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 Oggetto del messaggio: Il grande inganno: la moneta e il prestito
MessaggioInviato: 08/05/2012, 18:29 
Vi propongo la seguente discussione che segue le tesi avanzate dal Progetto Atlanticus che cercano di dimostrare l’inganno perpetrato a danno dell’umanità intera con il passaggio dal concetto di “moneta merce” a quello di “moneta a valore nominale”, partendo, come prassi del Progetto Atlanticus, dall’insieme di ricerche interdisciplinari che spaziano dall’economia, alla religione, alla paleo archeologia.

Vi chiederete quale affinità ci possa mai essere tra l’età dell’oro, i Sumeri e il mondo economico attuale? Spero che la lettura del seguente testo possa rappresentare per voi quantomeno un valido spunto di discussione.

“Il grande inganno: la moneta e il prestito a interesse”

Il sistema economico mondiale delle transazioni si fonda oggi sul concetto di “moneta”, aggiungo di “moneta” a valore nominale e sul prestito a interesse, destinato quest'ultimo, secondo la dottrina economica, a riequilibrare il deficit di alcuni soggetti economici con il surplus di altri soggetti.

Che cosa è la moneta? Come scrive il premio Nobel Samuelson:

« la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare. »
(Samuelson, Economia, Zanichelli, 1983, pag. 255)

Che cosa è il valore nominale di una moneta?

Per valore nominale di ciascuna moneta si intende quello segnato sulla moneta stessa. È indispensabile nelle economie moderne disporre di mezzi di pagamento nella quantità necessaria a regolare flussi di scambi sempre maggiori.

Questo implica per le autorità monetarie la libertà di emettere moneta nella quantità che esse ritengono adeguata ad un buon funzionamento del sistema dei pagamenti.

La moneta non viene emessa a fronte di riserve di oro detenute dalla banca centrale, come avveniva in passato, né quindi può essere ceduta alla banca emittente in cambio di oro o di un altro bene.

La circolazione della moneta e quindi il riconoscimento del suo valore nominale dipendono solo ed esclusivamente dalla fiducia che chi riceve in pagamento una certa quantità di denaro ha di poter cedere a sua volta tale denaro ad altri soggetti in cambio di altri beni e servizi. Questo "meccanismo fiduciario" garantisce che il valore nominale sia anche il valore reale della moneta.

In sintesi, le monete cartacee oggi usate (totalmente svincolate dalle quantità di metalli preziosi) hanno valore in quanto mezzo di pagamento stabile riconosciuto nell'economia di un certo paese.

La stabilità è garantita dal controllo sull'emissione da parte delle banche centrali (la crescita dell'offerta di moneta deve essere infatti in linea con la crescita dell'economia, altrimenti eventuali eccessi si riproducono nel lungo periodo come inflazione).

Il riconoscimento come mezzo di pagamento è garantito dalla legge.

Infine il potere d'acquisto stabile e giuridicamente riconosciuto della moneta è rilevante solo in quanto può essere rivolto a beni e a prodotti finanziari desiderati, che sono prodotti e offerti dal paese in cui circola quella moneta.

In pratica, nessuno di noi accetterebbe un "pezzo di carta" in cambio di un bene, se quel pezzo di carta non ci consentisse di acquistare altri beni, se esso perdesse il suo valore nell'intervallo di tempo in cui lo deteniamo prima di scambiarlo con un altro bene, se esso attribuisse un potere d'acquisto puramente formale in un'economia di fatto improduttiva e inesistente.

L’introduzione della moneta come ‘bene’ prevede che, come ogni altro bene, lo stesso possa essere ceduto, prestato o venduto. Il prestito non è nient’altro che la vendita della propria capacità di acquisto attuale in cambio di un aumento previsto della capacità di acquisto futura grazie al meccanismo del tasso di interesse; equivale a una cessione di quantità di moneta oggi in cambio di maggiore moneta domani.

Concetto, questo del prestito, che ha da sempre ricevuto molte critiche dai grandi pensatori del passato, e anche dalle dottrine delle grandi religioni.

Nel cristianesimo del Basso Medioevo, l'usura era qualsiasi pagamento dovuto per un prestito di denaro, considerato proibito in base a un passo del Vangelo di Luca (6,34s.).

Era una categoria morale negativa anche per Aristotele che nell'Etica Nicomachea spiegava come solo dal lavoro umano o dal suo intelletto potesse nascere la ricchezza, mentre quella prodotta dal denaro era dannosa. Secondo Aristotele: nummus nummum parere non potest (il denaro non può generare denaro).

Così come Aristotele, numerosi pensatori del periodo classico condannarono la pratica dell'usura: Catone, Cicerone, Seneca, Plutarco e Platone, quello stesso Platone che subito ci riporta alla mente il mito di Atlantide e dell’età dell’oro.

Il Concilio di Lione II del 1274 e il Concilio di Vienne del 1311 avevano infine espressamente condannato la riscossione di interessi a fronte della concessione di un mutuo, intendendola come una vendita di denaro con pagamento differito, i cui interessi non erano giustificabili dalla variante del tempo, essendo il tempo un "bene comune". Nemmeno in questo caso il concetto di usura aveva quindi a che fare con l'entità del tasso di interesse richiesto: qualsiasi compenso fosse richiesto in cambio di un prestito di denaro era considerato peccato.

L'usura è un peccato anche nella religione islamica. Il Corano menziona la "riba" (usura) come il quinto peccato in ordine di gravità, e indica come usura qualsiasi prestito a interesse.

Ma anche nelle grandi culture antiche precedenti al periodo ellenico e alle grandi religioni monoteiste si riscontravano critiche e accuse nei confronti dell’usura intesa come qualsiasi prestito a fronte di un pagamento di interessi, quasi come se venisse percepito un rischio nell’applicazione sistematica di tale pratica.

I primi riferimenti alla pratica dell'usura si possono ritrovare addirittura nei testi veda dell'India antica, nei quali ripetutamente si definisce l'usuraio chiunque presta denaro a interesse. Tanto nei testi induisti sul prato (720-centro a.C.), così come nei testi buddhisti e gli attacchi compaiono abbondanti riferimenti al prestito di interessi, evidenziando un disprezzo per questa pratica. Un legislatore conosciuto di quell'epoca impose persino il divieto alle caste superiori (bramini e kshatriyas) di prestare denaro dietro interesse.

Anche nell’ortodossia ebraica il prestito a interesse è proibito, ma con la variante di divieto espressamente applicato tra ebrei: il che significa che un ebreo può prestare denaro a interessi a un non-ebreo, mentre cadrebbe in peccato se lo facesse nei confronti di un altro ebreo.

Per cui secondo queste interpretazioni qualsiasi forma di prestito diventa un crimine da quello dell’usuraio che strozza il proprio debitore con tassi elevatissimi al pari di una banca che eroga un mutuo alla finanziaria che eroga finanziamenti per credito al consumo.

Lo stesso discorso vale per i prestiti erogati dalle banche centrali nei confronti degli stati attraverso le più recenti forme dei fondi salva-stati o l’acquisto massivo di titoli di stato sul mercato, operazione anch’essa stigmatizzabile dai dogmi sopra descritti.

Con il trascorrere del tempo, il concetto di usura si è modificato, non intendendosi più comune usura qualsiasi prestito dietro pagamento di interessi, ma solamente il prestito a interessi superiori a quelli accettati dalla società. Keynes stesso afferma nella sua opera “Teoria generale, (Libro VI, cap. V.)” che l'atteggiamento della Chiesa medievale nei confronti del tasso di interesse fosse essenzialmente assurdo e che fu infatti la violazione di tale divieto da parte del sistema economico, che comportava la scomunica per gli esseri umani e l'interdetto per le città che la consentivano, a gettare le basi di quel capitalismo che F. Braudel definì come la riforma più originale dell'Europa cristiana.

Ovviamente tutto quanto sopra descritto può esistere solo in presenza di una moneta come mezzo di scambio tra le parti. E qui arriviamo, dal mio punto di vista, al grande inganno storico che ci è stato tramandato nel corso dei millenni: la moneta.

Non mi dilungherò qui nella descrizione della complessa storia della moneta dalla sua nascita ai giorni nostri. Mi basta concentrare l’attenzione sul fatto che la tradizione vuole che la moneta sia stata coniata per la prima volta da Creso, re di Lidia, nel VII secolo a.C. Nel secolo successivo l'uso di coniare monete si è diffuso nell'Impero Persiano e nelle città greche. Quindi, attraverso i Greci, l'uso della moneta è stato introdotto nel Mediterraneo Occidentale. Infine al tempo di Alessandro Magno si è diffuso anche in India.

Questo rappresenta già un punto fondamentale in quanto significa che le grandi civiltà antiche, a tratti misteriose, che tanto ci affascinano e che hanno costruito imperi secolari e sviluppato culture raffinate praticamente partendo dal nulla non conoscevano l’uso della moneta! O meglio non di quella “a valore nominale”.

I Sumeri, i Babilonesi, Egizi, le prime civiltà mesoamericane, non avevano monete e/o sistemi economico-finanziari paragonabili a quello odierno e, non avendo moneta, non potevano sfruttare il meccanismo del prestito a interessi. Inoltre in assenza di moneta è quasi impossibile il risparmio. Chi produce un bene deve consumarlo o venderlo prima che deperisca (si pensi ai generi alimentari) e solo una piccola parte dei beni può essere conservata e consumata in futuro.

Certamente le economie di questi popoli utilizzavano altri strumenti per realizzare le transazioni economiche, ma qui sta il bello, in quanto stiamo parlando di “moneta merce”, una moneta fisica, e non teorica, (ossidiana, riso in cina, metalli preziosi, conchiglie, …).

La moneta merce è per sua natura impossibile da produrre dal nulla come invece accade oggi attraverso i noti strumenti del sistema bancario-finanziario come il signoraggio, i derivati e la leva finanziaria, utili nel lungo periodo a produrre una ricchezza esclusivamente ‘virtuale’ e consentire l’accumulo di quella reale nelle mani di pochi secondo i meccanismi che ho cercato di sintetizzare nel thread:

"Banche e private equity: scacco all'economia" http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12224

Ma se in passato le società umane hanno costruito grandi imperi facendo solo ricorso alla “moneta merce” perché noi oggi non possiamo più fare altrettanto?

E perché tutti i grandi filosofi, almeno fino all’avvento del capitalismo, hanno quasi avvertito del pericolo latente nel concetto del prestito, usura, come lo chiamavano loro?

Le ricerche del Progetto Atlanticus portano a una conclusione certamente azzardata, ma estremamente affascinante, almeno dal mio punto di vista.

Ovvero che il sistema economico in vigore durante l’età dell’oro (che mito non è almeno per il Progetto Atlanticus) si basava su scambi economici completamente diversi da quelli attuali, fondati su ben altri principi e, quasi certamente istituiti su uno strumento di “moneta merce”.

Chi segue le tesi avanzate dal Progetto sa che uno dei punti fondamentali risiede nel principio di Rinascita, ovvero quel momento storico subito successivo alla fine del periodo glaciale di Wurm, all’incirca
11.000 anni fa, durante il quale i superstiti di quell’antica civiltà madre procedono con il restart delle prime società umane storiche conosciute.

Vedasi a tal proposito il thread "Sumeri e Maya: modelli della rinascita"
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12280

E’ allora possibile che tra gli insegnamenti forniti, specialmente quelli relativi alla costituzione di un modello socio-economico sostenibile, ci fosse il concetto della “moneta merce”, tipico appunto, delle civiltà coinvolte nella Rinascita (Sumeri, Egizi, Babilonesi, e le prime civiltà mesoamericane e della valle dell’Indo).

Altrettanto tra questi insegnamenti vi erano impliciti i rischi di lungo periodo collegati all’utilizzo di moneta a valore nominale (quella odierna tanto per intenderci), conoscenze che, tramandate nei millenni, giungono fino ai giorni nostri diventando strumento principale del NWO per il dominio del mondo…

… e rappresentando infine uno dei più grandi inganni perpetrato all’umanità intera.



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MessaggioInviato: 14/05/2012, 13:56 
Cita:

Solo lo stato dovrebbe creare moneta

Fondamentalmente, solo il Governo di una Nazione dovrebbe creare moneta.

Questa dovrebbe essere creata con il sigillo di un Governo Nazionale e immessa in circolazione in primo luogo per pagare le spese dello Stato. Man mano che aumenta la capacità di un popolo di produrre beni necessari e superflui o, in altri termini, man mano che il popolo apprende a servirsi di strumenti e macchinari anziché del lavoro manuale, aumenta la capacità di produzione nel settore agricolo, minerario, edilizio, tessile, ect. Con l’aumento della produzione, è necessaria una maggiore quantità di moneta affinché possa avvenire la distribuzione di beni al popolo che costituisce una Nazione.

Se il sistema monetario di una Nazione fosse nelle mani di uomini coscienziosi, essi dovrebbero osservare attentamente la crescita della produzione reale e, man mano che questa aumenta, dovrebbero accrescere la disponibilità di moneta e immetterla in circolazione per finanziare alcune attività dello Stato. Quando la moneta viene emessa per pagare la costruzione degli indispensabili edifici statali o per pagare i costi ragionevoli e legittimi inerenti ai veri compiti del Governo - la protezione delle persone e della proprietà di soggetti privati – non è necessario che le spese dello Stato siano interamente coperte dalla tassazione. (rivalutazione del concetto stesso di tassazione [ndr])

Ma l’emissione di moneta aggiuntiva può verificarsi solo se aumenta la produzione reale. In caso contrario, diminuirebbe il potere di acquisto di tutta la moneta in circolazione.

Se la moneta fosse posta in circolazione senza alcuna relazione con i beni reali effettivamente prodotti, ciò provocherebbe un rialzo dei prezzi e quindi il potere di acquisto della moneta diminuirebbe. (perchè svincolata dal concetto di 'moneta merce' [ndr])

L’obiettivo di un sistema monetario che agisca in modo onesto è di evitare che questo avvenga. L’obiettivo è di mantenere il flusso di moneta a livelli adeguati, tali da rendere possibile la distribuzione fra tutti i produttori della Nazione. Questo tipo di sistema monetario è al contempo onesto e scientifico.

Prima che fosse concesso ai privati il potere di creare moneta, il privato cittadino che avesse creato moneta e fatto apporre su di essa il sigillo del Governo si sarebbe reso colpevole di falsificazione. La sua azione sarebbe equivalsa a un furto ai danni di tutta la popolazione, poiché falsificando del denaro e immettendolo in circolazione, egli non otteneva potere d’acquisto per sé stesso, ma diminuiva il potere d’acquisto di tutti gli altri possessori di denaro della Nazione. In altre parole, avrebbe aumentato il flusso di moneta senza alcun rapporto con i beni reali esistenti all’interno di una Nazione.

L’aumento del volume monetario da lui prodotto avrebbe provocato l’aumento dei prezzi per il resto della popolazione e ciò, ovviamente, significava che il denaro in possesso di tutte le altre persone avrebbe perso potere d’acquisto. Una volta scoperto, il falsario sarebbe stato punito severamente dal Governo Nazionale, essendo la falsificazione di denaro reato gravissimo.

Esso equivale a un furto ai danni di ogni persona munita di potere d’acquisto ( denaro ). Ogni aumento o diminuzione del flusso monetario dovrebbe infatti essere prerogativa del popolo che agisce tramite il Parlamento ( Parlamento ndr ) . costituito dai suoi rappresentanti regolarmente eletti, e dovrebbe ripercuotersi in pari misura su tutti i produttori di ricchezza.

Tratto da “ I creatori di Moneta “ di Gertrude M. Coogan

Fonte: http://www.nocensura.com/2012/04/solo-l ... oneta.html



Chi è il falsario oggi?

Per che cosa paghiamo le tasse?

Che fine ha fatto l'economia reale e quindi il fondamento stesso della 'moneta', senza la quale la stessa diventa solo carta straccia?

Chi si sta impossessando dell'oro, bene materiale e vera 'moneta merce'?



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MessaggioInviato: 14/05/2012, 15:03 
Proprio ieri ho aperto una discussione che presenta molti tratti in comune
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12809



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MessaggioInviato: 12/06/2012, 22:59 
Il titolo del topic è "Il grande inganno: la moneta e il prestito a interesse"

Il grande inganno è fare credere alla popolazione che per salvare una moneta bisogna sacrificare la propria vita, la propria libertà e i propri diritti.

Quando invece non sarebbe più opportuno per la politica salvare la nostra libertà, i nostri diritti e la nostra stessa vita... sacrificando una moneta???



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MessaggioInviato: 18/06/2012, 19:46 
Di seguito un articolo uscito sul sito Iconicon.it il 25 Maggio che si ricollega perfettamente a quanto sostenuto dal Progetto Atlanticus così come esposto e descritto nell'articolo del Progetto dal titolo "IL GRANDE INGANNO: LA MONETA E IL PRESTITO AD INTERESSE" (http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines/ ... LO_ID=9414), pubblicato su Ufoplanet che precede giusto di una decina di giorni quello di oggi su Iconicon.it. Ecco di seguito il testo dell'articolo di Iconicon.it

Cita:
Come smetteremo di usare il denaro

A prima vista il funzionamento di una civiltà tecnologicamente avanzata come (pensiamo sia) la nostra sembrerebbe impossibile senza l’uso del denaro in qualche sua forma, sia essa materiale, elettronica, virtuale.

Mentre è vero esattamente il contrario: con l’uso del denaro una civiltà viene ingabbiata e frustrata nello sviluppo.

Senza di esso invece nulla si frappone alla sua perfetta prosperità. Che è fatta della disponibilità reale di beni e servizi più che dell’equivalente simbolico che serve a permetterne lo scambio.

Un tema come questo sembrerebbe ancora più accademico di quello del proverbiale sesso degli angeli, mentre è invece di centrale attualità ed è opportuno almeno iniziare a parlarne ora, visto che nel giro di poco tempo – nell’ipotesi peggiore pochi anni, in quella migliore pochi mesi – ci troveremo a vivere ESATTAMENTE questa condizione. Ci troveremo cioè a vivere senza la necessità di usare denaro.

Ma per poterne parlare in modo utile, occorre azzerare l’idea che del denaro ci siamo fatti.

Che vuol dire evitare reazioni impulsive all’idea di un mondo senza soldi, con concetti come “Senza? Un’utopia! Ma allora torniamo al baratto!” “Figurarsi, se non paghiamo quello che compriamo come può stare in piedi l’economia?” presi a prestito tra quelli che abbiamo assorbito dai giornali, dai libri, dalle parole dei nostri insegnanti di scuola, o peggio da chi del denaro sa meno di tutti, ossia gli economisti dell’establishment. Altrimenti dimostreremo semplicemente che la programmazione mentale ha funzionato su di noi in modo esemplare, sostituendo senza colpo ferire le nostre idee originali con altre preconfezionate che sono comode per il sistema.

Quindi facciamo un bel respiro, visualizziamo il cervello che dovremmo avere nel cranio e facciamo uscire idee e opinioni da lì, senza prendere di peso quelle altrui.

Innanzitutto dato che la maggior parte della popolazione usa il denaro senza sapere in definitiva cosa sia, è consigliabile un bel click a questo link http://it.wikipedia.org/wiki/Denaro su quella Wikipedia che un eminente cameriere del sistema come Umberto Eco (intellettuale medioevale ormai evidentemente superato dall’ineluttabile evoluzione della coscienza) definisce idiota in questo articolo http://www.oneweb20.it/18/05/2010/wikip ... -e-idiota/, dimenticando che l’intelligenza stessa dell’universo non è centralizzata ma articolata in una rete composta da innumerevoli nodi disposti secondo una architettura frattale. La CONDIVISIONE è quindi elemento fondante dell’intelligenza universale ed è un concetto strutturale di cui il web stesso rappresenta emanazione sul piano materiale della vita umana.

Alla voce “Denaro” troveremo quindi che con ovvietà solo apparente sono listate le quattro funzioni principali di questo strumento economico:
- mezzo di scambio
- unità di conto
- riferimento per pagamenti dilazionati
- riserva di valore

Prendiamone atto, visualizzando queste funzioni declinate nel mondo contemporaneo e valutandole nulla più che semplici dati di fatto. Perché capiremo che se esse esistono è perché qualcuno ha forzato perché ciò accadesse e non perché sono nell’ordine naturale delle cose.

In secondo luogo, per chi ancora pensasse di poter POSSEDERE il denaro, “Io ho tanti soldi!” è bene togliere una volta per tutte dalla testa questa idea.

Il denaro è e rimane fisicamente di proprietà di chi lo emette, non potendo tale proprietà essere alienata. Ciò significa che chi attualmente ne ha a disposizione una certa quantità è UNICAMENTE titolare di un credito, per giunta espresso nella valuta in cui è stato costituito. Con la conseguenza ovvia che deprezzandosi quella valuta rispetto a quella di altre nazioni, si decurterà quel credito, sul quale il titolare non ha quindi altro controllo se non quello di acquistare BENI FISICI o SERVIZI – che rappresentano il vero valore – nel momento in cui del denaro ha disponibilità. Mentre la proprietà del denaro, e quindi il reale controllo su di esso ce l’hanno, come abbiamo imparato in questi ultimi tempi, coloro che lo creano dal nulla.

Sui quei beni fisici acquistati con il denaro il soggetto potrà allora vantare la proprietà, che è un diritto reale, ossia riferito ad una res, una cosa.

E veniamo al concetto di proprietà, che ha un ruolo fondamentale nel diritto romano.

In realtà questo concetto, cristallizzato nella Roma Imperiale nell’istituto giuridico del Dominium ex iure Quiritium è stato tramandato a quella romana dalle civiltà imperiali che l’hanno preceduta e di cui si sono confuse nella nebbia archeologica i dettami strategici per la strutturazione del Potere.

Perché nella notte dei tempi la proprietà intesa come istituto giuridico non è stata concepita per tutelare il singolo cittadino che, avendo conseguito disponibilità di denaro grazie al suo lavoro, decide di acquistare un bene. Se guardiamo l’architettura del sistema sociale scopriamo infatti che al contrario il concetto di proprietà come facoltà di poter disporre di un bene a titolo esclusivo è stato definìto e introdotto nel diritto proprio per il contrario, ossia per tutelare quel Potere che del sistema regge le fila.

E di questo abbiamo una spettacolare prova concreta proprio in questa fase storica. Consideriamo il singolo cittadino di quelle nazioni che oggi stanno vivendo gli effetti drammatici della crisi finanziaria. Egli, soprattutto quando è proprietario di qualcosa, una casa ad esempio, è convinto che il diritto di proprietà rappresenti il baluardo giuridico di tutela ultima del suo patrimonio e della sua stessa identità e dignità di cittadino.

Ma quando il Potere che gestisce il sistema prenda il controllo della creazione del denaro – che nell’ordine naturale delle cose è prerogativa virtuosa degli stati e loro fondante estrinsecazione, denominata sovranità – per procedere poi ad un condizionamento tale dell’economia che tramite complessi meccanismi contabili induca in povertà intere popolazioni, il singolo cittadino, stretto nella morsa del debito e costretto a svendere i suoi sudati beni, senza peraltro avere la prospettiva di ricomprare, si rende conto che l’istituto della proprietà è solo ed unicamente un’arma ad orologeria nelle mani del Potere.

E che il denaro, strumento operativo principale della proprietà, è di tale arma la polvere da sparo.

Ma torniamo al momento in cui il denaro venne introdotto come strumento di scambio. E analizziamo, oltre al Denaro ed alla Proprietà il terzo fattore essenziale della triade concettuale: la Tecnologia. Sul piano evolutivo essa è infatti legata a filo doppio al concetto di Proprietà ed a quello di Denaro. Nel senso che cambiando uno di questi tre elementi gli altri due non possono che mutare anch’essi.

In quel tempo la tecnologia di produzione dei beni materiali da scambiare col commercio era molto labour intensive, ossia comportava uno sforzo manuale dell’essere umano molto pesante, in alcuni casi tale che certe lavorazioni erano eseguite da schiavi, ossia soggetti al di fuori di quel minimo di pur fittizia contrattazione che va sotto il nome di Mercato del Lavoro. Gli schiavi lavoravano e basta. Il cibo ed il giaciglio veniva loro dato non perché fosse un loro diritto, ma perché il loro padrone in tal modo perpetrava l’esistenza in vita di un bene di sua proprietà, ossia la forza lavoro di cui lo schiavo è vettore da vivo.

Attualmente esiste, tra le tecnologie di cui conosciamo l’esistenza e quelle – infinitamente più strategiche – di cui non siamo al corrente perché segregate all’origine dai governi, la possibilità per l’uomo, inteso come Comunità Umana Terrestre, di produrre TUTTI i beni e servizi SENZA dover impiegare la propria forza lavoro.

Che – ricordiamo – è la cosa più preziosa che abbiamo, quella in cui riposa la nostra dignità di essere umano, poiché il Lavoro, inteso in senso lato, ossia tutto quello che possiamo fare da vivi attraverso l’uso della nostra mente e delle nostre mani, E’ ESPRESSIONE DEL NOSTRO POTERE DI INCIDERE SULLA CREAZIONE DEL MONDO, quindi in ultima analisi della nostra natura divina, che altro non è se non la capacità di creare. Di cui per inciso conosciamo solo una frazione delle immense possibilità.

Quindi ricapitolando: possiamo – o potremmo – grazie alle tecnologie realmente a nostra disposizione, smettere di lavorare ORA.

Tutto quanto ci occorre per vivere, dall’alimentazione, alla casa, al vestiario, ai beni accessori ed ai servizi di ogni genere possono – o potrebbero – essere svolte da macchine automatiche. Già ora per esempio esistono in corea fabbriche d’auto ad alta automazione con un numero bassissimo di addetti, in cui non vi è illuminazione generale poiché le macchine possono assemblare al buio.

Addirittura la produzione stessa dei beni non necessiterebbe di “fabbriche”, ma sarebbe risultato di un processo manifatturiero totalmente rivoluzionario rispetto a ciò che conosciamo, molto più rapido e preciso, quasi istantaneo. Ma di questo parleremo in un prossimo post.

E il tutto sarebbe, naturalmente, GRATUITO.

Come diretta e spettacolare conseguenza del fatto che, usando energia libera, disponibile senza limite nell’universo nelle più diverse forme, per costruire macchine che a loro volta costruiscono altre macchine, che producono tutto ciò che ci serve per vivere, noi possiamo – o potremmo – sottrarci alla NECESSITA’ del lavoro, dedicandoci ad esso solo per nostra volontà e non più per costrizione sociale.

E di conseguenza il Denaro perderebbe la necessità di esistere, poiché non vi sarebbero costi di produzione significativi e quindi necessità dei produttori di rientrare degli stessi attraverso il commercio dei beni prodotti. L’intero nostro modello di vita, che ci hanno fatto credere come inevitabile, verrebbe spazzato via in un istante e rimpiazzato con qualcosa di infinitamente più evoluto.

Perché allora questo non succede?

Per una triade di ragioni:

1) Perché la popolazione in generale non SA che esistono tecnologie che potrebbero supportare un modello sociale davvero evoluto.
2) Perché la popolazione in generale non SA con precisione cos’è il denaro, come viene creato, gestito e chi ha il controllo ultimo su di esso.
3) Perché la popolazione in generale non SA con precisione cos’è la proprietà, come è nato il concetto giuridico e cosa esso comporta.

C’è da dire che la pigrizia, naturale o incoraggiata dal sistema, nell’attivarsi per conoscere informazioni così determinanti per la nostra vita è ancora troppo diffusa: proverbiale il fatto che se provate a parlare e spiegare uno dei tre temi approfonditamente, la massa delle persone vi dirà che il primo tema è cosa per tecnici, il secondo per economisti ed il terzo per avvocati.

Sostanzialmente rifiutando deliberatamente di conoscere ciò che potrebbe rappresentare uno strumento pressoché invincibile nelle sue mani.

E continuando magari a protestare – da completi incompetenti – andando semplicemente in piazza a sfidare i poliziotti in tenuta antisommossa come più o meno si è sempre fatto. Perché sembra non esserci altra via che quella per far sentire la propria voce.

Mentre esistono altre possibilità.

Ma prima occorre almeno un minimo di applicazione, occorre attivarsi e rendersi competenti in merito. Abbiamo tutto ciò che ci serve per farlo, tutto a portata di mouse.

Una volta deciso che vale la pena di attivarci – Sapere è Potere – il meccanismo tipico della rete, quello dei link ipertestuali, ci porterà da una informazione all’altra in una cavalcata entusiasmante, facendosi semplicemente guidare dall’intuito.

E da dove cominciare la cavalcata?

Beh, mio compito in questo post è indicare un bandolo, poi la matassa si svolge da sola.

L’aiutino è: “nella situazione attuale i tre temi Denaro, Proprietà e Tecnologia sono controllati attraverso una raffinatissima ragnatela di connessioni, dal gruppo di potere conosciuto con il nome di Gesuiti, o Compagnia di Gesù”.

C’è molta letteratura in merito, in forma di report e di video. Già in qualche modo e misura si sapeva, tra coloro che bazzicano i siti di informazione alternativa, delle connessioni tra i Gesuiti e la forma attuale di Denaro ossia denaro “Fiat”, o tra i Gesuiti e la nascita del concetto “moderno” di Proprietà.

Bene, poiché la triade di sopra è indissolubile, è doveroso sapere che essi controllano tutto quanto è Tecnologia. Nel senso che nel mondo dei Brevetti, dell’Accademia, della Scienza, a dire l’ultima parola a livello globale sono loro.

Il motivo per cui ci vengono negate conoscenza ed uso di tecnologie che potrebbero cambiarci totalmente la vita comincia ad essere un po’ più chiaro?

Buona ricerca quindi, il processo di risveglio è avviato. Ed una volta avviato NON SI PUO’ FERMARE.

Ecco perché in realtà non ci vorrà molto per svincolarci dalla schiavitù del denaro.

Fonte: http://www.iconicon.it/blog/2012/05/sme ... il-denaro/



Ultima modifica di Atlanticus81 il 18/06/2012, 19:51, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 25/06/2012, 22:26 
Il grande inganno continua... apriamo gli occhi prima che sia troppo tardi!

Stiamo traguardando il livello successivo, l’illusione ottica collettiva che traghetterà la Troika (BCE, FMI e Commissione Europea) dallo stadio di virtuale minaccia alla democrazia a tangibile e affermato centro di potere oligarchico e autoritario. Nel giorno in cui gli appelli per un’apertura della Germania verso soluzioni europeiste si intensificano, la cancelliera tedesca Angela Merkel interviene a un congresso a Berlino dei cristiano-democratici sottolineando che occorre “più Europa” e “dobbiamo essere pronti a cedere sovranità nazionale”. Secondo la Merkel «semplicemente prendere nuovi fondi a prestito» non è la soluzione alla crisi del debito europeo ed é cruciale che gli stati proseguano con decisione sulla strada delle riforme intraprese».

Immagine

La linea di difesa dagli attacchi dei mercati sarebbe un processo di maggiore integrazione che prevede obiettivi a breve, medio e lungo termine:
vigilanza bancaria europea: visto che la Merkel ha detto che “dobbiamo essere pronti a cedere competenze nazionali se vogliamo un controllo internazionale del sistema bancario in Europa. Ma bisogna essere sicuri che il controllo sia obiettivo”, ha aggiunto. E come per chiarire il concetto che nell’Europa alla tedesca non ci sono mai “pasti gratis”, spiega che il prestito alla Spagna per le sue banche avrà delle condizioni: “Ci saranno condizioni per il prestito spagnolo, che riguardano il risanamento del sistema bancario nazionale. Ma sono sicuramente diverse dalla condizioni poste per il salvataggio delle finanze pubbliche di un Paese”. Cioè fine delle pressioni dei politici locali sulle Casse di risparmio.
garanzia dei depositi bancari in chiave europea e accesso diretto al Fondo salva-Stati da parte degli istituti di credito
unificazione dei debiti pubblici europei: se si vuole avere una condivisione delle perdite, allora si deve avere una condivisione dei meccanismi di controllo, cioè maggior controllo sui bilanci statali a livello europeo

Il primo punto è un manifesto programmatico paragonabile ad una dichiarazione di guerra nei confronti di qualsiasi Paese democratico: prima gli Stati Europei vengono messi nelle condizioni di dipendere finanziariamente dagli investitori privati, mediante una aggressione di stampo neoliberista sui capitali privati e pubblici delle singole Nazioni (per intenderci, costringendo i singoli Governi a vendere il debito pubblico ed acquistare denaro per la gestione del quotidiano tramite soggetti privati senza scrupoli, la cui unica missione è speculare); poi si ricatta apertamente l’Europa intera con l’assurdo e anticostituzionale sillogismo che il controllo internazionale del sistema Bancario può essere ottenuto soltanto cedendo “competenze nazionali”. Ma la domanda inquietante è, a chi? A quale istituzione dovremo cedere competenze nazionali? Di sicuro non ad organi democraticamente eletti. Il vero crimine che si sta consumando senza alcuna opposizione da parte della cosidetta “opinione pubblica” consiste proprio nella progressiva e purtroppo inesorabile cessione di pezzi di democrazia ad istituzioni non democratiche e soprattutto spinte da interessi del tutto privati.

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Il secondo punto, se vogliamo, può essere interpretato come una prima conseguenza della scellerata logica dittatoriale delle tecnocrazie europee. Il Fondo Salva Stati potrà essere alimentato in tre modi: con il denaro proveniente dalle tasse dei cittadini, attraverso le privatizzazioni e/o tramite ulteriori indebitamenti da parte dello Stato nei confronti delle stesse istituzioni privati che hanno generato la necessità di creare il fondo stesso. Considerando il contesto italiano, dove vige la tassazione più opprimente del Mondo in proporzione ai benefici in termini di welfare restituiti, un rastrellamento di 120 miliardi di euro tramite ulteriore aggravio di pressione fiscale è improbabile (non tanto perchè i nostri “tecnici” non ne abbiano il coraggio, quanto per la consapevolezza che potrebbero far saltare in aria il “giocattolo” prima del previsto), restano dunque percorribili le altre due alternative, ovvero quella dell’indebitamento nei confronti di privati e la svendita del patrimonio dello Stato. Ragioniamo: l’Europa ci sta chiedendo un minimo 120 miliardi che noi in questo momento non abbiamo e che servono formalmente a proteggerci dagli attacchi della finanza speculativa. Ma questi 120 miliardi più interessi, per circostanze ricondotte proprio dal Governo “tecnico” colluso con i poteri forti dell’Economia internazionale, li dovremo chiedere, indovinate un po’, proprio alla stessa finanza speculativa da cui vogliamo proteggerci. Come minimo riteniamo che vi sia un leggero conflitto di interessi.

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Ma poichè l’appetito vien mangiando, come se non bastasse, il signor Europa (perchè come si dice, è l’Europa che ce lo chiede…), contravvenendo all’elemento fondante e costitutivo del fondo stesso, sta valutando la possibilità di utilizzare il cosidetto firewall non per salvare gli Stati, bensì per immettere liquidità nelle affamate banche europee. Questa assurda distorsione della realtà viene elegantemente descritta come “accesso diretto” (=furto) al Fondo Salva-Stati da parte degli istituti di credito. In pratica: l’Italia, non avendo liquidità, dal momento che la BCE non stampa moneta a sufficienza, chiede 120 miliardi di prestito ai finanziatori privati con l’impegno di restituire la stessa somma più il tasso di interesse ufficiale della BCE, più lo spread perchè siamo “cattivi” e non abbiamo fatto mai “i compiti a casa”, per un totale di circa il 6% per ogni anno in cui è stato dilazionato il prestito. Questo prestito è a tutti gli effetti debito pubblico (a meno della quota parte di patrimonio statale svenduta), lo stesso che le banche hanno acquistato a tutta forza negli ultimi anni e di cui ora devono assolutamente sbarazzarsene (in particolar modo quello degli Stati più a rischio, Italia inclusa). Le banche dunque hanno in casa molti titoli “tossici” nazionali.

Per ridurre il rischio di insolvenza, devono riequilibrare il proprio portafoglio e vendere debito pubblico, con la complicazione che se vendono debito pubblico fanno alzare lo spread e mettono nei guai gli Stati. Come se ne esce da questo circolo vizioso? Facile, con il fondo Salva Stati … Le banche prendono in prestito denaro dal fondo Salva Stati (che è debito pubblico mascherato, quindi formalmente migliore del debito pubblico “vero”) ad un tasso di interesse vantaggioso e lo utilizzano per liberarsi dei titoli di stato tossici o per prestare a sua volta denaro agli Stati in difficoltà. Esatto, avete capito bene: è come se una banca che vi concede un prestito recuperasse il denaro dai vostri stessi risparmi.

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Terzo punto, quello che apparentemente è il più ragionevole. Per condividere le perdite occorre unificare i debiti e adottare un meccanismo condiviso di controllo sui bilanci statali. Se stessimo parlando dei bilanci di un consorzio di aziende non vi sarebbe nulla da obiettare. Peccato che qui stiamo parlando della vita di milioni di essere umani, dove decidere di tagliare l’un percento del PIL può significare passare dalla povertà estrema alla morte per mancato sostentamento. Senza considerare che la nostra stessa storia (corredata da tonnellate di carta su teorie economiche che ne convalidano il comportamento) ci dimostra che avere un unico bilancio, un unico Stato, un solo sistema politico non è sufficiente a garantire l’equilibrio economico tra regioni con caratteristiche culturali e sistemi finanziari divergenti . Un kg di pane a Napoli costa un euro; un kg di pane a Roma costa quasi 3 euro. Eppure c’è (ancora) l’unità nazionale, un sistema centralizzato che governa l’economia, addirittura la medesima lingua, ma ciò non è sufficiente a garantire l’equilibrio addirittura all’interno di una stessa nazione, figuriamoci se può esserci speranza in un ammucchiata di Stati che fino a 100 anni fa si prendevano a cannonate tra di loro.

Per approfondire il tema delle privatizzazioni, consigliamo la visione di questo interessantissimo documentario, prodotto dagli stessi autori di Debtocracy:



Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2012/ ... z1yq3334dj


Ultima modifica di Atlanticus81 il 25/06/2012, 22:27, modificato 1 volta in totale.


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Cita:
Atlanticus81 ha scritto:

Il titolo del topic è "Il grande inganno: la moneta e il prestito a interesse"

Il grande inganno è fare credere alla popolazione che per salvare una moneta bisogna sacrificare la propria vita, la propria libertà e i propri diritti.

Quando invece non sarebbe più opportuno per la politica salvare la nostra libertà, i nostri diritti e la nostra stessa vita... sacrificando una moneta???





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Meditate gente, meditate.......

Cita:
Wolframio ha scritto:

lunedì 25 giugno 2012

Chi è il legittimo creditore?

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Ricevo spesso le interessanti mail di tale "Giorgio" (senza ulteriori riferimenti... per cui mi è impossibile identificare chi sia) che propone analisi molto logiche e sensate della situazione economica e politica.
Propongo ai frequentatori del blog la prima parte di una di queste analisi, in cui "Giorgio" scrive cose di assoluta ovvietà, ma che è bene tenere ben presenti in testa per non perdere la chiarezza delle idee. (Preciso doverosamente che, nel seguito dell'analisi che non posto solo per ragioni di lunghezza, si leggono dettagliatissimi approfondimenti tecnici ed economici.).

Maggio 2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque da mesi. Dopo la Grecia, anche Spagna, Italia e Portogallo sono ad un passo dalla catastrofe a causa di ciclopici fardelli di debiti che non potranno mai venire pagati. E i debiti dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono nulla paragonati ai trilioni di debito accumulati da Stati Uniti e Giappone. Anche Francia e Inghilterra sono messe male e scavando scopriamo – sorpresa! Sorpresa! – che la stessa virtuosissima Germania sarebbe a rischio stritolamento da debiti, tanto che le famigerate agenzie di rating americane hanno ventilato anche per essa il possibile declassamento. Ma come? Uno dei paesi che meglio funziona al mondo viene giudicato potenzialmente insolvibile? Sorge a questo punto la domanda che tutti dovrebbero fare, ma che (quasi) nessuno osa formulare:
Ma se tutti i paesi del mondo sono così mostruosamente indebitati… chi è il legittimo creditore? Chi cavolo è il legittimo creditore ultimo di tutto questo ben di dio, al cui paragone i fantastiliardi di zio Paperone paiono noccioline? Ci si aspetterebbe che al mondo ci siano nazioni debitrici e nazioni creditrici – così ci è parso a lungo, il terzo mondo in debito ed il primo mondo in credito – ma d’un tratto ci viene raccontato che tutto il mondo si sia improvvisamente trasformato in terzo mondo indebitato – a parte la Cina oggi non se ne vedono molti creditori in giro. Anzi no, neppure la Cina si salva: http://m.linkiesta.it/allarme-moody-s-a ... -di-debito Moodys tiene a farci sapere che anche la Cina è nella ********** fino al collo con i debiti! Tutti, tutti debitori quindi, e debitori di cifre favolose, che sfidano l’umana immaginazione. Come è possibile?
Se tutte le nazioni sono indebitate, i debitori ultimi sono tutti i cittadini che costituiscono le nazioni. Esseri umani, quindi. Li possiamo vedere, li possiamo contare. In effetti siamo noi, oppure persone come noi. Siamo tutti, tutti, tutti indebitati. Ma se noi tutti, tutti, tutti siamo indebitati, chi diamine sono i creditori? Altri esseri umani? Impossibile. In quanto cittadini gli esseri umani sono tutti indebitati. Se tutte le nazioni del mondo sono debitrici ne consegue logicamente che tutti gli esseri umani del mondo sono indebitati. Ma il valore del mondo è generato proprio da tutti i miliardi di persone che nel mondo lavorano, faticano e così facendo producono valore. Come possono tutte le persone del mondo essere indebitate quando tutto ciò che vale è stato prodotto da esse? Com’è possibile che i debitori siano proprio quelli che il valore lo hanno creato? Verrebbe da dedurne che creditori non possono quindi essere umani. Che si tratti di extraterrestri?
Peggio, come ormai la gente sa, si tratta di banche. Ma cos’è in effetti una banca?
Nell’immaginario popolare, la banca è un posto dove ci si mettono i propri risparmi per scongiurare il rischio di perderli o che ci vengano rubati. A rigore di logica, le banche dovrebbero contenere solo i soldi che gli esseri umani hanno loro affidato. Quindi, come è possibile che le banche siano riuscite ad indebitare ogni singolo essere umano della terra usando i loro stessi soldi?


Fonte: http://albertocostanzo.blogspot.it/sear ... -results=7

http://risveglioglobale.blogspot.de/201 ... itore.html



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MessaggioInviato: 04/07/2012, 17:25 
Bisognerebbe aprire subito una commissione
d'inchiesta sul debito


di: Fabrizio Renna

Le banche che hanno ricevuto in prestito dalla BCE denaro all’1%, con questo denaro hanno comprato titoli i cui rendimenti sono aumentati grazie alla speculazione. I BTP valgono piu' di prima per gli investitori che guadagnano drenando risorse alla capacita' produttiva.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... ebito.aspx

Roma - Strani i fatti cui ci ha abituato la crisi, e l’economia in generale. Materia nata tanto semplice, semplice quasi quanto il baratto, tanto diventata ingarbugliata e di difficile comprensione quando la costruzione si è arricchita di spread e clearing house.

Eppure l’osservazione con gli occhi dell’uomo del baratto a questa selva di tecnicismi, spesso può tornare utile per porci delle domande, per cercare di capire i titoloni dei quotidiani più quotati, o a volte anche il perché dei trafiletti.

In questi giorni nei nostri tentativi di andare a comprendere i meccanismi che guidano i movimenti a serbatoio di cornamusa del nostro debito pubblico, ha attirato la nostra attenzione l’ultima (ennesima) asta di titoli di quest’anno, andata in onda sugli schermi delle migliori borse mondiali dal 25 al 28 di giugno.

In particolare nell’emissione prevista per il secondo trimestre dell’anno 2012 il Ministero dell’Economia, sempre e comunque con la "preziosa", obbligatoria, ed estremamente costosa intermediazione della Banca d’Italia, ha collocato sul mercato titoli complessivi per 5,423 miliardi di euro, su un range previsto di offerta di 3,75 – 5,5 miliardi. Praticamente è stato venduto sul mercato il 99% circa, del massimo collocabile in previsione.

Andiamo a vedere nello specifico: il Btp giugno 2017 è stato assegnato per 2,5 miliardi, massimo dell’offerta compresa tra 1,75 e 2,5 miliardi, al rendimento del 5,84% dal 5,66% dell’asta di fine maggio. Il bid-to-cover (si tratta della forza della domanda rispetto all’offerta) si è attestato a 1,541 dal precedente 1,395. Il benchmark decennale settembre 2022 è stato invece collocato per 2,923 miliardi su un range di offerta di 2-3 miliardi: rendimento in rialzo al 6,19% dal 6,03% di fine maggio.

Sono stati inoltre collocati Bot a 6 mesi per 9 miliardi di euro con un rendimento medio che sfiora il 3%, anche in questo caso sui massimi dallo scorso dicembre; il 26 giugno era stato il turno di Ctz e Btpei per complessivi 3,9 mld di euro.

A fare i conti della serva, sono stati collocati, cioè venduti a banche, istituti di credito, e simili, accreditati per operare su tale mercato (Notare bene, non possono essere i cittadini ad acquistare direttamente i titoli) poco più di 18 miliardi di euro di nuovo debito pubblico, non male per una nazione che le più accreditate agenzie di rating danno per vicina all’insolvibilità!

Si tratta di un bel segnale di fiducia nella nostra laboriosa Italia!

Certo che gli stessi titoli venduti solamente un anno fa, portavano interessi prossimi al 5,77% (luglio 2011Btp a dieci anni) mentre oggi li collochiamo come visto al 6,13% !

Si dirà che tutto questo è normale, dovuto proprio al calo di fiducia nei confronti degli italici conti; più sfiducia c’è , e maggiore è la necessità di convincere i poveri investitori a comprare il nostro debito.

Così di pari passo con la sfiducia, cresce anche la necessità di fare sacrifici per pagare questo debito, e ,soprattutto, i relativi interessi, oggi come tra dieci, 10 si legga bene, anni. Fin qui tutto nella norma, lo facciamo per mantenere alto lo standard dei servizi offerti dallo stato e lo stato sociale nel suo complesso.

Ci tocca pagare. D’altronde sappiamo benissimo che queste emissioni di debito pubblico sono programmate, inutile stupirsi. Ce lo dicono le "Linee guida del debito pubblico per l’anno 2012" pubblicate già a novembre del 2011, prima ancora dell’insediamento dell’espertissimo in materia Mario Monti. Peccato però che nelle guide essenziali si enuncino puntualmente date e i criteri di emissione, ma non si faccia riferimento se non di sfuggita, ad alcuna previsione per quanto riguarda L’AMMONTARE delle emissioni. Corretto, saranno le necessità, e soprattutto le condizioni del magico mercato a indicare quanto sul mercato potrà essere emesso.

Quindi ora abbiamo acquisito anche questo, la quantità di titoli emessi viene decisa volta per volta dal Tesoro, quindi di fatto dal governo, teoricamente a guida politica, oggi a guida tecnica..

Un’altra curiosità a questo punto sorge nella mente dell’uomo della strada che in qualche caso è solito farsi domande: va bene, siamo spreconi e dobbiamo contrarre il debito, va bene che lo dobbiamo pagare, noi e i nostri figli, va bene che tutto sommato pare si venda bene, ma almeno questi tecnici che ci governano, stanno provando a ridurre il nostro indebitamento complessivo? I tagli, tra effettuati e annunciati, stanno sortendo i loro effetti ?

Come linea di tendenza sappiamo tutti a memoria che nel 2011 infatti il debito complessivo aveva raggiunto il suo picco storico.

[ARTICLEIMAGE]

Per fare un confronto rispetto però alle recenti emissioni, e per valutare quindi l’operato chirurgico e drastico dei tecnici, è necessario però andare giustamente a prendere i dati di questo primo semestre. Ricordiamo che in questo caso, rispetto al picco, per debito pubblico intendiamo l’indebitamento complessivo dello stato, quindi i dati di cui stiamo parlando ora riguardano l’emissione dei titoli del Tesoro / Stato, + quelli delle amministrazioni locali. Per il debito complessivo disponiamo di cifre totali abbastanza chiare solo per periodo fino al 30/04/2012, poiché ci affidiamo ad una pubblicazione ufficiale di Banca d’Italia, il Bollettino, ultimo pubblicato il 14 giugno 2012 nel quale si riportano i dati di aprile.
Operiamo quindi un confronto con i dati al 30 aprile 2011, quando l’indebitamento era pari a:

1.890,622 miliardi di euro.

Passato un anno, passato il governo Berlusconi, il governo del record dell’indebitamento complessivo, ed arrivati i tecnici, al 30 aprile 2012 l’indebitamento complessivo era pari a :

1.948,584 miliardi di euro

(NOTA BENE: per scettici ed anti complottisti, il sito non è quello di Banca d’Italia, ma basta aprire il link per verificare i dati direttamente sui paper prodotti dall’istituto di Via Nazionale.)

Bene, cioè male, il debito pubblico complessivo sta crescendo, e per nulla diminuendo!

Motivi per spiegare questo trend, ce ne sarebbero parecchi, ma se volessimo difendere i poveri tecnici, potremmo tranquillamente addurre a loro parziale giustificazione la durata media del debito pubblico italiano, mediamente più alta di altri paesi europei. L’alta durata media dei nostri titoli ci preserva meglio di altri da attacchi speculativi nel breve periodo, al contrario ad esempio della Grecia, ma ci impedisce di portare a termine modifiche sostanziali alla natura del debito, nella parte maggioritaria riguardante i titoli, in poco tempo.

Possibile, ma almeno apparentemente dai dati riportati, non siamo neanche vicini ad una inversione di tendenza; anche perché , c’è un altro dato che potrebbe essere messo vicino a questa continua crescita del debito pubblico complessivo.

Se prendiamo infatti lo stesso periodo di riferimento, ma prendiamo il solo dato riguardante il circolante dei titoli, ci accorgiamo che siamo passati da una cifra di:

1.580.090,92 miliardi di euro al 31/05/2011, titoli con una vita media (durata) di 7,09 anni

a

1.633.170,97 miliardi di euro del 31/05/2012, con titoli con una vita media di 6,75 anni

Ah ecco! Quindi la tendenza del nostro debito complessivo è in aumento, l’emissione dei titoli che ci espongono continuamente al rischio speculativo cresce, e la durata media dei titoli stessi, elemento, almeno questo, dagli anni ottanta di solidità del nostro debito, diminuisce???


O questi tecnici hanno inventato qualcosa per stabilizzare l’Italia inventando da zero nuove regole economiche di risanamento, o qualcosa non torna.

Ma continuiamo, anche se per l’uomo della strada, o per i nostalgici dell’economia semplice di cui facciamo parte, del baratto direbbe qualcuno facile alla minimizzazione, i numeri cominciano ad essere davvero troppi.

Un ultimo sforzo di curiosità, anche se all’inizio di questo articoletto qualche dato era già emerso.

Che succede degli interessi su questo debito, quelli il cui pagamento , oltre ovviamente al pagamento del valore nominale dei titoli, ci strozza? Gli interessi sui titoli per pagare i quali nel 2011 abbiamo visto volare circa il 4,8% del PIL, con un valore stimato per il 2012 che si aggira intorno al 5,1% ? Magari sono in discesa?

La risposta pare negativa se analizziamo i dati di previsione (dati 2011).

Nel solo 2010 prima dell’attacco speculativo ai nostri titoli il costo degli interessi sui titoli di debito era stato di 70 miliardi, parti all’8,8% del’intera spesa pubblica, e al 15,7% delle entrate tributarie.

15,7% delle entrate tributarie, cioè le tasse che noi cittadini, consumatori, lavoratori, imprenditori corrispondiamo allo stato per pagare servizi e stato sociale in genere. Questa è una spesa che a noi uomini della strada, nostalgici del baratto interessa molto.

Ma almeno su questo il governo dei tecnici starà agendo? Vediamo un dato che proviene dall’insospettabile wikipedia, sull’andamento degli interessi sui BOT , che ricordiamolo, sono i titoli a breve termine ( 3,6,12,mesi) che garantiscono quindi quasi immediatamente introiti:

Anno - Rendimento Lordo Semplice

2009 - 1,137%

2008 - 3,766%

2007 - 3,971%

2006 - 3,696%

2005 - 2,641%

2004 - 2,160%

2003 - 2,301%

2002 - 2,756%

2001 - 3,203%

2000 - 4,639%

1999 - 3,69%

1998 - 3,16%

1997 - 5,29%

1996 - 6,68%

1995 - 10,20%

1994 - 10,31%

1993 - 8,64%

1992 - 15,14%

Dati tratti da Wikipedia che cita a sua volta il Tesoro.

Nel 2009 dopo aver raggiunto livelli estremamente importanti nel 1992, anno funesto ricordato per l’enorme speculazione finanziaria scatenata contro la lira, i tassi di rendimento, non solo dei BOT sono notevolmente discesi, come la tabella riporta fino al record storico di 1,137%..

Per tutto il 2010 il rendimento non aveva quasi mai superato l’1,4%; ed oggi? Lo abbiamo già visto all’inizio , 25 giugno 2012 titoli semestrali collocati al 2,957%, quasi il doppio del 2010!

Tra l’altro la percentuale di questi titoli rispetto al passato nel computo generale delle emissioni sta aumentando rispetto ai titoli pluriennali, come abbiamo visto dal calo medio della durata complessiva del debito.

E i BTP? I buoni del tesoro pluriennali? Quelli per i quali la rendita è più alta, ma anche estremamente più importante per il nostro futuro, perché gli interessi li pagheremo per i prossimi anni. Vediamo cosa succede.

Prendiamo ad esempio l’emissione di BTP decennali del 30 aprile 2010 , per cui la richiesta fu superiore 2,82 volte rispetto a quanto messo sul mercato, per un rendimento lordo finale al 4,09%! E nel 2011 ? A febbraio, prima dell’inizio dell’ondata speculativa, i titoli decennali furono emessi con un rendimento pari al 4,84%.

Poi la situazione esplode, inizia l’attacco speculativo, nessuno ha ancora capito orchestrato da chi, e i tassi di interessi sui titoli esplodono con l’allargarsi della forchetta dello spread nel confronto con i titoli tedeschi. I Btp decennali sfiorano il rendimento lordo del 7% per poi ridiscendere (dicembre), e risalire ancora negli ultimi due mesi, per tornare al 6,19% già visto dell’ultima emissione. Dato comunque superiore in maniera importante rispetto ai due anni precedenti!

Insomma se facciamo mente locale e ricapitoliamo, abbiamo constatato che :

il debito pubblico continua a crescere!
nonostante la c.d. speculazione che attacca i nostri titoli, le emissioni sono in continuo aumento e le aste continuano a registrare il tutto esaurito oltre all’emissione dei titoli, aumenta anche il rendimento dei titoli stessi!

Insomma, ORA CHE SIAMO IN CRISI, I NOSTRI TITOLI VALGONO MOLTO PIU’ DI PRIMA PER GLI INVESTITORI (SPECULATORI) CHE GUADAGNO DRENANDO RISORSE DALLA NOSTRA CAPACITà PRODUTTIVA E DAL NOSTRO PATRIMONIO PUBBLICO E PUBBLICO INDUSTRIALE!

I NOSTRI TITOLI, che a sentire le agenzie di rating dovrebbero essere spazzatura o quasi, CON I RENDIMENTI IN AUMENTO sembrano invece tirare DAVVERO PIU’ DI UN …CARRO DI BUOI

Tutto questo è inutile negarlo, ci dà la dimensione esatta di un cappio che si sta stringendo al nostro collo.


Se è vero infatti che il debito pubblico complessivo è costantemente aumentato negli ultimi dieci anni, è d’altra parte evidente che il basso livello dei titoli di interessi non rendeva la situazione drammatica come è oggi, e come sarà nel nostro immediato futuro, costretti a produrre e pagare ancora maggiori tributi al fisco per pagare gli interessi sui debiti emessi.

Questa sarebbe la soluzione magica dei tecnici che ci governano? Emettere maggiore debito? E contemporaneamente tagliare servizi e (s)vendere patrimonio pubblico per pagare gli interessi che salgono? E con quale speranza di ripresa? Quella di aumentare, non si capisce in che modo, il PIL, per avere un migliore rapporto debito/PIL , mentre però il debito complessivo continua a crescere???

Questo forse è troppo anche per l’uomo della strada, che rischia davvero di diventare un nostalgico del baratto.

Perché l’uomo della strada poi finisce per chiedersi, ma fosse che qualcuno da questa situazione ci guadagna??

Più titoli in giro, e con un rendimento più alto!

Non è forse lecito chiedersi chi compra, chi detiene questo debito? Chi ci sta guadagnando, mentre il popolo, nel complesso, paga?

La risposta la conosciamo tutti ovviamente, il debito lo comprano le banche, gli istituti di credito e quanti abilitati a giocare sul mercato dei titoli, non certo i cittadini, che al limite li ricomprano da questi istituti, e che non ne ricomprano comunque che la metà.

Le banche che hanno ricevuto in prestito dalla BCE denaro all’1%, e con questo denaro hanno comprato titoli i cui rendimenti sono casualmente aumentati grazie alla speculazione.

E la risposta degli stati a guida tecnica, è stata quella di emettere più titoli. La c.d. speculazione sulla bocca di tutti, ma che nessuno ha capito da dove venuta e da chi orchestrata, ha di fatto aumentato di fatto il rendimento dei titoli.

Noi vediamo impotenti lo scattare di questo meccanismo a tagliola, mentre l’ultimo baluardo di rappresentatività rimasto, il parlamento, da sempre colluso a dire la verità con questo sistema finanziario, sta a guardare.

Eppure se nel parlamento un barlume di onestà e volontà di lottare per gli interessi del popolo è rimasta, vorremmo vedere uno scatto d’orgoglio, torniamo a chiedere con forza una commissione di inchiesta sul debito pubblico! Pdl, pd, idv, lega, fli,udc e gruppuscoli vari; a prescindere dalle appartenenze, dateci un segno di vita! "Non programmi dobbiamo creare, ma uomini" diceva qualcuno che ha incantato e continua ad incantare per la sua rettidutine etica centinaia di migliaia di giovani; bene, ora di questi uomini abbiamo bisogno, non di promesse per il futuro o piattaforme di partito.

C’è bisogno di aggregare deputati e senatori che non vogliono vedersi mettere i piedi in testa dai poteri finanziari intorno ad una commissione per studiare davvero a fondo questo meccanismo dell’indebitamento infinito, e bloccarlo prima che sia troppo tardi, prima che il patrimonio pubblico venga definitivamente svenduto, prima che non ci sia rimasto veramente solo che tornare al baratto, prima soprattutto che venga approvato anche dal parlamento italiano il trattato Esm; di fatto nuovo, ennesimo, strumento di indebitamento e di drenaggio di risorse pubbliche ( non risorse dello stato, di fatto risorse nostre!).

Una volta approvato anche il trattato Esm, ed accolti in pieno tutti i principi e gli ordinamenti del controllo attraverso il debito delle nazioni sovrane, anche le prossime elezioni saranno solo una neanche troppo interessante appendice del teatrino della politica europea. Libertà, sovranità, democrazia, saranno parole vuote su cui ragionare solo in astratto, mentre il potere vero sarà senza potere di incisione, in mano ad altri.

Se noi uomini della strada non avremo segnali o anche solo accenni di cambiamento o sfide coraggiose, ci rimarrà soltanto, per quanto eticamente e culturalmente valida, la solitaria riflessione intellettuale di un Martin Venator, nella prossima, e forse più vicina di quanto sembra, Eumeswil.


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Bce taglia i tassi, -0,25%. Ora a 0,75%, mai così giù

Costo del denaro al livello più basso nella storia della Banca centrale. Azzerato tasso su depositi
05 luglio, 14:16


ROMA - Il Consiglio direttivo della Bce presieduto da Mario Draghi ha deciso di abbassare il tasso di riferimento principale di Eurolandia di 25 punti base portandolo allo 0,75%.

Con il taglio dei tassi allo 0,75% deciso oggi dalla Bce, l'Eurotower scende per la prima volta sotto l'1%.

La Bce ha portato a zero il tasso sui depositi da quota 0,25%. La misura, spiega l'istituto centrale, avrà effetto dal prossimo 11 luglio. Martedì i depositi delle banche presso l'Eutower erano saliti al massimo degli ultimi due mesi.

Spread in calo dopo la decisione della Bce di tagliare i tassi. Il differenziale tra il Btp e il Bund é sceso a 430,7 punti (rendimento 5,77%), mentre quello tra Bonos spagnoli e titoli tedeschi è a 507,8 punti (6,53%).

BORSA MILANO: MIGLIORA DOPO BCE, FTSE MIB +0,55% - Piazza Affari allunga il passo dopo il taglio ai tassi della Bce allo 0,75%. L'indice Ftse Mib sale ora dello 0,55% a 14.460 punti.

EUROPA ACCELERA DOPO TAGLIO TASSI BCE - Le Borse europee accelerano il passo dopo il taglio dei tassi deciso dalla Bce. I listini del Vecchio Continente vedono l'indice Stoxx 600 guadagna circa mezzo punto percentuale, mentre Francoforte guadagna l'1 per cento. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,67% - Parigi +0,64% - Francoforte +1,10% - Madrid +0,10% - Milano +0,59% - Amsterdam +0,36% - Zurigo +0,38%.

ASIA FIACCA IN ATTESA BCE ED ORDINI GERMANIA - L'attesa per le decisioni che prenderà oggi la Bce in termini di costo del denaro e gli ordinativi dell'industria tedesca in probabile calo hanno immobilizzato le principali borse di Asia e Pacifico dopo una serie ininterrotta di 7 sedute positive. Il timore degli investitori è che l'aggravarsi della crisi economica venga certificato da un possibile taglio dei tassi d'interesse di 1/4 di punto, portando il tasso di riferimento allo 0,75%, mentre la Banca d'Inghilterra, secondo gli analisti, alzerà le soglie massime di acquisto di obbligazioni. A risentirne sono i titoli dei grandi esportatori nel Vecchio Continente, dal colosso cinese dell'abbigliamento Esprit Holdings (-1,5% ad Hong Kong, ancora aperta), alle giapponesi Panasonic (-2,04%), Sharp (-1,82%) e Nissan (-0,92%). Difficoltà a Seul per il tecnologico Hynix (-1,04%) e Hyundai Motor (-0,85%). In calo sulla piazza di Sidney gli estrattivo-minerari Aquarius (-8,23%), Beadell (-6,87%), Silver Lake (-4,32%) e Gindalbie (-4,26%), frenati dalle quotazioni dei metalli e dei relativi contratti future.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 43848.html

Credo che questo sia la discussione migliore dove postare questa notizia

Inoltre ripropongo anche qui quel libretto che ho trovato, magari può tornare utile...

La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l'Euro

di Elido Fazi


Ultima modifica di EddyCage il 05/07/2012, 14:42, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 07/07/2012, 21:24 
La Norvegia non ha debito pubblico. Come mai?

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La Norvegia non ha debito pubblico, per svariate ragioni che ora vi esporrò. Il motivo principale però resta principalmente uno ed uno solo: non ha aderito al sistema schiavista della moneta debito e, udite udite, la sua banca centrale è una delle ultime in Europa in mano ad uno stato. Insomma la sintetizzo così: una sola moneta, la Corona, una sola banca. E tutto quanto statale.

La Banca Centrale Norvegese non solo è rimasta una delle ultime banche europee controllate dallo Stato,e non dai banchieri Privati, ma gestisce perfino il Fondo Pensioni norvegese in attivo,un altro miracolo specie in tempi di crisi! Ed è per questi fatti che la Norges Bank non vuole far parte del sistema Euro. Ovviamente non sono scemi i Norvegesi. Beati loro... Ma vediamo gli altri punti di forza che fanno della Norvegia un paese simbolo da emulare:

Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona. E l'avevamo detto.

Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor). Qui da noi invece, la legge 111 del 15 luglio permette la dismissione del capitale pubblico! E visti i precedenti, Iri ad esempio, non c'è da star tranquilli...

Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.

I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori.

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Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, non fa parte dell'OPEC. (Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma). Tornando alla Norvegia, spulciando un attimo si scopre che il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione.

Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale "incidente". Poi se spulciate ancora un altro po' sai che potreste scoprire? Non ci crederete ma la Norvegia ha fondato un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Ahhh! E noi non potremmo fare lo stesso dato che l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma? Ovviamente si, manca la materia prima che prenda le decisione.. Comunque alzo proprio le mani....

Perché questi Norvegesi sono davvero forti. E mica si sognano di privatizzare l'acqua o la raccolta dei rifiuti, come vorrebbero fare i nostri politici... Vedete, la scusa del debito pubblico legata ai costi dello stato è una SCUSA! Il problema è la moneta debito.. Ed è così evidente specie ora che vi cito un altro dato: la Norvegia ha un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 119% del nostro PIL...

Finisce qui? Ma manco per sogno! Proseguiamo! C'è da segnalare che la Norges Bank è la prima banca Centrale in assoluto ad aver citato in giudizio nel 2009 per truffa sui derivati la City Group, il più grande gruppo d'affari del Mondo. Immaginiamoci gli esiti delle sentenze che il Tribunale amministrativo di Stato norvegese dovrebbe emettere...

Va poi ricordato che il Governo norvegese ha firmato qualche mese fa un importante Trattato con accordi del confine acqueo nel Mare del Nord con la Federazione Russa, al fine di un congiunto sfruttamento gas-petrolifero, escludendo di fatto le "7 sorelle" multinazionali globali, storicamente "coinvolte" in tali frangenti e rappresentanti gli interessi primari di Canada e USA ,ovviamente contrarie a tale accordo. Sottolineo poi che la Norvegia dopo un iniziale appoggio ha ritirato le truppe dalla Libia,aggiungendo alla Nato un'ulteriore difficoltà "politica". Il Governo norvegese è stato il primo ad aver evidenziato un futuro riconoscimento della Palestina come Stato sollevando molti consensi ma anche dure e aspre critiche.

Dopo aver elencato così tanti aspetti positivi della Norvegia viene naturale chiedersi:

ma se l'Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall'euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell'acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?

Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

Fonte: http://www.ecplanet.com/node/3387



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MessaggioInviato: 08/07/2012, 12:55 
Discutendo con una mia cara amica, che è un genio, è venuto fuori questo ragionamento...
tanto semplice quanto banale ma che ha colpito entrambi.

Ipotizziamo che esiste un sistema a due, dove esiste UNA banca e UN cittadino.

Se io Banca presto 10 euro a te cittadino ma ne rivoglio indietro 5 in più, te cittadino a chi dovrai chiedere i soldi per pagare gli interessi...?

...

Controllo...

è così semplice, perchè non c'ho pensato prima... ancora me lo chiedo...
e lei è un genio perchè mi fa sempre pensare...
!


Ultima modifica di EddyCage il 08/07/2012, 12:59, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 08/07/2012, 12:58 
Cita:
EddyCage ha scritto:

Discutendo con una mia cara amica, che è un genio, è venuto fuori questo ragionamento...
tanto semplice quanto banale ma che ha colpito entrambi.

Ipotizziamo che esiste un sistema a due, dove esiste UNA banca e UN cittadino.

Se io Banca presto 10 euro a te cittadino ma ne rivoglio 5 in più come interessi, te cittadino a chi dovrai chiederli i 5 euro in più...?

...

Controllo...

è così semplice, perchè non c'ho pensato prima... ancora me lo chiedo...


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l'ho modificato un attimo per essere più semplice, ma anche il quote tuo va bene... ;)

più versioni per la stessa cosa... :) ;)


Ultima modifica di EddyCage il 08/07/2012, 13:32, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 08/07/2012, 13:03 
In realtà nel sistema da te descritto ci sarebbero due alternative per avere i 5 euro in più!

[;)]


Ultima modifica di Atlanticus81 il 08/07/2012, 13:30, modificato 1 volta in totale.


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