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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:25 
Infatti niente di nuovo: ognuno tende all'egemonia ... (Il Principe di questo mondo regna sovrano .... Ma è stato comunque sconfitto!)


[4] Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; [5] molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. [6] Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. [7] Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie [alcuni manoscritti considerati testualmente meno affidabili aggiungono qui anche “peste”] e terremoti in vari luoghi; [8] ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. [9] Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.
[10] Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. [11] Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; [12] per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. [13] Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato. [14] Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine. [15]


Ultima modifica di Ufologo 555 il 13/02/2019, 14:35, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:27 
Sconfitto, ma solo da chi lo guarda in faccia.



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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:31 
Ufologo 555 ha scritto:
Questi due giorni segnano la brevissima parabola della democrazia iraniana: dalla speranza scaturita dalla cacciata dello Shah, Reza Pahlavi, ultimo monarca persiano, all’islamizzazione della repubblica, il passo è stato brevissimo.

Un vero peccato, se fosse rimasto in carica e a seguire la sua famiglia, oggi l'Iran sarebbe un paese evoluto ed occidentalizzato e probabilmente avrebbe influenzato tutto il processo mediorientale degli ultimi 40 anni.

Cita:
Quando Iran era sinonimo di lusso. La storia di Reza Pahlavi, l’ultimo scià di Persia

https://www.lifegate.it/persone/news/qu ... -di-persia



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:33 
In effetti abbiamo perso un Paese che, insieme ad Israele, erano occidentalizzati e la gente non girava con le pezze in faccia!


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 14:58 
Ufologo 555 ha scritto:
In effetti abbiamo perso un Paese che, insieme ad Israele, erano occidentalizzati e la gente non girava con le pezze in faccia!


Se con lo Shah, Reza Pahlavi, il popolo Iraniano stava bene come ti spieghi che hanno fatto la rivoluzione ALL'UNANIMITA' e che è così anche tutt'ora. [:302]


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 16:55 
bleffort ha scritto:
Ufologo 555 ha scritto:
In effetti abbiamo perso un Paese che, insieme ad Israele, erano occidentalizzati e la gente non girava con le pezze in faccia!


Se con lo Shah, Reza Pahlavi, il popolo Iraniano stava bene come ti spieghi che hanno fatto la rivoluzione ALL'UNANIMITA' e che è così anche tutt'ora. [:302]


Secondo Massimo e sottovento stavano bene perchè andavano incontro ad un processo di occidentalizzazione che sarebbe terminato in una 40ina di anni...come se l'occidente fosse esente da problematiche altrettanto gravi ... [:291] [:287]



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 17:11 
La Persia è regredita di 50 anni ......................... [:291]


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 Oggetto del messaggio: Re: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 18:40 
Ufologo 555 ha scritto:
La Persia è regredita di 50 anni ......................... [:291]


Il "regresso" lo vedo invece nell'impero delle stelle cadute d'Occidente, società dove ladri, prostitute, ubriaconi, drogati, corrotti, maghi e streghe festeggiano Halloween da decenni.
Se a te sembra "progresso" rileggiti Gesù:

viewtopic.php?f=8&t=16890&start=1590



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 19:37 
In questo mi trovi d'accordo, più che d'accordo. [:305]
Non ho mai asserito che il cosidetto Occidente sia migliore ... anzi, si è generata un'apostasia che non ce n'è ugulai nella storia del cristianesimo (ma i tempi .. sono maturi) [;)] [:303]


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 20:17 
mauro ha scritto:
10. Sono più gli americani che credono nel Diavolo di quelli che credono in Darwin. La maggioranza degli americani è scettica, almeno per quanto riguarda la teoria dell’evoluzione, a cui crede solo il 40% della popolazione. Mentre l’esistenza di Satana e dell’inferno risulta perfettamente plausibile per oltre il 60% degli americani. Questo radicalismo religioso spiega le “conversazioni quotidiane” di Bush con Dio e anche le diatribe infinite sulla natura teologica della fede di Obama.

ciao
mauro


"Credono al Diavolo" e fanno le sue opere, perchè gli USA sono stati fabbricati da lui, un impero trampolino per conquistare la Terra, almeno questo è il sogno di chi ha strutturato l'America servendosi della peggiore feccia del pianeta per invaderla.

I discendenti di quella feccia sono dunque quelli che ritrae l'Osservatore del Giudizio, la "democrazia" permette a questi soggetti di invertire ogni valore umano e infettare tutto il pianeta, difesi da leggi fatte da loro.

L'undicesimo punto è che gli Stati Uniti sono la roccaforte dell'ipocrisia diabolica, demoni dalla faccia d'angelo, corruttori di ogni popolo e distruttori di ogni naturalità, pertanto la loro condanna è nella loro fede.



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 20:25 
Se ti fosse sfuggito, gli americani provengono da tutto il mondo, per cui ...........


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 20:54 
Per cui sono la massima degenerazione degli OGM, questo basta ad identificarne la specie.



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 13/02/2019, 22:41 
Il vento Usa sul continente sudamericano

Il vento della riconquista politica degli Usa soffia forte sul sud del continente americano con l’affermazione in Brasile di Jair Bolsonaro, candidato delle lobby evangeliche nord-americane e, in Venezuela con la destabilizzazione programmata del regime di Nicolás Maduro.
I due protagonisti delle cronache del momento, Juan Guaidó, presidente venezuelano autoproclamato e Bolsonaro, presidente eletto, appartengono al laboratorio americano che immagina ed attua il cambiamento dei regimi. Due personaggi che hanno fatto irruzione sulla scena mediatica mondiale richiamando allettanti confronti con i populismi ed i sovranismi tanto temuti in Europa, similitudini troppo affrettate, perché entrambi rappresentano la svolta dei nuovi “Chicago Boys” di seconda generazione, clonati nelle dottrine dell’ultra-liberalismo e non hanno quindi nulla di populista né di sovranista.
Il motore della riconquista politica, da parte degli Usa, passa necessariamente dal sostegno incondizionato ai cambiamenti di regime in atto nei due maggiori Paesi sudamericani, come espresso dal presidente Trump. La riconquista economica prende il via dalla necessità di dover assolutamente mettere le mani – con la benedizione delle grandi imprese petrolifere – sulle risorse venezuelane per poter quantificare la forza del petrolio di scisto, al momento difficilmente utilizzabile, di cui gli americani sono diventati i principali produttori.
A distanza di oltre due secoli, Donald Trump, si rivela quindi come il fedele e convinto assertore e continuatore di quel cartello della supremazia americana nel mondo, rappresentato dalla dottrina Monroe, che aveva fondato la diplomazia esteriore degli Usa sul principio de “l’America agli americani”, quasi un augurio che riporta inesorabilmente il ritorno di quella dottrina come paradigma affascinante per i sovranisti europei in cerca di una voce europea indipendente e sovrana.
Secondo la dottrina del presidente Monroe, l’America del nord e quella del sud avrebbero dovuto fare blocco di fronte alla colonizzazione europea, considerando ogni intervento europeo negli affari del continente americano, come una minaccia per la loro sicurezza e per la pace.
Come contropartita gli Usa non sarebbero mai più intervenuti negli affari europei. Una teoria apparsa sempre avulsa dalla pratica reale, tale da tradurre ben presto la dottrina Monroe nella celebre prassi staliniana: ”quello che è mio è mio e quello che è tuo è negoziabile”.
In seguito al congresso di Vienna del 1815 che riorganizzava l’Europa dopo la sconfitta di Napoleone, in obbedienza ai principii della teoria Monroe, le potenze della Santa alleanza avevano rinunciato ad ogni possibile intervento in America del sud, nel momento stesso che la Russia firmava con gli Usa un trattato per il quale avrebbe rinunciato ad ogni rivendicazione sulla parte sud dell’Alaska al prezzo equivalente a 120 milioni di dollari attuali.
Nonostante le premesse, all’indomani della seconda guerra mondiale gli Usa, che detenevano più di due terzi dello stock di oro mondiale, in cerca di nuovi mercati ed approfittando della loro egemonia militare, vararono una nuova dottrina Monroe, quel Piano Marshall che permise loro di allargare la loro egemonia economica, geopolitica e culturale anche sul contente europeo.
Sotto le spoglie di gendarmi del mondo o di Impero indulgente, a partire dalla guerra fredda, per i loro interessi geostrategici gli Usa strumentalizzarono il diritto di ingerenza umanitaria e l’imperativo della lotta contro l’asse del male ed il terrorismo come l’estrinsecazione più machiavellica proprio di quella dottrina Monroe. Così si spiega oggi il ritorno della filosofia Monroe in Venezuela, in Brasile, nel resto dell’America del sud e laddove ogni richiesta di indipendenza energetica, agricola e di sovranità geopolitica continentale devono essere ostacolate sia per “ingegneria elettorale” o peggio “manu militari”.
Gli Stati Uniti non sono mai stati un Paese isolazionista e l’isolazionismo affisso oggi come paradigma della presidenza Trump “Fai l’America di nuovo grande” è la dimostrazione lampante dell’esplicazione della potenza americana che avverrà sempre e solo a spese di altri popoli e delle nazioni sovrane.
Eugenio Preta
http://www.laltrasicilia.org/5105/il-ve ... americano/


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MessaggioInviato: 14/02/2019, 13:59 
Ecco ... altrimenti ci avrebbe pensato Putin (o la Cina) ........ [:246]


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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 16/02/2019, 16:28 
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“Stop the Endless Wars”. Negli scorsi giorni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato via twitter il ritiro delle truppe americane dalla Siria. Nel frattempo, il Segretario di stato Mike Pompeo ha tentato di chiarire un tweet di Trump particolarmente provocatorio secondo cui gli Stati Uniti “devasterebbero la Turchia economicamente” se i turchi attaccassero i partner curdi degli Stati Uniti. Parlando ai giornalisti in Arabia Saudita, Pompeo ha rifiutato di dire cosa intendesse il presidente per “devastazione economica” ma ha fatto intendere che si tratterebbe di imporre delle sanzioni – il che sarebbe incredibile per un Paese, come la Turchia, che fa parte della Nato.

Trump ed Erdogan hanno avuto modo di chiarirsi in una telefonata. La volontà del presidente Usa di ritirare le truppe americane dalla Siria fa seguito al primo annuncio dello stesso tycoon dello scorso 18 dicembre che ha diviso l’opinione pubblica americana. Ma che ne pensano al riguardo gli americani? Vogliono la guerra o sono d’accordo con la volontà di Trump?
I democratici più guerrafondai dei repubblicani

Se i media liberal come il Washington Post hanno apertamente attaccato il presidente, accusandolo di fare un enorme favore a Vladimir Putin e all’Iran, la maggior parte degli americani non la pensa così. Come sottolinea Gleen Greenwald su The Intercept, “i nuovi sondaggi di Morning Consult – Politico dimostrano che una larga maggioranza di americani è favorevole al ritiro delle truppe dalla Siria: il 49% è d’accordo, il 33% contrario”.

La cosa non è sorprendente, osserva Greenwald, visto che una simile percentuale di americani è d’accordo nel sostenere che “gli Stati Uniti si sono impegnati in troppi conflitti militari in posti come Siria, Iraq e Afghanistan per troppo tempo, e dovrebbero avere come priorità quella di tenere gli americani al sicuro”, mentre una minoranza è d’accordo nel sostenere che “gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le truppe in posti come Siria, Iraq e Afghanistan per fornire supporto ai nostri alleati nella lotta al terrorismo e per mantenere i nostri interessi di politica estera nella regione”.

L’elemento più interessante del sondaggio, tuttavia, è che la grande maggioranza di voti a favore del mantenimento delle truppe proviene da elettori democratici, mentre la maggioranza dei repubblicani e degli indipendenti è a favore del disimpegno. I numeri sono parlano chiaro: delle persone che hanno votato per la Clinton, solo il 26% è a favore del ritiro, mentre il 59% è contrario. Gli elettori di Trump l’opposto: il 76% è favorevole, il 14% contrario. Lo stesso vale anche per l’Afghanistan: se i repubblicani vogliono il ritiro delle truppe e la fine di una guerra che dopo 18 anni non ha portato praticamente a nulla, i dem vogliono che il presidente non riporti i soldati a casa.

“Trump troppo poco belligerante”

Come sottolinea Gleen Greenwald, un punto centrale della nuova resistenza anti-Trump “è diventato il militarismo, lo sciovinismo e il neoconservatorismo”. Trump viene spesso attaccato dai democratici “con termini da Guerra Fredda. Per la maggior parte dei dem, infatti, “Trump non è abbastanza belligerante con i nemici degli Usa; vuole permettere ai “paesi cattivi” di averla vinta portando a casa le truppe; i suoi sforzi per stabilire relazioni meno ostili con gli avversari sono indicatori della sua debolezza, o anche di tradimento”.

Questo perché i democratici, rispetto alla base repubblicana che ha eletto Donald Trump, sono i più accaniti sostenitori dell’ordine internazionale e dell’egemonia americana emersa alla fine della Guerra Fredda. Per i liberal, diffondere la democrazia liberale e promuovere la pace internazionale in tutto il mondo è sinonimo di buon senso sia dal punto di vista morale che strategico. Una prospettiva che si è rivelata disastrosa, poiché in contrasto con la logica realista. Afghanistan, Iraq e Libia sono lì a dimostrarlo.

http://www.occhidellaguerra.it/sono-i-d ... JO9fxPkf1E


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