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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 20/05/2026, 20:47 
,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,




https://www.aurhelio.it/le-eredita-dei- ... c4vB7oTSWQ



https://it.wikipedia.org/wiki/Marocchinate



MAROCCHINATE

(i progenitori dei maranza).









– Le popolazioni della ciociaria, come prezzo pagato alle truppe coloniali francesi / Edoardo GrecoHome

Anniversari Le eredità dei liberatori | MAROCCHINATE –

Le popolazioni della ciociaria, come prezzo pagato alle truppe coloniali francesi / Edoardo Greco
19 Maggio 2026Categories Tags
1862





Da un articolo di Edoardo Greco, intitolato MAROCCHINATE (i progenitori dei maranza).


I bambini violentati, le sorelle crocefisse.

Battute le Forze italo-tedesche i Goumier ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio :

Le chiamavano, senza nessun riguardo, “Marocchinate”: erano le donne vittime di violenze, stupri e omicidi nelle province di Frosinone e di Latina compiuti dalle truppe marocchine dell’esercito francese (cioè degli Alleati) dopo aver battuto i nazifascisti nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale.
“La Ciociara”, film e romanzo, è l’unico modo in cui finora l’orrenda storia delle “marocchinate” è arrivata al grande pubblico. Ma quei giorni di devastazione della primavera del 1944 sono per le popolazioni del Frusinate e del Pontino un incubo indelebile.


Protagonisti delle violenze furono 7 mila soldati marocchini, una divisione speciale del Cef (Corps expéditionnaire français en Italie).

I Goums Maroucains, detti “Goumiers”, erano guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela.


In ogni reparto dei Goumiers un combattente su cinque era francese. Il loro comandante era il generale francese Augustin Guillaume, mentre a guidare l’intero Cef c’era il generale algerino Alphonse Juin.
Avevano sandali invece degli stivali, mantelli di lana con cappuccio (“bourms”) e turbante al posto della divisa; oltre a mitra e pistole, portavano tutti la “koumia”, il pugnale ricurvo col quale combattevano, decapitavano e mutilavano i nemici, collezionandone le orecchie.


Furono decisivi per la presa di Roma da parte degli alleati. Bloccati a Cassino, gli angloamericani decisero di appoggiare la proposta del generale Juin: aggirare la linea di difesa tedesca (la “Gustav”) passando per i monti Aurunci, sfruttando la destrezza e la ferocia in combattimento dei Goumiers.

Ferocia nota ai tedeschi, i quali preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire mutilati e massacrati dalle truppe marocchine.

Battutte le Forze italo-tedesche i Goumiers ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio alle truppe che avevano vinto la battaglia.

L’orrore come ricompensa.


Riporta Andrea Cionci su La Stampa:

Ad Ausonia decine di donne furono violentate e uccise, e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle. Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra risulta che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti.
Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà due anni dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata.


A Polleca si erano rifugiati circa diecimila sfollati, per lo più donne, vecchi e bambini in un campo provvisorio. Qui si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi.


Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: “I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un s*o rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi”.


I numeri delle vittime non sono certi, alcune fonti parlano di alcune migliaia, altre arrivano fino a 60 mila. Nel 1952 la deputata del Pci Maria Maddalena Rossi presentò un’interrogazione parlamentare sulle “marocchinate”. Dal dibattito venne fuori che il governo riteneva attendibile la cifra di 20 mila vittime di violenze.


E se le donne anziane non vennero risparmiate da percosse e abusi, alle giovani andò ancora peggio: vissero decenni con il marchio d’infamia della “marocchinata”, restarono incinte degli stupratori, morirono suicide o divorate dalle malattie veneree rese letali dalla povertà e dalle scarse condizioni d’igiene. L’onorevole Rossi cercò di portare in Parlamento anche il loro dramma:


“La nostra interpellanza si riferisce dunque ad uno dei drammi più angosciosi, quello delle donne che subirono le violenze delle truppe marocchine della V armata, nel periodo tra l’aprile e il giugno del 1944, dopo la rottura del fronte del Garigliano, quando queste irruppero nella zona del cassinate. Non so se sia vero quello che si dice delle truppe marocchine, cioè che il contratto d’ingaggio di questi mercenari non escluda o addirittura lo consenta il diritto al saccheggio ed alla violenza.


Risulta invece che, dopo gli avvenimenti dolorosi cui ci riferiamo, comandanti ed ufficiali di queste truppe tentarono di correre ai ripari con alcuni casi di punizioni e soprattutto concedendo alle prime vittime qualche soccorso. Comunque, sia stato o meno tollerato, se non concesso, il fatto è che il saccheggio fu compiuto e le violenze ebbero luogo.


Il primo paese del cassinate che le truppe marocchine incontrarono nell’aprile 1944 e la cui popolazione, di circa 600 abitanti, non fosse sfollata fu, se non erro, Esperia. I soldati fecero irruzione nelle case, depredarono, saccheggiarono, e le violenze innominabili furono compiute su uomini e donne. Perfino il parroco fu legato ad un albero e costretto ad assistere allo spettacolo. Poi anche di lui fu compiuto tale scempio che ne morì.


Del resto, a Vallecorsa, non furono risparmiate neppure le suore dell’ordine del Preziosissimo Sangue. A Castro dei Volsci dai registri del comune risultano 42 gli uomini e le donne morti in quei mesi terribili. Come e perché morirono quei 42 cittadini? Ecco alcune informazioni. Molinari Veglia, una ragazza di 17 anni, è violentata sotto gli occhi della madre e poi uccisa con una fucilata; siamo in contrada Monte Lupino, il 27 maggio 1944. Rossi Elisabetta, di circa 50 anni, è sodomizzata dai marocchini perché tenta di difendere le sue due figlie, rispettivamente di 17 e 18 anni: la madre muore e le figlie sono violentate; ciò accade in contrada Farneta. Anche Margherita Molinari, di 55 anni, tenta di salvare la figlia Maria, che ne ha 21: è uccisa con cinque fucilate al ventre! Il bambino Serapiglia Remo, di cinque anni, innocente testimone dei delitti che intorno a lui si compiono, dà fastidio: perciò viene lanciato in aria e lasciato ricadere, così che morrà entro le 24 ore successive per le lesioni riportate. Pare che la madre non abbia ancora ricevuto la pensione; ha altri otto figli e il marito è disoccupato.


Ed ecco alcuni esempi di ciò che accadde a Pastena. La signora Anelli Elvira fu Giuseppe ha il braccio troncato da una scarica di mitra: essa morirà tubercolotica quattro anni dopo, ma certo le conseguenze della violenza subita nell’aprile del 1944 ne hanno affrettato la fine.


Antonini Giuseppe fu Francesco viene ucciso dai marocchini in contrada Santa Croce e nessuno sa dove sia stato sepolto, perché il cadavere è portato via immediatamente dai francesi. Giuseppe Faiola fu Marco è ucciso dai marocchini in contrada Cerviso. A Vallecorsa, Luigi Mauri fu Martino muore il 26 maggio 1944 in contrada Lisano nel tentativo di difendere l’onore della moglie Lauretti Assunta e delle sue quattro figliole. Ancora a Vallecorsa Antonbenedetto Augusto fu Cesare cade il 25 maggio 44, in contrada Visano per difendere l’onore della moglie Nardoni Margherita.


Cade anche Papa Vittorio di Alessandro il 25 maggio 1944, in contrada Santa Lucia, avendo osato difendere la moglie Di Girolamo Rosina di Augusto, ma prima di essere ucciso è egli stesso seviziato. Sacchetti Antonio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Vincenzo, Sacchetti Gabriele di Agostino sono bastonati a sangue perché osano difendere l’onore delle rispettive mogli, sorelle, madri; alla fine si ribellano e un marocchino viene ucciso: quali rappresaglie vengano inflitte è facile immaginare.
Fatti analoghi a quelli che ho citato accadono a Pontecorvo, a Sant’Angelo, a San Giorgio a Liri, a Pignatara Intermagna, a Caccano: almeno in una trentina di paesi delle province di Frosinone e di Latina, percorse dalle truppe marocchine. Quante donne abbiano subito violenza da parte delle truppe marocchine nessuno sa con esattezza né forse si saprà mai.


Quello che noi possiamo però rilevare dai dati che sono a nostra conoscenza è che in maggioranza si tratta di donne vecchie, anzi vecchissime, come quelle di Agata Baris, nata nel 1882, e come molte altre, con cui ho avuto io stessa occasione di parlare, che oggi hanno 70-75 ed anche 80 anni. L’età avrebbe dovuto costituire una difesa per queste donne, o almeno così esse ritenevano. Infatti alcune non pensarono neppure di mettersi in salvo, anzi, convinte che sarebbero state rispettate, affrontarono esse stesse i marocchini per dar tempo alle giovani di nascondersi, di scappare, di rifugiarsi su, tra le montagne. Invece furono seviziate e violentate, come per esempio quella Emanuela Valente della borgata Santangelo, che oggi conta 70 anni, che ebbe i polsi fratturati.


Già nello sbarco in Sicilia le truppe marocchine al seguito degli Alleati si erano rese protagoniste di violenze sulle donne. Ma a Capizzi (Messina) la popolazione locale si vendicò ammazzando a roncolate, evirando e dando i pasto ai maiali i colpevoli, col benestare degli anglo-americani.


Il Vaticano chiese e ottenne che i Goumiers non entrassero a Roma. Non andò bene invece ai senesi, nella cui provincia i reparti maghrebini si resero di nuovo protagonisti di violenze dopo aver scacciato i nazisti verso nord.


Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: “Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.


[…] Solo nell’imminenza del ritorno in Francia, alcuni dei violentatori furono puniti. Un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” ricorda: “Sei marocchini vennero fucilati sul posto perché avevano violentato una donna. Il capitano (francese n.d.r.) ebbe a dirmi: “Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”. Poco prima che i marocchini toccassero il suolo provenzale, i loro comandanti, quindi, avevano deciso di riportarli severamente all’ordine tanto che non si registrarono mai violenze ai danni di donne francesi. Una volta in Germania meridionale, invece, potranno dare nuovamente sfogo ai loro istinti sulle donne tedesche, come riportano alcuni recenti studi. Segno, quindi, che le efferatezze di queste truppe avrebbero potuto essere certamente controllate e disciplinate.


Edoardo Greco.

Per ulteriori informazioni su documenti, eventi e coordinate vai su
https://www.marocchinate.org/chi-siamo.html#inizio


Le eredità dei liberatori | MAROCCHINATE – Le popolazioni della ciociaria, come prezzo pagato alle truppe coloniali francesi / Edoardo Greco


19 Maggio 2026


Da un articolo di Edoardo Greco, intitolato MAROCCHINATE (i progenitori dei maranza).


I bambini violentati, le sorelle crocefisse.

Battute le Forze italo-tedesche i Goumier ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio :


Le chiamavano, senza nessun riguardo, “Marocchinate”: erano le donne vittime di violenze, stupri e omicidi nelle province di Frosinone e di Latina compiuti dalle truppe marocchine dell’esercito francese (cioè degli Alleati) dopo aver battuto i nazifascisti nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale.


“La Ciociara”, film e romanzo, è l’unico modo in cui finora l’orrenda storia delle “marocchinate” è arrivata al grande pubblico. Ma quei giorni di devastazione della primavera del 1944 sono per le popolazioni del Frusinate e del Pontino un incubo indelebile.


Protagonisti delle violenze furono 7 mila soldati marocchini, una divisione speciale del Cef (Corps expéditionnaire français en Italie). I Goums Maroucains, detti “Goumiers”, erano guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela.


In ogni reparto dei Goumiers un combattente su cinque era francese. Il loro comandante era il generale francese Augustin Guillaume, mentre a guidare l’intero Cef c’era il generale algerino Alphonse Juin.
Avevano sandali invece degli stivali, mantelli di lana con cappuccio (“bourms”) e turbante al posto della divisa; oltre a mitra e pistole, portavano tutti la “koumia”, il pugnale ricurvo col quale combattevano, decapitavano e mutilavano i nemici, collezionandone le orecchie.


Furono decisivi per la presa di Roma da parte degli alleati. Bloccati a Cassino, gli angloamericani decisero di appoggiare la proposta del generale Juin: aggirare la linea di difesa tedesca (la “Gustav”) passando per i monti Aurunci, sfruttando la destrezza e la ferocia in combattimento dei Goumiers. Ferocia nota ai tedeschi, i quali preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire mutilati e massacrati dalle truppe marocchine.
Battutte le Forze italo-tedesche i Goumiers ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio alle truppe che avevano vinto la battaglia. L’orrore come ricompensa. Riporta Andrea Cionci su La Stampa:


Ad Ausonia decine di donne furono violentate e uccise, e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle. Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra risulta che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti.


Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà due anni dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata.


A Polleca si erano rifugiati circa diecimila sfollati, per lo più donne, vecchi e bambini in un campo provvisorio. Qui si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi.


Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: “I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un s*o rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi”.


I numeri delle vittime non sono certi, alcune fonti parlano di alcune migliaia, altre arrivano fino a 60 mila. Nel 1952 la deputata del Pci Maria Maddalena Rossi presentò un’interrogazione parlamentare sulle “marocchinate”. Dal dibattito venne fuori che il governo riteneva attendibile la cifra di 20 mila vittime di violenze.


E se le donne anziane non vennero risparmiate da percosse e abusi, alle giovani andò ancora peggio: vissero decenni con il marchio d’infamia della “marocchinata”, restarono incinte degli stupratori, morirono suicide o divorate dalle malattie veneree rese letali dalla povertà e dalle scarse condizioni d’igiene.

L’onorevole Rossi cercò di portare in Parlamento anche il loro dramma:

“La nostra interpellanza si riferisce dunque ad uno dei drammi più angosciosi, quello delle donne che subirono le violenze delle truppe marocchine della V armata, nel periodo tra l’aprile e il giugno del 1944, dopo la rottura del fronte del Garigliano, quando queste irruppero nella zona del cassinate. Non so se sia vero quello che si dice delle truppe marocchine, cioè che il contratto d’ingaggio di questi mercenari non escluda o addirittura lo consenta il diritto al saccheggio ed alla violenza.


Risulta invece che, dopo gli avvenimenti dolorosi cui ci riferiamo, comandanti ed ufficiali di queste truppe tentarono di correre ai ripari con alcuni casi di punizioni e soprattutto concedendo alle prime vittime qualche soccorso. Comunque, sia stato o meno tollerato, se non concesso, il fatto è che il saccheggio fu compiuto e le violenze ebbero luogo.


Il primo paese del cassinate che le truppe marocchine incontrarono nell’aprile 1944 e la cui popolazione, di circa 600 abitanti, non fosse sfollata fu, se non erro, Esperia. I soldati fecero irruzione nelle case, depredarono, saccheggiarono, e le violenze innominabili furono compiute su uomini e donne. Perfino il parroco fu legato ad un albero e costretto ad assistere allo spettacolo. Poi anche di lui fu compiuto tale scempio che ne morì.


Del resto, a Vallecorsa, non furono risparmiate neppure le suore dell’ordine del Preziosissimo Sangue. A Castro dei Volsci dai registri del comune risultano 42 gli uomini e le donne morti in quei mesi terribili. Come e perché morirono quei 42 cittadini? Ecco alcune informazioni. Molinari Veglia, una ragazza di 17 anni, è violentata sotto gli occhi della madre e poi uccisa con una fucilata; siamo in contrada Monte Lupino, il 27 maggio 1944. Rossi Elisabetta, di circa 50 anni, è sodomizzata dai marocchini perché tenta di difendere le sue due figlie, rispettivamente di 17 e 18 anni: la madre muore e le figlie sono violentate; ciò accade in contrada Farneta.

Anche Margherita Molinari, di 55 anni, tenta di salvare la figlia Maria, che ne ha 21: è uccisa con cinque fucilate al ventre! Il bambino Serapiglia Remo, di cinque anni, innocente testimone dei delitti che intorno a lui si compiono, dà fastidio: perciò viene lanciato in aria e lasciato ricadere, così che morrà entro le 24 ore successive per le lesioni riportate. Pare che la madre non abbia ancora ricevuto la pensione; ha altri otto figli e il marito è disoccupato.


Ed ecco alcuni esempi di ciò che accadde a Pastena. La signora Anelli Elvira fu Giuseppe ha il braccio troncato da una scarica di mitra: essa morirà tubercolotica quattro anni dopo, ma certo le conseguenze della violenza subita nell’aprile del 1944 ne hanno affrettato la fine.


Antonini Giuseppe fu Francesco viene ucciso dai marocchini in contrada Santa Croce e nessuno sa dove sia stato sepolto, perché il cadavere è portato via immediatamente dai francesi. Giuseppe Faiola fu Marco è ucciso dai marocchini in contrada Cerviso. A Vallecorsa, Luigi Mauri fu Martino muore il 26 maggio 1944 in contrada Lisano nel tentativo di difendere l’onore della moglie Lauretti Assunta e delle sue quattro figliole. Ancora a Vallecorsa Antonbenedetto Augusto fu Cesare cade il 25 maggio 44, in contrada Visano per difendere l’onore della moglie Nardoni Margherita.


Cade anche Papa Vittorio di Alessandro il 25 maggio 1944, in contrada Santa Lucia, avendo osato difendere la moglie Di Girolamo Rosina di Augusto, ma prima di essere ucciso è egli stesso seviziato. Sacchetti Antonio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Vincenzo, Sacchetti Gabriele di Agostino sono bastonati a sangue perché osano difendere l’onore delle rispettive mogli, sorelle, madri; alla fine si ribellano e un marocchino viene ucciso: quali rappresaglie vengano inflitte è facile immaginare.
Fatti analoghi a quelli che ho citato accadono a Pontecorvo, a Sant’Angelo, a San Giorgio a Liri, a Pignatara Intermagna, a Caccano: almeno in una trentina di paesi delle province di Frosinone e di Latina, percorse dalle truppe marocchine. Quante donne abbiano subito violenza da parte delle truppe marocchine nessuno sa con esattezza né forse si saprà mai.


Quello che noi possiamo però rilevare dai dati che sono a nostra conoscenza è che in maggioranza si tratta di donne vecchie, anzi vecchissime, come quelle di Agata Baris, nata nel 1882, e come molte altre, con cui ho avuto io stessa occasione di parlare, che oggi hanno 70-75 ed anche 80 anni. L’età avrebbe dovuto costituire una difesa per queste donne, o almeno così esse ritenevano. Infatti alcune non pensarono neppure di mettersi in salvo, anzi, convinte che sarebbero state rispettate, affrontarono esse stesse i marocchini per dar tempo alle giovani di nascondersi, di scappare, di rifugiarsi su, tra le montagne. Invece furono seviziate e violentate, come per esempio quella Emanuela Valente della borgata Santangelo, che oggi conta 70 anni, che ebbe i polsi fratturati.


Già nello sbarco in Sicilia le truppe marocchine al seguito degli Alleati si erano rese protagoniste di violenze sulle donne. Ma a Capizzi (Messina) la popolazione locale si vendicò ammazzando a roncolate, evirando e dando i pasto ai maiali i colpevoli, col benestare degli anglo-americani.


Il Vaticano chiese e ottenne che i Goumiers non entrassero a Roma. Non andò bene invece ai senesi, nella cui provincia i reparti maghrebini si resero di nuovo protagonisti di violenze dopo aver scacciato i nazisti verso nord.


Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: “Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.


[…] Solo nell’imminenza del ritorno in Francia, alcuni dei violentatori furono puniti. Un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” ricorda: “Sei marocchini vennero fucilati sul posto perché avevano violentato una donna. Il capitano (francese n.d.r.) ebbe a dirmi: “Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”. Poco prima che i marocchini toccassero il suolo provenzale, i loro comandanti, quindi, avevano deciso di riportarli severamente all’ordine tanto che non si registrarono mai violenze ai danni di donne francesi. Una volta in Germania meridionale, invece, potranno dare nuovamente sfogo ai loro istinti sulle donne tedesche, come riportano alcuni recenti studi. Segno, quindi, che le efferatezze di queste truppe avrebbero potuto essere certamente controllate e disciplinate.


Edoardo Greco.

Per ulteriori informazioni su documenti, eventi e coordinate vai su
https://www.marocchinate.org/chi-siamo.html#inizio

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MAROCCHINATE – Le popolazioni della ciociaria, come prezzo pagato alle truppe coloniali francesi / Edoardo GrecoHome Anniversari Le eredità dei liberatori | MAROCCHINATE – Le popolazioni della ciociaria, come prezzo pagato alle truppe coloniali francesi / Edoardo Greco 19 Maggio 2026Categories Tags 1862 0 0 Da un articolo di Edoardo Greco, intitolato MAROCCHINATE (i progenitori dei maranza). I bambini violentati, le sorelle crocefisse. Battute le Forze italo-tedesche i Goumier ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio : Le chiamavano, senza nessun riguardo, “Marocchinate”: erano le donne vittime di violenze, stupri e omicidi nelle province di Frosinone e di Latina compiuti dalle truppe marocchine dell’esercito francese (cioè degli Alleati) dopo aver battuto i nazifascisti nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale.


“La Ciociara”, film e romanzo, è l’unico modo in cui finora l’orrenda storia delle “marocchinate” è arrivata al grande pubblico. Ma quei giorni di devastazione della primavera del 1944 sono per le popolazioni del Frusinate e del Pontino un incubo indelebile. Protagonisti delle violenze furono 7 mila soldati marocchini, una divisione speciale del Cef (Corps expéditionnaire français en Italie). I Goums Maroucains, detti “Goumiers”, erano guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela. In ogni reparto dei Goumiers un combattente su cinque era francese. Il loro comandante era il generale francese Augustin Guillaume, mentre a guidare l’intero Cef c’era il generale algerino Alphonse Juin. A


vevano sandali invece degli stivali, mantelli di lana con cappuccio (“bourms”) e turbante al posto della divisa; oltre a mitra e pistole, portavano tutti la “koumia”, il pugnale ricurvo col quale combattevano, decapitavano e mutilavano i nemici, collezionandone le orecchie. Furono decisivi per la presa di Roma da parte degli alleati. Bloccati a Cassino, gli angloamericani decisero di appoggiare la proposta del generale Juin: aggirare la linea di difesa tedesca (la “Gustav”) passando per i monti Aurunci, sfruttando la destrezza e la ferocia in combattimento dei Goumiers. Ferocia nota ai tedeschi, i quali preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire mutilati e massacrati dalle truppe marocchine. Battutte le Forze italo-tedesche i Goumiers ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio alle truppe che avevano vinto la battaglia. L’orrore come ricompensa. Riporta Andrea Cionci su La Stampa: Ad Ausonia decine di donne furono violentate e uccise, e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle.


Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra risulta che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne.


A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti. Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà due anni dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata. A Polleca si erano rifugiati circa diecimila sfollati, per lo più donne, vecchi e bambini in un campo provvisorio. Qui si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi. Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: “I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero.


Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un s*o rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi”. I numeri delle vittime non sono certi, alcune fonti parlano di alcune migliaia, altre arrivano fino a 60 mila. Nel 1952 la deputata del Pci Maria Maddalena Rossi presentò un’interrogazione parlamentare sulle “marocchinate”. Dal dibattito venne fuori che il governo riteneva attendibile la cifra di 20 mila vittime di violenze.


E se le donne anziane non vennero risparmiate da percosse e abusi, alle giovani andò ancora peggio: vissero decenni con il marchio d’infamia della “marocchinata”, restarono incinte degli stupratori, morirono suicide o divorate dalle malattie veneree rese letali dalla povertà e dalle scarse condizioni d’igiene. L’onorevole Rossi cercò di portare in Parlamento anche il loro dramma: “La nostra interpellanza si riferisce dunque ad uno dei drammi più angosciosi, quello delle donne che subirono le violenze delle truppe marocchine della V armata, nel periodo tra l’aprile e il giugno del 1944, dopo la rottura del fronte del Garigliano, quando queste irruppero nella zona del cassinate. Non so se sia vero quello che si dice delle truppe marocchine, cioè che il contratto d’ingaggio di questi mercenari non escluda o addirittura lo consenta il diritto al saccheggio ed alla violenza.


Risulta invece che, dopo gli avvenimenti dolorosi cui ci riferiamo, comandanti ed ufficiali di queste truppe tentarono di correre ai ripari con alcuni casi di punizioni e soprattutto concedendo alle prime vittime qualche soccorso. Comunque, sia stato o meno tollerato, se non concesso, il fatto è che il saccheggio fu compiuto e le violenze ebbero luogo. Il primo paese del cassinate che le truppe marocchine incontrarono nell’aprile 1944 e la cui popolazione, di circa 600 abitanti, non fosse sfollata fu, se non erro, Esperia. I soldati fecero irruzione nelle case, depredarono, saccheggiarono, e le violenze innominabili furono compiute su uomini e donne. Perfino il parroco fu legato ad un albero e costretto ad assistere allo spettacolo. Poi anche di lui fu compiuto tale scempio che ne morì. Del resto, a Vallecorsa, non furono risparmiate neppure le suore dell’ordine del Preziosissimo Sangue.


A Castro dei Volsci dai registri del comune risultano 42 gli uomini e le donne morti in quei mesi terribili. Come e perché morirono quei 42 cittadini? Ecco alcune informazioni. Molinari Veglia, una ragazza di 17 anni, è violentata sotto gli occhi della madre e poi uccisa con una fucilata; siamo in contrada Monte Lupino, il 27 maggio 1944. Rossi Elisabetta, di circa 50 anni, è sodomizzata dai marocchini perché tenta di difendere le sue due figlie, rispettivamente di 17 e 18 anni: la madre muore e le figlie sono violentate; ciò accade in contrada Farneta. Anche Margherita Molinari, di 55 anni, tenta di salvare la figlia Maria, che ne ha 21: è uccisa con cinque fucilate al ventre! Il bambino Serapiglia Remo, di cinque anni, innocente testimone dei delitti che intorno a lui si compiono, dà fastidio: perciò viene lanciato in aria e lasciato ricadere, così che morrà entro le 24 ore successive per le lesioni riportate. Pare che la madre non abbia ancora ricevuto la pensione; ha altri otto figli e il marito è disoccupato.


Ed ecco alcuni esempi di ciò che accadde a Pastena. La signora Anelli Elvira fu Giuseppe ha il braccio troncato da una scarica di mitra: essa morirà tubercolotica quattro anni dopo, ma certo le conseguenze della violenza subita nell’aprile del 1944 ne hanno affrettato la fine. Antonini Giuseppe fu Francesco viene ucciso dai marocchini in contrada Santa Croce e nessuno sa dove sia stato sepolto, perché il cadavere è portato via immediatamente dai francesi. Giuseppe Faiola fu Marco è ucciso dai marocchini in contrada Cerviso. A Vallecorsa, Luigi Mauri fu Martino muore il 26 maggio 1944 in contrada Lisano nel tentativo di difendere l’onore della moglie Lauretti Assunta e delle sue quattro figliole. Ancora a Vallecorsa Antonbenedetto Augusto fu Cesare cade il 25 maggio 44, in contrada Visano per difendere l’onore della moglie Nardoni Margherita. Cade anche Papa Vittorio di Alessandro il 25 maggio 1944, in contrada Santa Lucia, avendo osato difendere la moglie Di Girolamo Rosina di Augusto, ma prima di essere ucciso è egli stesso seviziato. Sacchetti Antonio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Vincenzo, Sacchetti Gabriele di Agostino sono bastonati a sangue perché osano difendere l’onore delle rispettive mogli, sorelle, madri; alla fine si ribellano e un marocchino viene ucciso: quali rappresaglie vengano inflitte è facile immaginare.


Fatti analoghi a quelli che ho citato accadono a Pontecorvo, a Sant’Angelo, a San Giorgio a Liri, a Pignatara Intermagna, a Caccano: almeno in una trentina di paesi delle province di Frosinone e di Latina, percorse dalle truppe marocchine. Quante donne abbiano subito violenza da parte delle truppe marocchine nessuno sa con esattezza né forse si saprà mai. Quello che noi possiamo però rilevare dai dati che sono a nostra conoscenza è che in maggioranza si tratta di donne vecchie, anzi vecchissime, come quelle di Agata Baris, nata nel 1882, e come molte altre, con cui ho avuto io stessa occasione di parlare, che oggi hanno 70-75 ed anche 80 anni. L’età avrebbe dovuto costituire una difesa per queste donne, o almeno così esse ritenevano. Infatti alcune non pensarono neppure di mettersi in salvo, anzi, convinte che sarebbero state rispettate, affrontarono esse stesse i marocchini per dar tempo alle giovani di nascondersi, di scappare, di rifugiarsi su, tra le montagne.


Invece furono seviziate e violentate, come per esempio quella Emanuela Valente della borgata Santangelo, che oggi conta 70 anni, che ebbe i polsi fratturati. Già nello sbarco in Sicilia le truppe marocchine al seguito degli Alleati si erano rese protagoniste di violenze sulle donne. Ma a Capizzi (Messina) la popolazione locale si vendicò ammazzando a roncolate, evirando e dando i pasto ai maiali i colpevoli, col benestare degli anglo-americani. Il Vaticano chiese e ottenne che i Goumiers non entrassero a Roma. Non andò bene invece ai senesi, nella cui provincia i reparti maghrebini si resero di nuovo protagonisti di violenze dopo aver scacciato i nazisti verso nord. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: “Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta.


Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”. […] Solo nell’imminenza del ritorno in Francia, alcuni dei violentatori furono puniti. Un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” ricorda: “Sei marocchini vennero fucilati sul posto perché avevano violentato una donna. Il capitano (francese n.d.r.) ebbe a dirmi: “Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”. Poco prima che i marocchini toccassero il suolo provenzale, i loro comandanti, quindi, avevano deciso di riportarli severamente all’ordine tanto che non si registrarono mai violenze ai danni di donne francesi. Una volta in Germania meridionale, invece, potranno dare nuovamente sfogo ai loro istinti sulle donne tedesche, come riportano alcuni recenti studi. Segno, quindi, che le efferatezze di queste truppe avrebbero potuto essere certamente controllate e disciplinate. Edoardo Greco.


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I bambini violentati, le sorelle crocefisse. Battute le Forze italo-tedesche i Goumier ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio : Le chiamavano, senza nessun riguardo, “Marocchinate”: erano le donne vittime di violenze, stupri e omicidi nelle province di Frosinone e di Latina compiuti dalle truppe marocchine dell’esercito francese (cioè degli Alleati) dopo aver battuto i nazifascisti nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale. “La Ciociara”, film e romanzo, è l’unico modo in cui finora l’orrenda storia delle “marocchinate” è arrivata al grande pubblico. Ma quei giorni di devastazione della primavera del 1944 sono per le popolazioni del Frusinate e del Pontino un incubo indelebile. Protagonisti delle violenze furono 7 mila soldati marocchini, una divisione speciale del Cef (Corps expéditionnaire français en Italie). I Goums Maroucains, detti “Goumiers”, erano guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela.



In ogni reparto dei Goumiers un combattente su cinque era francese. Il loro comandante era il generale francese Augustin Guillaume, mentre a guidare l’intero Cef c’era il generale algerino Alphonse Juin. Avevano sandali invece degli stivali, mantelli di lana con cappuccio (“bourms”) e turbante al posto della divisa; oltre a mitra e pistole, portavano tutti la “koumia”, il pugnale ricurvo col quale combattevano, decapitavano e mutilavano i nemici, collezionandone le orecchie. Furono decisivi per la presa di Roma da parte degli alleati. Bloccati a Cassino, gli angloamericani decisero di appoggiare la proposta del generale Juin: aggirare la linea di difesa tedesca (la “Gustav”) passando per i monti Aurunci, sfruttando la destrezza e la ferocia in combattimento dei Goumiers. Ferocia nota ai tedeschi, i quali preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire mutilati e massacrati dalle truppe marocchine. Battutte le Forze italo-tedesche i Goumiers ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio alle truppe che avevano vinto la battaglia.


L’orrore come ricompensa. Riporta Andrea Cionci su La Stampa: Ad Ausonia decine di donne furono violentate e uccise, e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle. Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra risulta che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti. Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà due anni dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata. A Polleca si erano rifugiati circa diecimila sfollati, per lo più donne, vecchi e bambini in un campo provvisorio.



Qui si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi. Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: “I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un s*o rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi”. I numeri delle vittime non sono certi, alcune fonti parlano di alcune migliaia, altre arrivano fino a 60 mila. Nel 1952 la deputata del Pci Maria Maddalena Rossi presentò un’interrogazione parlamentare sulle “marocchinate”.


Dal dibattito venne fuori che il governo riteneva attendibile la cifra di 20 mila vittime di violenze. E se le donne anziane non vennero risparmiate da percosse e abusi, alle giovani andò ancora peggio: vissero decenni con il marchio d’infamia della “marocchinata”, restarono incinte degli stupratori, morirono suicide o divorate dalle malattie veneree rese letali dalla povertà e dalle scarse condizioni d’igiene. L’onorevole Rossi cercò di portare in Parlamento anche il loro dramma: “La nostra interpellanza si riferisce dunque ad uno dei drammi più angosciosi, quello delle donne che subirono le violenze delle truppe marocchine della V armata, nel periodo tra l’aprile e il giugno del 1944, dopo la rottura del fronte del Garigliano, quando queste irruppero nella zona del cassinate. Non so se sia vero quello che si dice delle truppe marocchine, cioè che il contratto d’ingaggio di questi mercenari non escluda o addirittura lo consenta il diritto al saccheggio ed alla violenza. Risulta invece che, dopo gli avvenimenti dolorosi cui ci riferiamo, comandanti ed ufficiali di queste truppe tentarono di correre ai ripari con alcuni casi di punizioni e soprattutto concedendo alle prime vittime qualche soccorso. Comunque, sia stato o meno tollerato, se non concesso, il fatto è che il saccheggio fu compiuto e le violenze ebbero luogo.



Il primo paese del cassinate che le truppe marocchine incontrarono nell’aprile 1944 e la cui popolazione, di circa 600 abitanti, non fosse sfollata fu, se non erro, Esperia. I soldati fecero irruzione nelle case, depredarono, saccheggiarono, e le violenze innominabili furono compiute su uomini e donne. Perfino il parroco fu legato ad un albero e costretto ad assistere allo spettacolo. Poi anche di lui fu compiuto tale scempio che ne morì. Del resto, a Vallecorsa, non furono risparmiate neppure le suore dell’ordine del Preziosissimo Sangue. A Castro dei Volsci dai registri del comune risultano 42 gli uomini e le donne morti in quei mesi terribili. Come e perché morirono quei 42 cittadini? Ecco alcune informazioni.


Molinari Veglia, una ragazza di 17 anni, è violentata sotto gli occhi della madre e poi uccisa con una fucilata; siamo in contrada Monte Lupino, il 27 maggio 1944. Rossi Elisabetta, di circa 50 anni, è sodomizzata dai marocchini perché tenta di difendere le sue due figlie, rispettivamente di 17 e 18 anni: la madre muore e le figlie sono violentate; ciò accade in contrada Farneta. Anche Margherita Molinari, di 55 anni, tenta di salvare la figlia Maria, che ne ha 21: è uccisa con cinque fucilate al ventre! Il bambino Serapiglia Remo, di cinque anni, innocente testimone dei delitti che intorno a lui si compiono, dà fastidio: perciò viene lanciato in aria e lasciato ricadere, così che morrà entro le 24 ore successive per le lesioni riportate. Pare che la madre non abbia ancora ricevuto la pensione; ha altri otto figli e il marito è disoccupato. Ed ecco alcuni esempi di ciò che accadde a Pastena.



La signora Anelli Elvira fu Giuseppe ha il braccio troncato da una scarica di mitra: essa morirà tubercolotica quattro anni dopo, ma certo le conseguenze della violenza subita nell’aprile del 1944 ne hanno affrettato la fine. Antonini Giuseppe fu Francesco viene ucciso dai marocchini in contrada Santa Croce e nessuno sa dove sia stato sepolto, perché il cadavere è portato via immediatamente dai francesi. Giuseppe Faiola fu Marco è ucciso dai marocchini in contrada Cerviso. A Vallecorsa, Luigi Mauri fu Martino muore il 26 maggio 1944 in contrada Lisano nel tentativo di difendere l’onore della moglie Lauretti Assunta e delle sue quattro figliole. Ancora a Vallecorsa Antonbenedetto Augusto fu Cesare cade il 25 maggio 44, in contrada Visano per difendere l’onore della moglie Nardoni Margherita. Cade anche Papa Vittorio di Alessandro il 25 maggio 1944, in contrada Santa Lucia, avendo osato difendere la moglie Di Girolamo Rosina di Augusto, ma prima di essere ucciso è egli stesso seviziato.


Sacchetti Antonio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Michele, Sacchetti Eugenio fu Vincenzo, Sacchetti Gabriele di Agostino sono bastonati a sangue perché osano difendere l’onore delle rispettive mogli, sorelle, madri; alla fine si ribellano e un marocchino viene ucciso: quali rappresaglie vengano inflitte è facile immaginare. Fatti analoghi a quelli che ho citato accadono a Pontecorvo, a Sant’Angelo, a San Giorgio a Liri, a Pignatara Intermagna, a Caccano: almeno in una trentina di paesi delle province di Frosinone e di Latina, percorse dalle truppe marocchine. Quante donne abbiano subito violenza da parte delle truppe marocchine nessuno sa con esattezza né forse si saprà mai. Quello che noi possiamo però rilevare dai dati che sono a nostra conoscenza è che in maggioranza si tratta di donne vecchie, anzi vecchissime, come quelle di Agata Baris, nata nel 1882, e come molte altre, con cui ho avuto io stessa occasione di parlare, che oggi hanno 70-75 ed anche 80 anni



. L’età avrebbe dovuto costituire una difesa per queste donne, o almeno così esse ritenevano. Infatti alcune non pensarono neppure di mettersi in salvo, anzi, convinte che sarebbero state rispettate, affrontarono esse stesse i marocchini per dar tempo alle giovani di nascondersi, di scappare, di rifugiarsi su, tra le montagne. Invece furono seviziate e violentate, come per esempio quella Emanuela Valente della borgata Santangelo, che oggi conta 70 anni, che ebbe i polsi fratturati. Già nello sbarco in Sicilia le truppe marocchine al seguito degli Alleati si erano rese protagoniste di violenze sulle donne. Ma a Capizzi (Messina) la popolazione locale si vendicò ammazzando a roncolate, evirando e dando i pasto ai maiali i colpevoli, col benestare degli anglo-americani.


Il Vaticano chiese e ottenne che i Goumiers non entrassero a Roma.



Non andò bene invece ai senesi, nella cui provincia i reparti maghrebini si resero di nuovo protagonisti di violenze dopo aver scacciato i nazisti verso nord. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: “Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”. […]


Solo nell’imminenza del ritorno in Francia, alcuni dei violentatori furono puniti. Un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” ricorda: “Sei marocchini vennero fucilati sul posto perché avevano violentato una donna. Il capitano (francese n.d.r.) ebbe a dirmi: “Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”.


Poco prima che i marocchini toccassero il suolo provenzale, i loro comandanti, quindi, avevano deciso di riportarli severamente all’ordine tanto che non si registrarono mai violenze ai danni di donne francesi.


Una volta in Germania meridionale, invece, potranno dare nuovamente sfogo ai loro istinti sulle donne tedesche, come riportano alcuni recenti studi. Segno, quindi, che le efferatezze di queste truppe avrebbero potuto essere certamente controllate e disciplinate.


Edoardo Greco.




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GRAN BRETAGNA













Uccide il 18enne Henry Nowak spacciandosi per «vittima di razzismo», ergastolo al 23enne sikh:

il caso scuote la Gran Bretagna




Lo studente universitario al primo anno è stato accoltellato a morte con ferocia a dicembre in una strada di Southampton dal 23enne Vickrum Digwa







martedì 2 giugno 2026, 17:12 - Ultimo aggiornamento: 3 giugno, 06:54



Orrore in Gran Bretagna: la destra populista ha già pronto lo slogan rovesciato, «White Lives Matter»; ma, strumentalizzazioni a parte, le ragioni per sollevare pesantissimi interrogativi sulla sconcertante fine di Henry Nowak ci sono tutte. Il caso è quello di un 18enne inglese, studente universitario al primo anno, accoltellato a morte con ferocia a dicembre in una strada di Southampton dal 23enne Vickrum Digwa: cittadino britannico di radici indiane e fede religiosa sikh, riuscito poi ad accreditarsi incredibilmente di fronte alla polizia, nell'immediatezza dei fatti, come vittima lui di una fantomatica aggressione razzista.



La condanna all'ergastolo inflitta lunedì all'assassino non è bastata e non può bastare a placare lo sdegno della famiglia Nowak.


Mentre nel Regno Unito continuano a montare le proteste alimentate sin dall'inizio della vicenda da esponenti e gruppi del nazionalismo radicale contro le forze dell'ordine. E contro le colpe addossate al «progressismo politically correct». Al centro della bufera c'è comunque in primis la Hampshire and Isle of Wight Police, i cui agenti si fecero fuorviare inizialmente da Digwa, capace di simulare un episodio di razzismo a carico della povera vittima. E finirono per ammanettare il 18enne, già agonizzante, prima di accorgersi delle sue ferite mortali. Alcuni testimoni avevano raccontato con orrore degli ultimi flebili lamenti di Henry. E di come i 'tutori della legge' si fossero spinti addirittura a rifocillare l'aggressore, prima di capire l'inganno. Dettagli che hanno costretto la stessa polizia - dopo le scuse pubbliche nel processo - a rilasciare in queste ore le immagini e l'audio shock registrati dalla videocamera di uno degli agenti intervenuti: registrazione che mostra le manette di plastica strette inconcepibilmente ai polsi dello studente morente, riverso sul marciapiede; e svela le ultime parole sussurrate dal ragazzo - «non posso respirare» - identiche a quelle pronunciate tragicamente dall'afroamericano George Floyd a Minneapolis nel 2020. Dopo un'altra frase disperata, «sono stato accoltellato», alla quale un poliziotto replica assurdamente: «Non credo proprio, amico».


Il padre, la madre e la sorella di Henry in ogni modo non si accontentano e chiedono azioni concrete, sia agli organi disciplinari della pubblica sicurezza, sia al governo laburista di Keir Starmer: limitatosi per ora a condannare il fatto di sangue e a ribadire l'impegno a combattere la diffusione nel Regno dei «crimini all'arma bianca», spesso commessi e subiti da giovanissimi, per «mettere fine a un ciclo di orribili tragedie». Il caso è approdato pure in Parlamento, dove la ministra dell'Interno, Shabana Mahmood, ha riconosciuto che la famiglia «ha diritto a risposte precise» dopo la diffusione del video «tragico e scioccante» sulla morte del 18enne.


Papà Mark ricorda intanto il figlio come un bravo ragazzo, dicendosi straziato non solo per la sua uccisione senza motivo (la sentenza del giudice della Southampton Crown Court che ha condannato Digwa esclude evidenze anche minime di provocazioni razziali), ma per averlo visto «lasciato morire senza dignità». A causa del «trattamento degradante e disumano» imputato alla negligenza dei detective. Un grido di dolore e collera su cui fa leva la polemica politica e di piazza ispirata da destra a una sorta d'inversione degli slogan del movimento Black Lives Matter, nato a suo tempo negli Usa sull'onda del caso Floyd in risposta ai ricorrenti abusi della polizia contro i neri. Polemica già riecheggiata da Elon Musk.


E trascinata da Nigel Farage, leader del partito trumpiano anti-immigrazione Reform Uk, secondo il quale il capovolgimento di giudizio degli agenti fra buoni e cattivi a Southampton sarebbe solo l'ultimo frutto avvelenato dei condizionamenti crescenti di un presunto «razzismo contro i bianchi».


Faida ideologica da cui i vertici della folta comunità sikh britannica provano almeno loro a sottrarsi, condannando l'accaduto con fermezza ma come qualcosa d'individuale. E negando, se non altro, che una delle due lame usate da Digwa per infierire su Henry fosse un kirpan: coltellino ricurvo rituale che alcuni fedeli portano con sé







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https://opinione.it/esteri/2026/06/19/p ... musulmani/





LO SCANDALO DEL RAPPORTO D’INCHIESTA

SULLE BANDE DI VIOLENTATORI





di Pietro Romano

19 giugno 2026


Lo scandalo del Rapporto d’inchiesta sulle bande di violentatori



Duecentocinquantamila bambine e giovanissime donne violentate, vittime di tratta umana, di rapimenti, di torture, di gravidanze indesiderate, di conversioni forzate all’Islam, di traumi incancellabili, da parte di bande organizzate composte nella grande maggioranza da musulmani di origine pakistana.

Duecentocinquantamila bambine e giovanissime donne perlopiù bianche che nell’indifferenza generale sono state incolpevoli protagoniste nell’arco di trent’anni e oltre, dai primi anni Settanta in poi, di uno dei più orribili scandali della storia britannica. Uno scandalo principiato e scoppiato nonostante gli allarmi di numerose vittime e di tanti ‘lanciatori di allerta’ pubblici e privati. Uno scandalo che solo ora, finalmente, è apparso nelle sue scioccanti dimensioni grazie al parlamentare britannico Rupert Lowe (e a un pugno di suoi colleghi), promotore dell’Independent Rape Gang Inquiry Report (vale a dire Rapporto d’inchiesta indipendente sulle bande di violentatori) appena presentato ai Comuni, al quale hanno collaborato anche diverse vittime delle violenze, non molte delle quali sono riuscite a reinserirsi nella società.



Da loro i ricercatori hanno appreso, tra l’altro, che le violenze erano accompagnate da “insulti razzisti e religiosi” nell’ambito di un autentico “suprematismo musulmano” e di un evidente “razzismo anti-bianco” che ancora oggi, nonostante i (pochi) processi avviati e i risultati cui conducono le inchieste giornalistiche, sanitarie e politiche indipendenti, “sconcertano certi occidentali liberal”. Ad accompagnare le motivazioni razziali e religiose di fondo una serie di altre spinte, dalla dominazione degli uomini sulle donne (e dalla mancata accettazione di donne libere) alla condizione di minorità dei non musulmani.

Questa sistematica azione criminale, si legge nel rapporto, “ha assunto un’ampiezza mostruosa a partire dalla fine degli anni Novanta in coincidenza con la politica di immigrazione massiccia intrapresa dal governo laburista di Tony Blair”. Ma è la politica in generale, con l’abituale codazzo mediatico-culturale e giuridico-sociologico, che, se non permesso, avrebbe facilitato questo fenomeno politico-criminale. Il timore per eventuali accuse di razzismo (anche durante i processi non si è tenuto conto di aggravanti come il razzismo o i motivi religiosi) o di ‘scorrettezza politica’ e, soprattutto, la paura di perdere l’appoggio elettorale delle potenti comunità islamiche, ormai dominanti nelle grandi città e anche all’interno delle principali formazioni, ha reso possibile la sottovalutazione di questa tragedia e ha permesso che le leggi fossero “ignorate, edulcorate, deliberatamente applicate in maniera da proteggere le reti organizzate composte principalmente da maschi pakistani musulmani”.

Insomma, l’azione criminale ha goduto di una sorta di “relativismo giudiziario”, proteso apparentemente alla “comprensione di altre culture”. E se il partito laburista, e la sinistra e il mondo pseudo-progressista in genere, “porta la principale responsabilità della dissimulazione lunga e deliberata”, anche il partito conservatore “non ha fatto nulla per imporre la trasparenza dei dati e di proteggere le giovani donne”.

A loro volta la polizia e i servizi sociali “hanno praticato l’autocensura sulle questioni etniche e religiose temendo di essere accusati di razzismo”. Quanto alla cosiddetta società civile e a gruppi di pressione come le femministe il loro silenzio è risultato tombale.

Tutti assieme finendo per favorire scelleratamente (e anche volontariamente?) questa azione politica e umana altamente criminale che ha minato le basi stesse della convivenza civile nel Regno Unito.

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MessaggioInviato: 22/06/2026, 15:33 
barionu ha scritto:
è il mio prox voto ...


E molto probabilmente anche il mio. Sono ancora indeciso se confermare il mio voto per Salvini. La fiducia c'è, ha fatto quello che ha detto, e questo basterebbe.

Ero indeciso sulla Meloni e nel dubbio non ho lasciato la strada vecchia...dopo la negazione della base di Sigonella contro l'Iran quasi nucleare
e la conseguente sceneggiata che ha fatto a Trump


ho avuto la conferma che ho fatto bene, nel dubbio, a confermare il mio voto per Salvini, che continua a spingere dal basso per obiettivi più ambiziosi.


MA forse ora è arrivato il momento di votare per qualcuno completamente nuovo che abbia con sè tutta la forza del popolo,


il problema sono i numeri come sempre, votando per il generale disperdo il voto o dò la spinta finale per il cambiamento?

So cosa voglio vedere accadere, ma non so cosa accadrà effettivamente. Difficile da prevedere. Pensieri?



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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 22/06/2026, 16:30 
Cari amici,anche io sarei tentato di votare il programma di Van.... ma temo che la destre rarissime volte si sono divisi,al momento bè hanno fatto un grumulo come daltronte i Dem e ritornare nel solito "ovile" dello Zio con il lungo cappello.
Anche perchè l'Europa non esiste,esiste solo per la moneta che agevola solo i ricchi,che poi la potenza militare che si spera di avere non ci sarà mai se prima l'europa non diventi POTENZA ECONOMICA e abbandoni i grilli delle guerre trascinati annualmente dagli usa e company....., se non sarà così l'Europa e molto più l'Italia andremo indietro a livelli del famoso terzo mondo. [:305]


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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 23/06/2026, 10:02 
Al livello di Paese in via di via di sviluppo ci siamo già tornati grazie alla moneta unica europea unita alle privatizzazioni da Prrrodi in poi.


E adesso la ridicola Unione Europea si è messa in testa di fare la guerra a tutto il mondo, Russia, Cina, America...è l'unica parte di mondo che ancora controlla l' elite.


Trump è d'accordo con Putin per ridisegnare un mondo basato sulle sovranità con al centro l'asse Washington-Roma-Mosca.

Peccato solo che a Roma c'è chi preferisce inseguire il consenso facile e immediato
della apparente sovranità della negazione dell'aiuto contro le minacce nucleari dell'Iran (e ricordo il titolo di questo topic...)
piuttosto che far parte del Piano.


Ecco perchè ormai ho capito il gioco della Meloni che non a caso Trump definisce "La peggiore di tutte", Lady Aspen, e che ci vuole un cambio al vertice.


Salvini è sinceramente intenzionato e lo ha dimostrato coi fatti rischiando la galera.

Purtroppo non ha più il consenso necessario ed è difficile che lo ritrovi.


Vannacci rischia di prendere ancor meno voti ma è forse la carta migliore da giocare, potrebbe diventare l' ago della bilancia nella formazione del prossimo governo,

spingendo l'agenda che sta a noi cara: fuori da euro, no guerra nucleare, sì all'energia russa a buon prezzo, cooperazione tra pari e non dominio.


bleffort ha scritto:
l'Europa non esiste,esiste solo per la moneta che agevola solo i ricchi,che poi la potenza militare che si spera di avere non ci sarà mai se prima l'europa non diventi POTENZA ECONOMICA[:305]


E finchè c'è l'euro questo non potrà mai avverarsi perchè pur essendo stato concepito contro l'Italia danneggia tutto il continente,

per il medesimo principio che economie così diverse non possono avere la stessa moneta.

E l'euro è il loro strumento di controllo, il guinzaglio con cui strangolano con l'usura i Paesi europei, non possono farne a meno


per cui non possono fare una economia europea efficiente tantomeno una economia di guerra perchè non avrebbero più modo di comandare le nazioni europee,

sarebbe la fine della UE, tana libera tutti, e l'esercito europeo che si formasse, se mai si formasse, sarebbe nel solco dell' asse Washington-Roma-Mosca.


L'esatto opposto di ciò che loro vogliono, ciò che più temono. E anche se non procedono così comunque Trump farà crollare l'UE,

scacco matto, non possono nè restare fermi nè fare mosse utili.


La "razza padrona" della City finanziaria fuori da Londra, il Vaticano fuori da Roma, Israele sempre più impazzito sono gli ultimi pezzi che gli rimangono,


Trump ha già neutralizzato la dirigenza dell'elite in America ovvero la Washington D.C., District of Columbia, fuori dalla Columbia,

una delle tre città-stato indipendente dalla propria capitale che compongono l'Ordine Mondiale dell'elite:


La parte finanziaria è gestita dalla City di Londra, e quel sistema economico sta per cadere con il ritorno alla moneta sovrana,

la parte culturale è largamente gestita da Israele col perenne senso di inferiorità occidentale per la colpa dello sterminio,

ma la forza militare era ed è in mano a Washington e con Trump è passata dall'elite a noi,
e come abbiamo visto viene e verrà usata con misura e metodo per far crollare i restanti bastioni nemici.


Dopo la pacificazione del Medio Oriente ci sarà il fine gioco.

Aztlan



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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 29/06/2026, 19:46 
Per far rinascere un'altra Europa che fa veramente gli interessi di tutte le nazioni che la compongono dovrebbe sciogliersi (e buttarla giù) per ridisegnarla da capo con libere elezioni e con un programma ben definito e non solo!, rimanendo il veto sul voto dei singoli Stati,perchè se non è così ritornano al vertice del comando Europeo poche persone ingorde di MILIARDI che impongono agli Stati più deboli a subire il volere di pochi. [:305]


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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 30/06/2026, 00:50 
Vannacci è come il M5S un mezzo per condurre il dissenso su di un binario morto



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Per ogni problema complesso c' è sempre una soluzione semplice.
Ed è sbagliata.
(George Bernard Shaw)
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 Oggetto del messaggio: Re: ISLAM ? NO, GRAZIE.
MessaggioInviato: 30/06/2026, 10:06 
Per esempio Salvini se rimaneva coerente con il suo programma,avrebbe dovuto dimettersi da ministro e far cadere il governo meloni per come sono distanti le loro idee fra di loro.
Così Vannacci se non bleffa si dovrebbe mettere alla prova,cosa farebbe se tutte le attuali Destre al governo vincerebbero di nuovo le elezioni si unirebbe o rimarrebbe fuori?. [:291]


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