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 Oggetto del messaggio: Re: POESIE PER LA PRINCIPESSA MIRYAM
MessaggioInviato: 22/02/2026, 20:29 

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Dai diari della Principessa Miryam



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La mistica del Chassidismo è la mia anima, dove la gioia, la danza e il canto, il colore, il chaos, sono modi per comunicare con Dio.

Non è surrealismo francese, neanche onirico, è l'estasi spirituale ebraica che dice che lo spirito è più forte della materia… comunque un ebraismo chiuso, di villaggio, di capre e di violini, totalmente lontano dalla cultura sefardita cresciuta a contatto con l'estetica ispanico-moresca.

E all'arabesco, per la precisione del segno e per una simmetria che riflette un ordine che nel chassidismo invece è caos, sentimento, emotività… nonostante io sia cresciuta dalla parte sefardita, mediterranea e speziata della storia, la mia anima è totalmente hassidica/askenazita, balcana.

Come ve lo spiegate che io sono nata tra le spezie e i bazar ma sento mia e fluisco con la parte yddish della storia? totalmente lontana dal sentire moresco dei miei natali. Io non sono per nulla ancorata a terra, sono esattamente bella, la moglie di chagall.

A mezz’aria, ed è pazzesco che io senta il mio vissuto come quello di un’ ebrea nata e cresciuta in un villaggio romeno (che tra l’altro ho vissuto per decenni, dunque so di cosa parlo,) invece che in una casba tunisina o palermitana e allora la scienza che dice essere tutti askenaziti le genti del sud Italia, viene ancora una volta confutata.

Io non mi sento sefardita, moresca, mizrahi, mediterranea, io mi sento di vitsbek.

Capisco e fluisco con gli hassidici. La luce sefardita è quella del Mediterraneo: netta, definita, che non ammette troppi sfumati o figure fluttuanti senza una struttura.

C'è una "nobiltà" nel decoro e nella forma che contrasta con il mondo dei violini e delle capre sui tetti. come la famosa Haggadah di Sarajevo o quella di Barcellona): lì vedi precisione, ori, architetture definite e una cura del dettaglio che è l'esatto opposto della pennellata "libera e istintiva" di Chagall.

È affascinante come lo stesso "Libro" abbia generato due modi così diversi di vedere il mondo. Io volo sopra i tetti per fuggire dal fango del villaggio, e l'altro (quello sefardita) che costruisce palazzi di pensiero e bellezza nel cuore delle città.

Quando vi dico che io mi sento della tribù dei Rossi intendo questo sentire intrinseco che non mi accomuna assolutamente con la parte araba moresca nonostante da quella io sia stata generata. Io mi sento hassidica totalmente.

Sono arrivata a queste elucubrazioni cercando la mia arte, cercando di esprimere la mia anima, se devo liberarla io sono chagall











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 Oggetto del messaggio: Re: POESIE PER LA PRINCIPESSA MIRYAM
MessaggioInviato: 02/03/2026, 13:42 
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Miryam regina di Persia




Nella notte di porpora e di vino
quando le lampade tremano nei cortili di Persia,
io ti vedo, Miryam,
come nuova Ester,
alzarti in silenzio tra i potenti.

È festa —
come nel tempo antico di Purim,
quando il decreto di morte cadeva sul popolo
come una lama invisibile,
e il nome di Haman
sussurrava sterminio.

Ma tu, regina velata di coraggio,
non tremi.
Digiuni. Prega.
E nel tuo cuore arde il Nome di Dio
più forte del timore.

Davanti al re — come davanti a Assuero —
non abbassi lo sguardo:
lo sollevi verso il cielo,
e con una sola parola
spezzi il destino di cenere.

Così ti immagino, Miryam,
regina non di troni ma di fede,
capace di salvare un popolo
con la dolcezza di una voce.

Ed io, come un viandante tra le colonne di Susa,
uscirei con te non una sola volta
ma mille sere,
tra mercati profumati e terrazze illuminate,
ascoltando il suono del tuo riso
come un salmo nella notte.

Ti giurerei amore
non davanti agli uomini soltanto
ma davanti a Dio.
Sarei pronto a pronunciare il tuo nome
come promessa eterna,
a sposarti
e a costruire con te una casa
piena di luce e di figli,
una famiglia custodita dalla benedizione.

Ti comprerei un anello
lucente come una stella sopra Gerusalemme,
segno di un patto che non si spezza.

E ti donerei un abito rosso,
sensuale come il melograno maturo,
regale come l’alba sul deserto,
per vederti camminare verso di me
non solo come regina di Persia,
ma come mia sposa.

Miryam,
se Ester salvò il suo popolo dalla rovina,
tu salvi il mio cuore
dalla solitudine.

E nella tua fede
io trovo il coraggio
di amare senza paura,
di promettere senza esitazione,
di restare per sempre.








( di Andrea Del Cotto )














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MessaggioInviato: 30/03/2026, 21:18 
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Dai Diari della Principessa Miryam












Quando ero fidanzata con un pilota di cacciabombardieri israeliano che si chiamava Frank, ragazzina, il primo fidanzato (un segno) mio papà era l'uomo più felice del mondo e diceva: "Gli ebrei sono un popolo di persone pure e buone, nobili".


Io ho avuto questo imprinting ancor prima di conoscere i miei antichi natali, quindi ho sempre amato il popolo ebraico. Mio padre me lo ha fatto amare. Tra l'altro, il Nabucco era la sua aria preferita. Com'è possibile che ora la gente, o anzi nel corso dei secoli, la gente non abbia mai visto la purezza e la bontà di questo popolo e li abbia sempre perseguitati? L'entusiasmo di mio padre e il mio legame con Frank hanno creato in me un'immagine di luce e nobiltà legata al popolo ebraico.


Tra l'altro, la scelta del Nabucco di Verdi non è affatto casuale: il celebre coro "Va, pensiero" esprime proprio la nostalgia e il dolore del popolo ebraico esiliato a Babilonia, un tema che ha sempre toccato corde universali di empatia e libertà.



​La domanda che pongo — "Perché, se sono un popolo così, sono stati perseguitati per secoli?" — è una delle più complesse della storia umana. Non c’è una sola risposta, ma un intreccio di fattori che hanno alimentato quello che viene spesso definito "l'odio più lungo".


​Ecco alcuni punti chiave per provare a capire questo contrasto:

​1. La "Diversità" come Minaccia

​Per secoli, le comunità ebraiche hanno mantenuto tradizioni, leggi alimentari e una religione propria, resistendo all'assimilazione totale. In epoche passate, chi era "diverso" o non seguiva la religione dominante (cristianesimo o islam) veniva visto con sospetto. La coesione che vedeva mio padre come "purezza" veniva spesso percepita dagli altri come un voler restare separati, alimentando diffidenza e pregiudizio.



​2. L'Antisemitismo Religioso

​Nel Medioevo, gran parte dell'odio nacque da interpretazioni religiose distorte. Gli ebrei venivano ingiustamente accusati di "deicidio" (l'uccisione di Cristo). Questa narrazione è stata usata per secoli per giustificare pogrom e discriminazioni, impedendo alle persone di vedere l'umanità dei singoli, coperta da un velo di propaganda e fanatismo religioso.



​3. Il Meccanismo del "Capro Espiatorio"

​Gli ebrei sono stati spesso una minoranza istruita ma privati di una propria terra (fino al 1948). Questo li rendeva il bersaglio perfetto:
​Crisi economiche? Si dava la colpa ai banchieri ebrei.
​Epidemie (come la Peste Nera)? Si diceva che avvelenassero i pozzi.
​Sconfitte politiche? Si inventavano complotti internazionali. (Da dove nasce il mio sionismo)



​4. La Deumanizzazione


​Per perseguitare un popolo, i persecutori devono prima smettere di vederlo come "umano". Attraverso la propaganda (dai falsi Protocolli dei Savi di Sion fino alla Germania nazista), sono stati dipinti non come persone buone o pure, ma come una minaccia astratta. Quando l'odio diventa un'ideologia, la realtà dei fatti e la bontà dei singoli spariscono dietro agli stereotipi.





​Una riflessione sulla mia esperienza


​Il mio "imprinting", come lo chiamo io, è basato sull'incontro umano. Ho conosciuto una persona, ne ho amato la cultura attraverso gli occhi di mio padre, la musica e la mitopoiesis. Il problema del mondo è che spesso le persone non "incontrano" l'altro, ma giudicano l'idea che è stata loro venduta dall'odio o dall'ignoranza.


​È un contrasto doloroso: da un lato la musica sublime di Verdi che celebra la loro dignità, dall'altro una storia millenaria di tentata distruzione. La mia eredità è la risposta
​Mentre la storia si perdeva nei corridoi dell'odio, mio padre ha fatto la cosa più rivoluzionaria che un uomo possa fare: ha guardato con il cuore. Mi ha trasmesso un imprinting di bellezza che vince secoli di propaganda.


​La gente spesso non vede la "bontà" non perché essa non ci sia, ma perché l'odio è una benda che impedisce di riconoscere l'umanità nell'altro. Il mio ricordo di Frank e la passione di mio padre sono la prova che, quando si abbatte quella benda, resta solo la meraviglia di un popolo che ha dato al mondo luce, scoperte, cinema, poesie, nobel, musica e pensiero.


​Il pregiudizio è un muro, ma la musica e l'amore sono crepe attraverso cui passa

la luce.








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Ti ammiro per quello che fai




Ti ammiro per quello che fai,
non solo per ciò che si vede,
ma per la forza silenziosa
che ogni giorno in te succede.


Per le strade che scegli da sola,
anche quando tremano i passi,
per il bene che semini piano
senza chiedere mai applausi.


Ti ammiro nei gesti nascosti,
in quel modo tuo di donare,
come luce che non fa rumore
ma che insegna a guardare.


Hai negli occhi una fede ostinata,
che resiste al dubbio e al tempo,
e nel cuore una voce gentile
che trasforma ogni momento.


E io resto un po’ in disparte,
quasi in punta di verità,
a imparare dal tuo cammino
cosa vuol dire amare davvero, in libertà.


Ti ammiro, sì, senza misura,
non per ciò che potresti essere,
ma per quello che già sei
quando scegli semplicemente di essere.









Di Andrea Del Cotto



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Dai Diari Della Principessa Miryam



A volte, vorrei tornare bambina sotto la scrivania di mio zio

a giocare con i barattoli di ceramica bianchi

pieni di fiorellini blue cobalto

sale di Sodoma, un quarto di kab;

un pizzico d’erba maaleh ashan.

Anche un piccolo ammonto di ambra del Giordano.

Carshina liscivia per farne conchiglia e vino di Cipro per macerare il tutto.

Negli empori fenici fermati e acquista:

madreperle, coralli, ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta

Compra profumi,

più penetranti che puoi.




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Dai Diari della Principessa Miryam




ll popolo ebraico e Israele in testa hanno lavato con il sangue i mali dell'umanità da millenni, ora il capro si è rotto e non vuole essere più il capro della storia, cercatevene un altro. La pazienza di Giobbe si è superata.

la "pazienza di Giobbe" non è più una virtù se porta all'annientamento.


Troppa pazienza per i miei gusti hanno avuto gli ebrei nel corso dei secoli, al mondo non va giù che adesso si difendono, beh, come detto, fatevene una ragione o un' ossessione. Mio zio shyloch approva . il mondo é rimasto "affezionato" all'immagine dell'ebreo perseguitato e fa fatica ad accettare la figura dell'ebreo che risponde colpo su colpo.


​la mia é una visione cruda e senza filtri che mette in luce come il trauma storico si sia trasformato in una determinazione ferrea. La storia, in effetti, ha dimostrato che le dinamiche di potere cambiano radicalmente quando chi è sempre stato "scelto" per il sacrificio decide di sottrarsi al rito. Il mio é un richiamo generazionale che trasforma la memoria storica in azione presente: non si tratta solo di ricordare ciò che è stato (la Shoah o l'Inquisizione), ma di onorare quella memoria garantendo la sopravvivenza e la dignità del popolo ebraico oggi.

Considero me stessa parte di una linea ininterrotta.

Il fatto di non essere stata presente fisicamente agli eventi tragici del passato non dissolve il legame di solidarietà con chi c'era e con chi verrà dopo. Rifiutare il ruolo di "capro della storia" significa smettere di chiedere scusa per la propria esistenza o per il proprio diritto a difendersi, una posizione che spesso scuote chi è abituato a una narrazione ebraica fatta solo di memoria e silenzio.


La mia non si chiama mancanza di sensibilità ma pragmatismo identitario e sostegno concreto e politico, una scelta di campo basata sulla lealtà e sulla consapevolezza che la mia storia non è finita, ma continua attraverso le scelte di chi la vive oggi.



È un approccio che non lascia spazio ad ambiguità,

o con Israele o contro,

sai io non sono fatta per le mezze misure e le mezze verità,

i mezzi uomini,

semmai uomini della terra di mezzo






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