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 Oggetto del messaggio: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 26/12/2014, 19:04 
Il thread in oggetto nasce dai risultati fin qui conseguiti dalle ricerche realizzate all'interno dei seguenti topic

Gog e Magog - Gli Ashkenazi e il NWO
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=17005

La Teoria dell'Out of Atlantis
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=15715

Anunnaki, Elohim ed Arcangeli
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=14529

ponendosi però l'obiettivo di realizzare una sorta di mappa concettuale dell'albero genealogico della cosiddetta "stirpe del graal" ovvero di quel lignaggio genetico legato al mondo aristocratico elitario che Progetto Atlanticus raggruppa poi nelle correnti di pensiero dei Player descritte nel thread

La Scacchiera degli Illuminati
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12793

Un albero i cui rami si dipartono da quel tronco rappresentato dai semidei e dagli eroi, uomini famosi ricordati nelle leggende e nelle mitologie antidiluviane di molti popoli, Bibbia compresa con i patriarchi antidiluviani, le cui radici vanno ulteriormente ricercate nella genealogia Anunnaka.

http://www.mediafire.com/view/lhfaawx43 ... nnaka.xlsx
(link per scaricare il file in formato excel e consultarlo direttamente sul proprio PC)

Rami che arrivano fino ai giorni nostri e dai quali dipendono la realizzazione del NWO o l'auspicio del Player B.

A breve verrà presentato uno degli articoli del Progetto Atlanticus quale punto di partenza di codesto thread.

Confido nella vostra collaborazione per portare avanti anche questo filone di ricerca promosso dal nostro Progetto

[:)]



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Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero. (Goethe)
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MessaggioInviato: 26/12/2014, 19:34 
Cita:
LA STIRPE DEL GRAAL - Il millenario albero genealogico dei Player

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Molte volte abbiamo parlato nel nostro blog e nell'ambito delle ricerche del Progetto Atlanticus di specifiche fenotipicità risalenti, a nostro avviso, alla discendenza degli antichi Nephilim, risultato dell'unione tra i figli di dio (Anunnaki atlantidei) e le figlie degli uomini (i Sapiens)?

Una stirpe questa, quella che non esito a definire la stirpe del Graal (e poi vedremo il perché) che ebbe origine proprio dalle prime unioni tra Anunnaki e i Sapiens, rappresentata e successivamente diversificata nei Player suggeriti dal Progetto Atlanticus e per la quale esistono evidenze genetiche nell'analisi degli aplogruppi presenti nella storia e nel mondo.

Quando la società svizzera IGENEA ha effettuato l'esame del DNA sulla mummia del faraone Tutankhamon e ne ha diffuso i risultati, forse in molti hanno pensato ad una bufala, o ad un errore tanto è radicato nella nostra mente l'immagine stereotipata della storia come l'abbiamo imparata dall'infanzia, ma questa scoperta scientifica di straordinario valore adesso mette in dubbio molte delle certezze proclamate dalla storia tradizionale.

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Tutankhamon nacque nel 1341 a.c., figlio del faraone Akhenaton e della sua consorte Nefertiti, Akhenaton precedentemente noto come Amenofi IV o Amenhotep IV è conosciuto anche come il faraone eretico in quanto abolì il culto politeistico istituendo il culto monoteistico del dio ATON, una divinità che contrariamente a tutte le altre non aveva una rappresentazione zoomorfa ma veniva rappresentata come un disco solare che emanava dei raggi che terminavano con delle mani.

Per dare più sostanza a questo profondo cambiamento il faraone della XVIII dinastia spostò la capitale dell'antico Egitto lontano da Tebe, costruendo sul medio corso del Nilo in una zona desertica una città nuova di zecca che fu chiamata Akhetaton che letteralmente significava "l'orizzonte di ATON" e che corrisponde all'odierna Al Amarnah.

Dopo la caduta di Akhenaton, e la restaurazione del politeismo la città fu distrutta e la sua memoria cancellata dalla storia d'Egitto. Anche il nome di Tutankhamon in origine era differente, egli si chiamava infatti Tutankhaton, ma nelle convulse fasi successive alla caduta del monoteismo, ogni riferimento ad ATON doveva essere drasticamente rimosso, anche il nome del faraone doveva fare riferimento al più rassicurante dio Amon.

Tutti i sacerdoti devoti ad ATON, tra cui Mosè, dovettero allora abbandonare il paese per stabilirsi ai confini più remoti del regno: la terra di Canaan.

Questa è la storia che viene raccontata nella Bibbia e che noi conosciamo col nome di Esodo.

Dalla diaspora dei seguaci dell'atonismo sarebbe infatti nata la religione ebraica. Questo troverebbe dei riscontri in similitudini sia stilistiche che di contenuto che si possono trovare tra l'Inno al sole scritto sulla tomba del faraone Ay ed alcune parti della Bibbia come il Libro dei Salmi, ed il Libro dei Proverbi.

E' possibile che il culto di ATON sia continuato anche lontano dall'Egitto, nella terra di Canaan, dove potrebbero essersi rifugiati i seguaci del cosiddetto faraone eretico dando origine al monoteismo. A suffragio di questa tesi vi è uno studio linguistico del 1922 sulla parola Adonai che in ebraico significa Signore e che mette in luce come questa parola non sarebbe di origine semitica ma proverrebbe dall'Egitto.

Adonai = ATON-Ay e prenderebbe il nome dal sommo sacerdote Ay durante il regno di Akhenaton, che divenne anche faraone nel 1323 alla morte di Tutankhamon. Foneticamente le due parole corrispondono a parte la rotazione consonantica t > d che è abbastanza comune.

Ma questo, anche se di rilevante importanza, ci interessa relativamente. Concentriamoci piuttosto in questa fase su quali fossero le origini genetiche della genealogia dei grandi faraoni.

La sopraccitata ricerca di IGENEA ha dimostrato che Tutankhamon, morto prematuramente all'età di diciannove anni per una seria forma di malaria, apparteneva all'aplogruppo R1b1a2, SNP R-M269, il quale è l'aplogruppo più diffuso in Europa occidentale e identifica le popolazioni che dopo l'ultima grande glaciazione hanno popolato l'Europa. Nella tabella che segue ecco i valori dei primi 15 marker del suo cromosoma Y.

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Sembrerebbe davvero pertanto che l'antico Egitto ai quei tempi fosse in effetti governato da sovrani di origine ancestrale europea, il cui DNA era quindi assai differente dal resto della popolazione che amministravano. Oggi meno dell'1% degli egiziani è di aplogruppo R1b.

Fin troppo ovvio allora che se Tutankhamon era R-M269 allora erano dello stesso aplogruppo tutti i faraoni della XVIII dinastia che regnò sull'Egitto dal 1540 al 1299 a.c., il che troverebbe conferma anche da una rapida analisi di alcune mummie della dinastia come quella di Thutmosi IV, molto ben conservata, che presenta tratti del volto nordici e soprattutto i capelli rossi che sono un tratto peculiare per questo aplogruppo.

In effetti test diagnostici sono stati compiuti sul DNA della mummia di Amenhotep III, su una mummia sconosciuta ma che si suppone sia di Akhenaton, confermando che le tre mummie erano tra loro correlate da legami di parentela.

Ahmosi 1540-1515 Ahmes-Nefertari
Amenhotep I 1515-1494 Meritamon
Thutmosi I 1494-1482 Ahmose
Thutmosi II 1482-1479 Hatshepsut
Hatshepsut 1479-1457
Thutmosi III 1479-1425 Hatshepsut Meritre
Amenhotep II 1427-1393 Tia
Thutmosi IV 1394-1384 Mutmuia
Amenhotep III 1384-1346 Tyi
Akhenaton 1358-1340 Nefertiti
Smenkhara 1342-1340 Meritato
Tutankhamon 1340-1323 Ankhesenamon
Ay 1323-1319 Tey
Horemheb 1319-1299 Mutnedjemet

Ad un più attento esame del DNA di King Tut come viene amichevolmente chiamato nel progetto iGENEA, possiamo notare come il suo DNA corrisponda in maniera molto ravvicinata col cosiddetto SWAMH (Super Western Atlantic Modal Haplotype).

Facendo il confronto tra il SWAMH e il DNA di King Tut ho calcolato una GD (Genetic Distance) pari a 7 confrontando 18 marker STR. Ammettendo che DYS426=12 e DYS388=12, essendo marker molto stabili e per DYS19=14 e DYS437=14 che nelle analisi hanno un raro (improbabile) doppio picco, probabilmente dovuto a qualche forma di contaminazione.

L'AMH (Atlantic Modal Haplotype) è un aplotipo modale cioè una firma genetica media all'interno di uno specifico aplogruppo. Questo modale è stato sviluppato dalla società texana FTDNA allo scopo di capire quale fosse il modale più diffuso nell'Europa occidentale, si chiama così perchè è particolarmente concentrato nella fascia atlantica dell'Europa nord-occidentale, partendo dalla costa nordatlantica della penisola iberica, passando per le isole britanniche per arrivare nello Jutland e in Scandinavia.

E' l'impronta genetica tipica dell'aplogruppo R1b1a2 R-M269 ed è caratteristica di alcune subcladi come la L21. Confrontando il modale dei partecipanti al progetto L21+ di FTDNA con quello di King Tut la GD si abbassa a 6.

Occorre anche considerare che la GD più alta = 2 è per il DYS439, che è un marker che cambia molto velocemente attraverso le generazioni soprattutto confrontando un campione di un soggetto che visse più di tremila anni fa.

Una GD = 5 o 6 confrontando 25 marker STR Y-DNA, significa che i due soggetti presi in esame non sono parenti in senso genealogico (1-15 generazioni), ma che molto probabilmente condividono un comune ancestore nel lungo periodo che possono essere anche alcune migliaia di anni. Una GD = 2 significa che i due soggetti sono imparentati soprattutto se condividono lo stesso cognome.

Di questo retaggio resta traccia nella religione degli antichi egizi nel culto del dio Osiride, chiamato anche "il bel dio dell'occidente", signore dei morti e protettore della vegetazione. Il mito di Osiride, probabilmente fa riferimento ad una persona realmente esistita e probabilmente deceduta per morte violenta. Dalla storia dei faraoni emerge anche come essi appartenessero ad una ristrettissima cerchia e fossero costretti per mantenere la purezza della propria stirpe ad incrociarsi tra di loro. Lo stesso faraone Tutankhamon sarebbe stato frutto di un rapporto incestuoso tra un fratello e una sorella entrambi figli di Amenophis III e della sua prima moglie.

A questo potrebbe essere legata la debole costituzione che fu fatale al faraone adolescente.

Il concetto di stirpe pervade tutta la storia dei faraoni. Si pensi ai complessi rituali di imbalsamazione che venivano fatti allorquando un faraone moriva, la preparazione per la vita eterna ricalcava il mito del progenitore Osiride. Secondo la leggenda Osiride fu fatto a pezzi dal crudele fratello Seth. Iside sorella e sposa di Osiride andò ai quattro angoli dell'Egitto per ritrovarne le parti e poter ricomporre le spoglie dell'amato fratello, in questo fu aiutata dal figlio Horus che perse un occhio.

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Mummia di Hatshepsut - Museo del Cairo

Alla morte di Tuthmosis II, colui che diventerà uno dei più grandi faraoni d'Egitto Tuthmosis III è ancora poco più di un bambino, troppo giovane per salire sul trono d'Egitto, al suo posto regnerà per un lungo periodo (1479-1458 a.c.) Hatshepsut figlia di Tuthmosis I e sorellastra di Tuthmosis II.

La sua mummia fu ritrovata dall'archeologo Howard Carter nella sua campagna di scavi della primavera del 1903 in una tomba catalogata con la sigla KV60, ma non essendo una tomba reale, alle spoglie non fu data una grande importanza. Solo recentemente è stata ritrovata la sua mummia, come si può notare dalla foto, la donna aveva una peculiarità genetica molto rara, aveva i capelli rossi il che conferma le sue origini ancestrali e l'appartenenza della stirpe dei faraoni della XVIII dinastia all'aplogruppo R-M269 e giustappunto il gene responsabile dei capelli rossi è un tratto peculiare per questo aplogruppo

E quindi a questo punto è lecito concludere che King Tut appartenesse all'aplogruppo R1-L21. Ma cosa ci faceva questo aplotipo nell'antico Egitto della XVIII dinastia?

Una possibile risposta è che quell’aplogruppo sia parte del retaggio genetico della stirpe del graal su cui Progetto Atlanticus concentrerà i propri sforzi per meglio tracciare quelle linee dinastiche che dai cro-magnon atlantidei antidiluviani arriva fino all’aristocrazia e all’oligarchia elitaria contemporanea, cercando di partire dalle radici dell’albero: la genealogia anunnaka proveniente da Marte.

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Costoro, tra i quali possiamo ben identificare personaggi come Enki, Enlil, Inanna, Marduk e Ishkur, rappresentano l’elite genealogica anunnaka, con tutta probabilità caratterizzata da particolari elementi genotipici esogeni al pianeta e pertanto generanti fenotipi recessivi come possono essere il fattore Rh negativo piuttosto che il gruppo sanguigno zero.

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Dall’incrocio tra Anunnaki e Sapiens, possiamo ipotizzare sorgere i semi-dei ricordati con nomi diversi nei miti di tutto il mondo e fautori della civiltà madre atlantidea. Sono essi i Nephilim riconducibili agli adamiti (ovvero ai figli di Adamo) rifacendoci alla descrizione biblica, caratterizzati da peculiari caratteristiche fisiche: capelli rossi o biondi, occhi azzurri o verdi.

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Dobbiamo pertanto spendere alcune parole sui discendenti di Adamo divisi nei due rami di Caino e di Set, il quale sostituì Abele quale dopo che quest’ultimo venne ucciso.

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Dopo averci detto che “Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch egli divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio” nella terra di Nod, misteriosa regione a Est di Eden, la stessa dove fu confinata Lilith la quale secondo alcuni sedusse Caino dando origine alla sua discendenza.

Il testo biblico ci informa di quel che fecero nel giro di cinque o sei generazioni alcuni discendenti diretti del fratricida: Iabal “fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame”, suo fratello Iubal fu “il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto”, mentre il fratellastro Tubalkàin fu “fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro”.

In altre parole, la figura di Caino assurge al rango prestigioso di iniziatore della civiltà urbana e di creatore - sia pure attraverso i suoi discendenti - delle arti meccaniche e delle arti liberali (oggi diremmo: della cultura tecnologica e di quella umanistica).

Quello fu anche il periodo in cui i duecento “angeli” con a capo Semeyaza discesero sulla Terra sul monte Hebron insegnando agli uomini, o meglio esclusivamente ai figli di Adamo (non certo a tutti i Sapiens esistenti sul pianeta al momento), tutto il necessario per dare l’avvio a quella che noi chiamiamo civiltà.

In particolare Azazel insegnò agli uomini a fabbricare armi (spade, coltelli, scudi e corazze) ed alle donne a fare braccialetti, ornamenti, tinture e tutto il necessario per renderle più belle. Amezarak insegnò a tagliare le piante e le radici ed Armaros insegnò la Magia ed a fare incantesimi. Baraqal e Temel istruìrono gli astrologi. Kobabel insegnò a riconoscere gli astri del cielo e Arsradel insegnò il corso della Luna ed il calendario.

Circa il ruolo di incivilitore attribuito a Caino dal testo sacro, secondo il Westermann il particolare dimostra che gli ebrei consideravano la fondazione della civiltà urbana come avvenuta prima del Diluvio, dando credito all’esistenza delle civiltà antidiluviane, e fuori della loro storia.

Come descritto nel file “Genealogia Anunnaka” che trovate nel nostro portale “Le Stanze di Atlanticus” l’umanità moderna dovrebbe discendere proprio dalla stirpe di Caino, istruita dai Vigilanti, ma decaduta dal ruolo di potere dopo il Diluvio in quanto troppo avvezza alla dispersione delle caratteristiche genetiche ‘pure’ proprie del Graal che invece vennero preservate nel ramo Sethiano dei discendenti di Adamo che comprende Noè e i suoi tre figli: Cam, Sem, Iafet

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I capelli rossi sono un indizio genetico facilmente rintracciabile anche nell'antico testamento in riferimento al fratello di Giacobbe: Esaù, anche noto col nome di Edom i cui discendenti sono identificati secondo la tradizione ebraica con il popolo principale stanziatosi stabilmente per primo nella zona dell'Italia, e quindi con l'Impero Romano e successivamente con la Cristianità in generale: una delle fonti è anche Bereshit Rabbah, la raccolta dei Midrashim riguardante il primo libro del Pentateuco del Tanakh, Genesi.

"Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio, e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù." Genesi, 25,25

Vale la pena osservare come Esaù sposò Giuditta Ittita (cfr. Genesi 26,34-35), Basemath figlia di Elon, anch'essa ittita. Infatti, le origini di Roma vanno ricercate nella fuga di Enea da Troia dopo la caduta della città verso l’Italia e le sponde di Lazio e Toscana. Una vicenda collegata al misterioso popolo degli Etruschi.

C’è infatti chi sostiene che l'origine degli etruschi sia da ricercare in Lidia, Turchia anatolica meridionale, regione collegata storicamente all’arcaica inondazione del Mar Nero, al mito dell’Arca di Noè, all’origine del fenotipo “occhio azzurro”, fondamentali nella ricerca “Out of Atlantis” portata avanti dal Progetto Atlanticus.

Grazie alla genetica. La scoperta è contenuta in uno studio di Alberto Piazza, genetista dell'Università di Torino, presentato alla conferenza annuale della Società europea di genetica umana in corso a Nizza.

Piazza è andato a cercare la chiave del mistero degli Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto ad altre etnie italiane, proprio dove stanno scritti i segreti più remoti della vita: nel Dna.

L'equipe del genetista ha analizzato il campione di molecole del codice genetico degli abitanti che vivono da almeno tre generazioni nei centri di Murlo e Volterra, due tra i più importanti siti archeologici etruschi, e a Casentino, dove la cultura etrusca è stata ben conservata.

L'equipe di studiosi ha messo a confronto i dati raccolti con quelli di persone di altre aree geografiche, in particolare del Nord Italia, della Sicilia, della Sardegna, della Turchia e dell'isola di Lemnos in Grecia. Ebbene, proprio il Dna degli abitanti di quell'area della Toscana è quello che più di tutti somiglia a quello dei turchi.

"Abbiamo trovato - spiega Piazza - che il Dna degli individui di Murlo e Volterra è molto più simile a quello dei turchi. In particolare una precisa variante genetica è stata trovata nel campione di Murlo e solo nelle persone provenienti dalla Turchia".

I risultati quindi sarebbero congruenti con la versione data dallo storico greco Erodoto nelle sue Storie, in cui narra che il popolo etrusco emigrò dall'antica regione della Lidia, ora parte meridionale della Turchia, spinto dagli stenti di una lunga carestia. La metà della popolazione, sostiene Erodoto, salpò da Smirne inviata dal sovrano per cercare di trovare migliori condizioni di vita.

"Penso che la nostra ricerca - sottolinea Piazza - offra prove convincenti che la ragione è dalla parte di Erodoto, e che gli Etruschi arrivano dalla antica Lidia.

Tornando a Esaù e ai capelli rossi dei faraoni egizi, abbiamo visto in precedenza come il gene dei capelli rossi, altrimenti detto rutilismo, è il segno di una mutazione genetica avvenuta migliaia di anni fa e come questa sia un tratto tipico dell'aplogruppo R1b, del resto basta mettere accanto le due mappe della diffusione dell'R1b (Y-DNA) e la mappa della diffusione percentuale dei capelli rossi in Europa (Fonte Eupedia.com) per vedere come queste siano strettamente legate.

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Mappa della diffusione dell'aplogruppo R1b in Europa

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Mappa della diffusione dei capelli rossi in Europa

A questo punto facciamo un salto di diverse migliaia di anni indietro nel tempo rispetto agli anni di Akenaton.

Nei laboratori del Max Planck Institute di Lipsia l'equipe del Dott. Svante Paabo ha da poco terminato la campionatura completa del genoma dei Neandertal ricavato dalle ossa degli scheletri ritrovati in alcuni siti archeologici, gli esiti di questa ricerca sono disponibili pubblicamente scaricando la relativa press release. Il genoma dei Neandertal è inoltre disponibile per il download sul sito dell'Istituto per ulteriori ricerche.

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Il genoma dei Sapiens ed il genoma di Neandertal coincidono al 99,9%, inoltre le due specie dovrebbero aver convissuto in Europa per 10.000-12.000 anni, dove probabilmente si sarebbero ibridate, quindi i Neandertal potrebbero essere scomparsi per la cosiddetta "estinzione per ibridazione": una forma di evoluzione abbastanza diffusa in natura che vede l'estinzione di una specie a causa della sua ibridazione con un'altra specie che ha il sopravvento.

La percentuale di DNA neandertaliano nel genoma umano (escluso quello africano che ne è privo) è del 4%.

A questo punto potremmo chiederci due cose:

1) Dato che è stato scientificamente provato che alcuni Neandertal/Cro Magnon avevano i capelli rossi e la pelle bianca, è possibile che l'R1b si sia sviluppato circa 35.000 anni fa in seguito ad una ibridazione tra e Sapiens e Neandertal/Cro Magnon da cui sono stati ereditati i geni che provocano il rutilismo (cfr. “Teoria Out of Atlantis”)?

2) Esiste una correlazione tra aplogruppo R1b, origini ancestrali celto-germaniche e ibridazione coi Neandertal?


Ci sono alcuni particolari che avvalorano questa ipotesi: sembra che l'R1b sia autoctono dell'Europa occidentale con origine nei Paesi Baschi; la diffusione segue una direzione OVEST-EST opposta a quella delle grandi migrazioni indoeuropee; la lingua basca è un ceppo linguistico a se stante (ergativo-assolutiva) e non ha analogie con nessun altra lingua indoeuropea (nominativo-accusative); queste stesse aree sono quelle dei costruttori dei megaliti e del successivo sviluppo della civiltà celtica.

Recentemente è stato pubblicato sul magazine PLOS ONE, uno studio di alcuni ricercatori italiani sui resti di un soggetto ibrido con padre Sapiens e madre Neandertal ritrovati presso il Riparo di Mezzena - Monti Lessini (VE). La ricerca è molto interessante ed ha carattere epocale perché si tratterebbe del primo ibrido di questo tipo ritrovato.

Se fosse possibile fare le analisi del cromosoma Y dei resti dell’ibrido di Mezzena si potrebbe capire la posizione di questa mutazione nell' haplotree del R1b e identificare il relativo marker, allora forse potremmo dare una conferma alla struttura dell’albero genealogico del graal.

Questo supporta la possibilità avanzata anche in alcune puntate del nostro podcast nel quale, riprendendo il passo biblico di Genesi 6,1-4) dove leggiamo:

“... C'erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s'accostarono alle figliole dell'uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità... ”

La mitologia biblica ci sta descrivendo cosa succedeva quando un "figlio di dio" si univa con una bella "figlia degli uomini" ai tempi dei ‘giganti’ ovvero durante il pleistocene, periodo caratterizzato dalla megafauna.

Anunnaki + Sapiens = Nephilim

I Nephilim antidiluviani che, se seguiamo i filoni di ricerca già affrontati dal Progetto Atlanticus dovrebbero avere avuto caratteristiche genetiche e fenotipiche ben specifiche rappresentate da:

- occhi azzurri o verdi
- capelli biondi (o rossicci come i Neanderthal)
- aplogruppi caucasici
- altezza media maggiore dello standard (come i cro-magnon)

Nephilim che sarebbero poi diventati gli "uomini famosi dell'antichità", quindi eroi, semi-dei, sovrani delle prime civiltà umane post-diluviane dando origine ai ceppi originari degli alberi genealogici dell’aristocrazia nobiliare che formano nella sostanza la cosiddetta stirpe del graal.

Ma cosa sarebbe accaduto dall'ulteriore unione tra un Nephilim e un Sapiens?!?!

Nephilim + Sapiens = ?

Possiamo pensare che:

- Nephilim + Sapiens = Nephilim di 2°livello
- Nephilim di 2° + Sapiens = Nephilim di 3°
- Nephilim di 3° + Sapiens = Nephilim di 4°
- .... = Nephilim di N°


Il che significa che l'umanità odierna è già ora in buona sostanza descrivibile come un mix di Nephilim di vario livello.

Gli Anunnaki della mitologia sumera ormai non esistono più e ciò che consideriamo Sapiens Sapiens (noi) non è altro che una diversa gradazione di DNA Nephilim. Come passare dal bianco al nero attraverso una scala di grigi.

Troviamo corrispondenze ai Nephilim antidiluviani nei leggendari Atlantidei delle tradizioni più antiche di molte razze diverse. Il gran re di prima del diluvio, per i musulmani, si chiamava Shedd–Ad–Ben–Ad, ossia Shed–Ad, figlio di Ad, o di Atlantide.

Tra gli Arabi, i primi abitanti del loro paese erano noti come Aditi, dal nome del progenitore Ad, nipote di Cam. Questi Aditi erano probabilmente gli abitanti di Atlantide o Ad–lantis

"Sono impersonati da un monarca a cui tutto viene attribuito, e che si dice sia vissuto per diversi secoli". (Lenormant e Chevallier, "Ancient History of the East", vol. II, p. 295).

Ad proveniva dal nord–est. "Sposò un migliaio di mogli, ebbe quattromila figli e visse milleduecento anni. I suoi discendenti si moltiplicarono notevolmente. Dopo la sua morte i suoi figli Shadid e Shedad regnarono in successione sugli Aditi. Al tempo di quest’ultimo, il popolo di Ad era composto da un migliaio di tribù, ognuna composta di diverse migliaia di uomini.

Grandi conquiste sono attribuite a Shedad, e si dice che gli fossero sottomessi, tutta l’Arabia e l’Iraq. La migrazione dei Cananei, il loro insediamento in Siria, e l’invasione dei Pastori in Egitto sono attribuiti, secondo molti scrittori arabi, a una spedizione di Shedad". (Ibid., p. 296).

Shedad costruì un palazzo ornato di colonne superbe, e circondato da un magnifico giardino. Si chiamava Irem.

"Era un paradiso che Shedad aveva costruito a imitazione del paradiso celeste, delle cui delizie che aveva sentito parlare". ("Ancient History of the East", p. 296).

In altre parole, un’antica, potente razza conquistatrice, che praticava il culto del sole, invase l’Arabia agli albori della storia, erano i figli di Ad-lantide: il loro re cercò di creare un palazzo e un giardino dell’Eden come quelli di Atlantide.
Gli Aditi sono ricordati dagli Arabi come una razza grande e civile.

"Essi sono rappresentati come uomini di statura gigantesca, la loro forza era pari alle loro dimensioni, e spostavano facilmente enormi blocchi di pietra". (Ibid.)

Erano architetti e costruttori. "Innalzarono molti monumenti al loro potere, e quindi, fra gli arabi, nacque l’usanza di chiamare le grandi rovine "costruzioni degli Aditi".

Ancora oggi gli arabi dicono "vecchio come Ad". Nel Corano si fa allusione agli edifici costruiti su "alti luoghi per usi vani", espressioni che dimostrano che si ritiene che la loro "idolatria fosse stata contaminata con il Sabeismo o culto delle stelle". (Ibid.)

"In queste leggende," dice Lenormant, "troviamo tracce di una nazione ricca, che erigeva grandi costruzioni, con una civiltà avanzata, analoga a quella della Caldea, che professava una religione simile a quella babilonese, una nazione, in breve, nella quale il progresso materiale si congiungeva ad una grande depravazione morale e a riti osceni.

Questi fatti devono essere veri e strettamente storici, perché si ritrovano dappertutto tra gli Etiopi, come tra i Cananei, i loro fratelli per l’origine comune".
Non manca neppure in questa tradizione una grande catastrofe che distrugge l’intera nazione Adite, ad eccezione di pochissimi che scappano perché avevano rinunciato all’idolatria. Una nuvola nera invade il loro paese, da cui procede un uragano terribile, che spazza via tutto: il Diluvio.

I primi Aditi furono seguiti da una seconda razza di Aditi, probabilmente i coloni scampati al Diluvio. Il centro del loro potere era nei dintorni del paese di Saba. Questo impero resse per mille anni. Gli Aditi sono rappresentati nei monumenti egiziani come molto simili agli stessi Egiziani, in altre parole erano una razza rossa o bruciata dal sole: i loro grandi templi erano piramidi, sormontate da edifici. ("Ancient History of the East", p. 321).

"I Sabei", dice Agatarchide ("De Mari Erythræo", p. 102), "hanno in casa un numero incredibile di vasi e utensili d’ogni genere, letti d’oro e d’argento, e tripodi d’argento, e tutti i mobili di straordinaria ricchezza.

I loro edifici hanno portici con colonne rivestite d’oro, o sormontate da capitelli in argento. Sui fregi, gli ornamenti, e le cornici delle porte, mettono targhe d’oro incrostate di pietre preziose".

Tutto questo ricorda una delle descrizioni fornite dagli spagnoli dei templi del sole in Perù. Gli Aditi adoravano gli dèi dei Fenici, ma con nomi leggermente cambiati, "la loro religione era soprattutto solare ... In origine era una religione senza immagini, senza idolatria, e senza un sacerdozio”. (Ibid., p. 325.) Essi "adoravano il sole dalle cime delle piramidi". (Ibid.) Essi credevano nell’immortalità dell’anima.

In tutte queste cose vediamo rassomiglianze con gli Atlantidei e con il fenotipo che collega tutti i protagonisti del nostro passato.

Focalizziamo l’attenzione ora a un’altra razza antica, la famiglia indo–europea, la razza ariana.

In sanscrito Adim significa in primo luogo. Tra gli indù il primo uomo si chiamava Ad–ima, la moglie era Heva. Essi si stabilirono su un’isola, che si dice essere Ceylon; lasciarono l’isola e raggiunsero la terra ferma, quando, a causa d’un sommovimento terrestre di grande importanza, la loro comunicazione con la terra madre fu tagliata per sempre. (Vedi "Bible in India").

Qui sembra di vedere un ricordo della distruzione di Atlantide.

Bryant dice: "Ad e Ada significano il primo. "I Persiani chiamavano il primo uomo "Ad–amah". "Adone" era uno dei nomi del Dio Supremo dei Fenici, da esso è derivato il nome del dio greco "Ad–one". L’Arv–ad della Genesi era l’Ar–Ad dei Cusciti, ora conosciuto come Ru–Ad. Si tratta di una serie di città collegate su dodici miglia di lunghezza, lungo la costa, piene di rovine massicce e gigantesche.

Sir William Jones fornisce la tradizione dei Persiani, sin dalle epoche più antiche. Egli dice: "Moshan ci assicura che, a giudizio dei persiani più informati, il primo monarca dell’Iran e di tutta la terra fu Mashab–Ad, che ricevette dal Creatore, e promulgò tra gli uomini, un libro sacro, scritto in un linguaggio celeste, a cui l’autore musulmano dà il titolo arabo di ‘Desatir,’ o ‘Regolamenti’.

Mashab–Ad era, a giudizio degli antichi persiani, la persona soprevvissuta alla fine dell’ultimo grande ciclo, e di conseguenza il padre del mondo attuale.

Lui e sua moglie erano sopravvissuti al ciclo precedente, furono benedetti con una prole numerosa, piantarono giardini, inventarono ornamenti, forgiarono armi, insegnarono agli uomini a prendere il vello di pecora per farne capi d’abbigliamento; costruirono città, palazzi, borghi fortificati, e intrapresero le arti e il commercio".

Abbiamo già visto che le divinità primordiali di questo popolo sono identiche ali dèi della mitologia greca, ed erano in origine i re di Atlantide. Ma sembra che queste antiche divinità raggruppate fossero note come "gli Aditya”, e in questo nome "Ad–itya" troviamo una forte somiglianza con il semitico "Aditi" e un altro ricordo di Atlantide, o Adlantis.

In considerazione di tutti questi fatti, non si può dubitare che le leggende dei "figli di Ad", "gli Adites" e "gli Aditya," facciano tutte riferimento ad Atlantide.

George Smith, nel racconto caldeo della creazione (p. 78), decifrato dalle tavolette babilonesi, mostra che vi era una razza originale di uomini, all’inizio della storia caldea, una razza oscura, chiamata Zalmat–qaqadi, o Ad–mi, o Ad–ami, ed erano la razza "che era caduta", e si distinguevano dai "Sarku, o la razza della luce".

La "caduta" si riferisce probabilmente alla loro distruzione da un diluvio, in conseguenza del degrado morale e dell’indignazione degli dèi. Il nome di Adamo appare chiaramente in queste leggende, ma come il nome di una razza, di una etnia o genalogia ben specifica, non di un uomo.

La Genesi (cap. V, 2) dice chiaramente che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina, e "gli ha dato il nome di Adam. "Vale a dire, quella gente si chiamava Ad–ami, la gente di "Ad", o Atlantide.
"L’autore del Libro della Genesi", dice Schœbel, "parlando di uomini che erano stati inghiottiti dal diluvio, li chiama sempre ‘Haadam’, ‘umanità Adamita’".

La razza di Caino visse e si moltiplicò lontano dalla terra di Seth, in altre parole, lontano dal paese distrutto dal diluvio. Giuseppe Flavio, che ci dà la primitiva tradizione degli ebrei, dice (cap. II, p. 42) che "Caino viaggiò per molti paesi", prima di arrivare nella terra di Nod.

La Bibbia non dice che la razza di Caino perì nel diluvio. "Caino si allontanò dalla presenza del Signore”, non chiamò il suo nome, le persone che furono distrutte erano i "figli di Geova". Tutto questo indica che colonie di grandi dimensioni erano state inviate dalla madrepatria, prima che affondasse nel mare.

Al di là dell’oceano si trova che il popolo del Guatemala rivendica la propria discendenza da una dea chiamata At–tit, o nonna, che visse per quattrocento anni, e per prima insegnò il culto del vero Dio, che poi fu dimenticato. (Bancroft, "Native Races", vol. III, p. 75). Mentre la famosa pietra messicana del calendario mostra che il sole era comunemente chiamato Tonatiuh, ma quando ci si riferisce ad esso come il dio del Diluvio esso è chiamato Atl–tona–ti–uh, o At–onatiuh. (Valentini, "Mexican Calendar Stone", art. Maya Archaeology, p. 15).

Si trovano così i figli di Ad (i figli di Adamo) alla base di tutte le genealogie aristocratiche più antiche di uomini, cioè gli Ebrei, gli Arabi, i Caldei, gli Indù, i Persiani, gli Egizi, gli Etiopi, i Messicani e i Centroamericani; testimonianza che tutte queste razze facessero riferimento per le loro origini ad un vago ricordo di Ad–lantis, origine dell’aplogruppo in oggetto, il cui punto di ripartenza è da ricercarsi nel Caucaso.

Con l'unica particolarità che chi appartiene ai Nephilim, ai figli di Adamo, di livello più alto, avendo preservato una 'certa' linea di sangue (o stirpe) e non avendo "imbastardito" il loro sangue con continui incroci con i Sapiens oggi, così come decine di migliaia di anni fa, sono ancora coloro che nella sostanza controllano il mondo appartenendo alla sopraccitata stirpe del graal.

E’ la Bibbia stessa in Genesi al Capitolo 10 dopo aver enucleato la ricca e complessa genealogia adamitica fino ai figli di Noè, conosciuta come Tavola delle Nazioni, a concludere dicendo

Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.

Ovvero, le famiglie dei figli di Noè vengono a rappresentare l’origine delle stirpi nobiliari che si troveranno a governare le nazioni, popoli e terre, dopo il Diluvio Universale, discendendo dall’Ararat, passando per Gobekli Tepe attraverso i popoli mesopotamici, fino alla stirpe di Abramo, che è soltanto una dei tanti rami ‘aristocratici’ discendenti di Noè, di quel Noè descritto con fenotipo particolare che lo riconduce immediatamente al cro-magnon rappresentante dell’aristocrazia atlantidea. Stirpe di Abramo che verrà selezionata da Yahweh, uno dei Nephilim escluso dall’assegnazione di popoli e terre riconosciuta e dalla conseguente promozione al ruolo di Elohim.

Lo storico ebreo-romano del I secolo Flavio Giuseppe, nel suo Antichità giudaiche Libro 1, Capitolo 6, fu tra i primi a tentare di assegnare etnie note ad alcuni dei nomi elencati in Genesi 10 collegando i nomi che vi vengono citati con le popolazioni e le etnie dell’area mesopotamica-caucasica.

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Se fossimo in grado di continuare il lavoro di Giuseppe Flavio facendo seguire a quei nomi le discendenze nel corso dei secoli successivi, attraverso la storia di popoli e imperi anche più vicini a noi come Etruschi o Romani, riusciremmo a comprendere meglio le dinamiche di potere sottese alla caduta dell’Impero Romano, alla nascita della Chiesa Romana e al ruolo di popoli come Celti, Goti, Longobardi le cui famiglie reali rappresentano anch’esse discendenze di quell’antico ceppo (e lo studio degli aplogruppi lo dimostrerebbe).

Ripartendo infatti dalla teoria Kurgan sostenuta da Marija Gimbutas possiamo ora identificare questo popolo, o meglio la stirpe reale che lo governava, come discendente da Iafet, uno dei figli Nephilim del Nephilim Noè e pertanto portatore di un particolare retaggio genetico proprio della stirpe aristocratica posta al vertice della piramide sociale dei Kurgan.

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Il modello sociale imposto vede come elementi dominanti la forza fisica e l'autorità maschile relegando la figura della donna (e della sua spiritualità) a un livello di schiavitù e di concubinaggio forzato. L'ordine anarchico venne represso, fu introdotto il concetto di proprietà (che poi sfocerà nella monetizzazione, nel mercato) soppiantando un efficace sistema economico basato sul dono.

Da questa logica oppressiva nacque quella che la storiografia ufficiale, riconosce come la "nostra" civiltà, le prime monarchie, i primi regni... omettendo tutto ciò che di buono vi era prima in una arcadica società così come venne progettata per l'uomo da Enki, dopo il diluvio, con il processo di Rinascita, grazie alla quale ebbero origine le prime società umane, tra cui i Sumeri, appunto poi soppiantate dall'arrivo degli Indoeuropei.

E' solo dopo il loro arrivo infatti che la linea del tempo inizia a registrare gli accadimenti storici che studiamo sui libri di testo, relegando alla figura di semplici miti ciò che precedeva la storia. Una storia prima della storia, volutamente cancellata dalla storia.

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Se come abbiamo detto ad Harran la tribù di Abramo (che ancora non è nazione di Israele, in quanto sarà Giacobbe a ricevere questo incarico da Dio), si divide in tre sottotribù:

- Una prima tribù, volge a sud, verso la palestina, e la Bibbia seguirà le vicende di questa, poiché da essa nascerà la nazione di Israele, prediletta dal Signore (ovvero Yahweh)

- Una seconda tribù si dirigerà a nord, risalendo il Danubio e occupando perciò la parte nord dell’Europa fino all’Irlanda dove verranno ricordati come i Tuatha de Dana.

- Una terza prenderà la via del mare dando origine a tutta una serie di popoli che saranno noti per le loro abilità guerriere tanto da venire utilizzati come soldati mercenari e guardie del corpo del faraone (Shardana) in Egitto.

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osservando come questi, muovendosi per le terre d’Europa, si integrano e si mischiano con le precedenti genti indo-europee giunte da est definite nelle ricerche della Gimbutas come Kurgan allora possiamo comprendere come il retaggio genotipico e fenotipico collegato alla stirpe del Graal si sia diffuso in tutto il continente diventando sostanzialmente il fil rouge delle stirpi aristocratiche ed elitarie nella storia, anche ini popoli minori come il popolo dei Dauni i quali potevano essere imparentati proprio con gli Shardana (Notare la presenza della sillaba DAN, derivante dalla tribù di DAN) e nell’intero corpo dei popoli del mare del Mediterraneo, i cosiddetti popoli pelasgici.

All’interno di questo complesso insieme di rami del grande albero genealogico del Graal le cui radici affondano nella genealogia Anunnaka, il tronco nei patriarchi antidiluviani e nella gente adamitica (cainiti e sethiani) conosciuti con nomi diversi tra i popoli che ricordano la civiltà antidiluviana di cui essi rappresentavano l’elite come sovrani mitologici e semidei, e i rami nelle dinastie nobiliari aristocratiche che dai popoli antichi arrivano fino ai giorni nostri vi è un ramo particolare che collega, Abramo, Davide, Gesù e l’aristocrazia europea passando per Visigoti e Ostrogoti e altre delle popolazioni che sostituirono il predominio di Roma in Europa.

Emblematico a tale riguardo è il caso dei I Gonzaga hanno legato indissolubilmente il loro nome, la loro storia e la loro fortuna alla città di cui divennero Signori da quel 16 Agosto 1328, giorno in cui il capostipite della dinastia, Luigi, con la sua astuzia e con la sua ferocia eliminò Passerino Bonaccolsi e prese possesso di Mantova.

Mantova che da quasi duemila anni custodisce fra le sue mura la più preziosa reliquia di tutta la Cristianità: il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, il Sangue del Re dei Re, il “Sang Real”, portato a Mantova, dalla Palestina, da Longino, il soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Cristo. A seguito delle persecuzioni dei Romani lo stesso nascose nell’orto dell’ospedale per i pellegrini (ove attualmente sorge la Basilica di S. Andrea) il Sangue di Cristo, prima di essere ucciso per decapitazione il 2 dicembre del 37 d.C. Passarono diversi secoli prima che nel 804, S. Andrea, apparso in sogno ad un fedele, indicasse ove era nascosta la Reliquia; il Papa Leone III saputo della scoperta si recò a Mantova con l’Imperatore Carlo Magno ove accertò la veridicità del ritrovamento tanto che l’Imperatore riportò con sé a Parigi una particella del Preziosissimo Sangue per collocarla nella Cappella Reale.

Successivamente nel 923 o 924 le reliquie furono di nuovo nascoste temendo l’invasione degli Ungari e solo nel 1048, S. Andrea riapparve in sogno al mendicante tedesco Adalberto indicandogli dove ritrovare la Reliquia che era stata nascosta nell’orto di S. Andrea (nel luogo in cui era posto l’ospedale dei pellegrini, dedicato poi a S. Maddalena, era nel frattempo sorto un oratorio).

Signori di Mantova in quel periodo erano Bonifacio di Canossa e la moglie Beatrice di Lorena, genitori di colei che sarà chiamata la vice-regina d’Italia Matilde di Canossa, i quali parteciparono al ritrovamento. Da quel momento e fino al 1848 il Preziossimo Sangue rimarrà ininterrottamente custodito fra le mura della chiesa di S. Andrea a Mantova.

E i Gonzaga? Essi probabilmente ritenevano di essere la “stirpe” destinata, per nobiltà, purezza, discendenza a custodire per diritto divino il “Sang Real”.

Tale riconoscimento viene a mio parere “consacrato” di fronte a tutte le famiglie nobili d’Europa quando l’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, legato ai Cavalieri Teutonici e Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Dragone (si dice l’ordine cavalleresco più antico al mondo), di ritorno da Roma dove era andato per farsi cingere della corona imperiale si ferma a Mantova il 22 settembre 1433 ad investire del titolo di Marchese dell’Impero Gianfrancesco Gonzaga e per dare ai Gonzaga un nuovo stemma araldico molto interessante, come lo descrivono le cronache di allora “…li diede uno scudo con l’arma delle quattro aquile in campo bianco, distinto da una croce rossa (n.d.a.Croce rossa patente)…”.

Ora, se le aquile inquartate nello stemma stanno a significare la sottomissione dei Gonzaga all’Impero , neppure il maggior esperto di araldica gonzaghesca da me interpellato ha saputo rispondere alla domanda sul significato della croce rossa patente. Tutti sanno che la croce rossa patente in campo bianco era l’emblema con il quale si riconoscevano i Templari, pertanto ritengo che l’inserimento di tale segno nello stemma araldico stesse ad indicare “a coloro che sapevano” che i Gonzaga erano legati con i discendenti dell’Ordine Templare: i cavalieri del Priorato di Sion!

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A rafforzamento di tale tesi bisogna dire che circa cento anni dopo, nel 1527, diventa Gran Maestro del Priorato di Sion (secondo quanto scritto nei “dossier segreti” custoditi nella Biblioteca Nazionale di Parigi) Ferrante Gonzaga, personaggio di primo piano nella storia italiana del Cinquecento, figlio di Isabella d’Este, la Signora del Rinascimento, che sarà Vicerè di Sicilia e poi Governatore di Milano per conto dell’Imperatore Carlo V e capitano delle sue truppe. Egli sarà anche il primo italiano ad essere insignito dell’onorificienza del Toson d’Oro.

Successivamente un altro Gonzaga diventerà Gran Maestro dell’Ordine del Priorato di Sion: Luigi di Gonzaga.

Vorrei soffermarmi anche in questo caso sull’importanza dello stemma araldico di questa famiglia che era costituito, stranamente, dall’insieme degli stemmi araldici delle famiglie che si erano imparentate con i Nevers ed i Gonzaga (i Cleves, i La Marck, gli Artois e poi ancora Brabante, Borgogna, Rethel, Albret-Orval, Alençon, Boemia, Aragona, Bar, Sassonia, fior fiore della nobiltà europea) ed in cui erano inquartati i tre stemmi araldici che indicavano una discendenza imperiale-divina: l’Aquila di Bisanzio, la Croce di Costantinopoli e la Croce di Gerusalemme.

Se prendiamo atto che l’araldica in quell’epoca era un “scienza esatta” e che niente veniva inserito negli stemmi senza un preciso significato, occulto o palese, possiamo capire l’importanza di quanto sopra descritto e ad ulteriore conferma di quanto detto, vorrei citare la conclusione tratta da F. Cadet de Gassicourt e dal Barone Du Roure de Pauline nel loro libro “L’ermetismo nell’arte araldica” (Ed. Arkeios): “…che, anche per tutte le armi la cui origine ci è attualmente sconosciuta, un’idea abbia per forza dovuto presiedere alla loro scelta…Partendo dunque dal principio che nel Medio Evo molti personaggi, non dei minori, fossero affiliati a sette occulte - Templari, Rosacroce, antichi massoni, ecc.- abbiamo supposto, non senza verosimiglianza, che la maggior parte dei membri di quelle società segrete abbiano nel loro blasone dei simboli che permettessero di farsi riconoscere fra di loro, senza fare scoprire ai profani ciò che doveva restare nascosto…”

I Gonzaga, inoltre, si dichiaravano discendenti dalla stirpe merovingia. A riprova di ciò alcuni anni fa fu battuto ad un asta un gigantesco albero genealogico dei Gonzaga che iniziava indicando come capostipite addirittura Genebaldo, antenato di Meroveo fondatore della dinastia merovingia, appartenente alla stirpe dei Franchi Sicambri, Primo duca dei Franchi Occidentali, morto nel 356 o nel 358.E’ chiaro che il discendere dalla stirpe merovingia era importantissimo per i Gonzaga, poiché se i Merovingi discendevano direttamente dalla stirpe di Gesù Cristo ( come è anche teorizzato nel libro di Baigent, Leigh e Lincoln: “Il Santo Graal”) allora anche nelle vene dei Gonzaga scorreva il “Sang Real”,quindi si sentivano legittimati a custodire il “Preziosissimo Sangue” .

Numerosi altri sono gli elementi di collegamento fra i Gonzaga ed il Santo Graal,basti pensare all’attrazione che essi avevano per il primo grande romanzo della cultura occidentale, quello riguardante Re Artù ed i Cavalieri della Tavola Rotonda, ove erano presenti tre temi: La Dama, il Re ed il Graal, tanto da custodire nel loro palazzo un’importante biblioteca di codici cavallereschi e di manoscritti narranti le gesta di Lancillotto, Parsifal ed i Cavalieri della Tavola Rotonda. Oppure basti osservare visitando palazzo Gonzaga a Mantova la sala detta “del Pisanello”, così chiamata dal nome dell’autore che dipinse gli affreschi e le sinopie che coprono le pareti di questo magnifico ambiente (che sembra fosse destinato in passato a sala delle riunioni dei cavalieri più importanti del ducato oppure di qualche ordine cavalleresco sconosciuto) rappresentanti alcune scene del torneo di Louverzep tratte dal romanzo “Queste du Graal”.

L’articolo di Marcuzio Isauro “Et in Arcadia ego”, apparso sul n. 2 di questa Rivista ed in particolare il paragrafo riguardante “I Conti di Collalto”, hanno evidenziato incredibili coincidenze fra la storia dei Collalto stessi e quella dei Gonzaga, a partire dal rapporto con Sigismondo di Lussemburgo, il Toson d’Oro, i Merovingi, oltre al fatto che le famiglie strinsero anche legami di parentela nel corso dei secoli poichè Scipione I Collalto sposò Eleonora Gonzaga e una Collalto, Silvia, si unì in matrimonio con Federico Gonzaga. Ma è soprattutto quel senso di appartenenza a quelle che io chiamo “le famiglie del Graal”, la cosa che più le unisce.

Ritengo infatti che siano esistite ed esistano tuttora in Europa, famiglie di antichissima nobiltà, legate fra di loro, oltre che da vincoli di parentela, anche da un legame fortissimo dovuto al fatto di ritenere di essere discendenti della “Stirpe Divina”, la Stirpe del “Sang Real”.

Ricostruendo l’albero genealogico di questa stirpe attraverso i secoli, sono certo, troveremo molte risposte ai quesiti che spesso rimangono senza risposta.

Fonti:
http://culturadaunia.altervista.org/cul ... Dauni.html
http://bighipert.blogspot.it/
http://bighipert.blogspot.it/2013/11/le ... gitto.html
http://bighipert.blogspot.it/2013/05/ce ... a-dai.html
http://www.latlantide.it/storia/popoli_mare.htm

Ricordiamo il sito dell'autore
http://progettoatlanticus.net

E il podcast collegato
http://atlanticast.com


Ultima modifica di Atlanticus81 il 26/12/2014, 19:39, modificato 1 volta in totale.


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Nell'ottica del thread mi piacerebbe approfondire il ruolo dei Merovingi e la loro origine genealogica.

[8D]



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Mi metterò subito all' opera domani su questo punto allora.


Intanto, ricollegandomi al discorso della origine dei Romani secondo il mito dell' Eneide ti lascio l' informazione richiesta su FB su Enea:

era figlio della dea greca Afrodite (la romana Venere) e del mortale Anchise, cugino del Re di Troia Priamo.



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Cita:
Aztlan ha scritto:

Enea era figlio della dea greca Afrodite (la romana Venere) e del mortale Anchise, cugino del Re di Troia Priamo.


Giustappunto un semi-dio risultato dell'unione tra una dea (anunnaka?) e un umano, sempre che Anchise non sia anch'esso un mezzo sangue Anunnako-Sapiens, ovvero appartenente alla stirpe Nephilim di cui parlavo nel post di apertura anche se da Wikipedia non sembrerebbe

http://it.wikipedia.org/wiki/Anchise

Afrodite, ovvero la romana Venere e la babilonese Ishtar se non erro, dei cui simboli sono stracolmi i videoclip musicali contemporanei

[;)]

Quindi già troviamo Enea COMUNQUE risultato dell'unione di "figli di dio" e "figli di uomini", anzi, direttamente figlio di una dea quindi portatore di un elevato tasso di genotipicità 'sacra' per così dire.

In sostanza Enea è, alla luce della chiave di lettura di questo e degli altri thread citati in apertura, un NEPHILIM di altissimo rango in quanto Afrodite/Ishtar/Inanna è certamente 100% Anunnaka originale il cui DNA ancora non si è diluito imbastardendosi troppo con i Sapiens.

E da Enea sorge la stirpe dalla quale nascerà Rea Silvia, madre di Romolo il quale che fonderà Roma (forse passando prima per alcune famiglie etrusche). Nota bene... Rea Silvia ebbe Romolo unendosi con il dio Marte (e quindi ecco di nuovo il mix dio-umano) rendendo di fatto anche Romolo un semi-dio, eroe, uomo famoso di cui parla la Bibbia in quel famoso passo di Genesi.

Il retaggio genetico dei sopravvissuti al diluvio rappresentati dal pantheon classico sopravvive nei secoli nelle stirpi nobiliari della storia.

Grazie Aztlan per questo tuo preziosissimo contributo... non so cosa darei per conoscere l'aplogruppo di Rea Silvia!

[:p]



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MessaggioInviato: 29/12/2014, 13:33 
caro Atlanticus

http://mitologia.dossier.net/rea-silvia.html

ma c'è tanto altro
ciao
mauro



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La dinastia merovingia



Nel 1906 l' egittologo britannico Flinders Petrie suggerì che i Marvingi registrati da Claudio Tolomeo (o Tolemeo) come presenti presso il Reno fossero gli antenati della dinastia Merovingia.


Dei primi personaggi della dinastia si raccontano vicende in gran parte leggendarie:

secondo le Grandi Cronache di Francia (Grandes Chroniques de France) di Gregorio di Tours,

il primo re dei Franchi sarebbe stato Faramondo (Pharamond),
figlio del duca dei Franchi, Marcomero (Marcomer o Marcomir).


Eletto re dei Franchi nel 420,
Faramondo avrebbe suddiviso il suo popolo in due metà,
e alla testa dei Franchi Salii avrebbe passato il Reno per stanziarsi in Francia,
mentre i Franchi Ripuari o Renani sarebbero rimasti nella zona di Colonia e nell'attuale regione tedesca della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Dopo la morte di Faramondo nel 428, gli sarebbe succeduto il figlio, Clodione il Capelluto (Clodion le Chevelu),
che Gregorio di Tours considerava il primo dei re dei Franchi [Salii NdA].

Respinto dalla Gallia dal generale romano Flavio Ezio, si spostò a saccheggiare la Turingia.
Sconfitto una seconda volta in battaglia, negoziò la pace, ma la ruppe per impadronirsi di Tournai e Cambrai (Camaracum), da cui fu nuovamente cacciato.
Infine firmò un patto di alleanza con l'impero (foedus),
con il quale gli venne consentito di stanziarsi all'interno dell'impero, nella regione di Tournai, provvedendo in cambio a difenderne i confini.


Alla morte di Clodione nel 448 gli succedette Meroveo (fr. Mérovée, ingl. Merovech, latinizzato Meroveus, Merovius),


Qui le cose si complicano.


Meroveo è una figura centrale: è infatti colui che dà nome alla dinastia,
ma la sua esistenza è dubbia.


Non si può neppure escludere, ma potrebbe essere pure un personaggio mitico.

I Re Merovingi si sono sempre fregiati di discendere da lui e non hanno mai messo in dubbio la sua esistenza.


Ammettendo la sua esistenza, anche le sue origini non sono chiare.

Persino il suo nome, da cui viene quello di una dinastia, ha diverse possibili origini e significati.


Vediamo cosa dicono in dettaglio su questa figura le pagine Wikipedia
in lingua italiana (per molti versi la più completa), inglese e francese (queste ultime da me tradotte)
integrando le varie informazioni:



La prima dinastia reale franca chiamò se stessa Merovingia ("i discendenti di Meroveo") in suo onore, sebbene nessuna altra prova storica esista che Meroveo sia mai vissuto.

I re merovingi non hanno mai messo in dubbio la sua esistenza e si gloriavano di appartenere al suo lignaggio.


Il nome


Dalla pagina inglese:

Il suo nome sarebbe una latinizzazione di una forma vicina all' antico alto germanico nome di Marwig, "famoso in combattimento" (cfr. "mari" famoso e "wig" combattimento).

Dalla pagina francese:

Il suo nome si può tradurre come "famoso in combattimento".
Proverrebbe dal franco "mare", "méere" "reputazione" e "vech", "battaglia", "combattimento" [ qual' è l' etimologia giusta? NdT ].

Dalla pagina italiana apprendiamo che il suo nome significherebbe "figlio del mare" in accordo con la leggenda sulla sua nascita, che vedremo più avanti


Sarebbe vissuto nella prima metà del V secolo.

Si dice che sarebbe stato tra i numerosi re e signori della guerra barbari che unirono le forze con il generale romano Ezio contro gli Unni di Attila nella battaglia dei Campi Catalaunici in Gallia.


Non esistono molte informazioni su di lui.

Non è noto se Meroveo, da cui la dinastia prese il nome, rappresentasse una figura puramente mitica o se la sua esistenza fosse concreta.

Ammessa la sua esistenza, la sua ascendenza precisa non è nota.


Gregorio di Tours scrisse che "alcuni dicono che Meroveo, il padre di Childerico, discendeva da Clodione", ma questo è l'unico riferimento che fa a Meroveo nel suo lavoro[4].

Un anonimo monaco dell'Abbazia di Saint-Denis, dell'VIII secolo, nel suo Liber Historiæ Francorum,
commentando che Meroveo diede il suo nome alla dinastia merovingia lo cita come successore e discendente ("Merovechus de Genere eius") di Clodione.

È possibile che Meroveo succedette a Clodio come capo dei Franchi nella Gallia romana.

Comunque Gregorio di Tours lo citò ma non è chiaro se fu figlio di Clodione o se prese il potere alla sua morte.


È più probabile, secondo altri studiosi, che non fosse figlio di Clodione, ma solo suo parente:

secondo la tradizione germanica, il re successore poteva anche non essere figlio del precedente, né tanto meno esisteva la concezione della primogenitura: l'unica regola è che appartenesse alla tribù regale.


Molti oggi ammettono che questa formulazione trova la sua spiegazione in una leggenda riportata da Fredegario.


___________________

La leggenda del Quinotauro



Una leggenda, relativa ad una epoca più tardiva - la Cronaca di Fredegario (III, 9) - ne parla nel VII secolo:

inserendosi nel riferimento di Gregorio da Tours aggiunge che Meroveo fosse figlio della regina, moglie di re Clodione,

che già incinta, fu sedotta da un dio del mare, una "bestia di Nettuno somigliante a un Quinotauro", mentre faceva il bagno nell' oceano.

Incinta una seconda volta, le due linee di sangue si mischiarono per dare vita a una nuova dinastia

i cui membri erano investiti di grandi poteri e di un' aura di magia e sovrannaturale, caratteristica dei merovingi.


Questa leggenda giustifica il nome Meroveo: "figlio del mare".


Il Quinotauro:


Il Quinotauro è un mitico mostro marino menzionato nel VII secolo nella Cronaca di Fredegario.

Ci si riferisce ad esso come "bestea Neptuni Quinotauri similis", cioè la bestia di Nettuno che rassomiglia a un quinotauro.

Il nome, che traslitterato dal latino significa "toro con cinque corna",
sembra unire a livello simbolico il tridente del dio del mare Nettuno e il viaggio in mare di Giove tramutato in toro durante il ratto di Europa oppure il mito del Minotauro.


Non si sa se questa sovrapposizione di miti diversi sia dovuta a già radicate leggende oppure sia da attribuire a Fredegario,
per cui non si sa se esistesse un leggendario mostro marino di questo genere nella mitologia franca, o se invece sia un'invenzione dell'autore.


Lo stupro suggerito e la susseguente relazione familiare del mostro attribuita alla mitologia franca corrispondono sia

all' etimologia indoeuropea di Nettuno (da PIE "nipoti", confronta anche l' Indo-Ariano "Apam Napat", "nipote dell' acqua)

che ai miti della fertilità collegati al toro nella mitologia greca,
dove ad esempio la principessa fenicia Europa viene rapita dal dio Zeus, nella forma di un toro bianco, per portarla a nuoto fino a Creta.

_______________________



Alcuni ricercatori hanno notato che Meroveo potrebbe essere il soprannome di un dio o semidio, figlio del mare ("mari" in lingua franca), adorato dai Franchi prima della loro conversione al cristianesimo.

E' stato suggerito anche che Meroveo si riferisca a, o sia reminiscente di, il fiume olandese Merwede, presso il cui corso originale, secondo gli storici romani, i Franchi Salii un tempo si trovavano.
Tuttavia l' etimologia non sembra confermare questa tesi.


Da qui in poi abbiamo figure storiche accertate



Alla morte di Meroveo nel 457 gli succedette il figlio

[Nota: il condizionale sarebbe d' obbligo data la natura incerta del personaggio cui si attribuisce la paternità]


Childerico I (Childéric),

fortunosamente liberato dalla prigionia degli Unni,
che in un primo momento fu cacciato dai nobili per le sue numerose avventure galanti.

Ospitato dal re di Turingia, ne sedusse la moglie Basina, che lo seguì al suo ritorno in Francia e lo sposò, malgrado il precedente matrimonio.

Combatté contro i Visigoti stanziati nel sud della Francia, che minacciavano Orléans e nel 468 sconfisse i Sassoni che minacciavano Angers e uccise Paolo, comandante militare gallo-romano a Soissons.

Durante il suo regno terminò nel 476 l'impero romano d'Occidente.


Conquistò alcune regioni della Germania e morì nel 481.

Fu sepolto a Tournai, dove la sua tomba fu scoperta nel XVIII secolo.

Il corredo funerario della tomba lo mostra in abiti e atteggiamenti romani
e vi sono ritrovati 200 denari d'argento romani e 90 soldi d'oro imperiali,
dimostrazione che il concetto di monetazione presso i merovingi era soggetto a sbagli volontari e involontari: si usavano le due monete indistintamente e si tendeva anche a contraffare le monete imperiali.

Le vittorie di Childerico I
contro i Visigoti, Sassoni e Alemanni gettarono le basi della terra merovingia.


Il figlio Clodoveo (Clovis I, 466-511)

Salito al potere nel 481 egli coalizzò le tribù dei franchi
ed iniziò una politica di espansione a spese di alemanni, turingi, burgundi (con i quali stese un'alleanza)
e visigoti (della Gallia del Sud, fino al 507 quando furono costretti a varcare i Pirenei),
occupando anche l'ultima enclave romana di Siagrio, nella valle della Senna.

Unì così la maggior parte della Gallia a nord della Loira intorno al 486 quando sconfisse Siagrio, il dominatore romano della regione.


Scelse come capitale Lutezia, poi chiamata Parigi, a conclusione del processo culminato verso il 490.

Vinse la battaglia di Tolbiac contro gli Alemanni nel 496.


L'espansione dei Franchi, che possedevano ormai quasi tutta la Gallia attirò l'attenzione di Teodorico, re degli Ostrogoti, che cercò di aiutare i Visigoti inviando loro delle truppe,
sia dell'imperatore Anastasio che invece cercò di allearsi con Clodoveo per ridimensionare i Goti ed ottenere la sua sottomissione formale.

L'offerta di Anastasio da una parte poteva legittimare le conquiste, ponendolo come ristabilimento dell'autorità sovrana romana rispetto ai suoi sudditi,
dall'altra li averebbe messi in lotta contro i popoli germani ben più vicini geograficamente e culturalmente.
Inoltre il regno dei franchi, che erano tra i popoli meno romanizzati, era l'ultimo ancora pagano in Europa occidentale.


Re Clodoveo fece allora una scelta singolare, cioè quella di convertirsi, imponendo il battesimo al proprio popolo,
ma non secondo la fede ariana, predominante nei popoli germanici (come gli stessi visigoti e ostrogoti),
ma secondo il credo niceno [ie cattolico] accettando la sottomissione solo e soltanto al vescovo di Roma.

La scelta ebbe una portata storica molto forte, in quanto i franchi furono il primo popolo che accettò il primato del papato.

Le ragioni di tale scelta possono essere individuate nella volontà di Clodoveo di legittimarsi direttamente da Roma (e dall'Impero delle origini quindi), non da Costantinopoli,
e di ribadire la propria identità nazionale con una scelta diversa da quella degli altri popoli germanici.

Accantonata la liturgia già in uso dai vescovi gallo-romani, Clodoveo fece applicare la liturgia e la disciplina del vescovo dell'Urbe, diventando i "figli primogeniti della Chiesa romana".

Dall'altra parte la conversione presentò anche alcuni rischi per la casa regnante, perché poteva scontentare i suoi maggiori fedeli di cultura pagana
e inoltre toglieva alla sua dinastia l'aura sacrale derivata dalle leggende.

Nella pratica comunque l'accettazione del cristianesimo non va vista come assoluta, poiché quelle popolazioni spesso avevano credenze religiose sincretiche e sicuramente convissero con i vecchi costumi religiosi e militari tradizionali.

L'Historia Francorum di Gregorio di Tours data la conversione di Clodoveo al Natale del 496,
respinta ormai da molti storici che la collocano al 506 alla vigilia del conflitto con gli ariani visigoti.

I principali artefici della conversione regale, sempre secondo Gregorio, furono la burgunda regina Clotilde e san Remigio, vescovo di Reims.


Dopo la conversione Clodoveo chiese ad Anastasio la dignità consolare, che ottenne ("proconsole") con le insegne relative.

Sconfisse decisivamente il regno visigoto di Toulouse nella battaglia di Vouillè nel 507.


Dopo la morte di Clodoveo, il suo regno venne diviso tra i suoi quattro figli, e lungo il secolo successivo la tradizione di suddivisione continuò.

Anche quando molti re Merovingi governavano simultaneamente i propri reami, il regno - non diversamente dal tardo Impero Romano - era concepito come una singola entità governata collettivamente da questi differenti re (nei propri reami)

in cui un rovescio degli eventi poteva risultare nella riunificazione dell' intero regno sotto un solo dominatore.


I quattro figli maschi di Clotario, unico rimasto dei figli di Clodoveo, divisero il regno in altrettante regioni, che negli anni successivi vennero anche allargate grazie a conquiste verso oriente e verso sud.

Neustria e Aquitania andarono a Cariberto, Austrasia e Alvernia e Provenza a Sigeberto I, Borgogna a Gontrano e la regione attorno a Tournai a Chilperico I.

La nascita in quei tempi della lingua francese rende bene l'idea di una popolazione prevalentemente gallo-romana (il francese è infatti lingua neolatina) assoggettata alla minoranza germanico-franca al potere.

Il retaggio culturale latino era ancora più forte nelle città del versante mediterraneo, dove infatti la lingua provenzale e occitana sono più marcatamente neolatine.

Restavano fuori dalla sfera di influenza franca lo stato degli Alamanni (più o meno l'attuale Svizzera), la Bretagna, l'Occitania e i vasconi (i Paesi Baschi) dell'area pirenaica.


Nel VI secolo il regno franco pativa una crisi per la disgregazione politica e le difficoltà dell'agricoltura.

I re Merovingi, per la loro debolezza cronica, vennero infatti chiamati Re fannulloni, forse proprio per il fatto che il loro potere ben presto si affievolì a favore di un casato di servi, i Pipinidi, poi detti Carolingi.

Una prima riunificazione era stata provata dalla regina d'Austrasia Brunechilde, a capo del regno in reggenza dei figli e poi, dopo la morte prematura di essi, dei nipoti.


Ma l'impresa riuscì nel 613. Clotario II di Neustria riuscì a ricomporre tutto il regno franco sotto la sua autorità,
avvalendosi dell'aiuto di due importanti esponenti dell'aristocrazia austrasiana, Arnolfo di Metz e Pipino di Landen.

Nello stesso anno Clotario mise a morte Brunechilde, che aveva perso l'appoggio della nobiltà.
A differenza di Brunechilde, Clotario doveva avere l'indiscutibile vantaggio per la nobiltà franca di lasciare un ampio margine di potere.

L'anno successivo egli legava la nomina dei vescovi alla sanzione reale.


Alla morte di Clotario (629), Arnolfo si ritirò in un monastero, morendo poco dopo in odore di santità,
mentre il nuovo re Dagoberto, sentendo forse l'oppressione della nobiltà austrasiana, spostò la corte da Metz a Lutezia (Parigi),
portandosi con sé Pipino, che nella nuova capitale aveva meno appoggi ed era più facilmente controllabile.
Nel 639 Dagoberto morì lasciando dei figli bambini e un anno dopo morì anche Pipino.

Nel 631 Grimoaldo, figlio di Pipino di Landen, riprendeva la carica di Maestro di Palazzo, credendo i tempi maturi per un colpo di mano, che intendeva assicurare il trono a suo figlio Childeberto. Ma l'opposizione della nobiltà reagì duramente trucidando nel 656 circa sia Grimoaldo che suo figlio.


Fu solo nel 687 che il nipote sia di Arnolfo di Metz che di Pipino di Landen, Pipino di Herstal, dopo aver guadagnato l'appoggio della nobiltà riuscì a diventare la nuova guida per i franchi,

rinsaldata dalla leggendaria vittoria di Carlo Martello a Poitiers e consacrata con Pipino il Breve, che fondò la dinastia reale pipinide-arnolfingia, poi detta carolingia, la quale considerando le linee materne discendeva dalla merovingia.


Leggende e cultura popolare


[Oltre alla succitata leggenda della nascita di Meroveo]

Secondo la medievale Legenda Aurea la Maddalena, dopo la crocifissione di Gesù, sarebbe fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza. Avrebbe poi risalito il Rodano.


La Legenda Aurea e la leggenda del concepimento di Meroveo sono le fonti del best seller del 1982 "The Holy Blood and the Holy Grail" di Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leigh.


I Merovingi sarebbero discendenti di Gesù e sarebbero sopravvissuti alla deposizione nel 751:

la Maddalena, incinta, risalì il Rodano raggiungendo la tribù dei Franchi,
che non sarebbero stati altro che la tribù ebraica di Beniamino nella diaspora, ed avrebbe avuto un figlio di nome Giacomo.

Il santo Graal non sarebbe altro che il sang real ovvero il sangue regale di questa stirpe.

La leggenda della nascita di Meroveo da un pesce si riferirebbe al primitivo simbolo della Cristianità, un pesce.


A parte la Legenda Aurea,
le uniche fonti citate dai tre autori per sostenere che i Merovingi discenderebbero da Gesù e dalla tribù ebraica di Beniamino
sono Les dossiers secrets del Priorato di Sion, una serie di documenti dattiloscritti depositati presso la Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni Sessanta.

Questi testi contengono complicate linee di discendenza ed elenchi di presunti Gran Maestri del Priorato (descritti come i custodi del vero segreto del Graal),
ma che le ultime ricerche hanno confermato inventate di sana pianta da Pierre Plantard per millantare una propria personale discendenza nobiliare dai Merovingi.


Questa teoria è stata ripresa nel 2003 da Dan Brown per il suo romanzo best seller "Il Codice da Vinci".


Fonte: Wikipedia (pagine inglese, francese e italiana sui Merovingi, Meroveo e il Quinotauro)


Ultima modifica di Aztlan il 29/12/2014, 20:44, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 10/01/2015, 09:39 
Prima ancora di Enea e della stirpe regale troiana fuggita dalla Turchia verso i lidi tosco-laziali abbiamo evidenza scientifica di altri popoli storici originari della medesima area: i minoici.

Cita:
I MISTERIOSI MINOICI ERANO EUROPEI

Una ricerca sul DNA suggerisce che i minoici, i costruttori della prima civiltà avanzata dell'Europa, erano veramente europei.

Tale conclusione, pubblicata oggi (14 maggio) nella rivista Nature Communications, deriva dal confronto del DNA preso da scheletri minoici di 4000 anni fa con materiale genetico estratto da persone moderne, vissute in tutta Europa e in Africa, nel passato e oggi.

"Ora sappiamo che i fondatori della prima civiltà avanzata dell’Europa erano europei," ha detto il co-autore dello studio George Stamatoyannopoulos, genetista umano presso l'Università di Washington. "Erano molto simili agli europei del Neolitico e ai cretesi di oggi".

Questo potrebbe sembrare intuitivo, ma tali risultati contestano in particolare una teoria di lunga data, che i Minoici antichi provenissero dall'Egitto.

Prima civiltà europea

La cultura minoica si sviluppò a Creta, che ora è parte della Grecia, e fiorì dal 2700 a.C. circa al 1.420 a.C. Alcuni credono che una massiccia eruzione del vulcano di Thera, sull'isola di Cantorini, abbia condannato questa civiltà dell'età del bronzo, mentre altri sostengono che gli invasori micenei rovesciassero il grande potere di quella nazione.

Al giorno d'oggi, i minoici rimangono famosi per il mito del Minotauro, un essere metà uomo e metà toro, che si favoleggiava fosse vissuto all'interno di un labirinto di Creta.

Quando l'archeologo inglese Sir Arthur Evans scoprì il Palazzo minoico di Cnosso, più di 100 anni fa, rimase esterrefatto dalla sua bellezza. Egli notò un'inquietante somiglianza tra l’arte minoica e quella egiziana e non credette che quella cultura fosse autoctona.

“Ecco perché Evans postulò che la civiltà fosse stata importata dall'Egitto o dalla Libia”, ha detto Stamatoyannopoulos a LiveScience.

Indizi genetici

Per verificare tale idea, il team di ricerca ha analizzato il DNA di antichi minoici scheletri che erano stati sigillati in una grotta nell’altopiano di Lassithi, a Creta, tra 3700 e 4400 anni fa. Hanno poi confrontato il DNA mitocondriale scheletrico, che è memorizzato in cellule energetiche e trasmesso attraverso la linea materna, con quello trovato in un campione di 135 prelievi, da moderne e antiche popolazioni circostanti, di Europa e Africa.

I ricercatori hanno trovato che gli scheletri minoici erano geneticamente molto simili agli europei moderni — e soprattutto vicini ai cretesi moderni, specialmente quelli dall'altopiano di Lassithi. Erano anche geneticamente simili agli europei del Neolitico, ma distinti dalle popolazioni egizianhe o libiche.

I risultati sono contro l’ipotesi di Evan e suggeriscono che furono popolazioni locali a sviluppare la cultura minoica, e non uomini di provenienza africana, .

"Era un periodo di eccitazione intorno al Mediterraneo", e perciò, se i minoici sicuramente hanno avuto contatti con i loro vicini africani attraverso il Mediterraneo, le somiglianze artistiche erano probabilmente il risultato dello scambio culturale, ha detto Stamatoyannopoulos.

Antica lingua?

I risultati suggeriscono che i minoici antichi probabilmente discendevano da un ramo di agricoltori dell’Anatolia (i territori che ora conosciamo come Turchia e Iraq) che emigrò in Europa circa 9000 anni fa. Se così fosse, i minoici possono aver parlato una proto-lingua derivata da quella eventualmente parlata da quei contadini dell'Anatolia, i ricercatori speculano.

Sapere che la lingua minoica ha radici indoeuropee potrebbe aiutare gli archeologi a decifrare la misteriosa scrittura Minoica, nota come lineare A, ha detto Stamatoyannopoulos. Le teorie prevalenti sostengono che quella minoica era una famiglia di lingue distinte.

L'analisi del DNA dalla grotta Lassithi è un "contributo", ha detto Colin Renfrew, archeologo del McDonald Institute for Archaeological Research presso l'Università di Cambridge, che non è stato coinvolto nello studio. Tuttavia, per fare un collegamento più chiaro con le migrazioni dall'Anatolia, i ricercatori dovrebbero paragonare il DNA minoico con più campioni di DNA provenienti dall’Anatolia antica e moderna, ha detto.

http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=527


E' abbastanza ragionevole pensare che il tronco dell'albero genealogico del "sang real" si trovi nel caucaso e in anatolia, esattamente dove ritroviamo Gobekli Tepe nei dintorni del Mar Nero da dove è iniziata, secondo l'impostazione del Progetto Atlanticus, la cosiddetta "Rinascita post-diluviana" guidata dai superstiti della civiltà antidiluviana.



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MessaggioInviato: 19/01/2015, 00:13 
I ceppi di appartenenza

Guerra o Pace - l'opinione di Sauberer-Himmel.De sull'attacco a Parigi.

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A dire il vero, per sapere chi c'è dietro gli attacchi a Parigi, dobbiamo per prima cosa applicare delle regole, le regole sono queste: Non credere alla versione ufficiale, che si sviluppa da parte dell'industria dei media per tali attacchi terroristici che si moltiplicano alla velocità della luce in tutti gli angoli del globo.

Il record ufficiale di tali eventi, (in generale mai vero) li riportiamo in queste testimonianze: Sarajevo 1914 il Reichstag nel 1933, Monaco di Baviera 1974 di New York nel 2001, Madrid nel 2004 e Londra nel 2005, le versioni ufficiali non erano applicabili, sembra quindi una lunga storia. Poiché gli attacchi di false flag sono sempre state più o meno i mezzi più idonei per raggiungere gli obiettivi politici e/o religiosi, possibilmente rigorosamente distanti agli interessi del popolo. Viene data la colpa al cosiddetto nemico che sta facendo cose terribili, creando grande indignazione nell'opinione pubblica, senza rendersi conto che è stato ben congegnato e organizzato. Senza questo evento, non potrebbe essere presa nessuna iniziativa politica.

La seconda regola è: useremo (in questo caso), la leva di chi usufruisce degli attacchi? E, questa domanda deve essere molto chiara per avere una risposta altrettanto chiara. Quello che traspare è che stanno usando gli iniziatori del cosiddetto "scontro di civiltà", in cui le popolazioni mondiali, le culture e le religioni si ritrovino uno contro l'altro, su questa terra che sta bruciando completamente. Una cosa importante che va tenuta a mente è la consapevolezza di quello che realmente accade che è completamente oscurata. Quasi tutte le nazioni, e quasi tutti i governi hanno già preso il loro ruolo in questo "gioco", perché quasi tutte le nazioni della terra sono state infiltrate da dall'Alto grado massonico che è stato fondato da tempo dai Gesuiti come una "ragnatela globale".

Anche il presunto Hussein, odiato dall'Occidente, l'ex dittatore iracheno, è stato un alto grado della Massoneria e un agente della CIA che si dice sia morto nel 1999. A proposito: anche al tempo di Napoleone, i generali erano massoni di alto livello su entrambi i lati. Anche l'ex presidente iraniano Ahmadinejad, se si indaga sul suo passato particolarmente andando indietro nel tempo, durante il suo mandato, aveva stabilito lo "scontro di civiltà" per le sue dichiarazioni anti-americane, anche tanti "teorici della cospirazione" sono stati contestati in Germania per aver messo nella stessa squadra Bush, Blair, Obama, Schröder, Schmidt, Brandt, Chirac, Putin o Sarkozy (quiesti leader della politica mondiale, come tanti altri, sono stati chiamati massoni di alto livello). Ricorda che?

Va anche ricordato che questo coinvolgimento dovrebbe probabilmente rispondere alla domanda del perché quasi tutti i dittatori fascisti sono stati finanziati dalle agenzie d'intelligence occidentali. In particolare, Mussolini, Franco, Hitler, Hussein, erano tutti sostenuti dai servizi segreti britannici, in modo che potessero arrivare al potere nei rispettivi paesi. Ad esempio Hitler, era entusiasta di aver studiato dai Gesuiti, (che - come sopra riportato - hanno fondato l'alto grado della massoneria), dicendo: "Ho imparato molto dall'istruzione datomi dai gesuiti fino ad ora, non c'è mai stato niente di più magnifico sulla terra che l'organizzazione gerarchica. della Chiesa cattolica". (La persecuzione nazista delle Chiese di Conway, pp. 25, 26)

Alla fine su cosa dobbiamo fare chiarezza?

I nemici di questa setta internazionale di alto grado massonico, non sono quindi i presunti governi ostili da un lato e dall'altro lato apparentemente opposto, in quanto amano fingere ogni giorno nell'industria dei media. Il nemico principale di questa élite settaria, sono solo le persone ignoranti, persone che ignorano, dopo aver assistito a tutte le fazioni in guerra o tribù concorrenti che sono state martoriate negli ultimi secoli, o sono state completamente spazzate via.

Prima, non troppo tempo fa, si parlava su questa terra di ceppi e non di popoli. Oggi, quasi nessuno parla di un bianco appartenente ad una tribù. La famiglia reale e la nobiltà di questi fanatici religiosi sanno esattamente da quale tribù provengono (per esempio, quasi tutti i presidenti degli Stati Uniti sono legati gli uni agli altri. I loro alberi genealogici di solito possono essere fatti risalire alle corone europee. La genealogia di Al Gore potrebbe anche risalire all'Impero Romano). Non per niente, un dipendente della CIA ha detto che i talebani in Afghanistan, probabilmente sarebbero l'unica tribù che non si può comprare.

La sfilata delle nazioni a Parigi, delle culture e religioni possono così essere più assimilate le une alle altre. Allo stesso tempo, l'apparato di sicurezza potrà ulteriormente essere sviluppato più strettamente a scapito delle popolazioni. Ancora più denaro potrà essere destinato e usato per la guerra, l'omicidio e il saccheggio in paesi lontani che non ci hanno mai attaccato.

L'opposizione extraparlamentare, o chi è stanco del sistema attuale delle barbarie potrà essere nitidamente monitorato meglio, controllato e combattuto. Tutte queste leggi sulla sicurezza verranno a ledere le nostre libertà fondamentali mettendole sotto i piedi, cioè non serve tanto alla lotta contro il terrorismo, perché il terrorismo è organizzato con questi principi a livello mondiale con le stesse regole. C'è gente pacifica che non può essere schiavizzata con queste regole legiferate. Alla fine, quando il deliberato "scontro di civiltà" verrà sentito e fomentato e portato nelle strade, porterà a un'escalation, le costituzioni saranno sostituite con quelle di emergenza ecc., saranno adottate sulla popolazione al fine di garantire i piani futuri di questi fanatici religiosi, in modo, finalmente - come in passato - potranno massacrarci.

Nel Medioevo, la popolazione è stata perseguitata per le cosiddette "eresie" e "stregonerie". Poi la popolazione è stata perseguitata di nuovo con gli ebrei o perché non si vogliamo i mussulmani, vogliamo per noi un mondo diverso da questi pazzi tecnocrati che (ancora) governano questo mondo. Ma ci sarà un punto in cui i principi globali di oggi perderanno il controllo delle persone e del pianeta. E per farlo accadere, abbiamo bisogno di educare la gente su tutti i soggetti segreti in modo che la massa critica di pecore cessi finalmente di seguire ciecamente i principi globali giù fino nell'abisso. Se la parte critica di una mandria è in fermento, quindi, il pastore tenderà a perdere tutto il suo gregge.

Tutto quello che abbiamo scritto fin qui, ha l'intento di non far chiudere gli occhi sulla verità, che è davvero spaventosa e difficile da credere. Già John Lennon aveva detto prima del suo assassinio, che il mondo è governato da pazzi che avevano obiettivi folli. Quando una volta si è capito questo fatto, allora viene da chiedersi spiegazioni sull'uso delle "scie chimiche" o attacchi di false flag come recentemente è successo a Parigi.

A questo punto vogliamo parlare nuovamente del "complotto" e, richiamare l'attenzione sulle lezioni illuminanti del Prof. Dr. Walter Veith. Il professor Veith è un'autorità con una conoscenza incredibile e in grado di dimostrare in che cosa questa lunga storia e tradizione e, occulta congiura può guardare indietro.

http://ningizhzidda.blogspot.it/2015/01 ... nenza.html



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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 18/02/2015, 22:19 
Peccato che è in lingua inglese...

http://www.halexandria.org/dward911.htm

Però abbiamo delle interessanti slide su cui ragionare

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E' un lavoro assurdo, ma qui ci vorrebbe un "team traduzioni" per potere tradurre in italiano l'enorme mole di materiale offerto dal sito sopraccitato



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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 19/02/2015, 13:45 
Più che altro mi preoccupa il lavoro titanico di verifica che andrebbe fatto per essere certi di queste genealogie.

Purtroppo non possiamo essere sicuri che di quello che facciamo, i contributi esterni sono sempre da prendere con le pinze.

Ma non avendo la manodopera necessaria per fare le pulci a lavori così estesi, possiamo solo accettare con riserva questo prezioso materiale.


Interessante che a mettere incinta Maria non sarebbe stato dunque YHVH ma bensì il solito Enki (il che spiegherebbe perfettamente il messaggio evangelico così diverso da quello veterotestamentario).

Impressionante la lunga sequela di incesti che questi "dei" hanno operato nel corso dei secoli, manco Beautiful.



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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 19/02/2015, 17:00 
Quante castronerie degne di quella baggianata di beatiful...appunto!
Scommetto che gli autori ne sono stati degni fans in primis. [:303]

Santo Corano...Eterno Presente :

http://www.sufi.it/Corano/6.htm


Sura VI

Al-An'âm

(Il Bestiame)

...
33 Sappiamo bene che quello che dicono ti addolora, ma non è certamente te che smentiscono:
gli ingiusti negano i segni di Allah.

...

39 Quelli che smentiscono i Nostri segni sono come sordi e muti [immersi] nelle tenebre.
Allah svia chi vuole e pone chi vuole sulla retta via.

...

68 Quando li vedi immersi in discussioni sui Nostri segni, allontanati finché non cambiano argomento.
E se Satana fa sì che qualche volta dimentichi, appena ti sovvieni, non restare oltre in compagnia degli ingiusti.

69 Non compete ai timorati chieder loro conto, ma solo ammonirli, chissà che non temano [Allah]?

70 Allontànati da quelli che considerano gioco e divertimento la loro religione e sono ingannati dalla vita terrena.
Ammoniscili [con il Corano], affinché non perdano le anime loro con quello che avranno fatto.
All'infuori di Allah non avranno alcun protettore né intercessore.
Qualunque sia il riscatto che offriranno, non sarà accettato.
Ecco coloro che sono stati abbandonati alla perdizione per quel che avranno fatto.
Saranno dissetati con acqua bollente e avranno un castigo doloroso per la loro miscredenza.
...

100 Hanno associato ad Allah i démoni, mentre è Lui che li ha creati.
E Gli hanno attribuito, senza nulla sapere, figli e figlie.
...

116 Se obbedisci alla maggior parte di quelli che sono sulla terra ti allontaneranno dal sentiero di Allah :
seguono [solo] congetture e non fanno che mentire.





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è lenta ed Inesorabile. "
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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 23/02/2015, 00:00 
La ricerca genetica rivela la storia remota della popolazione dell'India e degli Indoeuropei

Un nuovo studio genetico molto dettagliato, compiuto da scienziati basati in India e negli Stati Uniti, ha rivelato che la popolazione dell'India è il risultato di due componenti principali, una meridionale più antica (di 65000 anni fa) e una settentrionale apparsa nel subcontinente 45000 anni fa.

Questa componente settentrionale è affine alle popolazioni centrasiatiche, mediorientali ed europee, mentre quella meridionale si rivela molto isolata, anche se nel corso dei millenni si è ampiamente mescolata con quella settentrionale, dando origine agli Indiani attuali.

La presunta invasione aria del II millennio a.C. risulta eclissata da questi dati, e l'origine delle caste è individuata in usanze endogamiche emerse dalle tribù locali, e non da invasioni esterne. Qui si possono leggere due presentazioni divulgative:

http://www.dnaindia.com/scitech/report_ ... es_1292864

http://timesofindia.indiatimes.com/news ... 053274.cms

Questa è la pagina dell'articolo con l'abstract:

http://www.nature.com/nature/journal/v4 ... 08365.html

E qui si possono trovare numerose informazioni integrative liberamente disponibili:

http://www.nature.com/nature/journal/v4 ... pdf-s1.pdf

Immagine

Immagine

Un altro studio interessante e recente è quello di Underhill &c, specificamente incentrato sulla vexata quaestio dell'aplogruppo R1a, associato agli Indoeuropei.

La scoperta più significativa è che gran parte degli R1a europei appartengono a una ramificazione (denominata R1a1a7) che risulta limitata all'Europa (inclusi Caucaso e Turchia, vedi mappa in alto a destra), negando quindi un'invasione di questo ramo europeo in India.

Non solo, come mostra una tabella dell'articolo, l'origine dell'aplogruppo R1a1a risulta nell'attuale India occidentale, 15800 anni fa, seguita dal Pakistan (15000 anni fa) e dal Nepal (14200 anni fa). In Caucaso risalirebbe a 12200 anni fa, in Polonia a 11300 anni fa, in Italia a solo 5900 anni fa.

Queste datazioni non vanno naturalmente prese alla lettera, calcolano convenzionalmente generazioni di 25 anni, e si basano su metodi non del tutto universalmente accettati, però possono darci interessanti indicazioni sui movimenti di questo lignaggio genetico maschile, che sembrerebbe ben anteriore al supposto periodo di diffusione delle lingue indoeuropee.

Non corrisponderebbe né alle teorie di Alinei e Costa (che suppongono i parlanti indoeuropeo come i primi abitanti dell'Europa), né a quelle di Renfrew (che suppone l'origine dell'indoeuropeo nella rivoluzione neolitica anatolica), né a quelle della Gimbutas sull'invasione indoeuropea dall'Ucraina dei Kurgan.

Quest'ultima tesi però, piuttosto accreditata tra gli indoeuropeisti, potrebbe avere qualche validità relativamente all'Europa, visto che l'R1a1a si è diffuso a partire dall'Europa orientale, anche se stranamente nell'Ucraina dei Kurgan l'R1a1a, secondo lo studio di Underhill, risale a soli 7400 anni fa, ben più tardi della Polonia, tuttavia certamente prima dell'inizio delle culture Kurgan datate a partire dal 4500 a.C.

http://en.wikipedia.org/wiki/Kurgan_cul ... an_culture

E' interessante quello che osserva lo stesso studio a proposito del sottogruppo R1a1a7:

"Its highest frequencies are in Central and Southern Poland, particularly near the river valleys flowing northwards to the Baltic sea. The authors estimated an age which associates this sub-clade with the Corded Ware Culture."

http://en.wikipedia.org/wiki/Haplogroup_R1a_(Y-DNA)

Sembrerebbe quindi probabile un'associazione della cultura della ceramica a cordicella (Corded Ware Culture), che si diffuse a partire dal 3200 a.C. nell'Europa centro-orientale, e fiorì nell'età del bronzo, introducendo i metalli nell'Europa settentrionale. Nel XIX secolo, vi fu addirittura chi la identificò come la culla del protoindoeuropeo, ma oggi si suppone piuttosto che sia all'origine delle lingue balto-slave, germaniche, celtiche e italiche.

http://en.wikipedia.org/wiki/Corded_War ... cite_ref-7

In conclusione, se vogliamo trovare un nesso tra genetica e lingue, potremmo ipotizzare che il protoindoeuropeo si sia formato nell'Asia meridionale occidentale in popolazioni R1a1a, che si sono poi espanse sia nell'India settentrionale sia nell'Asia centrale e nell'Europa orientale, creando un'area protoindoeuropea (la 'Aryan belt' di Sethna, tra Ucraina e India settentrionale) forse soprattutto in epoca neolitica. La trasmissione di termini relativi ai metalli, ai carri, ecc., potrebbe essere avvenuta anche successivamente nella stessa area.

Nel post sugli Etruschi, avevo accennato alla presenza di Indoarii in Anatolia e nel Vicino Oriente.

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Questa presenza inaspettata è emersa grazie alla scoperta del trattato tra Matiwaza di Mitanni e il re ittita Suppiliuluma, che presentava chiaramente le divinità vediche Mitra, Varuṇa, Indra e i Nāsatya, e dei nomi indoarii dei regnanti di Mitanni, come il fondatore Kirta, che richiama il sanscrito kīrti- 'gloria', oppure Artadāma (scr. ṛtadhāman- 'che dimora nell'ordine cosmico'), o Tu(i)shra(t)ta (scr. *tviṣratha-, tveṣaratha- 'che ha carri impetuosi o splendenti').

Il regno di Mitanni si estese sull'Alta Mesopotamia fino alla costa mediterranea, come mostra la cartina, ed era abitato prevalentemente da Hurriti, una popolazione di lingua non indoeuropea; la dinastia però era evidentemente di origini indoarie, e regnò sulla regione dal XV al XIII sec. a.C., giungendo a farsi vassalla l'Assiria, da cui finì conquistato. Il culmine del potere fu agli inizi del XIV secolo, sotto Shuttarna II (o Sudarna, equivalente secondo Dumont a *Sudharaṇa 'che sostiene bene'), che diede sua figlia Kilu-hepa in sposa al faraone Amenhotep III.

Questi sposò anche la figlia del successore di Shuttarna, Tushratta, chiamata Tadu-hepa, in seguito presa in moglie anche da Amenhotep IV, più noto come Akhenaton, il famoso faraone 'monoteista'.

Ci sono rimaste anche lettere di Tushratta ad Akhenaton, una a proposito del dono di statue d'oro di lui stesso e della figlia Tadu-hepa, promesse come dote per il suo matrimonio con Amenhotep III

http://en.wikipedia.org/wiki/Akhenaten

Ciò dimostra l'importanza di Mitanni (di cui vediamo qui sotto un sigillo reale) e della sua dinastia 'indo-aria' nel panorama delle grandi potenze del Vicino Oriente. Ma meno nota è la presenza indo-aria a Babilonia, nella cosiddetta dinastia Cassita. Un interessante studio sulla lingua di questa dinastia è quello di A. Ancillotti, "La lingua dei Cassiti", del 1981. Nell'introduzione storica, nota che il fondatore della dinastia è ritenuto Gandaš, alla fine del XVIII sec. a.C., perché primo a insediarsi all'interno del territorio babilonese, provenendo dall'Iran.

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Ma l'insediamento della dinastia a Babilonia lo data all'inizio del XVI secolo, con Agum II. Babilonia fu ribattezzata Karanduniaš, e fu poi fondata una nuova capitale, Dur-Kurigalzu, in onore del re Kurigalzu del XV secolo. Secondo Ancillotti, i Cassiti portarono un sistema feudale, articolato in monarchie locali tributarie del re di Babilonia. Si afferma la datazione basata sul numero degli anni di regno del sovrano, e si istallano le pietre di confine (kudurru), sulle quali, dal 1200 a.C., si incontra l'uso di nomi di famiglia, prima non attestato.

Particolarmente significativa è l'introduzione della cavalleria da guerra e dei carri da guerra, "insieme ad una evoluta arte ippologica". Questo è un elemento certamente notevole in rapporto all'identità indoaria di questa dinastia, visto che nel XIV secolo l'arte dell'allevamento dei cavalli fu illustrata con grande precisione da Kikkuli, addestratore di cavalli (assussanni, cfr. scr. aśva-sani- 'che ottiene o procura cavalli') di Mitanni, nel suo trattato scritto in ittita, ma con alcuni termini chiaramente indoarii, quali aika-, tera-, panza-, satta-, nā-wartanna, corrispondenti a scr. eka-, tri-, pañca-, nava-vartana 'uno, tre, cinque, sette, nove giri'.

Documenti di Nuzi, nella Mesopotamia settentrionale, sotto l'influsso di Mitanni, troviamo aggettivi per i cavalli molto simili a quelli sanscriti: babru-nnu (scr. babhru, 'marrone'), parita-nnu (scr. palita, 'grigio'), e pinkara-nnu (scr. piṅgala, 'fulvo'). Nelle lettere di Amarna (capitale di Akhenaton in Egitto) e nei testi accadici, si menzionano i maryannu, guerrieri conduttori di carri, il cui nome è stato confrontato con il sanscrito marya- 'giovane guerriero', con il solito suffisso hurrita -nnu.

Ora, l'Ancillotti individua analoghi termini indoarii in contesto cassita. Già prima di lui si erano riconosciuti alcuni teonimi arii, come Suriyaš, scr. Sūrya 'Sole'. Ma Ancillotti si spinge oltre. Riconosce come aria gran parte dell'onomastica, e appunto del lessico dell'ippologia, oltre a vari teonimi. Il lessico relativo al carro da guerra comprende alaka (scr. araka- 'raggio della ruota'), akkandaš (scr. aṅkānta-s 'cerchione'), ecc.; le denominazioni dei tipi di cavalli sono sirpi (scr. śilpī 'pezzato'), timiraš (scr. timira-s 'scuro').

Tra i nomi di divinità, che si trovano anche nei nomi di sovrani, abbiamo Indaš, corrispondente al vedico Indra; Maruttaš, scr. māruta-s, che indica gli dèi della tempesta; Bugaš, scr. bhaga-s, nome di uno degli dèi Āditya o anche genericamente 'dispensatore' e 'fortuna, prosperità, maestà', ecc.

Ancillotti passa in rassegna numerosi termini, spiegandone la possibile origine aria secondo certe leggi fonetiche, e arriva a sostenere che il nome che i Cassiti (così chiamati dagli appellativi accadici e greci) davano a se stessi, era 'Kuru'. A chiunque conosca un po' la tradizione indiana, questo nome evoca immediatamente il Mahābhārata e Kurukshetra, il territorio dove si è combattuta la battaglia, già sacro per la presenza del fiume Sarasvatī.

Come arriva a questa conclusione? Perché il già menzionato nome di un re cassita, Kurigalzu, è tradotto in accadico come 'pastore dei Cassiti', e Ancillotti ritiene che sia -galzu a significare 'pastore'. Esiste anche il nome Kuriyani, da accostare a scr. yānī 'conduttore', quindi 'conduttor dei Kuru'. Non solo, un nome proprio maschile e nome di cavallo è Kurukšebugaš, da un ipotetico Kuru-kṣaya-, dove kṣaya- indica in sanscrito 'dimora' e anche 'che risiede', dunque il termine potrebbe essere secondo Ancillotti 'Bugaš risiedente tra i Kuru' o 'Bugaš è la dimora dei Kuru'. Ma kṣaya- può significare anche 'famiglia, stirpe', certo in quanto 'casa, casata', quindi Kurukšebugaš potrebbe anche essere 'fortuna della stirpe dei Kuru'.

Ancillotti è un invasionista, rispetto all'India, quindi ritiene che i Kuru fossero una tribù centrasiatica che è andata sia in Vicino Oriente che nel subcontinente indiano, ma noi possiamo supporre che essa sia invece d'origine indiana, come mostrano i nomi di divinità, i termini relativi ai carri e ai cavalli.

Tirando le fila, possiamo ipotizzare che a partire dal XVIII sec. a.C. gruppi di guerrieri indiani siano partiti verso occidente, in un periodo effettivamente segnato nell'India nordoccidentale da crisi ambientali e conflitti, e si siano affermati grazie alla loro capacità di combattere con carri trainati da cavalli, ma certo anche a capacità politiche e amministrative. Questi appaiono ben presenti nel Rigveda, che io dato nella prima metà del II mill. a.C., con una fase particolarmente importante intorno al 1900 a.C., quando si dovrebbe situare la Battaglia dei Dieci Re. Secondo la mia cronologia delle genealogie, lo stesso Kuru, capostipite della dinastia, si può situare intorno al 1886 a.C., quindi ben prima dell'arrivo dei Cassiti in Mesopotamia, che di conseguenza sarebbero potuti essere dei Kuru, anche se probabilmente mescolati con popolazioni di altra etnia assimilate lungo il percorso verso la valle del Tigri e dell'Eufrate.

Questi guerrieri, che appartenessero ai Kuru o ad altre stirpi aristocratiche, mantennero una loro identità culturale per alcuni secoli, come attestato nell'onomastica e dai teonimi, ma naturalmente, come minoranza, ebbero la tendenza ad assimilarsi alle culture locali. E' affascinante immaginare dei principi di origine indiana alla guida di regni mediorientali, a contatto con altre antiche civiltà, divisi tra il culto dei loro dèi ancestrali e quelli dei loro sudditi, tenaci nel mantenere alcune tradizioni della loro terra lontana. Quando si persero nell'oblio cosa lasciarono in eredità? Certamente i loro carri e cavalli, ma forse anche altro. Parte della loro lingua potrebbe essere rimasta nei dialetti curdi e nell'armeno, visto che curdi e armeni hanno vissuto nel territorio del regno di Mitanni e del successivo regno di Shupria (confrontabile col scr. supriya- 'molto piacevole') presso il lago Van

http://en.wikipedia.org/wiki/Shupria

Geneticamente, si è notato che l'aplogruppo R1a-M17 (associabile agli Indoarii) ha una frequenza di circa il 6,9% in Turchia, è più frequente nelle parti orientali, ed è analogo a quello che si trova in Armenia.

Inoltre, se la tesi sugli etruschi di Bernardini Marzolla è giusta, la loro eredità culturale si sarebbe spinta fino all'Italia, tramite l'Anatolia. Si potrebbe dire che il II millennio a.C. sia stata la fase dell'espansione indiana verso occidente, un'espansione di piccole élites, ormai separate dalla madrepatria. Una simile espansione non si sarebbe ripetuta nel millennio successivo, quando si affermò la potenza persiana sull'altopiano iranico, e la civiltà dell'India trovò un nuovo baricentro nella valle del Gange.

http://sanscritonline.blogspot.it/search/label/genetica


Alcune annotazioni personali:

1. Il sigillo reale dei Mitanni ricorda il disco alato degli Anunnaki
2. Il riferimento ad Akhenaton, il faraone monoteista che alcune teorie identificano con lo stesso Mosè
3. L'incontro "antidiluviano" tra le due componenti principali della popolazione indiana, una meridionale più antica di 65000 anni fa (i figli degli uomini?) e una settentrionale (i figli degli "dei"?) apparsa nel subcontinente 45000 anni fa.

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Uff... a questo punto vorrei accedere alla "stanza dei registri" sotto la Sfinge per leggere le risposte sui testi ufficiali dell'epoca!

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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 01/03/2015, 16:30 
Vi è un simbolo ricorrente che a mio avviso è di rilevante importanza; strumento e chiave di lettura fondamentale per le indagini che portiamo avanti in questo thread...

Il Fleur-de-Lys

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il giglio stilizzato è l'elemento più diffuso nella simbologia araldica. Il primo utilizzo documentato del giglio in forma di "seminato" su uno stemma reale appartiene al principe Luigi, il futuro re Luigi VIII, nel 1211, dove aveva i colori che ancora oggi sono ufficializzati nel blasone dello stato francese: oro su fondo azzurro. In precedenza, Luigi VII aveva sfoggiato il disegno di un giglio stilizzato che aveva chiamato "Fleur-de-Lys", il nome francese del fiore che ricordava, in un'assonanza fonetica, la locuzione "Flor de Loys", cioè il "fiore del re Luigi".

La tradizione, però, attribuisce al simbolo un'origine ancora più antica: si dice, infatti, che esso fosse stato adottato dal re merovingio Clodoveo nel V sec., dopo una battaglia vittoriosa contro i Visigoti, combattuta a Vouillé, ad ovest di Poitiers, nei pressi del fiume Lys, in Belgio, dove questo fiore cresce in abbondanza (si tratta, ovviamente, non del comune giglio di giardino, ma di una sua variante chiamata "iris delle paludi" o "iris gialla", nome scientifico: Iris pseudacorus L.).

Clodoveo era stato convertito al cristianesimo dal vescovo Remigio nei pressi di Reims (vedi, in proposito, l'articolo sull'Abbazia di Saint-Remi) e da questo momento in poi il giglio, che è un ben noto simbolo di purezza e castità, è diventato il simbolo dei re cristiani di Francia. La simbologia cristiana vede nei suoi tre petali stilizzati un'allusione alla Trinità divina e nella base orizzontale la figura di Maria, di fondamentale importanza per comprendere il mistero trinitario in quanto fu da lei che, attraverso l'intervento divino del Padre, s'incarnerà il Figlio, e dai due emana lo Spirito Santo.

Questo concetto si trasformerà successivamente con il diffondersi delle teorie pseudo-storiche associate al Santo Graal ed alla discendenza di Cristo. Il "Fleur-de-Lys" viene così associato alla "Stirpe Reale": la base del simbolo rappresenterebbe, secondo questa nuova concezione, Maria Maddalena mentre i tre petali non sono altro che i figli che essa ebbe da Gesù: Tamar, Joshua e Josephes.

Il tema della "Linea di Sangue Reale" venne per la prima volta presentato ad un pubblico più vasto nel 1982, con l'uscita del saggio "Il Santo Graal" di Baigent, Leigh e Lincoln. Nelle loro teorie, la linea di sangue passerebbe per i sovrani Merovingi, e questa "origine divina" è alla base della leggenda che vedeva il re Meroveo, dal cui nome derivò quello della dinastia, generato da un mostro marino uscito dal mare.

http://www.angolohermes.com/Approfondim ... tirpe.html


Proviamo a fare un passo ulteriore...

Dal Fleur-de-lis al fiore della vita tra gigli e tridenti

Sono molti gli antichi simboli che travalicano confini spaziali e temporali e che continuano a stuzzicare la curiosità dell’uomo moderno che ha dimenticato le origini delle sue stesse conoscenze. Uno dei simboli più affascinanti che ha accompagnato in varie forme l’umanità nei secoli è il simbolo del fleur de lis. Ad esso sono stati attribuiti molteplici significati ed è stato conosciuto con molti altri nomi.

L’origine del “fleur-de-lis” è stato dibattuto per secoli. Ci sono da considerare alcune questioni collegate tra loro rispetto a questo simbolo:

Non si conosce con sicurezza la sua origine, quello che è noto e che ad un certo punto è stato adottato dai re di Francia. Non è chiaro neanche cosa questo simbolo rappresenti veramente e le principali teorie tendono a dargli un significato floreale.

Anche se il simbolo che ha assunto più recentemente fama per il suo collegamento con la dinastia merovingia esso non nasce con essa. Infatti lo possiamo ritrovare in molti luoghi, molto prima dei tempi araldici, già fino dall’antica Mesopotamia. E’ essenzialmente un fiore stilizzato che serviva come elemento decorativo ed stato associato nel tempo alla regalità, specialmente nell’alto medio evo

Il suo utilizzo in araldica si può fare risalire al 12° secolo. Con certezza è stato dapprima adottato in forma di serie su un campo monocolre dal re francese Filippo II (1180-1214) e forse già dal padre Luigi VII (1137-80). Almeno dal 1200 lo stemma con base azzurro e con una serie di “fleur-de-lis”di colore oro viene associato alla monarchia francese. Esso appare su monete e sigilli dal 10° secolo almeno.

Tipicamente si trova nell’impugnatura dello scettro o decora il bordo della corona, oppure viene retto in mano in versione ingigantita assieme allo scettro. Quindi dall’11° al 12° secolo c’è una forte associazione tra questo simbolo e la sovranità regnante. Monete dell’imperatore Federico I lo mostrano mentre regge questo scettro. Si suppone che già al tempo avesse assunto il nome di fleur-de-lis e avesse forti connotazioni religiose, specialmente legate alla Vergine Maria, e più tardi (nel 14° secolo) alla Trinità.

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Sigillo di Filippo II Augusto, Re di Francia, 1180.
Legenda: Filippo Dei gratia Francorum rex “.


Dal “trattato di Araldica” di Michel Pastoureau Parigi 1979:

l’uso del fiore stilizzato chiamato solitamente “fleur de lis” è comune a tutte le epoche e tutte le civiltà. Si tratta di un tema essenzialmente grafico trovato su cilindri mesopotamici, bassorilievi egizi, ceramiche micenee, tessuti sassanidi, monete galliche e mamelucche, vestiti indonesiani, emblemi giapponesi e perfino su totem Dogon.

i vari scrittori che hanno discusso l’argomento concordano che ha poco a che fare con la grafica del giglio;non sono d’accordo se si tratta di una derivazione del giglio, del loto o della ginestra, o se rappresenta un tridente, una freccia, una doppia ascia, oppure una colomba o un piccione e comunque riteniamo che la cosa abbia poca importanza.

Il punto essenziale è che è una figura molto stilizzata, probabilmente un fiore che è stato usato come ornamento o come emblema da quasi tutte le civiltà del vecchio e nuovo mondo.

I più antichi esempi conosciuti di fleur-de-lis simili a quelli usati nel mondo occidentale medievale e nei tempi moderni si possono trovare sui bassorilievi assiri dal 3° millennio A.C. ai trova in diademi, collane, scettri, e sembra già che assuma il significato di attributo reale.

Quelli che si trovano successivamente a Creta, in India ed in Egitto, probabilmente hanno un significato simile. In numismatica, troviamo i fleur-de-lis su monete greche e su alcune monete romane della Repubblica o dell’Impero e soprattutto sulle monete galliche. [Il libro mostra tre monete: una moneta gallica (1° secolo DC), una moneta mamelucca (1390) e una moneta di Luigi VI di Francia (1110-1130), tutte mostrano un inconfondibile fleur-de-lis (almeno la sua metà superiore, e una sorta di triangolo nella parte bassa)]. se nelle monete greche e romane, è una fiorone di forma variabile, in quella celtica è un vero fleur-de-lis araldico come riappare nel 13mo secolo.

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Pur mantenendo il suo significato di attributo regale, le fleur-de-lis acquista nel Medioevo un forte significato cristico, che deriva (tra gli altri) dal celebre versetto del Cantico dei Cantici (2: 1): “ego flos campi et lilium convallium ” ripetuto e commentato molte volte da San Girolamo a San Bernardo.

Quindi non è raro, fino alla fine del 12° secolo, vedere Cristo rappresentato tra gigli o fioroni stilizzati, il cui disegno potrebbe ricordare anche la Trinità del Chrismon (il monogramma di Cristo). Poi, lentamente, a questo contenuto cristico si aggiunge il simbolismo legato allo sviluppo del culto di Maria, e al versetto successivo del Cantico dei Cantici (2: 2): «sicut lilium interrelazioni Spinas, sic amica mea interrelazioni Filias” e molte parti delle Scritture e dei Padri della Chiesa, in cui il giglio è presentato come simbolo di purezza, verginità e castità.

Nell’iconografia, il giglio diventa un attributo preferito della Vergine Maria e lo rimarrà fino al 16° secolo.

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Possiamo trovare una versione stilizzata del fleur-de-lis in un urna da Oaxaca Mexico, in fornellini di ceramica per bruciare incenso del periodo Classico (200-650 C.E.) dall’antica città di Palenque, e come un simbolo in Mesoamerica collegato all’albero della vita, e al sacro fungo (la frutta proibita) che cresce sotto, alla trinità degli dei creatori legati al pianeta Venere o come la stella della resurrezione divina.

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Nella civiltà Zapotec i glifi a includono il simbolo in fondo a destra,racchiudente un simbolo di autorità, resurrezione e trinità degli dei creatori.

In alto a sinistra c’è un disegno di una pietra olmeca (900-500 aC), raffigurante una divinità alata coronata con un simbolo del Fleur de lis che assume un significato simile a quello attribuito nel vecchio continente.

Il disegno successivo rappresenta una Stele, presso il sito archeologico di Coba in Quintana Roo, Messico, che ritrae i un sovrano Maya coronato con un simbolo simile nella forma al Fleur de lis che assume un significato simile al vecchio continente.

Il sovrano Maya è raffigurato mentre impersona il Dio Maya Chac-Xib-Chac. Egli regge una “barra con un serpente a due teste” nota come barra cerimoniale bicefala che rappresenta l’”albero del Mondo” noto come il Wakah Chan ( “sollevato verso il cielo”), un portale sacro che porta al mondo soprannaturale dell’immortalità. (ndr le quattro direzioni sono collegate da una gigantesca croce che sorge per divenire Wakah Chan, l’albero del mondo che collega il cielo la terra e il mondo degli inferi.

Nella mitologia maya rappresenta il momento della creazione ed è connessa al luogo dove ha inizio il mondo chiamato posto delle canne). La barra cerimoniale potrebbe rappresentare un’icona cosmologica dell’albero del Mondo, ossia degli “axis mundi”, un portale dell’alto e del basso legato alla natura dualistica del pianeta venere. Il sovrano indossa abiti in cui è codificato il potivo a tre punti, un simbolo sacro delle tre pietre del cuore della creazione legate anche alla trinità dei creatori.

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In alto a destra un re assiro (722 aC-705 aC) indossa un casco coronato con il Fleur-de-lis, che simboleggia la divinità e sovranità e una trinità di dei. Si noti la simbologia del numero 3 codificato nell’Albero della Vita. Il sovrano è ritratto in piedi di fronte l’Albero della Vita, con il Fleur-de-lis codificato alla base, che simboleggia la saggezza, l’immortalità, e resurrezione divina.

A destra c’è una lastra di pietra babilonese (dalla parete nord del palazzo di Re Sargon a Durrukin, 713-716 BC) raffigurante una divinità alata che indossa un casco coronato ancora con il simbolo del Fleur de lis.

Il dio alato è raffigurato mentre porta un secchiello rituale in una mano e una pigna dall’albero della vita eterna nell’altra.

Nelle lingue maya parola Chan significa sia il cielo e il serpente, ed è il codice per indicare l’immagine del portale del cielo serpente che allude al percorso degli dei e al viaggio dei primi antenati nel loro cammino dento e fuori dagli inferi durante le cerimonie sanguinose, e alla morte e resurrezione.

Gli antichi Maya credevano che gli dei che hanno creato il mondo attuale abbiano sollevato il cielo mettendo un asse verticale che indica l’alto e il basso al centro del cosmo

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In alto a sinistra è una scena finale dal manoscritto precolombiano conosciuto come il Codex Laud. La scena sembra raffigurare una divinità serpente (Quetzalcoatl) immaginata come l’Albero della Vita o Albero del Mondo, che riporta i tre fleur de lis simboli. Potrebbe rappresentare la trinità dei dei creatori in mesoamerica

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Incensiere raffigurante un dio Maya che indossa il copricapo chiamato dagli studiosi il copricapo del dio giullare. Guatemala 250-900 Ac.

Qui di seguito alcune opere artistiche che riportando il simbolo del Fleur de lis

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Abbiamo quindi visto che il simbolo del Fleur de lis appare nell’arte della Mesopotamia approssimativamente allo stesso tempo nella storia con la presenza degli antichi Olmechi. E’ sorprendente come l’emblema del fleur del lis nell’arte omeca e iconografia porta lo stesso simbolismo della divinità che abbiamo nel Vecchio mondo, legata alla trinità degli dei, esso è legato all’Albero della vita ed è un frutto proibito.

Molto prima dei viaggi di Cristoforo Colombo un popolo potente conosciuti come olmechi emersero dalla giungla paludosa della costa del Golfo che oggi chiamiamo Messico attorno al 1500-1200 AC. L’aumento della presenza di questa civiltà lascia perplessi gli archeologi. Questa cultura infatti sembra provenire dal nulla nella zona di San lorenzo nel Chiapas.

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Ma il simbolo lo possiamo ritrovare anche in altre parti del sud america e a volte in collegamento con immagini Feline. Qui di seguito una ceramica policroma”bottiglietta per il veleno” dal Peru, cultura Wari 500-100 AD, che mostra una deità felina con la codifica del Fleur De lis sulla schiena..

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Di seguito un’immagine dal Guatemala che mostra una coppia di giaguari in associazione con l’albero della vita e il a Fleur de lis.

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Immagini da stucchi a Campeche con Fleur de lis e giaguari

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Vediamo altre immagini ma dal vecchio mondo relativi a collegamenti tra felini e Fleur de lis:

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Alcuni esempi di fleur de lis lo troviamo legato alla cultura ebraica:

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Il Fleur de lis è stato ritrovato su alcuni manufatti religiosi ebraici sequestrati in Damietta Egitto. Il fleur de lis è uno dei simboli sacri che rappresenta la vera linea di sangue ebraico.

[img]https://i1.wp.com/www.mushroomstone.com/Star%20of%20David%20with%20fleur%20de%20lis%20symbol.jpg
[/img]

alcune monete indiane antiche con rappresentazione del fleur de lis

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Un’immagine molto cuirosa che potrebbe essere legata al Fleur de lis la troviamo nella cultura indu e prende il nome di Ahmuvan:

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Qui sotto portale del 16° secolo nel Tempio Padmanabhaswamy localizzato a Thiruvanthapuram India. Le porte del tempio rappresentano il serpente doppio e il simbolo del Flerud de Lis.

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L’aquila bicefala o l’uccello a due teste sono un tema comune nella mitologia indu e nell’arte precolombiana. Nella mesoamercia gli uccelli a due teste e i serpenti a due teste erano collegati alla sacralità e alla sovranità, così come alla natura dualistica del pianeta venere.

Alcune immagini del Fleur de lis nell’arte buddista:

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Ci sono altre raffigurazioni che potrebbero essere ricollegati alla simbologia del fleur de lis

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E forse se ricerchiamo più profondamente nel nostro passato, arriveremo alla conclusione che questo simbolo è molto ma molto piu’ antico e il suo significato si è completamente perso nei secoli:

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Giglio di Trieste

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Nel “Tesoro” della elegante Cattedrale trecentesca di San Giusto a Trieste, formata dall’unione di due chiese romaniche, eretta sulle fondamenta di una Basilica paleocristiana che a sua volta sorgeva su strutture di un edifico sacro romano) si conserva ancora oggi una Alabarda detta di “di San Sergio” che si racconta sia caduta dal cielo.

In realtà, da un’analisi della forma (slanciata all’asta e fiancheggiata da due bracci o raffi, uno più corto dell’altro) si nota che non si tratta di un arma romana ma “corsesca” di epoca medioevale. Fabbricata in Persia o, comunque, in Medio Oriente.

Quasi certamente proveniente dalla Terrasanta come bottino di guerra della Prima Crociata a cui parteciparono anche molti Triestini. Aldilà delle leggende, l’Alabarda della Cattedrale ha una caratteristica che l’avvicina a determinati oggetti, sparsi in tutti i continenti, che per alcune loro peculiarità sono avvolti nel mistero e hanno spesso suscitato le ipotesi più affascinanti, straordinarie o stravaganti. Come quelle di essere il retaggio di una civiltà superiore scomparsa migliaia di anni prima della storia da noi conosciuta oppure di provenire da altri mondi.

Infatti, l’Alabarda Triestina è fatta in una lega particolare che non si ossida. E’ immune alla ruggine ed è impossibile rivestirla d’oro. Gli appassionati e gli studiosi di antichi enigmi, andranno certamente con il pensiero alla famosissima “Colonna che non s’arrugginisce”, che si innalza in India, presso la città di Mehauli.

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L’Alabarda è stata forgiata probabilmente con il cosiddetto acciaio indiano (ferro meteorico e platino) celebre nel Medio Evo per la sua capacità di non perdere la lucentezza e per la specifica robustezza. Effettivamente, per quei tempi, si trattava di un arma tecnicamente avanzatissima.

Quanto al racconto della sua provenienza celeste, si riallaccia a molti miti, in genere di fondazioni di stirpi o città o di investitura di condottieri e capi popolo. Ad esempio, si narra che il capo Unno Attila, decise di lanciarsi alla conquista dell’Impero Romano, dopo che un misteriosa “Spada magica”, precipitata dal cielo, aveva ucciso una giovenca. Nell’arma, il capo barbaro asserì di aver riconosciuto la Spada che un tempo veniva adorata dagli antenati nelle immense distese dell’Asia. La sua ricomparsa era quindi un segno di buon auspicio.

E come non pensare a tutta la serie di altre “spade fatate” o “lance sacre” che hanno attraversato il Medio Evo, contemporanee dell’Alabarda Triestina. La quale è attestata con sicurezza, quale Stemma Cittadino, sin dal XIII secolo. Visto che compare su alcune monete coniate dal Vescovo Volrico. Alcune di queste “Armi” dai poteri mistici e misteriosi sono famosissime. Come l’Exscalibur di Re Artù, la “Durlindana” del Paladino Orlando e la vera “Spada nella Roccia”, ancora visibile nell’Eremo di Montesiepi, presso la diruta e suggestiva Abbazia di San Galgano, in Toscana.

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Molte sono le spade famose nella storia a cui sono stati riferiti speciali poteri. Un manufatto però ha suscitato interesse fuori dal comune per il singolare alone di misticismo e devozione che lo avvolge Si tratta della Heilige Lance, in tedesco letteralmente “Sacra Lancia”,che secondo la leggenda sarebbe la Lancia di Longino usata per trafiggere il costato di Gesù.

Finita in possesso dell’Imperatore Costantino, la Heilige Lance sarebbe stata impugnata durante la decisiva battaglia di Ponte Milvio, alle porte di Roma, contro l’usurpatore. Da quel momento la “Lancia” divenne un attributo della Potestas e Divinitas degli Imperatori Romani Cristiani. Sempre secondo la tradizione, grazie ad essa Teodosio sconfisse i Goti (385) e il generale Ezio, “l’ultimo dei Romani” bloccò Attila. Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, la Reliquia sarebbe passò alla stirpe Carolingia e fu brandita anche da Carlo “Magno”.

Dai Carolingi, la “Lancia Sacra”, passò agli Imperatori Sassoni, poi agli Svevi, ed infine agli Asburgo. Al termine della Prima Guerra Mondiale la Città di Trieste venne premiata con il titolo di Urbs Fidelissima. L’ Imperatore Federico III, in premio per la fedeltà mostrata dai Triestini durante la Guerra contro Venezia, con un “Diploma Imperiale”, confermò la mistica Alabarda, quale Stemma cittadino. Aggiungendovi l’Aquila Bicipite.

L’Alabarda Triestina va vista nell’ottica di questi oggetti e reliquie straordinarie, sopra elencate. Le cui vicende, i miti, i racconti sorti attorno ad esse, veri o falsi che siano, fanno comunque parte del Patrimonio Culturale del nostro Continente e della Civiltà Occidentale.

Il simbolismo del “Fleur de Lis” nell’araldica e nella storia

Si possono notare i vari temi: i tre petali che ricordano la trinità, gli angeli portano lo scudo perchè difendono l’esercito di Francia, la colomba che discende dal cielo richiama la leggenda del battesimo di Clodoveo quando una colomba portò la sacra unzione a San Remigio

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Vetrata con la forma di Fleur de Lys, nellaCattedrale di Bourges, 15° secolo.

La Leggenda

La traduzione di “fleur-de-lis” è fiore del giglio. Questo simbolo che rappresenta un giglio o un fiore di loto stilizzato ha molteplici significati. Tradizionalmente è stato usato per rappresentare la famiglia reale francese, e in questo senso si intende rappresentare la perfezione la luce e la vita.

La leggenda narra che un angelo ha presentato Clodoveo, il re merovingio dei Franchi, con un giglio d’oro come simbolo di purificazione dopo la sua conversione al cristianesimo. Altri sostengono che Clodoveo ha adottato il simbolo quando quando le ninfee gli hanno mostrato come riuscire ad attraversare un fiume e così ad ottenere la vittoria in battaglia.

Araldica

Nel XII secolo Re Luigi VI oppure Re Luigi VII (le fonti sono discordi) è diventato il primo monarca francese ad usare il “fleur-de-lis” sul suo scudo. I re inglesi successivamente hanno usato il simbolo sui loro stemmi per enfatizzare le loro pretese al trono di Francia. Nel XIV secolo il “fleur-de-lis” era incorporato spesso negli stemmi di famiglia che erano cuciti nelle vesti che i cavalieri indossavano sopra la loro corazza che prendeva il nome di “veste d’arme” ossia lo stemma. lo scopo originale di identificazione in battagli si sviluppò in un sistema di designazione di status sociale dopo il 1483 quando re Edmondo IV stabilì il collegio di ‘araldica” per supervisionare e garantire i fregi degli armamenti.

Religione e Guerra

Giovanna d’arco quando condusse le truppe francesi alla vittoria contro gli inglesi in aiuto del Delfino Carlo VII nella sua ricerca per il trono di francia, portava una bandiera bianca che mostrava la benedizione divina sull’emblema reale francese, il Fleur-de-lis.

La chiesa romana cattolica utilizzava il giglio come emblema speciale della Verigne maria

Grazie ai suoi tre “petali” il fleur-de-li è stato anche usato per rappresentare la Santissima Trinità

Le unità militari, incluso delle divisioni della fanteria americana, hanno usato la somiglianza del simbolo con la punta del diamante per identificarlo con il potere e la forza militare.

fonti :

http://frontiers-of-anthropology.blogsp ... ogy-4.html

http://www.mushroomstone.com/fleurdelisorigin.htm

http://www.villasantostefano.com/news/2 ... rieste.htm

http://www.heraldica.org/topics/fdl.htm

http://herebedragons.weebly.com/fleur-de-lis.html

https://gradientitemporali.wordpress.co ... eview=true

http://www.marcovuyet.com/ALARMA%20SIGNUM1.htm


Un simbolo internazionale presente in diverse culture e sempre come a identificare sovranità e divinità... E' come se il "Fleur de Lys" identificasse gli appartenenti di quella particolare 'stirpe' di semidei discendente dell'aristocrazia antidiluviana di cui cerchiamo di definire e comprenderne la storia e che ha avuto origine quando "i figli degli dei" si unirono alle "figlie degli uomini"

Un ultimo tassello...

fleur de lys.jpg




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 Oggetto del messaggio: Re: La Stirpe del Graal
MessaggioInviato: 01/03/2015, 18:09 
Gran bella ricerca Paolo complimenti...questa sul fleur del lis è strepitosa...il giglio simbolo di purezza, ehm, purezza di razza..e chicca finale, sei davvero bravo!!.. [^] [:290] [:301]



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