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 Oggetto del messaggio: Arcadia
MessaggioInviato: 12/08/2012, 00:34 
Secondo la mitologia greca l'Arcadia del Peloponneso era un possedimento di Pan, la deserta e vergine casa del dio della foresta e la sua corte di driadi, ninfe e spiriti della natura. Viene spesso identificata come una sorta di paradiso terrestre, abitato però solamente da entità sovrannaturali, non un luogo in cui le anime si rifugiassero dopo la morte.

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Diversamente da come può sembrare in superficie, il termine "utopia", coniato da Tommaso Moro, non ha la stessa connotazione del termine Arcadia: non riprende una società ed una Natura idealizzata dall'uomo secondo le sue esigenze; l'Arcadia rappresenta il risultato spontaneo della vita vissuta naturalmente, lontano dalla corruzione della civiltà.

Siamo così certi che il modello di vita che viviamo sia la migliore vita possibile? E se concetti come libertà e felicità fossero molto più semplici da trovare in un modo di vivere estraneo al sistema di convenzioni sociali in cui siamo abituati a muoverci?

Giocando per un attimo a essere Dio, quali regole e quali modelli di comportamento fornireste a Mosè sul monte Sinai, se domani foste chiamati a "ricostruire" la civiltà umana partendo da zero?

Il titolo del topic tradisce come mi muoverei io, ma sono più interessato a sapere come vi muovereste voi... [;)]

Io posso dirvi in cosa credo e in cosa non credo.

Credo nei concetti:
- ama il prossimo tuo come te stesso
- non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te
- libertà e felicità
- naturalezza e naturalità
- amore
- anarchia (intesa come la non necessità di istituzioni, non assenza di regole)

Non credo invece nelle convenzioni sociali attuali, dagli status symbol alla carriera, dal matrimonio alla famiglia, al bisogno di una casa e di un lavoro, ai figli.

O meglio non credo nell'interpretazione tradizionale del matrimonio e della famiglia. Non credo che le decisioni prese dai singoli siano davvero libere... compresa la decisione di sposarsi, comprare una casa, lavorare per essa, mettere al mondo figli, etc.etc. E' il modello sociale vigente che porta a queste conclusioni e a prendere determinate decisioni.

Che cos'è alla fine il matrimonio tradizionale se non una convenzione sociale... c'è bisogno di quello per determinare l'unione fisico-spirituale di un uomo e una donna? Che poi perché deve essere esclusivo di un uomo e di una donna. Possono essere due donne, due uomini, tre donne, due donne e un uomo... le possibilità sono infinite se frutto di decisioni prese in libertà dalle persone coinvolte.

Una famiglia non è nient'altro che l'unione di persone che desiderano percorrere insieme il cammino che noi chiamiamo vita. E a farlo possono essere esempi diversi del canonico uomo-donna... che comunque rimane la più accreditata tra le opzioni, ma senza escludere le altre ipotesi.

L'Arcadia presuppone una società di uomini liberi, ma liberi veramente, non solamente convinti di esserlo e costretti in una serie di regole innaturali che conducono a quello stato di schiavitù non palese...

Vogliamo giocare a essere Enki, appena finito il Diluvio Universale, chiamato a ricostruire la civiltà umana da zero?



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MessaggioInviato: 12/08/2012, 10:12 
Nei concetti che hai espresso tu non esiste il concetto di naturalità effettiva.
Perfino gli animali si scannano fra di loro, eppure definiamo ciò "natura, equilibrio".
Ogni essere ha una propria natura, la nostra comprende l'uso della tecnologia, la formazione di tribù, gruppi, società, gerarchie di comando, tutte con lo scopo di far sopravvivere la nostra specie.
6 miliardi di persone senza uno straccio di gerarchia in presa all'anarchia più totale sarebbe una guerra + assassina di qualunque guerra noi abbiamo mai visto.
Con i concetti da te espressi creeresti dei semplici cyborg che non hanno opinioni, non hanno sentimenti nè obbiettivi da perseguire, sia a livello personale, sia a livello collettivo.
Ogni essere ha un suo scopo, ma per sopravvivere deve fare delle scelte che non sempre si rifanno ai concetti religiosi di bene e amore, questo perchè la Natura non conosce la distinzione tra bene e male, ma solo la condizione di "causa ed effetto".
Bene e male è un pensiero prettamente umano, che serve a noi come linea di confine tra autodistruzione e sopravvivenza.



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MessaggioInviato: 12/08/2012, 10:57 
Cita:
holocron ha scritto:


Ogni essere ha una propria natura, la nostra comprende l'uso della tecnologia, la formazione di tribù, gruppi, società, gerarchie di comando, tutte con lo scopo di far sopravvivere la nostra specie.
6 miliardi di persone senza uno straccio di gerarchia in presa all'anarchia più totale sarebbe una guerra + assassina di qualunque guerra noi abbiamo mai visto.


Sei sicuro che sia nella nostra natura la formazione di gerarchie di comando?

Dai lavori di ricerca della storica e archeologa Riane Esler e Marija Gimbutas abbiamo compreso che per migliaia di anni il modello sociale umano è stato completamente diverso rispetto a quello attuale.

http://terrabattuta.blogspot.it/p/socie ... tutti.html

http://crepanelmuro.blogspot.it/2011/09 ... niche.html

C'è stato un tempo, durato migliaia di anni, in cui i popoli erano anarchici, senza Stato, senza governi, pacifici, evoluti, raffinati, colti. Ma questo grande capitolo di Storia è sempre stato censurato, almeno nei libri scolastici. Si tratta delle società gilaniche, scoperte dall'archeologa lituana Marija Gimbutas.

Il neologismo gilania è stato utilizzato dalla storica e archeologa Riane Eisler, per indicare quella fase storica plurimillenaria che va dal 8.000 al 2500/1500 a.c fondata sull’eguaglianza dei sessi e sulla sostanziale assenza di gerarchia e autorità, di cui si conservano tracce tanto nelle comunità umane del Paleolitico superiore quanto in quelle agricole del Neolitico.

La parola gilania deriva dalle parole greche gynè, “donna” e andros, “uomo”. La letteral tra i due ha il duplice significato di unione, dal verbo inglese to link, “unire” e dal verbo greco lyein o lyo che significa “sciogliere” o “liberare.

Gli studi di alcuni archeologi e storici – tra cui Marija Gimbutas, Riane Eisler ecc. – dimostrano che per buona parte della loro storia gli esseri umani hanno vissuto incomunità sostanzialmente pacifiche ed egualitarie all’incirca sino al 3000 e il 4000 a.c, come ampiamente dimostrato dai reperti ritrovati dagli archeologi, allorché una serie di grandi migrazioni Indo-Europee dal sud della Russia e dall’Eurasia (Europa orientale, Asia centrale e Siberia) verso l’Europa, avrebbero completamente distrutto le popolazioni locali.

Quanto sarebbe stato diverso il mondo se i Kurgan se ne fossero rimasti là dove stavano... [8]

http://latradizionelibertaria.over-blog ... 54755.html


Ultima modifica di Atlanticus81 il 12/08/2012, 11:00, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 12/08/2012, 13:15 
Prendi ad esempio le tribù selvagge africane o sudamericane, ogni piccolo villaggio possiede un capotribù, uno sciamano etc..
Perfino nelle tribù + selvagge esiste un capo che deve garantire il rispetto delle regole e guidare la propria tribù al benessere e ad espandersi.

Già semplicemente avere + capacità cognitive rispetto ad un altro individuo pone lo stesso ad assumere più responsabilità, comando, ed ad avere il rispetto di coloro che non hanno altrettanto carisma.

Nei lupi, come nei leoni esiste un capobranco, generalmente il più forte tra di loro e generalmente anche il più saggio che guida i suoi simili al successo e alla sopravvivenza e che si fa anche carico della difesa dei suoi simili più deboli.
L'anarchia in un popolo evoluto non può essere la soluzione perchè ciò determina l'assoluta assenza di regole e giustizia.
Ma le regole servono appunto (e la gerarchia) ad autocontrollarsi per prosperare.
Fosse come dici tu, nessuno in anarchia vorrebbe spaccarsi la schiena a coltivare la terra ma vorrebbero tutti stare seduti in un ufficio a guardare un monitor e smanettare su una tastiera.



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MessaggioInviato: 12/08/2012, 13:34 
Quando si è in tanti bisogna coordinarsi, per questo esistono regole e responsabili col compito di organizzare.

Persino negli insetti ci sono regole, compiti e gerarchie. Ma anche nell'ipotesi che noi fossimo tutti tanto civilizzati da aver abbandonato gli istinti più cruenti della nostra razza ci vuole qualche regolamento per coordinarsi...

Poi sul cambiare certe regole è un discorso a parte.



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MessaggioInviato: 12/08/2012, 16:55 
Capisco i vostri commenti, ma questo succede perché siamo abituati ad avere una considerazione distorta di cosa sia l'Anarchia.

Comunemente molti intendono l'anarchia come sinonimo di caos, confusione e disordine, ma non è così. L'anarchia, invece, è forma di società basata sul libero accordo, sulla solidarietà, sul rispetto di ognuno. L'anarchia rifiuta i rapporti autoritari e altri aspetti.

Etimologicamente la parola "anarchia" deriva dal greco e significa «senza-governo», «senza-principio»). Il suffisso "-ismo" designa la relativa dottrina politica e il relativo movimento politico.

Gli anarchici non professano affatto l'assenza di ordine, di regole e/o di strutture organizzate, ma un ordine libero, fondato sulle diversità individuali, laddove ciascun individuo agisce in piena autonomia e autoresponsabilità, rifiutando ogni forma di autoritarismo. L'anarchico crede nelle ragioni dell'individualità, ma non è necessariamente individualista, semplicemente il suo concetto di comunità e socialità è differente da quello comune, che prevede vincoli di appartenenza che l'anarchico rifiuta.

Proviamo di seguito a sfatare alcuni luoghi comuni e mistificazioni strumentali del concetto di anarchia.

Anarchia non è anomia
Il termine anomia deriva dal greco; e significa letteralmente «assenza o mancanza di norme».
Pertanto, una società anomica è una società in cui non esistono norme giuridiche; una teoria sociale anomica è una teoria che ipotizza l'esistenza di una società senza il diritto. Tuttavia, l'assenza del diritto, non implica necessariamente l'assenza di principi etici che, in qualche modo, regolino i rapporti sociali. D'altro canto, una società anomica non è necessariamente una società priva di gerarchie o non soggetta ad un potere dominante (anzi, laddove vi sia totale mancanza di regole, può diffondersi più facilmente la sopraffazione del più forte sul più debole).
Il termine anarchia viene normalmente considerato come sinonimo di anomia: questa è una grave mistificazione. Innazitutto, la maggior parte delle teorie anarchiche non sono anomiche, ma accettano il diritto come elemento regolatore della società futura (teorie ananomiche). Inoltre, nessuna teoria anarchica (anomica od ananomica) è compatibile con la gerarchia e con il dominio, giacché in ognuna di esse vi è un principio regolatore (giuridico od etico) che li esclude categoricamente.

Anarchia non è caos
Il termine anarchia viene normalmente considerato come sinonimo di caos (dal greco, stato primordiale di vuoto buio anteriore alla creazione del cosmo): questa è una mistificazione ancor più grave della precedente. Infatti, il caos presuppone la totale assenza di ogni elemento ordinatore (giuridico od etico): nessuna teoria anarchica ha mai teorizzato l'assenza di regole e di interazioni sociali, in quanto l'anarchismo non lascia nulla al caso-caos, ma propone un nuovo modo di concepire la società, costruito intorno a norme e/o principi etici egualitari, condivisi e non imposti dall'alto.

Anarchia non è acrazia
L'anarchia è sempre acratica, ma l'acrazia non sempre è anarchica, per cui tra anarchia ed acrazia non vi è coincidenza. Il termine acrazia viene talvolta utilizzato come sinonimo di anarchia: altro errore. Acrazia significa letteralmente «senza governo». L'acrazia, dunque, presuppone, come l'anarchia, l'assenza di un Potere (intendendo con questo termine il Potere discendente da un governo o un'autorità centrale) dominante, ma non necessariamente presuppone l'assenza di forme gerarchiche nella società.

Siamo spesso indotti a pensare, visto per esempio che il pensiero anarchico si struttura compiutamente solo nel XIX secolo, che solo l'uomo moderno abbia sentito l'esigenza di ribellarsi alle ingiustizie sociali, in realtà il libertarismo, inteso come espressione ideologico-politica fondata anche su analisi storiche concernenti la storia umana, è antico quanto l'uomo sfruttato e gerarchizzato ridotto a meno di merce qualsiasi.

I principi libertari quindi nascono con l'umanità stessa e sono costantemente emersi nel corso della storia umana, trasversalmente al genere sessuale, alla nazionalità e alla classe sociale d'appartenenza.

I recenti studi di personalità del calibro di Marija Gimbutas e Riane Eisler hanno portato a dare una nuova interpretazione della storia e della preistoria dell'umanità, sulla base della quale non è per nulla azzardato sostenere che la vita sociale umana nasce e si sviluppa inizialmente in un contesto sostanzialmente libertario, pacifico ed egualitario (società gilaniche), poi sostituito dai principi patriarcali che in Europa saranno imposti violentemente dai Kurgan tra il 4-3000 a.c.

Ecco le principali tematiche legate a doppio filo con una impostazione anarchica di società:

Antirazzismo: gli anarchici sono assolutamente antirazzisti e rifiutano qualsiasi forma di discriminazione. Il razzismo, poi, è una forma molto discriminazione molto grave e intollerabile. Basti pensare all'olocausto o all'apartheid, per rendersene conto.

Antimilitarismo: gli anarchici sono contrari a qualsiasi forma di violenza istituzionalizzata, pertanto non tollerano l'esercito, strumento di guerra e di repressione, lo sfruttamento e affini.

Antisessimo: gli anarchici non tollerano la discriminazione di genere. Gli uomini e le donne sono uguali, e come tale devono essere trattati con rispetto reciproco.

Antispecismo: al giorno d'oggi si considera la specie umana superiore a tutte le altre specie animali, ma una parte del movimento anarchico non condivide questa tesi. Pur se molti anarchici non riconoscono l'antispecismo come un principio anarchico, sempre più militanti sono attivi contro lo specismo (allevamenti, caccia, pellicce, vivisezione, ecc.).

Internazionalismo: gli anarchici non riconoscono gli stati. Oltre a essere pari, gli esseri umani sono anche fraterni indipendentemente dal loro sesso, razza, lingua e cultura.

http://ita.anarchopedia.org/anarchia
http://ita.anarchopedia.org/albero_dell%27anarchismo


Ultima modifica di Atlanticus81 il 12/08/2012, 17:05, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 12/08/2012, 17:33 
Può anche darsi che un giorno ci sia l'avvento di una specie umana così evoluta intellettivamente e psicologicamente da essere in grado di assumere senza difficoltà delle regole autonome e un tale grado di autodisciplina da poter vivere coordinandosi con gli altri senza bisogno di gerarchie, ma semplicemente assolvendo spontaneamente i propri doveri nei confronti della collettività.
Allo stato attuale però non è possibile fare a meno del tutto di controlli e gerarchie, in quanto la maggior parte degli esseri umani sembrano più portati a preoccuparsi solo di se stessi e del proprio gruppo familiare, al massimo del proprio gruppo tribale.
In ogni caso l'Arcadia, più che essere legato a una idea di società anarchica, era appunto, come hai fatto notare tu, semplicemente l'emblema di una vita immersa in una Natura amica e fertile, un Eden pagano appunto, tanto è vero che le antiche leggende di origine pre-greca dicevano che era il luogo in cui è nato il primo uomo.
Tutti noi, che subiamo le nevrosi e le insoddisfazioni della vita civile, proviamo nostalgia per una vita più semplice e naturale, più esente da inutili preoccupazioni.
Certamente ritornare alla Natura "tout court" non è possibile, anche perché non riusciremmo a rinunciare ai lati oggettivamente positivi della civiltà, ma si può immaginare una vita meno soffocata dal superfluo e dall'inutile consumismo.
Di fatto, la crisi attuale ci sta riabituando a una certa austerità (in molti casi, miseria vera e propria) che potrebbe aprire la strada a una futura civiltà esente dagli sprechi e dal superfluo e più in armonia con la Natura.


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MessaggioInviato: 20/08/2012, 14:53 
Cita:
Enkidu ha scritto:
Di fatto, la crisi attuale ci sta riabituando a una certa austerità (in molti casi, miseria vera e propria) che potrebbe aprire la strada a una futura civiltà esente dagli sprechi e dal superfluo e più in armonia con la Natura.


Vero.... al punto che su questo fronte, si potrebbe dire
che "tutto ha un senso". Eventi negativi compresi......

Poi certo... un passaggio un pò più graduale e meno traumatico,
sarebbe certamente gradito.



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"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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MessaggioInviato: 01/09/2012, 22:31 
Cita:
Messaggio di Atlanticus81

Io posso dirvi in cosa credo e in cosa non credo.

Credo nei concetti:

- non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te



Questo concetto a mio parere è sbagliato perché impreciso e quindi solo parzialmente vero; non tiene conto del fatto gli altri potrebbero avere dei gusti diversi rispetto a quello che tu vuoi o non vuoi.



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MessaggioInviato: 22/09/2012, 21:35 
L’ecologista misantropico vede le evidenti e terribili offese perpetrate dagli umani all’ecosistema e conclude che il pianeta starebbe messo meglio se non ci fossero gli umani. Sulla base di questa definizione e secondo le logiche e le teorie sostenute dal Progetto Atlanticus, il nostro anunnako Enlil potrebbe essere di buon grado definito un ecologista misantropico.

Ma per alcuni la realtà materiale non è la realtà ultima: né per gli umani, né per gli altri animali. La realtà materiale è solo l’espressione visibile di un piano di realtà in cui un colibrì e Mozart assumono un significato molto più grande di quel che ci appare qui e ora (o di quel che pensa un colibrì).

Questa prospettiva si chiama panENteista ed è in armonia con i fondamenti della fisica quantistica (cf. Alfred North Whitehead).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/ ... evolmente/

Per il panenteista è tutta una questione di coscienza:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/e ... ienza.html

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/i ... er-un.html

incluso l’ambientalismo:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/a ... nuovo.html

Per un panenteista il mondo senza l’umanità sarebbe incredibilmente triste, incapace di contemplarsi, creativamente impoverito. Un panenteista si augura che l’umanità capisca come disciplinare il proprio peggio ed esaltare il proprio meglio, ossia che apprenda come gestire il potere ed i rapporti di potere.

Per un panenteista un mondo senza Mozart, Heisenberg, Aung San Suu Kyi, Michelangelo, i Beatles, Truffaut, Kandinsky, Dostoevskij, Omero, Calvino, Socrate, Gesù, il Buddha, Goethe, senza le danze, canti e musiche tradizionali, senza i piatti tradizionali, i giardini zen, gli orti, l’artigianato, le chiesette di montagna, senza la moda al suo meglio, senza la fede, senza l’altruismo disinteressato, senza la capacità di tradurre i sogni in realtà, ecc. sarebbe triste e povero in senso assoluto, non solo per gli umani. Questo perché il panenteista considera l’umano come una data espressione di un “tutto” che è nella natura ma anche la trascende, simultaneamente; e da ciò consegue che la musica di Mozart, il messaggio di Gesù, il principio di dignità e la democrazia, tra le altre cose, hanno un significato universale che va ben oltre i confini di questo pianeta o di questo universo.

Quale animale potrebbe esperire e comunicare l’estasi poetica e spirituale di un Whitman nell’entrare in contatto con la natura? Tutti gli animali sono speciali, ma gli umani sono più speciali nella loro specialità:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/ ... -specismo/

E questa peculiare specialità è probabilmente risibile se messa a confronto con altri esseri viventi che popolano il cosmo in tutti i suoi piani di realtà. La differenza sta nel grado di profondità con cui si percepisce e si comprende la realtà: la consapevolezza di una formica è meno profonda di quella di un gatto. Un gatto ha una comprensione di universali come la matematica e la musica più estesa e complessa di quella di una formica. Come noi rispetto agli scimpanzé. Come qualcun altro rispetto a noi.

Per tutte queste ragioni il panenteismo non è antropocentrico. È, semmai, teocentrico, di un teocentrismo che non ha nulla a che vedere con il vecchio barbuto e capriccioso dei monoteisti, essendo piuttosto in sintonia con la concezione tradizionale del “Grande Spirito” o di “Sofia”/“Anima Mundi”. Antropocentrico è, al contrario, il panteismo naturalista. Infatti pensare che la natura starebbe meglio senza di noi è antropocentrico, ed è il sintomo di un notevole narcisismo. Dobbiamo essere sempre noi, nel bene e nel male, al centro. Dobbiamo essere sempre noi i principali responsabili di ogni catastrofe naturale, dell’estinzione delle api, del riscaldamento globale e un giorno immagino persino degli impatti cosmici. Sempre noi al centro di tutto.

Tornando alle idee del Progetto Atlanticus, forse Enki era un panenteista, promotore di una umanità anch'essa panenteista... ma l'uomo purtroppo è scaduto nell'antropocentrismo - e questo antropocentrismo è diventato la causa di tutti i nostri mali.

Fonte:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/ ... gli-umani/



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MessaggioInviato: 08/05/2013, 01:12 
Cita:

... l'Arcadia rappresenta il risultato spontaneo della vita vissuta naturalmente, lontano dalla corruzione della civiltà...


Siamo l’unico animale al mondo che ha bisogno di lavorare per sopravvivere.

Il lavoro non esiste in natura. A volte confondiamo funzioni fisiologiche (procacciarsi cibo) col lavoro, ma in realtà questo concetto lo ha inventato di sana pianta l’uomo creando qualcosa di estremamente deleterio per la nostra specie. Il lavoro è qualcosa di innaturale e inventato come la guerra, come la sigaretta, o la pena di morte.

Ci rassicurano che il mondo nel quale viviamo è il migliore dei mondi possibili, che non si può fare altrimenti e che se fosse stato possibile ci avrebbero già pensato altri in passato (politici, banche, associazioni, volontariato, ecc)

Dai professori, ai politici, alla tv, ai colleghi, tutti o quasi contribuiscono all’opera di convincimento: “non possiamo fare a meno di banche private, moneta privata, debito pubblico, armi, 8 ore lavorative, malattie, prestiti bancari, il latte per le ossa, la carne per i muscoli, riviste di gossip, ‘La prova del cuoco’, la borsetta di marca e rimborsi elettorali”.

L’uomo di qualche milione di anni fa, prima della devastante deviazione trofica ed ecosistemica (dovuta alla prima glaciazione) non avrebbe saputo cosa farne di tutto ciò.

Ci avrebbe presi per pazzi schizofrenici.

Aveva tutto: salute perfetta, tempo, ecosistema adatto alla specie umana, cibo elettivo, felicità, libertà, contatto con la natura. Era libero e non avrebbe mai cambiato la sua vita con la nostra.

Potessimo tornare a quei tempi con la tecnologia che abbiamo oggi avremmo molto più tempo per sviluppare la creatività, conoscere la natura, studiare il potenziale del corpo umano, viaggiare, amare, VIVERE.

Il lavoro come è inteso oggi cambierebbe i connotati.

Non chiederemmo più “Che lavoro fai?”, bensì “QUALI PASSIONI HAI?”

Non “lavoreremmo” per altri, ma CON gli altri (condivisione di conoscenze, applicazione di tecniche, aiuto reciproco disinteressato).

Ci riapproprieremmo della fiducia nel prossimo e non saremmo costretti a chiedere in prestito un mezzo di scambio come la moneta, che si basa proprio sulla fiducia.

Passeremmo dall’economia del “dEnarO” all’economia del dOnarE”.

Eppure oggi non riusciamo a fare a meno dei fabbisogni indotti che ci hanno reso schiavi.

Senza saperlo facciamo “volontariato di schiavitù”… dipende solo da noi, ma spesso è solo la paura del cambiamento a frenarci.

Possiamo costruire un futuro solo conoscendo il nostro passato.

Allora si che abbracceremmo con gioia ed entusiasmo un ritorno alle origini.

https://contiandrea.wordpress.com/2013/ ... zza-luomo/



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MessaggioInviato: 10/05/2013, 20:17 
Cita:
Potessimo tornare a quei tempi con la tecnologia che abbiamo oggi avremmo molto più tempo per sviluppare la creatività, conoscere la natura, studiare il potenziale del corpo umano, viaggiare, amare, VIVERE.


Chi si occuperebbe dello sviluppo di queste tecnologie? Chi pulirebbe le strade? Chi di occuperebbe di mansioni sporche e puzzolenti che sono alla base della nostra tecnologia e del ostro rapido sviluppo? Senza il lavoro non avremmo niente, vivremmo ognuno per se come in una giungla. Anche perchè alcune mansioni le fai se hai un tornaconto se no che le facciano altri e per avere un ondo iper tecnologico e connesso il 90% dei lavori che servono sono sporchi, untuosi e faticosi. Quindi dubito fortemente che anche nei tempi andati non ci fosse nessuno che si psorcasse le mani per REGGERE il peso di uan elite favolesca che andava a caccia di farfalle e faceva voli pindarici di fantasia. Non per niente sono scomparsi nel nulla senza lasciare praticamente traccia, quindi tanto in armonia con la natura non dovevano essere...



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MessaggioInviato: 10/05/2013, 20:29 
Torno a ripetere che la tua visione del mondo Max è limitata alla realtà che sei abituato a conoscere e che da millenni ci viene propinata.

Se fossimo in grado di allargare la vista e dimenticare per un attimo che ci debba essere NECESSARIAMENTE un tornaconto per ogni azione che andiamo a svolgere allora sì che saremmo in grado di creare un mondo migliore.

Finché ragioni all'interno del paradigma dello SCAMBIO è ovvio che non puoi concepire altro modello che quello attuale. Se invece fossimo in grado di pensare all'ECONOMIA DEL DONO come reale allora non esisterebbe nemmeno il concetto di mansioni sporche e puzzolenti, ma di mansioni necessarie che la comunità va a svolgere per l'autosostentamento.

Ieri era sventrare un bisonte dopo averlo cacciato di modo da dare cibo a tutta la comunità. Oggi potrebbe essere spazzare e pulire le strade.

E' ovvio che pensando allo SCAMBIO abbiamo bisogno di un MEZZO DI SCAMBIO... ma se DONASSIMO, a cosa servirebbe il denaro?!?!?

E ti ricordo MaxPower, che quelle culture gilanico-anarchiche che tu tanto ironicamente denigri sono durate millenni, mentre la nostra civiltà rischia di collassare prima di quanto fecero le raffinate società gilaniche e credimi... fra qualche migliaio di anni nessuno si ricorderà di noi e dei nostri modelli socio-economico-culturali...



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Saranno pure durate millenni ma sono bastati 4 barbari con delle mazze per metterle la tappeto...

E comunque io non le denigro, anzi, sono d'accordo con te nel definirle IDEALI (nel senso di auspicabili) però mi rendo conto anche dei limiti, e dal mio punto di vista il limite di non sapersi preservare e difendere dai pericoli esterni è un peccato gravissimo che in natura si paga con la morte\estinzione :|

Ma non hai risposto però alle mie obiezioni e cioè+ le mansioni più dure, sporche e puzzolenti che necessariamente servono a supportare una società tecnologica chi le farebbe? Ci sarebbe qualcuno che assegna ad ogni cittadino la mansione da svolgere indipendentemente dalle ambizioni personali? Ti ricordo che siamo 6 milairdi, non 6mila purtroppo, bisogna usare il modello migliore tenendo conto anche della realtà oltre che solo dei propri desiderata.

Facciamo conto che hai il potere di riorganizzare l'attuale civiltà umana in un modello ideale (che sia gilianico o altro non mi interessa), come faresti in concreto? Sono curioso (lo dico senza ironia, ovviamente) :)


Ultima modifica di MaxpoweR il 10/05/2013, 22:02, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 11/05/2013, 01:20 
Cita:
MaxpoweR ha scritto:

Saranno pure durate millenni ma sono bastati 4 barbari con delle mazze per metterle la tappeto...

E comunque io non le denigro, anzi, sono d'accordo con te nel definirle IDEALI (nel senso di auspicabili) però mi rendo conto anche dei limiti, e dal mio punto di vista il limite di non sapersi preservare e difendere dai pericoli esterni è un peccato gravissimo che in natura si paga con la morte\estinzione :|

Ma non hai risposto però alle mie obiezioni e cioè+ le mansioni più dure, sporche e puzzolenti che necessariamente servono a supportare una società tecnologica chi le farebbe? Ci sarebbe qualcuno che assegna ad ogni cittadino la mansione da svolgere indipendentemente dalle ambizioni personali? Ti ricordo che siamo 6 milairdi, non 6mila purtroppo, bisogna usare il modello migliore tenendo conto anche della realtà oltre che solo dei propri desiderata.

Facciamo conto che hai il potere di riorganizzare l'attuale civiltà umana in un modello ideale (che sia gilianico o altro non mi interessa), come faresti in concreto? Sono curioso (lo dico senza ironia, ovviamente) :)


Le tue obiezioni sono più che legittime e meritano un tentativo di risposta. Non ti voglio convincere, solo presentarti il mio punto di vista.

Il limite più grosso credo sia nella difficoltà individuale a concepire un modello socio-culturale-economico totalmente diverso e sconosciuto da quello .. tradizionale.

D'altronde quest'ultimo si è consolidato nel corso di millenni ed è impossibile pensare di sostituirlo come se avessimo la bacchetta magica.

Sostanzialmente mi stai chiedendo come mi comporterei se fossi il Player B, se mi mettessi nei panni di Enki... [;)]

Ci sono alcuni presupposti senza i quali il mondo "ideale" (almeno per me) non potrebbe esistere:
- passaggio all'economia del dono
- ritorno alla armonia uomo-natura in una visione panenteistica arcadica
- capacità delle società di autogestirsi in maniera anarchica

In una realtà così organizzata ciascuno si renderebbe conto della necessità di svolgere determinate funzioni lavorative-sociali per il benessere della comunità attraverso il quale realizzare i propri bisogni e quindi il proprio benessere.

Insomma, giusto per fare un esempio, tutti vogliamo strade pulite dalla spazzatura e non ci curiamo di esse solo perché sappiamo esserci qualcuno preposto a farlo al posto nostro.

Tu te la tagli da solo l'erba del tuo giardino giusto? Perché la collettività di una comunità non dovrebbe fare lo stesso naturalmente per tutte le aree verdi del proprio "villaggio"?!

E se il villaggio fosse "globale"?

6 miliardi di persone comunque potrebbero auto-organizzarsi in cellule molto più piccole, ciascuna agglomerata per affinità culturali.

Entrerebbero in conflitto tra di loro? Solo se l'equilibrio di risorse a disposizione non fosse garantito ovvero se una di queste si sentisse in difetto nella soddisfazione dei propri bisogni e cercasse questo a discapito degli altri.

Per questo Cristo disse "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" e "ama il prossimo tuo come te stesso", che sono poi forse le uniche due leggi che introdurrei nella mia paradossale "Costituzione Anarchica" [:o)]

Non credo sia necessario dover ridurre la popolazione secondo quanto riportato nel decalogo delle guidestones della georgia, quello no...

Ma di sicuro è necessario una formattazione del sistema.. quello sì.

Un personal computer, quando è totalmente compromesso, necessita di un bel format c: salvando su una copia di backup solo le cose che desideri salvare...

Il mondo ha bisogno di questo format. Come farei questo format? Bella domanda e forse la risposta non ti piacerà...

Salverei solo i bambini piccoli, un po' come nel finale del film "Segnali dal Futuro", di modo da poterli rieducare scevri da ogni condizionamento sociale del mondo presente.

Questo poiché sono convinto che l'uomo, se correttamente 'indirizzato' e liberato dal "peccato originale" introdotto dai timori del Player A (Enlil) e dalla brama di conquista del Player C (Yahweh), sia davvero in grado di realizzare una nuova età dell'oro e giungere alla realizzazione alchemica di sè, come Cristo e gli altri maestri Player B hanno cercato di farci capire.

Poi certamente posso sbagliarmi, ma allora significa che era Enlil ad avere ragione. Oggi certamente stiamo dimostrando che ebbe ragione Enlil considerato:
- discriminazione
- inquinamento
- guerre e violenza
- disparità di risorse e diritti
- distruzione di interi ecosistemi
- etc.etc.

Ma se Enki avesse avuto mano libera senza che il suo lavoro fosse condizionato dai timori del fratello Enlil e senza l'invidia di Yahweh? Che uomo sarebbe scaturito dal suo lavoro?

Max.. so che da questo punto di vista le nostre idee divergono notevolmente e ciò si rispecchia anche nelle diverse posizioni politiche che abbiamo. Non voglio convincerti, ma spero quantomeno di aver chiarito la mia visione al riguardo.

Sia a te che a tutti gli utenti del forum dai quali mi aspetto le loro considerazioni preziose a riguardo.

Grazie.

[:)]



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