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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/11/2018, 15:18 
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Rimossa statua di Colombo a Los Angeles: "Causò il più grande genocidio della storia"

Immagine

"Fu personalmente responsabile di diverse atrocità, le sue azioni hanno messo in moto il più grande genocidio della storia". Con questa motivazione Mitch O'Farrell, consigliere comunale di Los Angeles, ha spiegato la rimozione di una statua di Cristoforo Colombo dal centro della città. "La sua immagine - ha detto O'Farrell - non dovrebbe essere celebrata da nessuna parte".

Secondo gli organizzatori della cerimonia circa 100 persone, armate di telefoni cellulari, si sono riunite sabato mattina a Grand Park per assistere alla rimozione della statua, che per 43 anni ha svettato in una delle piazze del parco.

"Cristoforo Colombo - ha scritto O'Farrell in una serie di tweet - non ha 'scoperto' l'America poiché non ha mai raggiunto le coste del Nord America e c'erano milioni di indigeni che già vivevano qui. Il genocidio delle popolazioni indigene durante la colonizzazione delle Americhe è durato secoli. Oggi, le statue di Colombo sono considerate segni di oppressione".

La scultura, donata alla città da un'associazione italiana nel sud della California, era da tempo nel mirino della comunità dei nativi americani di Los Angeles. Lo stesso O'Farrell è un discendente della tribù Wyandotte dell'Oklahoma.

Un anno fa l'iniziativa degli attivisti aveva spinto la città di Los Angeles a cambiare il nome del Columbus Day - festività in onore dell'esploratore genovese che ricorre ogni secondo lunedì di ottobre - in Indigenous Peoples Day.

Una decisione che era stata criticata dalla comunità italoamericana. "Con o senza Colombo, gli italiani continueranno a celebrare i loro sacrifici e contributi a questo grande paese e alla nostra grande città", aveva detto Joe Buscaino, consigliere di origine italiana, dopo che il consiglio comunale aveva approvato il cambio di nome.

La statua di Colombo era solo una delle tante presenti a Grand Park, in cui si trovano anche una scultura di George Washington e un monumento dedicato ai veterani della guerra in Vietnam.



https://it.euronews.com/2018/11/12/rimo ... lla-storia


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/11/2018, 16:52 
Scusate: ma chi ha scoperto l'America allora??



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/11/2018, 19:21 
solita propaganda dem, questa cosa l'avevano fatta già in altre città americane gli antifa, i debosciati che si autoproclamano antifascisti. le feccia della feccia


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 13/11/2018, 21:17 
sottovento ha scritto:
Scusate: ma chi ha scoperto l'America allora??


colombo è andato a CONQUISTARE l'america non a scoprirla tanto è vero che è da li che le corone reali europee importavano la maggior parte del loro oro ed argento. L'america era ben nota da millenni visto che a mettere piede lì son stati i fenici (di cui ci sono tracce in sud america ben dentro la foresta amzonica mentre in nord america ci misero piede già i vichinghi.

Poi non capisco cosa voglia dire: SCOPRIRE L'AMERICA. L'america era popolata da civiltà evolute tanto quanto quelle europee quindi di che scoperta parliamo?



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 21/11/2018, 15:05 
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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 23/11/2018, 13:04 
La demenza e la cattiveria non ha limiti per le persone di questa nazione. [:305]

https://www.msn.com/it-it/notizie/techn ... spartanntp


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 29/11/2018, 17:50 
Cita:


L’aspettativa di vita in calo negli USA: aumentano overdose e suicidi
Il tasso di overdose negli Stati Uniti è aumentato del 9,6% rispetto al 2016, mentre i suicidi del 3,7%


Secondo un rapporto governativo, l’aspettativa di vita negli Stati Uniti è in calo, è continuano ad aumentare le morti per overdose (70mila nel 2017) ed i suicidi.
Il tasso di overdose è aumentato del 9,6% rispetto al 2016, mentre i suicidi del 3,7%, secondo lo US Centers for Disease Control and Prevention’s National Center for Health Statistics (NCHS).
La durata media della vita negli USA è scesa a 78,6 anni, una diminuzione di 0,1 rispetto al 2016. Nel complesso, le statistiche mostrano una “tendenza al ribasso nell’aspettativa di vita dal 2014“.




http://www.meteoweb.eu/2018/11/aspettat ... i/1186755/


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 20/12/2018, 12:59 
Il MERCATO SOVRANO E LE 3 LEVE DEL LIBERALISMO

Al centro del sistema liberale regna il mercato, abile nel placare le relazioni tra gli esseri umani distraendoli da quelle passioni che, nei secoli passati, li avevano portati allo scontro. Dedicandosi al commercio docile, quell’invenzione che riesce a soddisfare i propri bisogni, gli uomini hanno creato il surrogato delle passioni guerriere. Per ottenere questo, il sistema liberale poggia su tre leve: la neutralità morale assoluta, la cancellazione delle strutture sociali esistenti e il dogma della crescita senza limiti.
Per la prima leva, il liberalismo confina solo con la sfera privata delle convinzioni personali, perchè nulla possa attentare ai principi fondamentali e poi enfatizzare fino a distrarre gli uomini dalla loro funzione prettamente economica. Riguardo alla distruzione delle strutture morali tradizionali, questo liberalismo trasforma la persona in individuo e lo isola di fronte al mercato. In quanto alla crescita, la terza leva della ricerca della soddisfazione di bisogni sempre più impellenti, il riferimento rimanda al materialismo più assoluto.
Del resto le attuali rivolte di piazza a Parigi e in tutta la Francia, spiegano perfettamente questo sistema. Ben lungi dal contestare una sana libertà economica o il sogno di una società utopisticamente socialista, i rivoltosi francesi – ma è un riferimento che può trovare esempi in molti Sati membri – si sono resi conto di dover protestare perché esclusi dalla crescita, fatalmente isolati da un sistema che ha distrutto le solidarietà statali, le strutture familiari, i corpi sociali intermedi e tutto il senso del vivere che sfugge alle elucubrate scienze economiche.
Pensare che lo facciano scientemente sarebbe perlomeno presuntuoso, non si può parlare di filosofia politica a chi muore di fame, ma il messaggio non deve sembrare incoerente e disparato. Dal prezzo della benzina all’abbandono delle campagne, dalla crisi migratoria alla complessità legislativa, dalla perdita delle nostre libertà individuali alla pressione fiscale, tutti intendono denunziare, in maniera differente, la sensazione di essere stati abbandonati dal “Palazzo”, da questa élite di privilegiati che continua a trarre vantaggi dalla mondializzazione dimenticando il popolo che permette l’abbondanza materiale in cui prospera la casta.
Il sistema liberale mostra, loro tramite, proprio il suo limite. A nome dell’efficienza distrugge e sopprime tutto quello che sembra inutile e costoso: uffici postali, servizi sanitari, treni, piccole imprese agricole, comunità rurali, vale a dire tutto ciò che ha un costo e incide pesantemente sui bilanci societari. In nome della crescita inquina e distrugge i paesaggi, in nome della riduzione dei costi riduce i salari imponendo un’immigrazione che non ha proprio nulla di filantropico. A nome del quieto vivere reprime l’espressione della dissidenza. Infine impone a tutti la sua maniera di procedere e chi tenta di sottrarsi rimane isolato e distrutto dalla concorrenza selvaggia. L’imprenditore infatti che rifiutasse di de-localizzare le sue produzioni, pur affidate a immigrati schiavizzati, verrebbe costretto a chiudere battenti. Come difendersi?
Ci siamo imbevuti di liberalismo per decenni perché eravamo confrontati al sistema comunista, la cui tirannia ci sembrava molto peggiore. In questo sistema oggi, contrariamente a quello che pensano i soloni che lo hanno costruito, la somma dei vizi privati non fa una società, ma lascia per strada tutti quelli che non sanno, non possono o non possono più e concede solo il piacere amaro di un consumismo senza scopo né fine.
L’uomo, però, non può vivere solo per consumare; al di là dei malintesi, a volte delle violenze, di tutto il male che possiamo addebitargli, il popolo che si ribella è latore di un messaggio chiaro: la nostra società è arrivata alla follia e, in una società che ha abdicato ogni valore morale, una società in cui gli individui sono diventati esattamente così come li ha voluti il sistema, non sembra esistere soluzione atta a cambiare i dati di questo paradigma. Questo fa dire alla gente ragionevole che non c’é alternativa e la costringe ad una resa senza condizioni. Nonostante l’ignavia dei tempi però il sistema sta lentamente scivolando nel fallimento, vittima delle sue stesse contraddizioni. Rimane un’incognita: nessuno sa se domani o tra dieci anni.
Eugenio Preta
http://www.laltrasicilia.org/5058/il-me ... beralismo/


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 07/01/2019, 22:25 
Cita:

Una metafora dell’America



Il 34enne Casey King è così obeso che non può lavorare, deve fare il bagno all’esterno, in un trogolo come un maiale, e deve fare affidamento sul fatto che suo padre si prenda costantemente cura di lui. Ora pesa più di 700 libbre (317 kg.), ma continua a mangiare enormi quantità di cibo malsano. Proprio come l’America nel suo complesso, non ha assolutamente alcun senso di autodisciplina e nessun desiderio di cambiare la propria vita. Ad un certo livello capisce che con il suo comportamento distruttivo si sta letteralmente uccidendo, ma non ha alcun desiderio di cambiare. Invece, ha detto alla rete TV TLC che “continuerò a mangiare finché non sarò morto” …

Guarda su youtube.com


Durante la partecipazione ad una serie televisiva del canale TLC, chiamata “Family by the Ton” [famiglie enormi], Casey aveva detto:

“Mangerò fino a quando non sarò morto, probabilmente. Mi sveglio intorno alle 12, mi rendo conto che devo immediatamente mangiare, [poi c’è] la TV, i videogiochi, il letto, non che ci sia molta attività fisica”.

A causa del caldo torrido della Georgia preferisce fare a meno dei vestiti, e indossa solo un auricolare, che usa per chattare con gli altri partecipanti ai giochi online.

È facile criticare Casey per la sua mancanza di attività fisica, ma, in realtà, non è molto diverso dalla maggior parte degli altri Americani.

Come ho scritto altre volte, l’Americano medio passa circa cinque ore al giorno davanti alla televisione. Ci immergiamo volentieri nella “matrix della propaganda” per migliaia e migliaia di ore e, naturalmente, questo finisce con l’influenzare notevolmente la nostra visione della vita e il modo in cui vediamo il mondo.

E’ ovvio che la maggior parte degli Americani non guarda la televisione e gioca ai videogiochi quando è nuda. Ma, per Casey, i vestiti sono diventati troppo costrittivi e perciò sta seduto sul letto nudo per tutto il giorno …

“Fa caldo in Georgia, e tutti i vestiti mi sono sono diventati stretti e stringono, quindi sto seduto qui, nudo, libero come si può essere e nessuno mi dà fastidio, la porta è chiusa, va bene così,” aveva spiegato.

La comunità del gioco [virtuale] è diventata uno spazio sicuro per lui, perché gli permette di sfuggire alla vita quotidiana.

“Sono accettato in tutti i mondi di realtà virtuale e nel mondo del gioco virtuale in cui mi trovo,” aveva affermato. “Nessuno mi vede. Questo è il mio mondo esterno. Questo è il mio mondo, quello in cui posso essere il Casey che vorrei, ma senza venir giudicato in base al mio peso.”

L’unica ragione per cui Casey è in grado di condurre questo tipo di vita è dovuta al fatto che suo padre si prende cura di lui e paga tutte le bollette.

E, su scala molto più grande, non è forse in questo che si sta trasformando il nostro paese? I giovani passano in massa alle idee socialiste perché vogliono che uno stato bambinaia si prenda cura di loro, dalla culla alla tomba e dia loro tutto e gratis.

A 34 anni, Casey dovrebbe essere nel pieno della vita, ma, invece, è completamente dipendente dal padre, mentre aspetta di morire. Ha bisogno di una ragione per vivere e in questo momento non ne ha una. Alla fine, non è così che aveva previsto sarebbe andata a finire la sua vita…

“Non avrei mai pensato che a 34 anni avrei vissuto con mio padre, non avrei avuto un lavoro, non avrei avuto soldi veri, e avrei solo mangiato e giocato ai videogiochi per tutto il giorno”, aveva detto.

Sarebbe davvero facile criticare Casey, ma la verità è che la nostra nazione è esattamente come lui, in tantissimi modi.

Al punto in cui ci troviamo, siamo una nazione che manca completamente di autodisciplina. L’obesità negli Stati Uniti è ai massimi livelli di sempre, milioni di noi sono dipendenti da droghe legali e illegali, abbiamo uno dei più alti tassi di alcolismo sul pianeta, il 37% di tutti gli Americani ha mangiato in un fast food nelle ultime 24 ore, e il CDC [Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie] dice che 110 milioni di Americani attualmente soffrono di una malattia a trasmissione sessuale.

Ma, quando ho saputo per la prima volta di Casey, non ho pensato a nessuna di quelle cose.
Ho pensato invece alla nostra montagna di debiti che sta per esplodere. Come Casey, semplicemente, non possiamo fare a meno di ripetere i nostri errori, per avere sempre di più. Abbiamo partecipato alla più grande baldoria del debito nella storia del mondo, ma la nostra fame continua a crescere.

Fra pochi giorni, il debito nazionale statunitense arriverà al traguardo dei 22 trilioni di dollari, ma a Washington nessuno sembra preoccuparsene. Poi, se vi sedete e parlate con la maggior parte dei nostri politici, essi finiscono con l’ammettere che tutto questo debito è una minaccia esistenziale per la nostra nazione. È solo che manca loro del tutto la forza di volontà per fare qualcosa a riguardo.

Sappiamo che ciò che stiamo facendo ci ucciderà di sicuro, ma non siamo disposti a cambiare.

Nel frattempo, i livelli del debito pubblico statale e locale sono ai massimi storici, le pensioni pubbliche e private sono sottofinanziate per migliaia di miliardi di dollari, il debito societario è raddoppiato dall’ultima crisi finanziaria, il debito dei prestiti auto è ai massimi storici, il debito delle carte di credito è in forte aumento e il debito dei prestiti studenteschi è grosso modo triplicato nell’ultimo decennio.

Quindi, per favore, non siate troppo critici nei confronti di Casey, perché la verità è che rappresenta il perfetto ritratto di quello che siamo diventati come nazione.

Quando la gente considera, in termini numerici, un traguardo economico a breve termine mediocremente buono come una sorta di “vittoria”, mi viene da ridere, perché la verità è che tutti quei numeri sono generati da quantità record di debito.

Nel corso del 2018, abbiamo aggiunto circa 1,4 trilioni di dollari al nostro debito nazionale. Se tutto quel denaro venisse sottratto all’economia e dovessimo spendere solo quello che abbiamo effettivamente prodotto, in questo momento ci troveremmo nella peggiore depressione della storia americana.

L’unico modo in cui possiamo mantenere la nostra facciata economica è quello di trangugiare debito all’infinito, ma, così facendo, stiamo letteralmente distruggendo quel radioso futuro che avrebbero dovuto avere i nostri figli e i nostri nipoti.

In ultima analisi, quello che stiamo facendo a noi stessi come nazione, in confronto, fa sembrare Casey King un giovane intelligente, disciplinato e sportivo.

Se continuiamo a fare questo a noi stessi, non abbiamo futuro e nessuno può metterlo in dubbio.

Michael Snyder




https://comedonchisciotte.org/una-metafora-dellamerica/


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 12/02/2019, 23:29 
Oltre 90 miliardi di dollari l’anno. È quanto fatturano a livello le case farmaceutiche vendendo farmaci a base di oppiacei.
La buona parte di questo oppio viene dall’Afghanistan, la cui produzione è aumentata del 5.000.000% da quando
è iniziata la guerra 18 anni fa (11/9).

Guarda su youtube.com


Grazie Mr Bush.

Le saremo sempre grati per tutto quello che ha fatto per noi.



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 12/02/2019, 23:57 
Coincidenza? Il Venezuela dà il via libera alla Russia
per l’estrazione di oro e poco dopo gli USA tentano
il rovesciamento


DI MATT AGORIST

activistpost.com

L’infatuazione decennale degli Stati Uniti per il Venezuela ha raggiunto il culmine mercoledì [23 gennaio], quando gli Stati Uniti, il Canada, il Brasile e altri hanno tutti dichiarato presidente del Venezuela un uomo che non ha mai nemmeno corso per la carica di Presidente, e tanto meno è stato eletto a tale carica.

Juan Gerardo Guaidó Márquez, mercoledì, ha prestato giuramento pubblico e si è autoproclamato Presidente del Venezuela. Ha assunto quest’incarico con nessuna procedura democratica – essenzialmente facendo di sé stesso un dittatore – ed è stato immediatamente dichiarato legittimo da Washington.

Questa mossa di Washington di riconoscere Guaidó come Presidente ufficiale è un esempio del copione, usato negli ultimi due decenni per invadere e distruggere Paesi come Iraq, Libia e Siria. La stessa identica retorica dei guerrafondai bipartisan a Washington viene diffusa ancora una volta, dal momento che imbonitori come Marco Rubio minacciano una guerra totale. All’improvviso, gli odiatori di Trump si uniscono in solidarietà, ribollenti del loro muco guerrafondaio per la possibilità di un conflitto venezuelano.

Per coloro che non ricordano, quasi la stessa identica tattica è stata usata poco prima che gli Stati Uniti invadessero la Libia e trasformassero questo bastione di speranza in Africa in uno Stato infernale infestato dal terrore, in cui gli schiavi umani sono ora apertamente venduti in pubblico

CONTINUA>>>> https://comedonchisciotte.org/coinciden ... sciamento/



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 12:16 
PASSATO IMBARAZZANTE

Rivoluzione iraniana, madre di tutti gli errori occidentali

Esteri
13-02-2019

L’11 febbraio l’Iran ha celebrato il 40mo anniversario della rivoluzione contro lo Shah. Il 12 febbraio tornò Khomeini. Di lì a pochissimo, l'Iran divenne una Repubblica Islamica. Manca un dettaglio in questa narrazione: l'appoggio di Carter a Khomeini. Masochismo o strabismo? Fu un errore ricorrente, perché anche Obama, in Egitto...

L’11 febbraio l’Iran ha celebrato una delle sue più importanti feste nazionali: il 40mo anniversario della vittoria della rivoluzione contro lo Shah. Il giorno successivo, ieri per chi legge, ha festeggiato un altro anniversario importantissimo: il ritorno in patria di Ruhollah Khomeini, che di lì a poco sarebbe diventato il primo ayatollah (guida suprema) della Repubblica Islamica. Questi due giorni segnano la brevissima parabola della democrazia iraniana: dalla speranza scaturita dalla cacciata dello Shah, Reza Pahlavi, ultimo monarca persiano, all’islamizzazione della repubblica, il passo è stato brevissimo. In mezzo ai due fenomeni, come grimaldello rivoluzionario per far saltare l’ordine costituito, si è inserito anche il terzo episodio di cui cade il quarantesimo anniversario: la cattura dell’ambasciata degli Stati Uniti e la presa in ostaggio del suo personale, una tragedia durata più di un anno, un fallimento per gli Usa, l’inizio del lungo odio di regime per gli Stati Uniti, accusati da Khomeini di essere il “grande Satana” nel mondo. Eppure, nel raccontare la genesi della rivoluzione iraniana, manca un tassello fondamentale: l’appoggio fornito dall’amministrazione di Jimmy Carter, allora presidente degli Usa, alla rivoluzione di Khomeini.

Secondo una vulgata tuttora dominante, la rivoluzione iraniana sarebbe stata tanto anti-Shah quanto anti-Usa. Non si tratta solo di una leggenda, perché comunque il regime monarchico persiano, prima del 1979, era il principale alleato degli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente allargato. C’era sempre stato un filo diretto fra Washington e Teheran, soprattutto fra il Pentagono e l’esercito persiano: mezzo milione di uomini, armati, equipaggiati e addestrati soprattutto dagli Stati Uniti. E questo sia per la sua posizione naturale di barriera montuosa che poteva sbarrare il passo all’Urss (nella sua eventuale marcia verso il Golfo), sia per l’ideologia della monarchia persiana, autoritaria, ma modernizzatrice e filo-occidentale: per questo l’alleanza piaceva sia ai Democratici che ai Repubblicani. Il patto si è incrinato con la caduta in disgrazia del presidente Nixon, con il breve interregno del presidente Ford e con l’ascesa di Carter alla presidenza degli Usa. Prima di tutto per motivi strutturali: dopo il ritiro dal Vietnam, gli Usa dovettero ridimensionare fortemente il loro impegno nel mondo. Ma poi anche ideologici: l’amministrazione Carter denunciò il cinismo del suo predecessore repubblicano, il suo appoggio alla dittatura di Pinochet in Cile e anche il sostegno incondizionato allo Shah. Che era pur sempre un autocrate e che, nonostante la sua opera di modernizzazione, con l’opposizione, fra polizia segreta (Savak), torture ed esecuzioni, non andava per il sottile.

È in questo scenario di cambiamento della politica americana che, il 27 gennaio 1979, Ruhollah Khomeini, figura di spicco dell’opposizione religiosa allo Shah, scrisse il suo messaggio all’amministrazione Carter. La rivoluzione contro Reza Pahlavi era già in corso ed era giunta ad uno stallo: l’esercito restava fedele alla monarchia, ma la folla in piazza, nonostante la durissima repressione, era sempre più numerosa. Khomeini scrisse a Carter che, anche se Pahlavi controllava ancora l’esercito, il popolo era fedele a lui e obbediva ai suoi ordini. Khomeini era in esilio a Parigi da quindici anni, ma comunicava regolarmente con i suoi connazionali e parlava al pubblico tramite la diffusione clandestina di audio cassette. Nell’era pre-internet era il modo migliore per diffondere il messaggio a milioni di persone senza essere scoperti dalla polizia. Khomeini lo rassicurò che non avrebbe fatto del male all’America: “Vedrà che non vi è alcun particolare rancore contro gli americani”, disse allora, promettendo che la Repubblica Islamica sarebbe stata “una repubblica umanitaria, che favorirà la causa della pace e della tranquillità di tutta l’umanità”. Evidentemente Carter gli credette, investì su di lui, pensando che potesse avere un controllo migliore sull’Iran del futuro. E credette anche alla promessa di amicizia. Perché una settimana dopo, fu proprio l’amministrazione americana a convincere lo Shah a “prendersi una vacanza”, lasciando il paese nelle mani dei rivoluzionari.

La lettera di Khomeini a Carter, declassificata solo nel 2016, non era unica nel suo genere. Solo due anni fa, infatti, è emerso che vi fossero stati numerosi contatti fra il leader sciita iraniano esule e i rappresentanti del governo americano in Francia. Né si trattava di un rapporto esclusivo con Carter, perché nel 1963, Khomeini aveva chiesto aiuto anche a Kennedy, due settimane prima che il presidente americano venisse assassinato a Dallas. Khomeini era stato catturato e confinato agli arresti domiciliari. Pochi giorni prima che contattasse segretamente l’amministrazione americana, due oppositori erano stati fucilati dall’esercito dello Shah, in vista della visita di Stato sovietica, un appuntamento diplomatico che a Washington veniva interpretato come un possibile indizio di doppio gioco fra i due blocchi. Khomeini si vendette, in quella occasione, come un oppositore dello Shah, amico degli Usa e in grado di contrastare sia l’influenza sovietica sia, eventualmente, anche quella britannica (visto che il Regno Unito, fino a quel momento, aveva mantenuto le sue basi e colonie nel Golfo). La retorica della futura guida suprema iraniana era già fortemente anti-americana, ma la Cia, allora, lo considerò come un elemento “non ostile agli interessi americani in Iran”. Per Khomeini, insomma, non fu un abbaglio del solo Carter, ma un errore coltivato nei decenni. Un errore comunque, perché nei successivi 40 anni, gli Usa hanno avuto e continuano ad avere a che fare con il terrorismo sponsorizzato dall’Iran e con un odio dilagante anti-americano che ha tuttora nel regime di Teheran il suo principale megafono.

Eppure… nel 2011-2013 l’amministrazione Obama ripeté un errore analogo, in circostanze molto simili. Nel gennaio 2011, il principale motivo della caduta del regime di Moubarak in Egitto fu la pressione americana: l’amministrazione minacciò di interrompere tutti gli aiuti militari, esattamente come fece Carter con lo Shah di Persia. Ed esattamente come allora, a beneficiare della caduta dell’autocrate fu il leader degli islamici, Mohamed Morsi, leader del Partito Libertà e Giustizia, declinazione politica del movimento dei Fratelli Musulmani. E non poteva andare diversamente, considerando che i Fratelli Musulmani erano l'unica forza d'opposizione organizzata e ben ramificata in Egitto. Non solo il suo programma di lungo termine era molto simile a quello della Repubblica Islamica (benché fosse sunnita, invece che sciita), ma fra Morsi e il regime iraniano vi furono contatti diretti ed espliciti. Le navi iraniane poterono attraversare il canale di Suez, iniziò una cooperazione economica e un dialogo molto fitto con Teheran. Secondo informazioni di intelligence (che come tali vanno prese con beneficio di inventario) del Middle East Forum, vi furono anche contatti diretti fra i consiglieri di Morsi e Qassem Soleimani, capo dei servizi segreti iraniani, per “costruire un apparato di intelligence e di sicurezza del governo, indipendente dai servizi segreti nazionali”. Nel 2013 finì l’esperienza di Morsi con la rivoluzione “Tamarrod” e poi la presa del potere del generale Al Sisi. L’amministrazione Obama, che aveva avuto ben poco da dire sulla presidenza Morsi, uno dei periodi più violenti della storia recente egiziana, in quel caso iniziò a preoccuparsi per la situazione dei diritti umani e ammonì Al Sisi. Secondo il giornalista Jamal Khashoggi (assassinato dai sauditi l’anno scorso a Istanbul), Obama fece troppo poco per proteggere Morsi e condannare la presa del potere di Al Sisi. Probabilmente, dal suo punto di vista, ha anche ragione. Resta il fatto che, per quasi tre anni, Obama accettò che un esponente dei Fratelli Musulmani andasse al potere e stringesse un’alleanza di fatto con l’Iran.

Perché ripetere sempre lo stesso errore? Obama, che considera Carter suo mentore, si mosse sulle sue orme, ma avrebbe potuto vedere gli effetti degli errori di Carter, a quasi quarant’anni di distanza. Eppure l’ideologia e il metodo si sono rivelati più forti dell’esperienza. Il metodo: non credere alle dichiarazioni pubbliche di odio e credere, invece, nelle conversazioni segrete, vis à vis, fra il leader antagonista ed esponenti del governo americano. Questo è un errore abituale di molti servizi segreti occidentali, non solo americani, che portò sempre a cocenti delusioni. Perché, specie con i leader islamici che nella loro lingua, in pubblico, dicono una cosa e in inglese, in segreto, dicono l’opposto, la realtà dimostra che la parola vera è sempre quella pronunciata in lingua originale e in pubblico. Nelle conversazioni private, segrete, in inglese, al contrario, il leader islamico tende a mentire. E la sua religione glielo consente: è taqqiya, dissimulazione, una strategia considerata legittima. L’ideologia: i democratici americani, allora come oggi, hanno sempre cercato di trovare una “democrazia islamica” con cui allearsi, un regime che sapesse coniugare il favore popolare e la modernità. L’esperienza ha dimostrato sempre che il mondo islamico, quasi senza eccezione, mostra o dittature modernizzatrici, invise al popolo, o regimi elettivi islamici, amati dal popolo ma nemici della modernità e dell’Occidente. Gli errori di Carter prima e di Obama poi sono la dimostrazione che una democrazia islamica è una pia illusione. Anche se, a leggere gli ultimi articoli di Khashoggi, gli americani non hanno rinunciato a sperarci. E quindi sono pronti a ripetere ancora l’errore.

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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:00 
"La più grande demoniocrazia" del mondo si riassume nel più grande plauso dell'umanità.

Il denaro fine a se stesso non avrebbe senso nemmeno per gli USA, ma i soldi gli servono a due scopi precisi:

1) Demolire il pianeta e l'umanità prostrata
2) Comprare, foraggiare, allettare i complici

Loro si arricchiscono facendo business con le futilità adorate dai viziosi popoli pagan-ti, e quelli che non collaborano li falciano via, lo stesso sistema usato nelle na-zioni "liberali".



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:15 
Ma perché, secondo te gli Altri cosa fanno .....? [:291]


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:22 
Gli altri fanno ciò che una "democrazia" non dovrebbe mai fare se non fosse il pilastro imperiale del sionismo giudaico, nemmeno Mao Zedong aveva certe idee mondialiste per la testa, stanne certo, la follia satanica dell'ultima ora, questa, è tutta anticristiana e permea l'intero Occidente.



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