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Essere Interdimensionale
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 Oggetto del messaggio: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 14/09/2011, 08:24 
Un documentario da non perdere...[8]




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Angeldark
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MessaggioInviato: 14/09/2011, 13:59 
Grazie Angeldark, il video è molto interessante ma purtroppo lo si sapeva, ormai tutto si fonda sugli interessi economici, più ci penso più mi viene la nausea [:11]


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MessaggioInviato: 14/09/2011, 17:54 
Grazie Angeldark, molto interessante.
Non sapevo questa cosa del Ghana (ultima parte del documentario).
Gli mandiamo rottami di elettronica non funzionanti anziché smaltirli noi, spacciandoli per prodotti di seconda mano per ridurre il gap tecnologico tra nord e sud del mondo. [:D]
Se all'Aia non fossero così presi da Gheddafi, Iran e altri cattivoni, ne avrebbero di materiale per contestare qualche bel crimine contro l'umanità.

Se questi documentari li trasmettessero tutti i giorni in TV il mondo cambierebbe in pochi giorni.


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U.F.O.
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MessaggioInviato: 18/09/2011, 12:11 
Cita:
iLGambero ha scritto:
Se questi documentari li trasmettessero tutti i giorni in TV il mondo cambierebbe in pochi giorni.


In pochi giorni non so, però di certo non farebbero male.

Davvero molto interessante.
Il documentario ha sottolineato soprattutto il fatto (con l'esempio di Marcos e la stampante) che tra le mani abbiamo i mezzi per contrastare l'andamento delle cose.

Personalmente sono fiducioso.
Credo che piano piano si stia un pò invertendo la tendenza. Anche perchè nolenti o volenti saremo costretti a farlo in un futuro non così lontano.


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MessaggioInviato: 27/05/2013, 00:59 
Cita:
Obsolescenza programmata: occorre rivedere il nostro sistema economico?

Immagine

“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.

Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.

Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.

Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.

E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere.

Per cercare di superare il monopolio cinese, ci si sta rivolgendo sempre di più verso l’Africa, che si stima potenzialmente ricchissima di giacimenti, su cui molte grandi multinazionali stanno già posando gli occhi. Si può citare il caso del Congo, il cui territorio è ricco di coltan, fondamentale per l’assemblaggio degli smartphone. Il problema, non di poco conto, è che nelle zone del Congo e del vicino Ruanda sono presenti bande criminali molto potenti che controllano militarmente il territorio, e di conseguenza i commerci, non facendosi scrupoli delle popolazioni locali per accaparrarsi queste risorse, consapevoli dell’importanza sempre maggiore che stanno acquisendo.

Considerando le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, sta crescendo nel mondo intero un forte movimento indirizzato al riciclo e il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Esemplare è il caso di Taiwan, paese sede di molte aziende all’avanguardia nel campo della tecnologia (Asus e HTC sono aziende taiwanesi, solo per citarne un paio) che attualmente spende 276 milioni di dollari per esportare fuori dai propri confini la propria spazzatura tecnologica. Il paese asiatico ha programmato di essere in grado nei prossimi dieci anni di dotarsi delle strutture necessarie per il riciclo dei propri prodotti elettronici dismessi, per poter poi reinserire le risorse recuperate in un mercato potenzialmente enorme, col quale finanziare poi lo sviluppo delle tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale del proprio affrancamento energetico. Anche l’Unione Europea non ha tardato ad intervenire nella questione e ne ha già regolamentato il ciclo di produzione e riutilizzo di questi prodotti sul territorio europeo: la direttiva al riguardo è la 2002/96/CE, obbligatoria in ogni paese dell’Unione dal luglio 2006.

Il 23 marzo scorso, il gruppo verde del parlamento francese (10 seggi su 343) ha presentato una proposta di legge per abolire l’obsolescenza programmata e favorire la riparabilità dei beni rendendo pubbliche le istruzioni per la riparazione e prevedendo fino a 37500 € di multa e due anni di reclusione. Il testo di legge si propone di definire in maniera più larga possibile l’obsolescenza programmata, incorporando al suo interno anche hardware e software. Il discorso potrebbe rientrare in una più generale legge sul consumo in previsione di approvazione dal parlamento francese entro l’estate. Di sicuro questo punto sull’obsolescenza programmata incontrerà forti ostacoli, e il fatto che la massima istituzione pubblica di un paese (e la Francia non è sicuramente un paese di poco conto) si esprima a favore è attualmente pura utopia, ma già il fatto di averci provato è sintomo di una crescita di consapevolezza del consumatore e che comunque, anche a livello governativo, si muove qualcosa.

In un mondo sempre più interconnesso e sempre più a rischio dal punto di vista ambientale e sociale, occorre dunque reinterpretare questi processi economici decisamente insostenibili: un minor consumo delle risorse unito ad una generale presa di coscienza individuale riguardo le questioni legate al riciclo, il riutilizzo e le riparazioni; il superamento dell’attuale sistema globale di produzione, indirizzato verso una nuova economia, sostenibile e responsabile, potrebbero regalarci un mondo magari meno ricco, ma sicuramente migliore.


http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8573.7


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MessaggioInviato: 27/05/2013, 11:46 
CHi ha visto il film/cartone Wall-e(2008)?



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MessaggioInviato: 08/07/2013, 01:26 
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L'obsolescenza programmata si batte con i Repair Café

Maker e fixer, due tra le filosofie più moderne, hanno il potenziale per ridare forza ai consumatori.

C'erano una volta gli artigiani riparatori. Quelli che aggiustavano gli oggetti che si rompevano. Poi arrivò il tempo dell'usa e getta, incentivato dalla politica di obsolescenza programmata: i produttori fanno in modo che l'oggetto duri un periodo prestabilito e sia più conveniente sostituirlo che ripararlo. Si fa in modo che i pezzi di ricambio siano introvabili o troppo costosi e che lo stesso intervento tecnico si riveli diseconomico.

Al tempo della crisi, però, questo trend apparentemente ineluttabile potrebbe essere messo in discussione. Grazie anche al movimento dei maker e allo sviluppo della stampa 3D. Insieme maker e fixer potrebbero dare una scossa al mercato mettendo insieme risorse, strumenti e creatività.

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Progetto ambizioso ma praticabile. Una sfida culturale, prima che tecnologica. Laboratori di costruttori di pezzi di ricambio da realizzare con stampanti 3D e squadre di riparatori di oggetti, da arruolare online in base a competenze e tempo da mettere a disposizione. Luoghi d'incontro, dove entrare con un oggetto rotto (un PC o un tostapane) e uscirne con la riparazione, ma soprattutto con più amici e più competenze su come aggiustare le cose.

Certo, sarebbe necessario anche un intervento politico, con leggi che impongano di produrre oggetti con pezzi intercambiabili, e poi estensioni di garanzia e incentivi fiscali a chi progetta per la riparazione. Le aziende dovrebbero mettere online manuali e schemi di produzione di pezzi di ricambio da costruire con le stampanti 3D.

In Francia questi laboratori si stanno moltiplicando. Sono i Repair Café, animati da elettricisti, sarti, falegnami, riparatori di computer, giocattoli, elettrodomestici e biciclette. Ce ne sono già a Parigi, Cergy, Nizza, Saint-Egrève, Sophia Antipolis. Altri ne stanno nascendo in Belgio, nei Paesi Bassi, dove il movimento ha avuto origine nel 2009 per iniziativa dell'ecologista Martine Postma, in Canada, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Brasile, Lettonia, Germania. E in Italia? Ci sono Repair Café a Pisa e Vignola (Modena). A Bari, invece, per iniziativa del Comune, è stato avviato con successo il progetto Brand:Gnu, cioè vecchi computer altrimenti destinati al macero rivitalizzati con software open source e venduti ai cittadini a cinquanta euro.

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L'idea di fondo è che non possiamo più permetterci l'obsolescenza programmata, per esigenze di sostenibilità economica e ambientale. Proprio in Francia, dove il tema è particolarmente avvertito dall'opinione pubblica, il governo sta pensando a interventi legislativi. L'ultimo rapporto dell'Agenzia per l'ambiente (agosto 2012) dice che gli acquisti di apparecchi elettronici sono aumentati di sei volte tra il 1990 e il 2007, mentre nello stesso periodo la spesa per le riparazioni è scesa del 40%. Il 44% degli oggetti elettronici finisce in discarica senza neanche un tentativo di riparazione.

Utopia? Il successo di esperienze come il crowdfunding e il crowdsourcing, ritenute fantasiose fino a qualche tempo fa, dovrebbe indurci a sperare che il movimento maker-fixer possa avere futuro.


http://www.tomshw.it/cont/news/l-obsole ... 360/1.html


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MessaggioInviato: 01/12/2014, 17:50 
Cita:
Manette per chi pianifica l’obsolescenza nei beni di consumo


obsolescenzaNe avevamo parlato in un recente post proprio qui su Paid2Write, di quel cancro della società consumistica che è l’obsolescenza programmata, la quale – per riassumere il concetto in poche parole – può essere considerata come quell’infausta pratica da parte delle aziende produttrici di beni di consumo (tecnologici, meccanici, etc.) di programmare una loro data di scadenza passata la quale gli oggetti si rompono o si danneggiano irreparabilmente.

Spesso il costo della riparazione si avvicina o è addirittura superiore al prezzo di un nuovo prodotto dello stesso genere e quindi il consumatore è portato ad acquistarne uno nuovo. Una regola non scritta che consente alle grandi multinazionali di sfornare continuamente nuovi beni di consumo. L’obsolescenza programmata non è una leggenda metropolitana, ma una regola base del consumismo odierno che affonda, tuttavia, le proprie radici teoriche agli inizi del ‘900: studi e ricerche hanno rivelato, senza ombra di dubbio, che la pianificazione di cui sopra è stabilita con ambigui criteri commerciali e tempistiche ben precise.

Ora il problema – perché di problema a tutti gli effetti si tratta – è stato affrontato dalla commissione speciale per l’energia dell’Assemblée Nationale francese: i deputati Alauzet, Baupin e Duflot, tre parlamentari ecologisti, hanno presentato un emendamento che, se passasse, aprirebbe le porte ad una legge che porterebbe a punire i responsabili delle ditte che producono oggetti con una scadenza programmata a tavolino, con sanzioni sino a trecentomila euro e due anni di reclusione nonché l’accusa circostanziata di “truffa ai danni dei consumatori”.

Il timore, affatto remoto, è che l’emendamento si potrebbe scontrare con le potenti lobbies del consumismo mondiale e finire nel dimenticatoio. In Italia una proposta simile di alcuni deputati di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) è stata letteralmente ignorata, scomparendo nel buco nero dei provvedimenti che non sono stati nemmeno posti in discussione. Secondo quanto rilevato dall’Agenzia ambientale transalpina, se da un lato gli acquisti di prodotti tecnologici sono aumentati tra il 1990 ed il 2007 di sei volte, dall’altro le spese per le riparazioni degli stessi è calata del 42%, in quanto quasi il 50% di pc, lavastoviglie, televisori, telefonini e via dicendo, passa direttamente tra i rifiuti senza che i possessori tentino la via della riparazione.

Indipendentemente dal fatto che l’emendamento dei parlamentari francesi abbia successo o meno, si tratta comunque di un preciso segnale alle multinazionali e comunque il ritorno ad un certo tipo di “artigiani riparatori” non si è fatto attendere e le comunità di “makers” in Francia (si vedano i Repair Café), in Italia ed in altre parti del globo si stanno moltiplicando a macchia d’olio. Prova ne è che a Roma si è appena conclusa la prima “Maker Faire Rome” dove il movimento dei makers, artigiani digitali/tecnologici, ma anche meccanici alla vecchia maniera, hanno promosso la loro proposta di nuovo modello economico e sociale dei processi di produzione/riparazione dei beni di consumo.

I “makers” aggiustano qualsiasi cosa e così facendo tentano di mettere freno a quell’oscena regola non scritta di cui dicevamo sopra, che favorisce sprechi e moltiplica le fonti d’inquinamento; inoltre essendo fortemente collegati al mondo dell’open source e del fai-da-te, basano la loro attività sull’autoproduzione di oggetti tecnici e pezzi di ricambio attraverso l’uso di materiale economico e facilmente reperibile (ne abbiamo visto uno riparare un forno a micro onde servendosi dei pezzi recuperati dal motorino di un piccolo ventilatore).
Curiosamente (ma se ci si ferma a riflettere si capisce anche il perché) l’evento romano è stato fatto passare sui grandi media televisivi come una kermesse di simpatici svitati che attraverso le stampanti 3d creano bizzarri oggettini, mentre nulla si è detto sull’autentica identità dei “neo riparatori”, ossia la loro scelta di opporsi all’obsolescenza programmata, utilizzando due antichi e nobili strumenti: il cervello e le mani.


http://altrogiornale.org/manette-per-ob ... i-consumo/


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MessaggioInviato: 01/12/2014, 19:34 
Cita:
Messaggio di Angel_

Un documentario da non perdere...[8]






è successo anche a me
con una stampante hp..
ho scaricato un software gratuito
che mi ha azzerato il conteggio delle pagine..


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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 17/04/2015, 01:23 
Cita:
Dissezionato il nuovo MacBook: difficile da riparare, impossibile da aggiornare

iFixit ha rilasciato il teardown del nuovo MacBook da 12", il nuovo gioiellino di Apple caratterizzato da pesi e dimensioni contenutissimi. Ma non è tutto oro ciò che luccica

Sin dalla presentazione del nuovo MacBook da 12 pollici ci eravamo posti degli interrogativi. Il nuovo ultra-portatile di Apple è sicuramente un bell'esercizio di stile, ma ad oggi l'hardware integrabile in uno spazio così risicato ci costringe a giungere a dei seri compromessi. Gli inconvenienti di una soluzione di questo tipo sono tanti, sia sul piano prestazionale che su quello delle funzionalità vere e proprie. Ma il nuovo teardown operato dai ragazzi di iFixit pone le attenzioni su un ulteriore aspetto.

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All'interno il MacBook è un gioiello dal punto di vista ingegneristico, ma la sua realizzazione estrema porta a problematiche altrettanto estreme. Il tutto comporta un risultato di 1 su 10 sul tradizionale Repairability Score, il minimo possibile. Oltre ad essere un'impresa sostanzialmente folle, quella da praticare per ottenere l'accesso agli interni del nuovo notebook della Mela è anche un'operazione utile solo in caso di seri problemi di funzionamento.

Nulla all'interno del portatile è aggiornabile: processore, RAM e memoria flash sono infatti saldati sulla scheda logica. Neanche il pacco batterie è sostituibile, con le diverse unità che sono incollate saldamente sullo chassis in alluminio. iFixit ha analizzato anche il particolare trackpad con tecnologia Force Touch, che risulta essere leggermente più sottile rispetto a quello installato sui nuovi MacBook Pro.

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iFixit ha individuato anche delle interessanti peculiarità: alcune componenti elettroniche sono infatti installate su ambo i lati della scheda logica per preservare al massimo lo spazio all'interno della scocca. Parliamo nello specifico delle unità di memoria flash SSD, ovvero di due chip da 128GB separati che compongono l'unità di archiviazione di massa del modello analizzato, naturalmente da 256GB.

"Le viti pentalobo proprietarie continuano a complicare inutilmente l'apertura del dispositivo, e il nuovo passaggio dei cavi rende la procedura ancora più difficile", scrive iFixit commentando le operazioni svolte. "La porta USB-C è fissata con viti tri-wing e inserita sotto le staffe del display, posizione che complica i lavori per la sostituzione. Inoltre, essendo l'unica porta, sarà soggetta ad un'usura più rapida rispetto ad una porta monofunzionale".

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Sul pacco batterie e le altre componenti, inoltre, iFixit ha precisato: "Il gruppo batteria è incollato molto saldamente nel pannello inferiore. Il display Retina è ancora un'unica unità fusa, con nessuno strato aggiuntivo di vetro protettivo. Se il display ha bisogno di essere sostituito, in altre parole, l'operazione costerà una fortuna. Processore, RAM e memoria flash sono inoltre saldate sulla scheda logica."

A tutte queste problematiche bisogna aggiungere quelle più tangibili per tutti gli utenti, anche quelli meno scafati. Il nuovo MacBook ha prestazioni paragonabili, se non inferiori, a quelle di un MacBook Air con Intel Core i7 del 2011, ulteriore compromesso a cui si deve giungere se oggi si vuole un sistema ultra-compatto e con sistema di dissipazione fanless.


http://www.hwupgrade.it/news/portatili/ ... 56853.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 17/04/2015, 12:12 
L' obsolescenza programmata andrebbe resa illegale.


Basterebbe rendere pubbliche le innovazioni tecnologiche mantenute segrete da militari e industria perchè i prodotti rivoluzionari e quindi indispensabili arrivino sul mercato alla stessa frequenza con cui oggi quelli attuali e standard si rompono per alimentare l' economia.


E poi non sta scritto da nessuna parte che se per qualche ragione il progresso rallentasse e avessimo gli stessi prodotti a lungo io non debba avere sempre quello che ho comprato alla sua uscita, anzi la logica imporrebbe questo.

Il consumismo e il mito della crescita infinita sono paradigmi socio-economici sbagliati con cui per dirla con MarcoF non andremo mai da nessuna parte... e infatti siamo bloccati qui su questo sasso.



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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 17/04/2015, 12:26 
Aztlan ha scritto:
L' obsolescenza programmata andrebbe resa illegale.

Basterebbe rendere pubbliche le innovazioni tecnologiche mantenute segrete da militari e industria perchè i prodotti rivoluzionari e quindi indispensabili arrivino sul mercato alla stessa frequenza con cui oggi quelli attuali e standard si rompono per alimentare l' economia.

E poi non sta scritto da nessuna parte che se per qualche ragione il progresso rallentasse e avessimo gli stessi prodotti a lungo io non debba avere sempre quello che ho comprato alla sua uscita, anzi la logica imporrebbe questo.

Il consumismo e il mito della crescita infinita sono paradigmi socio-economici sbagliati con cui per dirla con MarcoF non andremo mai da nessuna parte... e infatti siamo bloccati qui su questo sasso.


Ho giust'appunto appena postato nel thread "Rinascita Sociale Globale" un articolo collegato al paradosso della crescita infinita.

[:264]



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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 17/04/2015, 15:02 
Aztlan ha scritto:
L' obsolescenza programmata andrebbe resa illegale.


Basterebbe rendere pubbliche le innovazioni tecnologiche mantenute segrete da militari e industria perchè i prodotti rivoluzionari e quindi indispensabili arrivino sul mercato alla stessa frequenza con cui oggi quelli attuali e standard si rompono per alimentare l' economia.


E poi non sta scritto da nessuna parte che se per qualche ragione il progresso rallentasse e avessimo gli stessi prodotti a lungo io non debba avere sempre quello che ho comprato alla sua uscita, anzi la logica imporrebbe questo.

Il consumismo e il mito della crescita infinita sono paradigmi socio-economici sbagliati con cui per dirla con MarcoF non andremo mai da nessuna parte... e infatti siamo bloccati qui su questo sasso.


Basta ingegnarsi, io me ne fotto dell'obsolescenza e se posso riparare, con un pò di ingegno, riparo tutto ciò che mi si rompe, o almeno ci provo prima di sostituirlo.

Il mio pc portatile ha 3 anni, qualche mese fa, nonostante lo tenga come un gioiello e lo smonti ogni 3 mesi pezzo per pezzo per pulirlo (come faccio anche col pc fisso ed il cellulare tra l'altro) la scheda grafica inizia a dare strani segni di malfunzionamento, cacciava fuori degli artefatti grafici che in 2 giorni hanno portato il portatile ad diventare di fatto inutilizzabile e del tutto instabile. Nel dubbio su quale fosse il problema ho iniziato a fare dei testi fino ad arrivare alla conclusione che fosse il chip grafico il problema e quindi un problema hardware.

Apro il pc, estraggo la scheda grafica (di solito sui portatili è integrato, ma io lo comprai appositamente con la scheda grafica non integrata :>) me la rigiro tra le mani e mi sembra del tutto integra. Mando il pc un pò in giro per dei pareri e le diagnosi sono tutte uguali: COMPRATI UN PORTATILE NUOVO!

Seccato a morte da questa imposizione: perchè devo comprare un portatile nuovo se quello che ho usa svolge egregiamente le sue funzioni? sono io a decidere quando è il momento di cambiare a seconda delle mie esigenze, soprattutto se l'oggetto in questione non ha alcun tipo di danno strutturale evidente.

In ogni caso mi metto a smanettare su internet e nemmeno dopo troppo tempo mi imbatto in forum di informatici in cui tra il serio ed il faceto si suggerisce una soluzione "particolare": cuocere nel forno di la scheda grafica a 190° per 15 minuti in modo da sciogliere le micro saldature e solidificarle. Beh ha funzionato!


Altro esempio, ho un cellulare Nokia Lumia 920 al quale malauguratamente si è crepato lo schermo. In sostanza non era lo schermo LCD ad essere rotto ma il vetrino superiore quello dove strisciamo le dita usando il touch.
Ci credete che in 9 negozi in cui ho chiesto info si sono ben guardati dal dirmi questo dettaglio dicendomi di dover cambiare tutto il blocco display+touch per una spesa di 150€ (il telefono ora come ora non li vale nemmeno) ed il tutti se ne sono venuti con la stessa frase: COMPRATI UN CELLULARE NUOVO!

mosso dallo stesso spirito del pc e deciso a non farmi obbligare da nessuno a cambiare le mie esigenze ma di essere io a dover decidere quanto è il momento di mutarle ho fatto un paio di ricerche su internet, ho scoperto il dettaglio che il vetrino non è collegato all'lcd, ho acquistato il pezzo che mi serviva per 20 più spese di spedizione e seguendo passo passo una guida di youtube mi son riparato il telefono.

Voi non potete immaginare la soddisfazione quando ho riacceso il portatile e\o il telefono vedendoli funzionare! Ovviamente sono esempi piccoli prima o poi cambierò sia telefono che pc ma li cambierò quando vorrò io almeno :)

Se ci vogliono fregare non dobbiamo MAI dimenticare che chiunque di noi con un pò di ingegno può evitare di farsi fregare nella maggior parte delle volte.

bisogna riabituarsi al concetto di "RIPARAZIONE" mentre ormai si è portati alla "SOSTITUZIONE" quasi come un oggetto riparato non avesse la stessa dignità di uno nuovo. Personalmente posso dire che usare il mio telefono riparato da me mi da una soddisfazione unica, molto più grande di quella che ho provato comprandolo un anno e mezzo fa. Tra l'altro poi ho scoperto che c'era un negozio che avrebbe effettuato la riparazione che ho fatto io per 45€ (20 il pezzo + 20 di manodopera) ed a saperlo io lo avrei portato da lui apprezzando l'onestà.



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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 17/04/2015, 20:59 
Ben fatto Max!!! [:264]

Quando avrò problemi simili scriverò nel topic che ho aperto apposta e mi darai i link dei siti dove trovi queste informazioni! [;)]



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Per quanto possa essere buia la notte sulla Terra, il sole sorgerà quando è l' ora, e c' è sempre la luce delle stelle per illuminarci nel cammino.

Non spaventiamoci per quando le tenebre caleranno, perchè il momento più buio è sempre prima dell' alba.

Noi siamo al tramonto, la notte è ancora tutta davanti, ma alla fine il sole sorgerà anche stavolta. Quello che cambia, è quello che i suoi raggi illumineranno. Facciamo che domani sotto il Sole ci sia un mondo migliore.
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 Oggetto del messaggio: Re: Obsolescenza programmata
MessaggioInviato: 18/04/2015, 09:02 
MaxpoweR ha scritto:
Aztlan ha scritto:
L' obsolescenza programmata andrebbe resa illegale.


Basterebbe rendere pubbliche le innovazioni tecnologiche mantenute segrete da militari e industria perchè i prodotti rivoluzionari e quindi indispensabili arrivino sul mercato alla stessa frequenza con cui oggi quelli attuali e standard si rompono per alimentare l' economia.


E poi non sta scritto da nessuna parte che se per qualche ragione il progresso rallentasse e avessimo gli stessi prodotti a lungo io non debba avere sempre quello che ho comprato alla sua uscita, anzi la logica imporrebbe questo.

Il consumismo e il mito della crescita infinita sono paradigmi socio-economici sbagliati con cui per dirla con MarcoF non andremo mai da nessuna parte... e infatti siamo bloccati qui su questo sasso.


Basta ingegnarsi, io me ne fotto dell'obsolescenza e se posso riparare, con un pò di ingegno, riparo tutto ciò che mi si rompe, o almeno ci provo prima di sostituirlo.

Il mio pc portatile ha 3 anni, qualche mese fa, nonostante lo tenga come un gioiello e lo smonti ogni 3 mesi pezzo per pezzo per pulirlo (come faccio anche col pc fisso ed il cellulare tra l'altro) la scheda grafica inizia a dare strani segni di malfunzionamento, cacciava fuori degli artefatti grafici che in 2 giorni hanno portato il portatile ad diventare di fatto inutilizzabile e del tutto instabile. Nel dubbio su quale fosse il problema ho iniziato a fare dei testi fino ad arrivare alla conclusione che fosse il chip grafico il problema e quindi un problema hardware.

Apro il pc, estraggo la scheda grafica (di solito sui portatili è integrato, ma io lo comprai appositamente con la scheda grafica non integrata :>) me la rigiro tra le mani e mi sembra del tutto integra. Mando il pc un pò in giro per dei pareri e le diagnosi sono tutte uguali: COMPRATI UN PORTATILE NUOVO!

Seccato a morte da questa imposizione: perchè devo comprare un portatile nuovo se quello che ho usa svolge egregiamente le sue funzioni? sono io a decidere quando è il momento di cambiare a seconda delle mie esigenze, soprattutto se l'oggetto in questione non ha alcun tipo di danno strutturale evidente.

In ogni caso mi metto a smanettare su internet e nemmeno dopo troppo tempo mi imbatto in forum di informatici in cui tra il serio ed il faceto si suggerisce una soluzione "particolare": cuocere nel forno di la scheda grafica a 190° per 15 minuti in modo da sciogliere le micro saldature e solidificarle. Beh ha funzionato!


Altro esempio, ho un cellulare Nokia Lumia 920 al quale malauguratamente si è crepato lo schermo. In sostanza non era lo schermo LCD ad essere rotto ma il vetrino superiore quello dove strisciamo le dita usando il touch.
Ci credete che in 9 negozi in cui ho chiesto info si sono ben guardati dal dirmi questo dettaglio dicendomi di dover cambiare tutto il blocco display+touch per una spesa di 150€ (il telefono ora come ora non li vale nemmeno) ed il tutti se ne sono venuti con la stessa frase: COMPRATI UN CELLULARE NUOVO!

mosso dallo stesso spirito del pc e deciso a non farmi obbligare da nessuno a cambiare le mie esigenze ma di essere io a dover decidere quanto è il momento di mutarle ho fatto un paio di ricerche su internet, ho scoperto il dettaglio che il vetrino non è collegato all'lcd, ho acquistato il pezzo che mi serviva per 20 più spese di spedizione e seguendo passo passo una guida di youtube mi son riparato il telefono.

Voi non potete immaginare la soddisfazione quando ho riacceso il portatile e\o il telefono vedendoli funzionare! Ovviamente sono esempi piccoli prima o poi cambierò sia telefono che pc ma li cambierò quando vorrò io almeno :)

Se ci vogliono fregare non dobbiamo MAI dimenticare che chiunque di noi con un pò di ingegno può evitare di farsi fregare nella maggior parte delle volte.

bisogna riabituarsi al concetto di "RIPARAZIONE" mentre ormai si è portati alla "SOSTITUZIONE" quasi come un oggetto riparato non avesse la stessa dignità di uno nuovo. Personalmente posso dire che usare il mio telefono riparato da me mi da una soddisfazione unica, molto più grande di quella che ho provato comprandolo un anno e mezzo fa. Tra l'altro poi ho scoperto che c'era un negozio che avrebbe effettuato la riparazione che ho fatto io per 45€ (20 il pezzo + 20 di manodopera) ed a saperlo io lo avrei portato da lui apprezzando l'onestà.



io faccio lo stesso..

comunque adotto la regola
"smonto se è necessario"
finchè la barca va,
non mi metto ad armeggiare..


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