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Rettiloide
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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 11/10/2016, 22:17 
"Non potrebbe essere che..." questo era il mio inizio del discorso.
Non stavo "guidando". [:264]


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 17/10/2016, 15:22 
zakmck ha scritto:
Discorso diverso per i poli magnetici che, e' meglio ricordarlo, non c'entrano nulla con i poli fisici.
I poli magnetici, a differenza di quelli fisici, si possono invece invertire e andare in giro a zonzo come gli pare (e anzi lo fanno molto spesso, ma in termini geologici ovviamente).


Utile averlo rammentato. [:264]



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 17/10/2016, 17:37 
zakmck ha scritto:
...
Discorso diverso per i poli magnetici che, e' meglio ricordarlo, non c'entrano nulla con i poli fisici.
I poli magnetici, a differenza di quelli fisici, si possono invece invertire e andare in giro a zonzo come gli pare (e anzi lo fanno molto spesso, ma in termini geologici ovviamente).

PS: Sia chiaro, senza una bussola sarebbe impossibile accorgersi di una inversione dei poli magnetici.

Ok, quindi, in questo caso sarebbe solo un problema per i sistemi di navigazione?
E a noi, niente? Nessun effetto?



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 17/10/2016, 21:20 
Iktamool ha scritto:
zakmck ha scritto:
...
Discorso diverso per i poli magnetici che, e' meglio ricordarlo, non c'entrano nulla con i poli fisici.
I poli magnetici, a differenza di quelli fisici, si possono invece invertire e andare in giro a zonzo come gli pare (e anzi lo fanno molto spesso, ma in termini geologici ovviamente).

PS: Sia chiaro, senza una bussola sarebbe impossibile accorgersi di una inversione dei poli magnetici.

Ok, quindi, in questo caso sarebbe solo un problema per i sistemi di navigazione?
E a noi, niente? Nessun effetto?


Esattamente. Tra l'altro negli ultimi 50 anni abbiamo assistito ad uno spostamento considerevole dei poli magnetici tanto che molti sono convinti che un'inversione sia in corso.

Quanto a possibili effetti non se ne dovrebbero percepire, anche se in realta' nessuno sa nel dettaglio come avviene questa inversione. Ad esempio potrebbe accadere che il campo magnetico diminuisca progressivamente di intensita' per poi ricominciare a crescere ad inversione avvenuta. Se cosi fosse allora si che sarebbero dolori. Si aprirebbe un periodo significativo di bassa schermatura con conseguente via libera alle varie radiazioni esterne. Vi lascio immaginare gli effetti anche se forse con l'andazzo di questi tempi faremo prima noi con le radiazioni autoprodotte.



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 18/10/2016, 14:37 
zakmck ha scritto:
Tra l'altro negli ultimi 50 anni abbiamo assistito ad uno spostamento considerevole dei poli magnetici tanto che molti sono convinti che un'inversione sia in corso.


Ecco, qui l'articolo che ne parlava:

viewtopic.php?p=282578#p282578



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 18/10/2016, 14:58 
Adesso dovrebbe essere nel nord del Canada, in spostamento verso la Russia.



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 24/04/2017, 14:46 
Cita:


La fine del mondo c’è gia stata: lo svela la stele dell’Avvoltoio
Trovata la prova che una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C. La scoperta dell’università di Edimburgo a Gobekli Tepe, in Turchia, considerata il più antico osservatorio astronomico dell’umanità


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Undicimila anni prima di Cristo uno sciame di comete colpì la Terra devastandola, modificando l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, provocando l’estinzione di molte specie come quella dei mammut e causando un’era glaciale che durò mille anni. Lo afferma un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, che ha trovato la narrazione di questo cataclisma nel più antico libro di storia esistente: i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. All’annuncio della scoperta, i sostenitori della teoria secondo la quale antiche civiltà avanzate sono state distrutte da eventi catastrofici hanno esultato, e sono pronti a scrivere nuovi libri di successo.



Una stele in particolare, quella chiamata «dell’avvoltoio» ha attratto l’attenzione degli scienziati di Edimburgo. Riproduce attraverso simbolismi animali una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Grazie all’aiuto di un computer, è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi riproducevano la caduta dello sciame di comete e un uomo senza testa indicava la perdita di molte vite umane. La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l’anomalia dell’iridio osservata in Nord America, risalente all’11-10.000 a.C.: l’iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una cometa lo hanno portato sulla Terra, come avvenne nell’estinzione dei dinosauri. Per il prof. Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, «questa scoperta, insieme all’anomalia dell’iridio, chiude il caso in favore dell’impatto di una serie di comete».

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Il tempio

Gobekli Tepe è il tempio più antico dell’umanità e pare fosse dedicato all’osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che narrano la catastrofe dell’11.000 a.C. erano tenuti in grande considerazione e conservati con cura, come se fosse importante non perderne la memoria. Inspiegabilmente, in epoca preistorica, il sito venne abbandonato e completamente ricoperto di terra, perché nessuno lo potesse individuare. Archeologi e antropologi collocano nel Dryas recente l’inizio della civiltà umana, con le prime coltivazioni e i primi villaggi del Neolitico. Ma per altri ricercatori, che il mondo accademico non tiene in alcuna considerazione, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla Terra e ha costretto gli esseri umani sopravvissuti a un nuovo e faticosissimo inizio.



Graham Hancock, nato a Edimburgo, ha scritto molti libri su questo tema e nell’ultimo, «Maghi degli dei: la saggezza dimenticata delle civiltà perdute», ha sostenuto proprio la tesi che intorno al 12.000 a.C. l’impatto di una cometa abbia posto fine a una società molto evoluta, che ha lasciato tracce di sé nella perfezione delle piramidi di Giza e in altri inspiegabili monumenti ciclopici sparsi per il pianeta. Se l’asse della Terra si è davvero spostato a causa di quella catastrofe, forse l’Antartide era all’epoca libera da ghiacci e nasconde segreti che non tarderemo a scoprire, vista la progressione del riscaldamento globale.



I grandi misteri

Hancock ha visitato il sito di Gobekli Tepe, giudicandolo uno dei grandi misteri dell’antichità. Se uno sciame di comete era in arrivo sulla Terra, gli astronomi del tempio le hanno sicuramente individuate in anticipo e forse quelle scie luminose arrivate nel Sistema solare interno sono state una presenza costante nel cielo per molti anni prima del loro devastante impatto. Forse da allora ci è stata tramandata la convinzione che tutte le comete (ma per lo meno bisogna salvare quella di Natale) portino sfortuna e siano messaggere di lutti e devastazioni.



La teoria che grandi civiltà del passato siano state distrutte da eventi catastrofici è suggestiva e spiegherebbe le grandi costruzioni le cui rovine sono state trovate sui fondali dell’Oceano, dove Platone collocava Atlantide, così come la «piramide» sommersa che si trova vicino all’isola di Yonaguni, in Giappone. Ma c’è da sperare che i cultori delle civiltà perdute non abbiano ragione: gli sciami di comete sono infatti periodici e secondo Hancock quello descritto nella stele di Gobekli Tape potrebbe tornare nell’arco di qualche decennio. Meglio che l’autorevole e più rassicurante mondo accademico si affretti a rimettere ogni pietra, e ogni data, al suo posto.



http://www.lastampa.it/2017/04/24/socie ... agina.html


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 31/01/2018, 22:16 
Cita:

Scoperte nel Sahara le prime forme di coltivazione di piante selvatiche



La ricerca di una equipe italiana di archeologi e botanici, coordinata dalla Sapienza e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, racconta di forme di coltivazione preistorica, fino a oggi sconosciute, nell’Africa sahariana di circa 10.000 anni fa. Lo studio è pubblicato su Nature Plants

(Sapienza Università di Roma) – Diecimila anni fa, nell’Africa sahariana, che all’epoca non era un deserto, si coltivavano e mangiavano piante e cereali selvatici. È l’ultima scoperta, pubblicata su Nature Plants, che arriva dalla “Missione archeologica nel Sahara” di Sapienza Università di Roma, diretta da Savino di Lernia, a cui hanno preso parte anche i botanici dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

La ricerca combinata di archeologia e archeobotanica, condotta per diversi anni nel sito archeologico di Takarkori, in Libia sud-occidentale, nel cuore del Sahara, illustra e descrive millenni di lavorazione e stoccaggio, e di come cacciatori-raccoglitori prima (tra 10000 e 8000 anni fa), e pastori poi (tra 7000 e 5500 anni fa), abbiano praticato forme di coltivazione di cereali selvatici, senza che queste piante venissero mai domesticate. L’equipe ha portato alla luce milioni di resti vegetali e tra questi oltre duecentomila semi sono stati osservati disposti circolarmente in piccoli raggruppamenti: autentica prova archeologica di una forma sofisticata di coltivazione e stoccaggio, pur in assenza di piante domestiche.

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Dallo studio si evince chiaramente come, nel nostro percorso di evoluzione culturale, la domesticazione di piante di piante e animali, un passaggio cruciale nella nostra umanità, abbia avuto traiettorie e tempistiche diverse: la selezione di piante per scopo alimentare non è sempre stata rivolta verso la ricerca di quei tratti che oggi riconosciamo tipici e quasi indispensabili nelle piante addomesticate, come per esempio la coltivazione di frutti grandi e che non cadano da soli una volta maturi. Ogni fase di trasformazione ambientale deve aver infatti obbligato piante ed esseri umani ad affrontare nuove sfide, innovare e sviluppare strategie adattive ingegnose, e i formidabili cambiamenti climatici che hanno caratterizzato la storia del Sahara sono parte attiva di questi processi.

Un esempio sono le specie Echinochloa, Panicum e Sorghum selvatiche, il cui “comportamento” dipende tanto dalla capacità di trarre vantaggio dalle fasi di cambiamento climatico, quanto dalla manipolazione umana; la loro predisposizione a essere “weeds”, cioè piante invasive, ha infatti radici antiche nella convivenza con l’uomo. “Un’evidenza archeobotanica straordinaria quella che emerge – commenta Savino di Lernia – Le ricerche, da un lato permettono di comprendere il comportamento umano dei cacciatori-raccoglitori Sahariani e, nel caso specifico di Takarkori, mostrano la prima evidenza nota di stoccaggio e coltivazione di semi di cereali selvatici in Africa; dall’altro che l’azione umana è specchio della realtà ambientale nella quale queste civiltà si muovevano”.


https://www.galileonet.it/2018/01/sahar ... elvatiche/


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MessaggioInviato: 14/02/2018, 16:41 
Cita:

Una pioggia di fuoco sulla Terra alla fine dell'Era glaciale
Generate dai frammenti di una cometa



Alla fine dell’era glaciale, all’incirca 12.800 anni fa, la Terra è stata bersagliata da una pioggia di fuoco causata dai frammenti generati dall'impatto di una cometa. I nostri antenati sarebbero stati testimoni di incendi peggiori di quelli che videro i dinosauri prima di estinguersi, secondo l’ipotesi proposta da due ricerche pubblicate sulJournal of Geology.

Lo studio è stato condotto dal gruppo dell’Università americana del Kansas guidato da Adrian Melott. “Abbiamo fatto misurazioni in più di 170 siti in tutto il mondo”, ha detto, e le prove puntano tutte nella stessa direzione, quella di un evento cosmico che ha innescato enormi incendi sulla Terra, talmente estesi da sconvolgerne il clima.

La cometa disintegrata nell'impatto con l'atmosfera aveva un diametro di circa 100 chilometri. "Abbiamo trovato diverse impronte chimiche di questo evento disastroso, come anidride carbonica e ammoniaca. I dati - ha concluso Melott - indicano che circa il 10% del pianeta fu consumato dalle fiamme, una superficie pari a circa 10 milioni di chilometri quadrati”.




http://www.ansa.it/canale_scienza_tecni ... 66e20.html


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 14/02/2018, 23:22 
Anni fa lessi MONDI IN COLLISIONE di Velikovskij.Non era cosi dissimile la sua idea.


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 15/02/2018, 01:13 
Che poi è quanto sostene anche Hancook nel suo ultimo libro :)



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MessaggioInviato: 18/07/2018, 15:24 
Cita:

Il pane prima dell'agricoltura



In un sito mediorientale abitato in passato da cacciatori-raccoglitori sono stati scoperti antichi resti di pane che risalgono a circa 14.000 anni fa, molto prima quindi della diffusione dell'agricoltura, la cui nascita è stata probabilmente stimolata proprio dalle qualità di questo alimento

Resti carbonizzati di un’antica focaccia sono stati scoperti nel sito archeologico di Shubayqa 1, in Giordania. La scoperta retrodata di almeno 4000 anni l’uso di cereali lavorati a fini alimentari e, indirettamente, anche gli albori dell’agricoltura. A identificare questi resti è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, e dello University College London e dell’Università di Cambridge, in Regno Unito, che firmano un articolo sui “Proceedings of tha National Academy of Sciences”.

“La presenza di centinaia di resti di cibo carbonizzato nei caminetti di Shubayqa 1 è un reperto eccezionale, che ci ha dato la possibilità di caratterizzare pratiche alimentari risalenti a 14.000 anni fa. I 24 resti analizzati in questo studio mostrano che gli antenati selvatici di cereali domesticati come orzo, farro e avena erano stati macinati, setacciati e impastati prima della cottura”, ha detto Amaia Arranz Otaegui, archeobotanica dell’Università di firmano e coautrice dello studio.

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Il forno di cottura nel sito di Shubayqa 1, nel cosiddetto deserto nero della Giordania. (Cortesia Alexis Pantos).
Shubayqa 1- situato nella regione del cosiddetto deserto nero della Giordania, nel nord-est del paese, è un sito che da tempo aveva attirato l’attenzione degli archeologi perché era abitato da un gruppo di cacciatori-raccoglitori nel periodo di transizione da questo tipo di economia di sussistenza all’agricoltura, appartenenti alla cosiddetta cultura natufiana.

La presenza di lame in pietra focaia e di altri strumenti litici venuti alla luce nei siti natufiani avevano indotto il sospetto che queste popolazioni avessero iniziato a sfruttare le piante in modo diverso e forse più efficace. Ma mancava la “pistola fumante”.

“Il pane a forma di focaccia trovato a Shubayqa 1 è la prima prova della
produzione di pane finora scoperta, e dimostra che la cottura è stata inventata prima che avessimo la coltivazione delle piante”, ha detto Tobias Richter, dell’Università di Copenaghen, che ha diretto la ricerca. “E’ possibile che la produzione precoce di pane a base di cereali selvatici sia stata una delle forze trainanti della successiva rivoluzione agricola, quando i cereali selvatici furono coltivati per fornire fonti di cibo più convenienti”

La produzione del pane, sottolineano i ricercatori, è un’attività complessa, che richiede la decorticazione e la macinazione dei cereali, l’impastamento e la cottura al forno, probabilmente con la cooperazione di molte persone. Il fatto che sia stato prodotto prima che fossero sviluppati i metodi di coltivazione suggerisce che fosse considerato un alimento speciale, e il desiderio di produrre di più questo alimento speciale probabilmente contribuì alla decisione di iniziare a coltivare cereali.

Per identificare la natura dei resti i ricercatori hanno usato la microscopia elettronica a scansione che ha permesso di riconoscere le microstrutture di tutte le particelle di cibo carbonizzato di tutti i campioni esaminati.



http://www.lescienze.it/news/2018/07/17 ... 46344/?rss


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