo sciocco, il serio e il burlone, il distruttore dei mondi e il salvatore dell’umanità. Appartiene al nostro mondo e al contempo non vi fa parte; è un creatore, un Joker, un custode della verità e della storia; Ermes sotto questo aspetto è il dio dei ladri e della frode. È l’alchimista.

Un concetto che si ricollega alla doppia realtà in cui viviamo, al positivo e al negativo, al maschile e al femminile, al dio e al diavolo, allo Yin e allo Yang cinese. Tutto diviene un grande giuoco dove vincitore risulta colui che è capace di creare un equilibrio. Il Trickster è dentro di noi e ogni tanto viene fuori; in un certo senso è quel bambino che nascondiamo, desideroso dell’attenzione e soddisfazione a tutti i costi; quel fanciullo che spesso dobbiamo ignorare per non complicarci la vita. Quando abusiamo degli altri è il Trickster che si sveglia. La gelosia, la rabbia, l’invidia, la collera, l’auto distruzione, la depressione, come l’intuizione, la creatività, l’allegria, la pietà, la solidarietà, l’amore, sono tutti aspetti del Trickster, presente tanto nell’uomo quanto nel Dio. Purtroppo a volte alcuni prendono il lato negativo di questa figura divenendo minacce per l’intera umanità; la storia riporta molti esempi.

Le rivelazioni ascritte a Ermes Thoth Trismegisto, inventore e patrono della scrittura e di tutto quello che deriva da questa, sono rappresentate da diciassette trattati che costituiscono il Corpo Ermetico.
A Ermopoli Magna la grande divinità adorata era Thoth il rivelatore della saggezza, Dio della cultura e patrono degli scribi.

Disquisendo riguardo al termine "Herm" o "Herma" scopriremo che significa "pile di pietra", confine, limite invalicabile. Alla frontiera con la Palestina si eleva la più alta sommità della regione il Monte Hermon, luogo della discesa dei duecento veglianti, il luogo proibito, il confine che marca il punto dove Mosè si arrestò.

Ermopoli, Ermontis, Hermon, Ermocrates costituiscono un unico fenomeno formatore della prima scena della civiltà che proseguirà il suo cammino con la forma della Cristianità.

Esiste una casa in Tebe che porta il nome di Ermontis; i re che venivano incoronati qui erano associati al processo di unificazione delle province egiziane, questa casa era un luogo consacrato al culto solare. Ermes è anche il nome di un pianeta minore scoperto nel 1937, un asteroide che con un’orbita eccentrica passa molto spesso vicino alla Terra. Nel gennaio del 1938 si avvicinò di circa 485 miglia. Si racconta anche che Ermes fosse un viaggiatore che rinvenne a Ceylon un’antica tavoletta in una grotta e dopo averla studiata imparò a viaggiare sia in cielo sia in terra.

Un antico documento greco riporta "Io conosco il tuo nome in lingua egiziana e il tuo vero nome è scritto sulla santa tavoletta nel sacro luogo a Ermopoli dove sei nato".

Si narra che un giorno ad Ermes apparve un essere immenso che si presentò dicendo di essere Pimandro, l’intelligenza suprema; Ermete tremò nel guardarlo e quando l’essere fece un cenno lui comprese la luce e le sue innumerevole forze. Ermes mise tutto per iscritto, occultandone gran parte, e salì alle stelle.

Thoth Ermes Trismegisto è il riconosciuto autore della Tavola Smeraldina, ossia della descrizione delle leggi naturali della materia e dell’universo.

La tradizione egizia narra che Thoth, come Ermes per i Greci, rivelò le arti ermetiche agli uomini, una di queste arti l’alchimia.

Thoth significa "la verità", strana coincidenza che anche Ermeth, in lingua copta, significhi Vero.

Riferimenti ad una mente, una sola cosa e la relazione fra il Sopra il Sotto, sono stati evidenziati in molti papiri egizi fra i quali quello di Ani e nel Libro dei Morti.

Gli egizi con i loro simboli esoterici hanno nascosto la vera natura di Ermes. Dalle vecchie leggende emergono tracce di misteriosi viaggiatori, giunti in Egitto dodicimila anni fa, in possesso di un potere tecnologico e spirituale trasmesso attraverso la tavola di smeraldo. Il famoso "Zep Tepi" quando esseri divini vivevano in terra e regnavano in Egitto.

Thoth era uno di loro, dio delle scienze e della matematica, indicato come l’autore della Tavola. Dio delle scienze, inventore dei geroglifici, della matematica, dell’astronomia e medicina, la mente unica creatrice dell’universo. La sorgente del mondo, il potere della volontà che trasforma il pensiero in materia. Come citano i testi egizi: "Ciò che emana dalla sua bocca diviene. Egli parla e la parola prende forma."

Il contabile dell’universo, la sorgente di tutte le leggi naturali, il pastore degli uomini e il veicolo di conoscenza, il rivelatore nascosto. Giudice finale che vaglia la verità, i nostri pensieri le nostre parole le nostre azioni, presiede alla pesatura del cuore e determina chi può essere ammesso al regno dei cieli.
Dipinto come un uomo con la testa di un Ibis appare come una semplice personificazione della mente, quell’Unica Mente creatrice dell’Universo.

Thoth tramanda l’antica saggezza scritta su rotoli che nasconderà in due colonne situate una a Eliopoli e l’altra a Tebe. Solone narra che su di esse vi era incisa la storia di Atlantide. Erodoto scrisse che una era di oro puro e l’altra come di smeraldo capace di risplendere di notte con grande brillantezza.

Thomas Taylor raccontò di aver letto che tali colonne furono rinvenute nelle caverne vicino a Tebe.

Tante le storie riguardo alle colonne e tanti i personaggi che le hanno menzionate, Achille Tatius, Crisostomo, Laerzio.

Molti indicano che Akenaton venne in possesso della tavoletta di smeraldo e mise in atto i suoi principi, divenendo il secondo Ermes della storia e stabilendo la nuova religione monoteistica riconoscendo il sole come la Cosa Unica, la sorgente dell’energia creativa.

Il terzo Ermes viene indicato in Alessandro che secondo Alberto Magno ritrovò la tavola e la espose al pubblico. Divenuto faraone nel 332 a.C. venne a conoscenza dei tesori segreti dell’Egitto e del luogo della tomba del primo Ermes al tempio di Siwa. In quel luogo prelevò la tavola smeraldina e applicò i suoi insegnamenti e perché tutti ne fossero a conoscenza la espose a Eliopoli.

Quando Alessandro lasciò l’Egitto portò con se l’originale e lo seppellì in un luogo rimasto segreto, ma fece fare diverse copie del reperto fornendo a molti la possibilità di vedere come era fatta e di studiarla.

Si narra che in seguito un certo Balina, noto come Apollonio di Tiana, trovò l’originale in una caverna in Cappadocia. Fu un uomo di grande saggezza, contemporaneo di Gesù che lasciò molti scritti di alto valore spirituale che gli valsero il titolo di quarto Ermes. A lui furono dedicati anche molti templi.

Apollonio venne in possesso di una carta ove era segnata la strada che conduceva al luogo dove vivevano gli Dèi e si mise in viaggio verso Oriente. Attraverso il racconto del viaggio narrato da Filostrato apprendiamo che la città si trovava nel Tibet, dato che si diresse verso l’Himalaya. Giunto a destinazione Apollonio vide pozzi dai quali uscivano raggi luminosi diretti verso il cielo; pietre che illuminavano tutta la città, automi che fungevano da servitori; gli uomini erano in grado di viaggiare in aria e spostarsi con facilità da un luogo ad un altro. Secondo Apollonio gli uomini vivevano sulla terra e fuori da essa, cioè avevano contatti con altri mondi.

Questa civiltà comandò al greco di porre alcuni magneti in luoghi precisi considerati importanti e di abbattere la tirannia di Roma dove imperava Nerone. Inutile dire che a Roma fu posto sotto processo, ma all’atto della sentenza la carta dove erano stati annotati i capi di accusa risultò bianca e fu assolto. Con Vespasiano divenne consigliere dell’imperatore e sotto Domiziano fu nuovamente accusato di tramare contro Roma. Davanti all’imperatore in attesa della sentenza si avvolse nel suo mantello e sparì sotto gli occhi del popolo.

Dopo tale fatto è stata testimoniata la sua presenza a Efeso dove all’età di cento anni faceva l’insegnante.

Sfortunatamente Apollonio fu contemporaneo di Cristo e tutti i templi dedicati a lui furono distrutti da cristiani zeloti.

La Tavola Smeraldina, considerata antica di 5000 anni, è un antico artefatto rivelatore di una profonda tecnologia spirituale; le frasi contenute in essa sono state ritrovate in molti papiri egizi, come quello di Ani, di Berlino e nel Libro dei Morti. Si tratta in pratica della sorgente di alchimia e scienze ermetiche condannata dal potere patriarcale dei sacerdoti egiziani, dalla chiesa medievale. Nella tavoletta di smeraldo sono codificate misteriose espressioni che la rendono una possente formula per raggiungere una trasformazione spirituale e accelerare l’evoluzione della specie umana attraverso il raggiungimento dei più alti stati di coscienza. Sarebbe stata modellata in un unico blocco rettangolare di verde cristallo, o di puro smeraldo, con lettere in basso rilievo di uno strano alfabeto sconosciuto, simile all’antico fenicio, definita da chi ha potuto osservarla, un accurato lavoro artigianale. Una preziosa pietra simile allo smeraldo, da qui il nome "smeraldina" con caratteri in rilievo, antica a quel tempo di duemila anni. Costruita con materiale portato allo stato fluido e gettato in uno stampo ove l’artista aveva saputo sapientemente dare la durezza del naturale smeraldo tanto da poter essere scambiata per una gemma autentica.

Si racconta che l’oggetto sia stato portato a bordo dell’Arca e una volta cessato il diluvio nascosto in una grotta vicino ad Hebron. Altre versioni della storia lo vogliono donata dallo stesso Ermes a Miriam, sorella di Mosè, affinché venisse conservata nell’Arca dell’alleanza dove si troverebbe ancora.

La dottrina occulta afferma che la tavoletta fu scoperta nel 1350 a.C. in una stanza segreta sotto la piramide di Cheope.

I principi esposti nella tavoletta ci conducono indietro di cinquemila anni. Alcuni studiosi indicano la data di origine della tavoletta intorno al tremila a.C., quando i fenici sbarcarono sulle coste della Siria.
La sua vera origine è persa nelle leggende che risalgono a oltre diecimila anni fa. Tradotta in Greco da studiosi Alessandrini intorno al quattrocento a.C. fu in seguito sepolta in un punto segreto del plateau di Giza per proteggerla dai fanatici.

La maggior parte degli alchimisti medievali hanno copiato la tavoletta sul muro dei loro laboratori usandola come guida nella loro meditazione e nel loro lavoro.

È uno dei più rispettati documenti del mondo occidentale e il suo autore Ermes Trismegisto è sinonimo di saggezza antica. L’insegnamento impartito da Ermes attraverso tale documento trova riscontro nelle tradizioni pagane, nella religione ortodossa, giudaica, cristiana, islamica. Una delle storie più antiche che trattano la tavoletta ed Ermes indicano quest’ultimo come figlio di Adamo e la tavoletta coma la guida per riscattare noi stessi dalla colpe del padre.

Sulla tavoletta è scritto: "È vero, è certo e verissimo che ciò che è in basso è come è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere il miracolo della cosa unica. Tutte le cose sono nate dalla cosa unica. Tu separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con gran cura. Qui consiste la forza più forte di ogni forza perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà tutto quello che è solido. In questo modo il mondo fu creato. Per questo motivo fui chiamato Ermete Trismegisto, possessore delle tre parti della filosofia di tutto il mondo."

Per alcuni il testo sarebbe stato rinvenuto dai soldati di Alessandro Magno in una cavità nascosta della Grande Piramide considerata da molti la tomba di Ermes. Lo stesso Ermes avrebbe inciso le frasi usando una punta di diamante sopra una lamina di smeraldo.

L’alchimia latina racchiude in chiave allegorica tutto il mistero cristiano, la creazione di Adamo è assimilata all'opera alchemica, poiché come Dio trasse Adamo dal fango, così l'alchimista trae la Pietra Filosofale da una materia iniziale vile.

Elia, rapito in cielo su un carro di fuoco raffigura l'alchimista che ha realizzato il lavoro, ottenendo la trasmutazione di se stesso.

Attraverso le operazioni alchemiche viene sprigionata la forza vitale dell'uomo e di tutte le sostanze fino a raggiungere la Quintessenza. L’uomo è il piombo che deve essere raffinato, perfezionato al fine di divenire oro davanti alla luce dell’Universo. Quindi diviene la sostanza che attraverso la Calcinazione viene riscaldata sulla fiamma viva fino a ridurla in cenere. Viene sottoposta all’azione corrosiva dell’acido solforico ricavato dal vetriolo; alfine di distruggere dentro la nostra psiche l’ego e l’attaccamento al possesso materiale. Obbiettivo raggiunto attraverso l’umiliazione subita con le prove a cui la vita ci sottopone per guadagnare quella spiritualità che aiuta all’auto valutazione.

La cenere viene quindi Dissolta nell’acqua per aprirsi psicologicamente alle energie del corpo e ricaricare le cellule. Si acquista la soddisfazione di accorgersi di operare attivamente negli atti creativi, senza essere vincolati ai pregiudizi personali o a quelli stabiliti dalla gerarchia.

Nella fase successiva della Separazione ogni materiale impuro viene scartato e si separano i tre elementi costitutivi dell’individuo: anima, spirito e corpo (cioè Zolfo, Mercurio e Sale). È il momento in cui riscopriamo la nostra essenza, si rivisitano i sogni più reconditi e segreti al fine di scegliere cosa scartare e cosa reintegrare nella nostra personalità; il momento in cui si inizia a cooperare con le forze spirituali; la fase del rinnovamento psichico dopo un lungo periodo volto all’analisi e all’introspezione solitaria.

Tutto ciò che abbiamo scelto si Congiunge, si combina, si fonde in una nuova sostanza. Si verifica un’unione a livello individuale e cosmico, e l’elemento fisico viene sostituito da quello spirituale. Rappresenta lo sviluppo delle tecnologie e l’abilità idonea a dominare l’ambiente.

In noi Fermenta una nuova vita da ciò che nasce dalla congiunzione al fine di rafforzare e assicurarne la sopravvivenza. La materia è sottoposta al processo di elaborazione prima di divenire un nuovo materiale; una diversa sostanza migliore di quella originale. Un materiale più forte e duraturo ricavato, dopo una profonda meditazione, dalla scelta degli elementi che contribuiscono alla sua formazione. Secondo la tavoletta si raggiunge un prima fase di spiritualità, separando la terra dal fuoco, il sottile dal grosso delicatamente con gran cura.

La parte fermentata bolle e si condensa in un prodotto Distillato. È la purificazione. Per l’adepto è il salto di livello che permette di isolare e purificare lo spirito. La psiche raggiunge il più alto livello e si libera delle emozioni e dei sentimentalismi. Culmina nel terzo occhio al livello della ghiandola pituitaria e pineale, nel Chakra d’argento. In tale processo si realizza il momento più alto dell’amore, si manifesta la forza vitale dell’intero pianeta basata sulla visione della verità. La Sublimazione del fermento purificato dalla distillazione, si Coagula nella più alta aspirazione ed evoluzione della mente. La fase che incarna e realizza l’ultima materia dell’anima del corpo astrale, che gli alchimisti indicano nella Pietra Filosofale, attraverso l’uso della quale credevano di esistere su tutti i livelli di realtà. È il processo che porta alla creazione di un secondo corpo formato dalla luce solida che filtra attraverso la croce; il chakra d’oro. Il ritorno all’Eden su un livello più alto e più vicino alla mente divina. Per la tavoletta è la gloria dell’universo su tutte le oscurità, la forza più grande di tutti i poteri perché ogni cosa sottile penetra ogni cosa solida.

L’alchimia porta alla Magia; per entrambe la Cosa Unica è l’Universo e tutto quello che contiene, cioè Dio, tutte le cose sono aspetti di una cosa sola. L’universo è percorso da forze misteriose che lo condizionano e tali forze sono i sette pianeti simbolizzati nei sette metalli (1) e i centri sottili dell’uomo.
Anche la magia ha origini in Caldea, Mesopotamia e in Egitto e come l’alchimia giunse in Europa in tempi successivi.

Le opere di Agrippa e Alberto Magno, considerate appartenenti alla magia naturale, di Lullo e Ripley sull’alchimia, quelle talismatiche di Paracelso e Holland; di Dee e Kelly, sono raccolte per sezioni nel "Magus" un'enciclopedia di dottrine magiche. In particolare quelle di Alberto Magno insegnano a compiere riti magici con l’uso di filtri e ricette.

Si narra che Eliphas Levi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant, prete mancato e occultista, riuscì ad evocare lo spirito di Apollonio di Tiana seguendo le istruzioni di un libro di magia. Descrizioni di rituali magici tradizionali sono attribuiti a Salomone. La "Clavicola di Salomone" è il più temuto testo di magia rituale, nel 1559 fu considerato pericoloso dall’Inquisizione.

Nel primo secolo dopo Cristo Giuseppe Flavio si riferisce ad un libro di incantesimi per evocare gli spiriti maligni attribuito a Salomone. Il mago Elazar consultando il libro di Salomone e con l’anello del re, esorcizzò alcuni demoni alla presenza di Vespasiano.

Molti altri testi sono stati attribuiti a Salomone quali: il "Lemegeton", che tratta dei poteri dei singoli spiriti e il "Testamento di Salomone", che narra come egli entrò in contatto con i geni ed ottenne la loro obbedienza.

Altri libri di Magia sono il "De Occulta Philosophia" di Agrippa; il "Libro della Potenza", di provenienza medio orientale; il "Grand Grimoire" di Antonio Veneziano; il "Grimorium Verum" e il "Libro di Papa Onorio" definito blasfemo e considerato il più diabolico fra tutti.

Curiosamente, nel 1937, Paul Le Cour in un libro spiegava che nel 2160 l’uomo sarebbe passato dall’era dei pesci a quella dell’acquario e avrebbe vissuto il momento in cui prendeva corpo una nuova coscienza, l’affermazione delle dottrine esoteriche e l’avvento di un unico governo planetario.

Ma qui abbiamo cambiato strada e stiamo percorrendo una via che conduce alle porte di un mondo arcano e occulto che non vogliamo dischiudere perché il nostro istinto ci porta a ritirarci davanti a ciò che non conosciamo e non comprendiamo, benché la nostra innata curiosità ci spinga, di contro, ad indagare e a conoscere.

http://www.edicolaweb.net/edic100a.htm



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MessaggioInviato: 12/04/2013, 16:38 
PEr quanto riguarda il "trucco" del fuoco freddo non mi sorprenderebbe fosse un macchinario (a quanto si direbbe anche molto sofisticato) creato ad arte per attirare pellegrini. Tali macchinari nei tempi passati erano molto di moda presso le alte cariche sacerdotali che inserendo nei templi questi "trucchi" riuscivano ad attirare un sacco di "pellegrini"! in più. Vene erano di molto complesse.

Costui era il più gettonato a quanto ne so:

http://it.wikipedia.org/wiki/Erone_di_Alessandria

Tempo fa vidi anche un documentario sul suo conto in cui si descrivevano molte delle sue invenzioni tra le quali molte applicate nei templi più "gettonati" dell'antichità :)



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la prima religione nasce quando la prima scimmia, guardando il sole, dice all'altra scimmia: "LUI mi ha detto che TU devi dare A ME la tua banana. (cit.)
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Il mistero della biblioteca metallica di Padre Carlo Crespi

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Il Padre italiano Carlo Crespi (1891-1982), era giunto nella selva amazzonica ecuadoriana nel 1927.

Con il tempo aveva ammassato, presso la sua missione salesiana di Cuenca, una fantasmagorica collezione di manufatti antichi d'inestimabile valore storico e archeologico: statuette d'oro di stile mediorientale, numerosi oggetti d'oro, argento o bronzo: scettri, elmi, dischi, placche, e molte lamine metalliche che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, la cosiddetta "biblioteca metallica".

Tra le varie lamine, una di esse era lunga circa 20 pollici e riportava 56 segni stampati, come fosse un alfabeto più antico di quello dei Fenici (foto a sinistra del testo).

Padre Carlo Crespi era molto anziano quando fu girato il video di Stanley Hall, che riporto nel corpo articolo, e forse era anche confuso, ma nell'ultima parte del video (esattamente nel punto: 4 min. e 18 sec), si vede benissimo che la biblioteca metallica, da lui gelosamente custodita, era reale.

Osservando al rallentatore l'ultima parte del video, dove si vedono le placche metalliche, si nota che vi sono impressi dei segni o una sorta di geroglifici, come se si fosse voluto rappresentare la storia di un popolo.

Carlo Crespi ha sempre dichiarato a tutti i suoi intervistatori che tutti i reperti del suo museo, gli erano stati consegnati, nel corso degli anni, da indigeni Suhar, che a loro volta li avevano raccolti nella Cueva de los Tayos.

Ecco una sua dichiarazione, ripetuta più volte a vari ricercatori:

Tutto quello che gli indios mi hanno portato dalla caverna risale a epoche antiche, prima di Cristo. La maggioranza dei simboli e di alcune rappresentazioni preistoriche risalgono ad epoche antecedenti il Diluvio.

Padre Carlo Crespi

Il religioso italiano sosteneva che i reperti da lui custoditi fossero d'origine antidiluviana e fossero stati nascosti nella caverna da discendenti di popoli mediorientali che erano scampati al diluvio.

Molte persone che mi hanno contattato durante questi anni, hanno argomentato che il "tesoro" di Padre Carlo Crespi fosse costituito da falsi o, da pezzi veri, che però non provenivano dalla Cueva de los Tayos.

E' una possibilità, però a mio parere qualcosa di vero in questa storia della Cueva de los Tayos c'è, per vari motivi.

Innanzitutto il Padre Carlo Crespi, non ha mai tenuto conferenze sulla sua collezione e non si è mai fatto pubblicità allo scopo di guadagnarci soldi o fama, anzi era piuttosto schivo e controverso.

Che bisogno avrebbe avuto quindi di inventarsi tutto e raggruppare una montagna di manufatti falsi?

C'è poi la possibilità che sia stato ingannato da astuti artigiani: a tale proposito lo scrittore Richard Wingate, scrive:

E' stato detto che i reperti di Padre Crespi siano dei falsi che gli furono consegnati da indigeni. Però in seguito i segni scolpiti in alcuni suoi reperti sono stati individuati come geroglifici egizi, ieratico egizio, punico e demotico.

Come avrebbero potuto, gli indigeni Suhar o improvvisati artigiani della zona di Cuenca, riportare delle iscrizioni in lingue antiche, nei reperti che consegnavano a Crespi?

E' vero che tutti o alcuni dei suoi manufatti potrebbero essere stati veri, ma non provenienti dalla Cueva de los Tayos, ma anche in questo caso perché lui avrebbe divulgato che gli furono consegnati dagli indigeni Suhar? Non avrebbe guadagnato nulla dicendo ciò.

Alcuni reperti di Crespi sono stati analizzati da riconosciuti archeologi: per esempio il professor Miloslav Stingi, membro dell'Accademia delle scienze di Praga, dopo aver analizzato alcuni reperti di Padre Crespi disse:

Il sole è spesso parte centrale di alcuni reperti incaici, ma l'uomo non è stato mai messo sullo stesso piano rispetto al sole, come vedo in alcuni di questi reperti. Vi sono rappresentazioni di uomini con dei raggi solari che si dipartono dalle loro teste, e vi sono uomini rappresentati con punti, come fossero stelle uscendo da loro stessi. Il simbolo sacro del potere è sempre stato la mente, ma in questi reperti la mente o il capo, è rappresentata simultaneamente come il sole o una stella.

Con questa dichiarazione Stingi, propende per sostenere che alcuni dei reperti di Crespi non hanno una derivazione indigena (che sia andina o amazzonica), ma hanno origine differente.

Osservate con attenzione la placca d'oro che riporto qui sotto: è una piramide con alla sua sommità un sole.

Molto stranamente i gradini della piramide sono 13 e il sole posto nella sua sommità ricorda l'occhio onniveggente. Ai lati vi sono poi due felini, due elefanti e due serpenti. Alla base della piramide vi sono le lettere di un alfabeto arcaico, che secondo alcuni ricercatori sarebbe un proto-fenicio.

La piramide, il sole posto alla sua sommità e i 13 gradini sono indubbiamente simboli massonici. Sappiamo che la Massoneria ha origini che si rimontano alla notte dei tempi, e pertanto questa potrebbe essere una placca aurea di culture medio-orientali. Notiamo inoltre che gli elefanti non sono presenti in Sud America (se non prima del diluvio, i mastodonti, che si sono estinti con gli altri animali della megafauna nel 9500 a.C.), e questo rafforza la tesi che l'oggetto in questione abbia un'origine non americana.

Per quanto riguarda i felini, essi non sono puma o giaguari (tipici delle culture andine e amazzoniche), ma gatti, animali sacri dell'antico Egitto.

Il serpente poi è un simbolo universale adorato in tutte le culture del mondo antico, come immagine del rigenerarsi della vita, e metafora dell'utero della donna (sta, infatti, negli anfratti dei fiumi).

Un ultimo particolare: nel lato sinistro rispetto al sole vi sono 4 piccoli circoli, mentre nel lato destro vi sono 5 piccoli circoli. Si tratta dei 9 pianeti del sistema solare?

Anche in questo reperto si possono notare alcuni particolari importanti:

Innanzitutto ritroviamo la piramide, questa volta formata da 5 livelli.

Nei primi tre vi sono dei simboli di un alfabeto antico, non decifrato. Quindi un elefante, simbolo non tipico delle culture sud-americane, e sulla cima un sole con dieci raggi.

La biblioteca metallica è stata mai vista al di fuori del fantasmagorico museo di Padre Carlo Crespi?

In effetti ci sono state altre persone che affermarono di essere state all'interno della Cueva de los Tayos e aver visto con i loro occhi altre lamine della biblioteca metallica, primo tra tutti l'ungherese naturalizzato argentino Juan Moricz, che dichiarò di aver portato a termine una spedizione nel 1965 guidato da indigeni Suhar.

Nella seconda spedizione, guidata da Juan Moricz nel 1969, alla quale partecipò Gaston Fernandez Borrero, non furono però trovate alcune tracce della biblioteca metallica, ma solo stalattiti e stalagmiti.

Dopo la seconda spedizione Juan Moricz fece un tentativo di ufficializzare la sua scoperta, il 21 luglio 1969, dichiarando di fronte ad un notaio di aver individuato nella caverna, oggetti importanti dal punto di vista archeologico.

Varie persone mi hanno scritto sostenendo che Moricz fosse in mala fede, e che lui, dopo aver visto la collezione di Carlo Crespi e aver ascoltato la sua probabile provenienza, pensò di divulgare la storia che aveva trovato la biblioteca metallica all'interno della caverna, per ottenerne soldi e fama.

Anche questa è una possibilità, considerando che Moricz non mostrò mai nessuna fotografia dei suoi ritrovamenti.

Ci sono però altre dichiarazioni, come quella del maggiore Petronio Jaramillo, tratta dal libro "Oltre le Ande" di Pino Turolla.

Jaramillo, che dichiarò di essere entrato nella caverna nel 1956, descrisse alcuni manufatti antichi e le famose lamine metalliche, ma anche in questo caso non ci sono fotografie e pertanto si può concludere che la biblioteca metallica è stata vista e fotografata solo ed esclusivamente nel museo di Padre Carlo Crespi.Quando Padre Carlo Crespi morì, nel gennaio del 1982, la sua meravigliosa collezione d'arte mediorientale (e antidiluviana), fu portata via dal museo di Cuenca, verso una destinazione ignota.

Alcune voci sostennero che il Banco Centrale dell'Ecuador abbia acquisito, il 9 luglio 1980, per la somma di 10.667.210 $, circa 5000 pezzi archeologici in oro e argento dalla missione salesiana.

Il responsabile del museo del Banco Centrale dell'Ecuador, però, Ernesto Davila Trujillo, smentì categoricamente che l'entità di Stato acquisì la collezione privata di Padre Crespi.

Secondo altre persone i reperti di Padre Crespi furono inviati in segreto a Roma, ed oggi si troverebbero in qualche cavò del Vaticano.

A questo punto sorge una considerazione: se i reperti di Padre Carlo Crespi, inclusa la biblioteca metallica, erano dei falsi, perché sono stati fatti sparire?

Se fossero stati dei falsi sarebbero stati venduti all'incanto in qualche mercatino di periferia, a poco prezzo.

Assumendo pertanto che la maggioranza di quei reperti erano veri, ma che non provenissero dalla Cueva de los Tayos, perché sarebbero stati custoditi proprio nella missione salesiana di Padre Carlo Crespi?

Che bisogno avrebbe avuto il legittimo proprietario (l'ordine dei Salesiani? Il Vaticano?), d'inviarli a Cuenca?

Forse per nasconderli? In questo caso però Carlo Crespi non li avrebbe mai mostrati a nessuno.

Come si vede il mistero della biblioteca metallica di Padre Carlo Crespi, è ancora attuale: nessuno può essere certo della sua reale provenienza, e tantomeno della sua attuale ubicazione.

Il fatto che sia stata occultata potrebbe essere una prova non solo della sua autenticità, ma anche del suo inestimabile valore e forse, del suo scomodo significato.




http://www.antikitera.net/news.asp?id=12476&T=2


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MessaggioInviato: 12/05/2013, 23:51 
Cita:
vimana131 ha scritto:
Il mistero della biblioteca metallica di Padre Carlo Crespi


La discussione relativa e' questa:

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=13584



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"Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te hanno perso la testa, forse non hai afferrato bene la situazione" - Jean Kerr

"People willing to trade their freedom for temporary security deserve neither and will lose both" - Benjamin Franklin
"Chi e' disposto a dar via le proprie liberta' fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non otterra' né la liberta' ne' la sicurezza ma le perdera' entrambe" - Benjamin Franklin

"Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni" - Emil Cioran

"Quanto piu' una persona e' intelligente, tanto meno diffida dell'assurdo" - Joseph Conrad

"Guardati dalla maggioranza. Se tante persone seguono qualcosa, potrebbe essere una prova sufficiente che è una cosa sbagliata. La verità accade agli individui, non alle masse." – Osho

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MessaggioInviato: 13/05/2013, 01:05 
Non avevo visto il topic giusto [:I]

ho spostato il messaggio [:)]


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MessaggioInviato: 13/05/2013, 01:15 
Cita:
vimana131 ha scritto:

Non avevo visto il topic giusto [:I]

ho spostato il messaggio [:)]


[:264]



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MessaggioInviato: 18/05/2013, 19:45 
Per tramandare un messaggio nei millenni a venire quale modo migliore che usare l'architettura in solida pietra?!

Astroarcheologia: antichi siti terrestri ripresentano la configurazione del Sistema Solare, delle Pleiadi e di una zona di Marte

L'astro-archeologia studia i monumenti megalitici che sono presenti a migliaia in Europa, in Africa, in America, il più famoso dei quali è certamente Stonehenge.

L'ipotesi fondamentale alla sua base è che la struttura dei megaliti, la loro dimensione e la forma abbiano una relazione con la posizione dei corpi celesti e la configurazione della Terra.

E che quindi siano la testimonianza unica di un sapere astronomico antichissimo e ricco di verità bollate nei secoli come eretiche forse perché provenienti da civiltà sconfitte dalla storia. Aztechi, Toltechi, Olmechi, Inca, Maya: centro e sud America sono un mosaico ininterrotto di reami perduti, di città abbandonate e civiltà scomparse, di rovine che lasciarono senza fiato anche i conquistadores spagnoli.

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Grandi piramidi a gradoni, intricati bassorilievi, sofisticati calendari astronomici, complessi riti di mummificazione caratterizzano queste antiche culture e sembrano riportarci quasi magicamente nella Mesopotamia e nell'Egitto di migliaia di anni fa, mostrandoci che in antichità sulla Terra si sono verificati dei veri e proprio miracoli tecnologici.

Secondo i teorici degli Antichi Astronauti, tutti questi ritrovamenti sono indizi di un contatto avvenuto migliaia di anni fa tra i nostri antenati e viaggiatori extraterrestri. Ma se esistono prove della venuta di questi viaggiatori cosmici sulla Terra, se ne possono trovare delle altre anche altrove? Potrebbero trovare ciò che stanno cercando i ricercatori in qualche angolo del Sistema Solare?

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Nell'Antica città Maya di Teotihuacán, in Messico, le prove suggeriscono che le culture antiche possedevano una conoscenza incredibilmente accurata dei nostri pianeti vicini. Alcuni studiosi hanno addirittura interpretato il numero e l'orientamento delle sue piramidi come un riflesso perfetto del nostro Sistema Solare.

Lungo L'Avenida de los Muertos - Il Viale dei Morti - le piramidi sarebbero allineate in modo tale da ricreare la posizione perfetta di ciascuna orbita di ogni pianeta del nostro Sistema Solare. Forse, è significativo il fatto che la Grande Piramide del Sole sia posizionata al centro delle altre strutture, riflettendo il fatto che il Sole è al centro del nostro Sistema Solare e che i pianeti vi ruotino attorno.

Questo lascerebbe supporre che già allora era un fatto noto che il Sole fosse il centro del moto planetario, cosa che la scienza occidentale scoprì molto tempo dopo. Ma come potevano gli architetti di Teotihuacán sapere, già all'epoca, che i pianeti orbitano attorno al Sole?

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Gli archeologi classici bollano questo indizio come una mera coincidenza. Ma se andiamo dall'altra parte del pianeta, a Stonehenge, troviamo un altro sito molto più antico della città di Teotihuacán.

Osservando il sito dall'alto, si nota che la struttura è composta da una serie di cerchi concentrici e i cerchi corrispondono esattamente con le orbite di tutti i pianeti del nostro sistema solare. Perciò, abbiamo due posti sulla Terra che presentano la stessa caratteristica.

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In anni recenti, Stonehenge è stato interpretato da alcuni archeologi anche come una specie di calendario astronomico che poteva essere usato per calcolare eventi come le eclissi solari. Ma se questo fosse vero, chiunque allineo questi massi enormi nel paesaggio brullo inglese avrebbe dovuto avere una conoscenza astronomica precisa del percorso del Sole.

http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/ar ... -conf.html


Ultima modifica di Atlanticus81 il 18/05/2013, 19:50, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 18/05/2013, 19:48 
I Templi di Tikal

Costruiti tra il VI e il IX secolo, i templi di pietra Tikal, la più estesa delle antiche città Maya, torreggiano a più di 60 metri al di sopra della foresta pluviale del Guatemala. Tikal ospita uno dei più grandi scavi del mondo, dove migliaia di strutture sono ancora sepolte sotto la giungla.

Secondo la maggior parte degli scienziati, le piramidi di Tikal giocarono un ruolo essenziale nell'elaborazione del Calendario Maya. Tracciando delle linee dai punti più alti delle strutture, gli antichi astronomi potevano definire con precisione le date più importanti dell'anno come un equinozio o un solstizio.

Ma ciò che entusiasma i teorici degli Antichi Astronauti è il modo in cui la disposiozione delle piramidi di Tikal rispecchia esattamente la mappa stellare della costellazione delle Pleiadi nel cielo. La vista delle strutture dall'alto, rispecchia quasi esattamente l'allineamento della costellazione e, cosa più interessante, questa stessa configurazione riscontrata a Tikal è stata notata in un altro luogo molto molto distante.

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Su Marte, di recente, nella regione conosciuta come Cydonia - il luogo del famoso volto di Marte - è stato scoperto un gruppo di formazioni rocciose che replica quasi perfettamente il modello delle piramidi di Tikal.

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Tre luoghi distinti, un unico modello. Coincidenza o progettazione? Le leggende e i miti che caratterizzano Tikal parlano tutti di un'epoca in cui gli dèi si mescolavano ed entravano in contatto con i nostri antenati.

Quindi, Tikal potrebbe essere stata costruita anche come messaggio per le generazioni future per dire loro che, molto tempo fa, ci fecero visita dei viaggiatori di un altro mondo. Ma perchè le popolazioni antiche erano così concentrate sul cielo e le stelle? Stavano aspettando che accadesse qualcosa? O forse che qualcosa, o qualcuno, tornasse?

http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/ar ... -conf.html



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MessaggioInviato: 19/05/2013, 15:40 
Akashico è un termine derivato dalla parola sanscrita “Akasa” che si riferisce a un’essenza indeterminata quale lo spazio o l’etere.

È un luogo spirituale che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto su Gaia e nel cosmo. Più che un semplice contenitore di eventi, l’Archivio Akashico contiene ogni azione, parola, sentimento, pensiero e intenzione che sia mai avvenuto in qualsiasi momento della storia mondiale. Al contrario di un semplice magazzino di memoria, questo Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla nostra vita di ogni giorno, le relazioni, i sentimenti, i sistemi di credenze e le realtà potenziali che attiriamo su di noi.

L’Archivio Akashico: Il libro della vita

L’Archivio Akashico o “Il libro della vita” può essere considerato l’equivalente di un super-computer dell’universo. È questo computer che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto sulla terra. Forse la più completa fonte di informazioni sull’Archivio Akashico viene dall’opera chiaroveggente di Edgar Cayce.

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Non è esagerato affermare che il computer ha trasformato (e sta ancora trasformando) il pianeta intero. Che si tratti della tecnologia, dei trasporti, della comunicazione, dell’educazione o dell’intrattenimento, l’era del computer ha rivoluzionato il globo e i modi in cui comunichiamo e interagiamo tra noi. Nessun settore della società moderna è stato risparmiato.

La quantità di informazioni immagazzinata nella memoria dei computer e presente ogni giorno nella “strada maestra” di Internet è incalcolabile. Tuttavia, questo vasto complesso di sistemi computerizzati e database collettivi non è ancora in grado di avvicinarsi alla potenza, la memoria o l’onnisciente capacità di registrazione dell’Archivio Akashico.

Per semplificare le cose, l’Archivio Akashico o Il libro della vita può essere considerato l’equivalente di un super-computer dell’universo. È questo computer che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto sulla Terra. Più che un semplice contenitore di eventi, l’Archivio Akashico contiene ogni azione, parola, sentimento, pensiero e intenzione che sia mai avvenuto in qualsiasi momento della storia mondiale. Al contrario di un semplice magazzino di memoria, questo Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla nostra vita di ogni giorno, le relazioni, i sentimenti, i sistemi di credenze e le realtà potenziali che attiriamo su di noi.

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L’Archivio Akashico contiene l’intera storia di ogni anima, sin dall’alba della Creazione. Questo archivio ci connette tutti gli uni agli altri, e contiene ogni simbolo archetipo o racconto mitologico che abbia mai influenzato profondamente il comportamento e le esperienze dell’uomo.

L’archivio Akashico ispira i sogni e le invenzioni, provoca l’attrazione o la repulsione tra gli esseri umani, modella e foggia i livelli della consapevolezza umana, costituisce una porzione della Mente Divina, è il giudice e la giuria imparziali che cercano di guidare, educare e trasformare ogni individuo per farlo evolvere al meglio delle sue possibilità, e infine incarna una matrice fluida e sempre mutevole di futuri possibili che diventano attuali quando noi esseri umani interagiamo e impariamo dai dati che si sono già accumulati.

Informazioni su questo Archivio Akashico – questo Libro della Vita – si possono trovare nel folklore, nei miti e in tutto l’Antico e Nuovo Testamento. Sono rintracciabili nelle popolazioni semitiche, negli Arabi, gli Assiri, i Fenici, i Babilonesi e gli Ebrei. In ognuna di queste popolazioni esisteva la credenza nell’esistenza di una sorta di tavole celesti contenenti la storia del genere umano e ogni tipo di nozione spirituale.

Nelle Scritture, il primo riferimento a un libro ultraterreno si trova in Esodo 32:33. Dopo che gli Israeliti avevano commesso un peccato gravissimo adorando il vitello d’oro, fu Mosè a intercedere per loro, giungendo a offrire la propria totale responsabilità e la cancellazione del proprio nome “dal tuo libro che hai scritto” a espiazione delle loro azioni. In seguito, nell’Antico Testamento, apprendiamo che non esiste nulla di un individuo che non sia riportato in questo stesso libro. Nel Salmo 139, Davide accenna al fatto che Dio ha scritto tutti i dettagli della sua vita, incluso ciò che è imperfetto e le azioni ancora da svolgere.

Per molte persone, questo Libro della Vita è semplicemente un’immagine simbolica di coloro che sono destinati al paradiso; le sue radici sono gli archivi genealogici o forse i primi censimenti. La religione tradizionale suggerisce che questo libro – in forma letterale o simbolica – contiene i nomi di tutti coloro che sono degni di salvezza. Il Libro va aperto in relazione al giudizio divino (Dan. 7:10, Rev. 20:12). Nel Nuovo Testamento, i redenti dal Cristo sono contenuti nel Libro (Filippesi 4), mentre coloro che non si trovano nel Libro della Vita non entreranno nel Regno dei Cieli.

Come interessante corollario, nel mondo antico il nome di una persona era un simbolo della sua esistenza. Secondo Sir James Thomas Frazer, autore di The Golden Bough – una delle opere più esaurienti sulla mitologia mondiale – tra il nome e l’esistenza di una persona esisteva un legame tale che “era possibile compiere riti magici su un uomo indifferentemente attraverso il suo nome, i suoi capelli, le sue unghie o qualsiasi altra parte materiale della sua persona”. Nell’antico Egitto, cancellare un nome da un registro equivaleva addirittura a eliminare il fatto che una persona fosse mai esistita.

Più vicino ai giorni nostri, molte informazioni sull’Archivio Akashico sono state fornite da stimati medium e mistici contemporanei, ovvero individui la cui percezione si estendeva in qualche modo oltre i limiti delle tre dimensioni. Secondo H. P. Blavatsky (1831-1891), un’immigrata russa mistica e fondatrice della Società Teosofica, l’Archivio Akashico è molto di più che un semplice elenco statico di dati che un sensitivo può raccogliere qui e là; piuttosto, l’Archivio esercita un’influenza continua e creativa sul presente:

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Cita:
Akasha è uno dei principi cosmici e un soggetto plastico, creativo nella sua natura fisica, immutabile nei suoi principi più elevati. È la quintessenza di tutte le possibili forme di energia, materiale, psichica o spirituale; inoltre, contiene in sé i germi della creazione universale, che fiorisce sotto l’impulso dello Spirito Divino.

Alchemy and the Secret Doctrine


Rudolf Steiner (1861-1925), il filosofo, pedagogista e fondatore della Società Antroposofica nato in Austria, possedeva la capacità di ricevere informazioni da oltre il mondo materiale: un “mondo spirituale” che per lui era tanto reale quanto per gli altri lo era il mondo fisico. Steiner affermava che la capacità di percepire questo altro mondo poteva essere sviluppata, rendendo un individuo capace di scorgere eventi e informazioni in tutto e per tutto concreti come quelli presenti:

Cita:
…l’uomo è in grado di penetrare alle origini eterne delle cose che svaniscono con il tempo. In questo modo, egli amplia la sua facoltà cognitiva se, per quel che riguarda la conoscenza del passato, non si limita alle evidenze esteriori. Poi egli può vedere negli eventi non percepibili ai sensi, quella parte che il tempo non è in grado di distruggere. Egli passa dalla storia transitoria a quella non-transitoria. È un fatto che questa storia sia scritta in caratteri diversi rispetto a quella ordinaria. Nella gnosi e nella teosofia viene chiamata la “Cronaca Akashica”… Al non iniziato, che non è ancora in grado di fare l’esperienza di un mondo spirituale separato, è facile che l’iniziato sembri un visionario, se non qualcosa di peggio. Chi ha acquisito la capacità di percepire il mondo spirituale arriva a conoscere gli eventi passati nel loro carattere eterno. Questi ultimi non stanno di fronte a lui come la morta testimonianza della storia, bensì appaiono pieni di vita. In un certo senso, ciò che è avvenuto ha luogo davanti a lui.

Cosmic Memory


Per quanto riguarda le intuizioni moderne, forse la più completa fonte di informazioni sull’Archivio Akashico viene dall’opera chiaroveggente di Edgar Cayce (1877-1945), mistico cristiano e fondatore della A.R.E. Per trentatré anni della sua vita adulta, Edgar Cayce possedette la capacità soprannaturale di sdraiarsi su un lettino, chiudere gli occhi, unire le mani sullo stomaco ed entrare in una sorta di stato alterato in cui aveva accesso praticamente a qualsiasi tipo di informazione. L’accuratezza dell’opera telepatica di Cayce è dimostrata da circa una dozzina di biografie e da centinaia di libri che analizzano vari aspetti delle informazioni e delle migliaia di argomenti da lui discussi.

Quando era interrogato sulle fonti delle sue informazioni, Cayce rispondeva che erano essenzialmente due. La prima era la mente subconscia dell’individuo cui stava dando la “lettura”, la seconda era l’Archivio Akashico.

Più spesso, quando dava una lettura sulla storia dell’anima di una persona o sulla sua dimora individuale nello spazio e il tempo, Cayce cominciava con un’affermazione del tipo: “Sì, abbiamo di fronte a noi l’archivio dell’entità adesso conosciuta o chiamata…”. Discutendo il processo mediante il quale accedeva a questi archivi, Edgar Cayce descrisse la sua esperienza come segue:

Cita:
Vedo me stesso come un piccolo punto fuori dal corpo fisico, che giace inerte davanti a me. Mi sento oppresso dall’oscurità e provo una solitudine terribile. Sono consapevole di un fascio bianco di luce. Da piccolo punto che sono, mi dirigo verso l’alto seguendo la luce, sapendo che devo seguirla, altrimenti sarò perduto.

Man mano che percorro questo cammino di luce, divento gradualmente consapevole di vari livelli sopra i quali c’è movimento. Sopra il primo livello esistono forme indistinte e orribili, figure grottesche come quelle che si vedono negli incubi. Andando avanti, cominciano ad apparire da entrambi i lati figure deformi di esseri umani con alcune parti del corpo ingrandite. Di nuovo, avviene un cambiamento e divento consapevole di figure grigie incappucciate che si muovono verso il basso. Gradualmente, il loro colore si fa più chiaro. Poi, la direzione cambia e queste figure si muovono verso l’alto, mentre il colore delle loro tuniche si schiarisce rapidamente. In seguito, cominciano ad apparire da entrambi i lati profili indistinti di case, muri, alberi ecc., ma ogni cosa è priva di movimento. Andando avanti, appaiono quelle che sembrano normali città, con più luce e movimento. Quando quest’ultimo aumenta, divento consapevole dei suoni: inizialmente strepiti confusi, poi odo musiche, risate e canti di uccelli. C’è sempre più luce, i colori diventano bellissimi e si sente il suono di una musica meravigliosa. Le case restano indietro, davanti c’è solo un insieme di suoni e colori. Improvvisamente mi imbatto in un archivio. Si tratta di una sala senza muri né soffitto, ma sono consapevole di vedere un uomo anziano che mi porge un grande libro, una documentazione dell’individuo per il quale sto cercando informazioni.

Lettura 294-19 (Trascrizione).


Una volta presa in mano la documentazione, Cayce aveva la capacità di selezionare le informazioni più utili per l’individuo in quel momento della sua vita. Frequentemente, una lettura poteva lasciare capire che era stata fornita solo una selezione del materiale disponibile, ma che all’individuo venivano date le cose “più utili e promettenti”. Intuizioni aggiuntive erano spesso fornite in letture successive, dopo che l’individuo aveva cercato di lavorare e mettere in pratica le informazioni già ricevute.

Forse per alludere al fatto che l’Archivio Akashico non era semplicemente una trascrizione del passato, ma includeva il presente, il futuro e alcune possibilità, nella lettura 304-5 Cayce fece una curiosa dichiarazione introduttiva. Discutendo del Libro della Vita, egli affermò che era “L’archivio di Dio, di te, della tua anima interiore e della conoscenza di essa” (281-33). In un’altra occasione (2533-8), fu chiesto a Cayce di spiegare la differenza tra il Libro della Vita e l’Archivio Akashico:

Cita:
“Domanda: [Cosa si intende con] il Libro della Vita?
Risposta: L’archivio che l’entità stessa scrive pazientemente sopra la matassa del tempo e dello spazio. Esso viene aperto quando il sé è sintonizzato con l’infinito, e può essere letto da coloro che si stanno armonizzando con tale consapevolezza…
D: Il libro dei Ricordi di Dio?
R: Questo è il Libro della Vita.
D: L’Archivio Akashico?
R: Quelli creati dall’individuo, come appena indicato.
Lettura 2533-8


Le letture di Edgar Cayce suggeriscono che tutti noi scriviamo la storia della nostra vita tramite i nostri pensieri, le nostre azioni e la nostra interazione con il resto della Creazione. Queste informazioni hanno un effetto su di noi nel qui e ora. Di fatto, l’Archivio Akashico ha un tale impatto sulle nostre vite e le potenzialità che attiriamo su di noi, che qualsiasi indagine su di esso non può fare a meno di darci intuizioni sulla natura di noi stessi e della nostra relazione con l’universo.

Ci sono molte più cose nella nostra vita, nella nostra storia e nella nostra influenza individuale sul domani di quante, forse, abbiamo mai avuto il coraggio di immaginare. Avendo accesso alle informazioni dell’Archivio Akashico, il database dell’universo, molte cose potrebbero esserci rivelate. Il mondo, così come lo abbiamo collettivamente percepito, non è che una pallida ombra della realtà.

Cita:
Nel tempo e nello spazio sono scritti i pensieri, le azioni, le attività di un’entità: nella loro relazione all’ambiente, alla sua influenza ereditaria; e nel loro essere guidati, ovvero diretti dal giudizio o in accordo a ciò che l’entità ritiene ideale. Per questo, come spesso è stato definito, l’archivio è il libro dei ricordi di Dio; e ogni entità, ogni anima… Riguardo le sue attività quotidiane, ne compie alcune bene, altre male e altre ancora in modo neutro, a seconda dell’applicazione del sé dell’entità a quella che è la maniera ideale di utilizzare il tempo, l’opportunità e l’espressione di ciò per cui ogni anima entra in una manifestazione materiale.

L’interpretazione, come è stata formulata qui, viene data con il desiderio e la speranza che, nel rivelare questo all’entità, l’esperienza possa essere utile e promettente.

Edgar Cayce, lettura 1650-1


Sì, abbiamo il corpo qui, e la documentazione come è stata prodotta e come potrebbe essere prodotta con l’esercizio della volontà, e la condizione – così come è stata creata – che prescinde dall’influenza o gli effetti della volontà. Abbiamo condizioni che potrebbero essere state, che sono e che potrebbero essere. Non mischiate le tre, e non incrociate i loro intenti.
Lettura 340-5

Il Libro della Vita – o l’Archivio Akashico – è il magazzino di tutte le informazioni riguardanti ogni individuo mai vissuto sulla Terra: esso contiene ogni parola, azione, sentimento, pensiero e intenzione mai avvenuti. Apprendi in che modo hai il controllo del tuo destino e come puoi utilizzare il tuo archivio – le tue vite passate, le tue esperienze presenti e il tuo futuro non ancora dischiuso – per creare la vita che desideri.

http://www.innernet.it/larchivio-akashi ... ella-vita/

http://www.stampalibera.com/?p=29753

A tal proposito sto cercando di reperire su youtube o da qualsiasi altra parte la puntata di Enigmi Alieni intitolata "Il fattore Einstein" o qualcosa di simile... se qualcuno di voi sa dove posso trovarla può gentilmente segnalarmelo o postarla direttamente qui?

Grazie in anticipo!



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hai visto la puntata di oggi di enigmi alieni? [;)]

Cita:
Quindi, Tikal potrebbe essere stata costruita anche come messaggio per le generazioni future per dire loro che, molto tempo fa, ci fecero visita dei viaggiatori di un altro mondo. Ma perchè le popolazioni antiche erano così concentrate sul cielo e le stelle? Stavano aspettando che accadesse qualcosa? O forse che qualcosa, o qualcuno, tornasse?


A me questa spiegazione onestamente sembra troppo "antropocentrica" non potrebbero aver semplicemente usato un modello di riferimento, magari standardizzato, per la costruzione e la disposizione delle struttura senza per forza voler dare a queste disposizioni una importanza di tipo culturale o attribuirgli per forza la valenza di eredità di pietra... Insomma le nostre strade sono dritte ma non perchè vogliono rappresentare la nostra concezione della linearità della storia, sono dritte perchè servono così ^_^


La stessa cosa che mi chiedo grossomodo sull'archivio Akashiko: perchè "della storia umana" se è una sorta di server centrale o una memoria universale o per meglio dire la banca dati da cui attinge la simulazione olografica di cui facciamo parte non dovrebbe contenere i dati di tutto l'universo e quindi di tutte le creature in essa vissute?


Ultima modifica di MaxpoweR il 19/05/2013, 16:01, modificato 1 volta in totale.


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Cita:
MaxpoweR ha scritto:

hai visto la puntata di oggi di enigmi alieni? [;)]


Beccato!!!! [:I] [:D] [:I]

Quella serie è sempre stata fonte di grande ispirazione. Mi piace il modo in cui collega tematiche magari apparentemente distanti tra di loro, per esempio Einstein, Socrate e Akasha.

Non sempre condivido le loro conclusioni, ma sicuramente offre molti spunti di discussione e argomenti da approfondire.

Come appunto questo tema...

Registro della AKASHA (Registri Akashici)

Akasha, termine sanscrito per indicare l’etere, nella tradizione è il corpo stesso di DIO, in cui, di cui, tutti siamo fatti.
Akasha è il vuoto prima del BIG BANG.

Dall’akasha si è generato il suono primo e da esso tutto è scaturito.

E’ quindi onnipresente e ci siamo dentro come lo sono i pesci nell’acqua dell’oceano.

Ecco spiegato come ogni cosa vi lasci una traccia. Tracce sono indelebili. Memorie, ricordi. Di tutto ciò che esiste, per tutti gli esseri, di tutti i mondi, da tutti i tempi.

E questi registri sono consultabili da tutti. E di fatto, in modo spontaneo vengono consultati sporadicamente da ognuno.
Ma ci sono anche metodi per consultarli volontariamente…
Registri Akashici, il libro della Vita, un breve compendio di informazioni

Akasha, termine sanscrito per indicare l’etere.

Akasha e’ il precursore, il primo, il costituente primordiale di tutti gli elementi (i Panchamahabhuta o “cinque grandi elementi”: terra, acqua, fuoco, aria).
Da esso tutti scaturiscono e a esso tutti ritornano.

La sua principale caratteristica e’ Shabda, il suono, il VERBO !
Akasha e’ l’essenza base di tutte le cose del mondo materiale, l’elemento più piccolo creato dal mondo astrale.

I registri Akashici sono quindi di natura energetica-vibrazionale e contengono ogni evento, pensiero, sensazione, gesto, parola, credenza, intenzione che che ogni essere ha esperito nella sua storia multidimensionale.

L’Archivio Akashico contiene l’intera storia di ogni anima fin dagli albori della creazione.

I registri Akashici contengono anche tutte le possibilità: una una forma fluida di possibile futuro, il potenziale sempre modificabile, il divenire che sarà determinato dalle nostre scelte.

Proprio per la loro natura energetica, i registri Akashici, sono indipendenti dalla lingua e dalla cultura di chi vi accede.
Consultandoli, si acquisisce una maggiore responsabilità di se stessi, del proprio destino.

Attraverso l’amore, senza giudicarsi, e come “alleati di se stessi” si trasformano le vite passate, la esperienze presenti e le possibilità future per poter creare la vita che si desidera.

Il Registro Akashico ci mostra che siamo padroni di noi stessi che abbiamo un ruolo importantissimo sulla nostra vita quotidiana, le nostre relazioni, i nostri sentimenti e i nostri sistemi di credenze, e sulla realtà potenziale che si avvicina a noi (il futuro).

No c’è modo per noi di immaginare appieno l’amore, la sapienza, la forza, la potenza, la memoria o la capacita’ di registrazione del Registro Akashico onnisciente.

L’unica cosa da fare è sperimentarlo !

Questi record ci uniscono, ci interconnettono, ci legano.
Ognuno di noi col Tutto, l’Unità, la Sorgente, Dio, l’Uno.
Essi contengono il significato di ogni simbolo archetipo, racconto mitico, modello del comportamento umano cosi’ come anche tute le esperienze per individuare questi archetipi.

Essi sono stati l’ispirazione per sogni e invenzioni.
Ci mostrano il perché di ogni nostra attrazione o di rifiuto di qualcosa o qualcuno.

Essi racchiudono tutti i livelli conoscenza umana.
Fanno parte della mente divina.

Sono il giudice e la giuria imparziale, la Via che dirige, educa e trasforma ogni individuo per consentirgli di ottenere il meglio.

Ognuno di noi scrive la storia della sua vita attraverso pensieri, fatti, e interazioni con il resto della creazione e questa informazione ha un effetto su di noi nel qui ed ora.
Accedervi, interrogando i Registri Akashici ha quindi un tale impatto su le nostre vite e sulle potenzialita’ e sulle probabilita’ che qualsiasi esplorazione del registro ci fornisce idee sulla nostra natura e sul nostro rapporto con l’universo.

C’e’ molto di piu’ nelle nostre vite, nelle nostre storie, e nella nostra influenza individuale sul nostro domani di quanto forse abbiamo osato immaginare.

Ed e’ molto piu’ sempice accedere ai registri della Akasha di quanto avessimo mai potuto sperare !

I registri Akashici nell tradizione

Per le scuole filosofiche Hindu Nyaya e Vaisheshika l’Akasha e’ la quintessenza, il substrato della qualita’ del suono, un elemento eterno, impercettibile e che tutto pervade.
Registri Akashici e’ il termine usato nella Teosofia (e nella Antroposofia) per descrivere il compendio della conoscenza mistica impresso nel piano non fisico dell’esistenza.

Questi registri sono descritti come contenenti tutta la conoscenza dell’umana esperienza e della storia del cosmo. Sono a volte, metaforicamente descritti come: “una libreria”, il supercomputer universale”, “la mente di Dio”.

Le persone che hanno descritto i registri, affermano che essi sono aggiornati costantemene e automaticamente.

Vi si puo’ accedere in vari modi: con le proiezioni astrali, in meditazione, col metodo proposto nel corso ARCI, etc.
Nella Bibbia sono chiamati “Il libro della Vita” o “Il Libro” (alcuni riferimenti: Esodo 32:32, Salmi 56:8-9, 40:7-8, 139:16, Rivelazioni 20:12, etc).

Ma molte altre culture ne hanno parlato, e le Informazioni sui registri Akashici si possono trovare nel folklore, nel mito, e in tutti i testi sacri, dei popoli Germanici, Celti, Arabi, Sumeri, Assiri, Fenici, Babilonesi, gli Ebrei, i Maya, solo per citarne alcuni.

In tutti questi popoli esisteva la conoscenza dell’esistenza di una’piano celeste’ contenente la storia di tutto il genere umano e di tutte le informazioni spirituali.
Recentemente anche la scienza se ne sta occupando, postulando l’esistenza di un campo energetico che connette ogni cosa nell’universo (rif. Ervin Laszlo, “Science and the Akashic Field”, 2004).

Alcuni dei maestri che hanno avuto accesso ed hanno parlato dei Rgistri Akashici

Nostradamus - Michel de Notre-Dame (1503-1566), dichiarò di aver avuto accesso ai registri grazie ad un metodo derivato dali oracoli Greci.

BH.P. Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Societa’ Theosofica, per cui i registri Akashici sono molto di piu’ che una semplice raccolta di dati statici che possono essere raggiunti da un essere sensibile, i registri hanno una interazione creativa sul presente, sulla nostra esistenza, e lavorare con loro ci permette di trasformare il nostro presente, il nostro passato e il nostro futuro. L’Akasha e’ uno dei principi cosmici e’ la sostanza, il materiale plastico, creativo, nella natura di formazione fisica, immutabile nei suoi principi piu’ alti. E’ la quintessenza di tutte le possibili forme di energia, materiale, psichica, o spirituale, e contiene in in essa i germi della creazione universale, che scorrono sotto l’impulso dello Spirito Divino.

Rudolf Steiner (1861-1925), insegnava che la capacita’ di percepire questo “altro” mondo, accedendo a quello che, nella gnosi e nella teosofia viene chiamato “Registro Akashico”, poteva essere sviluppata, consentendo all’individuo che vi presta attenzione di: “… entrare nelle origini eterne delle cose… Un uomo allarga il suo potere di cognizione in questo modo… Cosi’ si pu’ vedere negli eventi cio’ che non e’ percepibile ai sensi, quella parte che il tempo non puo’ distruggere…Egli penetra, temporaneamente, nella storia non transitoria…”

Edgar Cayce (1877-1945), possedeva la straordinaria capacita’ di sedere su una sedia, chiudere gli occhi, piegare le mani sullo stomaco, e porsi in uno stato di trance in cui praticamente qualsiasi tipo di informazione gli era accessibile. Quando gli e’ stato chiesto circa la fonte delle sue informazioni, Cayce rispose che ne aveva essenzialmente due: “Il primo e’ la mente inconscia della persona a cui ho letto, e la seconda e’ il Registro Akashico”. Parlando del Registro Akashico/Libro della Vita, ha detto e’ il registro di Dio, di Te, della Tua anima e la conoscenza di Te stessa. “

http://adonai17.wordpress.com/registri-akasha/



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Cita:
Non sempre condivido le loro conclusioni, ma sicuramente offre molti spunti di discussione e argomenti da approfondire.


Assolutamente, condivido pienamente, peccato che le ultime serie siano un pò troppo sensazionalistiche (le prime 2 sono eccezionali) ma senza dubbio gli spunti che fornisce spingono a fare collegamenti. Da quel che so dovrebbe aver collaborato anche Mauro Biglino nella nuova serie ma non so per quale tematiche e in quale puntata o se la collaborazione si sia concretizzata, ne fa cenno egli stesso in una conferenza.

Ho editato il mio precedente post facendo una considerazione, mi piacerebbe avere una tua opinione in merito :)



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Condivido il fatto che sia una visione antropocentrica, questa, come quella su Tikal, e non la condivido.

Gli archivi Akashici, per come la vedo io, sono più una sorta di "codice sorgente" metafisico di quel programma concepito da quello sconosciuto Creatore (non Yahweh giusto per non confonderci) da cui ha avuto origine l'Universo.

Accedervi non significa leggere la storia di Atlantide come se leggessimo un libro.. per quello basterebbe risalire ai tomi contenuti un tempo nella Biblioteca di Alessandria.

Accedere ai cosiddetti Registri Akashici significa comprendere le dinamiche dell'Universo e delle forze/energie che lo regolano in tutte le sue forme dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo. Ovvero quella Verità Assoluta che forse neanche gli Anunnaki arrivarono a cogliere pienamente.



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Sugli Annunaki sono d'accordo, le avessero comprese forse non avrebbero commesso vari errori anche nei nostri confronti, sempre che viviamo in una universo reale, se fossimo uan simulazione questa IDEA di codice sorgente avrebbe un significato molto più concreto... Hai mai visto il 13 piano? :)



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